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[Etica] Base biologica dell'etica?

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Signor K.

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May 23, 2006, 3:48:18 PM5/23/06
to
Leggendo "L'errore di Cartesio. Emozione, ragione e cervello umano" di
Antonio R. Damasio [ed. Adelphi, 1995] mi sono imbattuto in un passo che
potrebbe essere un ottimo spunto per una discussione di tipo etico.

Prima una premessa. Damasio introduce il concetto di «marcatori somatici».
Essi consistono nel cambiamento e nella percezione (a livello conscio ed
inconcio) del nostro «stato corporeo» nel momento in cui dobbiamo prendere
una decisione sia personale che sociale. Le emozioni che determinano questi
marcatori somatici ci permettono di scegliere alcune opzioni piuttosto che
altre. Non si tratta di scelte ingenuamente «impulsive», ma il fatto che vi
sia un'emozione (o un sentimento, cioè il sentire questa emozione) a
spingerci su una preferenza piuttosto che un'altra significa che il nostro
organismo reagisce in un determinato modo quando si tratta di preservare se
stesso. Così accade che i cerebrolesi che hanno danni cerebrali nella zona
frontale non siano più in grado si prendere decisioni decisive per la
propria vita sociale né tanto meno riescono a rispettare le regole sociali -
ed infatti necessario sentire la preoccupazione, l'ansia, il timore per
poter fare o non fare qualcosa. La conseguenza è che questi soggetti
cerebrolesi non sentono emozioni e, pertanto, neanche quelle emozioni utili
all'autoconservazione del proprio organismo, cioè essenziali per prendere
decisioni nell'ambiente sociale nel quale vive.

Ora Damasio scrive che i cosiddetti «soggetti sociopatici», ovvero quelli
che «rubano, violentano, uccidono, mentono», abbiano un problema neurologico
analogo a quello dei cerebrolesi.

Egli scrive:

«La soglia alla quale le loro emozioni entrano in gioco (se entrano in
gioco) è talmente alta fa farli apparire imperturbabili: la perfetta
rappresentazione della freddezza che viene sempre raccomandata per riuscire
a fare, all'occorrenza, la cosa giusta. [.] Sono, in effetti, un altro
esempio di uno stato patologico nel quale un declino della razionalità è
accompagnato da riduzione o assenza del sentimento. E' certamente possibile
che la psicopatia scaturisca da una disfunzione all'interno del medesimo
risistema complessivo [zona frontale dell'apparato cerebrale] .... Ma
anziché derivare da un manifesto danno macroscopico sopravvenuto in età
adulta, la menomazione degli psicopatici scaturirebbe da anormalità delle
connessioni e dei segnali chimici, e inizierebbe in uno stadio precoce dello
sviluppo. Comprenderne la neurobiologia potrebbe condurre a forme di
prevenzione o di terapia» [p. 251].

Le conseguenze etiche di una teoria di questo tipo possono essere almeno due
(siete liberi ovviamente di riscontrarne degli altri):

1) l'assenza di una libertà di fondo del soggetto morale e giuridico,
poiché non responsabile dell'«anormalità delle connessioni e dei segnali
chimici».

2) Detto in modo semplicistico, ci sono comportamenti sociali (e
presumibilmente morali) che dipendono dalle emozioni primarie (quelle
ereditate geneticamente), pertanto è possibile distinguere "comportamenti
sociali normali" e "comportamento sociali anomali (o «malati») - si tratta
forse della base biologica dell'etica?

Sarebbe interessante sapere cosa ne pensate.

K.

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