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La "conversione" di Benigni

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donquixote

unread,
Jan 20, 2003, 4:36:17 PM1/20/03
to
Alcune risposte di Benigni, intervistato dal "Corriere della Sera":

C'è chi ha insinuato che la lettura televisiva dell'ultimo canto è il segno
della sua conversione. Lei che ne dice?
«Mi diverte molto. È una bella idea e un grande omaggio; se qualcuno ha
visto che era in atto una conversione, vuol dire che sono stato convincente.
Per quell'ora, mentre leggevo il Paradiso , davvero mi sono convertito: non
si può fare Dante senza credere e io credo davvero che Dante abbia visto
Dio. Non si può parlare di Dio ma solo a Dio. Poi non è che se uno va in
chiesa una volta diventa cristiano, così come non è che se uno va in garage
diventa una macchina... Però ci si dimentica che sono un attore e perché sia
credibile, la conversione deve avvenire. Quindi sono molto contento. È
proprio una bella idea».

Indubbiamente Benigni è un grande attore: in effetti, nonostante le palesi
eresie da lui proferite nel corso del suo commento a Dante, egli aveva
convinto alcuni(che già lo vedevano come un novello Padre della Chiesa,
mentre non ne è nemmeno figlio) della propria conversione al
cattolicesimo.....


Dopo Pinocchio e Dante?

«Di progetti ce n'è tanti. Per esempio il San Francesco, che però non posso
fare, sennò dicono davvero che son convertito. Mi piacerebbe fare una cosa
allegra e divertente con il giullare della prima parte della vita. Poi nella
seconda parte, dopo l'epifania, manca un po' di conflitti».

Un po' come capita a lei quando si converte?

«Ogni tanto, per qualche minuto al giorno, mi converto. Ma poi, come si fa a
non essere religiosi e sensuali leggendo la Commedia ?».


A parte la geniale invenzione della conversione part-time, non c'è alcun
dubbio che Benigni sia riuscito a fondere nella sua lettura della "Commedia"
religiosità e sensualità, l'elogio della Madonna e l'esaltazione della
"patonza". Non voglio con questo sminuire l'importanza di quest'ultima,
naturalmente, poichè è anch'"ella" una creatura d'Iddio; mi verrebbe da
dire, benignescamente: "Viva la foca, che Dio la benedoca....".


Lupus in fabula

unread,
Jan 21, 2003, 1:05:43 AM1/21/03
to

> A parte la geniale invenzione della conversione part-time

A me sembra invece, nei termini in cui la esprime, un capolavoro di ironica
umilta'.
Ma lo dico solo IMHO.

Ciao
Gianmario

Marco O. dalla Via Cioccolattea

unread,
Jan 21, 2003, 5:01:56 AM1/21/03
to
"donquixote" <donqu...@tiscalinet.it> ha scritto nel messaggio
news:b0hq12$3v7$1...@lacerta.tiscalinet.it...

> Indubbiamente Benigni è un grande attore: in effetti, nonostante le palesi
> eresie da lui proferite nel corso del suo commento a Dante [cut]

Quali?

Ciao,
Marco

.

unread,
Jan 21, 2003, 6:05:11 AM1/21/03
to
Lupus in fabula wrote:

> A me sembra invece, nei termini in cui la esprime, un capolavoro di ironica
> umilta'.

Diciamo, piuttosto, che nel mondo del cinema e della TV non porta
quattrini sbandierare la propria (eventuale) fede cattolica. Prova ne sia
che una certa casa di produzione, consapevole che il cattolicesimo non fa
botteghino, quando si č trattato di trasferire sullo schermo scampoli
riarrangiati del Vecchio e del Nuovo Testamento ha buttato a mare le
"buone ispirazioni ed i suggerimenti" per i quali il suo capo ringraziava
il suo Dio nei ritiri spirituali organizzati dall'Opus Dei ed ha aperto la
sceneggiatura a "consulenti" ebrei e mussulmani. Tanto per non scontentare
nessuno con letture "troppo" cattoliche dei testi sacri.

--
questo articolo e` stato inviato via web dal servizio gratuito
http://www.newsland.it/news segnala gli abusi ad ab...@newsland.it

F. Rossi

unread,
Jan 21, 2003, 7:03:06 AM1/21/03
to
Lupus in fabula wrote:

Che cosa vuoi dire con ironica umiltà?

> Ciao
> Gianmario

Ciao,
Francesco.

Marko

unread,
Jan 21, 2003, 9:52:36 AM1/21/03
to
In b0hq12$3v7$1...@lacerta.tiscalinet.it, donquixote, donqu...@tiscalinet.it,

il 20-01-2003 22:36 ha scritto:

>
> Indubbiamente Benigni è un grande attore: in effetti, nonostante le palesi
> eresie da lui proferite nel corso del suo commento a Dante, egli aveva
> convinto alcuni(che già lo vedevano come un novello Padre della Chiesa,
> mentre non ne è nemmeno figlio) della propria conversione al
> cattolicesimo.....

per essere eretico devi essere cristiano... comunque non ha detto eresie,
anche se alcune sue affemazioni vanno intese in senso "morale" o
"analogico", piu' che in senso proprio.

Marco

Natanæle®

unread,
Jan 21, 2003, 12:55:52 PM1/21/03
to
"donquixote" <donqu...@tiscalinet.it> ha scritto nel messaggio
news:b0hq12$3v7$1...@lacerta.tiscalinet.it

> Alcune risposte di Benigni, intervistato dal "Corriere della Sera":

[cut]

Conversione o non "conversione", che importa... :-))
Quel che importa è che davvero in quelle due ore,
Benigni ha saputo parlare al cuore di tutti, bambini,
giovani, vecchi, atei e credenti... In quelle due ore,
ci ha portato con Dante in Paradiso... e le parole
entusiaste - che non contano niente per me che
sono credente -, contano ancora di più quando a
dire di essersi commosso, è proprio quell'ateo
anticlericale che fino a cinque minuti prima,
criticava aspramente la Chiesa.

Benigni ha reso un grande servizio a tutti, la
Chiesa, l'umanità, l'arte, lo spettacolo.

Grazie Roberto.


--
Natanæle® - Gv 1,45-51
(aka Sefirot) email: natanaele(at)despammed.com
«Misericordia cerco, non sacrificio» Osea 6,6 / Mt 9,13
«La lettera uccide, lo Spirito dà la vita.» 2 Cor 3,6

Lupus in fabula

unread,
Jan 22, 2003, 7:36:29 AM1/22/03
to

> Diciamo, piuttosto, che nel mondo del cinema e della TV non porta
> quattrini sbandierare la propria (eventuale) fede cattolica.

TUTTO quello che scrivi nel tuo messaggio e' purtruppo una versione molto
parziale e distorta della realta'.

Passo e chiudo
Gianmario

Lupus in fabula

unread,
Jan 22, 2003, 7:38:28 AM1/22/03
to

> > A me sembra invece, nei termini in cui la esprime, un capolavoro di
ironica
> > umilta'.
> > Ma lo dico solo IMHO.
>
> Che cosa vuoi dire con ironica umiltą?

Chi puo' dire che si e' davvero "convertito"? I padri del deserto morivano
dicendo: "devo ancora cominciare a convertirmi". L'ironia sta nel non
prendere troppo sul serio la domanda e rispondendo: "a volte si' a volte
no". Onesto, non trovi?

Ciao
Gianmario

Marco Voli

unread,
Jan 22, 2003, 1:24:05 PM1/22/03
to
Marko wrote:

Concordo.
Non mi sento di rimproverargli alcuna imprecisione, non perche'
non vi possa esser caduto (e mi piacerebbe ragionarci con precisione),
quanto perche' complessivamente il messaggio che e' passato e'
stato molto piu' concreto, concretissimo, di troppe prediche televisive.
Sono stato molto contento di vedere che anche il card. Tonini ha
apprezzato.
Io personalmente ho apprezzato il modo con cui ha reso l'idea
della morale naturale e, soprattutto, di Dio tutto in tutto. E' stato
un pezzo di bravura che ha reso quasi esperienza per l'ascoltatore
l'onniscente onnipresenza di Dio nel cosmo.

--
Marco Voli

----
"Se fossimo trattati come meritiamo,
chi si salverebbe dalle frustate?"
Il Matto di Elsinore

.

unread,
Jan 22, 2003, 4:48:00 PM1/22/03
to
Lupus in fabula wrote:

> Passo e chiudo
> Gianmario

Invece di chiudere, perché non ci dimostri che il mondo della celluloide e
dello spettacolo ricopre d'oro chi fa mostra dei valori cattolici ? Per
esempio, potresti prendere il Messaggero, quotidiano della città di Roma
nella quale vivi e operi e farci l'elenco dei film in programmazione che
offrono una morale ed un'etica conformi al Magistero della Chiesa della
quale sei Ministro.

Comincio io ?

Adriano:..."Tradpole". Trama: avventure sessuali di un quindicenne con le
amiche della madre

Adriano 2:..."Era mio padre". Trama: storia di un killer

Adriano 3:..."Darkness". Trama: fenomeni paranormali in una casa di
campagna

Alcazar:...."Lontano dal Paradiso". Tema: una moglie scopre le scappatelle
omosessuali del marito.

Andromeda:..."Sex is comedy". Tema: storia della regia di un film porno.

Andromeda 2:..."Frida". Tema: storia di una pittrice messicana bisessuale
con simpatie per i comunisti.

Andromeda 3:..."L'amore infedele". Tema: Diane Lane commette adulterio con
uno di quindici anni più giovane di lei.

...etc. etc.

Tu affermi che ho torto in tutto. Ma i fatti mi danno ragione.

Ciao, Gianmario, continua così. Ti applaudiranno comunque.

donquixote

unread,
Jan 22, 2003, 5:03:38 PM1/22/03
to

"Marco O. dalla Via Cioccolattea" <nazzu...@hotmail.com> ha scritto nel
messaggio news:b0j5qk$q9it8$1...@ID-128739.news.dfncis.de...

Quelle che ho indicato nei miei interventi del thread "Benigni".
Cordiali saluti.


donquixote

unread,
Jan 22, 2003, 5:04:59 PM1/22/03
to

"Marko" <marco...@tin.it> ha scritto nel messaggio
news:BA531D4B.EB19%marco...@tin.it...

> In b0hq12$3v7$1...@lacerta.tiscalinet.it, donquixote,
donqu...@tiscalinet.it,
> il 20-01-2003 22:36 ha scritto:
>
> >
> > Indubbiamente Benigni è un grande attore: in effetti, nonostante le
palesi
> > eresie da lui proferite nel corso del suo commento a Dante, egli aveva
> > convinto alcuni(che già lo vedevano come un novello Padre della Chiesa,
> > mentre non ne è nemmeno figlio) della propria conversione al
> > cattolicesimo.....
>
> per essere eretico devi essere cristiano...

Benigni non è battezzato?

comunque non ha detto eresie,
> anche se alcune sue affemazioni vanno intese in senso "morale" o
> "analogico", piu' che in senso proprio.

Alcune sue affermazioni non avevano proprio senso, da un punto di vista
cattolico....
Cordiali saluti.


donquixote

unread,
Jan 22, 2003, 5:07:16 PM1/22/03
to

"Natanæle®" <nata...@vene.dave.it> ha scritto nel messaggio
news:IQfX9.30695$YG2.8...@twister1.libero.it...

> "donquixote" <donqu...@tiscalinet.it> ha scritto nel messaggio
> news:b0hq12$3v7$1...@lacerta.tiscalinet.it
>
> > Alcune risposte di Benigni, intervistato dal "Corriere della Sera":
>
> [cut]
>
> Conversione o non "conversione", che importa... :-))

Io sono cattolico, e penso che l'essere o non essere convertiti sia un fatto
non solo importante, ma essenziale e "vitale".

> Quel che importa è che davvero in quelle due ore,
> Benigni ha saputo parlare al cuore di tutti, bambini,
> giovani, vecchi, atei e credenti... In quelle due ore,
> ci ha portato con Dante in Paradiso...

In certi momenti ci ha portato con Borges nel paradiso dei panteisti........

e le parole
> entusiaste - che non contano niente per me che
> sono credente -, contano ancora di più quando a
> dire di essersi commosso, è proprio quell'ateo
> anticlericale che fino a cinque minuti prima,
> criticava aspramente la Chiesa.
>
> Benigni ha reso un grande servizio a tutti, la
> Chiesa, l'umanità, l'arte, lo spettacolo.

Concordo sul servizio allo spettacolo.
Cordiali saluti.

Lupus in fabula

unread,
Jan 23, 2003, 1:13:50 AM1/23/03
to

E invece il tuo messaggio conferma che e' un gioco distorcere il significato
delle cose.
I fatti? Dipende da come te li dipingi. Staremmo freschi a regolarci sulle
tue acute recensioni.
Con il "metodo" che proproni si potrebbe allungare l'elenco in questo modo:

"Abramo": storia di un uomo che non riesce a credere e che va con la serva
della moglie per avere un figlio dopo aver venduto la propria al Faraone per
vigliaccheria.

"Davide": storia di un uomo che mette incinta la moglie di uno dei suoi
amici e poi lo elimina perche' non riesce a coprire il misfatto.

"Sansone": storia di un superficiale erotomane che si lascia infinocchiare
dalle donne e che mette in pericolo con la sua irresponsabilita' un popolo
intero.

Ecc. ecc. Daresti ragione a chi racconta le cose cosi'?

Insomma, per chi ci legge - rispondo solo perche' qualcuno ci legge - : Un
soggetto "scabroso" non e' di per se' sufficiente a giudicare il contenuto
morale o filosofico di un film. Il cinema e la letteratura raccontano
l'umanita', e in questa ci sono santi (pochi) e farabbutti (molti). E dalle
storie di tutti si puo' imparare.

Per quanto riguarda l'altro problema: i cattolici, il cinema e i soldi.
Cinema e TV sono due mondi diversi. Difficilmente la TV ricopre davvero di
soldi. Per il cinema: moltissimi soggetti commerciali di grande successo non
hanno nessun contenuto anticattolico. A meno che uno non li veda coi
paraocchi. Quindi, se fai buoni film, puoi fare i soldi persino senza avere
in odio la fede. I peccati che fa la gente dello "showbusiness" spesso sono
altri. Non molto diversi dai nostri.

Per quanto mi riguarda: non sono stato mai applaudito proprio da nessuno per
tutto il mio lavoro nel campo. E se e' successo, me lo sono dimenticato.
Meglio cosi'.

E infine. Io non so chi sei tu. Ne' mi interessa, per la verita'.
Ma visto che mi attacchi sulla base di informazioni che invece tu hai su di
me, la tua "etica" della Rete la giudichi chi legge. Questi sono "fatti".

Punto.
Gianmario

Lupus in fabula

unread,
Jan 23, 2003, 2:51:34 AM1/23/03
to

> Alcune sue affermazioni non avevano proprio senso, da un punto di vista
> cattolico....

Strano che non se ne sia accorto stavolta nemmeno l'Osservatore Romano.

Ciao
Gianmario

Luca Spatocco

unread,
Jan 23, 2003, 3:36:06 AM1/23/03
to

"." <dd@dddd.******> ha scritto nel messaggio
news:b0n3n0$p7g$1...@news.newsland.it...

> Lupus in fabula wrote:
>
> > Passo e chiudo
> > Gianmario
>
> Invece di chiudere, perché non ci dimostri che il mondo della celluloide e
> dello spettacolo ricopre d'oro chi fa mostra dei valori cattolici ? Per
> esempio, potresti prendere il Messaggero, quotidiano della città di Roma
> nella quale vivi e operi e farci l'elenco dei film in programmazione che
> offrono una morale ed un'etica conformi al Magistero della Chiesa della
> quale sei Ministro.

Non puoi valutare un film solo sulla base della lettura della trama.
Le opere d'arte vanno viste, analizzate e capite.
Un film che, sulla carta, sembrerebbe esprimere idee lontane dai valori
cristiani, ad una lettura non superficiale potrebbe rivelarsi profondamente
religioso.

Ciao,

Luca

--
www.evanweb.net


.

unread,
Jan 23, 2003, 7:08:45 PM1/23/03
to
Lupus in fabula wrote:

> "Abramo":

Senti, è vecchia storia. Io, come ti ho scritto già diverse volte in varie
occasioni, preferisco di gran lunga il taglio "Vangelo Secondo Matteo" al
taglio "Gesù". Tu ti sei scandalizzato perché ritieni fosse un film
blasfemo. Io invece, pur comprendendo la tua critica, ho provato
commozione a sentire le parole del Vangelo del film di Pasolini, citate
alla lettera, mentre mi ha infastidito vedere Gesù con la faccia del sosia
del nipote dell'ultimo Re d'Italia, buonanima.

> Ma visto che mi attacchi sulla base di informazioni che invece tu hai su di
> me, la tua "etica" della Rete la giudichi chi legge. Questi sono "fatti".

Io so di te solo quello che mi hai detto qui su ICC: sei un sacerdote, fai
il consulente regista. Per conto mio potresti essere anche un generale in
pensione o una bravissima casalinga. Parlo con te sulla base di ciò che mi
dici di te. Tutto qui. Non mi sono piaciuti i film cui hai collaborato. E
te lo ripeterò finché campo. Tu seccatene pure, ma non so cosa farci.

Y u n a n , follow the white rabbit

unread,
Jan 24, 2003, 2:49:14 AM1/24/03
to

"." <dd@dddd.******> ha scritto nel messaggio
news:b0q0b1$gp8$1...@news.newsland.it...
> Lupus in fabula wrote:

> Senti, è vecchia storia. Io, come ti ho scritto già diverse volte in varie
> occasioni, preferisco di gran lunga il taglio "Vangelo Secondo Matteo" al
> taglio "Gesù". Tu ti sei scandalizzato perché ritieni fosse un film
> blasfemo. Io invece, pur comprendendo la tua critica, ho provato
> commozione a sentire le parole del Vangelo del film di Pasolini, citate
> alla lettera, mentre mi ha infastidito vedere Gesù con la faccia del sosia
> del nipote dell'ultimo Re d'Italia, buonanima.

Senza entrare nel merito del personaggio Pasoline, non posso che condividere
le considerazioni di *.* riguardo a questa produzione cinematografica del
Vangelo di Matteo.
Pasolini ha tentato di trasporre fedelmente quanto scritto nel testo, con
tutti i limiti che questa operazione comporta. A differenza di altri autori
che hanno tentato di *tradurre* il Vangelo secondo i canoni ed i parametri
che regolano l'arte cinematografica, ottenendo però, aimè, un *tradimento*
più che una traduzione.

Saluti

y.

Lupus in fabula

unread,
Jan 24, 2003, 3:32:34 AM1/24/03
to

> Tutto qui. Non mi sono piaciuti i film cui hai collaborato. E
> te lo ripeterò finché campo. Tu seccatene pure, ma non so cosa farci.

Non mi secco di questo.

Mi seccano tre cose:
1) buttarla sul personale: se vuoi mantenere l'anonimato fai pure, ma abbi
il buon gusto di non attaccare gli altri sulla base della loro identita'
pubblica;
2) l'impostazione di fondo nell'affrontare la questione del cinema e della
televisione, che si estende ai media in generale: la tua e' sterile e
semplicemente distruttiva. Non porta a niente se non a fare geremiadi.
3) la tua battuta sulla categoria delle casalinghe: potrebbero offendersi se
paragonate a me :-)

Ciao
Gianmario

Lupus in fabula

unread,
Jan 25, 2003, 6:11:02 PM1/25/03
to

> Pasolini ha tentato di trasporre fedelmente quanto scritto nel testo, con
> tutti i limiti che questa operazione comporta. A differenza di altri
autori
> che hanno tentato di *tradurre* il Vangelo secondo i canoni ed i parametri
> che regolano l'arte cinematografica, ottenendo però, aimè, un *tradimento*
> più che una traduzione.

La versione di Pasolini, se vista e studiata con attenzione, e'
evidentemente una INTERPRETAZIONE molto personale del Vangelo di Matteo.
Come lo e' ogni versione cinematografica di un testo. Sono infatti due
linguaggi diversi. La traduzione e' inevitabile. E Pasolini la fa. A modo
suo ma la fa.

Quel film e' una dimostrazione da manuale di come il testo conti meno delle
immagini e delle azioni dei personaggi, in un opera cinematografica.

Pasolini era un grande poeta. Tanto di cappello. Ma certamente non credeva
in Gesu', Salvatore e Figlio di Dio. E in quel film si vede benissimo, IMO.

Ciao
Gianmario

.

unread,
Jan 26, 2003, 4:40:01 PM1/26/03
to
Lupus in fabula wrote:

> Pasolini era un grande poeta. Tanto di cappello. Ma certamente non credeva
> in Gesu', Salvatore e Figlio di Dio. E in quel film si vede benissimo,

Ma ne sei properio sicuro (n.b: "properio" č un derivato di "improperio",
tanto per mantenere un tono teso alla discussione, ma vale in luogo di
"proprio") ? Davvero Pasolini si puň definire un non-credente ?
Omosessuale, eccentrico, comunista...eppure ! Quella sua origine cattolica
contadina, la venerazione tanto spesso ammessa per la madre, una
"Madonna"...il fratello partigiano bianco ucciso dai partigiani rossi...ci
sono tanti episodi e indizi in Pasolini che fanno pensare non tanto ad una
fede mancante ma ad una fede che cova sotto una scorza di dispiaceri,
delusioni, forzature. E che magari senza una morte tragica, sarebbe venuta
fuori quando il caos degli anni della rivoluzione sociale italiana si
sarebbe stemperato nei piů calmi 80'.

Poi, tu dici che il testo del Vangelo, in una rappresentazione scenica,
conta meno delle immagini. E qui devo veramente dissentire. Non sulla base
di una qualche scienza musica, ma per fatto personale: io se sento il
Vangelo recitato mi commuovo. Mi commuovo persino se lo leggo. (Da solo.
Stranamente le letture in Chiesa non mi commuovono affatto. Indizio della
mia inadeguatezza nei confronti della "Messa Comunitaria" ? No, indizio
che in Chiesa si legge da cani).

Resta poi la mia "furia fundis": perché non si puň fare un film che sia la
trasposizione verbum ad verba di una selezione, almeno, degli episodi piů
importanti, del Vangelo ? Dico PERCHE ? L'unica risposta che riesco a
concepire č che, semplicemente, il Verbum Domini cosě come č tramandato
non alletta, non paga, non ha mercato. E allora, si piglia un giovanotto
non rasato e gli si fa fare Gesů, cosě anche i non rasati da tre giorni si
identificano. Si prende un capellone scalmanato con la veste unta e gli si
fa fare Giuseppe, cosě facciamo contenti quelli che non amano il bucato
fresco. Per Abramo scegliamo uno che sia veramente di aspetto fetido in
modo da dare l'idea di un "pastore reale". Mosé va scelto con la faccia da
invastato. Etc, etc.

Voglio chiedere a te: come mai a me la "Bibbia" produzione anni 60 di un
americano, oltretutto non cattolico, piace di piů della produzione Lux ?
Non sarŕ che Huston ha avuto perfettamente ragione a mixare la "lettura"
del testo sacro, affidata ad una voce fuori campo, alle battute affidate
agli attori, i quali sono "ieratici" e non "descamisados" ?

E che dire, tanto per parlare di un'altro testo che non č sacro per la
fede, ma per la cultura: l'Odissea ! Trasposto su schermo dalla RAI (lo
vedi che le capacitŕ ci sono ?) nel 70 in dieci puntate: stessa tecnica
della fusione fra testo dell'opera recitato fuori campo e dialoghi. Con la
rigida imbrigliatura dei dialoghi nei binari del testo ! Un ca-po-la-vo-ro.
Anche se i costumi usati dagli attori stanno a quelli degli Achei come i
nostri a quelli dei marziani.

In sostanza, Gianmario, l'andazzo attuale č insopportabile. Risponde ad
una logica che vuole trarre quattrini da qualunque cosa, contro il
precetto "Non sempre, non da tutti, non per tutto" che ci ha regalato
l'imperatore Settimio Severo, buonanima, e che č la base minima per un
comportamento mercantilmente dignitoso.

Di questo passo, la Chiesa metterŕ il Vangelo a fumetti. E guarda che non
siamo lontani...Giŕ č stata messa a fumetti la storia di Roma. Che il
Vangelo sia stato risparmiato fino ad oggi č solo perché la Provvidenza
ancora resiste...

donquixote

unread,
Jan 26, 2003, 5:52:47 PM1/26/03
to

"Lupus in fabula" <gianm...@WWmclink.it> ha scritto nel messaggio
news:b0o6u6$2th5$1...@newsreader1.mclink.it...

>
> > Alcune sue affermazioni non avevano proprio senso, da un punto di vista
> > cattolico....
>
> Strano che non se ne sia accorto stavolta nemmeno l'Osservatore Romano.

E' difficile andare controcorrente oggi, e la pressione dell'audience è
forte....
Ma, se non ricordo male, l'"Osservatore" non ha comunque potuto fare a meno
di rilevare che molte persone erano rimaste stupite dalle affermazioni di
Benigni relative all'identità tra noi e Dio, che andava quindi chiarito il
retto concetto dell' immagine di Dio della teologia medioevale, e che,
soprattutto, il significato dell'ultima cantica del paradiso di Dante non
poteva assolutamente essere inteso in senso panteistico...
Cordiali saluti.


Julo Cumani

unread,
Jan 27, 2003, 4:26:18 AM1/27/03
to
Il Sun, 26 Jan 2003 22:40:01 +0100, dd@dddd.****** (.) ha molto
gentilmente scritto:

>Poi, tu dici che il testo del Vangelo, in una rappresentazione scenica,
>conta meno delle immagini. E qui devo veramente dissentire. Non sulla base
>di una qualche scienza musica, ma per fatto personale: io se sento il
>Vangelo recitato mi commuovo. Mi commuovo persino se lo leggo.

Dici bene:quando lo leggo o quando lo sento.
Ma qui si stava parlando di una rappresentazione scenica, in
particolare un film per il cinema o la televizione. Il mezzo di
trasmissione è diverso, nel primo caso la sola parola, nel secondo le
immagini (in primis) con la parola. In un film le immagini sono più
importanti delle parole, anche se chi assiste non se ne rende conto.
La stessa scena, con una diversa inquadratura, comunica un diverso
messaggio.

>(Da solo.
>Stranamente le letture in Chiesa non mi commuovono affatto. Indizio della
>mia inadeguatezza nei confronti della "Messa Comunitaria" ? No, indizio
>che in Chiesa si legge da cani).

Che in chiesa tante volte si legga da cani sono d'accordo. Però le
lettura in chiesa non vanno lette nè recitate, vanno proclamate.
Compito non è commuovere, ma farci incontrare Dio, farci capire che
quelle parole sono un discorso che Dio sta facendo qui e ora a noi.

>Resta poi la mia "furia fundis": perché non si può fare un film che sia la
>trasposizione verbum ad verba di una selezione, almeno, degli episodi più


>importanti, del Vangelo ? Dico PERCHE ?

Già una selezione è un criterio di giudizio: perchè quei passi e non
altri?
Inoltre in un film che attori usi? che tipo di ripresa fai? quali
obiettivi usi (un grandangolo è completamente diverso da un tele)?
quali filtri colorati usi? quali effetti? come passi da una scena ad
un'altra? quale montaggio finale? quale colonna sonora?
Ed un'infinità di altre domande. E a seconda delle scelte che fai
ottieni un prodotto diverso, che comunica un messaggio diverso.

>Di questo passo, la Chiesa metterà il Vangelo a fumetti. E guarda che non
>siamo lontani...Già è stata messa a fumetti la storia di Roma. Che il
>Vangelo sia stato risparmiato fino ad oggi è solo perché la Provvidenza
>ancora resiste...

Guarda che il Vangelo (anzi, anche la Bibbia) a fumetti c'è già. Fatti
un giro dalle Paoline. E IMHO non è un male. Il fumetto è un
linguaggio espressivo come un altro, può non piacerci, ma è ugualmente
adatto a comunicare. Colpevole sarebbe, sempre IMHO, non usarlo.

Pace e benedizione

Julo d.
---
tolleranza è ridere quando ti pestano i
calli mentali

Lupus in fabula

unread,
Jan 27, 2003, 6:19:20 PM1/27/03
to
[cut]

> Un ca-po-la-vo-ro.
> Anche se i costumi usati dagli attori stanno a quelli degli Achei come i
> nostri a quelli dei marziani.

L'Odissea televisiva, che io amo molto, era stata curata da Ungaretti. E ho
detto tutto...

> In sostanza, Gianmario, l'andazzo attuale è insopportabile. Risponde ad


> una logica che vuole trarre quattrini da qualunque cosa

No, non credo. Forse ci sono solo grandi artisti ed artisti mediocri.

Del tuo discorso non condivido il postulato sottinteso (correggimi se
sbaglio): "fare ascolti equivale a far peccato". O anche, che e' la stessa
cosa, piu' o meno: "se una cosa fa ascolti e' una scemenza, quindi il
vangelo non puo' fare audience". Credo che sia un ragionamento sterile e
fuorviante. Si possono fare buoni ascolti anche con roba buona. Il pubblico
non e' cosi' scemo e superficiale come molti credono.

Se molti tentativi di proporre i racconti della Bibbia in TV a te non
piacciono, pazienza. Sei in buona compagnia. Di' pure che sono brutti film,
anche se non mi troverai completamente d'accordo. Ma da qui a dire che sono
stati fatti solo per il vil denaro, ce ne passa.

Per il resto, sono d'accordo con quanto scrive Julio.

Ciao
Gianmario

Julo Cumani

unread,
Jan 28, 2003, 1:45:52 AM1/28/03
to
Il Tue, 28 Jan 2003 00:19:20 +0100, "Lupus in fabula"
<gianm...@WWmclink.it> ha molto gentilmente scritto:

>Per il resto, sono d'accordo con quanto scrive Julio.

Ehm, ehm. Solo un piccolo appunto. Io mi chiamo Julo (nome latino) e
non Julio (nome spagnolo). Sai, ci tengo. Che io sappia in Italia
siamo solo in 2 con questo nome, e questo fatto accresce il già
ipertrofico ego. ;-))))

>Ciao
>Gianmario

Lupus in fabula

unread,
Jan 28, 2003, 6:08:20 PM1/28/03
to

> Ehm, ehm. Solo un piccolo appunto. Io mi chiamo Julo (nome latino)

Iullus, come il figlio di Marco Antonio?
:-)

Ciao
Gianmario

Julo Cumani

unread,
Jan 29, 2003, 1:31:20 AM1/29/03
to
Il Wed, 29 Jan 2003 00:08:20 +0100, "Lupus in fabula"

<gianm...@WWmclink.it> ha molto gentilmente scritto:

>Iullus, come il figlio di Marco Antonio?
>:-)

No, Julo come il figlio di Enea nell'Eneide di Virgilio (che era
Ascanio per i greci). Da cui la gens Julia. Mio padre si chiama
proprio Enea (e questo č il motivo del mio nome). E poi ho fatto il
militare negli alpini, in particolare nella Julia e vivo in
Venezia-Giulia. Come vedi č quasi una costante
;-))))))))))

>Ciao
>Gianmario

Pace e benedizione

Julo d.
---
tolleranza č ridere quando ti pestano i
calli mentali

donquixote

unread,
Jan 29, 2003, 6:02:59 PM1/29/03
to

"." <dd@dddd.******> ha scritto nel messaggio
news:b11kod$u58$1...@news.newsland.it...

> Lupus in fabula wrote:
>
> > Pasolini era un grande poeta. Tanto di cappello. Ma certamente non
credeva
> > in Gesu', Salvatore e Figlio di Dio. E in quel film si vede benissimo,
>
> Ma ne sei properio sicuro (n.b: "properio" è un derivato di "improperio",

> tanto per mantenere un tono teso alla discussione, ma vale in luogo di
> "proprio") ? Davvero Pasolini si può definire un non-credente ?

> Omosessuale, eccentrico, comunista...eppure ! Quella sua origine cattolica
> contadina, la venerazione tanto spesso ammessa per la madre, una
> "Madonna"...il fratello partigiano bianco ucciso dai partigiani rossi...ci
> sono tanti episodi e indizi in Pasolini che fanno pensare non tanto ad una
> fede mancante ma ad una fede che cova sotto una scorza di dispiaceri,
> delusioni, forzature. E che magari senza una morte tragica, sarebbe venuta
> fuori quando il caos degli anni della rivoluzione sociale italiana si
> sarebbe stemperato nei più calmi 80'.


Pasolini, persona da sempre anticonformista e fuori dagli schemi, ebbe nei
suoi ultimissimi anni una evoluzione che lo portò a un maggior rispetto e a
una particolare attenzione verso il fascismo e il cattolicesimo(anche se non
risulta che si convertì mai in modo formale).
Riporto alcuni scritti che lo riguardano, e che avevo postato tempo fa su un
altro NG.

C'è un'ideologia reale e incosciente che unifica tutti: è l'ideologia del
consumo.
Uno prende una posizione ideologica fascista, un altro adotta una posizione
ideologica antifascista, ma entrambi, davanti alle loro ideologie, hanno un
terreno comune, che è l'ideologia del consumismo.
(...)Ora che posso fare un paragone, mi sono reso conto di una cosa che
scandalizzerà i più, e che avrebbe scandalizzato anche me, appena 10 anni
fa. Che la povertà non è il peggiore dei mali, e nemmeno lo sfruttamento.
Cioè, il gran male dell'uomo non consiste né nella povertà, né nello
sfruttamento, ma nella perdita della singolarità umana sotto l'impero del
consumismo."
Pier Paolo Pasolini

Da: Marcello Veneziani "L'antinovecento", ed.Mondadori:
"L'Italia di oggi è distrutta esattamente come nel 1945.
Anzi, certamente la distruzione è ancora più grave, perchè non ci troviamo
tra macerie, pur strazianti, di case e monumenti, ma tra "macerie di valori"
: valori umanistici, e, quel che più importa, popolari.
"Non temere la sacralita' e i sentimenti, di cui il laicismo consumistico ha
privato gli uomini trasformandoli in bruti e stupidi automi adoratori di
feticci."
Queste affermazioni di Pier Paolo Pasolini spiegano forse meglio di ogni
altra analisi le ragioni per le quali oggi il poeta friulano piace ad
ambienti diversi e lontani da quelli in cui militò, seppure in modo
tormentato: piace in certi ambienti culturali e giovanili di "destra", anche
se continua a non essere amato in altri ambienti forse più propriamente di
destra (...)
Se l'Italia contemporanea ha avuto un suo poeta civile, un testimone
implacabile della corruzione e dell'alienazione novecentesca, questo è Pier
Paolo Pasolini.
Egli ha rappresentato la coscienza critica dell'Italia per due ragioni
contrastanti.
Da una parte Pasolini è lo specchio, poetico e esistenziale, di un'Italia
avvilita e degradata, in preda al vuoto dei valori e all'assoluto
permissivismo; un'Italia disgregata, uscita dalla storia.
In questo quadro Pasolini è davvero il D'Annunzio della nostra epoca, il
poeta civile e l'esteta di un'Italia "malata".
E in tanto diventa l'anti-D'Annunzio, in quanto egli è il poeta di un'Italia
che è la negazione dell'Italia dannunziana, sia nel bene (come rifiuto della
retorica e della violenza) sia nel male (come rifiuto di ogni altezza e
bellezza).
Dall'altra parte, Pasolini ha rappresentato una voce accorata di protesta
contro gli effetti devastanti del consumismo, dell'omologazione, della
corruzione politica, sociale e ambientale, un irriducibile accusatore del
progressismo, dei falsi perbenismi e della violenza di ogni tipo, un
cercatore "religioso" dell'anima arcaica, rurale e incontaminata del popolo,
un difensore di ogni diversità e di tutti gli emarginati, un implacabile
moralista, un singolare profeta del passato e delle origini.(...)
Pasolini, forse da solo tra gli intellettuali, ritenne allora che vi fosse
una omogeneità profonda fra il '68 e i disegni stessi del capitalismo e
della rivoluzione industriale, comunista e borghese.
Che tipo di uomo vuole il nuovo potere? si chiedeva Pasolini.
Non vuole più un buon cittadino, un buon soldato.
Non vuole un uomo onesto, previdente, non lo vuole tradizionalista, e
nemmeno religioso.
Al posto del vecchio tipo d'uomo, il nuovo potere vuole semplicemente un
consumatore.
Anche la Chiesa, prevedeva Pasolini, diventerà superflua.
"Come può il nuovo potere trasformare il vecchio uomo in consumatore?
Mediante quel processo che si chiama acculturazione: cioè riducendo e
appiattendo tutti gli altri valori e le altre culture non omogenee ai
modelli di una cultura centrale, cioè di una cultura del potere."
L'obiettivo, secondo la sua analisi,era quello di trasformare gli uomini in
conformisti e consumatori.
Ora, notava Pasolini,il '68 ha praticamente aiutato il nuovo potere a
distruggere quei valori di cui voleva liberarsi: "I contestatori distruggono
esattamente quel che il potere neo-capitalistico vuole abbattere": i legami
tradizionali, religiosi, l'attaccamento alle radici, il senso comunitario,
la solidarietà con gli altri, il senso dell'autenticità, dell'austerità, del
mistero. E impongono esattamente ciò che il neocapitalismo vuole imporre: il
primato del fare, il feticismo della roba, la proiezione totale nel futuro,
il culto del progresso, la teologia del cambiamento.(...)
Si può non condividere questa analisi, ma si deve riconoscere che quando
quei giovani si liberarono dalla sovrastruttura ideologico-politica,
divennero in effetti agenti e funzionari di quell'utilitarismo neoborghese
che li ha poi caratterizzati negli anni '80.
Ma questo Pasolini non poté vederlo.
Non a caso molti osservatori che sarebbero stati definiti allora "borghesi"
hanno oggi positivamente rievocato il'68, ritenendolo un fattore progressivo
verso la modernizzazione e la laicizzazione del paese.(...)
Uscendo dall'oleografia e dai ritratti ufficiali, si dovrebbero scoprire le
pagine più inconsuete del poeta.
Come quelle delle poesie friulane raccolte nel volume "La nuova gioventù".
Qui si accentua il senso religioso del poeta attraverso il confronto con la
propria terra, la propria lingua, le proprie lacerate radici friulane.
E insieme muta sorprendentemente lo sguardo sui "fascisti".
Già in una variante della poesia "Tornando al paese", naturalmente
dimenticata, Pasolini scrive in friulano strane parole: "Se volessi
diventare cattolico o fascista non potrei perché ormai la campana non è più
sempre la stessa e i padri non ridono, come nei rami di pioggia, negli occhi
dei loro bambini".
E' come se lo strazio per una tradizione che non può più "tradere", cioè
trasmettere e continuare, gli impedisse di essere cattolico o fascista.
Ma quella tradizione interrotta è un evento doloroso, per nulla amato, e
nemmeno accettato.
Conosciamo, del resto, a quali accenti di antimodernismo e di nostalgia
delle origini giunse Pasolini nei suoi scritti polemici.
Ma è soprattutto nelle ultime poesie italofriulane, intitolate "Tetro
entusiasmo", un'espressione tratta da Dostoevskij, che avviene in Pasolini
la svolta.
Poesie rimosse dai suoi apologeti.
Enzo Siciliano, per esempio, non cita affatto queste poesie e il libro che
le raccoglie nel pur ampio e dettagliato profilo biografico pubblicato nel
"Dizionario degli autori".(...)
Poeticamente reazionari sono i versi che culminano con queste parole:
"Grazie a Dio si può tornare indietro.
Anzi, si deve tornare indietro.
Anche se occorre un coraggio che chi va avanti non conosce."
Implacabili diventano poi i suoi versi contro un santuario allora dominante,
si era alla metà degli anni '70, l'antifascismo.
"I vecchi antifascisti sono i veri fascisti "scrive" che sono i leader dell'
Acculturazione e non solo toccano le anime, me se le succhiano al Centro."
Anche in "Versi sottili come righe di pioggia" Pasolini ironizza sull'
antifascismo "gratificante e eletto", e sul progressismo, sul laicismo,
sulla razionalità.
Dopo aver deriso, in versi precedenti, naturalmente espunti dalla memoria
ufficiale, "la paura degli intellettuali comunisti", il loro andare nel
"branco".
L'elogio della leggerezza "sognante" dei comunisti si ritrova in una poesia
del '74, "Il diavolo con la madre", ma appare in inquietante compagnia:
"Nelle case dei poveri i figli, vecchi fascisti o comunisti, entrano piano
come ladri portando l'immensità dell'aria".
Fascisti o comunisti: un'imbarazzante intercambiabilità.
Ma la più significativa in questo senso è proprio l'ultima poesia di
Pasolini, scritta in friulano e intitolata "Saluto e augurio".
E' rivolta a un giovane fascista: "Voglio parlare a un fascista, prima che
io, o lui, siamo troppo lontani" scrive quasi presago della fine imminente.
Dice di amare i suoi capelli corti (Pasolini detestava i capelloni che
imperversavano in quegli anni tra i ranghi dei suoi compagni).
Il ragazzo fascista, dice Pasolini, "vuol difendere il latino e il greco
contro di me", ma "non sa quanto io ami il greco e il latino".
Poi gli rivolge parole inattese: "Vieni qua, Fedro" dice Pasolini evocando
il personaggio del dialogo platonico, il "Simposio", dedicato all'Amore
"ascolta.
Voglio farti un discorso che sembra un testamento."
Parola che non lascia indifferenti, se si considera che è davvero la sua
ultima espressione poetica.
Rimprovera al ragazzo di non avere un cuore libero, ma poi lo invita a
difendere le vigne, i fichi negli orti, i casali, il capo tosato dei suoi
camerati, le campagne, la confidenza col sole e con la pioggia.
E lo esorta a continuare a sognare perché "la Destra divina è dentro di noi,
nel sonno".
"Odia quelli che vogliono svegliarsi, e dimenticarsi delle Pasque."
Lo invita poi ad amare i poveri, la loro diversità, a non essere borghese,
ma santo e soldato, anche se "santo senza ignoranza" e "soldato senza
violenza".
E gli indica un compito: "Difendi, conserva, prega."
Un precetto da "reazionario".
"Prenditi tu sulle spalle questo fardello" dice Pasolini al fascista "io non
posso: nessuno ne capirebbe lo scandalo."
Un vecchio, aggiunge Pasolini, ha rispetto del mondo; invece un giovane,
come il fascista, può prendere sulle spalle questo peso.
C'è probabilmente il gusto pasoliniano dello scandalo, forse persino l'
attenzione amorosa di un omosessuale verso un giovane dai capelli corti che
esibisce la sua mascolinità.
Ma non c'è solo questo.
Ed è ben strano che Pasolini rivolga il suo testamento a un fascista, e che
a lui, e non a un compagno, affidi il suo "fardello".
Un fardello in cui c'è l'essenza di Pasolini: il pauperismo ma anche la
difesa della tradizione, delle radici, dell'ambiente, della religione
("difendi, conserva, prega").
Quella stessa essenza che emergeva in un'altra sua poesia in lingua italiana
"Un solo rudere", in cui scriveva:
"Io sono una forza del Passato.
Solo nella tradizione è il mio amore.
Vengo dai ruderi, dalle Chiese,
dalle pale d'altare, dai borghi
dimenticati sugli Appennini o le Prealpi,
dove sono vissuti i fratelli.
Giro per la Tuscolana come un pazzo,
per l'Appia come un cane senza padrone.
O guardo i crepuscoli, le mattine
su Roma, sulla Ciociaria, sul mondo,
come i primi atti della Dopostoria,
cui io sussisto, per privilegio d'anagrafe,
dall'orlo estremo di qualche età
sepolta. Mostruoso è chi è nato
dalle viscere di una donna morta.
E io, feto adulto, mi aggiro
più moderno d'ogni moderno
a cercare i fratelli che non sono più".


Lupus in fabula

unread,
Jan 30, 2003, 1:22:32 PM1/30/03
to

Ti ringrazio per il tuo interessante contributo su Pasolini.
Fa veramente pensare.

Ciao
Gianmario

> E io, feto adulto, mi aggiro

> piů moderno d'ogni moderno
> a cercare i fratelli che non sono piů".


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