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Perù Sconosciuto: Caral, la città di 5.000 anni

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Futura Servizi

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May 11, 2001, 10:20:01 AM5/11/01
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Quello che segue è il reportage di un amico della rivista di Lima "Andares".
Si tratta del racconto della sua visita a Caral, la città più antica FINORA
scoperta in Perù.
Vi ricordo che nel mio sito potrete trovare numerose foto relative
all'articolo.
Grazie per l'attenzione.
Gabriele
http://www.magiedelleande.it


CARAL: La Valle delle Piramidi


Visitare Caral non è una semplice gita turistica: è un vero pellegrinaggio a
quella che fu la Città Sacra più antica d'America Andares

Se il Perù è considerato la "culla" delle civiltà, la valle del fiume Supe è
come il primo giaciglio, la coperta e il cuscino delle misteriose culture
che prosperarono nell'attuale territorio peruviano. Gli studi hanno
evidenziato l'esistenza di 19 siti archeologici nella valle, ma è nella zona
di Caral dove è avvenuta una delle scoperte più sorprendenti: le rovine
sepolte di una città, distribuite su una superficie di 40 ettari, che ebbe
il suo splendore circa 5.000 anni fa, quando si stavano costruendo la
piramide di Cheope, in Egitto, o le prime città cinesi e mesopotamiche. Si
tratta di un ritrovamento che ha commosso la comunità scientifica peruviana
e internazionale, modificando i criteri storici elaborati durante il XX°
secolo e offrendo un nuovo orizzonte agli studi sull'origine delle civiltà
nel mondo. Dopo una dura giornata di pulizia e di scavi, sopportando la
calura di trenta gradi all'ombra, lunghe camminate e i violenti venti del
deserto che feriscono la pelle e seccano la gola, l'archeologa Ruth Shady
Solís convocò il piccolo gruppo di studenti dell'Università di San Marcos
per la cena quotidiana: due pani col burro e una tazza di caffè. Sono le
sette della sera di un giorno qualsiasi per questo storico gruppo di
scienziati peruviani, incaricati di dipanare i misteri della Ciudad Sagrada
de Caral, ubicata a 20 chilometri all'interno del porto di Supe, nel mezzo
di un'immensa e desolata pianura desertica. Poco prima, gli studenti erano
sfilati per rassettarsi presso una cisterna, dove rimangono ancora pochi
litri d'acqua potabile, la stessa usata per la preparazione degli alimenti e
come "vivaio" di crostacei e pesci pescati nel vicino rio Supe, unica
riserva di proteine ad arricchimento delle loro razioni di riso e fagioli
che ogni giorno, alle quattro in punto del pomeriggio, fungono da pranzo.
Vivono in una casetta di tre stanze, bagno, cucina, costruita dal municipio
di Supe. Una stanza è occupata dagli studenti maschi e un'altra dalle
ragazze. Dormono su piccoli materassi e si coprono con vecchi sacchi a pelo,
mentre una stanza più grande serve da magazzino per i delicati reperti di
ceramica che vanno scoprendo per tutta la durata degli scavi, iniziati nel
1996.


La scuola nel sito. Ogni notte gli studenti e gli archeologi dibattono, dopo
la lettura di un testo storico

Terminata la cena e quando già ci apprestiamo a dormire, Ruth Shady estrae
un libricino e inizia la lettura di un testo. Si tratta di un interessante
saggio storico, sull'origine dello Stato nelle antiche civiltà, che l'
archeologa legge a voce alta, fino al momento d'essere interrotta dalle
tenebre prodotte dalla mancanza di combustibile nel difettoso generatore.
Siamo sul punto di augurare la buona notte, approfittando dell'oscurità,
quando improvvisamente si accendono parecchie candele e una lampada a
cherosene, piazzata sopra il tavolo. La lettura continua ancora per mezz'
ora, fino all'ultima pagina, evidenziando l'importantissimo ruolo che
giocarono le opere d'irrigazione come base per la formazione delle prime
città-stato. A quel punto, ci alziamo per andare a coricarci, ma la voce di
Sahdy ci ferma. "E Caral? -chiede al suo assorto auditorio- Cosa sarà mai
accaduto cinquemila anni fa a Caral? Come si può spiegare la presenza di una
città tanto complessa e antica, senza che fino ad ora siano stati rinvenuti
i resti di un importante opera d'irrigazione?"


La grande piramide. A poco a poco, i lavori di scavo stanno rivelando al
mondo una piramide scalonata che fu interrata mille anni prima della nostra
era. L'enorme portico di pietra fu l'ingresso principale, seguito da scale e
passaggi in pietra e adobe che conducono all'impressionante altare scoperto
sulla cima

Inizia il dibattito. Gli studenti esibiscono le proprie conoscenze
accademiche, altri espongono le teorie sviluppatesi in recenti studi sul
campo; non manca chi si lancia in disquisizioni comparative, dopo le lunghe
giornate di esplorazione in tutta la zona di Caral. Il dibattito accende gli
animi. Shady s'incarica di analizzare ognuna delle spiegazioni, pretendendo
dai suoi discepoli la massima concentrazione. Quelli, a loro volta,
difendono con ardore le proprie teorie e replicano all'insegnante. Noi siamo
testimoni di un paradosso storico: sono proprio gli studenti della facoltà
di Archeologia -fondata da Julio C. Tello, presso l'Università Mayor di San
Marcos a Lima-, che stanno rivoluzionando le teorie proposte dal saggio
archeologo oltre un secolo addietro. La Città Sacra di Caral è la prova dell
'esistenza di una cultura avanzata, 2.000 anni più antica di Chavín de
Huántar, considerata da Tello come la genesi della civilizzazione nell'
antico Perù e in tutta l'America preispanica.


Città in pericolo: piramidi, piazze circolari, templi sprofondati e zone
urbane occuparono una superficie di quasi 50 ettari. Nonostante gli scavi,
al Ministero di Agricoltura esiste un progetto per invadere l'area, come se
si trattasse di terreni abbandonati Gli archeologi Rocío Aramburú e Marco
Machacacuay impegnati nelle ricerche a Chupacigarro

Tutto ebbe inizio nel 1994, quando Ruth Shady e un'équipe di archeologi
iniziarono uno studio della valle di Supe, seguendo il censimento dei siti
archeologici elaborato nel 1979 da Carlos Williams e Manuel Merino. Due anni
più tardi, iniziarono gli scavi con l'appoggio finanziario della National
Geographic Society, dell'Università di San Marcos e della Municipalità di
Supe. Oggi Caral è divenuta un luogo di pellegrinaggio per studiosi del
passato peruviano e per la popolazione di Supe e Barranca, che hanno
dimostrato un insospettato interesse per il passato storico della regione.


Ogni centimetro di terreno nasconde un nuovo mistero da risolvere

"A Supe si formò il primo stato peruviano -sostiene Ruth Shady, mentre ci
guida alla visita delle piramidi recentemente portate alla luce in Caral- e
i suoi antichi abitanti svilupparono un livello di organizzazione
sociopolitica più avanzata di qualsiasi altra società della sua epoca". Le
evidenze archeologiche e le analisi di laboratorio stabiliscono un'età di
5.000 anni, dimostrando che i suoi abitanti consumarono ingenti quantità di
acciughe, sardine e molluschi, che coltivarono cotone, zucche, fagioli,
patate dolci, pacay e guayaba. Ciò che più colpisce, tuttavia, sono le
numerose strutture cerimoniali. Piramidi con piattaforme sovrapposte di
trenta metri d'altezza e templi con anfiteatri provvisti di muri di pietre
intonacate e con dipinti in rilievo.


La grande piazza circolare dell'anfiteatro di Caral e il tempio alle spalle
furono costruiti utilizzando pietre lavorate e unite mediante una mescola di
argilla. Le sue pareti esterne erano dipinte di giallo, rosso e nero L'
anfiteatro

Grandi zone urbane di dimensioni differenti, con muri di pietra dipinta o
pareti di canne legate con fibre di giunchi. "La vita scorreva costellata da
complicate cerimonie e rituali -aggiunge l'archeologa- La religione regolava
il comportamento di ogni abitante dentro e fuori del focolare domestico,
contrassegnando pure l'organizzazione sociale e politica". Senza dubbio, la
decorazione geometrica e le immagini di esseri soprannaturali, ritrovate a
Caral, non possiedono la fierezza iconografica che caratterizzarono Chavín e
altre espressioni culturali del periodo Formativo.


Ricostruzione Ogni giorno sono sempre di più i turisti e gli studiosi che
visitano Cara per ammirare le impressionanti costruzioni nascoste per
millenni fra le sabbie del deserto di Supe.

La decorazione di Caral combina figure di animali mitici con una cosmologia
relazionata alla vita e alla produzione di alimenti, all'acqua e alla
fertilità della terra, alla morte e alla distruzione delle cose. La zona è
ora divisa in quattro sezioni: Caral, Chupacigarro, Miraga e Luriwasi, con
piramidi, templi e piazze profonde che furono interrate dalla popolazione
dopo 1.500 anni di dominio culturale e di egemonia politica ed economica in
tutta la zona. La sua ubicazione strategica permise alla popolazione di
Caral stretti contatti con le vicine vallate di Huaral (a sud), Pativilca (a
nord) e ad est, per l'accesso alla Cordigliera di Huayhuash e al Callejón di
Conchucos, dove si trova Chavín de Huántar. E' interessante notare al
proposito che quasi tutti gli abitanti dell'attuale Caral provengono da
Chiquian e Conchucos, mantenendo questa antichissima relazione economica e
culturale. In quasi tutti gli edifici della Città Sacra di Caral sono stati
rinvenuti piani intonacati e dipinti, con focolari dove si bruciavano gli
alimenti. Sono state portate alla luce anche fosse con pacchi di alimenti,
avvolti in foglie, così come tessuti di cotone o cesti bruciati. Fra le
scoperte, spicca l'"Altare del Fuoco Sacro", nella zona sud-est di Caral.


L'Altare del Fuoco Sacro continua a rappresentare un mistero per gli
archeologi. Al centro fu inserito un focolare dove sono state rinvenute
ceneri di pesci I 32 flauti traversi, fabbricati con ossi delle ali di
pellicani sono i più antichi dell'America precolombiana

Il suo buono stato di conservazione permette di osservare un piccolo
edificio circolare, con uno stretto accesso attraverso gradini che conducono
ad un focolare cerimoniale, dove sono state rinvenute tracce di fosforo,
prodotte dalla combustione dei pesci a temperature elevate. Tuttavia, il
ritrovamento più spettacolare di Caral è stato quello dei trentadue flauti,
scoperti in un angolo dell'anfiteatro, una piazza circolare scavata sotto il
livello del terreno che contempla un complesso architettonico cerimoniale.
Nonostante nei flauti appaiano disegni in stile Chavín (scimmie con la bocca
aperta, uccelli, felini, serpenti bicefali con lineamenti umani e di
uccelli), quello che più colpì gli scopritori fu il fatto che non si
trattava delle quenas (flauti) tradizionali, ma di flauti traversi,
costruiti con scheletri delle ali di pellicani. Studi musicali intrapresi
dal Museo di Antropologia e Archeologia di San Marcos, dimostrano che i
flauti producono sette note musicali e che si tratta degli strumenti
musicali più antichi del Perù e, forse, di tutta l'America preispanica.
Tutte queste notizie le apprendiamo mentre percorriamo i 50 ettari occupati
dai resti archeologici di Caral; tuttavia, il nostro stupore aumenta quando
riconosciamo un grande geoglifo che raffigura una testa decapitata, nel
miglior stile Sechín e che è possibile ammirare da un punto d'osservazione
naturale, nei pressi del tempio di Chupacigarro. Quali altri segreti della
storia peruviana saranno ancora nascosti sotto le sabbie di Caral? -ci
chiediamo mentre osserviamo i giovani archeologi che scavano con attenzione,
sopportando il calore e le sferzate d'aria calda e polvere del deserto. La
notte, come tutte le notti degli ultimi anni, si ripete la chiacchierata e
quindi il dibattito sugli studi circa l'origine delle città.


Dopo il duro lavoro nel deserto, gli archeologi di San Marcos si dividono le
faccende domestiche

Per noi, tuttavia, è la nostra ultima notte a Caral e la sfruttiamo per
ammirare estasiati l'antico e bello spettacolo del cielo popolato di
pianeti, stelle e costellazioni. Sullo sfondo, la Via Lattea mostra la sua
antica brillantezza sopra la cupola notturna. Senza dubbio, è lo stesso
spettacolo che contemplarono quegli anonimi abitanti che 5.000 anni addietro
costruirono in questa zona dell'estremo nord della provincia di Lima, una
città che ora stupisce gli abitanti del nuovo millennio.

Accesso complicato

Per visitare la Valle delle Piramidi di Caral, basta percorrere la
Panamericana Nord, fino al chilometro 182 e procedere all'interno per altri
20 chilometri, lungo una strada sterrata in cattivo stato di conservazione,
che corre parallela all'alveo del rio Supe. Il problema maggiore consiste
nell'attraversare il fiume, visto che durante il periodo delle piogge il
livello dell'acqua aumenta e non esistono ponti per facilitare l'accesso
alla zona archeologica.


Mappa La crescita del fiume impedisce l'accesso da Supe. La via che passa da
Vegeta è migliore, ma è stata chiusa da un'azienda avicola

Altra alternativa è una pista di terra ubicata all'altezza di Vegueta (Km.
158), in migliori condizioni, ma che è stata arbitrariamente chiusa da un'
azienda avicola. E' per tale motivo che conviene prendere accordi col Museo
di Antropologia e Archeologia di San Marcos e informarsi sul programma di
visite. In ogni caso, conviene procedere a piedi dalla Panamericana Nord
(sempre all'altezza del Km 182), dopo aver visitato il paese o il porto di
Supe, dove esistono hotel e ristoranti. E' possibile anche visitare Barranca
(Km 190), dove si possono sfruttare le spiagge di Chorrillos e Puerto Chico,
o semplicemente passeggiare lungo il bel litorale. Anche qui vi sono buoni
hotel e ristoranti, distributori di carburante, un posto di polizia,
farmacie e camere in affitto. Foto E' possibile accamparsi presso l'alloggio
degli archeologi (posto sicuro e con riserva d'acqua) o nel vicino villaggio
di Caral, dove non esiste alcun tipo di servizio turistico.


Di Roberto Ochoa B.
Foto di Melissa Merino
Traduzione di Gabriele Poli
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May 11, 2001, 12:46:26 PM5/11/01
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