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"Traduzione contrastiva"

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Catalepton

unread,
Feb 8, 2008, 3:06:55 PM2/8/08
to
Ci sto lavorando da qualche giorno, forse potrà interessare:
http://catalepton.altervista.org/analisi-contrastiva-di-traduzioni
Del "Carpe diem" ne ho già trentadue.

--
Catalepton
http://catalepton.altervista.org

Sergio Audano

unread,
Feb 9, 2008, 5:20:43 PM2/9/08
to
Catalepton ha scritto:

> Ci sto lavorando da qualche giorno, forse potrà interessare:
> http://catalepton.altervista.org/analisi-contrastiva-di-traduzioni
> Del "Carpe diem" ne ho già trentadue.

Complimenti! Ottimo lavoro tra l'altro spendibile per il futuro se è vero
quello che ho sentito dire, ovvero che il Ministero starebbe lavorando a
un'ipotesi di modifica radicale della seconda prova di maturità classica,
ridimensionando la tradizionale versione per sostituirla con l'analisi di
traduzione contrastive, magari arricchite da percorsi iconografici per
ampliare la discussione.

--

questo articolo e` stato inviato via web dal servizio gratuito
http://www.newsland.it/news segnala gli abusi ad ab...@newsland.it

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Catalepton

unread,
Feb 11, 2008, 2:55:38 PM2/11/08
to
Massimo Manca ha scritto:

> Di Odi et amo ne puoi trovare almeno una decina nella letteratura di
> Giovanna Garbarino (oltre che sfrucugliando ovviamente in giro);

Sì, Odi et amò ;) è la prossima.

> è una
> tecnica che uso spesso anch'io (e la insegno),

Ci provo anch'io (empiricamente e a livelli scolastici inferiori).
Si accettano consigli (chissà che non si riesca a formalizzare una
"didattica della traduzione contrastiva").

> e per combinazione ne ho
> appena accennato, tangenzialmente, in una conferenza che ho tenuto un
> paio di giorni fa, dove per l'appunto confrontavo un po' di traduzioni
> parallele particolarmente significative.

Curioso: traduzioni di che?

--
Catalepton
http://catalepton.altervista.org

Massimo Manca

unread,
Feb 19, 2008, 7:38:11 AM2/19/08
to
Catalepton wrote:
> Massimo Manca ha scritto:
>
>> Di Odi et amo ne puoi trovare almeno una decina nella letteratura di
>> Giovanna Garbarino (oltre che sfrucugliando ovviamente in giro);
>
>
> Sì, Odi et amò ;) è la prossima.

Credo di averne decine, percé lo facevo fare anchenei laboratori di
latino zero.

> Ci provo anch'io (empiricamente e a livelli scolastici inferiori).
> Si accettano consigli (chissà che non si riesca a formalizzare una
> "didattica della traduzione contrastiva").

Mah, mi pare strano che non sia già formalizzata, perché è una pratica
piuttosto diffusa. Avevo degli appunti, perché in pratica doveva essere
un capitolo di un libro di didattica che vorrei scrivere (nsieme a un
sacco di altra roba che più o meno sta uscendo a puntate in giro...). Se
nel frattempo pubblichi qualcosa, fammi sapere, che nel caso ti cito :)

>
>> e per combinazione ne ho appena accennato, tangenzialmente, in una
>> conferenza che ho tenuto un paio di giorni fa, dove per l'appunto
>> confrontavo un po' di traduzioni parallele particolarmente significative.
>
>
> Curioso: traduzioni di che?

Quella di Catullo (notevole Ceronetti), Omero, (notevole Baricco),
Alcmane (notevole Benni) :)

Lutrin

unread,
Feb 19, 2008, 8:07:54 AM2/19/08
to
On Tue, 19 Feb 2008 12:38:11 +0000, Massimo Manca wrote:

> Quella di Catullo (notevole Ceronetti)
[...]

che carme? fatico a pensare di poterla definire *notevole* non essendo, se
ben ricordo, né in rima né in metro le sue traduzioni che, in mancanza
di meglio, ci hanno propinato a scuola (beh, sempre meglio del quasimodo
che prendeva regolarmente *verum* avversativo per "vero" e che gli stolti
immortalati dal Boileau nel suo mirabile verso dell'art poetique

un sot trouve toujours un plus sot qui l'admire

hanno innalzato ad un livello cui alcun merito aveva)

--
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Catalepton

unread,
Feb 20, 2008, 2:43:56 PM2/20/08
to
Massimo Manca ha scritto:

>> Sì, Odi et amò ;) è la prossima.
>
> Credo di averne decine, percé lo facevo fare anchenei laboratori di
> latino zero.

I contributi sono graditi ;)

>> Ci provo anch'io (empiricamente e a livelli scolastici inferiori).
>> Si accettano consigli (chissà che non si riesca a formalizzare una
>> "didattica della traduzione contrastiva").
>
> Mah, mi pare strano che non sia già formalizzata, perché è una pratica
> piuttosto diffusa.

Eh sì, hai ragione. Il mio problema è che scrivo un po' troppo... katà
leptòn (se non fosse così non scriverei: confido sempre in qualcuno che
metta i puntini sulle i).

Bastava guardare sullo scaffale.

Non ne parla Andrea Balbo, Insegnare latino. Sentieri di ricerca per una
didattica ragionevole, UTET, Torino, 2007; qualche pagina vi dedica
Nicola Flocchini, Insegnare latino, La Nuova Italia, Scandicci, 1999,
pp. 204-206, e nota che "una descrizione dettagliata di questa tecnica
con opportune esemplificazioni su testi in prosa e in poesia [è] in N.
Flocchini, Possibilità di un uso didattico della traduzione, "Aufidus",
33 (1998), pp. 75-105".

Pur avendolo sott'occhio da un paio d'anni, non mi ero reso conto che
Antonia Piva, Il sistema latino. Ricerca didattica e formazione degli
insegnanti, Armando, Roma, 2004, pp. 317-326, era l'ovvia fonte delle
"dispense" che citavo.

E qui c'è materiale a sufficienza per una "procedura standard"
(personalizzabile quanto si vuole):
"La metodologia contrastiva va impostata con laboratori di traduzione in
classe; in un secondo momento, chiarita la scaletta operativa e
condivise le finalità, si possono assegnare lavori domestici e, da
ultimo, prove in classe strutturate in questo modo. Ecco i diversi passaggi:
- si propone un testo di rilevante valore artistico, accompagnato da
almeno quattro traduzioni d'autore, possibilmente di epoche diverse,
anche con proposte straniere;
- lo studente - o il gruppo di studenti - legge il testo latino e le
traduzioni offerte, con un primo esame complessivo;
- si segmentano testo latino e traduzioni, confrontando con puntualità
la resa delle diverse proposte di traduzione, per selezionare e scartare
di volta in volta le singole lezioni;
- si arriva a una prima traduzione mediata, sulla scorta, cioè, delle
rese di volta in volta ritenute più adeguate;
- abbandonata questa falsariga di servizio, lo studente propone la
propria traduzione autonoma, omogeneizzando gli eventuali prestiti e
personalizzando l'insieme;
- è possibile accompagnare la traduzione con un commento - libero o su
scaletta semistrutturata - per chiarire e giustificare la scelta di
traduzione e per valutare il grado di adeguatezza e personalizzazione
delle traduzioni ufficiali" (pp. 317-318).

Segue un'interessante riflessione sulla scientificità e l'efficacia del
metodo, e sulle possibili ricadute didattiche (pp. 318-319).

Molto interessanti sono anche le riflessioni sulla traduzione del testo
poetico ("è proprio il linguaggio deautomatizzato della poesia e il suo
elevato grado di connotatività a determinare un numero continuo di
variazioni di resa"), con una proposta di "stratigrafia del testo
poetico" e suggerimenti di traduzione fonemica, letterale, metrica, in
prosa, in rima, in versi sciolti, interpretativa (à la Ceronetti, per
intenderci).

La Piva propone un orizzonte epistemologico, considerando che "la
traduzione contrastva è (...) figlia del modello gnoseologico
ermeneutico, che fa dell'interpretazione il cardine dell'approccio al
testo. Non viene fornita infatti 'la' traduzione - quella sola,
quell'unica giusta alla quale i docenti sembrano tanto affezionati - ma
'le' traduzioni o, meglio, alcune possibili interpretazioni. In tal
modo, si avvezza l'adolescente alla consapevolezza del carattere
comunque parziale e relativo di ogni interpretazione, anche la propria,
e di come la ricerca dell'oggettività sia, di per sé, un concetto
plurale" (p. 320).

E non manca un po' di bibliografia:
S. Japoce - E. Staraz, La traduzione contrastiva. Teoria e prassi, con
saggio introduttivo di A. Portolano, CEDAM, Padova, 1995 (citato anche
da Flocchini).
A. Lefevere, Translating Poetry: Seven Strategies and a Blueprint, Van
Gorcum, Assen-Amsterdam, 1975.

> Avevo degli appunti, perché in pratica doveva essere
> un capitolo di un libro di didattica che vorrei scrivere (nsieme a un
> sacco di altra roba che più o meno sta uscendo a puntate in giro...). Se
> nel frattempo pubblichi qualcosa, fammi sapere, che nel caso ti cito :)

Lo prendo come un complimento... ma è molto improbabile che pubblichi
qualcosa ;)

Un libro di didattica?
Del latino? Delle lingue classiche?
Un manuale di didattica del greco mi pare manchi del tutto; quelli
sopraccitati di didattica del latino sono tutti, per qualche motivo,
deludenti o perfettibili.
Attendiamo dunque con ansia. ;)

--
Catalepton
http://catalepton.altervista.org

Catalepton

unread,
May 14, 2008, 9:03:08 AM5/14/08
to
Massimo Manca ha scritto:

>>> Di Odi et amo ne puoi trovare almeno una decina nella letteratura di
>>> Giovanna Garbarino (oltre che sfrucugliando ovviamente in giro);

Suggerimento finalmente accolto:
http://catalepton.altervista.org/analisi-contrastiva-di-traduzioni/catull-85

--
Catalepton

Massimo Manca

unread,
Oct 7, 2008, 2:57:20 PM10/7/08
to
Catalepton ha scritto:

> Ci sto lavorando da qualche giorno, forse potrà interessare:
> http://catalepton.altervista.org/analisi-contrastiva-di-traduzioni
> Del "Carpe diem" ne ho già trentadue.
>
Ciao,

mi sono imbattuto nel tuo sito (perché in effetti sto sistemando un
articolo che fra l'altro cita traduzioni contrastive, e a un certo punto
tu attribuisci questa:

>Odio, ed amo: dimandi perché ‘l fo.
>Farsi il sento, e men cruccio, ma nol so.

>(Giacomo Puccini [1858-1924])


Mi fa strano che sia l'operista. Dove l'hai preso? Non è che invece è
Tommaso Puccini?
http://www.polybiblio.com/biggio/17726.html

Lo chiedo qui pubblicamente, in caso qualcuno lo sappia perché per
togliermi lo sfizio di controllare devo fare 500 km :)

MM

Catalepton

unread,
Oct 8, 2008, 9:02:33 AM10/8/08
to
Massimo Manca ha scritto:

> a un certo punto
> tu attribuisci questa:
>
> >Odio, ed amo: dimandi perché ‘l fo.
> >Farsi il sento, e men cruccio, ma nol so.
>
> >(Giacomo Puccini [1858-1924])
>
>
> Mi fa strano che sia l'operista. Dove l'hai preso? Non è che invece è
> Tommaso Puccini?
> http://www.polybiblio.com/biggio/17726.html

Probabilmente un lapsus, ma non mio.
La fonte è modesta e scolastica: Domitilla Leali (a c. di), Divina
puella. L'amore e la donna in Catullo, Signorelli, Milano, 2001 (ISBN
9788843407583), p. 75: "traduzioni che del c. 85 fecero tre celebri
uomini di cultura, i poeti Pascoli e Quasimodo e il compositore Puccini".
Se qualcuno di Livorno, Firenze, Parma, Cesena andasse a controllare la
traduzione di Puccini (Tommaso) potremmo toglierci lo sfizio...
In effetti anch'io vorrei togliermi tanti di questi sfizi, su Catullo
come su Orazio, visto che cito quasi sempre di seconda o terza mano; ma
dovrei fare una specie di Iter Italicum ;)
Se però capiti in Sormani, troverai un occhialuto consulente che è un
grande esperto di traduzioni catulliane :)

--
Catalepton
www.catalepton.altervista.org

Massimo Manca

unread,
Oct 8, 2008, 12:00:16 PM10/8/08
to
Catalepton ha scritto:

> Probabilmente un lapsus,

Beh, magari no. Mi sa che mi tocca fare un viaggio.

Ciao

MM

Catalepton

unread,
Oct 8, 2008, 2:03:31 PM10/8/08
to
Massimo Manca ha scritto:

>> Probabilmente un lapsus,
>
> Beh, magari no. Mi sa che mi tocca fare un viaggio.

Il tuo "magari no" è molto filologico: _Giacomo_ è lectio difficilior ;)

Ma a sfavore di questa ipotesi depongono: l'esistenza stessa di un
Tommaso Puccini traduttore di Catullo; lo stile della traduzione in
questione, più vicina all'epoca e allo stile di altri testi a me noti di
Tommaso (http://it.wikisource.org/wiki/Il_battello - vedi per es. le
apocopi e l'abbondante punteggiatura) che ai libretti di Giacomo (tengo
presente che Puccini intervenne parecchio sul lavoro dei suoi
librettisti); il fatto che quel falento di Giacomo non abbia fatto studi
classici, né risulti alcun suo interesse per Catullo (vedi www.puccini.it).

Scommettiamo?

Nel frattempo io dovrò darla _dubitanter_ per Giacomo ;)

Ciao

--
Catalepton
www.catalepton.altervista.org

Catalepton

unread,
Oct 31, 2008, 12:51:50 PM10/31/08
to
Massimo Manca ha scritto:

> Mi sa che mi tocca fare un viaggio.

Penso di potertelo risparmiare.
Ho finalmente tra le mani Stefania Japoce - Elena Staraz, La traduzione
contrastiva: teoria e prassi. Antologia della poesia latina ad uso del
triennio, su progetto scientifico e con un saggio introduttivo di
Antonio Portolano, CEDAM, Padova 1995.
Che c'entra? Direi che è questa la fonte di tante "traduzioni
contrastive" presenti in vari manuali di letteratura latina. La già
citata Domitilla Leali ha trovato alla p. 70 di Japoce-Staraz una
traduzione attribuita a "Puccini", e ha inferito trattarsi del
compositore, senza controllare a p. 28 la lista dei traduttori, che
rimanda inequivocabilmente alle Poesie di Caio Valerio Catullo scelte e
purgate, volgarizzate dal cavalier Tommaso Puccini di Pistoia, Pisa, Con
i caratteri de' fratelli Amoretti, 1815.
L'ho fatta troppo lunga? Scusami.

Ti riporto da Japoce-Staraz altre tre traduzioni del c. 85:

Odio e insieme amo Lesbia. Or come avviene?
Come io non so: ma il sento, e vivo in pene. (Subleyras)

Amor m'arde, e m'aggela in un: ma come;
non so ma sol che 'l sento, e che ne pero. (R. Pastore Abate)

Odio e amo. Perché questo io faccia forse domandi.
Non so; lo sento e mi torturo l'anima. (Vitali)

A scanso di ulteriori equivoci, quest'ultimo non è Alvaro. :D :D :D

A parte Odi et amo, se lavori sull'analisi contrastiva di traduzioni
Japoce-Staraz (soprattutto per il saggio introduttivo di Portolano) è
insostituibile: puoi fartelo arrivare dall'Universitaria di Padova, sono
velocissimi - ma aspetta che lo rimandi indietro io ;)

--
Catalepton
www.catalepton.altervista.org

Catalepton

unread,
Oct 31, 2008, 12:56:22 PM10/31/08
to
Catalepton ha scritto:

> non so ma sol che 'l sento

*Sic*, anche se mi sembra più probabile "non so ma so che 'l sento".

--
Catalepton
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Massimo Manca

unread,
Oct 31, 2008, 2:58:21 PM10/31/08
to
Catalepton ha scritto:

> Massimo Manca ha scritto:
>
>> Mi sa che mi tocca fare un viaggio.
>
> Penso di potertelo risparmiare.

Ah, troppo tardi. Sta a p. 203 del libro di Tommaso :)

Catalepton

unread,
Nov 1, 2008, 4:15:35 PM11/1/08
to
Catalepton ha scritto:

> Amor m'arde, e m'aggela in un: ma come;
> non so ma sol che 'l sento, e che ne pero. (R. Pastore Abate)

Un altro erratum: non è R. Pastore Abate, ma l'abate R. (Raffaele)
Pastore: http://books.google.it/books?id=5otJAAAAIAAJ

Il testo, nell'edizione del 1853, ha punteggiatura molto diversa da
quella riportata da Japoce-Staraz, ma conserva il "sol":

Amor m'arde, e m'aggela in un, ma come?
Non so; ma sol che 'l sento e che ne pero.

--
Catalepton
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