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Aforisma 341 Gaia scienza( Nietzsche)- traduzione e note.

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Cincinnato

unread,
Sep 10, 1999, 3:00:00 AM9/10/99
to
Alcuni giorni fa era sorta un'animata discussione riguardo l'interpretazione
del concetto dell'eterno ritorno dell'uguale in Nietzsche.....e questa
discussione aveva trovato il suo centro nell'interpretazione di un passo di
N., l'aforisma 341 della Gaia scienza, che ha posto però, oltre che problemi
di comprensione, problemi di traduzione.
Damiano Anselmi aveva proposto una sua traduzione da una versione francese,
Loris Dalla Rosa aveva tradotto solo l'ultima parte dell'aforisma.
Grazie allo stesso Loris, che mi ha inviato il testo originale in email, ho
potuto azzardare una mia traduzione, cui farò seguire alcune note di
spiegazione(comparata con le altre traduzioni proposte) e di commento.
----------------------------------------------
341.
Il peso più pesante.-

E come, se un demone ti perseguitasse giorno e notte finanche nella più
solitaria delle tue solitudini, e ti dicesse: "Questa vita, così come la
vivi adesso e l'hai vissuta, ancora una, infinite volte dovrai viverla; e
non ci sarà nulla di nuovo, quindi, ma al contrario ogni dolore e ogni
piacere, e ogni pensiero, ogni sospiro e tutto ciò che v'è di ineffabile,
grande e piccolo, nella tua vita, deve ritornare per te, e tutto nello
stesso ordine e nella stessa successione - e altrettanto questo ragno e la
luce della luna tra gli alberi, e altrettanto questo istante e io stesso.
L'eterna clessidra dell'esistenza incessantemente si capovolgerà - e tu con
lei, cenere dalla cenere!"- (Come) Non ti getteresti a terra, digrignando i
denti e maledicendo il demone, che parlava così? O tu ha vissuto una volta
un istante prodigioso, tanto che potresti rispondergli: "Tu sei un dio, e io
non ho mai sentito cosa più divina!".
Se quel pensiero si imponesse con la forza su di te, esso ti trasformerebbe,
così come sei, e forse ti annienterebbe; la domanda, riguardo tutto e
ciascuna cosa: "Vuoi tu, dunque, questa cosa ancora una volta e ancora
innumerevoli volte?" peserebbe sul tuo agire come il peso più pesante!
Oppure come dovresti rendere te e la tua vita grata a te stesso, per non
esigere più niente se non quest'ultima, eterna conferma, questo suggello?-
-----------------------------------------------
L'aforisma si divide palesemente in due parti.Per evidenziare questa
divisione, sono andato a capo, nella traduzione, solo una volta, appunto
laddove questa divisione si presenta.
Nella prima parte, introdotta da un "Wie" interrogativo, N. presenta
l'ipotesi "socratico-platonica" di un demone, di uno spirito "maligno"
capace di perseguitare( "nachschlichte": seguire con insistenza, pedinare-
non è un demone che si "intrdoduce furtivamente", sarebbe assurdo visto il
concetto che esprime)l'uomo giorno e notte per ricordargli che tutto ciò che
gli accade, e finanche la presenza di quello dello spirito, di quel demone,
deve eternamente ripetersi, come il tutto di una serie finita, che dovrà
sempre ritornare senza mutamenti, così com'è stato.Come reagirebbe l'uomo di
fronte a questo pensiero?Due sono le reazioni possibili, presentate da N.:
l'uomo che ascoltasse un tale pensiero, senza ancora averlo fatto proprio,
potrebbe: gettarsi a terra, maledicendo il demone; oppure prostrarsi di
fronte al demone e al suo pensiero, rivedendo in esso quell'istante
"eterno", prodigioso, dell'apparizione di Dio nel tempo.
Ma ecco lo stacco che segnalavo, e la seconda parte dell'aforisma:
innanzitutto va segnalato che siamo di fronte a dei verbi al
congiuntivo(tedesco: in italiano condizionale/congiuntivo a seconda dei
casi), non al futuro.Questo incide molto sul significato della seconda parte
dell'aforisma, perchè in tale parte N. pone una ipotesi del tutto
eorica( che merita, appunto, il tempo delle ipotesi, il condizionale e non
il futuro, tempo della possibilità concretamente realizzabili), quella
dell'appropriazione di un tale concetto dell'eterno ritorno( l'eterno
ritorno come nuda ripetizione dell'identico), e poi pone un problema: come
si può rendere il tempo, la vita, la propria persona "grata a te
tesso"( "gut werden": rendere grata, gradita; non si tratta tanto di "amare
la vita" o di essere "ben disposto", come suggerito nelle altre traduzioni,
ma di una vera e propria attività), tanto da non esigere più niente, non
volere più nient'altro che l'eterna conferma di quella stessa volontà, di
quella stessa affermatività presente in una tale decisione di approvare il
divenire di tutte le cose?Insomma, per parlare in maniera più semplice, come
si può rendere aspirare all'eterno senza negare il tempo, la dimensione
temporale dell'esistere, ma anzi dicendo incondizionatamente di sì a questa
natura radicalmente temporale della vita?A quale grado la volontà di potenza
dovrà giungere, per pronunciare un sì talmente incondizionato da meritare il
suggello, la conferma "eterna" di cui si dice nell'ultimo rigo
dell'aforisma?
Questa interpretazione propone un completo rovesciamento di prospettiva,
rispetto a quella di Damiano Anselmi, che vede nell'aforisma l'illustrazione
"chiara e distinta" di un eterno ritorno inteso come ripetizione,
incomprensibilmente, non ciclica(forse si tratta di un problema di frequenze
irregolari nella ripetizione?E' questo il significato di questa attribuzione
di "aciclicità" che fai alla tua interpretazione, Damiano?) ma cmq senza
mutamenti di tutto ciò che è compreso nella serie finita di eventi
considerati.
Qui non si parte dagli eventi, ma dall'io, dal singolo individuo considerato
come soggetto di questa affermatività "indagata", nella sua possibilità in
questo aforisma e in tutto lo Zarathustra.Il problema posto, secondo la mia
interpretazione, da questo passo e dal concetto di N. non è tanto quello di
"cosa" si ripete, ma di "chi" ripete e "come".Come del resto conferma la
domanda finale dell'aforisma, a mio parere inequivocabile sotto questo punto
di vista.
Un'ultima nota, infine, a proposito dell'interpretazione che da' Heidegger
dell'eterno ritorno.
Non conosco e non ho sottomano il "Nietzsche" di Heidegger, fra l'altro
piuttosto costosetto da acquistare, ma volevo riportare un passo da
"Sentieri interrotti", dal saggio sul detto di N. "Dio è morto", dove H.
esprime alcune idee sulla volontà di potenza e l'eterno ritorno, non
esattamente conciliabili, imho, con l'idea di eterno ritorno dell'identico
proposta da Damiano:
"Poichè vuole l'ultrapotenziamento di sè stessa, la volontà non si acquieta
a nessun livello di vita, per alto che sia.La volontà esercita la potenza
nell'oltrepassamento del suo stesso volere.Essa ritorna costantemente a sè
stessa come eguale a sè stessa.Il modo con cui l'ente nel suo insieme- ente
di cui la volontà di potenza costituisce l'essentia- esiste( la sua
existentia) è l'"eterno ritorno dell'uguale".Le due espressioni fondamentali
della metafisica di N., la volontà di potenza e l'eterno ritorno
dell'uguale, definiscono l'ente nel suo essere(...)"
Non riporto questo passo perchè aderisco a questa interpretazione, ma perchè
in esso si mostra come H. pensi l'eterno ritorno dell'uguale come il sigillo
di eternità dato alla volontà di potenza, come il divenire stesso, come il
primo motore di questo divenire.Secondo H., ci sarebbe un residuo dell'idea
di fondamento, di sostanza, nel concetto N. di "volontà di potenza"...e
questo residuo si appaleserebbe appunto nel sigillo di eternità dato alla
volontà di potenza.Niente a che vedere, dunque, con alcun ritorno di eventi
e istanti....
Penso che per ora possa bastare.
Ciao
Cincinnato
--
"Non c'è dissolutezza peggiore del pensare"
(W.Szymborska)

Massimo Piermarini

unread,
Sep 10, 1999, 3:00:00 AM9/10/99
to

Massimo Piermarini <dw...@tin.it> scritto nell'articolo
<01befbc8$2210a620$6da1d8d4@massimop>...
> Allora, se posso intervenire sull'asforisma, che hai ben tradotto,
vorrei
> dire due cose, mcroscopicamente evidenti, sia nella prima che nella
seconda
> parte:
> a) Si sta parlando di possibilità esistenziali, intese come progetti di
> vita, non alla maniera melensa degli esistenzialisti.
>
> b) l'aspetto fondamentale che dà luogo al ritorno o alla ripetizione è la
> volontà, cioè la volontà di potenza.
>
> Se la seconda parte può rimandare alla metafisica, collecando Nietzsche
a
> Schopenauer, la prima la esclude, facendo della dottrina dell'Eterno
> ritorno del Medesimo una tipologia di esperienza, un'esperienza
concentrata
> del divenire, quasi un'accelerazione della vita.
> In Nietzsche nessuna Metafisica, ma una nuova teoria dell'esperienza,
> questa la mia tesi.
>
> Massimo Piermarini
>
>
> Cincinnato <cinci...@iname.com> scritto nell'articolo
> <Dr7C3.5$1V2...@typhoon.libero.it>...
>

news.tin.it

unread,
Sep 10, 1999, 3:00:00 AM9/10/99
to

Massimo Piermarini <dw...@tin.it> scritto nell'articolo

<01befbc8$c63efbc0$6da1d8d4@massimop>...

news.tin.it

unread,
Sep 10, 1999, 3:00:00 AM9/10/99
to

Damiano Anselmi

unread,
Sep 11, 1999, 3:00:00 AM9/11/99
to
> "Poichè vuole l'ultrapotenziamento di sè stessa, la volontà non si acquieta
> a nessun livello di vita, per alto che sia.La volontà esercita la potenza
> nell'oltrepassamento del suo stesso volere.Essa ritorna costantemente a sè
> stessa come eguale a sè stessa.Il modo con cui l'ente nel suo insieme- ente
> di cui la volontà di potenza costituisce l'essentia- esiste( la sua
> existentia) è l'"eterno ritorno dell'uguale".Le due espressioni fondamentali
> della metafisica di N., la volontà di potenza e l'eterno ritorno
> dell'uguale, definiscono l'ente nel suo essere(...)"

Non avevo notato il tuo post prima di mandare il mio (vedi messaggi piu'
recenti).
Parlavo proprio del saggio di Heidegger. Sulle parole che riporti sopra sono
interamente d'accordo. Tuttavia non vedo cosa non si concilii con la mia
interpretazione e non vedo tracce di "rivestimenti" nel ritorno. Non credo di
capire cosa dici quando mi chiedi di frequenze.

Il cosmo e la vita sono un gioco di dadi, dice N., quindi tutte le combinazioni
devono uscire infinite volte:
tutto torna identico senza che ci sia alcun ciclo. Ma tutto torna assolutamente
identico. Ci sono molti aforismi della volonta' di potenza su questo.

Questo non toglie nulla alle conseguenze su cui poni l'accento - il si' alla
vita, la volonta' di potenza, l'impossibilita' di un qualunque stato di
"equilibrio" - (e sulle quali non trovo contrasti colle mie vedute):
non vorrei che tu pensassi che io riduca l'idea dell'et. rit. ad una teoria
"fisica".

Comunque sia, visto l'interesse che sta suscitando la cosa, al di la' della
nostra differenza di vedute, vorrei
consigliarti vivamente di leggere i due volumi del saggio in questione. E' vero
che costano
caro, pero' non mi sono mai pentito di quell'acquisto, anzi.
In assoluto, si tratta della migliore presentatione di N. che abbia mai letto,
dopo, ovviamente,
gli aforismi di N.

Sirius

unread,
Sep 16, 1999, 3:00:00 AM9/16/99
to
Salve, vorrei premettere che non sono un filosofo, sto per intraprendere gli
studi di Giurisprudenza e che le mie poche conoscenze filosofiche sono
dovute agli studi classici che ho terminato quest'anno.
Sono rimasto affascinato da Nietzsche ed ho letto lo Zarathustra. Tuttavia,
come mi aveva accennato il mio mitico professore, avrei trovato delle
difficolta' nel comprenderne alcune tematiche, e cosi' e' stato. Le
difficolta' di cui parlo le ho incontrate principalmente nella quarta parte
del libro, e precisamente quando emergeva il concetto dell'eterno ritorno.

Ringrazio Cincinnato che mi ha mostrato disponibilita'. Credo di aver capito
la sua interpretazione di "sigillo eterno" al traguardo superumano...
Tuttavia io fin'oggi avevo pensato al superuomo come qualcosa di
irraggiungibile, la meta infinitamente lontana a cui l'uomo aspira. La
volonta' di potenza e' cio' che spinge l'uomo all'autosuperamento, ad
oltrepassare i propri vincoli "troppo umani" per tendere a questo traguardo
infinitamente distante ed irraggiungibile.
Ma perche' la volonta' di potenza dovrebbe fermarsi per suggellarsi
nell'eternita' invece di continuare a volgere verso il superuomo? L'unica
spiegazione che riesco a darmi e che l'eterno rirorno suggelli la volonta'
infinita propria solo del superuomo raggiunto. Ma in fondo cio' cosa
sarebbe, un Dio che infinitamente vuole ed infinitamente vive? Allora anche
in Nietzsche si troverbbero elementi assoluti e certamente non relativi!

Credo di aver detto un mare di ca**ate! ^^;;; Voi come la pensate?

>Il cosmo e la vita sono un gioco di dadi, dice N., quindi tutte le
combinazioni
>devono uscire infinite volte:
>tutto torna identico senza che ci sia alcun ciclo. Ma tutto torna
assolutamente
>identico. Ci sono molti aforismi della volonta' di potenza su questo.

Forse non c'e' alcun ciclo, ma cos'e' quella "ruota che gira su se stessa"?
Mi da tanto un'idea di ciclicita'... Magari voi del NG la risposta la date
per scontata, ma io sono appena arrivato sul NG e piu' che discussioni cerco
spiegazioni.

>Questo non toglie nulla alle conseguenze su cui poni l'accento - il si'
alla
>vita, la volonta' di potenza, l'impossibilita' di un qualunque stato di
>"equilibrio" - (e sulle quali non trovo contrasti colle mie vedute):
>non vorrei che tu pensassi che io riduca l'idea dell'et. rit. ad una teoria
>"fisica".

C'e' chi lo fa, anche se solo a livello liceale (spero):
Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma... magari poi torna
come stava prima = Eterno ritorno. Patetico.

Sirius
ICQ 4417772
"Volere libera" - F. Nietzsche


Orbifold

unread,
Sep 22, 1999, 3:00:00 AM9/22/99
to
> Ringrazio Cincinnato che mi ha mostrato disponibilita'. Credo di aver capito
> la sua interpretazione di "sigillo eterno" al traguardo superumano...
> Tuttavia io fin'oggi avevo pensato al superuomo come qualcosa di
> irraggiungibile, la meta infinitamente lontana a cui l'uomo aspira. La
> volonta' di potenza e' cio' che spinge l'uomo all'autosuperamento, ad
> oltrepassare i propri vincoli "troppo umani" per tendere a questo traguardo
> infinitamente distante ed irraggiungibile.

Molti riducono il concetto di superuomo all'uomo che dice
si' alla vita. Non e' cosi'. L'uomo che dice si' alla vita e' semplicemente
l'uomo
meglio riuscito, ma non c'entra nulla col superuomo, che non e' un uomo.
Nessun uomo puo' essere un superuomo. L'interpretazione di Cincinnato,
di cui ho gia' discusso a lungo, e' riduttiva, tanto dell'eterno ritorno,
quanto della
volonta' di potenza e del superuomo.

> Ma perche' la volonta' di potenza dovrebbe fermarsi per suggellarsi
> nell'eternita' invece di continuare a volgere verso il superuomo?

Appunto.

> L'unica
> spiegazione che riesco a darmi e che l'eterno rirorno suggelli la volonta'
> infinita propria solo del superuomo raggiunto. Ma in fondo cio' cosa
> sarebbe, un Dio che infinitamente vuole ed infinitamente vive? Allora anche
> in Nietzsche si troverbbero elementi assoluti e certamente non relativi!

L'eterno ritorno come "suggello" e' un'immagine. Non portarla troppo lontano.

> >Il cosmo e la vita sono un gioco di dadi, dice N., quindi tutte le
> combinazioni
> >devono uscire infinite volte:
> >tutto torna identico senza che ci sia alcun ciclo. Ma tutto torna
> assolutamente
> >identico. Ci sono molti aforismi della volonta' di potenza su questo.
>
> Forse non c'e' alcun ciclo, ma cos'e' quella "ruota che gira su se stessa"?
> Mi da tanto un'idea di ciclicita'... Magari voi del NG la risposta la date
> per scontata, ma io sono appena arrivato sul NG e piu' che discussioni cerco
> spiegazioni.

N. parla di "ruota che gira su se' stessa" come immagine. Altre volte usa
"anello",
altre volte "ciclo", altre volte (cio' e' interessante) "sfera", ma non c'e'
un'immagine esaustiva
dell'eterno ritorno. Quindi lasciamo perdere le immagini.
Ora, prova a ripensare alla sequenze di un gioco di dadi:
i) c'e' un "ciclo"? No.
ii) c'e' ripetizione eterna? Si'.
Tutto torna, ma niente e' prevedibile. Non e' affascinante?

Sembra che nei getti di dadi non ci sia posto per la volonta' di potenza. Ma
ora prova a pensare che il gioco di dadi sia tale
per cui il risultato di un getto di dadi siano i dadi del getto successivo:
tutto si concatenera',
tutto verr'a "ricordato", eppure tutto restera' libero, imprevedibile, e tutto
tornera'. Giochi di dadi cosi' concatenati danno fenomeni di irreversibilita'
(perche' un getto di dadi e' in se' un fenomeno irreversibile) e tale
irreversibilita' e' la volonta' di potenza.

Quindi eterno ritorno e volonta' di potenza hanno la stessa origine (getti di
dadi),
cosi' come nella termodinamica reversibilita' (=eterno ritorno)
e irreversibilita' (=volonta' di potenza) stanno all'interno della stessa
teoria,
anzi non potrebbe essere diversamente. Sono due facce diverse della stessa
medaglia.

Il tutto, riconosco, e' un po' criptico, ma se vuoi un aiuto pensa proprio
alla termodinamica (entropia) e magari leggi il libro di Prigogine "Tra il
tempo e l'eternita' ".
Se ti convinci che ritorno e irreversibilita' NON sono in contraddizione,
scioglierai tutti gli enigmi della filosofia nietzscheana.

E nota che N. non sapeva nulla della termodinamica, ma e' stato capace di
concepire filosoficamente alcune
delle idee piu' profonde della fisica.

Orbifold [D.Anselmi]


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