Il 12/10/21 12:16, Marco V. ha scritto:
Un errore che ho sempre fatto e purtroppo continuo sistematicamente a
fare, pur sapendo che è sbagliato, è assumere che quando un giornalista
racchiude una frase tra virgolette stia riportando testualmente ciò che
ha detto l'intervistato. Nessun problema col discorso indiretto, ma
quando vedo le virgolette mi immagino una trascrizione fedele, e rimango
sempre basito della libertà che si prende il giornalista di rivoltarsi
la frase come gli pare a lui. Questo è accaduto anche con la frase
(falsamente) attribuita a Parisi: stentavo a credere che uno scienziato,
tanto più uno scienziato del suo calibro, potesse averla pronunciata, ma
non prendevo in considerazione l'eventualità che potesse essere stata
distorta dal giornalista.
Il problema, sia ben chiaro, non è l'ateismo: uno scienziato può credere
o non credere in Dio. Il problema è quell'avverbio "nemmeno" riferito
alla parola "ipotesi". Qualunque scienziato sa benissimo che tutte le
cosiddette "leggi" della scienza sono - nessuna esclusa! - delle
*ipotesi* e niente più che ipotesi. Non esiste altro che la scienza
possa fare se non *ipotesi* e *teorie*. Quindi nessuno scienziato si
sognerebbe mai di usare la parola "ipotesi" o "teoria" in senso
denigratorio, come fosse una cosa di poco conto. Cosa che invece è molto
diffusa nel mondo extra-scientifico.
Mi consola, quindi, sapere che in realtà Parisi ha detto tutt'altro:
"non ho avuto bisogno di questa ipotesi". Cioè per il tipo di domande e
di problemi a cui risponde la scienza, non è necessario ipotizzare
l'esistenza di Dio. Praticamente, ciò che vado ripetendo io da anni in
questo gruppo. E il significato di questa frase lo ha spiegato in
maniera chiarissima "Sono fermamente convinto della separazione tra
scienza e fede in quanto hanno scopi diversi. La prima si occupa del
mondo fisico e cerca di spiegare il mondo in maniera autonoma, la
seconda interpreta il mondo basandosi su qualcosa che lo trascende, che
esiste indipendentemente dal mondo". Frase che sottoscrivo pienamente.
Quanto invece al tuo riferimento a Ratzinger, ci si spinge in un
argomento molto diverso. Se da un lato possiamo dire che il rapporto
fede e *scienza* non è mai problematico perché fede e scienza si
occupano di problemi e aspetti diversi e quindi non potranno mai
contraddirsi, ben diverso è il rapporto tra fede e *ragione*, di cui si
occupa Ratzinger.
Perché la ragione non è solo scienza. Il filosofo non si limita a fare
ipotesi ed esperimenti, ma va alla ricerca di qualcosa di più,
sconfinando nella metafisica e quindi nel trascendente,
incontrandosi/scontrandosi con la religione. Motivo per cui il rapporto
tra fede e ragione può, in certi casi, essere conflittuale: dipende dal
tipo di pensiero che si sta considerando. Di certo è ben difficile
conciliare la fede col pensiero di Schopenhauer, per dirne uno.