non so, mi e' venuto subito in mente questo:
koupha soi
chthôn epanôthe pesoi
(Alcesti, 463-4, ed. on line Kovacs: cfr.
Perseus).
ciao,
Marco
--
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L'augurio "la terra ti sia lieve" doveva ricorrere nelle preghiere greche
fin almeno dall'età classica. Cfr. Euripide, Alcesti, 462: _koupha soi
chthon epanothe pesoi_ "leggera la terra possa poggiare su te" (prima
attestazione) e, più ampiamente, Elena 853:_ei gar eisin oi theoi sophoi /
eupsychon andra polemion thanonth' hypo / kouphe katampischoisin en tymbo
chthoni,/ kakous d'eph' erma stereon ekballousi ges_ ("perché gli dei, se
sono dei che hanno la sapienza, a chi muore battendosi da prode danno un
sepolcro e rendono leggera la terra che lo copre, ma dei vili abbandonano i
corpi dove capita perché facciano mucchio e con le ossa rendano ancora più
compatto il suolo" -trad. Diano).
Così anche nelle iscrizioni: p.e. _kouphe soi konis hede peloi_ IG
14.1942.4; (questa polvere ti sia leggera) _kouphe seio gai' ostea keuthoi_,
(leggera la terra ricopra le tue ossa) ibidem 329 (Himera).
Basta del resto scorrere l'Antologia Palatina (libro VII) per rendersi conto
di come fosse una locuzione diffusissima negli epigrammi funebri, più o meno
stilizzati, d'età ellenistica e successive.
Basti così citare l'epitaffio funerario XXVI di Callimaco (lo riporto qui
nella bella traduzione di D'Alessio, BUR): "avevo di che vivere con modestia
di piccole cose, e nulla di male / facevo, né torto a nessuno. Terra cara, /
se io, Micilo [nome parlante: all'incirca "Piccino"], ho mai approvato
ingiustizia, non essermi lieve / tu, né voi altri dèi [quelli Inferi] che mi
tenete" (_Gaia phile / Mikylos ei ti poneron epenesa, mete sy kouphe / gineo
met'alloi daimones hoi m'echete_)" oppure l'epigrammatista ellenistico
Dioscoride che ha questo folgorante, polemico incipit: "O terra che gli sei
leggera, fa nascere in onore del poeta comico Macone l'edera di cui si
corona i vincitori e adornane la tomba; infatti tu accogli nel tuo seno non
uno di quei plagiatori che rifanno le opere degli altri, ma possiedi un
poeta i cui versi hanno i meriti dell'arte antica", o al Teocrito dell'
epigramma XV che così apostrofa il passante: "Dimostra, viandante, ora, che
tu onori più i valorosi dei vigliacchi, e con me ripeti: "Salute a questa
tomba del morto Eurimedonte, infatti giace lieve su una testa tanto sacra".
In epoca successiva (cito sempre dall'Antologia Palatina) si ritrovano le
più ingegnose variazioni sul tema: Agazia (VI d.C.), AP VII 583, alla
propria pernice, uccisa da un gatto, augura così: "che la terra non ti sia
leggera, ma ricopra pesantemente i tuoi resti, affinché il tuo nemico [il
gatto...] non li possa disseppellire [pappandoseli :-) ]; oppure Crinagora
(I d.C.) AP VII 401 augura ogni male anche post mortem al disonesto e
_kakòs_ Eunidico: "la tomba pesa qui su una testa odiosa, su un petto
deforme...O terra che hai la disgrazia di ricevere nel tuo seno un tal uomo,
non essergli leggera, pesa con tutto il tuo pese sulle sue ceneri
detestabili!"
Per il resto, si va dai più piatti e convenzionali Anonimo che prega la
terra di accogliere nel suo seno il vecchio Amyntico e, a premio delle sue
fatiche, la incita a "non pesare sulla sua testa calva, ad essergli leggera"
e Lollio Basso (I d.C.) che apostrofa la terra di Taranto in favore di
Atymio tebano "che la terra del sepolcro gli sia leggera"; al più elegante
Meleagro (I a.C.) AP VII 461 che apostrofa la terra "ad essere leggera ad
Aesigene, così come lui non le fu mai fardello" oppure che "interroga" il
filosofo Filaulo di Ecratida, augurandogli che "la terra gli sia leggera,
visto che la sua vita era stata in accordo ai suoi saggi principi"; o a
Crinagora, ancora, che apostrofa in favore di un bambino "la terra
ammonticchiata su questa tomba, il mare che bagna queste rive, ad essergli
l'una leggera l'altro silenzioso", e ad un Diodoro che, teneramente, in
favore di un bimbetto, un piccolo schiavo di due anni, Corax, prega la terra
"che diventa la nutrice del piccolo, a non pesare sulle sue ossa, a
risparmiarlo", fino al toccante Filippo di Tessalonica (I d.C.) AP VII 394
che, parlando di una tomba, costruita dal marmista Architele per il proprio
figlio Agatanore la apostrofa così: "O pietra, resta leggera sul morto,
affinché possa dire: "è davvero la mano paterna che l'ha posata su di me".
In ambito epigrafico latino l'espressione "sit tibi terra levis" ricorre,
oltre che a Roma, soprattutto in Spagna ed Africa (cfr. R.Lattimore Themes
in Greek and Latin epitaphs, Urbana Illinois 1935 pagg. 65-72).
Per la bibliografia rimando a quanto già scritto sul newsgroup qui:
http://snipurl.com/9sow.
(invece in part. su "sit tibi terra levis", cfr.pag.291, voce 610 di R.Tosi
Dizionario delle sentenze latine e greche, BUR, 1991)
Un saluto,
Nico Narsi
Sě, c'č _koupha soi chthon epanothe pesoi_ in Euripide, _Alcesti_
463s. Ma esistono anche testimonianze epigrafiche in entrambe le
lingue.
Eleonora
> oppure l'epigrammatista ellenistico
> Dioscoride che ha questo folgorante, polemico incipit: "O terra che gli sei
> leggera, fa nascere in onore del poeta comico Macone l'edera di cui si
> corona i vincitori e adornane la tomba; infatti tu accogli nel tuo seno non
> uno di quei plagiatori che rifanno le opere degli altri, ma possiedi un
> poeta i cui versi hanno i meriti dell'arte antica",
A giudicare dai versi superstiti di Macone, Dioscoride aveva proprio
torto (romagnolesca parafrasi);-)
Eleonora
Romagnolesco?! Ma il Boiardo non era emilianeggiante? :-)
("Chiama iniquo Macone e doloroso,/ Cornuto e becco Trivigante appella").
Cmq Macone sarebbe stato abilissimo a "conversare" in un newsgroup, non
trovi?: era o non era il (witty) gossip il suo forte? :-)
Le Chreiai come una sorta di Sgualdrine Impenitenti ante litteram, insomma.
E non a caso tutto quel che leggiamo oggi di Macone (462 versi, non di
più...) ce lo veicola il "tuo" (http://www.geocities.com/ociroe/ateneo.html)
Ateneo, Deipnosofisti XIII...
Però io non sarei così sicuro che Dioscoride avesse torto: dopotutto delle
commedie del comico Macone nulla ci resta (così come di tutta la commedia
ellenistica, meno fortunata della gemella tragedia), a parte due
insignificanti frammentini (sempre in Ateneo) e due/tre titoli (Auge, la
lettera, Ignoranza)...
Certo tu, che ti ci sei misurata, ti riferisci alle Chreiai ("Aneddoti"),
cmq opera di altro genere, che si iscrive nel filone degli "instructional
character-studies", su cui, peraltro, forse si può dare un giudizio meno
severo del tuo, suvvia: così A.W. Bullock ("Hellenistic Poetry", nella
storia della letteratura greca Cambridge -in italiano, Mondadori: vol.II,
pagg.351/52-), pag. 614: "the style is racy, relies a lot on puns".
Insomma i trimetri giambici delle Chreiai, certo stilisticamente
colloquiali, ci suonano non benissimo, perché abituati all'attico del V/IV
sec., epperò "si ancorano saldamente al linguaggio in uso al tempo
dell'autore": del resto le frequanti allusioni ai tragici del V sec.
dimostrano che M. da buon poeta alessandrino "stava lavorando per lo svago
di un pubblico istruito", in un'opera che, seppur "sexually risqué", rimane
peraltro inquadrabile "nel filone della manualistica moraleggiante"... Certo
ai giorni nostri la sua "attrattiva principale è d'essere collezionista
letterario di pettegolezzi" (talvolta tout court scabrosi, talaltra tuttora
divertenti), ben rendendo il clima della società di corte alessandrina a
metà III sec a.C. ca., ma all'epoca chissà?... (il problema è il solito: il
rischio implicito di basarsi sulla selezione "non innocente" di Ateneo...
Stesse considerazioni fa, p.e., Arnott nel suo commento
cantabrigense -1996, pag.34- a proposito della figura di Alessi i cui 342
frammenti del Kassel-Austin, provengono per il 62% -ben 212!- dai
Deipnosofisti: ciò ""inevitably leaves a biased and probably incorrect
impression that the comic poet's gaze is also focused predominantly on food
and drink"- mutatis mutandis lo stesso caveat va espresso per gli aneddoti
di Macone e le sue etere...).
Dopotutto, sul Macone *comico*, questa figura elusiva, non pare irrilevante
la notizia che il giovane Aristofane di Bisanzio lo avesse eletto a suo
maestro (cfr.Ateneo 14.664a: Macone gli insegnò "le parti della commedia"
_ton kata komodian meron_ , e secondo Gow si tratterebbe di parti
quantitative); di commedia quindi Macone doveva intendersene e alcuni suoi
giudizi pervenutici riguardo Difilo ("frigido": cfr. Ateneo 579e: alcune
pièces di Difilo se immerse nel vino... lo avrebbero raffreddato!)
parrebbero indicativi di un suo penchant per una commedia più vivace della
Nea :-)
Imho forse era avvicinato alla commedia antica, oltre che per i jokes a
contenuto sessuale (per cui abbiamo parallelismi non infrequenti con le
opere di Aristofane: cfr. p.e. Eccl.1073 e Plut.1033 vs Machon 30,1 oppure
il pun in Ateneo 578d con Ran.1344-45), anche per il suo umorismo _onomastì_
(cfr. quello relativo a Demetrio Poliorcete [Ateneo 13.577e-f= Gow 13 e
Ateneo 13.579a = Gow 15] o al re Tolemeo), da cui l'epiteto "timo pungente"
(sempre in Dioscoride, AP 7,708), anche se è pur vero che probabilmente
simili e altri _komodoumenoi_ in quanto presumibilmente non coevi all'
autore (cfr. Bullock cit. p.363, nota 13), richiedevano un coraggio e una
_parrhesia_ molto minore di quella richiesta all'erculeo Aristofane nella
sua lotta versus il "mostruoso" Cleone :-) (cfr. cmq Leslie Kurke "Gender,
Politics, and Subversion in the Chreiai of Machon." PCPS 2002, 48: 20-65,
sulle stoccate anti-macedoni di M.).
Insomma anche nella sua opera comica Macone avrà cercato di rinverdire, così
come nelle Chreiai, i fasti dell'Archaia, che fu la prima, peraltro, a
rendere le etere protagoniste dell'azione scenica (cfr. sempre Ateneo
567A:"Aristofane, Apollodoro, Ammonio, Antifane e Gorgia di Atene, tutti
costoro hanno scritto sulle etere di Atene"), preludio al fiorire del
personaggio nella Mese e nella Nea: Macone ed altri prima di lui, già a
partire da fine IV sec., proseguirono, anche extrateatralmente, su questa
scia...
L'interesse per Macone, giocoforza sul côté non comico, ultimamente
pare appuntarsi proprio sulla messa in questione/sovvertimento della
tradizione delle raccolte aneddotiche di detti filosofici (cfr. p.e. il tuo
collega Renzo Tosi, che da molto vi si sta interessando: "Una parodia
filosofica in Macone", in AA.VV., Studi di filologia e tradizione greca in
memoria di Aristide Colonna, a c. di F.Benedetti e S.Grandolini, Perugia
2003, pagg.799-806): insomma "Machon switches the chreia from philosophers
to prostitutes" (Fraser, Ptolemaic Alexandria, 1, 621)...
Il tema (le dotte ed argute etere, etc. etc.) non poteva, naturalmente, non
interessare le classiciste :-), e infatti cfr. on-line Laura K.McClure "The
Laughter That Subverts: The "Witty Sayings" of Courtesans in Athenaeus'
Deipnosophistai", all'APA meeting 2002 e, più sistematicamente, il suo
Courtesans at Table: Gender and Greek Literary Culture in Athenaeus, New
York, 2003, pag. 90segg.: "the extreme obscenity found in most of Machon's
Chreiae has lead to the speculation, correct in my view, that they are meant
as a parody of this philosophical and rhetorical tradition" (ed anche
questo può rammentare in un certo qual modo l'Aristofane delle Nuvole
antisocratiche e le crude parodie antifilosofiche dell'Archaia in genere).
Su tutta la questione, più in generale, si veda Maria Teresa Capone, 'Le
"Crie" di Macone', Kleos 2, 1997 (Levante editore: Bari, "Estemporaneo di
studi e testi sulla fortuna dell'antico" a c. di F. De Martino, 1998), pagg.
407-38.
Insomma: Dioscoride "aveva torto"? Chissà, forse no: sugli intenti degli
epigrammi di Dioscoride (in origine una "serie" di cinque, su tragici e
comici, in sequenza cronologica: oltre M., Tespi, Eschilo, Sofocle e
Sositeo,protagonista del revival ellenistico del dramma satiresco) cfr.
Kathryn J.Gutzwiller, Poetic Garlands. Hellenistic Epigrams in Context,
Berkeley:University of California Press, 1998, pag.259-60: si tratta di
"five conncted epigrams, reflecting a contemporary appreciation of
preclassical drama and its archaizing revival in the third century", e
nell'epigramma di Macone Dioscoride "makes explicit the transferrence of
Greek literary innovation from Athens to the banks of the Nile", anche nel
campo della commedia.
Il fatto che questo tentativo di revival del genere comico nella società
alessandrina dell'epoca sia per noi naufragato forse ha più a che fare con
lo scarso appeal per i posteri di opere radicate nella lingua alessandrina
(quindi: non "aurea") e nel milieu della corte ellenistica dell'epoca (con i
peculiari temi/personaggi/interessi/jokes, non universalizzabili né
didatticamente fruibili), piuttosto che con considerazioni di qualità: e se
pensiamo che, p.e., anche grandi *assoluti*, come Eupoli, frutto
dell'Archaia al suo fulgore, non sono riusciti a giungere fino a noi in
tradizione diretta, poco ci si dovrà stupire (e la curiosità rimane!)...
Cordialmente,
Nico
"L'amante di Sofocle, Demofonte,/ quand'era ragazzo si prese *Nico, "la
Capra"*/ una più vecchia di lui /(...) La donna aveva -si diceva- uno
stupendo /fondoschiena: e Demofonte chiese / di farlo suo. "certo" lei
sorrise, "caro,/ prendilo pure, e dallo a Sofocle, da parte mia"
(Macone,18,422-24 e 429-32 Gow)
Mi riferivo a Ettore Romagnoli quando, a proposito della _Pro Archia_
di Cicerone, ricordava come l'oratore si fosse adoperato per far
concedere la cittadinanza al poeta greco, ma "a giudicare dai versi,
molto a torto".
> Cmq Macone sarebbe stato abilissimo a "conversare" in un newsgroup, non
> trovi?: era o non era il (witty) gossip il suo forte? :-)
> Le Chreiai come una sorta di Sgualdrine Impenitenti ante litteram, insomma.
> E non a caso tutto quel che leggiamo oggi di Macone (462 versi, non di
> più...) ce lo veicola il "tuo" (http://www.geocities.com/ociroe/ateneo.html)
> Ateneo, Deipnosofisti XIII...
Il Macone delle Chreiai è un esempio illuminante di quell'inesorabile
scadimento del gusto e delle 'buone maniere' che si verifica in Atene
fra quarto e terzo secolo. In una società che ha completament perso di
vista gli antichi punti di riferimento etico-estetici, non c'è da
stupirsi se qualche poeta(?) si sofferma sui meschini battibecchi di
cortigiane e parvenu di bassa levatura. Bastano pochi decenni a fare
la differenza: Frine e Laide sono ancora _star_ di alto profilo,
composte ed eleganti,legate alla'antico concetto di bellezza come
emanazione divina, mentre Gnatena, Mania e le loro colleghe scendono
al livello di certe divette televisive, tipo Natalia Estrada o Luisa
Corna. Puà fare eccezione Glicera, ma per la sua eccezionale
intelligenza, non certo per lo stile. Macone è testimone accurato di
questo progressivo involgarimento (che coinvolge persino un re come
Demetrio Poliorcete), ma non sembra affatto prenderne le distanze;
amzi ci guazza, come una sorta di Dagospia ante litteram.
Ne consegue un uso della lingua greca a dir poco pietoso,
approssimativo e inaccurato. Le sue commedie? Dubito che fossero in
grado di riprendere i fasti della gloriosa Archaia.
> epperò "si ancorano saldamente al linguaggio in uso al tempo
> dell'autore": del resto le frequanti allusioni ai tragici del V sec.
> dimostrano che M. da buon poeta alessandrino "stava lavorando per lo svago
> di un pubblico istruito", in un'opera che, seppur "sexually risqué", rimane
> peraltro inquadrabile "nel filone della manualistica moraleggiante"... Certo
> ai giorni nostri la sua "attrattiva principale è d'essere collezionista
> letterario di pettegolezzi" (talvolta tout court scabrosi, talaltra tuttora
> divertenti), ben rendendo il clima della società di corte alessandrina a
> metà III sec a.C. ca., ma all'epoca chissà?...
Nella società dell'età alessandrina operavano vari livelli. C'era chi
celava l'intento cortigiano e adulatorio dietro un'erudizione
ineccepibile e un'ammirevole abilità tecnica (es. Callimaco). C'era
anche chi faceva satira un po' troppm scomoda e finiva in pasto ai
coccodrilli (Sotade). Ma c'era anche chi se la cavava a buon mercato,
rifilando versi di pessima qualità ad un poubblico di bocca buona.
(il problema è il solito: il
> rischio implicito di basarsi sulla selezione "non innocente" di Ateneo...
> Stesse considerazioni fa, p.e., Arnott nel suo commento
> cantabrigense -1996, pag.34- a proposito della figura di Alessi i cui 342
> frammenti del Kassel-Austin, provengono per il 62% -ben 212!- dai
> Deipnosofisti: ciò ""inevitably leaves a biased and probably incorrect
> impression that the comic poet's gaze is also focused predominantly on food
> and drink"- mutatis mutandis lo stesso caveat va espresso per gli aneddoti
> di Macone e le sue etere...).
mettere sullo stesso piano Alessi (che fra l'altro è conoscitore di
filosofia, soprattutto (pre)platonica) e Macone è come paragonare
Esiodo con i poeti del Ciclo. Questo ovviamente non significa che
Macone fosse un ignorante, ed è senz'altro possibile che abbia
impartito utili lezioni anche a personaggi di spicco nel panorama
culturale dell'epoca. Ma questo non implica che fosse lui stesso un
'buon' poeta.
> Insomma anche nella sua opera comica Macone avrà cercato di rinverdire, così
> come nelle Chreiai, i fasti dell'Archaia, che fu la prima, peraltro, a
> rendere le etere protagoniste dell'azione scenica (cfr. sempre Ateneo
> 567A:"Aristofane, Apollodoro, Ammonio, Antifane e Gorgia di Atene, tutti
> costoro hanno scritto sulle etere di Atene"),
Da quando in qua le etère sono protagoniste della commedia
aristofanea? Poverette, non aprono mai bocca, se non per....E poi c' è
anche chi, come Filocleone, le riempie di botte.
Le etère, se mai, assumono un certo rilievo con Menandro (es.
_Epitrepontes_): ma anche lui, quando litigava con Glicera, magari per
banali ragioni di gelosia (era infatti corteggiata anche da Filemone)
gliene diceva dietro di tutti i colori.
E ora ho proprio sonno...bzz bzz.
Eleonora
>>> A giudicare dai versi superstiti di Macone, Dioscoride aveva proprio
>>> torto (romagnolesca parafrasi);-)
> Mi riferivo a Ettore Romagnoli quando, a proposito della _Pro Archia_
> di Cicerone, ricordava come l'oratore si fosse adoperato per far
> concedere la cittadinanza al poeta greco, ma "a giudicare dai versi,
> molto a torto".
Bello! Si sono dette un po' le stesse cose, mutatis mutandis, per la nomina
a senatore a vita di Luzi, che per qualcuno è *solamente* "poeta minore del
Novecento" :-)
> Il Macone delle Chreiai è un esempio illuminante di quell'inesorabile
> scadimento del gusto e delle 'buone maniere' che si verifica in Atene
> fra quarto e terzo secolo. (...)
> Ne consegue un uso della lingua greca a dir poco pietoso,
> approssimativo e inaccurato. Le sue commedie? Dubito che fossero in
> grado di riprendere i fasti della gloriosa Archaia.
Ohibò! Beh, Macone con Atene -et pour cause...- non ha moltissimo a che
fare, no? :-)
Sulla valutazione stilistica non commento: se ne sono lette troppe, anche da
parte di clarissimi tra otto e novecento, sullo stile di autori rei
solamente di scrivere un greco diverso dai modelli attici. Non sono l'unico,
in proposito (vedi lo stesso Gow...) a pensarla *molto* meno severamente di
te, ma de gustibus... Invito tutti gli interessati a farsi un'idea
*personale*, ora che il Machon del benemerito Gow è uscito ad un prezzo
abbordabile, in paperback...
Btw, occupandomi di commedia ateniese (cmq V/IV sec., soprattutto), sulle
"buone maniere" ateniesi dell'epoca così come letterariamente riflesse
potrei lungamente soffermarmi, ma... risparmierò te e il newsgroup, per
stavolta! :-)
> mettere sullo stesso piano Alessi (che fra l'altro è conoscitore di
> filosofia, soprattutto (pre)platonica) e Macone è come paragonare
> Esiodo con i poeti del Ciclo. Questo ovviamente non significa che
> Macone fosse un ignorante, ed è senz'altro possibile che abbia
> impartito utili lezioni anche a personaggi di spicco nel panorama
> culturale dell'epoca. Ma questo non implica che fosse lui stesso un
> 'buon' poeta.
Nessuno ha messo sullo stesso piano Alessi e Macone, ovviamente: si parlava
della "selezione" operata da Ateneo, non sempre fair a livello di
*contenuto* -e non già di stile! :-)
Detto questo, ripeto più in sintesi: non possiamo dire che Macone fosse
poeta comico "buono" o "cattivo", perché di Macone commediografo pressoché
nulla ci resta. E' inutile continuare a discutere su questo, professoressa,
visto che manca l'evidence... . :-)
> Da quando in qua le etère sono protagoniste della commedia
> aristofanea? Poverette, non aprono mai bocca, se non per....E poi c' è
> anche chi, come Filocleone, le riempie di botte.
> Le etère, se mai, assumono un certo rilievo con Menandro (es.
> _Epitrepontes_): ma anche lui, quando litigava con Glicera, magari per
> banali ragioni di gelosia (era infatti corteggiata anche da Filemone)
> gliene diceva dietro di tutti i colori.
Il "tipo" comico dell'etera ha le sue origini nell'Archaia: il buon Ateneo,
che di greco ha letto molto di più di noi due, non si sbagliava... Non
accludo loci e bibliografia (anche aristofanea...: ricordo solo che si può
risultare "protagoniste" anche nei discorsi indiretti, pensa all'Aspasia
periclea della rhesis sul ceppo del Diceopoli degli Acarnesi, etc. etc.),
perché con te sarebbe come portare vasi... a Samo :-) E comunque ça va sans
dire che le etère assumono un ruolo quanto mai rilevante decisamente prima
di Menandro e la Nea, con la Mese: basta rileggersi il capitolo del
Nesselrath in proposito (e dare un'occhiata ai Monuments della commedia
antica e di mezzo o sfogliare il Kassel-Austin)...
Un saluto,
Nico
>
> > Il Macone delle Chreiai è un esempio illuminante di quell'inesorabile
> > scadimento del gusto e delle 'buone maniere' che si verifica in Atene
> > fra quarto e terzo secolo. (...)
> > Ne consegue un uso della lingua greca a dir poco pietoso,
> > approssimativo e inaccurato. Le sue commedie? Dubito che fossero in
> > grado di riprendere i fasti della gloriosa Archaia.
>
> Ohibò! Beh, Macone con Atene -et pour cause...- non ha moltissimo a che
> fare, no? :-)
Il quoting 'sporco' è una cattiva abitudine dei bassifondi
niusgtuppeschi. A costo di essere noiosa, riporto quanto ho scritto
veramente:
Il Macone delle Chreiai è un esempio illuminante di quell'inesorabile
scadimento del gusto e delle 'buone maniere' che si verifica in Atene
fra quarto e terzo secolo. In una società che ha completament perso di
vista gli antichi punti di riferimento etico-estetici, non c'è da
stupirsi se qualche poeta(?) si sofferma sui meschini battibecchi di
cortigiane e parvenu di bassa levatura. Bastano pochi decenni a fare
la differenza: Frine e Laide sono ancora _star_ di alto profilo,
composte ed eleganti,legate alla'antico concetto di bellezza come
emanazione divina, mentre Gnatena, Mania e le loro colleghe scendono
al livello di certe divette televisive, tipo Natalia Estrada o Luisa
Corna. Puà fare eccezione Glicera, ma per la sua eccezionale
intelligenza, non certo per lo stile. Macone è testimone accurato di
questo progressivo involgarimento (che coinvolge persino un re come
Demetrio Poliorcete), ma non sembra affatto prenderne le distanze;
amzi ci guazza, come una sorta di Dagospia ante litteram.
Ne consegue un uso della lingua greca a dir poco pietoso,
approssimativo e inaccurato. Le sue commedie? Dubito che fossero in
grado di riprendere i fasti della gloriosa Archaia.
Perciò, chi vuole capire capisce, e chi vuole attaccare briga fa finta
di no. I personaggi presi in esame da Macone nelle Chreiai sono
soprattutto ateniesi o abitanti ad Atene (in proposito c'è un sottile
e capzioso discorso sulla ex-schiava Mania, arrogante e linguacciuta
favorita di Antigono Monoftalmo). Ci sono anche riferimenti ad
Alessandria, ma l'ambientazione ateniese è predominante. Il problema è
un altro, e cioè la rinuncia ad un'arte raffinata (di stampo
ipponatteo, o aristofaneo, o quello che ti pare)in favore di un
linguaggio degno di Eva Tremila.
> Sulla valutazione stilistica non commento: se ne sono lette troppe, anche da
> parte di clarissimi tra otto e novecento, sullo stile di autori rei
> solamente di scrivere un greco diverso dai modelli attici.
Credo di essermi letta un bel po' di letteratura ellenistico-romana e,
per esempio, non ho niente contro la lingua degli Stoici o contro
quella di Epicuro, che pure secondo gli atticisti "dava la nausea"
(Plutarco) ovvero si esprimeva "come un poagliaccio della
Cappadocia"(Alcifrone).
> Btw, occupandomi di commedia ateniese (cmq V/IV sec., soprattutto), sulle
> "buone maniere" ateniesi dell'epoca così come letterariamente riflesse
> potrei lungamente soffermarmi, ma... risparmierò te e il newsgroup, per
> stavolta! :-)
Preoccupati soprattutto del NG. Ma se per te _psogos_ e _aischrologia
_di derivazione giambica sono da mettere sullo stesso piano di certo
intrattenimento piccolo-borghese che accompagna e segue la caduta
della polis greca, ti conviene guardarti il Maurizio Costanzo Show.
>
> Detto questo, ripeto più in sintesi: non possiamo dire che Macone fosse
> poeta comico "buono" o "cattivo", perché di Macone commediografo pressoché
> nulla ci resta. E' inutile continuare a discutere su questo, professoressa,
> visto che manca l'evidence... . :-)
Infatti io discutevo sulle _Chreiai_, che un po' conosco, visto che ho
tradotto tutto quello che ne resta. E' tuttavia abbastanza logico
supporre che sotto il dominio dei Diadochi fosse un po' difficile
rinverdire la felice, appassionata, dirompente stagione
dell'_Archaia_.
>
> > Le etère, se mai, assumono un certo rilievo con Menandro (es.
> > _Epitrepontes_): ma anche lui, quando litigava con Glicera, magari per
> > banali ragioni di gelosia (era infatti corteggiata anche da Filemone)
> > gliene diceva dietro di tutti i colori.
>
> Il "tipo" comico dell'etera ha le sue origini nell'Archaia: il buon Ateneo,
> che di greco ha letto molto di più di noi due, non si sbagliava... Non
> accludo loci e bibliografia (anche aristofanea...: ricordo solo che si può
> risultare "protagoniste" anche nei discorsi indiretti, pensa all'Aspasia
> periclea della rhesis sul ceppo del Diceopoli degli Acarnesi, etc. etc.),
Aspasia è comunque una protagonista, per il suo ruolo sociale e
politico del tutto eccezionale. Nei suoi confronti i comici del tempo
non ebbero certo la mano leggera, così come non la ebbero con Socrate
o con Diagora di Melo. Ma il punto è proprio questo: Aspasia, prima di
essere un'etèra, è anzitutto un personaggio politico, come tale
bersaglio dell'aggressività di commediografi come Cratino ed Eupoli.
> perché con te sarebbe come portare vasi... a Samo :-)
"L'isola delle Vergini", infatti.
E comunque ça va sans
> dire che le etère assumono un ruolo quanto mai rilevante decisamente prima
> di Menandro e la Nea, con la Mese: basta rileggersi il capitolo del
> Nesselrath in proposito (e dare un'occhiata ai Monuments della commedia
> antica e di mezzo o sfogliare il Kassel-Austin)...
Per te basta sempre dare un'occhiata a questo e a quello. Ma ora ti
chiedo: le avide e rapaci cortigiane della Mese (tra cui figurano
anche Frine e Laide, ma forse in quanto amanti di personaggi famosi)
sono paragonabili alla dolce e altruista Abrotono degli
_Epitrepontes_? Non ti sembra che sia cambiato qualcosa?
E' fin tropo facile, per i poeti della Mese, dipingere le etère
dell'epoca come stereotipi, naturalmente negativi, secondo un
moraleggiante cliché che si suppone incontrasse il favore del
pubblico. Molto neno facile è costruire il personaggio, purtroppo
tragicamente realistico, di una ragazza sfortunata costretta a darsi
alla prostituzione, in un'epoca in cui esporre le neonate o cederle a
un lenone era la norma.
Eleonora
>
> Un saluto,
> Nico
>> Ohibò! Beh, Macone con Atene -et pour cause...- non ha moltissimo a
>> che fare, no? :-)
>
> Il quoting 'sporco' è una cattiva abitudine dei bassifondi
> niusgruppeschi. A costo di essere noiosa, riporto quanto ho scritto
> veramente: (cut)
> Perciò, chi vuole capire capisce, e chi vuole attaccare briga fa finta
> di no. I personaggi presi in esame da Macone nelle Chreiai sono
> soprattutto ateniesi o abitanti ad Atene
Credo tu abbia equivocato (con la spiacevole conseguenza di... farti saltare
la mosca al naso: ma magari hai avuto impegni accademici
particolarmente pesanti, chessò...) il senso della mia (scherzosa)
precisazione: Macone ci dice molto, molto di più dell'ambiente di corte
alessandrino in cui è inserito (e dell'eventuale "scadimento" del suo gusto)
che dell'Atene di cui pure, a distanza di tempo, raccoglie gli aneddoti. Per
il resto: sapientibus pauca. Eppoi chi è così sconsiderato da attaccar briga
con chi, come te, "si tenui genere uteretur, numquam ab Aristophane poeta
fulgere tonare permiscere [Newsgruppum] dictus esset"? :-)
Suvvia: ti porgo il ramoscello di pace: nessuna Auseinandersetzung in
*questa* dorata gabbia delle Muse, ok? :-)
>> Sulla valutazione stilistica non commento:
> Credo di essermi letta un bel po' di letteratura ellenistico-romana
Anche Gow :-) E anch'io, si parva licet :-). E' il tuo giudizio che era un
po' tranchant, ma de gustibus perché vogliamo qui disputare?
>> Btw, occupandomi di commedia ateniese (cmq V/IV sec., soprattutto),
>> sulle "buone maniere" ateniesi dell'epoca così come letterariamente
>> riflesse potrei lungamente soffermarmi, ma... risparmierò te e il
>> newsgroup, per stavolta! :-)
>
> Preoccupati soprattutto del NG.
Ok, e tu magari preoccupati un po' di più delle "buone maniere" nell' ICCl
contemporanea :-)
(Se sei interessata, comunque, ti faccio avere una copia della mia tesi di
dottorato...)
>Ma se per te _psogos_ e _aischrologia
> _di derivazione giambica sono da mettere sullo stesso piano di certo
> intrattenimento piccolo-borghese che accompagna e segue la caduta
> della polis greca, ti conviene guardarti il Maurizio Costanzo Show.
Per me non sono da mettere sullo stesso piano, ovviamente, ma potrai
sicuramente quotare *per esteso* un passo in cui mi lancio nell'ardito
parallelismo...
Ovviamente mi occupo di letteratura greca non da ieri (anche) perchè
preferisco leggere altro piuttosto che guardare il MCShow.
Ovviamente è il *tuo* commento ad hominem a non essere fair...
>> Detto questo, ripeto più in sintesi: non possiamo dire che Macone
>> fosse poeta comico "buono" o "cattivo", perché di Macone
>> commediografo pressoché nulla ci resta. E' inutile continuare a
>> discutere su questo, professoressa, visto che manca l'evidence... .
>> :-)
>
> Infatti io discutevo sulle _Chreiai_, che un po' conosco, visto che ho
> tradotto tutto quello che ne resta.
L'ho subito, con piacere, riconosciuto, linkando il tuo (bel) libro...
Ma nel tuo primo breve commento (semmai rileggitelo) parlavi del Macone
*comico* e io sono intervenuto, ribadisco, solo per sottolineare che del
Macone comico non abbiamo pressoché nulla: Dioscoride avrebbe potuto *anche*
aver ragione; a me cmq sarebbe piaciuto poter leggere (almeno) qualche
esteso frammento di Macone, per curiosità, e, chissà, forse piacere.
E questa dovrebbe essere la _prophasis_ per tanta logomachia?
Se così, ti riporgo il ramoscello... d'*Ulivo* :-)
> Aspasia è comunque una protagonista, per il suo ruolo sociale e
> politico del tutto eccezionale. Nei suoi confronti i comici del tempo
> non ebbero certo la mano leggera, così come non la ebbero con Socrate
> o con Diagora di Melo. Ma il punto è proprio questo: Aspasia, prima di
> essere un'etèra, è anzitutto un personaggio politico, come tale
> bersaglio dell'aggressività di commediografi come Cratino ed Eupoli.
Parole che sottoscrivo in toto: è proprio questo che la rende un personaggio
(e una personalità) interessante.
> E comunque ça va sans
>> dire che le etère assumono un ruolo quanto mai rilevante decisamente
>> prima di Menandro e la Nea, con la Mese: basta rileggersi il
>> capitolo del Nesselrath in proposito (e dare un'occhiata ai
>> Monuments della commedia antica e di mezzo o sfogliare il
>> Kassel-Austin)...
>
> Per te basta sempre dare un'occhiata a questo e a quello.
Era understatement... Io *ho* dato un'occhiata a questo a quello (e
stavolta non ti ho girato una bibliografia più specifica che, sulla materia,
ovviamente per te sarebbe superflua): cmq se può contar qualcosa, ho letto,
frammento per frammento, parecchi autori contenuti nei volumoni del
Kassel-Austin, ho bazzicato per un annetto l'ICS, dove Webster, e poi Green,
etc. hanno raccolto i materiali e lavorato, ed ho anche recensito il
Nesselrath... Ma non pensavo bisognasse esibire titoli accademici, anche
perché, come ti dicevo, mi sono occupato *almeno* per sette anni filati,
continuativamente, di Archaia e Mese.
Per me, come per te, credo, *basta* leggere gli autori e sapere di cosa si
sta parlando: nel caso, si parlava del tipo comico dell'etèra, delle sue
origini e sviluppi, professoressa; di qui le mie precisazioni...
Sulle considerazioni che poi fai seguire (su Abrotono; e similmente altre
etere della Nea), pienamente d'accordo.
E visto che per due volte di fila ci siamo ritrovati d'accordo in questo
thread :-), su questa lieta nota è proprio il caso di chiudere...
Ad maiora,
Nico