Massimo 456b
> Mauro Dorato, Che cos'è il tempo? Einstein, Gödel e
> l'esperienza comune, Carocci, 2013
> <<
> Sia e un evento presente per un osservatore O (e quindi, secondo questa
> prospettiva, esistente per O), ma collocato nel lontano futuro (o
> passato) rispetto a un altro osservatore O', spaziotemporalmente
> molto lontano da O.
Il "presente" (dizione convenzionale ma priva di senso), o meglio
diciamo l'*adesso*, è l'adesso del cosmo, non del signor 'O' che
semplicemente ne fa parte. Porlo come relativo a un passato che adesso
non c'è o a un futuro che adesso non c'è, è dare per scontato il tempo.
Quindi è un bell'inizio di un discorso circolare.
> Secondo il presentismo,
direi secondo il buon senso
> dovremmo ammettere che e non esiste per O, ma che d'altro
> canto, poiché (per il cosiddetto principio di transitività) O'
> esiste per O,
Perché mai, se è "spaziotemporalmente" molto lontano da O?
Che va dicendo costui?
> e dovrebbe esistere anche per O. Si giunge così a
> una contraddizione
La contraddizione è nelle premesse, non in una fantascientifica conclusione.
> che ci costringe ad abbandonare il
> presentismo e ad abbracciare piuttosto la tesi dell'eternalismo
> (secondo cui passato, presente e futuro non sono
> ontologicamente distinguibili, ma "esistono allo stesso modo").
Bene, spero che questo signore gradisca le tagliatelle al ragù come le
cucina la sua trisavola, e che l'ascia dei lanzichenecchi lo risparmi :)
> Dal fatto che un evento A non è simultaneo a un altro evento B,
> infatti, non possiamo concludere che A non è reale rispetto a B:
Questo lo dice solo la memoria, evidentemente, se uno dei due non è attuale.
> "il fatto che un evento sia collocato nel futuro (e quindi non
> esista ora) non implica che non esista in un altro senso
> (atensionale) di esistere, dato dall'occupare una regione dello
> spazio-tempo di Minkowski"
> (p.34) >>
>
> a me sembra un argomento debole.
Più che debole, contraddittorio fin dall'introduzione, che propone una
circolarità logica decisamente ingenua.
Dare infine contenuto di realtà al modello di Minkowski è solo paradossale.
Il modello di Minkowski altro non è altro, logicamente, che il piano
cartesiano con ascisse il tempo. Solo che Cartesio non era così fumato
da sostenere che quel piano fosse la realtà attuale, ma per lui era solo
la rappresentazione dell'evoluzione di una certa realtà - ossia proprio
una rappresentazione della memoria e niente altro.
> Mi sembrava di aver già parlato
> dell'inesistenza materiale del
> cielo stellato.
Non ricordo, ma prendo atto.
> Nel senso che noi percepiamo una
> proiezione temporale di cose
> già avvenute.
Idem come sopra: è contraddittorio.
Ciò che percepiamo adesso è ciò che è adesso, e in tal senso possiamo
fantasticare che la luce delle stelle ha viaggiato per anni e arriva qui
adesso, in grave ritardo come i treni dei pendolari lombardi. Ma, se le
stelle non esistessero adesso, dovremmo pensare che il cosmo sta in
piedi non per la gravitazione universale ma per grazia di Dio e volontà
della nazione :)
Quindi o crediamo nella gravitazione universale - di cui in nessun caso
sperimentiamo l'assenza (specie se ci sfugge di mano il vasetto della
marmellata) - oppure crediamo in un cosmo vuoto.
Infatti, siccome possiamo fare lo stesso discorso per ogni informazione
visiva - che ipotizziamo sia in ritardo rispetto alla realtà,- allora
nessuna delle cose che tale informazione ci offre esiste, cioè nel cosmo
non esisterebbero neanche le mie mani, che vedo picchiettare sulla
tastiera, ma che vedo in ritardo considerata la velocità finita della luce.
(Perciò occorre fare delle considerazioni correttive circa i luoghi
comuni della percezione.)
Invece dobbiamo considerare che l'informazione attuale acquisisce un
senso *solo* grazie alla memoria, cioè dico che vedo le mie mani perché
la percezione attuale non è che la proiezione - non smentita - di un
dato di memoria. Lo stesso vale per le stelle, nell'ipotesi - mnemonica
- che esse siano il frame del cosmo in base all'esperienza (mnemonica,
relativamente al vasetto della marmellata) della gravitazione.
A questo riguardo però, come dicevo sopra, occorre vedere la percezione
non come un evento passivo, come quello di una pellicola fotografica (o
di una memoria tipo ccd), ma attiva, cioè solo come una verifica
sensoriale di qualcosa che la memoria "proietta" aspettandosela nelle
relazioni attuali. Basti osservare infatti che la sorpresa consiste
*sempre* nel percepire qualcosa di inatteso. In altre parole, la memoria
presenta ("proietta") un'immagine del mondo che essa assume come
coerente con il proprio sviluppo _interno_ verso l'attuale; poi il dato
sensorio confligge poco o tanto con tale immagine del mondo, e la
sorpresa è proporzionale a tale differenza. La differenza può essere
trascurabile o no, e comunque nella memoria la differenza fra il mondo
proiettato e il mondo percepito è apprendimento. L'apprendimento è
costituito cioè dalla differenza fra due piani mnemonici (attuali),
differenza che determina immediatamente una nuova immagine del mondo -
ossia un nuovo equilibrio rispetto a quello atteso.
Detto in altro modo, la proiezione attuale rappresenta l'equilibrio
attuale; lil dato sensorio (*) introduce squilibrio che nella memoria
viene corretto in tempo reale integrando le differenze.
(*) in termini di analogia, la percezione può essere pensata come una
proiezione dall'esterno (dai sensi) sul medesimo schermo (attivo) su cui
la memoria proietta dall'interno la propria immagine del mondo. Dunque
nell'attuale le due immagini del mondo coesistono, e lo schermo stesso
le fonde logicamente in tempo reale generando così l'immagine del mondo
attuale, ossia correggendo in senso realistico la proiezione
dall'interno. La correzione consiste nel riacquisto immediato, come
dicevo, di equilibrio da parte dello schermo su cui compaiono due
immagini in conflitto fra di loro, che quindi causano tensioni sullo
schermo stesso, che si può immaginare come "elastico": il riequilibrio è
dunque spontaneo e consiste nell'annullamentro immediato di tali
tensioni grazie alla sua "elasticità".
Lo "schermo", si potrebbe dire, è l'intelligenza, intesa come la logica
di base delle funzioni addette alle relazioni. E non è la tela
"elastica" dell'analogia ma la mente nella sua integrità.
> ciao
> Massimo
Buona giornata
Omega