La metrica latina prevede d'ignorare alcune vocali o consonanti durante la
lettura:
1) la /e/ iniziale delle voci del verbo sum, se la parola che precede esce
in vocale o /m/ (es. ita est = itast; magnum est = magnumst) --> aferesi;
2) la /m/ finale di una parola, se la parola seguente inizia per vocale
(libatum agricolae = libatuagricolae) --> sinalefe.
I miei dubbi sono i seguenti:
a) Esistono fenomeni simili in greco? Vocali o consonanti che bisogna
"cassare" durante la lettura?
E come occorre comportarsi con enclitiche e proclitiche?
b) In caso di sinizesi, cioè quando, all'interno di una stessa parola, due
sillabe consecutive vengono considerate una sola, se su questa sillaba cade
l'ictus quale delle due vocali si dovrà leggere accentata? Ad esempio, se
sulla sillaba finale di "Aideo" (con epsilon-omega) cade l'accento,
leggeremo "Aidèo" o "Aideò"?
c) In caso di sinalefe tra la vocale finale di una parola e quella iniziale
della seguente, su quale delle due cadrà l'accento?
d) theôn adelfôn témenos o basileùs chrhstòs:
è per l'ignoranza delle norme di cui sopra che non riesco a scandire (ad
esempio) questo giambo scazonte?
Il fatto è che, tenendo valido l'ictus sulla eta di "chrhstos" e sul
dittongo di "basileus", procedendo a ritroso mi ritrovo a dover accentare la
sillaba finale di "témenos" (ma se il sigma va considerato come facente
parte della vocale seguente, la sillaba è breve!), e sulla epsilon di
"adelfôn". E' normale che il primo ictus slitti quindi in terza posizione?
Io lo "sentirei" meglio sull'alfa di "adelfôn" (ma capirai... ^^;;).
Grazie mille, se siete riusciti a leggermi fin qui (non sembra, ma ho
cercato di essere più concisa possibile!).
Buona serata,
C. L.
> Salve a tutti.
>
> La metrica latina prevede d'ignorare alcune vocali o consonanti durante la
> lettura:
>
> 1) la /e/ iniziale delle voci del verbo sum, se la parola che precede esce
> in vocale o /m/ (es. ita est = itast; magnum est = magnumst) --> aferesi;
>
> 2) la /m/ finale di una parola, se la parola seguente inizia per vocale
> (libatum agricolae = libatuagricolae) --> sinalefe.
Non direi che la metrica latina "prevede di ignorare alcune vocali o
consonanti".
E' la becera lettura convenzionale italiana che le ignora.
Ad essere precisi, il tuo breve elenco non contempla il caso
2a) vocale finale di parola, se la parola seguente inizia per vocale.
Dunque (nella tradizione scolastica)
1) magnum est > magnumst
2a) omne animantum > omnanimantum
2b) libatum agricolae > libatagricole
(nota bene, a me hanno insegnato che è l'intera desinenza -am -em
-im- -om -um a non essere letta)
Ma, ma, ma:
L'aferesi (o prodelisione) non riguarda "le voci del verbo sum", bensì
solo *es* ed *est*.
E non è di per sé un fenomeno metrico.
E secondo alcuni neanche esiste come "fenomeno" (nel senso di
"monstrum"): -s, -st sarebbero semplicemente il grado zero della radice
di sum (io sono completamente d'accordo).
"Sinalefe" (annullamento prosodico di vocale) non vuol dire "elisione".
La sinalefe esiste anche nella metrica moderna, e nessuno si sogna di
leggere "Mi ritrovai per una selvoscura".
Se già nel 1971-1972 Giorgio Bernardi Perini poteva scrivere (per il
latino) che "questo tipo di lettura è assolutamente da respingere", fa
obbrobrio che ancora oggi la si proponga, per inerzia, in tutti i licei
(e a quanto pare nelle università).
Quelle -m finali tendevano a scomparire davanti a vocale, e in poesia il
fenomeno si è generalizzato per convenzione; rientriamo dunque nel caso
precedente.
Non vedo dunque perché, fermo restando che si tratta di una lettura
convenzionale che rende conto solo mooolto approssimativo di una metrica
quantitativa, non si possa leggere
ùsqueade òtur bàtura grìsen ìpseca pèllas :P
anziché
ùsquade òtur bàtura grìsen ìpseca pèllas.
La differenza si vede bene di fronte a versi come
monstrum horrendum, informe, ingens, cui lumen ademptum.
che, con le elisioni, diventa incomprensibile e davvero... orrendo.
Detto questo,
> I miei dubbi sono i seguenti:
>
> a) Esistono fenomeni simili in greco? Vocali o consonanti che bisogna
> "cassare" durante la lettura?
Il fenomeno simile è la sinalefe (benché non sistematica come in
latino). Che io sappia non riguarda le consonanti.
La "convenzione" per la lettura metrica greca è che quelle vocali non
vengano "cassate".
> E come occorre comportarsi con enclitiche e proclitiche?
Che c'entrano?
> b) In caso di sinizesi, cioè quando, all'interno di una stessa parola, due
> sillabe consecutive vengono considerate una sola, se su questa sillaba cade
> l'ictus quale delle due vocali si dovrà leggere accentata? Ad esempio, se
> sulla sillaba finale di "Aideo" (con epsilon-omega) cade l'accento,
> leggeremo "Aidèo" o "Aideò"?
Anche tu ami le questioni di lana caprina? :)
Mi ricorda il caso del proceleusmatico in sostituzione di giambo o
trocheo: quale sillaba "accentare", visto che non se ne possono
"accentare" due?
Il problema IMHO non si pone: l'accento intensivo è espediente
scolastico. Dunque
Accenta pure
come ti pare
convenzion pura
sempre parrà
(pseudo-Metastasio)
La mia regola personale in casi del genere, per quel che vale, è di
accentare se possibile in corrispondenza dell'accento di parola.
> c) In caso di sinalefe tra la vocale finale di una parola e quella iniziale
> della seguente, su quale delle due cadrà l'accento?
Cioè "in caso di sinalefe" e basta? ;)
Idem cum solani tuberibus :P
> d) theôn adelfôn témenos o basileùs chrhstòs:
> è per l'ignoranza delle norme di cui sopra che non riesco a scandire (ad
> esempio) questo giambo scazonte?
Non credo. Dove sarebbe la sinalefe? Dove la sinizesi?
> Il fatto è che, tenendo valido l'ictus sulla eta di "chrhstos" e sul
> dittongo di "basileus", procedendo a ritroso
Il metodo è giusto
mi ritrovo a dover accentare la
> sillaba finale di "témenos" (ma se il sigma va considerato come facente
> parte della vocale seguente, la sillaba è breve!),
Qui sbagli.
Sì, la sillaba è breve. Quell'o è... mikròn ;) ed è seguito da una sola
consonante. Lascia perdere il discorso delle sillabe chiuse
(evidentemente a questo pensi), e considera il sandhi: è breve.
Ma anche l'articolo di basileùs (ho) è breve, e anche la prima sillaba
di basileùs: breve+breve+breve, tribraco...
e sulla epsilon di
> "adelfôn". E' normale che il primo ictus slitti quindi in terza posizione?
> Io lo "sentirei" meglio sull'alfa di "adelfôn" (ma capirai... ^^;;).
Come sopra.
A occhio,
theôn | adel | fôn téme | nos o ba | sileùs | chrèstòs
con due sostituzioni (un dattilo in terza posizione, un tribraco in terza).
Semplificando, il giambo "puro" esiste solo in latino.
Catullo, per esempio: Phaselus ille quem videtis hospites... e il mio
amato Sabinus ille quem videtis hospites :) :) :)
Il giambo greco somiglia più al senario giambico latino: ogni piede può
essere sostituito da spondei, dattili, tribraci, proceleusmatici.
> Grazie mille, se siete riusciti a leggermi fin qui (non sembra, ma ho
> cercato di essere più concisa possibile!).
La metrica mi diverte.
Aggiungo anzi qualche consiglio gratuito.
Premetto però che quanto segue attiene al puro, semplice e discutibile
gusto personale.
Se devi leggere molti giambi (chessò, sticomitie) adotta una lettura per
metro e non per piede. Convenzione per convenzione, io trovo molto più
efficace e gradevole un
theonadèl fontemenosòba sileuschrèstos
che non il rigido
theòn adèl fontème nosòba sileùs chrèstos
Del resto sono trimetri, non esametri ;)
Nel caso di giambi... non scazonti, non accenterei l'ultima sillaba
(espediente che altri adotta anche nei metri oraziani):
Sabinusìlle quemvidètis hòspites
Il contrario (per piede, non per metro) per certi trochei, che
perderebbero altrimenti quell'effetto di "marcia":
Gàlli àsce sàrsu bègit Nìco mèdes Cèsa rèm.
(Gallias Caesar subegit, Nicomedes Caesarem: è un carmen triumphale).
Perdoneranno tutti, naturalmente, queste rozze e volutamente ridicole
trascrizioni di scansioni metriche... e lasciateci divertire! ;)
Ciao
--
Catalepton
>> La metrica latina prevede d'ignorare alcune vocali o consonanti durante
>> la
>> lettura:
>>
>> 1) la /e/ iniziale delle voci del verbo sum, se la parola che precede
>> esce
>> in vocale o /m/ (es. ita est = itast; magnum est = magnumst) --> aferesi;
>>
>> 2) la /m/ finale di una parola, se la parola seguente inizia per vocale
>> (libatum agricolae = libatuagricolae) --> sinalefe.
>
> Non direi che la metrica latina "prevede di ignorare alcune vocali o
> consonanti".
> E' la becera lettura convenzionale italiana che le ignora.
e' esattamente quello che mi ero trattenuto dal postare. sentir leggere
esametri e distici all'universita', da quasi tutti gli studenti e troppo
spesso anche dall'altra parte della cattedra, fa venir male.
la poesia e' prima di tutto musica, non accrocchio sonoro.
ciao, a.
Beh, sì, avrei dovuto scrivere: "Le regole imposte alla metrica latina dalla
becera lettura convenzionale italiana, etc.", ma 3KB di post mi sembravano
sufficienti :-)
> Ad essere precisi, il tuo breve elenco non contempla il caso
> 2a) vocale finale di parola, se la parola seguente inizia per vocale.
Perché, seguendo il Traina, a me hanno insegnato a leggere entrambe le
vocali coinvolte nella sinalefe ("libatuagricolae", "omnanimantum"), facendo
ricadere l'ictus sulla seconda ed escludendo quindi solo la /m/ finale
(quando c'è). Si tratta sempre di sinalefe, ma m'interessava evidenziare il
caso di "consonanti scomparse" (vocali, nel caso dell'aferesi).
> "Sinalefe" (annullamento prosodico di vocale) non vuol dire "elisione". La
> sinalefe esiste anche nella metrica moderna, e nessuno si sogna di leggere
> "Mi ritrovai per una selvoscura".
Appunto
> Il fenomeno simile è la sinalefe (benché non sistematica come in latino).
> Che io sappia non riguarda le consonanti.
Ok, ti ringrazio - e annoto :-)
>> E come occorre comportarsi con enclitiche e proclitiche?
>
> Che c'entrano?
Immagino che l'ictus metrico non possa mai cadere su di esse... O sbaglio?
>> sillaba finale di "témenos" (ma se il sigma va considerato come facente
>> parte della vocale seguente, la sillaba è breve!),
>
> Qui sbagli.
> Sì, la sillaba è breve.
Sì, infatti l'ho precisato. Ma non riuscivo a capire dove far ricadere
l'ictus... se non lì!
> theôn | adel | fôn téme | nos o ba | sileùs | chrèstòs
>
> con due sostituzioni (un dattilo in terza posizione, un tribraco in
> terza).
Dici che "theon" qui sia bisillabico? No sizesi? Di solito è piuttosto
frequente per epsilon-omega...
> Semplificando, il giambo "puro" esiste solo in latino.
Sigh! :-( Catullo va giù così leggero... :-)
> che non il rigido
>
> theòn adèl fontème nosòba sileùs chrèstos
Basileùs o basilèus? Sarà anche una questione di lana caprina ^__^ ma,
almeno per quanto riguarda i dittonghi, non dovrebbero sussistere dubbi
(trattandosi di unica emissione vocale in cui il secondo elemento ha valore
consonantico).
> Ciao
Ciao e ancora grazie per il tuo tempo e la tua cortesia!
C. L.
> Beh, sì, avrei dovuto scrivere: "Le regole imposte alla metrica latina dalla
> becera lettura convenzionale italiana, etc.", ma 3KB di post mi sembravano
> sufficienti :-)
Il punto è che si può comunque proporre, come espediente didattico, una
lettura intensiva. Ma, Bernardi Perini docet (dico Bernardi Perini
perché il cap. VII della _Propedeutica_ è suo), evitando le "elisioni".
>>Ad essere precisi, il tuo breve elenco non contempla il caso
>>2a) vocale finale di parola, se la parola seguente inizia per vocale.
>
>
> Perché, seguendo il Traina, a me hanno insegnato a leggere entrambe le
> vocali coinvolte nella sinalefe ("libatuagricolae", "omnanimantum"),
Vuoi dire sicuramente "omneanimantum".
> facendo
> ricadere l'ictus sulla seconda ed escludendo quindi solo la /m/ finale
> (quando c'è). Si tratta sempre di sinalefe, ma m'interessava evidenziare il
> caso di "consonanti scomparse" (vocali, nel caso dell'aferesi).
E' vero, nella foga ho sovrainterpretato.
[cut]
>>>E come occorre comportarsi con enclitiche e proclitiche?
>>
>>Che c'entrano?
>
>
> Immagino che l'ictus metrico non possa mai cadere su di esse... O sbaglio?
Non confondere accento intensivo (convenzionale) e ictus metrico.
Se l'enclitica o la proclitica è lunga o "seguita da due consonanti",
perché non può trovarsi in arsi?
Un esempio qualunque di proclitica in arsi: A 4 (articoli, preposizioni,
congiunzioni, avverbi proclitici in arsi sono caso comunissimo).
Enclitiche in arsi sono caso più raro ma non impossibile: es. A 98.
Se è più raro, a mio parere, è solo per questioni fonosintattiche, non
metriche (la fonosintassi esiste anche in poesia ;) ).
[cut]
> Dici che "theon" qui sia bisillabico? No sizesi? Di solito è piuttosto
> frequente per epsilon-omega...
L'alfa di adelphòn è breve. Non vedo altre possibilità.
>>Semplificando, il giambo "puro" esiste solo in latino.
> Sigh! :-( Catullo va giù così leggero... :-)
Anche il giambo tragico va giù leggero, se prendi l'abbrivio... ;)
[cut]
> Basileùs o basilèus? Sarà anche una questione di lana caprina ^__^ ma,
> almeno per quanto riguarda i dittonghi, non dovrebbero sussistere dubbi
> (trattandosi di unica emissione vocale in cui il secondo elemento ha valore
> consonantico).
Eh sì: ho messo l'accento sulla ipsilon solo per riprendere il _tuo_ uso
(che riproduce l'accento greco). Ovviamente l'accento cade sulla epsilon.
--
Catalepton
> sentir leggere
> esametri e distici all'universita', da quasi tutti gli studenti e troppo
> spesso anche dall'altra parte della cattedra, fa venir male.
Non per rompere, mi interessa davvero la precisazione: intendi "sentir
leggere con gli accenti intensivi", "sentir leggere male", "sentir
leggere con le elisioni"?
> la poesia e' prima di tutto musica, non accrocchio sonoro.
Su questo non c'è dubbio.
Dopo aver tanto criticato la lettura convenzionale, mi avvicino però
alla convinzione che un suo cauto uso possa aiutare a "sentire" quella
musica.
> ciao, a.
Ciao,
--
Catalepton
>> leggere entrambe le vocali coinvolte nella sinalefe ("libatuagricolae",
>> "omnanimantum"),
>
> Vuoi dire sicuramente "omneanimantum".
Ooops, sì, pardon!
> Se l'enclitica o la proclitica è lunga o "seguita da due consonanti",
> perché non può trovarsi in arsi?
Bene, un "lacciuolo" in meno! :-)
Grazie di nuovo, Catalepton (eh, ma che nome impegnativo! ^__-), buona
serata!
C. L.
gli accenti intensivi, senz'altro. taratàntara tàra.
àrma virùmque canò, troié -- conàtimi prèndonalquànti.
ma anche la emme finale azzerata, e le due vocali fuse nella seconda. se la
emme la si attenua molto il verso regge benissimo e suona meglio. come,
credo, in quelle consonanti slave, trst.
>> la poesia e' prima di tutto musica, non accrocchio sonoro.
>
> Su questo non c'è dubbio.
> Dopo aver tanto criticato la lettura convenzionale, mi avvicino però alla
> convinzione che un suo cauto uso possa aiutare a "sentire" quella musica.
probabilmente si'. ma, piu' che cauto, che preferirei forse sempre incauto:
ragionato. e sentito. nel senso sia di listen sia di feel.
ma ammetto di essere, oltre che pochissimo erudito, assai capzioso, e
segnato da 30+ anni di molta e diversa musica.
ciao, a.
> (eh, ma che nome impegnativo! ^__-)
Al contrario, più disimpegnativo di così... ;)
--
Catalepton