Chierico Navigante <mostraccioNI...@homemail.com> wrote in
article <7mnqpb$o9b$1...@diesel.cu.mi.it>...
Credo che la ragione stia nell'influsso della Chiesa cattolica in
Italia. Il latino si è evoluto con continuità, il che ha portato a poco
a poco alla definizione della cosiddetta pronuncia ecclesiastica, quella
"normale", insomma. Incominciano a esserci timidi tentativi di
introduzione della renouata anche nelle superiori, mentre all'Università
ognuno fa un po' come gli pare (ma le cattedre "linguistiche" propendono
in genere per la ricostruita.
Il greco, invece, ha subito una frattura secolare in occidente (Dante
non lo conosceva, Petrarca ci provò...) fino più o meno ai tempi di
Poliziano. E' stato probabilmente più facile imporre una pronuncia in
assenza di una tradizione. Perciò ci troviamo nell'assurdo che si studia
il latino con la pronuncia "moderna" e il greco con la pronuncia
"antica". Quanto sia poi verosimile la pronuncia erasmiana è poi
abbastanza discutibile, perché l'itacismo è attestato parecchio
addietro. Ma è così anche per la metrica e altro.
sono quello della "quantità" e come si capisce mi interessa molto
l'argomento.
C'è uno studio serio in proposito?
Grazie
Massimo Manca <m-mancaTOGL...@iname.com> wrote in message
378FC00D...@iname.com...
--
Se il tuo Dio è ebreo ,
Se la tua democrazia è greca,
Se il tuo alfabeto è latino,
Se i tuoi numeri sono arabi...
...allora l'uomo accanto a te è tuo fratello
Chierico Navigante <mostraccioNI...@homemail.com> wrote in message
7mnqpb$o9b$1...@diesel.cu.mi.it...
> Ciao, posso fare una domanda da profano?
> Il mio vecchio prof di greco e latino insisteva molto sulla "pronuncia
> classica" del latino, credo in auge fino al II sec. almeno, con le c e
> le g dure, i dittonghi non ridotti, etc.
> Lo stesso prof ci introdusse alla pronuncia reuchliniana del greco,
> spiegandoci che la pronuncia comunemente adottata nelle scuole
> italiane non risponde in realta' alla pronuncia adottata in una data
> epoca storica, ma e' per cosi' dire una "ricostruzione" a posteriori.
> Successivamente, ho conosciuto all'universita' alcuni greci
> (moderni!!) che concordemente affermavano che la pronuncia erasmiana
> conosciuta in Italia e' completamente errata (per loro, la pronuncia
> da adottare sarebbe tout court quella neogreca, ma anche questa
> opinione mi pare discutibile).
> Qualcuno ha voglia di illuminarmi sulla questione, spiegandomi anche
> perche' nella scuola italiana sono ancora ben pochi i prof che
> insegnano la pronuncia latina classica e che mettono in discussione le
> regole di Erasmo per il greco?
> Grazie della pazienza, Gigi
Chierico Navigante wrote:
>> perche' nella scuola italiana sono ancora ben pochi i prof che
>> insegnano la pronuncia latina classica
Massimo Manca wrote:
>Credo che la ragione stia nell'influsso della Chiesa cattolica in
>Italia.
Il latino non fu solo la lingua ufficiale della Chiesa cattolica. Fu
anche la lingua amministrativa dell'alto Medioevo e la lingua della
cultura e della scienza in quasi tutta l'Europa occidentale fino al
secolo scorso. Ancora ai nostri giorni sono in latino, fra l'altro, la
nomenclatura del Systema naturae e i "Nomina Anatomica". Ancora oggi i
medici scrivono in latino le ricette.
Per quanto mi riguarda, ho fatto l'orecchio al latino ecclesiastico:
ho fatto in tempo ad assistere alla liturgia cattolica in latino e per
qualche tempo, inoltre, ho cantato in un coro polifonico. E non e`
detto che il latino di San Girolamo o di Linneo sia meno importante di
quello di Kikero (sempre che non si sentisse chiamare gia` Cicero).
Valete
Ferdinando Chiodo
Un saluto a tutti!!
Ferdinando Chiodo ha scritto nel messaggio
<37936c66...@news.tiscalinet.it>...
Ferdinando Chiodo <f.ch...@NOSPAMtiscalinet.it> scritto nell'articolo
<37936c66...@news.tiscalinet.it>...
> On Sat, 17 Jul 1999 01:28:13 +0200, Massimo Manca wrote:
>
> Chierico Navigante wrote:
> >> perche' nella scuola italiana sono ancora ben pochi i prof che
> >> insegnano la pronuncia latina classica
> Massimo Manca wrote:
> >Credo che la ragione stia nell'influsso della Chiesa cattolica in
> >Italia.
>
> Il latino non fu solo la lingua ufficiale della Chiesa cattolica. Fu
> anche la lingua amministrativa dell'alto Medioevo e la lingua della
> cultura e della scienza in quasi tutta l'Europa occidentale fino al
> secolo scorso.
[ ... ]
Mi permettete un commento da "non addetto ai lavori"?
Non addetto ai lavori, poiche' non insegno Latino, non sono erudito in
materia, sono semplicemente un vecchio signore che ancora tiene sul
comodino da notte Tito Livio, o Catullo, o Properzio, o Cesare, o Tacito,
ecc.
L'osservazione di Ferdinando Chiodo e' talmente convincente che la usai io
stesso, una sera.
Ero a una cena con, fra gli altri, un direttore l'orchestra russo e sua
moglie.
Il Maestro avrebbe dovuto dirigere, di li' a una settimana, una Messa di
Mozart.
Mi chiesero cosa ne pensassi, se dovesse essere pronunciato "Aghnus" o
"Agnus", "Pakem" o "Pacem", e cosi' via.
Risposi esattamente con le considerazioni di Ferdinando Chiodo.
Fu determinante: "agnus", "pacem".
--
G. Gallino
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Considerazioni che, a mio ancor piu' modesto avviso, lasciano il tempo
che trovano. E' ben vero, infatti, che l'uso del latino prosegui' nel
medioevo ed oltre, con pronuncia sostanzialmente differente da quella
della classicita'. Ma... e qui sta il punto: chi vi dice che la
pronuncia fosse "agnus" e non "aghnus"? Nei fatti, ogni comunita'
linguistica si diede proprie regole, la pronuncia latina di un
francese era sostanzialmente diversa da quella di un inglese, tedesco,
russo, italiano. Anche in campo ecclesiastico. In non so piu' quale
racconto americano da me letto anni fa, si deformava "Dominus
vobiscum" in "Dominos and biscuits", che fa pensare a una sala da
gioco piuttosto che a una chiesa. E qualche assonanza doveva esserci.
E' forse per questi motivi che, una quarantina d'anni fa, studiosi di
tutto il mondo s'accordarono per la c.d. "lectio restituta", che
rispecchierebbe la pronuncia classica. So bene, per esperienza in
campo scientifico (cfr. la nomenclatura IUPAC in chimica organica),
che simili tentativi di normalizzazione sono ostacolati dall'inerzia
delle abitudini acquisite. E spesso falliscono. Ma se volessimo
davvero, come Brera che si vantava di aver intervistato in latino il
campione finnico Paavo Nurmi, "capire" una persona straniera che
parla nella lingua dei nostri avi, allora forse....