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Penso che queste perplessità siano fondate, soprattutto la terza.
Peraltro, proprio un intelligente combinazione della seconda e della
terza esigenza dovrebbe portare a una riflessione sui fatti
linguistici che non degeneri in sterile grammaticalismo, ma che
permetta invece di finalizzarli alla comprensione della letteratura e
della cultura. Cosa che, peraltro, aveva già capito Seneca:
«Qui grammaticus futurus Vergilium scrutatur non hoc animo legit illud
egregium
fugit inreparabile tempus:
'vigilandum est; nisi properamus relinquemur; agit nos agiturque velox
dies; inscii rapimur; omnia in futurum disponimus et inter praecipitia
lenti sumus': sed ut observet, quotiens Vergilius de celeritate
temporum dicit, hoc uti verbo illum 'fugit'» (Epistulae, XVIII, 24).
>Resta però il fatto che ho sentito alcuni amici
> e colleghi insegnanti in ginnasio che si professano entusiasti del metodo
> dopo averlo usato per un paio d'anni (alcuni anche obtorto collo, perché
> subentrati in classi in cui il precedente insegnante aveva già adottato i
> testi). Addirittura sento parlare di studenti che dopo due anni di latino
> sono in grado di leggere quasi a prima vista e senza l'aiuto di un
> dizionario un libro di un'opera filosofica di Cicerone o una commedia di
> Plauto.
> A questo punto vorrei cercare di capire qualcosa di più. C'è qualcuno che
> ha adottato o conosce a fondo il metodo Ørberg e propone una sua
> valutazione dei suoi meriti (o eventualmente demeriti) didattici? Sarei
> grato a chi volesse portare o una sua esperienza personale o un suo esame
> critico del tutto. Resto in attesa e ringrazio anticipatamente chi vorrà
> rispondermi.
Come ho già scritto, penso che con un sano pragmatismo io direi: un
metodo si giudica dai suoi risultati; se davvero gli allievi di
Miraglia sono in grado di leggere Cicerone all'impronta dopo due anni
di metodo Ørberg, non vedo
perché ci si debba ostinare a difendere il metodo tradizionale. Forse
per alimentare il mercato delle ripetizioni di latino e greco? Sempre
che il metodo Ørberg funzioni realmente applicato da tutti gli
insegnanti: è questa la mia riserva principale, perché probabilmente
l'insegnante dovrebbe avere lui stesso una competenza
anche attiva e non solo passiva del latino. Se così non fosse, e se il
metodo Ørberg producesse di per sé solo i risultati vantati da
Miraglia, bisognerebbe davvero obbligare tutti gli insegnanti ad
adottarlo e buttare alle ortiche i metodi tradizionali. Conosco
comunque un mio collega, Gianfranco Mosconi, che mi ha riferito di una
tesi di laurea sul metodo Ørberg, discussa a Roma "La Sapienza", mi
pare con la prof. Maria Grazia Iodice. Se Le interessa, posso
eventualmente fornirLe l'indirizzo di posta elettronica di questo
collega.
> Moreno
Cordiali saluti.
Teo Orlando