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Sempre col Papa,fino alla morte,che bella sorte sarà per me!

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donquixote

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Jan 26, 2008, 4:13:10 PM1/26/08
to
Incontri
30/01/2008
Pavia - La Poesia di Clemente Rebora
La Vita come tensione
la poesia di Clemente Rebora
Curatore: Errico, Alfredo
Fonte: CulturaCatolica.it
Mercoledì, 30 gennaio 2008 - ore 21.15
Aula Magna - Università degli Studi di Pavia
nel cinquantesimo anniversario della morte dell'autore un incontro
con

il poeta Davide Rondoni

il professor Gianni Mussini

organizzato dal Centro Culturale Giulio Bosco

Oggi ricordiamo Clemente Rebora, un poeta rimasto un po' in ombra
rispetto ad altri nomi del secolo.
Secondo il poeta Giovanni Raboni è il più grande poeta
del Novecento insieme a Montale di cui fu grande amico.
Nato a Milano nel 1880, in una famiglia culturalmente molto vivace,
il padre seguace degli ideali di Mazzini, visse a pieno il suo tempo.
Una produzione divisa in due parti, segnata dalla conversione
nel 1929 e dall'entrata nell'ordine Rosminiano in età matura.
Nella povertà della cella del convento, immagine della povertà
di spirito che lo caratterizzò fin dalla giovane età e nella prima
produzione poetica in cui appare poeta dell'attesa, scrisse che "far
poesia è diventato per me più che mai, modo concreto di amare Dio
e i fratelli...Il mio pregare è divenuto invocazione muta, interna,
di ogni momento".
Oggi la poesia può aiutare la ragione nel coraggio della verità,
nell'anelito alla libertà vera, che nulla ha a che vedere con il "farsi da
sé", bensì con lo scoprirsi fatti da un amore. Liberi perché amati.
"Quando morir mi parve unico scampo,/varco d'aria al respiro a me
fu il canto:/ a verità condusse poesia/ (...) Svanì il creato ed apparve
il Creatore/ (...) La Parola zittì chiacchiere mie".
(Curriculum vitae, 1956)
Elena Pagetti

http://groups.google.it/group/it.cultura.cattolica/msg/b8f1f20fed73d20b


CNA reports:
Legendary chess player Bobby Fischer

http://tinyurl.com/yp6a36

http://www.meaus.com/1971-bobby-fischer.JPEG

who made history by dethroning the Soviet chess king Boris Spassky in
1972, asked to be buried as a Catholic, according to officials of the
Catholic Church in Iceland, where he had been living since 1992.

The famous chess player, who died last Thursday at the age of 64,
was buried Tuesday in Iceland during a private Catholic ceremony.

Papanews
Spelunca latronum
di Baronio
CITTA' DEL VATICANO -
Mentre c'è chi schiamazza per la visita del Papa alla Sapienza,
non si va troppo per il sottile quando si tratta di personcine a modo
come il Vescovo stregone Milingo e il prete camionista don Sante
Sguotti, le cui comparsate televisive e mediatiche vengono salutate con
entusiasmo anche - e soprattutto - dai mangiapreti.

http://www.papanews.it/Public/sguotti(3).bmp

I due, uno scomunicato e l'altro sospeso a divinis, non hanno
mancato di farsi notare nemmeno a Tuttosposi, alla Fiera
d'Oltremare, il primo comparendo in abito piano con la
concubina in kimono, il secondo con un golfino blu e
la camiciola da clergyman: quello che sembrava di più
un sacerdote era certamente don Sguotti, la cui recente
cacciata dal santuario non ha tolto il pessimo gusto nel
vestiario, tipico del basso clero allergico alla talare.
Un'altra grottesca comparsata di don Sante si è avuta su
Markette, la cui puntata 102 è stata replicata su Comedy
Central qualche sera fa.
La vena provocatoria di Chiambretti non solo ha fornito
un vergognoso pulpito a Sguotti, ma ha invitato a dargli
man forte il non meno contestatore don Andrea Gallo

http://www.uonna.it/gallo-vitaliano.jpg

e la squallida e patetica suor Paola D'Auria

http://tinyurl.com/32kq4s

altra presenzialista di tutti i programmi che nulla hanno a che
vedere con la Religione.
Per l'importante occasione di poter sputar veleno contro
la Chiesa Romana, don Gallo aveva pure rispolverato un
impeccabile clergyman nero, di quelli che in Vaticano,
per l'assenza di Prelati in veste, sono oggi considerati al
pari di una talare filettata.
Viceversa la povera suor Paola sfoggiava un golfino a
maglia da tricoteuse, un vistoso ciuffo permanentato fuori
dal velo e dei braccialetti da bigiotteria cinese: quando si dice
che l'abito non fa il monaco.
Orbene, se già in varie occasioni don Sante si era mostrato poco
incline a concionare efficacemente il suo uditorio, a Markette egli ha
superato se stesso, proponendo le proprie inani argomentazioni contro il
Sacro Celibato con il tono soporifero di Romano Prodi, nonostante Piero
Chiambretti facesse di tutto per rianimarlo.
È poi comparsa in collegamento video suor Paola, nel ruolo di difensora
d'ufficio della Chiesa: non ha saputo altro che perdersi in sconcertanti
banalità del tipo «l'amore è una cosa meravigliosa», «io mi sono
innamorata molte volte» e addirittura «mi sposerei con un calciatore,
non con un prete».
Avendo davanti il ben poco avvenente don Sante, non stupisce che
nell'eventualità di una fuitina sacrilega la suora preferisca i prestanti
sportivi, ma resta da vedere se questi, abituati alle modelle e alle veline,
accetterebbero di accompagnarsi ad una zitella grassoccia con la faccia
da pacioccona.
Il terzo membro della meschina Trimurti era quel don Gallo che,
per l'assiduo ministero presso il porto di Genova, ha mutuato
anche il colorito linguaggio dei camalli.
Inutile dire che le argomentazioni a sostegno di don Sante sono
state accompagnate ad una generica denigrazione della disciplina
e della dottrina ecclesiastica, condita di battutacce generosamente
applaudite dal selezionato pubblico di Markette.
A suggellare l'attacco alla Chiesa sono stati poi letti i versi 55-72 del
secondo canto dell'Inferno, mentre una spogliarellista finiva di scoprire
le proprie nudità davanti ai due ecclesiastici e a suor Paola, tutti e tre
assolutamente consenzienti circa l'opportunità della performance coreutica.
A parte il pietoso qualunquismo buonista della suora, che la Superiora
dell'Ordine non ha ancora ridotto al silenzio perpetuo in una remota
clausura, vien da chiedersi con quale disinvoltura siano stati ordinati
due soggetti come don Gallo e don Sguotti, e con quale incomprensibile
disinteresse li si sia lasciati impunemente al loro posto per tutto questo
tempo, nonostante l'indole ribelle.
Don Sante è stato sospeso a divinis, a scandalo scoppiato, ma di certo
aveva dato segni di insubordinazione ben prima, senza che alcun
provvedimento disciplinare fosse adottato; e don Andrea, le cui
posizioni contestatarie ed eterodosse sono note a tutti, è ancora
a capo di una comunità in quel di Genova, e continua a farsi invitare
a manifestazioni e programmi in cui attacca con irridente empietà
la Chiesa, il Papa e la Sacra Gerarchia.
A cosa dovrà arrivare costui, perché sia finalmente cacciato
con infamia e si impedisca che continui ad irretire le menti
dei semplici?
«...vos autem fecistis eam speluncam latronum» (Matth. XXI, 13):
«...avete ridotto la Mia casa come una spelonca di ladri».

Il Papa a mezzogiorno
Autore: Busetto, Don Angelo Curatore: Mangiarotti, Don Gabriele
Fonte: CulturaCattolica.it
mercoledì 23 gennaio 2008
L'idea è venuta leggendo il quotidiano Avvenire di sabato, che riferiva di
varie iniziative per partecipare all'Angelus domenicale del Papa.
Qualcuno stava organizzando la partenza per Roma ma, dovendo
noi rimanere a casa, si poteva almeno cercare di attrezzarci in modo
da sentire e vedere il Papa direttamente dalla nostra chiesa, giusto a
mezzogiorno, alla fine della Messa della tarda mattina.
Ci si mette all'opera: partono i messaggi ad alcune persone:
occorre reperire un lungo cavo per l'antenna tv; saranno aperti
gli appositi negozi il sabato pomeriggio?
Si trovano i cinquanta metri dell'antenna.
Il proiettore?
Domani servirà quasi in contemporanea per i ragazzi
in un altro locale; se ne cerca un altro!
Accanto all'altare viene sistemato il grande pannello,
e l'impianto è già pronto nella serata del sabato.
Per prossime occasioni analoghe, sarà meglio provvedere qualcosa
di stabile!
E dunque la mattina della domenica dopo la Messa la gente si è
fermata in chiesa e ha visto e ascoltato il Papa che a mezzogiorno
si è affacciato alla finestra; abbiamo partecipato alla commozione
e alla gioia delle migliaia di persone presenti in piazza S.Pietro.
Pensare che qualcuno era venuto alla Messa precedente perché
non voleva perdersi l'Angelus del Papa, non sapendo di tutto
questo traffico, anche se in extremis si era cercato di diffonderne
l'avviso.
A tutte le Messe è stato anche messo a disposizione il discorso del Papa
alla Sapienza: un testo impegnativo, che poteva risultare scoraggiante;
invece non ne sono bastate decine di copie; nello stesso pomeriggio di
domenica, alcune famiglie si sono riunite per leggerlo insieme.
Insomma, si è trattato di una bella apertura.
Come tante altre volte, anche questa circostanza dell'opposizione
al Papa, così malamente pensata e attuata, si è trasformata in una
buona occasione.
La comunità cristiana ha potuto vibrare in consonanza con il Papa,
facendo eco al consueto ricordo che ne fa la liturgia della Messa.
Qualcuno della vecchia guardia ha rievocato i tempi in cui l'ideale
che si proponeva ai cristiani si riassumeva nella triade Eucaristia,
Madonna, Papa, e si cantava 'Sempre col Papa, fino alla morte,
che bella sorte sarà per me'.
Certamente è bella questa ripresa di unità intelligente e consapevole
con Papa Benedetto, condivisa dai 'laici' dalla ragione aperta e
disposta al dialogo. Peccato per gli altri, bloccati dal preconcetto
e aizzati dalla rabbia.
Gli potrà dire qualcosa il sorriso del Papa dalla finestra di piazza
S.Pietro, e la gioia convinta di un popolo unito?

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