PER ORDINE DELLA CURIA IL SACERDOTE POTRA´ OFFICIARE IL «SUO» RITO
SOLO IL PRIMO VENERDI´ DEL MESE
Il cardinale Poletto «taglia» le messe al prete guaritore
Le celebrazioni di don Adriano Gennari richiamano migliaia di fedeli
Vietate le trasferte nella diocesi: «Applichiamo le direttive
vaticane»
7/2/2003
STASERA è una sera particolare per la gente di don Adriano Gennari. E´
l´unica di febbraio in cui il prete cottolenghino può celebrare la
messa nella chiesa Nostra Signora della salute di via Vibò: la «sua»
messa che, in tempi in cui le case di Cristo sono vuote, richiama
regolarmente una folla strabocchevole, quasi tremila persone. Per
assistere a un´altra «messa di don Adriano», i fedeli dovranno
attendere il 7 marzo perché il cardinale ha stabilito: il sacerdote
offici il «suo» rito soltanto il primo venerdì del mese. E solo lì,
nella chiesa di Borgo Vittoria. Basta con le trasferte nella diocesi,
l´ultima era stata a Favria. L´ordine di Severino Poletto si fonda sul
documento vaticano con le direttive per «le riunioni di preghiera per
impetrare guarigioni». Appunto, la messa che da dieci anni, ogni
lunedì sera, celebrava don Adriano. Iniziò nel 1992, venti fedeli,
venti amici che frequentavano il Cenacolo eucaristico della
Trasfigurazione. I venti diventarono cento: si moltiplicarono sino a
formare la folla settimanale di Nostra Signora della salute. Intanto,
la fama dell´officiante volava sulle ali delle guarigioni miracolose
avvenute, secondo la vox populi, grazie alle messe nella chiesa di via
Vibò. Verità? Fandonie? Suggestione? Mah, come, cosa rispondere se non
ricordando la freddezza della Curia cresciuta, a quel che sembra,
parallelamente al seguito popolare attorno a don Adriano? Adesso, ecco
il veto cardinalizio in attuazione dei dettami emanati nel settembre
2000 dalla Congregazione della dottrina della fede «allo scopo - si
legge nel documento di Poletto - di mantenere alto il livello
spirituale nelle riunioni di preghiera di guarigione sono autorizzate
unicamente quelle che avvengono nella parrocchia di Nostra Signora
della salute ogni primo venerdì del mese... Il cardinale arcivescovo
nutre la fiducia che si veda in questo provvedimento la preoccupazione
che persone con una fede non saldamente motivata possano, di fatto,
essere fuorviate dalla partecipazione a celebrazioni vissute a livello
quasi esclusivamente emozionale ma senza un serio e consapevole
impegno di ricerca di quella santità di vita che deve essere il frutto
visibile in chi prega veramente, come ci ha insegnato Gesù». Per don
Adriano, forse un fulmine a ciel sereno. Il «forse» è d´obbligo visto
che il sacerdote tace. La sua creatura, il Cenacolo eucaristico della
Trasfigurazione, occupa la casetta a un piano di via Bossi 28: una
fedele del prete, Mariuccia, s´improvvisa portavoce per informare:
«Non c´è nulla da dichiarare, don Adriano è impegnato. Comunque,
sappia che prega anche per lei, giornalista». Fuori, nella via, una
coppia appena uscita racconta il prete «molto triste, depresso per la
decisione della Curia» e definisce il provvedimento con parole di
fuoco e un paragone esagerato: «D´altronde non bisogna sorprendersi.
La Chiesa ha perseguitato, boicottato padre Pio che faceva del bene e
dunque non può comportarsi diversamente con don Adriano che, come dice
la Madonna di Medugorje, appartiene a quella schiera di sacerdoti che
hanno il carisma. Ossia, hanno un contatto con il Santissimo. Sennò,
come spiegare, e spiegarsi, i malati, i disperati, gli offesi che sono
stati "toccati" dal Signore durante le messe del lunedì sera?». Le
parole, gli interrogativi di questa coppia improntano il tam tam
elettronico che ha avvisato la gente di don Adriano della «triste
novità». Nelle e-mail che i fedeli, come in una catena di S. Antonio,
spediscono, ci sono la critica verso monsignor Poletto e il ricordo di
coloro sui quali «s´è chinato il Santissimo», «per i quali
garantiscono i certificati medici del Cto, del S. Anna, delle
Molinette attestanti guarigioni improvvise di malati terminali,
vittorie di giovani tossicomani sulla droga, riunificazioni di
famiglie allo sbando». E la Curia, che dice? Parla attraverso il
documento e aggiunge, laconicamente: «Il provvedimento, autorizzando
le messe di ogni primo venerdì, rappresenta un riconoscimento
ufficiale dell´attività di don Adriano». Mario Gallo, farmacista di
piazza Vittorio 10, è di parere opposto: «Una vergogna e un´assurdità.
Le chiese sono vuote e la diocesi mette il bavaglio a chi le sta
ripopolando: migliaia erano a Favria, migliaia a Bra, al santuario
Madonna delle rose, migliaia in Val d´Aosta. Hanno voluto segare don
Adriano, confinandolo in Borgo Vittoria e lasciandogli libertà una
sola volta il mese. Però, alla lunga vince sempre la folla che accorre
quando officia don Adriano perché lui porta nella messa un´atmosfera
di grandi commozione, spiritualità, partecipazione con canti, balli,
con lui c´è la felicità di ritrovarsi al cospetto del santissimo, c´è
un´aura di grande magia. Lui si inginocchia alla presenza del
Santissimo, non è certo della razza dei parroci, e sapesse quanti
sono,che durante il rito se ne stanno placidamente seduti come se
fossero al cospetto di una persona qualunque. Questo provvedimento
nuoce solo all´immagine del nostro vescovo e fa del male alla Chiesa.
Però, siccome don Adriano ha il carisma, anche questa decisione di
monsignore Poletto, alla lunga, si rivelerà per ciò che è: un inutile,
antistorico bavaglio a chi restituisce splendore alla Chiesa».
Tipico caso di mobbing.
Se non è giusto non è mai giusto, ma se è giusto è sempre giusto.
Ciao,
Marco
PS non mi piace, ma lo rispetto.
20,30: don Marino Basso, pro-rettore del Santuario della Consolata (il
santuario più caro ai torinesi) tiene una catechesi sulla lettera agli
Ebrei, che sarà anche la prima lettura della messa. La chiesa è già
piena all'inverosimile e i volontari fanno in modo che nessuno rimanga
in piedi nei passaggi. La catechesi rimpiazza l'omelia (comunque non
obbligatoria nei giorni feriali)
21,00: inizia la messa, seguendo alla lettera l'ordinario contenuto
nel messale (letture del giorno, messa votiva del Sacro Cuore con
paramenti bianchi ecc.). I canti sono molto animati, è simpatico
vedere le vecchiette di 80 anni che cantano "Canto per Cristo" o
"Osanna eh" battendo le mani... ma questo si fa anche nella mia
parrocchia alla messa prefestiva, anche se in modo più sobrio.
21,50: tornando all'altare don Adriano annuncia: <<Quasi duemila
persone hanno ricevuto la comunione>>. Parte un applauso, che sarà il
primo di una lunga serie.
22,00: La messa è finita, inizia la preghiera per la guarigione. Viene
esposto il Santissimo in un ostensorio di plexiglass con spighe e
grappoli d'uva su una sorta di fioriera torreggiante. don Adriano
inizia a dire: <<Il Signore Gesù si è chinato su __ persone sofferenti
per ______ e presto inizieranno un cammino di guarigione>>. 2 per la
tiroide. 3 per l'insonnia. 4 per mal di testa. 3 per un nodulo al
seno. 1 per il cuore. 3 che stanno curando un tumore. Finita la
litania dei guariti la processione passa lentamente per la chiesa. Ci
mette più di mezz'ora, intervallata da canti e silenzio. Molti hanno
portato la foto di parenti o amici malati.
Ma quando torna di nuovo all'altare e chiede ai fedeli che sono stati
guariti di alzare la mano partono talmente tanti applausi che mi sento
a disagio: sembra quasi di essere al reclutamento di un multi-level
piuttosto che in chiesa. In conclusione fa ancora andare al microfono
tre persone che danno la loro testimonianza: due di loro sono stati
riavvicinati alla Chiesa e ai sacramenti da don Adriano, una ritiene
che durante una preghiera di guarigione suo nipote si sia svegliato
dal coma.
23,00: Siamo alla conclusione e don Adriano vuole anche rispondere
all'articolo della Stampa. <<Non sono un prete guaritore, è Gesù Colui
che guarisce. Io sono solo uno strumento>>. <<L'arcivescovo non ha
tolto la messa del lunedì, infatti essa continua ogni lunedì sera
presso il cenacolo>>. E, soprattutto <<Non è una _messa_ di
guarigione, è una _preghiera_ che si svolge _dopo_ la celebrazione
eucaristica.
Io trovo notevole che 3000 persone siano rimaste tutto questo tempo ad
una funzione feriale, la folla era la più varia che avessi mai visto.
Giovani e anziani, uomini e donne, senza particolare fanatismo ma con
grande partecipazione alla messa. Ciò non toglie che mi sono sentito
un po' a disagio in certi momenti.
Mi rendo conto che spesso la nostra liturgia sia fredda, ricordo
durante la novena di Natale di essere stato un giorno in una
parrocchia molto grande, con organo a canne, coro e... gente che non
partecipava. Il giorno dopo in un paesello dove la novena si celebrava
nel salone parrocchiale per motivi di riscaldamento, nessun suonatore
e tanta gente, pure tanti bambini, che cantavano e pregavano. Queste
messe <<in stile africano>> con canti e balli non sono da censurare a
priori, in fondo la messa è pur sempre la partecipazione alla gioia
del Paradiso. E' stato quel che è venuto dopo a turbarmi un po'; ma
chissà, magari a marzo sarò di nuovo lì.
Buona notte (0.24)
Dani
> E' stato quel che è venuto dopo a turbarmi un po'; ma
> chissà, magari a marzo sarò di nuovo lì.
> Buona notte (0.24)
> Dani
Caro Dani, benvenuto nella mia setta.
;o)))
Con grande, veramente grande fatica ti racconto qualcosa di questo
piccolo prete. Mi ero ripromesso di tacere quantomeno fino alla mia morte su
tutte queste cose, ma come posso tacere ancora?
Lo conobbi nel Novembre del 1997; un grande dramma si era abbattuto sulla
mia famiglia.
Riceveva al Cottolengo e andai a trovarlo; le suore biancovestite mi
indicarono ammiccanti, con quella specie di santa malizia e complicità
tipica delle consacrate, dove potevo trovarlo. Salii le scale con un certo
magone e lo attesi insieme ad altri sofferenti nella cappellina del piano
dove viveva.
Riccioluto, di età indefinibile, vivacissimo, sempre sorridente, si illuminò
tutto quando vide che c'era un giovane ad attenderlo; mi fece passare
davanti a quella piccola folla di umanità dolente che si raccoglie presso di
lui ogni giorno da anni per presentare la propria angoscia a Dio.
Così mi ricevette; gli esposi il gravissimo problema nel quale eravamo
caduti.
Mi disse con aria grave e commossa che la vita purtroppo aveva anche di
questi momenti: "Però preghiamo", disse sorridendo all'improvviso. Pregò
Gesù, pregò Gesù intensamente: possa ognuno di noi avere il privilegio di
sentire quella preghiera a Gesù. Non era mica come la mia preghiera, quella
preghiera lì; dovetti piangere, perchè di fronte a quella preghiera l'unica
cosa decorosa da fare era piangere.
Cantò una sequenza allo Spirito Santo e infine pregò la Madonna; da allora
io credo di intuire cosa significhi pregare la Madonna, prima lo sapevo solo
per sentito dire.
Non mi illuse, non mi garantì nulla, anzi parlò pochissimo; Don Adriano
parla sempre pochissimo... Uscendo da un incontro con lui ti senti invaso di
comunicazione ma poi ti ritrovi a contare le parole che ha pronunciato e
riesci immancabilmente a numerarle, per poche che sono state.
Non provai tuttavia nulla durante la preghiera riguardo alla mia intenzione
ed ero deluso. Lui non mi aveva detto: "Và, la tua fede ti ha salvato", nè
mi aveva promesso alcunchè.
Nel tragitto verso casa la morsa dell'angoscia nella quale ero attanagliato
da qualche settimana prese lentamente a sciogliersi.
E hai voglia ad allentarla con la suggestione...: solo Dio può liberare le
creature dall'angoscia. Fare ricrescere una gamba è cosa ben piccola a
paragone della liberazione dall'angoscia.
Ero nella mia macchina e presi a sorridere; ero tranquillo, dopo settimane
di incubi.
Giunsi a casa e la persona per la quale si era pregato, persona che da tempo
non era più religiosa e che non aveva idea che io fossi uscito per recarmi
da un sacerdote, mi disse di aver avuto una visione e di aver percepito una
forza sovrumana che veniva a liberarla. Aveva infatti visto un grande toro
feroce, nero e potente che le veniva incontro a gran velocità per caricarla.
Al momento dell'impatto, quando tutto pareva perduto, aveva udito come un
comando e aveva sentito l'ispirazione di afferrare la terribile bestia per
le corna; investita di una potenza indicibile aveva infine fermato il toro e
gli aveva piegato il capo, a grandi scossoni fino a sbattergli il muso a
terra.
Quanti erano con questa persona nella camera mi riferirono che perfino il
letto aveva sussultato.
L'orizzonte religioso non era ancora entrato a quei tempi nella mia casa;
quell'evento non entrava ancora in categorie di fede.
Domandai l'ora dell'evento e tu già immaginerai la coincidenza.
A sera ero stanco e confuso per le cose strane di quella giornata; ma ero
sereno. Prima di coricarmi mi sedetti alla mia scrivania per fare mente
locale. Fra me e me dissi: "Però io voglio bene a questo prete".
"E quanto mi vuoi bene?", sentii la sua voce nella mia camera. Mi spaventai
moltissimo.
Da quel giorno tante volte salii le scale del Cottolengo: "Se vedi una
persona saggia, và presto da lei; il tuo piede logori i gradini della sua
porta", ci dice l'Ecclesiastico.
I fatti prodigiosi che vissi da quel giorno, però, passano in secondo piano
rispetto all'evento di una nuova e forte conversione; che gran voglia di
farmi santo provavo entrando e uscendo da quell'uscio quasi sconosciuto alla
mia città: qualche rapida battuta spiritosa delle sue e poi la preghiera
allo Spirito Santo, a Gesù alla Madonna.
E una struggente nostalgia nei giorni successivi, come per qualcosa che
avevo vissuto ma che al momento non avevo potuto realmente e interamente
capire.
Le prime funzioni nel Santuario di N.S della Salute furono per me un
disastro: mi pareva di stare come sulle spine, mi pareva di essere capitato
in un congresso di pazzi. Tuttavia ne sortivo sempre più sereno e dopo tre o
quattro volte mi pareva di essere nel posto più prossimo al Paradiso su
questa terra (ovviamente dopo quel fazzoletto di marmo sotto il baldacchino
del Bernini :o) ). Compresi cosa significava preghiera di liberazione: anni
di peccato e di errori cominciavano ad essere redenti.
Quante cose ho visto, quante provato, quante imparato... Dio mi ha fatto il
grande dono di vedere la potenza del Vangelo del suo Figlio di nuovo
all'opera; ho visto la lettera ai Corinzi prendere di nuovo vita, come da
sempre accade nella Chiesa, come per sempre accadrà nella Chiesa.
Era un lunedì sera del settembre del 1998: avevo la grande e segreta
preoccupazione di non riuscire a tornare all'Università, perchè non sapevo
se i problemi che ormai ci travagliavano si sarebbero risolti. Di questo non
parlavo con nessuno, perchè non volevo aggiungere preoccupazioni alle
preoccupazioni già abbondanti. Con lui non avevo mai parlato di questo, sia
perchè non ero in sufficiente confidenza (neppure sa come mi chiamo, nè
sapeva se studiavo o lavoravo...), sia perchè non gli ho mai presentato i
miei problemi personali.
Mi trovavo nel Santuario che hai visto ieri sera e la celebrazione era
analoga a quella di ieri; si era in tremila persone come ieri, ed io ero
seduto in fondo alla chiesa, alle spalle dell'altare, in quella piccola
platea che sta nell'abside. Avevo un gran desiderio di riprendere i miei
studi e pregavo Gesù di aiutarmi. Importunai Dio con questa
mia intenzione per tutta la Santa messa e poi ancora durante la preghiera di
guarigione. Venne il momento della proclamazione delle guarigioni.
E' un momento un po' strano, come anche tu hai notato. Le più svariate
ipotesi si formulano presso i partecipanti sul come e sul perchè avvenga
questa comunicazione.
Chi dice sia un inganno, chi dice sia un'intercessione, chi un semplice
auspicio, chi parla di miracolo, chi non dice nulla perchè nemico del
pensare...
Io ormai pensavo solamente che don Adriano in quei frangenti riferisse delle
guarigioni che percepiva operarsi durante le preghiere settimanali per i
suoi malati, o qualcosa di simile.
Quella sera, come dicevo, pregavo di continuo per la mia università, quando
ad un bel momento alzai gli occhi verso Gesù Eucarestia e mi rivolsi con
tutta la mia anima a Lui, in un momento di grande lucidità e di grande fede.
Ed ecco che il sacerdote, del quale fra la folla vedevo a malapena e da
lontano la riccioluta nuca perchè, come dicevo, stavo nelle sedie collocate
alle sue spalle, disse indicando ripetutamente dietro di sè con il suo
pollice rivolto nella mia direzione: "C'è qui un giovane che sta pregando
Gesù, perchè è preoccupato per il suo corso di studi. Gesù ti dice: non
temere, io sono con te. Tu porterai a termine i tuoi studi".
A riferirlo così non pare una gran cosa, ma un po' mi cambiò la vita. Anche
perchè quando Gesù dice ad una creatura "Non temere", egli ottiene ciò che
la sua parola onnipotente indica. Ti rassereni d'un tratto e totalmente.
Due anni dopo mi laureavo e per di più con il massimo dei voti (e questo sì
che è per davvero un miracolo :o)) )...
Da quel giorno varie altre volte Don Adriano mi ha fatto di questi
scherzetti, tanto che ormai ho un po' fifa di avvicinarmi a lui: mi vergogno
dei miei pensieri, quando sto vicino a lui.
Ma più che altro ho capito come Gesù ci sia vicino, ci aiuti, ascolti le
nostre preghiere, si preoccupi delle nostre necessità. E' un'esperienza che
purtroppo non si riesce a trasmetterla riferendola, e per questo mi ero
sempre ripromesso di non raccontare nulla di queste cose. Ma visto che ormai
la sua figura è divenuta oggetto di pubblico interesse, è giusto che
pubbliche divengano le varie testimonianze.
Ti parlo ora di don Adriano, del suo Vescovo e della sua diocesi. Quello che
don Adriano mi ha insegnato, con l'esempio e non con le parole perchè non lo
frequento così assiduamente, è un grande amore per la diocesi. C'è chi ha
usato parole come "vergognosa", come "antistorico bavaglio" e altre
sciocchezze in riferimento alla decisione del Vescovo. C'è chi immagina un
don Adriano depresso, astioso, risentito e posto sotto assedio.
Forse io ho frequentato un don Adriano diverso; forse io capivo male quando
lo ascoltavo raccomandarci la vita cristiana inseriti nelle nostre
parrocchie.
Forse io sognavo quando ho ascoltato don Adriano che, facendomi grande
tenerezza, ci spiegava che il provvedimento del Vescovo ci voleva in realtà
difendere, ci voleva tutelare.
Forse avevo allucinazioni quando lo ascoltavo pregare affinchè ogni
possibile fanatismo abbandonasse il nostro cenacolo.
Penso di essermi sbagliato, perchè adesso coloro che pretendono di
difenderlo parlano male della diocesi e parlano male del loro Vescovo; che
bel modo di aiutare don Adriano, presentandoci come una massa di ribelli,
immaginando un don Adriano in posizione antitetica rispetto ai sacerdoti
della diocesi: un superprete, un nuovo Padre Pio vessato da una immaginaria
Chiesa crudele e cattiva.
Non c'è niente di più lontano dallo spirito del cenacolo e di don Adriano di
questo tipo di difese non richieste. Noi apparteniamo alla diocesi della
città di Torino, noi siamo nella Chiesa di Torino, noi amiamo e ubbidiamo al
Vescovo, noi siamo grati al nostro Vescovo perchè ha riconosciuto il nostro
carisma.
Sì, il carisma di tutti noi: la guarigione e la liberazione.
Sua Eminenza ha la potestà di discernere ed ordinare i carismi nella sua
diocesi: e così ha fatto. Ma possibile che non ci si renda conto della
decisione audace e nettissima del nostro Vescovo?
Egli con la sua autorità apostolica ha stabilito che il carisma di questo
piccolo prete esiste, ha detto sì, ha fatto un discernimento durato un paio
di anni e ha riconosciuto che realmente il Signore opera nel nostro piccolo
Cenacolo. E' una decisione coraggiosa, soprattutto se teniamo conto della
severa Istruzione del Cardinale Ratzinger sulle preghiere di guarigione,
istruzione che il Vescovo andava semplicemente applicando; una grande
decisione.
E' questo che continua a ripetere don Adriano, invitando alla gratitudine
verso il Vescovo.
Macchè: c'è sempre lo zelante che crede di dire cose che immagina il suo
sacerdote pensi e non possa dire, lo zelante che si sente migliore del suo
Vescovo, migliore della Congregazione della dottrina della fede, migliore
della Chiesa...
Chissà perchè io frequentando il Cenacolo ho imparato cose radicalmente
opposte...
Perdona questo mio sfogo "ad intra": sono molto contento che tu sia venuto a
trovarci ieri sera; sono contento che ti sia trovato bene; sono anche
contento delle tue perplessità, perchè le perplessità sono doverose e
aiutano tutti a crescere.
Il tuo reportage è molto bello e anche simpatico; io mi sono ritrovato in
quella variopinta e molteplice popolazione che descrivevi.
Io ero lì con te e con il mio piccolo prete riccioluto, che ancora oggi a
distanza di anni mi sta domandando: "E quanto mi vuoi bene?".
Ti voglio molto bene don Adriano, rispondo oggi qui a quella domanda: possa
Gesù riferirti quanto scrivo e possa sempre riempirti il cuore di gioia e di
pace.
Se, carissimo Dani, ancora vorrai venire a trovarci sappi che noi, grazie al
nostro Vescovo, ci saremo ancora.
ciao
max
Saluti.
Mark.
> > Caro Dani, benvenuto nella mia setta.
> >
> > ;o)))
> >
> La mia si chiama Rinnovamento Carismatico Cattolico,
bè, anche la mia ne fa parte :o))
> e le cose si svolgono
> esattamente come da te, vengo oggi da una celebrazione in trasferta a
> Viareggio...
> E andiamo avanti da dodici anni con la benedizione del nostro vescovo e
dei
> due precedenti...
Il nostro Vescovo precedente stravedeva per noi. Questo attuale un po' meno,
forse, ma comunque ha riconosciuto il carisma. E' stato coraggioso.
> Ah, il mio si chiama Don Filiberto..
Allora saluto di cuore te e il tuo Don!
Pregate per noi, mi raccomando!
ciao
max
> Con grande, veramente grande fatica ti racconto qualcosa di questo
> piccolo prete. Mi ero ripromesso di tacere quantomeno fino alla mia morte su
> tutte queste cose, ma come posso tacere ancora?
> Lo conobbi nel Novembre del 1997
(...)
Mi ha colpito questo messaggio, una preziosa testimonianza non solo di
un avvicinamento alla fede, ma dell'esercizio del ministero sacerdotale
da parte del prete di cui si parla.
A me pare che il prete in questione abbia svolto in pieno il suo
ministero, un po' come Gesù indicava.
Essendo però il suo modo di procedere abbastanza inusuale, mi chiedo: è
il prete in questione che fa un po' troppo rispetto al suo ministero, o
sono tanti altri preti ad essere un po' troppo 'misurati' e magari poco
fiduciosi delle grazie che il Signore potrebbe concedere per mezzo loro?
Ovviamente il tutto senza polemica, ma al fine di parlare insieme di
qualcosa che possa giovare alla vita della Chiesa.
Alla prossima. Zuntghen
--
...aggiungiamo legna al fuoco!
La celebrazione di per se scorse normalmente, fino alle benedizioni
particolari che mi lasciarono piuttosto scettito. Non verso le capacita' di
Mons. Milingo quanto nella religiosita' (senza neppure una venatura di fede)
dell'enorme massa presente. Insomma, le celebrazioni di questo tipo sono
molto pericolose, perche' allontanano da Cristo ed avvicinano all'idolatria
personale. E la Chiesa che vede lontano cerca di limitare al massimo queste
manifestazioni di massa dove non vanno tanto i fedeli praticanti quanto
quelli che 2 ore prima erano dal veggente per ottenere la stessa cosa.
Saluti.
Stefano.
> Essendo però il suo modo di procedere abbastanza inusuale, mi chiedo: è
> il prete in questione che fa un po' troppo rispetto al suo ministero, o
> sono tanti altri preti ad essere un po' troppo 'misurati' e magari poco
> fiduciosi delle grazie che il Signore potrebbe concedere per mezzo loro?
Ma secondo me è proprio questa "dicotomia" che occorre con grande attenzione
evitare.
Nè si può dire che il prete di cui parlo agisca in modo inusuale (del resto
non fa altro che pregare per chi glielo chiede), nè si può dire che altri
sacerdoti agiscano in maniera minimale perchè non fanno come lui.
Questo prete prega con le persone che sentono di chiedere un aiuto a Dio,
altri preti si occupano di altro.
ciao
max
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Inviato via http://usenet.libero.it
> Ma secondo me è proprio questa "dicotomia" che occorre con grande attenzione
> evitare.
> Nè si può dire che il prete di cui parlo agisca in modo inusuale (del resto
> non fa altro che pregare per chi glielo chiede),
Sì, ma sai quante volte mi è capitato di sentire di persone bisognose
d'aiuto che non riuscivano a trovare un sacerdote che le prendesse sul
serio e che, in buona sostanza, riservasse loro un'accoglienza e desse
loro un aiuto come quello che tu hai ricevuto?
> Questo prete prega con le persone che sentono di chiedere un aiuto a Dio,
> altri preti si occupano di altro.
Quello che mi sembra strano è questo: quest'ultima parte IMHO è
'essenziale' per un prete. Poi farà anche il teologo, l'amministratre in
curia, l'animatore giovanile... ma questa parte del ministero
sacerdotale attiene proprio allo specifico della missione di Cristo,
quindi mi pare sia inevitabile.
Diciamo che e facile fraintendere il tono dell'articolo e anche le parole
non proprio
scelte correttamente....
Nella ultima messa del 7 febbraio il sacerdote citato ha sottolineato alcune
cose:
1) Non e' un prete guaritore ma uno strumento attraverso cui SOLO Gesu'
agisce e si e' riconosciuto peccatore come tutti noi.
2) Non sono messe di guarigione ma messe in cui la preghiera guarisce e la
messa
ha il solo fine di stimolare i fedeli a pregare.
3) Il carisma nella messa e' molto forte, inusuale rispetto alle messe
solite e frequentate
da poche persone e' facile dunque farsi prendere da giudizi emotivamente a
favore o
contro. Il rito Cattolico e' rispettato in ogni sua forma e il messaggio e'
solo pregare,
pregare e pregare, con il cuore colmo di gioia, Gesu'.
4) Tutti i lunedi sera alle 21 si puo' recitare il rosario solo la messa
viene fatta
il primo venerdi' del mese in via vibo' 24 a Torino.
Se vogliamo fare un riferimento razionale sono molte le certificazioni
mediche di
guarigioni inspiegabili ( dalla scienza medica ) evvenute a persone che
hanno
frequentato questi gioiosi inviti alla preghiera.
Personalmente conosco una ragazza che 8 mesi fa a causa di un tumore nel
sangue
aveva secondo insigni primari due settimane di vita, ora sta bene tutto e'
scomparso
( parliamo di un tumore di 15 cm di diametro oltre che nel sangue) dall'oggi
al domani.
E se il segreto fosse solo pregare Gesu' con amore e tutto il resto
lasciamolo
alle infinite interpretazioni umane.....
Giusto. Invece di annunciare loro l'evangelo chiudiamo loro le porte in
faccia e mandiamole da Wanna Marchi.
Ciao,
Marco
Qualche precisazione:
> Nella ultima messa del 7 febbraio il sacerdote citato ha sottolineato
alcune
> cose:
>
> 1) Non e' un prete guaritore ma uno strumento attraverso cui SOLO Gesu'
> agisce e si e' riconosciuto peccatore come tutti noi.
Lo ha detto con molto molto sense of humor... E' facile anche per i vanitosi
professarsi peccatori, ma solo gli umili sono capaci di autentico sense of
humor.
> 2) Non sono messe di guarigione ma messe in cui la preghiera guarisce e la
> messa
> ha il solo fine di stimolare i fedeli a pregare.
Le messe da Don Adriano sono normalissime messe. Al termine e solo dopo la
normale messa c'è una preghiera di guarigione e liberazione, in linea con
quanto previsto dalla disposizione di Ratzinger e secondo le modalità
previste dalla diocesi.
> 3) Il carisma nella messa e' molto forte, inusuale rispetto alle messe
> solite e frequentate
> da poche persone
Questo non è condivisibile e all'interno del Cenacolo non è mai stata
espressa una simile affermazione. Tutte le messe producono gli stessi
effetti, in qualunque parte del mondo, con qualunque celebrante e con
qualunque partecipazione.
> 4) Tutti i lunedi sera alle 21 si puo' recitare il rosario solo la messa
> viene fatta
> il primo venerdi' del mese in via vibo' 24 a Torino.
Tutti i lunedì viene celebrata la Messa, preceduta dal Rosario. Il primo
Venerdì del mese al termine della messa c'è la preghiera di guarigione.
> Se vogliamo fare un riferimento razionale sono molte le certificazioni
> mediche di
> guarigioni inspiegabili ( dalla scienza medica ) evvenute a persone che
> hanno
> frequentato questi gioiosi inviti alla preghiera.
questo è un argomento molto molto complesso... Non lo affronterei in questi
termini...
Potrebbe non essere una soluzione malvagia. Perche' un sacerdote deve anche
avere il discernimento di vedere se le persone che ha attorno seguono lui o
seguono Gesu' Cristo. Se seguono solo lui (il sacerdote) meglio chiudere le
porte e non illudere la gente. Se ha discernimento, e l'obbedienza a chi ti
e' stato posto come superiore e' di certo un aiuto ad averlo, non avra'
difficolta' a sottostare alle limitazioni sapendo che Cristo opera comunque.
San Pio da Pietrelcina, per poco che conosco la sua storia (e me ne vergogno
pure), ai miei occhi e' santo non per i miracoli che ha compiuto quanto
perche' sapendo perfettamente di essere nella volonta' di Dio si e'
sottomesso alle restrizioni imposte dai superiori. Questo mi da
testimonianza che Cristo ha operato in lui e non altri.
Ti racconto un aneddoto attribuito a San Filippo Neri. C'era all'epoca una
suora che operava guarigioni ed a Roma volevano sapere in nome di chi
operava. Chiamato San Filippo Neri lo inviarono alla suora per verificare il
suo operato. Si travesti da vecchio e si presento alla suora con una scarpa
slacciata pregandola di riallacciarla. La suora si infurio' dicendo che lei
guariva le persone e non allacciava le scarpe. Tornato a Roma disse che la
suora operava per conto del diavolo e non di Dio.
Altra cosa. E' piu' un miracolo vedere gente che ha un tumore e 10 giorni di
vita lodare Dio che vedere persone guarite misteriosamente. Il primo e'
certo opera di Dio, sul secondo potrei nutrire dei seri dubbi.
Saluti.
Stefano.
Già, la solita storia: via il bimbo insieme all'acqua sporca...:-(
Prego per te e per quello che hai avuto il coraggio di scrivere qui.
Pace
Renata
Il 07 Feb 2003, 08:27, renaz...@libero.it (Renata Salvi) ha scritto:
> Tratto da http://www.lastampa.it/edicola/sitoweb/Torino_cronaca/art7.asp
In questi giorni ho seguito l'evolversi del 3d, ed ho letto sia l'articolo
de La Stampa, sia le belle testimonianze personali di alcuni, sia le
perplessità di altri.
Mi aggancio al tuo post iniziale solo per azzardare un piccolissimo
contributo.
Desidererei segnalare, per chi fosse eventualmente interessato, le fonti
ufficiali relative al provvedimento del Card. Poletto...
Chissà, magari qualcuno vuole di farsi un'idea più completa delle
motivazioni che stanno (e/o che *non* stanno) alla base della decisione
della Diocesi. A volte l'emotività (peraltro comprensibilissima) fa leggere
in certe decisioni significati e metamessaggi che nessuno aveva avuto
intenzione di dare.
Qui è possibile trovare il testo del decreto:
http://www.diocesi.torino.it/archivio2003/celebrazioni_guarigioni.rtf
E' solo una paginetta, potrebbe valere la pena darci un'occhiata.
Qui invece è possibile trovarne un breve commento, redatto da don Paolo
Tomatis, docente di Liturgia presso la Facoltà Teologica di Torino:
http://www.diocesi.torino.it/archivio2003/messe_preghiere_guarigione.rtf
Tu sicuramente li hai già letti, ma siccome su ICC non erano ancora
comparsi, mi sono permessa di offrirli a tutti.
Ti saluto, cara Renata, e ti auguro di cuore buon proseguimento di cammino.
Laura
Caro Dani, il problema non č quello di fare una cosa buona "per noi", ma ciň
che č buono "per Dio". Hai letto il Vangelo della scorsa domenica???
;-))))))) Saprai allora che intendo dire!
Inoltre, non possiamo sapere se e come le persone partecipino alla funzione:
partecipare puň essere solo un battere le mani e cantare? e la preghiera č
solo quella che si urla, sovrapponendola a quella altrui???? ;-)))))
Comunque, una volta la pensavo come te: ora tante cose non le capisco piů.
Voglio solo silenzio e la messa come era cantata da San Pio da Pietralcina,
sant'Alfonzo e tutti i santi della Chiesa., prima di quel 1968....
Dio ci aiuti!
> Potrebbe non essere una soluzione malvagia. Perche' un sacerdote deve anche
> avere il discernimento di vedere se le persone che ha attorno seguono lui o
> seguono Gesu' Cristo. Se seguono solo lui (il sacerdote) meglio chiudere le
> porte e non illudere la gente.
Su questo tema io la vedo cosě.
La gente che va dai maghi, cosě, giusto per semplificare, fornisce una
risposta sbagliata ad un problema autentico che si ritrova.
Se frequentano momenti di preghiera, evangelizzazione e/guarigione, che
dire, sono al posto giusto.
Dopodichč ci pensa l'annuncio 'schietto' della Parola a far selezione.
Pensa al dopo-moltiplicazione dei pani... "Volete andarvene anche
voi..."
Per questa ragione io apprezzo che ci siano anche momenti 'cristiani' in
cui si trovano raccolti i cacciatori di sensazionale: anche loro hanno
il diritto di ascoltare il Vangelo!
Purchč il predicatore non cerchi di far numero a tutti i costi,
compiacendo questo e quello: in questo caso si tratterebbe di un
comportamento molto grave.
> Ti racconto un aneddoto attribuito a San Filippo Neri. C'era all'epoca una
> suora che operava guarigioni ed a Roma volevano sapere in nome di chi
> operava. Chiamato San Filippo Neri lo inviarono alla suora per verificare il
> suo operato. Si travesti da vecchio e si presento alla suora con una scarpa
> slacciata pregandola di riallacciarla. La suora si infurio' dicendo che lei
> guariva le persone e non allacciava le scarpe. Tornato a Roma disse che la
> suora operava per conto del diavolo e non di Dio.
Sappiamo benissimo che il Demonio usa anche prodigi pseudo divini per
ingannare gente e che pertanto occorre un attento 'discernimento degli
spiriti' che tuttavia non puň essere basato unicamente sulla
irreprensibilitŕ del comportamento.
Anche i Santi piů importanti hanno sicuramente manifestato debolezze, e
se uno fosse capitato lě, propio in quel momento, avrebbe avuto il
diritto di definirli 'operatori del Demonio' a causa di quell'episodio?
Con questo criterio di valutazione, chi si salverebbe?
> Altra cosa. E' piu' un miracolo vedere gente che ha un tumore e 10 giorni di
> vita lodare Dio che vedere persone guarite misteriosamente. Il primo e'
> certo opera di Dio, sul secondo potrei nutrire dei seri dubbi.
Il fatto che l'accettazione di una malattia conservando pace e amore per
il Signore sia una grazia di esclusiva provenienza divina, nulla toglie
al fatto che Dio, sapendo quali sono le risposte migliori alle nostre
richieste di aiuto, possa decidere di donare a volte consolazione, a
volte guarigione. E mi pare ovvio tutte le Sue grazie vadano accolte con
gratitudine.
Il problema non sta nella preghiera, ma nello spirito con cui la gente va
alla preghiera. Per cio' che ho visto nella mia unica esperienza molta di
quella gente non cercava Cristo, cercava il senzazionalismo, cercava uno che
facesse una magia di guarigione (anche se di magia non si trattava).
> Purchè il predicatore non cerchi di far numero a tutti i costi,
> compiacendo questo e quello: in questo caso si tratterebbe di un
> comportamento molto grave.
Il predicatore non solo non deve cercare il numero, ma deve anche valutare
chi ha di fronte. Ed eventualmente cacciare chi e' presente con uno spirito
sbagliato. Cristo ha cacciato chi al tempio era andato a mercanteggiare,
come spesso fanno i fedeli, che si avvicinano alla Chiesa solo per ottenere
questa grazia o quella guarigione.
> Sappiamo benissimo che il Demonio usa anche prodigi pseudo divini per
> ingannare gente e che pertanto occorre un attento 'discernimento degli
> spiriti' che tuttavia non può essere basato unicamente sulla
> irreprensibilità del comportamento.
Discernimento che certamente appartiene alla Chiesa nella persona del Card.
Poletto. Lo stesso termine cardinale significa che e' un cardine, un punto
di riferimento e sostegno per quella Chiesa Particolare di Torino. Ed allo
stesso modo il sacerdote se vuole rimanere nella verita' si sottomette a chi
e' superiore a lui. Probabilmente non lo capisce, come probabilmente San Pio
non lo capi', ma questa e' la strada per la salvezza, propria ed altrui.
> Anche i Santi più importanti hanno sicuramente manifestato debolezze, e
> se uno fosse capitato lì, propio in quel momento, avrebbe avuto il
> diritto di definirli 'operatori del Demonio' a causa di quell'episodio?
Certamente, peccatori quanto vuoi. Ma non eri tu a parlare di discernimento?
Io penso che San Filippo l'avesse. Ed in ogni caso la santita' e la superbia
non sono proprio mai andate d'accordo.
> Con questo criterio di valutazione, chi si salverebbe?
Non sto dicendo che quella suora sia all'inferno. Sia chiaro. Ma dal salvare
se stessi ed essere pericolo di condanna per il prossimo ne passa di strada.
> Il fatto che l'accettazione di una malattia conservando pace e amore per
> il Signore sia una grazia di esclusiva provenienza divina, nulla toglie
> al fatto che Dio, sapendo quali sono le risposte migliori alle nostre
> richieste di aiuto, possa decidere di donare a volte consolazione, a
> volte guarigione. E mi pare ovvio tutte le Sue grazie vadano accolte con
> gratitudine.
Non l'ho escluso. Ho pero' sottolineato che il sensazionalismo non ha mai
salvato molta gente e c'e' da avere discernimento (che ovviamente io non ho
ma ritengo che abbia il Card. Poletto). Basta vedere nei Vangeli gli stessi
miracoli compiuti da Gesu'.
Saluti.
Stefano.
Cara Laura ,grazie rendo disponibili per tutti le info che mi hai inviato,
in questo giorno dedicato all'Amore in cui il presidente USA parlera'
al mondo alle 16:15 italiane le preghiere a Gesu' possano rendere
saggia ogni parola e azione verso la PACE
PACE
Renata
Celebrazioni di preghiera per impetrare guarigioni
http://www.diocesi.torino.it/archivio2003/celebrazioni_guarigioni.rtf
Il cardinale Arcivescovo, in data odierna, ha stabilito alcune linee
direttive circa le riunioni di preghiera «per impetrare guarigioni», in
attuazione dell'art. 4 §1 dell'Istruzione Ardens felicitatis desiderium
circa le preghiere per ottenere da Dio la guarigione (emanata dalla
Congregazione per la Dottrina della Fede in data 14 settembre 2000), al fine
di prevenire scadimenti, che sarebbero unicamente a danno di un autentico
servizio pastorale.
Premessa l'importanza della preghiera anche per implorare il riacquisto
della salute, sempre però conservandone l'autentico significato specie
quando si tratta di apposite riunioni organizzate con lo scopo di impetrare
guarigioni, è dovere del Vescovo guidare i fedeli in questa materia, secondo
la citata Istruzione, «favorendo ciò che vi sia di buono e correggendo ciò
che sia da evitare» con un «giusto discernimento sotto il profilo
liturgico».
Nella parte finale del Messaggio offerto all'Arcidiocesi per lo scorso
Avvento sul tema della preghiera «respiro dell'anima» l'Arcivescovo
intendeva anche «mettere in guardia tanti buoni fedeli, che sono sempre alla
ricerca di eventi straordinari attribuendo con frettolosa superficialità ad
alcune persone poteri taumaturgici di guarigione». Ed aggiungeva: «Le
preghiere di guarigione sono utili e necessarie, ma bisogna viverle e
soprattutto saperle gestire con molto equilibrio e con straordinaria
prudenza, evitando il rischio di suscitare nelle persone delle attese
ingiustificate, che talvolta rasentano la magia o la superstizione».
Pertanto d'ora in avanti, allo scopo di mantenere alto il livello spirituale
nelle riunioni di preghiera «di guarigione», sono autorizzate unicamente
quelle che da anni avvengono nella chiesa parrocchiale di Nostra Signora
della Salute in Torino la sera di ogni primo venerdì del mese. Nell'intero
territorio dell'Arcidiocesi non sono consentite altre celebrazioni di questo
genere. Qualora dovessero emergere occasioni veramente eccezionali per
ipotizzare celebrazioni di questo tipo, il parroco o rettore della chiesa
prima di procedere alla loro pubblica programmazione dovrà ricorrere all'
Ordinario Diocesano per richiederne ogni singola volta la valutazione della
opportunità pastorale e l'eventuale esplicita autorizzazione.
Il cardinale Arcivescovo nutre la fiducia che si saprà vedere in questo
provvedimento la preoccupazione che persone con una fede non saldamente
motivata possano, di fatto, essere fuorviate dalla partecipazione a
celebrazioni vissute a livello quasi esclusivamente emozionale ma senza un
serio e consapevole impegno di «ricerca di quella santità di vita che deve
essere il frutto visibile in chi prega veramente come ci ha insegnato Gesù»,
come egli affermava nel Messaggio dell'Avvento sopra citato. Tutto questo,
naturalmente, senza dimenticare che la sofferenza umana è davvero tanta ed è
importante offrire occasioni di conforto che favoriscano una lettura
autentica del mistero della sofferenza alla luce della Redenzione operata da
Cristo Signore.
Torino, 12 gennaio 2003 Festa del Battesimo del Signore.
Mons. Giacomo Maria MARTINACCI
Cancelliere arcivescovile
Messe e preghiere di guarigione
http://www.diocesi.torino.it/archivio2003/messe_preghiere_guarigione.rtf
Messe e preghiere di guarigione: da incoraggiare o da sospettare?
Certamente da valutare e da orientare, con un attento discernimento
spirituale. È questo il senso dell'intervento del cardinale Arcivescovo
(emanato il 12 gennaio 2003 e pubblicato sulla «Voce del Popolo» del 17),
volto a stabilire alcune linee direttive circa le riunioni di preghiera per
impetrare guarigioni. Non si mette in discussione l'utilità e la necessità
di tali preghiere. Non si intende inquadrare a tutti i costi i carismi, né
spegnere lo Spirito. Al contrario, lo si vuole difendere da possibili
fraintendimenti. La disposizione di concentrare tali incontri di preghiera
nell'unica celebrazione che si tiene la sera di ogni primo venerdì del mese
nella chiesa della Salute in Torino, mira in questo senso a «mantenere alto
il livello spirituale» di tali pratiche.
Ora, il criterio che determina la qualità di tale livello spirituale non è
deciso da un singolo, né dalle correnti teologiche di turno, ma dalla
complessiva tradizione ecclesiale, che nella lex orandi della liturgia
condensa la sapienza di una bimillenaria lex credendi e lex vivendi. In qual
modo, dunque, la liturgia misura i giusti ritmi e i giusti atteggiamenti, le
giuste parole ed il giusto stile delle preghiere di guarigione? La liturgia,
che nella celebrazione dell'eucarestia riconosce il suo culmine e la sua
sorgente, è punto di riferimento radicale (culmen et fons) di tutta la vita
della Chiesa, dunque anche delle preghiere e della sollecitudine della
comunità per un rapporto sano e sanante dei credenti con il Signore.
Il centro il mistero pasquale della morte e risurrezione di Gesù non può
essere ridotto a cornice e a contenitore di preghiere e gesti che potrebbero
sviare da ciò che è più importante. Non è sufficiente seguire fedelmente il
rito della Messa nelle sue parti essenziali, per poi «caricarlo» di
preghiere e di manifestazioni carismatiche, che fatalmente a motivo del
loro impatto emotivo e sensibile possono diventare esse stesse il centro, l
'obiettivo principale per cui si è lì. Certamente, sarebbe ingiusto pensare
che nei gruppi di preghiera carismatici si ragioni in questo modo: proprio
dall'esperienza viva della centralità del sacrificio di Cristo celebrato
nell'eucarestia si è convinti che scaturisca quella forza, quella potenza
che può guarire l'anima, illuminare la mente, sanare il corpo.
Allo stesso modo, le celebrazioni di guarigione non strettamente liturgiche,
o soltanto indirettamente e ambiguamente liturgiche (nella misura in cui
utilizzano le orazioni previste dai rituali di benedizione, ma ne mantengono
solo in parte il programma rituale), inseriscono le preghiere di guarigione
vere e proprie in un profondo clima di lode e di supplica fiduciosa, che
pongono al centro non il bisogno del singolo, ma la fede comunitaria nella
potenza del nome e della Parola del Signore. Nei gruppi ben condotti, domina
un senso di tranquillità e di normalità, che poco concede agli aspetti più
teatrali della preghiera, e che favorisce una spiritualità seria, spesso di
esempio per l'intera comunità.
I rischi di abusi, di sfrangiature e di deviazioni dallo spirito della
liturgia sono alla porta: c'è il rischio di estrapolare preghiere e
formulari della tradizione ecclesiale dal loro contesto originario e dalla
specifica visione teologica che li ha generati, così da giustificare modi di
pregare che possono essere interpretati come scongiuri. C'è il pericolo di
una mentalità magica, laddove la benedizione non è orientata direttamente a
Dio e mediatamente alla persona, nella prospettiva liturgica eminentemente
relazionale del Benedizionale (e degli incontri di guarigione di Gesù), ma
su qualsivoglia oggetto, sacralizzato e dotato di poteri straordinari. C'è
il pericolo che l'inevitabile protagonismo del leader, del sacerdote, del
guaritore, possa scadere in forme facilmente fraintendibili, come se l'
investitura di una missione divina lo sottragga a qualsiasi verifica e
misura.
Chi vigila dunque su tali rischi? È la liturgia stessa quando è ben
celebrata secondo il suo progetto rituale proposto dai libri liturgici - a
vigilare sulla qualità cristiana ed ecclesiale della preghiera di
guarigione. La sua sobrietà, il suo riserbo, improntato ad una nobile
semplicità dei gesti e delle parole, educa e immerge nella corrente calda
della Tradizione, che rifugge dalle troppe parole e dagli eccessivi
protagonismi, per concentrare l'attenzione sull'essenziale. La sua
sensibilità è rischiarata dal pensiero, i gesti del corpo sono misurati; le
parole non sono quelle mie, ma quelle della Chiesa: i suoi simboli non
catturano il Mistero, ma lo custodiscono.
I silenzi che incastonano la parola di Dio aiutano a far maturare una
lettura ed una accoglienza cristiana del dolore. Il profilo alto della
preghiera tiene in equilibrio la dimensione della lotta per liberare l'uomo
dal male e l'abbandono fiducioso che impara a stare dentro la Croce. Lo
stile e lo spirito della liturgia è come un'ancora, una roccia salda che non
viene meno, anche se i segni non arrivano, oppure sono di incerta
decifrazione. La qualità liturgica della preghiera cristiana che dalla
liturgia promana e alla liturgia conduce (questa è l'autentica visione dei
pii esercizi e della pietà popolare) costituisce dunque il criterio di
discernimento fondamentale, e in questo senso si esprimono le autorevoli
direttive della Congregazione per la Dottrina della Fede (Ardens felicitatis
desiderium, 2000), che invitano a non inserire nell'eucarestia e negli altri
atti liturgici preghiere di guarigione.
La sfida di tale discernimento è da accogliere, per il bene della Chiesa.
Perché nella misura in cui le preghiere di guarigione si lasceranno sempre
più conformare allo spirito della liturgia, allora esse costituiranno una
provocazione appetibile perché le nostre celebrazioni recuperino quella
dimensione terapeutica che è loro connaturale. Pensiamo solo al sacramento
dell'unzione degli infermi, la cui celebrazione è ancora troppo
insoddisfacente e sterile: senza un forte senso di partecipazione, carico di
empatia, senza il coinvolgimento diretto del malato, senza una invocazione
che sale da tutto il corpo e che si rivolge a tutto il corpo, tale
sacramento rimane ingabbiato in una visione puramente consolatoria della
salvezza. Dai movimenti ecclesiali di tipo carismatico emerge in tal modo l'
invito ad una fede meno razionalista, più sensibile e terapeutica, capace di
non opporre salvezza e salute; corpo, psiche e anima. La Chiesa dei primi
secoli non si è spaventata del venire meno di questi carismi e ha risposto
con un maggiore sviluppo della dimensione rituale nella sua attività
terapeutica. Giovanni Crisostomo giustifica la fine dell'età carismatica con
la parabola del contadino che ha piantato un alberello e lo circonda subito
di recinti e sostegni (i carismi), fin quando l'albero diventa robusto e
cresce da solo, grazie alla luce e all'acqua (la liturgia). La Chiesa di
oggi non si deve spaventare del loro ritorno, ed è chiamata ad accogliere i
carismi utili alle necessità delle comunità cristiane con gratitudine e
consolazione (Lumen Gentium 12), senza tuttavia far mancare ad essi l'acqua
e la luce della liturgia.
Lasciamoci con fiducia educare dalla sapienza della Chiesa, che da duemila
anni ci invita ad una sensibilità ben integrata, perché possa essere
autenticamente trasfigurata. Non per vivere e guarire ad ogni costo, ma per
amare ad ogni costo, sino alla fine del mondo.
don Paolo TOMATIS
docente di Liturgia
Facoltà Teologica di Torino
> Il problema non sta nella preghiera, ma nello spirito con cui la gente va
> alla preghiera. Per cio' che ho visto nella mia unica esperienza molta di
> quella gente non cercava Cristo, cercava il senzazionalismo, cercava uno che
> facesse una magia di guarigione (anche se di magia non si trattava).
ok, e Zaccheo che cercava? di convertirsi... quello è avvenuto dopo,
come conseguenza dell'incontro con NS Gesù Cristo.
Concordo sul fatto che il puntod i partenza è quello che tu dici... ma
Gesù è venuto proprio per quelli che hanno bisogno. E proprio epr questo
molto è anche nelle mani di chi presiede...
> Il predicatore non solo non deve cercare il numero, ma deve anche valutare
> chi ha di fronte. Ed eventualmente cacciare chi e' presente con uno spirito
> sbagliato. Cristo ha cacciato chi al tempio era andato a mercanteggiare,
> come spesso fanno i fedeli, che si avvicinano alla Chiesa solo per ottenere
> questa grazia o quella guarigione.
Cacciare come soluzione estrema, nel caso in cui qualcuno proprio non
voglia accettare lo stile ed il comportamento proposto.
Ma prima credo ci siano tante altre cose da fare, prima delle quali,
annunciare il Vangelo inmodo forte e 'franco'.
Quanta gente è andata da Gesù anche solo per avere una guarigione...
quanti ne ha rimandati a casa o disprezzati?
L'unico limite che bloccava la sua opera era la mancanza di fede.
> > Sappiamo benissimo che il Demonio usa anche prodigi pseudo divini per
> > ingannare gente e che pertanto occorre un attento 'discernimento degli
> > spiriti' che tuttavia non può essere basato unicamente sulla
> > irreprensibilità del comportamento.
>
> Discernimento che certamente appartiene alla Chiesa nella persona del Card.
> Poletto. (...)
Su questo siamo d'accordo al 100%
> Certamente, peccatori quanto vuoi. Ma non eri tu a parlare di discernimento?
> Io penso che San Filippo l'avesse. Ed in ogni caso la santita' e la superbia
> non sono proprio mai andate d'accordo.
Sicuramente, volevo solo dire che il criterio non può essere preso ed
applicato in tutti i casi in modo 'automatico'.
Anche il primo Papa, San Pietro, nonostante fosse peccatore (pensa
all'accusa che gli muove San Paolo, non cosa da poco l'accusa di
'parzialità' per chi ha il ruolo di guida), ha comuqnue continuato a
guidare la Chiesa, ad annunciare il Vangelo e a compiere prodigi.
> > Con questo criterio di valutazione, chi si salverebbe?
>
> Non sto dicendo che quella suora sia all'inferno. Sia chiaro. Ma dal salvare
> se stessi ed essere pericolo di condanna per il prossimo ne passa di strada.
Ho sbagliato a scrivere, scusa. Volevo dire chi potrebbe essere esente
da critiche di questo genere? Chi, anche tra i santi più luminosi, non
ha avuto momenti di debolezza e umana fragilità... in cui qualcunoa
vrebbe potuto valutarli negativamente?
> Non l'ho escluso. Ho pero' sottolineato che il sensazionalismo non ha mai
> salvato molta gente e c'e' da avere discernimento (che ovviamente io non ho
> ma ritengo che abbia il Card. Poletto). Basta vedere nei Vangeli gli stessi
> miracoli compiuti da Gesu'.
Certo, il sensazionalismo non può essere un fondamento 'solido' per la
fede di una persona. D'accordissimo.
Però in tanti casi un evento sensazionale è stato l'inizio di un
cammino di fede nel quale il credente è cresciuto ed ha saputo scavare
sulla roccia per dare stabilità alla sua casa.
> ok, e Zaccheo che cercava? di convertirsi... quello è avvenuto dopo,
> come conseguenza dell'incontro con NS Gesù Cristo.
> Concordo sul fatto che il puntod i partenza è quello che tu dici... ma
> Gesù è venuto proprio per quelli che hanno bisogno. E proprio epr questo
> molto è anche nelle mani di chi presiede...
C'e' differenza dal seguire Dio e dal seguire un sacerdote. Ovviamente
entrambi hanno l'aspetto di un uomo, ma e' compito del sacerdote evidenziare
sempre la sua funzione di tramite per evitare di diventare un idolo. Cosa
che farebbe molto male sia a lui che a chi lo segue. E' ancora fresca negli
occhi di tutti noi la storia di un Vescovo guaritore che si e' trovato piu'
"ammalato" di quelli che cercava di salvare.
Poi anche Cristo cacciava chi andava dietro lui per scaldarsi il cuoricino
anziche' per convertirsi.
> Cacciare come soluzione estrema, nel caso in cui qualcuno proprio non
> voglia accettare lo stile ed il comportamento proposto.
"Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua mente e
con tutte le tue forze. Amerai il prossimo tuo come te stesso." Ok, con
questo stile e comportamento io sarei il primo a dovermene andare.
> Quanta gente è andata da Gesù anche solo per avere una guarigione...
> quanti ne ha rimandati a casa o disprezzati?
>
> L'unico limite che bloccava la sua opera era la mancanza di fede.
Limite non da poco. Anche perche' molte guarigioni passavano anche da una
profonda conversione (che era la vera guarigione, piu' di quella del corpo).
> > Discernimento che certamente appartiene alla Chiesa nella persona del
Card.
> > Poletto. (...)
>
> Su questo siamo d'accordo al 100%
Allora cosa stiamo qui a discuterne? :-D
Il Card. Poletto ha fatto una scelta per il bene dei fedeli a lui affidati.
Don Adriano ha accettato con ubbidienza questa decisione. Io penso che ne
troveranno tutti un gran beneficio, dando tempo al tempo ed all'opera di
Dio.
> Sicuramente, volevo solo dire che il criterio non può essere preso ed
> applicato in tutti i casi in modo 'automatico'.
Ovvio, altrimenti il discernimento sarebbe una legge.
> Anche il primo Papa, San Pietro, nonostante fosse peccatore (pensa
> all'accusa che gli muove San Paolo, non cosa da poco l'accusa di
> 'parzialità' per chi ha il ruolo di guida), ha comuqnue continuato a
> guidare la Chiesa, ad annunciare il Vangelo e a compiere prodigi.
Non conoscevo (o non ricordavo) quella lettura, l'ho letta l'altro giorno
nell'Ufficio. In ogni caso S. Pietro ha sempre avuto l'umilta', come quella
di non impiccarsi dopo aver tradito 3 volte Gesu'.
> Ho sbagliato a scrivere, scusa. Volevo dire chi potrebbe essere esente
> da critiche di questo genere? Chi, anche tra i santi più luminosi, non
> ha avuto momenti di debolezza e umana fragilità... in cui qualcunoa
> vrebbe potuto valutarli negativamente?
Tutta Grazia di Dio, come Grazia di Dio e' stata la sospensione di Padre
Pio. Umanamente parlando e' la cosa piu' avvilente che gli potesse essere
fatta, ma Dio scrive dritto sulle righe storte.
> Però in tanti casi un evento sensazionale è stato l'inizio di un
> cammino di fede nel quale il credente è cresciuto ed ha saputo scavare
> sulla roccia per dare stabilità alla sua casa.
"Erano le 4 del pomeriggio..."
Dio chiama le persone, non le masse. Anche a Fatima la Madonna per 5 mesi ha
chiamato solo 3 pastorelli e solo in seguito si e' manifestata alla folla.
> ...aggiungiamo legna al fuoco!
Non ti sembra faccia gia' abbastanza caldo? :-P
Saluti.
Stefano.
Piu' che dedicato all'amore e' la Festa dei Santi Cirillo e Metodio patroni
dell'Europa e primi fautori dell'unione fra l'est e l'ovest.
Saluti.
Stefano.
Colpita!
Mi indichi l'episodio del Vangelo in cui questo è accaduto?
Grazie!
Buona giornata e buona settimana.
Matteo 8
[18]Vedendo Gesů una gran folla intorno a sé, ordinň di passare all'altra
riva. [19]Allora uno scriba si avvicinň e gli disse: "Maestro, io ti seguirň
dovunque tu andrai". [20]Gli rispose Gesů: "Le volpi hanno le loro tane e
gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell'uomo non ha dove posare
il capo".
[21]E un altro dei discepoli gli disse: "Signore, permettimi di andar prima
a seppellire mio padre". [22]Ma Gesů gli rispose: "Seguimi e lascia i morti
seppellire i loro morti".
Luca 9
[57]Mentre andavano per la strada, un tale gli disse: "Ti seguirň dovunque
tu vada". [58]Gesů gli rispose: "Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli
del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell'uomo non ha dove posare il capo".
[59]A un altro disse: "Seguimi". E costui rispose: "Signore, concedimi di
andare a seppellire prima mio padre". [60]Gesů replicň: "Lascia che i morti
seppelliscano i loro morti; tu vŕ e annunzia il regno di Dio". [61]Un altro
disse: "Ti seguirň, Signore, ma prima lascia che io mi congedi da quelli di
casa". [62]Ma Gesů gli rispose: "Nessuno che ha messo mano all'aratro e poi
si volge indietro, č adatto per il regno di Dio".
Il fatto che la frase sia identica nelle 2 versioni vuol dire che e'
particolarmente significativa.
Saluti.
Stefano.
> E' la terza volta in 2 giorni che Outlook Express mi si schianta mentre
> rispondo in questo thread. E' certamente un segno, ma non ho il
> discernimento di capire da parte di chi (O forse e' solo il PC che sarebbe
> da cestinare).
Propenderei per quest'ultima possibilità...;-)
> C'e' differenza dal seguire Dio e dal seguire un sacerdote. Ovviamente
> entrambi hanno l'aspetto di un uomo, ma e' compito del sacerdote evidenziare
> sempre la sua funzione di tramite per evitare di diventare un idolo. Cosa
> che farebbe molto male sia a lui che a chi lo segue. E' ancora fresca negli
> occhi di tutti noi la storia di un Vescovo guaritore che si e' trovato piu'
> "ammalato" di quelli che cercava di salvare.
Ok, ma non è questo il discorso che facevo. Non si discute il fatto che
un prete che attira le persone dietro a sè e non verso Gesù ed una vita
vissuta nella Chiesa, si comporta in modo grave.
Io dicevio che a volte anche chi si avvicina a Cristo (citavo appunto
Zaccheo) anche con motivazioni non 'limpidissime', es. la curiosità,
potrebbe rimanere colpito dall'annuncio della parola di Dio. Pertanto
non credo sia corretto escludere alcuna persona a priori dal frequentare
esperienze di preghiera.
> Poi anche Cristo cacciava chi andava dietro lui per scaldarsi il cuoricino
> anziche' per convertirsi.
su questo metterò un piccolo appunto sull'altro tuo messaggio.
> (...) Anche perche' molte guarigioni passavano anche da una
> profonda conversione (che era la vera guarigione, piu' di quella del corpo).
A volte però la vera conversione parte con un'esperienza di guarigione
(spirituale o fisica)... quandi lasciamo che il signor epossa utilizzare
il metodi giusto per arrivare al cuore di chiunque.
>
> > > Discernimento che certamente appartiene alla Chiesa nella persona del
> Card.
> > > Poletto. (...)
> >
> > Su questo siamo d'accordo al 100%
>
> Allora cosa stiamo qui a discuterne? :-D
>
> Il Card. Poletto ha fatto una scelta per il bene dei fedeli a lui affidati.
> Don Adriano ha accettato con ubbidienza questa decisione. Io penso che ne
> troveranno tutti un gran beneficio, dando tempo al tempo ed all'opera di
> Dio.
Allora, come nel gioco dell'oca, torniamo al punto di partenza.
Io ho risposto ad un msg in cui tu ritenevi un fatto negativo che a
certe celebrazioni partecipasse gente mossa più da curiosità o
superstizione che da vera fede ed io ti ho risposto che proprio per il
loro modo di pensare e/o vivere la fede quelle persone erano bisognose
di una guida che potesse 'traghettarle' sulla sponda sicura della Chiesa
e della fede da essa tramandata. E a tal fine credo che anche
celebrazioni 'carismatiche' condotte in modo corretto, senza equivoci e
con obbedienza a quanto espresso dai pastori della Chiesa, possano
essere strumenti attraverso i quali il Signore può avvicinare a sè tante
anime bisognose di verità. Dico questo perchè ne conosco tanti che hanno
fatto questo tipo di cammino.
> Poi anche Cristo cacciava chi andava dietro lui per scaldarsi il cuoricino
> anziche' per convertirsi.
> > Colpita!
> > Mi indichi l'episodio del Vangelo in cui questo è accaduto?
>
> Matteo 8
(...)
>
>
> Luca 9
>
(...)
>
> Il fatto che la frase sia identica nelle 2 versioni vuol dire che e'
> particolarmente significativa.
Sì, brani significativi, ma non parlano, mi pare del tipo di
atteggiamento cui si faceva riferimento nei messaggi precedenti, di
gente a caccia di sensazionale o altro del genere.
Mi pare che si metta in evidenza che era gente ben intenzionata, non in
malafede, ma che evidentemente era troppo legata alla propria vita ed
alle proprie 'sicurezze' e per questo in difficoltà all'idea di
abbandonare tutto per seguire Gesù.
in sostanza non mi pare di vedere indizi che possano dirci che queste
persone fossero in cerca di facili 'riscarlamenti cardiaci'.
E' solo la mia opinione.
Su questo hai ragione, non parlano di "gente a caccia del sensazionale".
Però parlano di... "me", per questo mi sono sentita "colpita"
dall'espressione di Stefano, e anche un po' "affondata", ora che ho riletto
quei brani mezza dozzina di volte.
Io il sensazionale non l'ho mai cercato (anzi a volte mi sembra già così
sensazionale la quotidianità!...); invece, appartengo proprio a quella
categoria di persone che tu definisci efficacemente:
> [...] gente ben intenzionata, non in
> malafede, ma che evidentemente era troppo legata alla propria vita ed
> alle proprie 'sicurezze' e per questo in difficoltà all'idea di
> abbandonare tutto per seguire Gesù.
Hai "dipinto" proprio bene le mie resistenze di fondo, che continuamente
intiepidiscono un desiderio grande che chiede solo di bruciarmi liberamente
dentro.
> [...]
> Alla prossima. Zuntghen
Grazie a te e a Stefano.
Buona giornata.
Laura
> ...aggiungiamo legna al fuoco!
Io chiedo a Dio la generosità di non aver sempre paura di scottarmi la punta
delle dita, quando avvicino al fuoco un ramoscello... :-)
Perfettamente d'accordo. Quindi per quel che mi riguarda il thread e'
chiuso. Visto l'articolo partiva da un "presunto errore" del Card. Poletto
nel limitare queste manifestazioni, errore che evidentemente non c'e' stato
e soprattutto non c'e' stato in don Adriano Gennari che non ha risposto in
modo polemico pur imboccato da tanti a farlo.
Saluti.
Stefano.