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Metodo Ørberg

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Moreno

unread,
Sep 13, 2003, 5:35:23 AM9/13/03
to
In un post di Sergio Audano leggo la seguente frase:
>Il metodo Ørberg, sostenuto da Miraglia, mi pare fallimentare in
partenza perché "anacronistico": non dimentichiamo che il latino e il greco
che noi studiamo e insegniamo erano lingue retoriche, che concedevano ben
poco al "parlato", se non per ragioni prettamente formali e, appunto,
retoriche (come in Catullo o in Seneca).<
Accenni al metodo Ørberg si trovano qua e là anche in altri messaggi. Di
fronte a questo metodo io ho le stesse perplessità che ha Audano, e che
sono essenzialmente tre:
- Una invincibile diffidenza (scusate, è il mio limite) verso il latino
vivo: non possiamo parlare il latino che leggiamo nelle orazioni o nelle
opere filosofiche di Cicerone per il semplice fatto che questa lingua non
fu mai parlata, quanto meno in questa forma (se vogliamo avere un'idea del
latino parlato dobbiamo rifarci ad altri testi, che presentano una lingua
ben diversa);
- Si finisce per dare un'eccessiva importanza all'aspetto linguistico,
dimenticando che lo studio del classico oggi ha una valenza culturale
unitaria, in cui lo studio della lingua (indispensabile strumento
interpretativo) deve trovare un giusto momento di equilibrio rispetto allo
studio della "letteratura" (nel senso complessivo di civiltà letteraria:
come la intendeva Lana, per intendersi);
- Non riesco a concepire uno studio delle lingue classiche che non si
ponga in una prospettiva anche metalinguistica (analisi, riflessione,
penentrazione in profondità delle strutture morfologiche e sintattiche),
con tutte le ricadute positive che questo ha anche sull'italiano e sulla
lingua straniera: ho l'impressione che col metodo Ørberg si facciano
quegli errori che sono consueti nelle lingue moderne, per cui si impara
che "what's your name" significa "come ti chiami", trascurando che le due
frasi sono strutturate in modo diverso e presentano elementi diversi.
Queste le mie perplessità. Resta però il fatto che ho sentito alcuni amici
e colleghi insegnanti in ginnasio che si professano entusiasti del metodo
dopo averlo usato per un paio d'anni (alcuni anche obtorto collo, perché
subentrati in classi in cui il precedente insegnante aveva già adottato i
testi). Addirittura sento parlare di studenti che dopo due anni di latino
sono in grado di leggere quasi a prima vista e senza l'aiuto di un
dizionario un libro di un'opera filosofica di Cicerone o una commedia di
Plauto.
A questo punto vorrei cercare di capire qualcosa di più. C'è qualcuno che
ha adottato o conosce a fondo il metodo Ørberg e propone una sua
valutazione dei suoi meriti (o eventualmente demeriti) didattici? Sarei
grato a chi volesse portare o una sua esperienza personale o un suo esame
critico del tutto. Resto in attesa e ringrazio anticipatamente chi vorrà
rispondermi.
Moreno


--

questo articolo e` stato inviato via web dal servizio gratuito
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Teo Orlando

unread,
Sep 22, 2003, 3:57:26 PM9/22/03
to
moreno...@tin.it (Moreno) wrote in message
> Accenni al metodo Ørberg si trovano qua e là anche in altri messaggi. Di
> fronte a questo metodo io ho le stesse perplessità che ha Audano, e che
> sono essenzialmente tre:
> - Una invincibile diffidenza (scusate, è il mio limite) verso il latino
> vivo...

> - Si finisce per dare un'eccessiva importanza all'aspetto linguistico,
> dimenticando che lo studio del classico oggi ha una valenza culturale
> unitaria, in cui lo studio della lingua (indispensabile strumento
> interpretativo) deve trovare un giusto momento di equilibrio rispetto allo
> studio della "letteratura" (nel senso complessivo di civiltà letteraria:
> come la intendeva Lana, per intendersi)...

> - Non riesco a concepire uno studio delle lingue classiche che non si
> ponga in una prospettiva anche metalinguistica (analisi, riflessione,
> penentrazione in profondità delle strutture morfologiche e sintattiche),
> con tutte le ricadute positive che questo ha anche sull'italiano e sulla
> lingua straniera: ho l'impressione che col metodo Ørberg si facciano
> quegli errori che sono consueti nelle lingue moderne, per cui si impara
> che "what's your name" significa "come ti chiami", trascurando che le due
> frasi sono strutturate in modo diverso e presentano elementi diversi.
> Queste le mie perplessità.

Penso che queste perplessità siano fondate, soprattutto la terza.
Peraltro, proprio un intelligente combinazione della seconda e della
terza esigenza dovrebbe portare a una riflessione sui fatti
linguistici che non degeneri in sterile grammaticalismo, ma che
permetta invece di finalizzarli alla comprensione della letteratura e
della cultura. Cosa che, peraltro, aveva già capito Seneca:
«Qui grammaticus futurus Vergilium scrutatur non hoc animo legit illud
egregium
fugit inreparabile tempus:
'vigilandum est; nisi properamus relinquemur; agit nos agiturque velox
dies; inscii rapimur; omnia in futurum disponimus et inter praecipitia
lenti sumus': sed ut observet, quotiens Vergilius de celeritate
temporum dicit, hoc uti verbo illum 'fugit'» (Epistulae, XVIII, 24).

>Resta però il fatto che ho sentito alcuni amici
> e colleghi insegnanti in ginnasio che si professano entusiasti del metodo
> dopo averlo usato per un paio d'anni (alcuni anche obtorto collo, perché
> subentrati in classi in cui il precedente insegnante aveva già adottato i
> testi). Addirittura sento parlare di studenti che dopo due anni di latino
> sono in grado di leggere quasi a prima vista e senza l'aiuto di un
> dizionario un libro di un'opera filosofica di Cicerone o una commedia di
> Plauto.
> A questo punto vorrei cercare di capire qualcosa di più. C'è qualcuno che
> ha adottato o conosce a fondo il metodo Ørberg e propone una sua
> valutazione dei suoi meriti (o eventualmente demeriti) didattici? Sarei
> grato a chi volesse portare o una sua esperienza personale o un suo esame
> critico del tutto. Resto in attesa e ringrazio anticipatamente chi vorrà
> rispondermi.

Come ho già scritto, penso che con un sano pragmatismo io direi: un
metodo si giudica dai suoi risultati; se davvero gli allievi di
Miraglia sono in grado di leggere Cicerone all'impronta dopo due anni
di metodo Ørberg, non vedo
perché ci si debba ostinare a difendere il metodo tradizionale. Forse
per alimentare il mercato delle ripetizioni di latino e greco? Sempre
che il metodo Ørberg funzioni realmente applicato da tutti gli
insegnanti: è questa la mia riserva principale, perché probabilmente
l'insegnante dovrebbe avere lui stesso una competenza
anche attiva e non solo passiva del latino. Se così non fosse, e se il
metodo Ørberg producesse di per sé solo i risultati vantati da
Miraglia, bisognerebbe davvero obbligare tutti gli insegnanti ad
adottarlo e buttare alle ortiche i metodi tradizionali. Conosco
comunque un mio collega, Gianfranco Mosconi, che mi ha riferito di una
tesi di laurea sul metodo Ørberg, discussa a Roma "La Sapienza", mi
pare con la prof. Maria Grazia Iodice. Se Le interessa, posso
eventualmente fornirLe l'indirizzo di posta elettronica di questo
collega.

> Moreno

Cordiali saluti.
Teo Orlando

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