Tito Livio era "accusato" di patavinitas.
Provabilmente si intendeva una serie di caratteristiche tipiche di chi
era nato e cresciuto a Padova: quindi, soprattutto, uno "stile" che
risentiva di quella particolare provenienza.
Qualcuno ne sa di piů sulla Patavinitas?
Grazie
P.
>Tito Livio era "accusato" di patavinitas.
>Provabilmente si intendeva una serie di caratteristiche tipiche di chi
>era nato e cresciuto a Padova: quindi, soprattutto, uno "stile" che
>risentiva di quella particolare provenienza.
>Qualcuno ne sa di più sulla Patavinitas?
Generalmente si ritiene che la "Patavinitas" di Livio riguardi peculiarità
linguistiche del suo dettato.
Però è altrettanto legittimo supporre (ma qui mi esprimo senza alcuna
competenza specialistica) che lo storico sia stato accusato di provincialità
non tanto per ragioni stilistiche, quanto per l'estrema rigidità dei
contenuti. Livio appare così legato alla religiosità tradizionale da
approvare senza riserve l'operato (discutibile) di Augusto e da ignorare
totalmente le ideologie 'eversive' che pure al suo tempo erano molto
diffuse. L'iintransigente rigore religioso e morale era comunemente
considerato come un tratto caratteristico dell'area gallica (anche Catullo,
nella sua goliardica _debauche_, resta pur sempre un provincialotto
devastato dalla passione per una troppo evioluta dama della capitale)
Per una sommaria (ma autorevole) sintesi della questione, posso rimandare
alla _Storia della letteratura latina_ di Ettore Paratore, pp. 440ss.
Tuttavia non bisogna dimenticare che anche Paratore era figlio del suo tempo
e che per lui Lesbia era un _putt..._ ehm, un puttino.
Posso appena immaginare come fosse considerato Livio dagli intellettuali
'irregolari' della sua epoca (epicurei, seguaci dei culti misterici, e
perfino stoici): Probabilmente poco più che un Emilio Fede _ante litteram_.
La discussione è aperta!
Eleonora (da Ravenna Felix).
--
Posted from smtp1.libero.it [193.70.192.51]
via Mailgate.ORG Server - http://www.Mailgate.ORG
Quintiliano racconta che Asinio Pollione trovava in Livio segni di
"Padovanità" ("Taceo de tuscis et Sabinis et Praenestinis quoque (nam ut
eorum sermone utentem Vettium Lucilius insectatur, quem ad modum Pollio
reprendit in Livio Patavinitatem): licet omnia Italica pro Romanis habeam"),
ma Quintiliano, probabilmente, non poteva più giudicare sulla fondatezza
delle affermazioni di Asinio Pollione.
E se fosse, in realtà un tipo di atteggiamento, non una questione
stilistica?
Padova, se non erro, era città dalla forti tradizioni repubblicane, e questo
doveva far sorridere Augusto, che - come racconta Tacito - soprannominò lo
storico "Pompeianus" per ironizzare sul suo provincialismo che lo portava a
credere ancora al Mos Maiorum in un modo che a Roma non era più sentito da
tempo.
Qual è la verità, quindi? Probabilmente era una questione sia stilistica sia
"politica", sempre che Quintiliano non abbia travisato Pollione o che
Pollione, abituato a criticare tutto e tutti non esagerasse...
Chissà...
leoncavallini wrote:
> Generalmente si ritiene che la "Patavinitas" di Livio riguardi peculiaritą
> linguistiche del suo dettato.
> Perņ č altrettanto legittimo supporre (ma qui mi esprimo senza alcuna
> competenza specialistica) che lo storico sia stato accusato di provincialitą
> non tanto per ragioni stilistiche, quanto per l'estrema rigiditą dei
> contenuti.
Gią. Ma non dimentichiamo anche che Padova era appena diventata provincia
romana. Forse questo puņ avere influito sul giudizio dei romani "veri" che
ritenevano i patavini "appena arrivati": un po' dei "parvenues" provincialotti.
E forse c'era anche un po' di timore...
P.