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Sintassi greca

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Roderigo di Castiglia (già Alberto l'aringa)

unread,
Oct 10, 2003, 11:34:40 AM10/10/03
to
Salve a tutti. Qualcuno di voi può indicarmi qualche titolo di
sintassi greca? Tempo fa una mia collega ne ha avuto per le mani una
comparata greco-latina, ma non essendo sua ha dimenticato titolo e
autore. Mi farebbe piacere provare a trovarla...
Grazie a tutti
Pien d'inchini e di sergeri
Roderigo l'arcidiavolo
che in vita fu Alberto l'Aringa

Istoreo es aei

unread,
Oct 11, 2003, 3:16:20 PM10/11/03
to
Roderigo di Castiglia (già Alberto l'aringa) schrieb:

> Salve a tutti. Qualcuno di voi può indicarmi qualche titolo di
> sintassi greca? Tempo fa una mia collega ne ha avuto per le mani una
> comparata greco-latina, ma non essendo sua ha dimenticato titolo e
> autore. Mi farebbe piacere provare a trovarla...


Non ti riferirai mica al Bilychnis, di P. Mauriangelo, 1987/88, Ladisa
editore?

Ci sono diverse opere (in italiano, inglese, francese, tedesco...) in
commercio[*]; e ce ne sono di notevoli in linea ('on-line'), sul sito
del progetto Perseus (www.perseus.org). Buona navigazione!


[*] Alcune sono state consigliate proprio qui. Google groups (e.g. "grammatica
greca") docet...


Saluti ipertestuali, multiformi, poliglotti,
(H)istoreo

--
Per redigere questo messaggio non è stata usata alcuna tecnologia Mafio$oft.

Roderigo di Castiglia (già Alberto l'aringa)

unread,
Oct 12, 2003, 12:33:44 AM10/12/03
to
On 11 Oct 2003 19:16:20 GMT, Istoreo es aei <ist...@hotmail.com>
wrote:

>Non ti riferirai mica al Bilychnis, di P. Mauriangelo, 1987/88, Ladisa
>editore?

Ora che me lo dici, credo proprio di sě. Conosci quest'opera? L'hai
avuta per le mani? Sai dirmi se č di riferimento oppure ce ne sono di
migliori? Ho visto anche una poderosa sintassi di N. Basile per la
Levante ed. di Bari, ma forse - appunto - troppo poderosa. Resta il
fatto che sarei anche disposto a comprarla se qualcuno me ne dicesse
le caratteristiche...
Grazie ancora,
pien d'inchini e di sergeri

Teo Orlando

unread,
Oct 11, 2003, 3:13:59 PM10/11/03
to
"Roderigo di Castiglia (già Alberto l'aringa)" <albert....@katamail.com> wrote in message news:<vsjdov8ndebl6ji6j...@4ax.com>...

Non esistono, a mia conoscenza, moltissime sintassi greche. Tra quelle
di cui sono a conoscenza, sia di livello "scientifico", sia di livello
scolastico, ti cito quelle che ho avuto modo di consultare, in
italiano e in altre lingue. Innanzitutto la seguente trattazione:
Humbert, Jean: Syntaxe grecque, Paris, Klincksieck, 1945, 1954, 1960
(l'ultima ristampa riproduce l'edizione del 1960). A lungo è rimasta,
prescindendo da alcuni trattati ottocententeschi in tedesco, l'unica
sintassi greca di livello scientifico con pretese di esaustività. A
mio parere, rimane insuperabile per la finezza con cui tratta le
sfumature di significato, l'analisi del valore delle diatesi verbali,
l'accuratezza della descrizione del valore semantico delle particelle,
ecc. Talora forse inclina a quello che potremmo chiamare
"psicologismo", ma non essendo un testo di logica, la cosa è del tutto
giustificabile. Varrebbe forse la pena di tradurla in italiano, se non
fosse che sarebbe assurdo che chi si dedichi a studi del genere non
sappia leggere il francese.
Recentemente è uscita una sintassi greca in italiano piuttosto
corposa, che ha incontrato recensioni favorevoli:
Basile, Nicola: Sintassi storica del greco antico, coordinata da Paola
Radici Colace, Bari, Levante, 1998, 2001.
Siamo già alla seconda edizione, che conta circa 800 pagine.
Tra le trattazioni scolastiche, ve ne sono alcune dedicate
esplicitamente alla sintassi o in cui la sintassi è accompagnata da
esercizi di versione. Ne cito alcune, vecchie e nuove:
Arcese, Luigi: Elleniká phtegmata, Napoli, Loffredo, 1976.
Biondi, Ida: Athenai. Temi di versione per il liceo classico, Firenze,
Bulgarini, 1990 (contiene elementi di sintassi comparata
greco-latina).
La Magna, Giovanni: Sintassi dei greci. Per il ginnasio, Milano,
Signorelli, 1967.
Lugarà, Salvatore: bãden. Versioni greche con elementi di sintassi,
Roma-Bari, Laterza, 1995.
Mancino, Ezio: Sintassi greca elementare, Torino, Loescher, 1995.
Ma anche le "normali" grammatiche greche a destinazione
ginnasial-liceale hanno spesso delle discrete trattazioni di sintassi.
Tra queste:
Agnello, Giacinto- Orlando, Arnaldo: Manuale del greco antico. Con un
profilo di greco moderno, Palermo, Palumbo, 1998.
Biondi, Laura - Puliga, Donatella: La parola dal testo. Grammatica
della lingua greca. Teoria, Esercizi, Bologna, Cappelli ,1995.
V. Citti, C. Casali, L. Fort, O. Fuà, Libro di Greco. Teoria, Torino,
SEI, 1996.
Montanari, Franco (a cura): Corso di lingua greca di Lukinovich,
Alessandra - Rousset, Madeleine (traduzione e adattamento di Luca
Carmignani e Anna Santoni), Torino, Loescher, 1993, 1997 (2°).
Perrotta, Gennaro - Morelli, Giuseppe: MOUSA. Grammatica greca,
Bologna, Cappelli, 1975.
Pieraccioni, Dino: Grammatica greca, Firenze, Sansoni, 1954, 19902.
Sivieri, Athos - Vivian, Primo: Corso di lingua greca. Grammatica,
Firenze, D'Anna, 1986.
Va citata anche il recentissimo corso di greco "non scolastico"
(tuttavia non molto dissimile da una grammatica liceale, benché più
rigoroso):
La lingua dei Greci. Corso propedeutico, a cura di A. ALONI, E.
BERARDI, G. BESSO, P. DOLCETTI e A. IANNUCCI, Roma, Carocci, 2003.
Alla fine c'è un'esposizione della sintassi, e vari testi sono citati
in bibliografia.
Quanto alla sintassi comparata greco-latina che ha avuto in mano la
sua collega, può darsi che si riferisse a una delle due seguenti
trattazioni:
Maurangelo, Pasquale: Logos/Sermo: sintassi greca e latina per il
liceo, Bari, Ladisa, 1989.
Maurangelo, Pasquale: Bilychnis: grammatica e sintassi greco-latina,
Bari, Ladisa, 1987.
In realtà, pur concepite originariamente per il liceo, sono forse di
livello troppo elevato per la maggior parte dei licei attuali, e
troverebbero collocazione più adeguata nei corsi di lettere antiche
del triennio universitario. Non sono comunque facilissimi da trovare,
ma si trovano in biblioteche specializzate (secondo il catalogo ICCU
on line) e in qualche libreria.
C'è pure:
Piazzi Francesco, Puliga Donatella, Contesti: Latino-Greco, Brani di
versione dal greco e dal latino e squarci di cultura classica,
Bologna, Cappelli. Contiene una trattazione comparata delle lingue
classiche, compresa la sintassi.
Dal punto di vista "comparatistico", tuttavia, è sempre d'obbligo
citare il grande classico:
Antoine Meillet et J. Vendryès: Traité de grammaire comparée des
langues classiques, 2 ed par Vendryès, Paris, Champion, 1948.
e anche:
Jacob Wackernagel, Vorlesungen über Syntax mit besonderer
Berücksichtigung von Griechisch, Lateinisch und Deutsch, 2 volumi,
seconda ed. Basel 1926, 1928; è in preparazione una traduzione
inglese:
http://www.art.man.ac.uk/clah/staff/langslow/home.htm
Attingendo a una mia bibliografia da cui ho tratto queste
informazioni, aggiungo un'ulteriore lista di testi, senza commenti:
Adrados, Francisco R. Nueva Syntaxis del Griego Antiguo. Madrid,
Editorial Gredos, 1992.
Bizos, M., Syntaxe grecque, París 1981.
M. Delaunois, Essai de syntaxe grecque classique, Réflexions et
recherches, Bruxelles-Leuven 1988 (Publ. Fac. Univ. Saint-Louis)
Schwyzer, E.-Debrunner, A.: Griechische Grammatik, München, 1968.
Herbert Weir Smyth, Gordon M. Messing Editor, Greek Grammar, Harvard
University Press, 1983.
L. Tusa Massaro, Sintassi del greco antico e tradizione grammaticale,
Palermo (l'Epos) 1993.
Delaunois, M., 1988. Essais de syntaxe greque classique. Reflexions et
recherches, Bruxelles.
Gildersleeve, B.L., (reprinted, with an index of passages cited
compiled by P. Stork). Syntax of Classical Greek from Homer to
Demosthenes, Groningen, 1980.
Goodwin, W.W., Syntax of the Moods and Tenses of the Greek Verb,
London, 1889.
Kühner, R. & Gerth, B., Ausführliche Grammatik der griechischen
Sprache. II. Satzlehre, Hannover/Leipzig, 1898-1904.
Marinone, Nino: Nozioni di sintassi greca, Milano, Principato, 1956,
rist. Torino, Giappichelli, 1993.
Martínez Vázquez, R., Ruiz Yamuza, E. & Fernández Garrido, R.,
Gramática funcional-cognitiva del griego antiguo I. Sintaxis y
semántica de la predicación, Publicaciones de la Universidad de
Sevilla, Sevilla, 1999.
Rijksbaron, A., Slings, S.R., Stork, P. & Wakker, G.C., Beknopte
syntaxis van het Klassiek Grieks, Lunteren: Hermaion, 2000.
Schwyzer, E. & Debrunner, A., Griechische Grammatik. II. Syntax,
München, 1950.
Smyth, H.W., (rev. ed. 1956). Greek Grammar, Cambridge, Massachusetts,
1920.
Stahl, J.M., Kritisch-historische Syntax des griechischen Verbums der
klassischen Zeit, Heidelberg, 1907.
J. Sánchez Lasso de la Vega, Sintaxis griega I, Madrid, CSIC, 1967.
Si trova in rete un'interessante rassegna di punti di sintassi a:
http://digilander.libero.it/rivistazetesis/Settepunti.htm

A parte alcune trattazioni straniere citate nella bibliografia qui
sopra, mi ha colpito la scarsità di approcci "non tradizionali", che
cioè si avvalgano dei risultati della linguistica della seconda metà
del Novecento (ma anche della prima...), in particolare della
grammatica generativo-trasformazionale, a differenza di quanto accade
con le lingue moderne. Ma qui il discorso si amplierebbe e
bisognerebbe aprire un altro "thread".
Spero di essere stato abbastanza esauriente.
Saluti.
Teo Orlando

Roderigo di Castiglia (già Alberto l'aringa)

unread,
Oct 12, 2003, 7:55:18 AM10/12/03
to
On 11 Oct 2003 12:13:59 -0700, teo.o...@tiscalinet.it (Teo Orlando)
wrote:

>Spero di essere stato abbastanza esauriente.
>Saluti.
>Teo Orlando

La ringrazio infinitamente per la quantità enorme di informazioni che
ha fornito. In effetti conosco bene il francese per cui potrei
lanciarmi, ma credo che opterò per il Maurangelo o per il Basile, a
meno che lei non mi consigli espressamente per sua diretta esperienza
qualche altro volume. Mi sono dimenticato, in effetti, di specificare
quale fosse il mio interesse. Sono laureato in lettere classiche
(vecchio ordinamento quadriennale) e mi interesserebbe maturare in
modo più compiuto, scientifico e professionale quest'aspetto che ha
rappresentato quasi sempre un optional per le normali grammatiche
scolastiche, anche buone, che mi sono trovato a studiare. Che poi
magari qualche esempio possa essermi utile per uso scolastico sarebbe
addirittura ottimale, ma riguarda una mia conoscenza personale
dell'argomento, soprattutto in chiave di una comparazione con la
sintassi latina, dal momento che oggi non si fa più la versione dal
greco al latino. Come dire, non per gli altri ma per me.
Grazie ancora per le indicazioni!

Istoreo es aei

unread,
Oct 12, 2003, 3:41:02 PM10/12/03
to
Teo Orlando schrieb:

> Non esistono, a mia conoscenza, moltissime sintassi greche. Tra quelle

^^^^^^^^^^^^^^^^

Ella qui pensava evidentemente in tedesco (d.h. meines Wissens). ;-)

[...]


> Bizos, M., Syntaxe grecque, París 1981.


Agile volume (288 pagine) dedicato alla sintassi della __prosa attica__
(Vuibert - Novembre 2002 (nouveau tirage)). Esposizione schematica
e corredata di numerosi esempi (la teoria, esposta in una colonna sulla
sinistra; gli esempi, sulla destra). Ce qui n'est pas clair...


> Kühner, R. & Gerth, B., Ausführliche Grammatik der griechischen
> Sprache. II. Satzlehre, Hannover/Leipzig, 1898-1904.


Quest'opera, un po' datata, è disponibile sul sito del progetto Perseus.
"A must read" (i.e. imperdibile) direbbero gli Inglesi. Prerequisiti:
conoscenza della grammatica greca e, natürlich, della lingua tedesca.


> A parte alcune trattazioni straniere citate nella bibliografia qui
> sopra, mi ha colpito la scarsità di approcci "non tradizionali", che
> cioè si avvalgano dei risultati della linguistica della seconda metà
> del Novecento (ma anche della prima...), in particolare della
> grammatica generativo-trasformazionale, a differenza di quanto accade
> con le lingue moderne. Ma qui il discorso si amplierebbe e


Chissà perché, mi tornano in mente le parole di Traina[*].


Da una parte, leggo con interesse varie grammatiche 'moderne' delle
lingue c.d. 'vive'; dall'altra[**] non mi sembra di vedere in giro molte
grammatiche 'moderne' delle lingue c.d. 'morte'. Se ve ne fosse
qualcuna da prendere in seria considerazione, sarei ben lieto di stare
all'impiedi corretto. :-)


[*] Traina & Bertotti, Sintassi normativa della lingua latina, Cappelli
editore, seconda edizione, 1993. La Prefazione dell'opera è proprio
simpatica.

[**] Espressione non scevra di una qual certa valenza soprasegmentale,
direbbe il nostro Moderatore.


> bisognerebbe aprire un altro "thread".


E a questo punto non possiamo non invocare solennemente la nostra Musa
(Eleonora):

Gramma aeide thea...


Saluti sintagmatici e rapsodici ad un tempo,

Gianluca La Spina

unread,
Oct 13, 2003, 8:49:12 AM10/13/03
to
Sicuramente troverai in biblioteca di filologia greca (o latina...) il libro
di Laura Tusa, docente palermitana della SISSIS...

Teo Orlando

unread,
Oct 13, 2003, 5:06:27 PM10/13/03
to
Istoreo es aei <ist...@hotmail.com> wrote in message news:<bmcaoe$kvf85$1...@ID-155170.news.uni-berlin.de>...

> Teo Orlando schrieb:
>
> > Non esistono, a mia conoscenza, moltissime sintassi greche. Tra quelle
> ^^^^^^^^^^^^^^^^
>
>
>
> Ella qui pensava evidentemente in tedesco (d.h. meines Wissens). ;-)
>
> [...]

Probabilmente sì, ma a livello inconscio (forse anche sotto l'influsso
di un'altra espressione analoga, "meines Erachtens").

>
>
>
> > Kühner, R. & Gerth, B., Ausführliche Grammatik der griechischen
> > Sprache. II. Satzlehre, Hannover/Leipzig, 1898-1904.
>
>
> Quest'opera, un po' datata, è disponibile sul sito del progetto Perseus.
> "A must read" (i.e. imperdibile) direbbero gli Inglesi. Prerequisiti:
> conoscenza della grammatica greca e, natürlich, della lingua tedesca.

Sulla disponibilità sul sito, è vero: l'avevo dimenticato. Peccato che
manchi un chiaro indice analitico in rete (o almeno non sono riuscito
a trovarlo nella versione on line).


>
>
> > A parte alcune trattazioni straniere citate nella bibliografia qui
> > sopra, mi ha colpito la scarsità di approcci "non tradizionali", che
> > cioè si avvalgano dei risultati della linguistica della seconda metà
> > del Novecento (ma anche della prima...), in particolare della
> > grammatica generativo-trasformazionale, a differenza di quanto accade
> > con le lingue moderne. Ma qui il discorso si amplierebbe e
>
>
>
>
> Chissà perché, mi tornano in mente le parole di Traina[*].

> [*] Traina & Bertotti, Sintassi normativa della lingua latina, Cappelli
> editore, seconda edizione, 1993. La Prefazione dell'opera è proprio
> simpatica.

Immagino che tu ti riferisca alle parole seguenti:
"Una grammatica non è che un modello più o meno approssimativo di una
data realtà linguistica. Come nelle scienze esatte, il modello
migliore è quello che dà ragione della maggiore quantità di fatti.
Affermarlo, per il latino, della grammatica generativa o dipendenziale
ci sembra prematuro, almeno a giudicare da recenti approcci" (pag. 5).
Ora, se a parlare è Traina, che ha comunque scritto un'ottima sintassi
da un punto di vista tradizionale, con una scelta di esempi
eccellente, la cosa mi può andare bene. Ma spesso la scarsa
considerazione di molti risultati della linguistica da parte di molti
compilatori di grammatiche, è semplicemente indice di pigrizia mentale
e di scarsa voglia di studiare cose che non appartengono all'ambito
dell'antichistica. Comunque, proprio un collega di Traina a Bologna,
Gualtiero Calboli ha scritto vari contributi di grammatica latina e
greca con un approccio che tiene conto dei risultati della linguistica
più recente (anche se ha scritto anche una grammatica italiana per le
scuole, edita da Calderini, estremamente "tradizionale").

>
> Da una parte, leggo con interesse varie grammatiche 'moderne' delle
> lingue c.d. 'vive'; dall'altra[**] non mi sembra di vedere in giro molte
> grammatiche 'moderne' delle lingue c.d. 'morte'. Se ve ne fosse
> qualcuna da prendere in seria considerazione, sarei ben lieto di stare
> all'impiedi corretto. :-)

In effetti, è assurdo contrapporre l'approccio tradizionale a qullo
"moderno" perché comunque le categorie linguistiche e grammaticali
individuate fin dall'antichità sono alla base anche dei più recenti
approcci, come ha ben argomentato Lorenzo Renzi nell'introduzione alla
Grande Grammatica Italiana di Consultazione, edita da il Mulino: ecco,
quest'opera, che in realtà è una descrizione sintattica dell'italiano
in chiave generativo-trasformazionale, potrebbe essere presa a modello
anche per eventuali descrizioni delle lingue classiche secondo
approcci analoghi.
Che ne pensate?
Teo Orlando

Teo Orlando

unread,
Oct 13, 2003, 4:46:12 PM10/13/03
to
"Roderigo di Castiglia (già Alberto l'aringa)" <albert....@katamail.com> wrote in message news:<tjfiov4c0bas8gcgr...@4ax.com>...

La ringrazio infinitamente per la quantità enorme di informazioni che
> ha fornito. In effetti conosco bene il francese per cui potrei
> lanciarmi, ma credo che opterò per il Maurangelo o per il Basile, a
> meno che lei non mi consigli espressamente per sua diretta esperienza
> qualche altro volume.

Soprattutto se è interessato all'analisi comparativa greco/latina
penso che il Maurangelo vada bene. Quanto al Basile, ho avuto modo di
consultare solo la prima edizione (1998), mentre la seconda (2001) non
l'ho trovata in biblioteca: ma penso che sia solo un arricchimento
della prima. In effetti, come esaustività è davvero notevole.
Devo però dire che l'Humbert, per quanto riguarda la trattazione di
certi temi e anche l'eleganza unita alla semplicità è davvero
insuperato. Non so molto dell'autore (so solo che insegnava
Letteratura greca a Parigi), che penso fosse piuttosto un grecista
lato sensu che un linguista specializzato in grammatica greca, ma
nelle sue pagine si sente l'influsso di certa grande linguistica
francese, da Meillet a Benveniste.
Cito un passo a scopo esemplificativo:
"§ 240. La théorie stoïcienne des temps, à laquelle l'aoriste doit son
nom, a justement mis en lumière ce qu'il y a de négatif dans
l'aoriste, surtout si on l'oppose au présent. Les Stoïciens
distinguaient deux types de temp - déterminés (horisménoi) et
indéterminés (aóristoi). Ils considéraient comme «déterminés» le
duratif (paratatikós) - c'est-à-dire le présent et l'imparfait - ainsi
que l'«achevé» (syntelikós) - c'est-à-dire le parfait et le
plus-que-parfait; au contraire sont «indéterminés» l'aoriste et le
future. L'aoriste est effectivement ce qui est dépouillé des valeurs
subjectives de durée ou d'achèvement qu'expriment présent et parfait,
et il est mis sur le même plan que le futur qui, on le sait, est
dépourvu d'aspect" (Jean Humbert, Syntaxe grecque, Paris, Klincksieck,
1960, pag. 141).
Ti consiglio, tra l'altro, la lettura anche di questi testi, che, pur
essendo di linguistica generale, possono essere utili anche per una
migliore comprensione della sintassi greca:
Émile Benveniste: Problèmes de linguistique générale, Paris,
Gallimard, 1966, trad. it. Problemi di linguistica generale, Milano,
Il Saggiatore, 1971.
André Martinet: Sintassi generale, Paris, Colin, 1985, trad. it.
Sintassi generale, Roma-Bari, Laterza, 1988.
Louis Hjemslev: La catégorie des cas. Étude de grammaire générale I,
in Acta Jutlandica, VII, 1, Aarus, 1935, trad. it. La categoria dei
casi. Studio di grammatica generale, Lecce, Argo, 1999 (un vero
capolavoro misconosciuto, citato da Humbert a pag. 247 della sua
Syntaxe). Anche da Hjemslev cito un passo a scopo esemplificativo:
"La delimitazione della categoria casuale resta vaga. Gli Stoici,
sforzandosi di cogliere dalla massa amorfa delle ptóseis la categoria
particolare dei casi, sono stati portati in modo naturale a
restringerne i confini quanto più fosse possibile. Costoro hanno
ritenuto degne del nome di ptóseis solo le forme inequivocabilmente
casuali che caratterizzano le principali mére toû lógou e che si
ritrovano in qualunque paradigma nominale regolare. Si tratta dei
quattro casi principali del nominativo, del genitivo, del dativo e
dell'accusativo. È noto tuttavia che Crisippo è l'autore di un
trattato che non ci è pervenuto ma il cui titolo era Perì tôn pénte
ptoséon. Non v'è dubbio che il quinto caso da lui riconosciuto fosse
il casus adverbialis [...]. Dioniso Trace ha avanzato la stupefacente
innovazione, nuovo segnale che indica la mancanza di una delimitazione
rigorosa, che consiste nell'arricchire l'inventario dei casi con il
vocativo. Benché, a questo riguardo, egli sia stato seguito dalla
tradizione europea degli ultimi duemila anni, si è ancora in attesa
della dimostrazione che renderebbe lecita questa curiosa collocazione
del vocativo. In effetti, pare impossibile riscontrare una parentela
di significato tra il vocativo e i casi, in greco così come in
qualsiasi altra lingua" (trad. it., pp. 84-85).

>Mi sono dimenticato, in effetti, di specificare
> quale fosse il mio interesse. Sono laureato in lettere classiche
> (vecchio ordinamento quadriennale) e mi interesserebbe maturare in
> modo più compiuto, scientifico e professionale quest'aspetto che ha
> rappresentato quasi sempre un optional per le normali grammatiche
> scolastiche, anche buone, che mi sono trovato a studiare. Che poi
> magari qualche esempio possa essermi utile per uso scolastico sarebbe
> addirittura ottimale, ma riguarda una mia conoscenza personale
> dell'argomento, soprattutto in chiave di una comparazione con la
> sintassi latina, dal momento che oggi non si fa più la versione dal
> greco al latino.

Sopravvive in realtà nei concorsi a cattedra per latino e greco nei
licei, dove però recentemente gli esaminatori sono spesso risultati
del tutto inadatti al compito di giudicare i candidati, perché
insegnanti sorteggiati in base alla pura anzianità di servizio e non
scelti sulla scorta dei titoli scientifici (e i presidenti delle
commissioni non erano professori universitari, ma presidi di scuola
media e superiore, che o avevano dimenticato le lingue classiche o
che, addirittura, non le avevano mai insegnate): clamoroso il caso di
un esaminatore che ignorava che cosa fosse il Lexicon Graeco-Latinum
del Leopold (caso raccontatomi con raccapriccio da un professore
associato di Paleografia della Terza Università di Roma).

Come dire, non per gli altri ma per me.
> Grazie ancora per le indicazioni!
> Pien d'inchini e di sergeri
> Roderigo l'arcidiavolo
> che in vita fu Alberto l'Aringa

Saluti.
Teo Orlando

Istoreo es aei

unread,
Oct 16, 2003, 3:36:33 PM10/16/03
to
Teo Orlando egrapse:

[...]

> [...] Ma spesso la scarsa


> considerazione di molti risultati della linguistica da parte di molti
> compilatori di grammatiche, è semplicemente indice di pigrizia mentale
> e di scarsa voglia di studiare cose che non appartengono all'ambito
> dell'antichistica. Comunque, proprio un collega di Traina a Bologna,


Possibile. Tuttavia...


> In effetti, è assurdo contrapporre l'approccio tradizionale a qullo
> "moderno" perché comunque le categorie linguistiche e grammaticali
> individuate fin dall'antichità sono alla base anche dei più recenti
> approcci, come ha ben argomentato Lorenzo Renzi nell'introduzione alla


Siamo dunque in due ad averla letta (almeno in parte) -- eccezion fatta,
forse, per Renzi, Cardinaletti, Salvi e collaboratori. :-)

Mi permetto di fare una breve citazione, tratta da un'altra ponderosa
(1860 pagine) grammatica 'moderna', The Cambridge Grammar of the English
Language, Huddleston, Pullum et al., C.U.P. 2002, cap. 2 (Syntactic
overview) par. 3 (The verb):

<cit.>
The head of a clause (the predicate) is realized by a VP[1], and the
head of a VP (the predicator) is realised by a verb. The verb thus
functions as the ultimate head of a clause, and is the syntactically
most important element within it: properties of the verb determine
what other kinds of element are required or permitted.
</cit.>

Quando ho letto queste 'considerazioni', non ho potuto non...
sorridere[2]. ;-)

Per inciso, La grammatica inglese, meno 'voluminosa' (neanche 1900 pagine;
cf. le 2500 pagine dei tre volumi della Grande Grammatica Italiana), è
-- a mio modestissimo avviso, beninteso -- meglio strutturata[3].

[1] Verb Phrase.

[2] Il libro, ufficialmente destinato ad un pubblico di *non*
specialisti, adotterebbe un approccio 'divulgativo' (a differenza,
ad esempio, di una ben nota sintassi di J.D. McCawley, indirizzata
a studenti di linguistica o a linguisti di professione). La trattazione
e.g. delle 'preposizioni', degli avverbi, delle relative e delle frasi
non finite è decisamente poco tradizionale. Gli autori, poi, si
preoccupano costantemente di mostrare con esempi e controesempi la
correttezza/giustezza delle proprie scelte (teoriche). Temo però
che il comune mortale^Wlettore (per intenterci: quello che guarda,
mutatis mutandis, le trasmissioni di Piero e Alberto Angela) non possa
trarre molto profitto dalla lettura di questo volumaccio. Lagrime
e sangue, dunque, anche per gli Inglesi. ;-)

[3] Mi ricorda, per certi versi, un'altra grande grammatica inglese,
quella di Lord Quirk et al., pubblicata nel 1985 (1790 pagine).
Chiarezza ed eleganza espositiva, organizzazione del materiale
(persino la *sequenza* degli argomenti) -- per non parlare degli
indici dell'una (Quirk et al.) e dell'altra (Huddleston & Pullum) --
sono pregi che non mi pare di poter ravvisare nell'omologo lavoro
italiano (Renzi et al.).


> Grande Grammatica Italiana di Consultazione, edita da il Mulino: ecco,
> quest'opera, che in realtà è una descrizione sintattica dell'italiano
> in chiave generativo-trasformazionale, potrebbe essere presa a modello
> anche per eventuali descrizioni delle lingue classiche secondo
> approcci analoghi.
> Che ne pensate?


Opere come la Grande Grammatica Italiana di Consultazione[4] e la Cambridge
Grammar of the English Language hanno richiesto la collaborazione di una
*formidabile* *équipe* di studiosi _e_ una #§!$%?*! [censura] ehm
ingrata e immane.

Chi è disposto a fare altrettanto, e per il greco antico, oggi?

Mi è sfuggito qualcosa?


[4] Per concludere, una nota 'faceta'. La mia collezione di grammatiche
(inter alia) delle lingue classiche e moderne, è, probabilmente,
una delle più fornite d'Europa. Non credo che potrò convincere alcuna
leggiadra fanciulla a venire a vederla. :-))


Saluti poliglotti e interdisciplinari,

Teo Orlando

unread,
Oct 17, 2003, 2:55:51 PM10/17/03
to
Istoreo es aei <ist...@hotmail.com> wrote in message news:<bmms01$ogejk$1...@ID-155170.news.uni-berlin.de>...

> Teo Orlando egrapse:
>
> [...]
>
> > [...] Ma spesso la scarsa
> > considerazione di molti risultati della linguistica da parte di molti
> > compilatori di grammatiche, è semplicemente indice di pigrizia mentale
> > e di scarsa voglia di studiare cose che non appartengono all'ambito
> > dell'antichistica. Comunque, proprio un collega di Traina a Bologna,
>
>
>
>
> Possibile. Tuttavia...

Il fatto, molto banale, è che di solito chi scrive grammatiche greche
e latine ha una formazione da filologo classico, o da glottologo nel
senso tradizionale del termine, ossia versato soprattutto in studi di
taglio storico-diacronico. D'altro canto, chi si occupa di
linguistica, specialmente di linguistica generale e con un approccio
sincronico, ha, di solito e con lodevoli eccezioni, una conoscenza
superficiale delle lingue classiche. Ricordo qualche mese fa che in un
dibattito su altri argomenti lo storico della scienza Lucio Russo (che
conosce benissimo il greco, rarissima avis in quel campo) deplorava
che molti studiosi di linguistica generale ormai non sanno il
sanscrito: forse la deplorazione era sensata, ma bisogna considerare
che ormai chi si occupa di linguistica generale si sente più vicino ai
filosofi del linguaggio (categoria quest'ultima di cui faccio parte in
qualche modo anch'io) che ai glottologi avvezzi ad indagini
diacroniche. Su questa situazione non spetta a me pronunciare giudizi
assiologici: certo sarebbe bene che un autentico linguista sapesse
anche il sanscrito, ma ormai la specializzazione in questi settori è
così forte che probabilmente chi si occupa di linguistica teorica con
un determinato approccio è preferibile che sappia piuttosto la logica
o la matematica. Ciò non vuol dire che siano giustificati gli
atteggiamenti di certi linguisti a me noti che snobbano anche la
conoscenza attiva di lingue moderne come tedesco, francese e spagnolo
e si accontentano dell'inglese (su quella passiva del tedesco e di
greco e latino preferisco non indagare...).


>
>
>
>
> > In effetti, è assurdo contrapporre l'approccio tradizionale a qullo
> > "moderno" perché comunque le categorie linguistiche e grammaticali
> > individuate fin dall'antichità sono alla base anche dei più recenti
> > approcci, come ha ben argomentato Lorenzo Renzi nell'introduzione alla
>
>
>
>
> Siamo dunque in due ad averla letta (almeno in parte) -- eccezion fatta,
> forse, per Renzi, Cardinaletti, Salvi e collaboratori. :-)

Ovviamente anch'io l'ho letta solo in parte, e devo dire che l'ho
trovata un po' disuguale. Certi capitoli mi paiono eccellenti (ad es.
quello sulle frasi ipotetiche), altri meno convincenti. In ogni caso
il titolo scelto per quest'opera non è felicissimo: infatti, più che
una grammatica nel senso "classico" del termine (non c'è la fonologia
e non è presente neppure una trattazione morfologica vera e propria)
si può definire una sintassi descrittiva. Inoltre, quanto alla
"consultazione" è ovvio che non si può consultare come si consulta una
qualunque grammatica per individuare rapidamente un costrutto o
sciogliere un dubbio linguistico, cosa che permette di fare anche la
Grammatica italiana di Serianni e Castelvecchi. Va comunque detto che
prima che uscissero il Serianni e il Renzi, pur rispondenti a due
"filosofie" diverse non esisteva nessuna descrizione esaustiva della
lingua italiana né a livello "scientifico" né scolastico. Trattazioni
come la vecchia Battaglia-Pernicone o la prima edizione del
Dardano-Trifone erano carenti soprattutto nella parte sintattica.
Forse perché si credeva che, in fondo, la sintassi dell'italiano non
era che la "brutta copia" di quella latina. Tant'è vero che qualsiasi
grammatica latina ben fatta per i licei (ad es., senza arrivare al
Traina, anche il collaudato Tantucci-Rimondi, Urbis et Orbis Lingua,
Bologna, Poseidonia) presentava una trattazione sintattica superiore a
quella di qualsiasi grammatica italiana coeva.
Tornando al nostro argomento, mi permetto di riprendere alcuni passi
dell'introduzione di Lorenzo Renzi alla Grande Grammatica Italiana di
consultazione.
Parlando della "ricerca pura", afferma che "i concetti della
grammatica tradizionale vi compaiono perciò a titolo di puro
materiale, da illuminare alla luce di una considerazione più astratta:
e tuttavia, da questa considerazione i concetti tradizionali escono
riveduti, riformulati; alle volte confermati, e con ciò sempre
arricchiti, alle volte però anche negati, risolti in altro modo.
E infra:
"Alla grammatica generativa - e ciò va probabilmente connesso al suo
carattere epistemologico più o meno apertamente 'popperiano' - è
estranea l'idea della rottura con la tradizione. La tradizione è il
punto di partenza. Diciamo addirittura, con Popper, che il
'pregiudizio', nel nostro caso il 'pregiudizio grammaticale'è il punto
di partenza. Non ci sono 'idola' da distruggere, ma solo posizioni da
superare. Una conseguenza pratica è che la grammatica generativa, a
differenza di quelle scuole che si propongono il rinnovamento completo
o la rifondazione della scienza, non è neologistica: la tradizione
terminologica le va bene, almeno finché il concetto tradizionale
tiene, magari ritoccato; la terminologia cambia solo quando deve
cambiare perché il quadro di partenza è stato totalmente trasformato"
(pp. 13-14).
Queste considerazioni potrebbero essere utili per vincere certe
diffidenze verso la linguistica contemporanea e correggere almeno in
parte le considerazioni di Traina richiamate in un altro messaggio.


>
> Mi permetto di fare una breve citazione, tratta da un'altra ponderosa
> (1860 pagine) grammatica 'moderna', The Cambridge Grammar of the English
> Language, Huddleston, Pullum et al., C.U.P. 2002, cap. 2 (Syntactic
> overview) par. 3 (The verb):
>
> <cit.>
> The head of a clause (the predicate) is realized by a VP[1], and the
> head of a VP (the predicator) is realised by a verb. The verb thus
> functions as the ultimate head of a clause, and is the syntactically
> most important element within it: properties of the verb determine
> what other kinds of element are required or permitted.
> </cit.>
>
> Quando ho letto queste 'considerazioni', non ho potuto non...
> sorridere[2]. ;-)

Sì, in effetti non sono di grande "originalità": dicono in modo un po'
contorto cose notissime.


>
> Per inciso, La grammatica inglese, meno 'voluminosa' (neanche 1900 pagine;
> cf. le 2500 pagine dei tre volumi della Grande Grammatica Italiana), è
> -- a mio modestissimo avviso, beninteso -- meglio strutturata[3].
>
>
>

> [3] Mi ricorda, per certi versi, un'altra grande grammatica inglese,
> quella di Lord Quirk et al., pubblicata nel 1985 (1790 pagine).
> Chiarezza ed eleganza espositiva, organizzazione del materiale
> (persino la *sequenza* degli argomenti) -- per non parlare degli
> indici dell'una (Quirk et al.) e dell'altra (Huddleston & Pullum) --
> sono pregi che non mi pare di poter ravvisare nell'omologo lavoro
> italiano (Renzi et al.).
>
>

Conoscevo il Quirk, mentre non ho ancora visto lo Huddleston e
concordo sul fatto che il Quirk è meglio organizzato.


>
> > Grande Grammatica Italiana di Consultazione, edita da il Mulino: ecco,
> > quest'opera, che in realtà è una descrizione sintattica dell'italiano
> > in chiave generativo-trasformazionale, potrebbe essere presa a modello
> > anche per eventuali descrizioni delle lingue classiche secondo
> > approcci analoghi.
> > Che ne pensate?
>
>
>
>
> Opere come la Grande Grammatica Italiana di Consultazione[4] e la Cambridge
> Grammar of the English Language hanno richiesto la collaborazione di una
> *formidabile* *équipe* di studiosi _e_ una #§!$%?*! [censura] ehm
> ingrata e immane.
>
> Chi è disposto a fare altrettanto, e per il greco antico, oggi?

Vero: temo che sarebbe difficile, ma non impossibile, formare
un'équipe di linguisti e classicisti che lavorino cooperativamente e
in armonia.


>
> Mi è sfuggito qualcosa?
>
>
> [4] Per concludere, una nota 'faceta'. La mia collezione di grammatiche
> (inter alia) delle lingue classiche e moderne, è, probabilmente,
> una delle più fornite d'Europa. Non credo che potrò convincere alcuna
> leggiadra fanciulla a venire a vederla. :-))
>
>
> Saluti poliglotti e interdisciplinari,
> (H)istoreo

Complimenti per la collezione, ma non ho capito il riferimento alla
fanciulla...
Ne approfitto per segnalare altre grammatiche comparate che ho trovato
qualche giorno fa in un'incursione alla Biblioteca Nazionale di Roma:
Carl D. Buck, Comparative Grammar of Greek and Latin (Chicago:
UCP, 1933; 4th impression, 1948).
Andrew L. Sihler, New Comparative Grammar of Greek and Latin. NY &
Oxford: Oxford University Press, 1995.
E le vecchie trattazioni seguenti:
RIEMANN, Othon - Goelzer, Henri: Grammaire
comparée du grec e du latin. Paris, Armand Colin et Cie. Editeurs,
1897.
MEILLET, Antoine: Introduction a l'étude comparative des langues
indo-européennes. Paris: Librairie Hachette, 1924.

Saluti comparati.
Teo Orlando

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