Nell'attesa che l'autrice - se c'e' - si sveli, e ce ne parli, mi
piacerebbe raccontarne un breve episodio (visto che di recente si e'
festeggiata la donna, etera o matrona che fosse) che ho conosciuto
grazie a questo piacevole volumetto.
Nel giardino di Epicuro brilla la stella dimenticata di una
donna-filosofa, la piccola Leonzio: cosi' il maestro a lei si rivolge
con una dolcezza che si ignora possano avere i filosofi (ammesso che i
filosofi esistano, cosa di cui dubito fortemente)
"Per il Signore Apollo, mia cara piccola Leonzio, di quale esultante
emozione mi hai riempito nel leggere la tua letterina". (Epicuro, fr.
143 dell'edizione Usener)
I detrattori di Epicuro si sono scatenati contro questa Leonzio -
un'etera che mi piace immaginare come una donna elegante e raffinata, ma
anche sensibile e delicata come una fanciulla. In breve ne dicevano di
tutti i colori: chissa' quali cose inimmaginabili avvenivano nel
Giardino dove Epicuro e il suo discepolo Metrodoro avrebbero condotto un
insolito menage a trois insieme appunto a questa Leonzio, come se
fossero precursori di Sartre e la sua donna (Beauvoir?) insieme ad una
delle tante sgualdrine (poco, quasi punto timorate) che si succedevano
al fianco della temibile coppia (si legga, a questo proposito, e poi lo
si dimentichi per sempre, "L'invitata", dello stessa Beauvoir).
In particolare Cicerone, nemico dell'epicureismo romano per motivi
politici (anche se bisogna dire che l'epicureismo romano poco centrava
con il Giardino) se la prende con questa "puttanella". Ma poi, nello
stesso passo (da "Sulla natura degli Dei" I 33) ci da una notizia
formidabile: la puttanella, "oso' scrivere contro Teofrasto... Certo,
almeno Lei usa un'elegante lingua attica...". La notizia e' confermata
da altre fonti.
La piccola Leonzio - amica tenera di Epicuro, il teorico della philia, e
donna non legittima di Metrodoro in quanto egli, originario di Lampsaco,
non poteva sposare una donna ateniese quale era Leonzio - la dolce
Leonzio, insomma, e' una vera e propria donna filosofo, o quanto meno
una scrittrice di valore: lo stesso Cicerone, una vipera senza paragoni
nella storia della cultura occidentale, ne riconosce l'eleganza nello
scrivere. E comunque, all'epoca di Cicerone, un libro di Leonzio era
ancora in circolazione.
Facile capire perche' ora non ce ne resta che qualche traccia, nascosta
tra le pieghe di notizie a cui in genere non si fa caso... e vi pare che
i dotti commentatori di un'opera come "Sulla natura degli Dei" possano
soffermarsi su simili episodi? Fortunatamente qualcuno l'ha fatto e ha
cosi' contribuito a consegnarci un'immagine degli antichi (e delle
antiche) piu' autentica e, sicuramente, piu' interessante.
saluti,
jan
(L'episodio interessera' soprattutto Ipazia che ha scelto come nickname
il nome di una delle piu' celebri, forse, donne di cultura /
donne-filosofo del mondo antico. Ipazia era una grande matematica vero?)
Sě. Ce n'č un breve cenno in "Il Teorema del Pappagallo" di Guedj.
--
"Gite scolastiche: gli insegnanti ne sono felicissimi perché, in cambio
della sorveglianza, per loro il viaggio č gratis" (Servizio sul TG5)
eh già! e bellissima anche
ipazia
>> (L'episodio interessera' soprattutto Ipazia che ha scelto come
nickname
>> il nome di una delle piu' celebri, forse, donne di cultura /
>> donne-filosofo del mondo antico. Ipazia era una grande matematica
vero?)
>eh già! e bellissima anche
Certo, Ipazia era bellissima, come assicura l'agiografo Damascio nella "Vita
di Isidoro" fr. 102 (=Suda s.v. Ipazia). Ma anche molto rigida e
intransigente, almeno se dobbiamo credere alla stessa fonte.
Poiché un giovane discepolo si era innamorato di lei, e non riusciva più a
nascondere la sua passione, Ipazia prese un pannolino di quelli con cui si
proteggevano le ragazze durante il ciclo mestruale (noi diremmo un
assorbente igienico) e lo gettò al malcapitato spasimante, dicendo: "Questo
è ciò che tu ami, giovanotto, e non è niente di bello".
Il gesto di Ipazia potrebbe essere interpretato alla luce del pensiero
cinico (in sostanza, Ipazia avrebbe imitato Ipparchia, la bella e nobile
moglie del cinico Cratete, di molti secoli anteriore). Personalmente, però,
sospetto che l'aneddoto sia frutto di un certo atteggiamento misogino e
sessuofobo diffuso nella mentalità tardo-antica.
In sostanza, Ipazia era un personaggio oltremodo scomodo, sia perché
diffondeva il pensiero neoplatonico in un'epoca in cui prevalevano altri
orientamenti, sia perché, pur essendo una donna ed anzi una vergine, teneva
i suoi discorsi in pubblico.
Purtroppo non mi è stato possibile inserirla nel mio libretto: ma è chiaro
che non era una 'sgualdrina', tutt'altro...E forse proprio per questo ebbe
una vita ancora più difficile.
Ciao
Eleonora
--
Posted from [193.70.192.53]
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L'autrice è qua. Alle prese con questioni di cucina ( prosciutto di Parma,
patate Parmentier etc.) e ccalcistiche (il campione brasiliano Socrates).
Posso comunque fare qualche piccola osservazione.
>"Per il Signore Apollo, mia cara piccola Leonzio, di quale esultante
>emozione mi hai riempito nel leggere la tua letterina". (Epicuro, fr.
>143 dell'edizione Usener)
Proprio questo affettuoso saluto di Epicuro a Leonzio è fra i bersagli
preferiti degli scrittori atticisti, che criticavano il tono (secondo loro)
troppo familiare, la frequenza dei diminutivi e soprattutto il singolare
neologismo krotothorubos (qualcosa come "scoppiettante, rumorosa
agitazione"). Secondo Plutarco, questo genere di linguaggio "dava la nausea
"(_Opere Morali_ 45 f). secondo il retore Alcifrone, Epicuro si esprimeva
"come un pagliaccio della Cappadocia" (_Lettere di cortigiane_17).
>In particolare Cicerone, nemico dell'epicureismo romano per motivi
>politici (anche se bisogna dire che l'epicureismo romano poco centrava
con il Giardino) se la prende con questa "puttanella". Ma poi, nello
>stesso passo (da "Sulla natura degli Dei" I 33) ci da una notizia
>formidabile: la puttanella, "oso' scrivere contro Teofrasto... Certo,
>almeno Lei usa un'elegante lingua attica...". La notizia e' confermata
>da altre fonti.
Tra cui Plinio il Vecchio, secondo il quale il trattato di Leonzio _Ccntro
Teofrasto_ sarebbe stato un proverbiale esempio di scriteriato avventurismo
(_Storia Naturale_, Prefazione 28s.).
Ma la testimonianza di Cicerone è più importante, perché pone l'accento
sull'aspetto linguistico. Come abbiamo visto, Epicuro era disprezzato da
molti puristi per il suo linguaggio alquanto personale, estremamente
colloquiale e pieno di neologismi.
Evidentemente, Cicerone nota la differenza tra la lingua di Epicuro e quella
usata nello scritto _Contro Teofrasto_, e non ha dubbi sull'attribuzione:
Leonzio era, infatti, ateniese, ed è ragionevole pensare che potesse
scrivere in una corretta lingua attica. E' facile, invece, che forme
estranee all'attico fossero presenti non solo nelle opere di Epicuro, ma
anche in quelle del compagno di Leonzio, il filosofo Metrodoro di Lampsaco.
Non mi sembra dunque il caso di negare l'attendibilità delle fonti antiche
riguardo all'attività di Leonzio come autrice di opere filosofiche.Quanto al
valore dei suoi scritti, vattelapesca: è inurile dire che non ne è rimasta
una riga.
> comunque, all'epoca di Cicerone, un libro di Leonzio era
ancora in circolazione.
Facile: erano passati poco più di due secoli.
E Cicerone certamente era molto più informato di noi.
Eppure, molti studiosi moderni considerano del tutto prive di fondamento le
notizie di Ciicerone e Plinio sull'attività filosofica di Leonzio (la più
scettica, guarda un po', è proprio una donna). Una posizione che nasce da
secolari pregiudizi (più nei confronti della veridicità degli scrittori
antichi che non nei riguardi delle donne) e che andrebbe più obiettivamente
rivista.
Ciao
Eleonora
>
--
Posted from smtp2.libero.it [193.70.192.52]
>Se non ho capito
>male si tratterebbe di una sorta di pamphlet contro >Teofrasto, vale adire
>contro l'Autorita', gia' all'epoca inaffondabile, di >quello che sara'poi
>considerato il Filosofo per antonomasia fin quasi ai >nostri giorni:Aristotele
In che senso inaffondabile?
In quell'epoca i Peripatetici furono affondati, e come.
Demetrio Poliorcete li cacciò da Atene perché chiacchieravano troppo.
Ciao
Daniela
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Posted from rmx12.mail.com [165.251.4.246]
....ho sempre pensato che Leonzio fosse il nome di un uomo... :-)))
--
Leo Battaglia
"Ogni viltà convien che qui sia morta."
(Dante, INFERNO, c.III v.15)
>Ho notato che hai aperto il thread su Saffo: penso >proprio di intervenire,
>così questa volta almeno parleremo di una donna molto, >ma molto seria.
Anche troppo, a mio modesto parere. Saffo era piena di sussiego e trattava
tutti con disprezzo, soprattutto le altre signore che come lei dirigevano
tiasi di fanciulle.
Nella contesa tra Saffo e la cortigiana Rodopi, amante del fratello della
poetessa, io francamente tifo per Rodopi (e secondo me anche la Cavallini,
nel suo libretto, lascia trapelare una certa simpatia per l'etèra...
o sbaglio?);-)
Mi piacerebbe anche dire due parole su Messalina. Non sapevo che
avesse solo ventitrè anni quando fu uccisa: io me l'ero sempre
immaginata come una matrona di età matura,imparruccata e con addosso
un trucco pesante (come certe donne del "Satyricon" felliniano).
Forse la Cavallini l'ha un po' troppo 'santificata'...però
non saprei, magari è vero che la storia ce ne ha trasmesso
un'immagine morbosa e distorta.
Che ne pensate?
Saluti
Jack Frusciante
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Posted from rmx08.iname.net [165.251.8.85]
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questa affermazione di ian mi era sfuggita. E adesso sono in crisi di
identità. :-)))
ciao
Ipazia
> > Alessandro Iannucci wrote:
> (ammesso che i filosofi esistano, cosa di cui dubito fortemente)
>
> questa affermazione di ian mi era sfuggita. E adesso sono in crisi di
> identità. :-)))
Cara Ipazia, il mio dubbio cosmico deriva, in effetti, da quanto di
meglio gli stessi filosofi hanno insegnato: l'arte del dubbio, il dubbio
metodico, la 'epoche' scettica. In particolare mi riferivo ai cosiddetti
filosofi antichi: cosa sono? sapienti? saggi? scienziati? teorici
politici? scrittori? non lo so. Credo di sapere, ad esempio, che Galileo,
noto come matematico o astronomo, chiamava se' stesso filosofo; oppure
che Leibniz, studiato nei manuali appunto tra i filosofi, era
fondamentalmente un matematico. O ancora, per tornare al motivo del mio
dubbio originario, Parmenide si sentirebbe forse a disagio ad essere
collocato accanto ad uno come Heidegger e starebbe piu' volentieri, ad
esempio, accanto a Newton o ad Einstein. Allo stesso modo, chissa',
Socrate ha probabilmente poco a che spartire con Whithead, e Platone
pochissimo con Kant: entrambi, almeno credo, godrebbero piu' volentieri
della compagnia di A. Gramsci, o per la par condiscion, come si usa dire,
di G. Gentile. I termini sono equivoci, i manuali semplificano. Le storie
al genitivo, di hegeliana memoria, appunto, falsificano.
A me piace pensare che nella lingua greca mathematikos significhi, piu' o
meno, 'studioso' e che philosophos sia un cercatore / amante di sophia:
il sophos, d'altra parte, non e' solo il 'saggio', ma anche il poeta.
Senofane, iscritto anch'esso nella categoria dei 'filosofi', parla di se'
stesso addirittura come un 'rapsodo' itinerante e si accosta dunque alla
tradizione epica che pure critica in continuazione (del resto vi e' chi
ha sostenuto che anche Omero fosse un filosofo ante litteram che poneva
l'arche', come Talete, nell'acqua!)
Insomma: "stat rosa pristina nomine, nomina nuda tenemus" :-).
saluti,
jan
fuori dalla battuta sono perfettamente d'accordo con te. Un paio di
anni fa ho organizzato (insieme ad altri) un seminario dal titolo
"che cosa significa fare filosofia" (io avrei preferito appunto "chi è
il filosofo"). quello che mi colpisce è che la categoria (dei filosofi
appunto ahiò) non si interroghi affatto sulla propria natura. Mi scuso
per l'ot, ma il ng di filosofia è una catastrofe.
ciao
Carmen
>... un seminario dal titolo
>"che cosa significa fare filosofia" (io avrei preferito appunto "chi è
>il filosofo"). quello che mi colpisce è che la categoria (dei filosofi
>appunto ahiò) non si interroghi affatto sulla propria natura.
Penso che se vogliamo provare a riflettere sulla filosofia, su
chi siano i "filosofi", dobbiamo tornare indietro, ai greci, appunto,
che hanno coniato questo termine e, ancor prima, ai sophoi.
Chi erano i "sapienti" ?
In che cosa consisteva la "sapienza" ?
A cosa tendeva ? Perche' ?
>Mi scuso per l'ot, ma il ng di filosofia è una catastrofe.
E' il guaio che affligge i Ng non moderati, ma e' anche
(forse ?) frutto di una gran confusione sul termine "filosofia".
Una volta voleva dire tutto, oggi, forse, niente.
Iperboreo
Non a caso infatti il mio intervento al seminario si intitolava
"nietzsche e gli antichi" e verteva proprio sulla figura del
filosofo/sapiente in Grecia prima di platone. Una mano ironica aveva
corretto il titolo su un manifesto "nietzsche è gli antichi", e a quel
punto avrei voluto quasi rinunciare a tenere la relazione :-)
ciao
Ipazia
>Saffo era piena di sussiego e trattava
>tutti con disprezzo, soprattutto le altre signore che come lei dirigevano
>tiasi di fanciulle.
Verissimo, ahinoi. Saffo era piena di supponenza, sia a causa della propria
origine aristocratica , sia per il prestigio che godeva in quanto
sacerdotessa di Afrodite (che abbia avuto un ruolo 'istituzionale' in tal
senso, è affarmato, a mio avviso persuasivamente. da F: Lasserre, _Sappho.
Une autre lecture_, Padova, Antenore 1989). Inoltre era ben consapevole del
proprio valore come poetessa, e non lo mandava certo a dire.
Però, quando Saffo taccia di grossolanità rozzezza una rivale (Andromeda?),
dicendo
Chi è questa contadine
che ti seduce la mente,
vestita di una rozza stola,
e che i suoi stracci
non sa tireare sopra le caviglie? (fr. 57 Voigt)
è probabile che le sue parole non siano duvute (come molti credono) a
spocchia classista. Di certo anche Andromeda era una nobildonna, e il suo
tiaso doveva essere molto prestigioso, tant'è vero che alcune allieve di
Saffo mollavanoi la poetessa e si trasferivano nel tiaso della rivale.
Tuttavia, nell'ambito della nobiltà lesbia, c'erano diversi punti di vista
riguardo al codice di comportamento da seguire. Alcuni, influenzati (come
Saffo) dallo sfarzo orientale, ritenevano che il lusso fosse un tratto
distintivo dell'aristocrazia. Altri, più ligi al modello di fugalità
caratteristico degli _aristoi_greci, preferivano uno stile di vita più
semplice, tanto da apparire 'rozzo' alla sussiegosa poetessa.
Quando Pittaco (probabilmente imparentato con Andromeda) conquistò il
potere, si attenne semz'altro al precetto delfico del _medèn agan_ ("mai
nulla di troppo") ed emanò una legge suntuaria mirante a limitare il lusso
sfrenato di certa nobiltà lesbia. E' superfluo precisare che Saffo se la
prese a morte con l'illustre leader politico.
>Nella contesa tra Saffo e la cortigiana Rodopi, amante del fratello della
>poetessa, io francamente tifo per Rodopi (e secondo me anche la Cavallini,
>nel suo libretto, lascia trapelare una certa simpatia per l'etèra...
>o sbaglio?);-)
Fingo di non aver capito e guardo in aria:-).
Del resto, le mie simpatie non hanno molta importanza: quello che conta è
che la ricostruzione storica sia plausibile.
E questo è un giudizio che spetta a chi legge.
>Mi piacerebbe anche dire due parole su Messalina. Non sapevo che
>avesse solo ventitrè anni quando fu uccisa: io me l'ero sempre
>immaginata come una matrona di età matura,imparruccata e con addosso
>un trucco pesante (come certe donne del "Satyricon" felliniano).
>Forse la Cavallini l'ha un po' troppo 'santificata'...
La Cavallini non c'è: ci sono il libro e il lettore, anzi il Lector in
Fabula.
>Saluti
>Jack Frusciante
Be', che tu sia un lettore du libri mi pare evidente. Magari bolognese?
Un saluto
Eleonora
--
Posted from smtp3.libero.it [193.70.192.53]
>"nietzsche e gli antichi" e verteva proprio sulla figura del
>filosofo/sapiente in Grecia prima di platone.
Tema _mooolto interessante_ !
Non pensi che meriti un 3ead ?
>Una mano ironica aveva
>corretto il titolo su un manifesto "nietzsche è gli antichi", e a quel
>punto avrei voluto quasi rinunciare a tenere la relazione :-)
non faccio fatica a crederci ;-))
ciao
Iperboreo
non vorrei finire troppo palesemente OT, visto che la relazione
verteva sull'immagine in nietszche dei filosofi antichi rispetto
all'immagine che ne ha la filosofia contemporanea o, meglio, gli
storici contemporanei della filosofia antica. Il tutto variamente
condito con le mie considerazioni su che significa essere filosofi e
una imprecazione finale contro platone. cmq tra qualche giorno
dovrebbero essere online gli abstract delle relazioni e vi segnalerò
l'url. E comunque finita la relazione (sarà online anche il dibattito)
sono stata accusata di essere un "cattivo maestro" e dire che non solo
portavo la gonna ma non avevo parlato affatto di vino (o di haoma)!
ciao
Ipazia
> E comunque finita la relazione (sarà online anche il dibattito)
>sono stata accusata di essere un "cattivo maestro" e dire che non solo
>portavo la gonna ma non avevo parlato affatto di vino (o di haoma)!
Non sara' che perdura una "arcaica" paura della
donna (anche quando porta la gonna)?
Insomma, la civilta' greco-latino-europea ha alle sue
radici un radicale sospetto verso il mondo femminile
oppure no ?
Iperboreo
mah, nel mio caso credo sia stato il mio "attacco" verso l'immagine
della Grecia antica e del filosofo insieme. probabilmente il fatto che
fossi donna e ahimè solo "accademicamente" giovane ha sicuramente
peggiorato le cose. comunque - se Manca non ha nulla in contrario,
visto che un po' OT è sicuramente, eccovi in anteprima l'abstract
della mia relazione - . Il seminario a cui si riferiscono le prime
righe era stato tenuto prima delle relazioni pubbliche e io avevo
partecipato solo alle sedute iniziale, nelle quali la discussione, era
più o meno, "se i filosofi contemporanei partono da un argomento o da
un autore nella loro ricerca filosofica", analitici/continentali
insomma.
ciao
Ipazia
NIETZSCHE E GLI ANTICHI Carmen Dal Monte
Ho abbandonato i lavori del seminario quando la discussione verteva
sulla scelta: autore o argomento, e non ne conosco quindi gli sviluppi
ma già questa distinzione è per me problematica: nel senso che
l'autore può diventare un argomento, un luogo da cui guardare il
mondo, il modo con cui guardare il mondo. E il mio modo di guardare il
mondo e il mio luogo, (la mia filosofia !?) sono essenzialmente
innamoramenti.
Improvvisamente, - e motivare le scelte, (dare ragione di un
innamoramento) diventa complicato e difficoltoso, un momento in cui il
linguaggio e la ragione mostrano tutte le loro debolezze e le loro
carenze - un autore, una persona, (senso latino di persona: maschera)
si impone alla mia attenzione, la cattura interamente e fa scattare a
sua volta in me un meccanismo di appropriazione, e infine sopraggiunge
la noia.
In qualche modo sono una sorta di Don Giovanni della filosofia. E uso
l'esempio di Don Giovanni ben consapevole di tutto ciò che si dice di
lui: immaturo, insicuro, vanesio.
Quindi, quando si è trattato di scegliere un argomento per questa
relazione è stato per me inevitabile scegliere un autore - non avrei
potuto fare altrimenti - e necessario (nel senso scientifico,
seicentesco direi del termine) in qualche modo anche scegliere
l'argomento nietzsche.
Non che siano stati molti i miei innamoramenti filosofici (Spinoza,
Hegel, Cassirer, Schelling) ma esattamente come un amante infedele
che va e torna dalla persona che ha scelto, che la tradisce e la
riconferma come oggetto d'amore io sono sempre tornata da Nietzsche
meglio - tornata a nietzsche.
Come si torna a casa, come si torna da qualcuno che ci ha incatenato e
nonostante i nostri sforzi non ci lascia andare, perché l'inganno di
Eros è questo: mentre pensiamo di impadronirci di qualcuno costui
prende possesso della nostra anima. Un daimon che parla attraverso la
nostra bocca, che guida i nostri gesti, che ci costringe a interrogare
(a innamorarci) di altri e poi distrugge le certezze altrui che
tentiamo di fare nostre.
Scelto (ma ha senso usare questa parola?) nietzsche come argomento, si
trattava di scegliere un esempio per motivare questa scelta. Ben
sapendo che motivare la scelta di un innamoramento, fare un esempio
che comincia con le parole: ecco ho scelto questa persona, questo
autore perché..ha il senso e il sapore di una scelta passata, di un
desiderio placato, di un amore finito, mentre così non è per me e per
nietzsche. Forse perché non ho bisogno del suo consenso per continuare
questa relazione.
Comunque si trattava di scegliere un "pezzo" di nietzsche e io ho
scelto La filosofia nell'epoca tragica dei Greci. Perché questo testo?
Perché mi si imposto.
In qualche modo nel disordine che contraddistingue le mie letture
nicciane, quando ho cominciato a sfogliare qua e là, (a dire il vero
io uso nieztsche come i boeri usano la bibbia, aprendolo a caso e
leggendo una frase, un pagina, per trovare il senso di ciò che sto
facendo in quel momento e esattamente come capita ai boeri con la
bibbia, lo trovo sempre quel senso, quella giustificazione, ma in
qualche modo non è quello che facciamo tutti? non cerchiamo nei nostri
autori e nei nostri argomenti il senso? c'è chi si illude sia
duraturo, ma in fondo è relativo, relativo proprio nel senso, magari
volgare, - magari sokaliano - della teoria della relatività)
Ho riletto appunto la filosofia nell'epoca tragica dei greci, un
testo di Nietzsche non aforistico, un tentativo di trovare un legame
non tra le filosofie, ma tra i filosofi, un ricerca della definizione
del "tipo filosofico".
È una storia della filosofia diversa, non fatta di confutazioni e
ricostruzioni, e nemmeno di fili rossi e precorrimenti, analisi e
parentele e affiliazioni, ma che si mette alla ricerca del
"filosofare", della specificità della filosofia, meglio della perduta,
mitica, specificità della filosofia. Una scelta precisa quella di
Nietzsche, la scelta di una lettura del passato che rompesse i patti
della storia e con la storia. Della filosofia. Che dice innanzi tutti
Nietzsche della filosofia? Come la giustifica? Semplicemente prendendo
atto della sua esistenza e scrive:
"I Greci, in quanto veramente sani, hanno giustificato una volta per
tutte la filosofia per il fatto che hanno filosofato, e precisamente
hanno filosofato assai più di altri popoli"
E se questo si dice della filosofia che cosa si dice del filosofo? Chi
è, come lo si riconosce, chi e cosa accreditano una persona come
filosofo? Nietzsche sceglie come "tipi filosofici puri" solo i
filosofi preplatonici e proprio dal primo di questi, Talete, prende
l'esempio per ricordare quale sia il contegno della filosofia e
sottolinea come la filosofia oltrepassi le barriere dell'esperienza,
come tutte le filosofie abbiano origine da un'intuizione mistica cui
l'intelletto cerca di rendere ragione. La riflessione -continua - fa
poi intervenire i suoi modelli, i suoi paradigmi, le sue reti di
connessione, ma la filosofia non è questo. E la riflessione
dell'intelletto non rende la filosofia più vera, forse più
convincente, più adatta ad essere trasmessa ad altri, ma non più vera.
Perché i filosofi preplatonici sono "tipi filosofici puri"? Perché da
Platone in poi questa figura non esiste più? Perché i filosofi, dice
Nietzsche, hanno trovato uno spazio, hanno trovato un luogo. E la
filosofia, il lavoro filosofico non è più una necessità, un obbligo al
quale non ci si può sottrarre, un lavoro faticoso ma ineluttabile.
Nasce l'accademia, nasce lo studio della filosofia. Avendo trovato uno
spazio i filosofi non possono più spaziare, hanno limiti, recinti,
cautele ed obblighi. Non è più possibile, dopo Platone, affermare che
si è filosofi; è necessario stabilire prima un ambito di conoscenza e
poi da questo segue che dall'esterno saremo riconosciuti come tali. È
l'oggetto del nostro sapere che ci qualifica, non già - come da Talete
a Socrate - che noi, i filosofi, qualifichiamo il nostro oggetto come
filosofico. Alla asserzione della verità abbiamo sostituito la
dimostrazione della verità. La differenza finale - fondamentale - tra
il passato e il presente della filosofia è che la filosofia non è più
una cultura antagonista, ma è divenuta parte della polis, ha accettato
uno statuto, una parte; ha scelto di essere legittimata dall'esterno
e - per rimanere all'interno della periodizzazione scelta da
Nietzsche, ricordate la scritta sopra l'entrata dell'Accademia
platonica?, per Platone è la matematica che rende possibile, che
legittima la filosofia.
Con Platone la filosofia ha accettato di essere una parte. E ha perso
il tutto.
>> >"nietzsche e gli antichi" e verteva proprio sulla figura del
>> >filosofo/sapiente in Grecia prima di platone.
>>
>> Tema _mooolto interessante_ !
>> Non pensi che meriti un 3ead ?
> non vorrei finire troppo palesemente OT, visto che la relazione
> verteva sull'immagine in nietszche dei filosofi antichi rispetto
> all'immagine che ne ha la filosofia contemporanea o, meglio, gli
> storici contemporanei della filosofia antica. Il tutto variamente
> condito con le mie considerazioni su che significa essere filosofi e
> una imprecazione finale contro platone. cmq tra qualche giorno
> dovrebbero essere online gli abstract delle relazioni e vi segnalerò
> l'url. E comunque finita la relazione (sarà online anche il dibattito)
Bene, cosi` si potra` riparlarne anche qui, magari per dire che
l'immagine che aveva Nietzsche dei filosofi antichi era molto
piu` interessante di quella che sembra passi oggi il convento
;-)
> sono stata accusata di essere un "cattivo maestro" e dire che non solo
> portavo la gonna ma non avevo parlato affatto di vino (o di haoma)!
E` bene che ogni tanto ritorni qualche "cattivo maestro" o
"maestrina". Sulla gonna non ho capito. Perche', di solito coi
pantaloni o senza questi ne' quella, sei molto piu` cattiva?
Hai fatto male a non parlare di vino, quando qualcuno mi
ricorda nei suoi discorsi gli riescono sempre benissimo...
--
Bye by Red | PCC on a Slackware-Linux box E-mail: rw...@mclink.it
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| "I kill children / I love to see them die
| I kill children / And make their mamas cry" (Dead Kennedys)
no, nel senso che al max potevo essere "una cattiva maestra"
ipa'