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Mania, Manya e Moana

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Eleonora Cavallini

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Oct 24, 2004, 7:53:11 PM10/24/04
to
Nella _Vita di Demetrio _(cap. 27), Plutarco parla di alcune
intollerabili insolenze che una cortigiana di nome Demo, detta Mania,
avrebbe pronunciato ai danni della collega Lamia, amante ufficiale del
Poliorcete. Fra l'altro, Demò/Mania avrebbe sbeffeggiato Lamia a causa
della sua età non più florida: ad esempio, a Demetrio che le faceva
assaggiare alcuni dolci inviatigli da Lamia, Mania avrebbe risposto:
"Te ne manderà di più mia madre, se vorrai andare a letto anche con
lei".
Sul valore storico degli aneddoti si può discutere all'infinito, ma
comunque un problema si pone: chi era questa Demò/ Mania per potersi
permettere di maltrattare colei (Lamia) che, di fatto, era la regina
di Atene?
Macone (fr. 14 Gow) ha qualche informazione da offrirci:

"Ma forse qualcuno dei miei attuali ascoltatori
potrebbe, ed a ragione, essere in dubbio,
se una donna Attica fosse soprannominata
o si chiamasse veramente Mania . È brutto che una donna abbia un nome
frigio,
soprattutto se viene dal centro della Grecia, anche se è
un’etèra,
e pure che la città di Atene non impedisca questo,
quella città da cui tutti sono stati indotti a migliorare.
Dunque, il nome che le fu dato subito, fin dalla nascita,
era Melitta. Ma di statura, era un pochino
più bassa delle donne di quel tempo,
ma era ben dotata nella voce e nel parlare,
di bell’aspetto davvero, un vero schianto,
e aveva molti amanti, cittadini e stranieri.
Quando riguardo a questa donna si faceva
qualche discorso, dicevano che Melitta era una ‘mania’
tanto era bella, ed anche lei contribuiva
a mettere in voga questo nome. Quando infatti uno scherzava,
lei subito gridava questa parolina, ‘mania’,
e quando lei lodava o viceversa biasimava qualcuno,
la parola ‘mania’ veniva aggiunta a entrambi i discorsi.
Perciò sembra che uno dei suoi amanti, dopo avere
allungato la parola , la chiamasse Mania;
e questo nome aggiuntivo prevalse su quello vero."

Una sottile _agudeza_ alessandrina, tuttavia altamente improbabile.
Non è infatti pensabile che l'etèra facesse di tutto per cambiare il
grazioso appellativo di Melitta ("ape") in un brutto nome da schiava
come Mania. Sarà poittosto da credere che ella, almeno agli inizi,
avesse tentato di sostituire l'originario Mania con diffusi
_nicknames_ come Melitta e Demò, e che solo in seguito, dopo essere
stata sbugiardata dalle rivali (magari dalla stessa Lamia!), si
adoperasse per trasformare il nome incriminato in un vezzeggiativo. In
pratica, ella avrebbe giocato sulla quasi totale omofonia con il nome
comune _mania_, che si differenzia dal nome proprio solo per la
lunghezza della prima sillaba. Che poi fosse uno spasimante ad
allungare di proposito la parola, è semplicemente risibile.
Tuttavia, ancora Plutarco ha a disposizione fonti secondo le quali
Mania sarebbe stato un nomignolo: a quanto pare, l'abilità della
cortigiana nelle _public relations_ doveva avere lasciato un segno non
effimero, se ancora dopo secoli si era in dubbio su quale fosse il suo
vero nome.
E' probabile che Mania, frequentatrice della corte di Demetrio, sia
proprio quella Demò per la quale avrebbe perso la testa Antigono
Monoftalmo, padre di Demetrio (Heraclid. Lemb.ap. Athen. 13 578b), al
punto di far uccidere Ossitemi, un cortigiano di Demetrio che aveva
perseguitato la donna e torturalto le sue ancelle (dietro tutto questo
ci sarà stata, evidentemente, qualche bella congiura di palazzo:
peccato non saperne di più).
Un collega cui esponevo queste mie considerazioni mi ha fatto notare
che ai nostri giorni esiste una pornostar detta _Manya_ (!). Non ho
potuto fare a meno di pensare a quella che più di tutte incarnava il
tipo dell'etèra greca di classe:
"Il mio nome è quello di un'isola delle Hawai e significa: il punto in
cui il mare è più profondo. E' adattissimo per il mio lavoro: infatti
tutti credono che sia un nome fittizio".
Ma Moana era piuttosto una Laide che una Demò.
Eleonora

javalab

unread,
Oct 27, 2004, 5:22:38 AM10/27/04
to
Eleonora Cavallini ha scritto:

> Nella _Vita di Demetrio _(cap. 27), Plutarco parla [...] una cortigiana di
nome Demo, detta Mania,

quando si parla di 'allungare' il nome, corrisponde a un nostro
spostamento nell'accento, ma'nia / mani'a ?

> quella che più di tutte incarnava il
> tipo dell'etèra greca di classe:

> Ma Moana era piuttosto una Laide che una Demò.

ho sempre pensato alle etere piu' o meno come alle geishe, persone in cui
la sessualita' e' uno solo degli elementi di un'educazione sociale e
rituale ben piu' complessa. moana sarebbe stata un'etera ?

ciao, j.

--

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Eleonora Cavallini

unread,
Oct 28, 2004, 7:39:03 PM10/28/04
to
ja...@labrador.ca (javalab) wrote in message news:<clnpd1$h4d$1...@news.newsland.it>...

> Eleonora Cavallini ha scritto:
>
> > Nella _Vita di Demetrio _(cap. 27), Plutarco parla [...] una cortigiana di
> nome Demo, detta Mania,
>
> quando si parla di 'allungare' il nome, corrisponde a un nostro
> spostamento nell'accento, ma'nia / mani'a ?

In che modo potesse incidere l'allungamento di una sillaba nel parlare
comune, non saprei dirti. Non credo però che l'accento tonico
cambiasse. Naturalmente, poi, la cosa era rilevante ai fini della
metrica.


>
> > quella che più di tutte incarnava il
> > tipo dell'etèra greca di classe:
> > Ma Moana era piuttosto una Laide che una Demò.
>
> ho sempre pensato alle etere piu' o meno come alle geishe, persone in cui
> la sessualita' e' uno solo degli elementi di un'educazione sociale e
> rituale ben piu' complessa. moana sarebbe stata un'etera ?

Ho studiato poco i comportamenti delle geishe (anche se ho avuto modo
di vedere alcune belle immagini di geishe con guerrieri aristocratici:
pur essendo molto esplicite, non hanno nulla di pornografico, ma
esprimono piuttosto un ideale di self-control e di dominio delle
passioni).
Per le etère la questione è complessa: se dobbiamo basarci sulla
pittura vascolare, sui versi dell'ormai irrinunciabile Macone o su
certi epigrammi dell'_Antologia Palatina_, siamo costretti a
concludere che le signore in questione non erano molto diverse dalle
moderne pornostar. Ci viene trasmessa l'idea di una sessualità
sfacciata, ostentata, in certi casi francamente volgare. Comunque,
anche i simposi aristocratici dell'età di Anacreonte comportavano,
molto probabilmente, risvolti da festini a luci rosse.
Mi sembra probabile che alcune etère particolarmente eleganti e colte
avessero la possibilità di sottrarsi a questo genere di situazioni e
di scegliere, volta per volta, gli amanti che preferivano. Lasciando
da parte Aspasia, che è un caso eccezionale, penso che anche Teodote e
Timandra, le amanti di Alcibiade, non fossero donne disponibili con
tutti. Però è anche verosimile che, agli inizi della carriera, perfino
le etère più famose non fossero in condizione di guardare tanto per il
sottile.
>
> ciao, j.

Eleonora Cavallini

unread,
Oct 28, 2004, 8:12:59 PM10/28/04
to
ja...@labrador.ca (javalab) wrote in message news:<clnpd1$h4d$1...@news.newsland.it>...

>moana sarebbe stata un'etera ?


Frine, una ragazza di buona famiglia tespiese costretta da eventi
bellici ad emigrare ad Atene, era costretta, agli inizi, a raccogliere
i capperi (questo secondo il comico Timocle, che l'attacca duramente
per la sua avidità: ma forse non è un caso che Timocle sia anche
avversario politico di Iperide). Poi Frine, esercitando la
prostituzione, divenne molto ricca e solo allora potè permettersi di
fare il bello e il cattivo tempo ad Atene (fino al momento in cui un
certo Eutias pensò bene di citarla in giudizio, secondo me dietro
istigazione dei nemici di Iperide). Laide, secondo la tradizione, fu
'scoperta' dal pittore Apelle e questo la collocò fin dagli inizi in
una posizione privilegiata (questo sempre prendendo per buona
l'aneddotica: secondo me Laide è un personaggio semi-mitico, collegato
con il culto di Afrodite).
In effetti non ricordo passi di autori antichi che descrivano Frine o
Laide intente a soddisfare il primo venuto nei simposi. Avevano amanti
selezionatissimi: Laide, a quanto si narra, voleva solo essere pagata
(e chiedeva cifre spropositate, secondo Gellio), mentre Frine
pretendeva anche di essere amata. Può capitare che gli scrittori
moderni reinterpretino a modo loro: La Laide di Buzzati, in effetti,
si comporta in modo molto simile alla Mania di Macone(comunque, il
riferimento classico è evidente).
Tornando a Moana, era una donna del nostro tempo, che esibiva la
propria immagine erotica mercificandola. Ma era pur sempre immagine:
nel privato Moana poteva anche essere una persona diversa. Di certo
possedeva una singolare eleganza: ho visto foto di lei scattate da una
donna e sono bellezza pura, seducente ma distaccata, in qualche modo
inattingibile. In questo senso mi ricorda Laide. I film porno non li
ho mai visti e men che meno desidero vederli adesso.
Eleonora
>

Sergio Audano

unread,
Oct 29, 2004, 8:20:19 AM10/29/04
to

"Eleonora Cavallini" <leon.ca...@virgilio.it> ha scritto nel messaggio >

Frine, una ragazza di buona famiglia tespiese costretta da eventi
> bellici ad emigrare ad Atene, era costretta, agli inizi, a raccogliere
> i capperi (questo secondo il comico Timocle, che l'attacca duramente
> per la sua avidità: ma forse non è un caso che Timocle sia anche
> avversario politico di Iperide). Poi Frine, esercitando la
> prostituzione, divenne molto ricca e solo allora potè permettersi di
> fare il bello e il cattivo tempo ad Atene (...).

Quanto hai scritto sulla mitica Frine è di straordinario interesse, anche
sotto un'angolatura, per così dire, "comparativistica" del fenomeno.
La prostituzione ha conosciuto anche in altre età queste forme così diverse
dalla percezione puramente "mercenaria" e sessuale che comunemente associamo
al fenomeno e mi domando se non ci sia dietro la volontà, più o meno
esplicita, di ricreare quella tipologia di personaggio di cui sono esempi
illustri Frine o Aspasia.
Non a caso queste forme di prostituzione legate alle èlites politiche e
culturali scompaiono nel Medioevo, soprattutto occidentale (ne sopravvive
qualche esempio a Bisanzio, anche solo al fine di rimuovere il ricordo
ingombrante di Teodora, che dalle parole di Procopio segue invece la
carriera tradizionale della prostituta volgare, in genere attrice, cantante
o ballerina da circo, quindi legata alla dimensione popolare; un esempio
potrebbe essere la prostituta convertita dal vescovo di Edessa Nonno che,
come sostiene persuasivamente Enrico Livrea, altri non sarebbe che l'autore
delle "Dionisiache"), ma ritornano nelle più sofisticate corti
rinascimentali, a Roma, a Venezia (dove molte cortigiane sono state poetesse
di buon livello, in primis Veronica Franco) e anche a Firenze.
Molto curiosa è l'esperienza romana dove la prostituzione diventa una sorta
di quinta colonna dello Stato della Chiesa, non solo ai tempi "rilassati" di
Alessandro VI, ma persino nel Seicento in piena Controriforma, quando i
proventi derivati dall'esercizio dell' "arte" nella sola Roma erano pari a
un quinto del bilancio dello Stato e le prostitute erano "protette" dalle
famiglie aristocratiche (ad esempio Olimpia Pamphili fu la prima,
autorizzando le prostitute a innalzare il suo stemma nelle case a loro
riservate, fermo restando il pagamento di una buona percentuale sulle
entrate). Mi domando, infine, se ci sia anche un possibile collegamento con
la figura storica delle "favorite" di corte, in auge soprattutto tra
Seicento e Settecento alla corte francese: molte di queste donne, di alto
lignaggio e di buona cultura, non avrebbero forse sfigurato di fronte
all'antica Frine. E quando la Du Barry fu ghigliottinata (sembra trascinata
a forza sul palco dell'esecuzione) forse davvero si è chiusa un'epoca e una
"simbologia".
Un caro saluto
Sergio

p.l.

unread,
Nov 2, 2004, 1:16:49 PM11/2/04
to
MI sembra sia Demostene a dire che un uomo cerca un'etera per avere una
piacevole compagna, una prostituta per il piacere di un'ora e una moglie per
avere figli legittimi. Fosse o non fosse lui,credo che la citazione possa
aiutare: non si tratta di definire il limite tra prostituta ed etera. Certo
è che, agli occhi delle elittes culturali e politiche, la differenza almeno
in una certa epoca, esisteva. Che poi una stessa persona potesse iniziare la
carriera da una parte e finire in un'altra è fuori dubbio. E anche fuori
questione. Il ruolo delle etere non è solo sessuale: è vero che negli
incotnri poi poteva accadere di tutto ma non è detto che le etere avessero
questo compito: direi anzi di no (anche se ovviamente poteva accadere).
Escludendo gli aspetti omoerotici, il ruolo di strumento sessuale poteva
competere con estrema facilità e pochi problemi alle schiave. Oppure alle
prostute. La presenza di un'etera doveva essere connesso ad altro (gesti di
ospitalità, formalità... ciò che è riassumibile in alcuni codici di
comportamento oggi definibili: buone maniere) anche se, riepto, non era
esclusa quella componente.
Ora, un'etera deve avere (tralasciando eccezioni note ma statisticamente
ritengo poco significative) un protettore: un amante in carica per il quale
svolga le funzioni di compagna piacevole. Chiaramente quest'amante dovrà
essere ricco e, in qualche caso, potente. Ecco allora che per colpire un
personaggio politico si colpisca la sua amante oppure, ma non è detto che le
cose siano in alternativa, che una amante colpisca l'amante di un altro
_anche_ per motivi legati allo status del proprio protettore.
marco

Eleonora Cavallini

unread,
Nov 21, 2004, 9:17:23 PM11/21/04
to
"p.l." <m.m...@people.it> wrote in message news:<laQhd.116179$b5.57...@news3.tin.it>...

> MI sembra sia Demostene a dire che un uomo cerca un'etera per avere una
> piacevole compagna, una prostituta per il piacere di un'ora e una moglie per
> avere figli legittimi.

Amzitutto scusami per il ritardo. Ho pochissimo tempo libero e me ne
dispiace.
Il passo della _Contro Neera_ attribuita a Demostene (puoi trovare
nel mio sito la recensione alla bella edizione di E. Avezzù pubblicata
da Marsilio) suona più o meno così: " Abbiamo le etère per il piacere,
le concubine per la cura quotidiana del corpo, le mogli per avere
prole legittima e una custode fidata della casa" (122).

Fosse o non fosse lui,credo che la citazione possa
> aiutare:

Purtroppo, sia o no Demostene l'autore di questo scritto cinico e
perfino volgare, la citazione non ci aiuta.

>La presenza di un'etera doveva essere connesso ad altro (gesti di
> ospitalità, formalità... ciò che è riassumibile in alcuni codici di
> comportamento oggi definibili: buone maniere) anche se, riepto, non era
> esclusa quella componente.
> Ora, un'etera deve avere (tralasciando eccezioni note ma statisticamente
> ritengo poco significative) un protettore: un amante in carica per il quale
> svolga le funzioni di compagna piacevole. Chiaramente quest'amante dovrà
> essere ricco e, in qualche caso, potente. Ecco allora che per colpire un
> personaggio politico si colpisca la sua amante oppure, ma non è detto che le
> cose siano in alternativa, che una amante colpisca l'amante di un altro
> _anche_ per motivi legati allo status del proprio protettore.

Come ha ben osservato Sergio, una donna dedita alla 'militanza
erotica', in qualsiasi epoca (sia pure con dinamiche diverse) può
conquistare potere e prestigio grazie alle sue qualità personali e
alla presenza di circostanze favorevoli. Da questo punto di vista, non
c'è molta differenza fra etère come Aspasia e Frine e nobildonne come
la romana Clodia. Ma sarà una semplice prostituta circense come
Teodora a diventare imperatrice al fianco di Giustiniano. Poi verranno
le celebri 'favorite' dei re di Francia, a volte aristocratiche per
nascita, in altri casi ex-prostitute elevate al rango di dame per vie
abbastanza ambigue e tortuose. Si potrebbe procedere oltre, ad esempio
citando Josephine, che conquistò appoggi politici a Napoleone grazie
alla propria intima amicizia con Barras. E così via, fino a Marina
Ripa di Meana o, se proprio si vuole, ad Aureliana Alberici. Il potere
femminile si esprime in vari modi.
Tornando alle etère greche: molti indizi lasciano supporre che, in
generale, non godessero grande considerazione. Nel _Simposio_
platonico Alcibiade si esprime in termini abbastanza spregiativi nei
confronti delle 'flautiste', ma si sa che proprio lui frequentava le
etère più belle, eleganti e ammirate, così come al giorno d'oggi un
_top_ manager si accompagna con una _top_ model. Un'etèra come Teodote
o, più tardi, come Laide doveva essere una specie di _status-symbol_,
a prescindere dagli intrighi politici che comunque, a certi livelli,
erano presenti molto spesso.
Probabilmente la contesa fra Lamia e Mania sottintende, al di là del
gossip tramandato da Plutarco e Ateneo, una cospirazione politica
piuttosto seria, forse addirittura un grave dissidio fra Antigono
Monoftalmo e il di lui figlio Demetrio Poliorcete. Mania forse si era
schierata con il vecchio manutengolo di Alessandro contro il giovane
signorotto di Atene. A quel tempo le etère più in vista, e le loro
ancelle, erano anche abili spie. Ma sfortunatamente le fonti sono
poche e scarsamente attendibili.
Mi pongo proprio ora un problema: ma i padri dei giovani e rampanti
sovrani di quell'epoca erano tutti guerci? Non sarà per caso Antigono
un caso di 'duplicazione' storiografica di Filippo?
Eleonora

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