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Demogorgone

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Ferdinando Chiodo

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Sep 10, 2005, 2:40:06 AM9/10/05
to
Sto preparando l'edizione elettronica della Genealogia degli dei di
Boccaccio (Della geneologia degli Dei di M. Giovanni Boccaccio, libri
quindeci, ne'quali si tratta dell'origine, & discendenza di tutti gli
Dei de' Gentili. con la spositione de' sensi allegorici delle Favole:
& dichiaratione dell'Historie appartenenti à detta materia. Tradotta
già per M Gioseppe Betussi. Et hora di nuovo con ogni diligenza
revista, & corretta. Aggiuntavi la vita di M. Giovanni Boccaccio, con
le Tavole de' Capitoli, & di tutte le cose degne di memoria. Dedicata
all'Illustre Signor Bonifacio Papafava. In Venetia, Per il Valentini,
MDCXXVII) utilizzando le immagini presenti in Gallica.
Non avevo mai letto finora quest'opera, di fatto un trattato di
mitologia. Fra l'altro nel XV libro Boccaccio parla spesso della
fatica che è costato l'aver imparato il greco, di aver consultato
molti testi greci e intitola addirittura un paragrafo "Che nella
presente opra non v'è incluso nessuna historia, nè favola che non sia
tolta dai comentari degli antichi".
Beh, mi vergogno nel confessare che buona parte degli dei citati da
Boccaccio non li avevo mai sentiti nominare prima d'ora. Per esempio,
il I libro è dedicato a Demogorgone e figli. Questo Demogorgone è, per
Boccaccio, "l'antichissimo proavo di tutti i Dei Gentili [...], di
tutte le cose Padre, et dimorante nelle viscere della Terra"; e
Boccaccio cita, fra gli autori che ne hanno parlato, soprattutto un
certo Theodontio, poi Lucano, Lattanzio e Stazio (questi ultimi
tuttavia "senza esprimer il nome"). Ho visto poi che Demogorgone è
citato talvolta da alcuni poeti, ma tutti posteriori a Boccaccio (ad
es. Boiardo, Ariosto, Folengo, Rabelais, Carducci; nel Prometeo di
Shelley è simbolo dell'eternità). Non ho trovato tuttavia il suo nome
né nei Miti greci di Graves né nell'enciclopedia Utet.
Domande:
Chi può essere questo Theodontio?
Demogorgone è nominato in qualche testo classico?

Ciao,
Ferdinando
--
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Righel

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Sep 10, 2005, 5:59:40 PM9/10/05
to
Ci scrive *Ferdinando Chiodo* :

(cut)


> Demogorgone è nominato in qualche testo classico?

A. Morelli: "Dei e miti", s.v., Torino, s.d.

-------------------/*
DEMOGÒRGONE (A.1), antichissima divinità della Terra, il cui mito appare
piuttostc stravagante. Gli antichi, anche prima che fossero ordinate le
gerarchie celesti, lo dicevano creatore del Cielo e della Terra; e gli
Arcadi che lo adoravano, non ardivano neanche di pronunciare il suo nome.
Era raffigurato da un vecchio tutto coperto di muschio, pallido, emaciato e
sfigurato nel volto. Si favoleggiava abitasse nelle viscere della Terra, in
compagnia del Càos e dell'Eternità e che, stanco alfine della vita monotona
che vi conduceva e assordato dalle grida di dolore che emetteva il Caos,
avesse liberato dal seno di questo antico compagno della sua squallida
solitudine il dio Pane, le tre Parche, il Cielo, la Discordia la
Persuasione, la Terra e 1'Èrebo; e, levatosi in aria, avesse posto il Cielo
attorno alla Terra; d'una porzione del fuoco e del fulmine avrebbe composto
il Sole cui avrebbe, poi, fatto sposar la Terra; e dalla loro unione avrebbe
fatto nascere la Notte e il Tartaro.
-------------------*/

Prima, frettolosa indagine.
Se necessario posso cercare di approondire.

Ciao,

--
Righel (e-m in "Reply To")
___________________________
http://xoomer.virgilio.it/ugo.lat/FISA
http://www.na.astro.it/uan

Ferdinando Chiodo

unread,
Sep 11, 2005, 5:13:52 AM9/11/05
to
In article <rCIUe.20629$nT3....@tornado.fastwebnet.it>, on Sat, 10

Sep 2005 23:59:40 +0200, "Righel" <fun.ru...@libero.it> wrote:

>> Demogorgone è nominato in qualche testo classico?
>
>A. Morelli: "Dei e miti", s.v., Torino, s.d.

Grazie per la segnalazione. Mi chiedevo tuttavia se il nome di
Demogorgone fosse presente in qualche testo scritto più di '700 anni
fa. Il nome di Demogorgone ricorre in molti testi letterari moderni;
agli autori citati ieri devo aggiungere Stevenson in Across the
Plains, N. Douglas in Old Calabria e Milton nel Paradiso Perduto.

Sono giunto alla conclusione che il primo autore importante ad aver
parlato di Demogorgone sia stato proprio Boccaccio. Ma quali sono
state le fonti di Boccaccio? Boccaccio è stato fra i primi occidentali
a studiare il greco per poter leggere i testi originali senza alcuna
intermediazione e per far ciò ha accolto come maestro, a casa sua, per
tre anni, Leonzio Pilato, un vero tanghero e forse anche un pataccaro
(vedi più sotto una citazione). Boccaccio cita, fra gli studiosi che
lo hanno preceduto:
- Baarlam (credo sia un vescovo calabrese), di cui però non avrebbe
visto nessuna opera;
- Paolo da Perugia, un suo amico, bibliotecario di re Roberto di
Napoli, che aveva composto una raccolta mitologica, Collectiones, che
però Boccaccio lamentava perduta:
- c'è poi questo Theodontio di cui non so nulla; non so neanche se sia
il titolo di un libro di Paolo o il nome di un autore greco.

Cito dal Libro XV del De genealogiis deorum gentilium:

[...] Barlaam, monaco di Basilio Cesariese, huomo di Calavria già di
picciola statura ma di gran scienza, & di maniera nelle Greche
lettere dotto [...] Non ho veduto nessuna opra sua, benche habbia
udito dire che ne habbia composto alcuna; nondimeno ho havuto alcuni
de' suoi scritti, non altrimenti ridotti in libro nè ornati d'alcun
titolo, i quali se bene dimostrassero ch'egli non fosse molto
instrutto nel latino, tuttavia facevano fede che havea veduto molte
cose,, & benissimo intese. Medesimamente v'aggiungo Paolo Perugino,
huomo tra gli altri gravissimo, il quale fu d'età provetto, &
instrutto della cognitione di molte cose,, & lungo tempo maestro, &
custode della Libraria di Roberto, inclito Re di Gierusalem, & di
Sicilia. Et se mai huomo fu curioso in ricercar cosa alcuna, costui
per comandamento anco del suo prencipe fu uno di quelli che ricercò
le historie, & i poeti famosi con grandissima diligenza; onde però
essendo divenuto strettissimo amico di Barlaam, quelle cose che non
puotè havere dai latini cercò col suo mezzo haverle dai libri Greci.
Questi scrisse un gran libro intitolato delle Collettioni, nel quale
tra l'altre cose, che erano molte, & appartenenti a diverse, penso
che con l'aiuto di Barlaam raccogliesse tutto quello che si può
trovare sopra gli Dei Gentili non solamente appresso Latini ma anco
appresso Greci. Nè mi vergognerò dire che, essendo anco giovanetto,
molto prima che tu incitassi l'animo mio a quest'opra, da quello
raccolsi molte cose, più tosto avido che intelligente, & spetialmente
quelle che sono apposte sotto il nome di Theodontio. Il quale libro,
con grandissima discomodità di quest'opra, per difetto di Biella,
sua impudica moglie, morto lui ho trovato insieme con molte altre sue
opre smarrito. Penso adunque che, in quel tempo che a me venne a
notitia, nessuno a lui non fosse da agguagliare in questo. Dopo
questi spesse volte produco Leontio Pilato, huomo di Thessalonica, sì
come egli afferma, auditore del predetto Barlaam; il quale
nell'aspetto è huomo rozzo, ha la faccia nera, la barba prolissa, la
chioma nera, occupato sempre in continui pensieri, di costumi rozzo,
nè molto civile huomo, ma si come l'esperienza ha dimostrato
dottissimo di lettere Greche, & come un'arca piena d'historie, &
favole Greche, benche delle latine non sia molto instrutto. Di costui
non ho veduto opra nessuna, ma tutto quello che narro l'ho compreso
in viva voce da lui. Percioché per spatio quasi di tre anni continui
che meco amichevolmente ha conversato da quello ho udito Homero; nè
delle infinite cose da lui a me recitate mi sarebbe bastato la
memoria, se bene non havessi havuto altra cura famigliare, se sopra
le carte non le havesse notato.

Nico

unread,
Sep 11, 2005, 2:27:52 PM9/11/05
to
Ferdinando Chiodo wrote:
> Domande:
> Chi può essere questo Theodontio?
> Demogorgone è nominato in qualche testo classico?

"Chi sia il Teodonzio nominato da Boccaccio non sappiamo" (E.R.Curtius,
Letteratura europea e Medio Evo latino, pag.256 nota 1 della traduz. de La
Nuova Italia) :-)
Per saperne di più, il rimando d'obbligo è a Jean Seznec, _The Survival of
the Pagan Gods_ (Bollingen Series XXXVIII; New York, 1953), pagg 221-222, il
quale, dopo aver liquidato le pretese d'accuratezza (e d'impiego di fonti
greche) del Boccaccio ["The reader soon sees: ( 1) that Boccaccio's
knowledge of classical literature is for the most part indirect; (2) that he
has not scrupled to make extensive use of his predecessors' works.
Certainly, he knows a little Greek; he has heard Leonzio Pilato read from
the original text of Homer, and takes legitimate pride in the fact (nota 4:
"Meum est decus mea est gloria, scilicet inter Ethruscos Graecis uti
carminibus." And he adds, "Etsi non satis plene perceperim, percepi
tamen quantum potui"). But his quotations from the Greek generally derive
from latin authors, or even from medieval compilations. With the Roman poets
and prose writers, Virgil, Ovid, Cicero, Seneca, he seems to be familiar;
but in many instances he has read them or quotes them by way of writers from
the period of decadence, even when the originals were immediately accessible
to him. He quotes Ovid, for example, from Lactantius and Theodontius. Much
of his material comes to him from Apuleius, Servius, Macrobius and Martianus
Capella; much also from the Fathers of the Church, especially Lactantius and
St. Augustine. He even draws occasionally upon the encyclopedists, from
Isidore to Rabanus Maurus and Vincent of Beauvais. Lastly, he utilizes the
treatises devoted to mythology alone, and even those of most recent date-not
only Hyginus and Fulgentius, but also his immediate precursors, i.e.,
Albricus, whom for that matter he holds in high esteem"], passa appunto ad
occuparsi di un altro predecessore del Nostro, ovvero, appunto, "another and
most mysterious figure whom he calls Theodontius", in cui s'era già
imbattuto in precedenza, in gioventù [nota 6: "In his youth, he copied from
the _Collectiones_ of Paolo da Perugia "ea quae sub nomine Theodontii
apposita sunt" (xv,6); but he speaks elsewhere (X,7) as if he had actually
had a manuscript of Theodontius in his hands"].
Ma chi era, appunto questo misterioso Teodonzio, la cui opera non ci è stata
tràdita? Un filosofo, di probabile origine campana, databile tra il IX e
l'XI sec., a detta del Seznec (sulla scorta di Landi), che così prosegue:
"This Theodontius, whose work has been lost, was still completely unknown to
Hortis [nota 7: Op. cit. p.464: "Perhaps that much-talked-of Theodontius
will one day be discovered, on account of whom Boccaccio was accused of
being an impostor."]; Hauvette supposed [nota 8: _Boccace_ (1914), p.425]
that he was some "Latin compiler of the extreme decadence"; but Carlo Landi
in his monograph [nota 9: "Demogorgone, con saggio di nuova edizione delle
Genealogie deorum gentilium del Boccaccio e silloge dei frammenti di
Teodonzio (Palermo, 1930), esp. pp.18-20"] is more precise. *Theodontius was
probably a philosopher of Campanian origin who wrote between the ninth and
eleventh centuries* . He furnished Boccaccio with the debris of a curious
and very mixed tradition; he knew the Olympic pantheon, but there are also
signs of a syncretistic mythology, memories of the cosmogonic speculations
of the Greek philosophers, and even fragments of a Greek historian of the
fourth century B.C. [nota 10: "This historian is Philochoros. See
Lenchantin, "Nuovi frammenti di Filocoro", _Rivista di filologia e
d'istruzione classica_, 10 (1932), pp.41-57"].
Seznec goiunge così ad affrontare la figura di Demogorgone, del tutto ignota
alla classicità, una sorta di... errore grammaticale (nato in ambiente
bizantino) divenuto divinità :-) : "It is Theodontius that Boccaccio owes
his famous "Demogorgon," whom he presents as founder of the whole race of
gods, [nota 11: "Theodontius himself owed to a Byzantine, the pseudo
"Pronapides, Athenian," the idea of presenting all the gods as descendants
of Demogorgon"] but of whom classical antiquity never heard. Demogorgon is a
grammatical error, become god. [nota 12: "Landi, op. cit., pp.14-17.
Demogorgon was destined for a long career in literature and art. Landi
(pp.46-53) studies his adventures in magic, alchemy,poetry, etc. M.Castelain
("Démogorgon ou le barbarisme déifié," Association G.Budé, Bulletin: No. 36
(July, 1932), pp. 22-39) studies what happened to him in English
literature"].
E chiude con un doveroso _caveat_ riguardo la scrupolosità di Boccaccio in
quanto erudito mitologo: "This detail alone should serve to put us on our
guard as far as Boccaccio's documentation is concerned, and his independence
with regard to his sources. As a matter of fact, Boccaccio treats all the
authorities and histories which he uses as equally reliable. His own claim
is of course quite different (...) But this declaration of principle does
not prevent him from following the Latin poets rather than Homer (IX. 2;
XII. 15), or from confidently quoting opinions as late as those of Gervase
of Tilbury".
In effetti Boccaccio non prende mai posizione quanto ai contenuti delle
tradizioni mitiche, ma semplicemente, con equanimità, registra le varianti
più diverse, senza valutarne l'eventuale erroneità, né cercare di fornirne
una spiegazione (: "nedum explicare queam", vii, 24). Procedimento già di
Teodonzio, appunto... Sempre con le parole di Seznec: "At the most,
following on expedient al ready practiced hy Cicero and the Stoics, and
transmitted to him by Theodontius, he makes an effort to reconcile
conflicting versions of the same myth by recognizing that the same name has
heen applied to several different deities -to three Jupiters, four Minervas,
five or six Bacchuses. But on the other hand, however passive and timid he
may he in analyzing the content of the fables, he shows abundant energy and
boldness when it comes to reading meanings into them. Convinced as he is
that the chief raison d'etre of a poem is the sense hidden under its surface
(xiv, 10, 12), he develops Rabanus Maurus' idea that there may be several
ways of interpreting the same story. (...)We recognize this method: we have
followed its applications from Phornutus to Fulgentius, from Ridewall to the
moralizations of Ovid. Here, too, Boccaccio borrows from his predecessors".

PS: Altra "invenzione" mitologica, tramite Theodontius, raccolta da
Boccaccio, come nota Curtius, è costituita dalle ninfe "Hymnides" ("Hymnides
appellantur, ut placet Theodontio, quas dixit pratorum atque florum Nymphas
exsistere"), Hymnides peraltro già note a Walter di Speyer -e peraltro anche
nell'antichità le Muse furono paragonate a ninfe (cfr. Virgilio, Ecl., 7,21
e, posteriormente, Isidoro, Et. VIII, 9,96), ma non incluse -et pour cause-,
né nel Lexicon del Roscher né nella RE sub voce _Nymphai_ ...

Un saluto,
Nico

Ferdinando Chiodo

unread,
Sep 11, 2005, 9:38:57 PM9/11/05
to
In article <43247...@x-privat.org>, on Sun, 11 Sep 2005 20:27:52
+0200, "Nico" <nico....@tin.it> wrote:

>"Chi sia il Teodonzio nominato da Boccaccio non sappiamo" (E.R.Curtius, [...]


>Per saperne di più, il rimando d'obbligo è a Jean Seznec, _The Survival of
>the Pagan Gods_ (Bollingen Series XXXVIII; New York, 1953), pagg 221-222,

Ti ringrazio di cuore. Non avrei mai immaginato di poter ricevere
delle risposte così precise ed esaurienti.

>Ma chi era, appunto questo misterioso Teodonzio, la cui opera non ci è stata
>tràdita? Un filosofo, di probabile origine campana

Chissà perché l'origine campana fosse ritenuta più probabile dei
territori appartenenti all'impero romano d'oriente.

Ferdinando Chiodo

unread,
Sep 13, 2005, 2:36:07 PM9/13/05
to
In article <43247...@x-privat.org>, on Sun, 11 Sep 2005 20:27:52
+0200, Nico wrote:

>Seznec goiunge così ad affrontare la figura di Demogorgone, del tutto ignota
>alla classicità, una sorta di... errore grammaticale (nato in ambiente
>bizantino) divenuto divinità :-) : "It is Theodontius that Boccaccio owes
>his famous "Demogorgon," whom he presents as founder of the whole race of
>gods, [nota 11: "Theodontius himself owed to a Byzantine, the pseudo
>"Pronapides, Athenian," the idea of presenting all the gods as descendants
>of Demogorgon"] but of whom classical antiquity never heard. Demogorgon is a
>grammatical error, become god.

Nel libro I, a pag. 6 dell'edizione secentesca citata nel precedente
mssaggio (pag. 55 del file di immagini N0051460.pdf presente su sito
Gallica), trovo tuttavia qualcosa di interessante. Boccaccio cita tre
noti autori latini: Stazio, Lucano e Lattanzio. I due poeti pagani
descrivono un demone il cui nome non è lecito pronunciato, e
saggiamente Stazio e Lucano non pronunciano; il nome, Demogorgono,
verrebbe invece rivelato dall'autorevole apologista cristiano
("autorevole" se si trattava, come credo, di Cecilio Firmiano; se poi
invece fosse stato Vito...)
Trascrivo il passo di Boccaccio, senza modificarne l'ortografia:

-- (citazione: inizio)---
Questi [Demogorgone] adunque essendo appresso gli antichissimi Arcadi
in grandissima riverenza, imaginandosi col silentio del suo nome
crescersi la maestà della deità sua, overo istimando inconvenevole
cosi sublime nome venire nelle bocche de' mortali, ò forse temendo,
che nomato non si movesse ad ira contro loro, di commune
sentimento fu vietato, che senza pena non fusse mentovato da
alcuno. Ilche dimostra Lucano dove descrive Eritto, che chiama
l'alme, dicendo;
Ubbidirete, ò quel fie da trovare
Che chiamato la terra non percossa
Fa ogn'hor tremare? quel che vede aperta
Gorgone, & con estreme battiture
Castiga Erinna timida, & tremante?
Cosi anco Statio, dove interroga per commandamento di Etheocle il
cieco vecchio Tiresia del successo della guerra Thebana, dice;
Sappiamo bene quel che voi temete
Esser nomato, & esser conosciuto,
Et Hecate turbar, s'io non temessi
Te sol Timbreo, & del triplice mondo,
Il sommo, che conoscer quì non lice;
Ma i taccio.
Et quel, che segue. Onde questo del quale parlano questi due Poeti
senza esprimer il nome, Lattantio, huomo famoso, & dotto, scrivendo
sopra Statio chiaramente dice essere Demogorgone, capo, & primo de'
Dei Gentili. Et noi anco a bastanza possiamo conoscerlo, se vogliamo
considerar bene le parole de' versi.
-- (citazione: fine)---

Ho identificato i passi dei due poeti, grazie a TheLatinLibrary:

Paretis, an ille
Conpellandus erit, quo numquam terra vocato 745
Non concussa tremit, qui Gorgona cernit apertam
Verberibusque suis trepidam castigat Erinyn,
(Lucano, Belli Civilis: VI, 744-7)

Scimus enim et quidquid dici noscique timetis
Et turbare Hecaten (ni te, Thymbraee, vererer) 515
Et triplicis mundi summum, quem scire nefastum.
Illum sed taceo
(Stazio, Tebaid IV, 514-6)

Non ho identificato invece il passo di Lattanzio

Nico Narsi

unread,
Sep 14, 2005, 3:30:27 AM9/14/05
to
Ferdinando Chiodo wrote:
> Demogorgono,
> verrebbe invece rivelato dall'autorevole apologista cristiano
> ("autorevole" se si trattava, come credo, di Cecilio Firmiano; se poi
> invece fosse stato Vito...)

Né Cecilio Firmiano, né Vito, temo, ma semmai "Lactantius Placidus"...
Il passo è questo:
"iuxta picturam illam veterem, in qua tormenta descripta sunt et ascensio ad
deum. dicit autem deum _demiourgon_, cuius scire nomen non licet. infiniti
autem philosophorum, magorum, Persae etiam confirmant re vera esse praeter
hos deos cognitos, qui coluntur in templis, alium principem et maxime
dominum, ceterum numinum ordinatorem ... sed dire sentiunt, qui eum
interesse nefandis artibus actibusque magicis arbitrabantur"
E questo Lattanzio è uno scoliasta del IV/V sec. alla Tebaide di Stazio
(Scolio a Stat.Theb. IV, 516).
E' da questa tradizione testuale che, probabilmente, nacque la corruzione
del greco _demiourgon_ in _demogorgon_ / _demogorgona_(così alcuni MSS: e
la confusione su questo _demiourgos_ sarà stata aumentata da quel _qui
Gorgona cernit apertam_ lucaneo), che diede luce all' apoteosi di questo
errore grammaticale (così, appunto, già Landi) :-)
In realtà l'allusione è al Demiurgo del Timeo, semmai...
A proposito di Lucano, in effetti -leggo- anche un altro commentatore
medievale alla sua _Pharsalia_ (Arnulfo d'Orleans, XII sec.), parla ad loc.
di un "Ille Demogorgon, qui fuit pater Omagionis, Omagion Celii, Celius
Saturni, Saturnus Iovis. QUI GORGONE CERNIT APERTAM id est aperte, nec
mutatur in lapide" etc etc.

Un saluto,
Nico

Ferdinando Chiodo

unread,
Sep 14, 2005, 2:49:20 PM9/14/05
to
In article <4327d06f$1...@x-privat.org>, on Wed, 14 Sep 2005 09:30:27
+0200, Nico Narsi wrote:

>Né Cecilio Firmiano, né Vito, temo, ma semmai "Lactantius Placidus"...

>E questo Lattanzio è uno scoliasta del IV/V sec. alla Tebaide di Stazio
>(Scolio a Stat.Theb. IV, 516).
>E' da questa tradizione testuale che, probabilmente, nacque la corruzione
>del greco _demiourgon_ in _demogorgon_ / _demogorgona_

La soluzione di questo avvincente giallo è molto convincente.
Non avevo mai sentito nominare questo Lactantius Placidus; ma se così
non fosse stato, mi avresti sviato col citare, nel precedente
messaggio, Cecilio Firmiano, accanto a S. Agostino, fra le fonti di
Boccaccio.
Tutto sommato l'errore del copista è stato felice: su quel refuso
Boccaccio ha costruito un personaggio capace di stimolare la
creatività di gente come Ariosto, Milton, Shelley e Rabelais.

Grazie di nuovo,
Ferdinando

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