Sia all'attivo che al medio l'Ottativo usa le desinenze secondarie (o dei
tempi storici), e il congiuntivo quelle primarie (o dei tempi principali).
Nicola
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> Sia all'attivo che al medio l'Ottativo usa le desinenze secondarie (o dei
> tempi storici), e il congiuntivo quelle primarie (o dei tempi principali).
>
Forse il nostro interlocutore vuole sapere se l'ottativo usa le
desinenze primarie anche nell' aoristo e se il congiuntivo usa quelle
secondarie anche nel presente.
La risposta è sì (e ovviamente lo sai benissimo anche tu). Ma il
problema permane: come mai nel tempo _aoristo_ ci sono forme
(congiuntivo) che vogliono le desinenze primarie? Perché nel
_presente_ il modo ottativo richiede le desinenze dei tempi storici?
Un altro interrogativo molto diffuso è questo: perché l'aoristo
passivo usa le desinenze dell'attivo?
Forse converrebbe tentare di chiarire questi punti per evitare
disastri nei compiti in classe;-)
Eleonora
> Sia all'attivo che al medio l'Ottativo usa le desinenze secondarie (o dei
> tempi storici), e il congiuntivo quelle primarie (o dei tempi principali).
>
Ho la netta sensazione di avere invertito congiuntivo e ottativo nella
mia prima frase. Ma ho l'influenza, ho sonno e sto finendo di
preparare l'intervento per Sestri;-)
Eleonora
> Ma il problema permane: come mai nel tempo _aoristo_ ci sono forme
> (congiuntivo) che vogliono le desinenze primarie? Perché nel
> _presente_ il modo ottativo richiede le desinenze dei tempi storici?
In realtà la situazione è confusa fin dai tempi antichi: in sé, le
desinenze primarie dovrebbero indicare l'azione presente e le desinenze
secondarie, e in questo senso la distinzione è chiara e stabile
nell'indicativo; poiché al di fuori dell'indicativo l'espressione del
tempo è praticamente assente, e l'opposizione semantica tra le due serie
sempre più offuscata (anche perché si insedia l'aumento come mezzo
fondamentale per distinguere il tempo passato dal presente), nel
congiuntivo e nell'ottativo desinenze primarie e secondarie si mescolano
in modo un po' caotico (eíēn eíēs, ma légoimi légois ecc.).
Fenomeni analoghi si riscontrano anche in altre lingue indeuropee. (Rilevo
incidentalmenhte che la denominazione primarie e secondarie è sbagliata,
perché sono le desinenza primarie ad essere marcate, e non viceversa:
légousi < *légont-i è *legont (é-legon) 'dicono (acronico)' + -i (adesso
qui: con la stessa differenza che c'è fra outos e outosì p.es.).
> Un altro interrogativo molto diffuso è questo: perché l'aoristo
> passivo usa le desinenze dell'attivo?
Perché in origine si tratta di forme intransitive caratterizzate da vocale
lunga: lo si vede ancora in forme come emánēn (o egráphē 'si
trova scritto'). Successivamente sono state 'catturate' nel sistema
dell'aoristo: sembra che soprattutto nel sistema dell'aoristo ci sia un
interesse preminente a evitare interferenze tra medio e passivo. Anche in
indo-iranico, del resto, l'aoristo è l'unico "tempo" ad avere una forma
antica di passivo, limitatamente alle III persone.
Sono completamente d'accordo che introdurre (con la dovuta cautela e
prudenza, naturalmente) questi concetti già a partire dalle classi
ginnasiali sarebbe estremamente opportuno. Purtroppo molte grammatiche
ancora felicemnte circolanti sanno dire soltanto che l'aoristo si traduce
col passato remoto e il perfetto col passato prossimo (che è orrendamente
sbagliato sia dal punto di vista del greco che dell'italiano: ma
soprattutto è impensabile che si ritenga di far imparare una lingua come
il greco limitandosi alle formulette meccaniche!!).
Scusa la fretta e auguri per l'influenza.
Moreno
In realtà la lingua, nella sua concreta e storica evoluzione, segue
procedimenti tutti suoi. Le grammatiche tentano di semplificare i
fenomeni linguistici riducendoli a categorie che alla fin fine non
quadrano.
I tempi greci esprimono una 'qualità' dell'azione. Ma nell'indicativo
(e in parte nelle forme nominali) è espressa anche l'idea di 'tempo'.
L'aumento gioca fino a un certo punto, visto che Omero usa preteriti
senza aumento, i quali tuttavia hanno indubitabilmente valore di
'tempi storici'.
> > Un altro interrogativo molto diffuso è questo: perché l'aoristo
> > passivo usa le desinenze dell'attivo?
>
> Perché in origine si tratta di forme intransitive caratterizzate da vocale
> lunga: lo si vede ancora in forme come emánēn (o egráphē 'si
> trova scritto').
Non sono sempre forme intransitive. Possono addirittura reggere il
complemento oggetto (come _edaen_, "io appresi"). Il suffisso _eta_
esprime piuttosto _il punto di vista del soggetto_ rispetto alla
nozione insita nella radice: o, se vogliamo, il _grado di
partecipazione all'azione_ del soggetto stesso.
Ora, se la radice _da_ esprime l'idea di "insegnare" (es. _didasko_),
la stessa radice, con il suffisso _eta_, designerà il _ricevere
l'insegnamento_, e cioè l'_apprendere_. Ovviamente si può anche
apprendere qualcosa (ed ecco il c. d. aoristo passivo farsi
addirittura transitivo).
> Successivamente sono state 'catturate' nel sistema
> dell'aoristo: sembra che soprattutto nel sistema dell'aoristo ci sia un
> interesse preminente a evitare interferenze tra medio e passivo.
C'è da chiedersi se sia nato prima l'uovo o la gallina. Poiché il
sistema dell'aoristo poteva disporre di una forma autonoma per
esprimere la diatesi passiva, la distinzione fra medio e passivo si è
accentuata (cosa che non avviene nel presente).
> Anche in
> indo-iranico, del resto, l'aoristo è l'unico "tempo" ad avere una forma
> antica di passivo, limitatamente alle III persone.
Attestato in quale epoca?
> Scusa la fretta e auguri per l'influenza.
Volere o volare domani a Sestri dovrò navigare;-)
Eleonora
> L'aumento gioca fino a un certo punto, visto che Omero usa preteriti
> senza aumento, i quali tuttavia hanno indubitabilmente valore di
> 'tempi storici'.
Verissimo. L'aumento è quasi sconosciuto in miceneo, facoltativo in Omero,
obbligatorio successivamente. Con l'accentuarsi dell'importanza
dell'aumento scema l'importanza della distinzione tra desinenze secondarie
e desinenze primarie. Il tutto andrebbe considerato anche alla luce
dell'analoga evoluzione che si ha in indo-iranico, ma allora è un discorso
troppo lungo!
> Non sono sempre forme intransitive. Possono addirittura reggere il
> complemento oggetto (come _edaen_, "io appresi").
Il che dimostra a maggior ragione che in origine non sono forme passive.
Si tratta di forme assimilate, per intendersi, al tipo latino in -ē-
di verbi quali manēre o rubēre, che esprimono uno stato (ciò non
toglie che alcuni possano sviluppare secondariamente valori transitivi).
In ogni modo la storia dell'aoristo passivo greco ha ancora lati
inspiegati. La stessa origine del suffisso -thē non è chiara (e
nessuna delle spiegazioni date finora è pienamente convincente).
> > Anche in
> > indo-iranico, del resto, l'aoristo è l'unico "tempo" ad avere una forma
> > antica di passivo, limitatamente alle III persone.
> Attestato in quale epoca?
E' attestato sia in vedico (e poi usato anche in sanscrito classico) sia
in avestico, e quindi rappresenta un'eredità dalla fase comune precedente.
[Con III persone intendevo le terze persone singolari: la precisazione mi
pare d'obbligo].
Grazie dell'attenzione e buona navigazione a Sestri (consiglio caldamente
l'ombrello: oggi a Genova pioveva a dirotto)!