Google Groups no longer supports new Usenet posts or subscriptions. Historical content remains viewable.
Dismiss

NEWS - Lutto nel mondo scout: lettere ad "Avvenire"

236 views
Skip to first unread message

salo...@mediacomm.it

unread,
Aug 18, 1999, 3:00:00 AM8/18/99
to

Alla recente tragedia che prese la vita di tre ragazze scout il quotidiano
"Avvenire" dedicava ieri (17 Agosto) l'intera pagina delle lettere al
direttore. Sono infatti state pubblicate 7 lettere sull'argomento. Le
trascrivo di seguito, aggiungendo, con parole dell'indimenticato Gianni
Rodari: "Io non sono un esperto, non sono buono, non sono cattivo: percio'
la mia opinione non conta".

---- ---- ---- ---- ---- ---- ---- ----

PER CORTESIA, UN PO' DI RISPETTO
Caro Direttore, giornali e televisioni, in questi giorni poveri di notizie
significative, hanno dato grande rilievo alla disgrazia, sicuramente grave,
purtroppo accaduta al campo estivo del reparto Verona 8° Agesci,
nei pressi di Madesimo.
Anche noi ci uniamo a quanti in questi giorni piangono la morte delle tre
guide e siamo vicini, con affetto fraterno e con la preghiera, ai loro
genitori, ai loro parenti e anche ai capi del gruppo Agesci Verona 8°.
A qualche giorno di distanza dalla disgrazia vogliamo svolgere alcune
riflessioni, speriamo a vantaggio anche di un'informazione più completa
ed oggettiva, che ci portano subito a sottolineare, come - una volta
ancora - si sia verificato un deprecato fenomeno di disinformazione
a tutto vantaggio di preoccupazioni di 'audience', che è cosa diversa
dal dovere di cronaca e dal diritto all'informazione.
Si sono interpellati un po' di ex presidenti del comitato centrale
dell'Agesci o si sono «promossi» a dirigenti dell'associazione personaggi
del 'jet set', della politica o della cultura, che in un passato, più o meno
lontano, hanno fatto parte delle associazioni di scout e di guide italiane.
Alcuni di essi non potevano che rispondere secondo gli scarsi elementi di
loro conoscenza e in qualche caso, però, hanno espresso giudizi un po'
troppo frettolosi e quindi poco oggettivi e ingiusti verso le persone. È
stato anche dato spazio a iniziative autopromozionali di sigle e persone non
si sa rappresentanti di chi, del tutto ignote anche a chi si interessa
professionalmente e da tempo di educazione o di giustizia minorile.
Data la gravità della situazione avremmo sperato che si informasse con
maggior precisione e rispetto. È tragicamente grottesco, se non peggio,
ispirarsi in questa circostanza alle Giovani Marmotte di Topolino per fare
domande, supposte intelligenti, su «turni di guardia» e scambiare i nomi
delle squadriglie per «parole d'ordine».
Con un'informazione più precisa, ancora, e maggior rispetto - anche senza
essere aprioristicamente innocentisti o colpevolisti - per i magistrati
inquirenti, senza fantasticare e anticipare capi d'imputazione. Rispetto per
i responsabili di quel campo scout, non dimenticando che - se responsabilità
vi sono - esse non possono che essere addebitate anche a chi ha rilasciato i
permessi per l'effettuazione del campo medesimo o non ha vigilato se tali
permessi non fossero stati eventualmente richiesti e rilasciati per
un'attività che si svolgeva nel territorio di propria vigilanza.
Rispetto, ancora per gli educatori del gruppo scout, senza che ciò riduca
oggettivamente la loro eventuale colpa, che tale non si può definire - per
la Costituzione italiana - finché le eventuali condanne non passano in
giudicato, ricordando che essi sono dei volontari che gratuitamente svolgono
il loro servizio e ad esso si formano, sempre gratuitamente e
volontariamente, in un iter di durata almeno triennale, approfondito
attraverso una formazione permanente nelle comunità locali dei capi e con
una formazione metodologica ricorrente messa a punto dall'associazione.
Rispetto, infine, ma non ultimo, per Martina, Giulia ed Anna e i loro
genitori e familiari che desiderano, siamo certi, dignitosa e vera
solidarietà nel silenzio e nell'attesa rispettosa di una verità
alla quale non si perviene nel rumore e ad attingere la quale
sono chiamati, in una società civile e rispettosa delle persone
e del dolore, solo i magistrati.
Don Roberto Davanzo, assistente ecclesiastico Agesci di Lombardia,
ed Ermanno Ripamonti, già presidente del Comitato centrale Agesci
e già componente del Comitato europeo dell'Organizzazione
mondiale del movimento scout

SIATE PREPARATI
Egregio Direttore, ho 45 anni, sono scout e capo scout da oltre la metà.
Sono anche padre di tre figli, i due più grandi dei quali rispettivamente di
quindici e tredici anni, guida e esploratore del gruppo scout Cesena 9°,
sono appena tornati dal campo estivo.
Prendo la penna - non senza un peso greve nel cuore - dopo aver assistito,
alla televisione, ai momenti culminanti della Santa Messa celebrata per
l'ultimo saluto alle nostre giovanissime e sfortunate «sorelle guide»;
e dopo aver ascoltato, con le lacrime agli occhi, la voce del babbo
di una di loro il quale, pur straziato dal dolore, ha avuto parole
di fiducia, di solidarietà e di affetto per i capi scout
delle loro bambine, responsabili di quel campeggio.
Ho poi pensato: stupendi quei genitori, dal cuore e dalla fede grandi
e fin quasi incomprensibili!
Essi ci sono apparsi di una statura umana e spirituale singolare, assai rara
in tempi come questi. A loro, ai familiari tutti di Anna, Giulia e Martina,
ai capi, alle guide ed agli esploratori del gruppo scout Verona 8° vorrei
esprimere il dolore, la vicinanza e la preghiera mie personali e - ne sono
certo! - di tutti i capi scout d'Italia, che sento colpiti e partecipi di
questa tragedia come non mai: per la comune appartenenza alla grande
famiglia degli scout, ma anche e soprattutto per la grande responsabilità
educativa che ciascuno di loro sente e vive personalmente.
La gratitudine, la fiducia e la stima dei genitori e della Chiesa non devono
impedirci di riflettere su quanto è accaduto per trarne ogni possibile
insegnamento per il futuro. Avendo il coraggio di affrontare verità
anche difficili ed amare.
Come capi scout - che ben sanno come le tecniche e le abilità manuali e lo
stesso spirito di avventura proprio dello scoutismo non siano fine a se
stessi, ma costituiscano strumenti pedagogici preziosi in vista della
scoperta e della maturazione dei valori che lo sostanziano - dobbiamo avere
il coraggio di riconoscere - con umiltà ed anche in questo momento, con
profonda sofferenza - che l'aver lasciato costruire tende sopraelevate
sul greto di quel torrente, è stata, - oggettivamente - una grave
imprudenza. Chi abbia conoscenza della montagna non può
non sapere che in caso di pioggia improvvisa, i torrenti
si ingrossano repentinamente e non di rado possono tracimare.
Già il piantare le tende a lato di un torrente è operazione
da evitare. A maggior ragione il farlo, su palafitte,
nel letto stesso di un corso d'acqua.
È difficile accettare che le cose stiano così; ancor più duro è forse,
riconoscerlo a posteriori. E tuttavia non serve negare un'evidenza che,
proprio perché tale, non sfugge in questo momento a nessuno: né ai capi
degli scout, né ai genitori dei ragazzi e neppure a quest'ultimi.
Torna alla mente il motto - forse più noto - del fondatore dello scoutismo:
«Be prepared!» (siate preparati). Poi saggiamente ripreso e valorizzato da
tutto lo scoutismo cattolico italiano: «Estote parati!». Qualunque
iniziativa intraprenda uno scout - manuale, materiale o spirituale - non vi
si può porre mano da impreparato, con improvvisazione, superficialità
o pressapochismo, o anche solo senza aver adeguatamente valutato
le proprie effettive capacità e competenze.
Da tantissimi anni appartengo all'Agesci e so per esperienza quanta cura si
ponga, nella formazione dei capi (cioè, degli educatori scout), per mettere
al bando proprio superficialità, pressapochismo e improvvisazione; perché
l'associazione sia, nei singoli componenti e nel suo insieme, competente
e degna di fiducia sempre.
Tuttavia non possiamo nasconderci come «sacche» di comportamenti
improvvisati e di atteggiamenti pressapochisti (indicativo, fra gli altri,
un certo modo sciatto e disordinato di indossare la divisa scout, purtroppo
diffuso), resistano in questo o quel gruppo. Ed anche come le stesse
tecniche scout siano insegnate ed apprese, e quindi tramandate, in modo
talvolta superficiale e abborracciato.
E bisogna pur dire che talora l'improvvisazione riguarda, purtroppo, anche
l'andare in montagna: senza un'adeguata preparazione fisica
ed un equipaggiamento idoneo; oppure senza una sufficiente
conoscenza delle caratteristiche della montagna, del suo
ambiente naturale e dei rischi connessi.
Certo non superficialità, né pressapochismo, né improvvisazione sono
addebitabili ai capi scout del campeggio della Val Febbraro (e gli attestati
di stima, di fiducia e di gratitudine dei genitori dei loro ragazzi ne sono
un'eloquente conferma); e tuttavia un'insufficiente conoscenza o valutazione
della montagna e dei suoi pericoli è difficile, purtroppo, da escludere.
Per questo, francamente, avrei preferito che quanti nell'Agesci hanno le più
alte responsabilità educative e di governo avessero indicato, con chiarezza,
la obiettiva pericolosità di certe applicazioni metodologiche e la necessità
di una più attenta conoscenza e valutazione della montagna. Indicazione
tanto più opportuna in un periodo, come questo, in cui si stanno svolgendo
centinaia di campi e di "route" scout.
Una chiarezza, questa, di cui non si deve aver paura e che non può
che tornare utile a tutti, dentro e fuori l'Associazione: affinché
tragedie come quelle di Madesimo non abbiano - almeno
per quanto sta in noi - mai più a ripetersi.
Roberto Iacuzzi, gruppo Agesci Cesena 9° - Cesena (Fo)

NON È IN DUBBIO LO SCOUTISMO
Caro Direttore, silenzio, preghiera, pietà, solidarietà, comprensione per la
morte delle tre ragazze scout. Ma mi sembra un po' puerile fermarsi qui.
Nessuno mette in dubbio la capacità educativa dei capi scout, né tanto meno
le finalità dell'associazione. Non è necessario essere degli esperti per
capire che quelle palafitte non dovevano essere usate per trascorrervi la
notte. Spiace constatarlo, ma purtroppo in questa tragedia l'imprudenza
ha prevalso sulla logica e sul buon senso.
Vi sono incidenti che l'uomo non può fare nulla per scongiurare (basti
pensare a chi è vittima di fulmini o di una «caduta massi»), ma
questo (come alcuni automobilistici) si poteva forse evitare.
Riccardo Lecchi, Trezzo sull'Adda (Mi)

PREGO CON ANNA, MARTINA E GIULIA
Caro Direttore, ero all'ultimo giorno del mio campo scout quando ho saputo
della tragedia occorsa ad Anna, Martina e Giulia, sorelle nella fede e nello
scoutismo: una di quelle notizie che colpiscono, lasciando il segno.
Ho pensato che quanto è successo a Francesco Vinco - il responsabile del
campo di Val Febbraro - sarebbe potuto succedere anche a me. Anche
nel campo in cui prestavo il mio piccolo servizio di educatore c'era
una tenda sopraelevata, non costruita su un torrente ma sul terreno,
forse ugualmente pericolosa. E sono sicuro che la diligenza
che Francesco e i ragazzi che con lui hanno condiviso
la gestione del campo sia stata la stessa impiegata
con i «nostri» ragazzi. Eppure la tragedia è successa.
Il motto degli Esploratori e delle Guide è «Estote parati» (siate
preparati). La mia speranza è che Anna, Martina e Giulia fossero preparate,
anche alla morte. «Procurate di lasciare questo mondo un po' migliore di
come l'avete trovato e, quando suonerà la vostra ora, potrete morire felici
nella coscienza di non aver sprecato il vostro tempo, ma di avere "fatto del
vostro meglio"», ha scritto il nostro fondatore, Baden Powell.
E su queste morti si è sollevato il solito polverone, sovente volto - pur in
maniera zoppicante e goffa - a screditare un metodo educativo, quello scout,
che a molti dà ancora fastidio, ma che continua a rivelarsi un'intelligente
e profetica intuizione di Baden Powell.
Preferisco non soffermarmi su queste futili critiche, né lanciarmi in
accorate difese dell'operato dei capi del campo. Mi basta - e mi solleva -
la solidarietà dimostrata dai genitori delle vittime e dai ragazzi e dalle
ragazze che sono rimasti illesi. Le loro parole e la loro testimonianza
valgono più di ogni nostro disquisire.
Preferisco dedicare il mio tempo ad una preghiera, calda e sincera. Non
voglio pregare «per» Anna, Martina e Giulia, ma «con» loro, che così presto
sono state chiamate dal Padre alla sua casa.
Prego «con» loro perché «queste creature adesso sono nelle mani di Dio;
abbiamo degli angeli in più che ci assistono», come ha affermato il vescovo
Carraro. E prego anche per le loro famiglie, che hanno già manifestata la
forza della Grazia divina, e per tutti gli appartenenti al gruppo Verona 8°,
perché sappiano trarre da questa mesta vicenda un'occasione per crescere
come cristiani e anche come scout.
Buona Caccia, Anna, Martina, Giulia, nel Signore Gesù.
Simone Casadei, capo reparto «Aquile randage»,
gruppo Agesci Pesaro 5° - via e-mail

IL CAPO SCOUT: UN VERO VOLONTARIO
Caro Direttore, per i milioni di persone che per breve o lungo tempo della
loro vita sono stati scout è tempo di dolore. La morte delle tre
giovanissime scout di Verona non può però certo mettere in discussione la
validità di un metodo che tanta importanza ha avuto nella formazione di
generazioni intere. Indipendentemente dalle responsabilità che sarà la
magistratura a valutare, la mia completa solidarietà, oltre che ai genitori,
va ai capi che tanto hanno sicuramente dato con generosità a questi ragazzi.
Il servizio di capo nello scoutismo è ancora una vera forma di volontariato.
Tutto è dato veramente gratis. Non si rimborsano giornate lavorative, cene,
benzina, o altro… Nessuno paga il tempo, le fatiche, le ansie ed anche i
rischi che un capo scout si sobbarca per la formazione di ragazzi ai quali
vuole bene come se fossero suoi figli.
Penso ai capi del reparto di Verona così duramente ripagati della loro
generosità, qualunque possa essere la loro responsabilità…
Ho letto che la presidente del Movimento italiano genitori, su «La Stampa»
ha sentenziato «sulla superficialità ed impreparazione di tutti quelli che
organizzano turismo per i minori», minacciando di coinvolgere il Parlamento
perché legiferi sul «turismo dei giovani»… Ho l'impressione che non sapesse
di cosa parlava: come pensare infatti che una legge sia lo strumento adatto
per impedire o ridurre il numero di incidenti che coinvolgono gruppi scout?
Ma se con migliaia di campeggi, gite, attività di diverso genere, i casi di
incidenti occorsi negli ultimi anni si contano sulle dita di una sola mano!
Ciò significa che i capi ed anche i ragazzi, educati a valutare i rischi
dell'avventura tipica e necessaria a quell'età, non sopravvalutando mai le
proprie forze, sono invece ben preparati ed affidabili!
In qualsiasi attività umana, anche la più tranquilla, sia che si svolga
in comunità giovanili, sia nell'ambito familiare e controllata dai genitori,
un incidente può sempre capitare. Perché qualcuno è caduto
dal letto, non occorre certo una legge che ci obblighi tutti
a dormire col materasso per terra!
Quale sarebbe il danno se, dando ascolto a personaggi che parlano a
sproposito, venissero a mancare alle prossime generazioni persone che,
dedicandosi con generosità, si occupano di scout, di studenti in gita
scolastica, di adolescenti nei campeggi parrocchiali, e di tutte le mille
altre attività, solo perché comportano qualche rischio, che tutti quelli
che degli altri non si occupano, non vogliono correre?
Il perseguire i capi, o semplicemente il dare voce alle persone
che proferiscono sentenze a vanvera e - lo ripeto - spesso
senza impegnarsi in prima persona, farà si che tutta
la nostra società si troverà molto più povera.
Mancheranno insegnanti per accompagnare i nostri figli
in gita scolastica (chi glielo fa fare?); non ci saranno chirurghi
che eseguono interventi a rischio per paura della denuncia in caso
di esito negativo; non ci saranno preti che accompagnano ragazzi
in campeggi o nelle gite in montagna. Nessuno rischierà
più. Già oggi assistiamo alle prime avvisaglie di questa tendenza.
Invece, ora come in passato, occorre che tutti noi abbiamo
più coraggio, impicciandoci dei bisogni degli altri
e mettendocela tutta per migliorare la qualità
della nostra azione, ma anche correndo i rischi
che il «fare» comporta.
Marco Angeli, Trento - via e-mail

SI POTEVA EVITARE
Caro Direttore, abito nell'hinterland milanese, sono un ex capo scout
brevettato, che ha svolto attività con entusiasmo nell'Agesci per
vent'anni e che ha dedicato la tesi di laurea proprio al ruolo
dei capi scout nei confronti degli adolescenti.
Ho seguito con attenzione i servizi dedicati in questi giorni sulle reti
televisive alla terribile disgrazia della Val Febbraro e all'Agesci e, a
parte l'interesse che purtroppo scaturisce solo quando succedono
disgrazie, una volta tanto ho visto analisi quasi sempre equilibrate
e notizie abbastanza precise.
Sono rimasto invece un po' perplesso per le reazioni
interne al mondo scoutistico.
Mi spiego. Come padre di una ragazzina di quasi 13 anni, ho immaginato quale
immenso dolore possa avere colpito quei genitori ad aver perso una figlia,
lontani da lei, all'improvviso e in quel modo così straziante, ma
probabilmente non avrei reagito tanto pacatamente, pur condividendo la
stessa fede, che è l'unica cosa che può dare un senso a situazioni del
genere. Ho provato anche a mettermi nei panni di quei capi reparto,
sicuramente distrutti per la morte di tre membri del loro gruppo, con i
quali avevano sicuramente instaurano rapporti da veri «fratelli maggiori».
Più continuo a rivedere quelle immagini della valle e più mi chiedo come i
giovani responsabili abbiano messo in atto tanta spericolatezza. In
vent'anni di campi estivi sulle Alpi, mai ho visto tende sopraelevate messe
sul greto di un torrente, neppure asciutto! Solitamente le tende si mettono
lontane da corsi d'acqua (anche per una questione di umidità); per le
sopraelevate si usano pali robusti, con legature quadrate, strette
solitamente ad alberi con fusti di diametro adeguato, non ad altezze
stratosferiche per evitare cadute pericolose, perché l'intento di queste
costruzioni non è altro che quello di far dormire i ragazzi comodi,
all'asciutto, lontano anche da eventuali pericoli dovuti alla fauna.
Sinceramente, vedendo il campo, mi sembra che ci fosse anche il posto per
mettere le tende a terra e quindi la scelta di farle così è stata solo una
prova di tecnica pionieristica, tipica dell'attività di reparto. Non ho
visto pali o alberi robusti, che sorreggessero quelle che erano proprio
delle palafitte, con paletti piantati non ho capito bene dove.
La gente del posto e un altro gruppo mi sembra li avessero criticati e
preavvertiti: perché sono andati avanti?
Quella notte, chiunque è stato a dormire in montagna lo sa, i capi avranno
pur sentito aumentare il rumore del torrente; avranno sentito il temporale
che arrivava: perché non hanno fatto evacuare le tende in tempo, rifugiando
le ragazze in cambusa (o nel "saloon") già dopo il bivacco della sera prima?
E durante le revisioni al mattino, provavano la consistenza delle legature
come si faceva «ai tempi», magari facendo stringere la «strozzatura». Era
facile prevedere che non avrebbero potuto sopportare l'onda d'urto di un
torrente, tra l'altro in prossimità di una cascata.
Marco Diaferia, Vimodrone (Mi) - via e-mail

IL VALORE DI UN'ESPERIENZA
Caro Direttore, come capo scout e padre di tre figli, condivido
il dolore dei genitori e dei capi delle tre guide scomparse
qualche giorno fa. Non ho altro da dire a proposito
di questo episodio, poiché non ne so ancora abbastanza.
È importante però non dimenticare che gli scout svolgono da sempre simili
attività. Non solo, ma è sempre stato nel programma di tutti i gruppi scout
degni di tal nome inviare sia intere squadriglie (11/16 anni), sia i ragazzi
più grandi, da soli o in coppie in escursioni di uno o più giorni, senza
accompagnatori adulti. Simili attività hanno un valore educativo
insostituibile nel programma scout, per ragioni
che non è possibile spiegare in poche righe.
Quello che voglio dire ora, come capo scout e come genitore, è
che è giusto continuare ad organizzare tali attività. Certo, incoscienza
e approssimazione non possono essere tollerate (e non mi riferisco
a questo caso); i capi devono essere preparati, e i genitori informati
delle attività in programma, ma non si deve rinunciare a ciò che fa
del movimento scout una delle eccezioni al vuoto in cui tanto spesso
crescono i ragazzi d'oggi. Come genitore, un'imprudenza in motorino,
l'incontro con un tifoso ubriaco o un maniaco, in una parola
la vita di città mi fa più paura della vita all'aperto bene organizzata.
È ad un campo scout che si impara a star bene anche senza vestiti firmati;
che si fa esperienza diretta che gli amici da cercare non sono quelli col
motorino più veloce, ma quelli che ti aiutano a portare lo zaino. Sempre
al campo si capisce che si può essere felici anche senza televisione,
"fast food" e risse allo stadio.
La morte di un giovane è sempre tragica e sconvolgente, ma prima
di bandire o annacquare lo scoutismo vero, varrà la pena ricordare
quanti giovani muoiono ogni anno di droga o per le corse in auto,
e solo perché non avevano niente di meglio da fare.
Rimanendo nel campo delle attività «avventurose», molti giovani spendono
milioni per buttarsi di proposito in un torrente in piena, o giù da un ponte
con l'elastico, poi saltano sul fuoristrada senza aver mai guardato
il panorama e vanno direttamente in discoteca: se c'è un modo idiota
di stare all'aperto, è certamente questo.
Marco Fioretti, via e-mail

---- ---- ---- ---- ---- ---- ---- ----

Trascritto da Andrea
salo...@mediacomm.it


Giovanni Caluri

unread,
Aug 18, 1999, 3:00:00 AM8/18/99
to


salo...@mediacomm.it wrote:
>
Lettere su Avvenire. circa la tragedia delle tre ragazze del VR8

Per chi abbia interesse, su it.sociale.scout
se ne sta parlando (e dove se no?)
e gli interventisono molto precisi.
da un lato e dall'altro.


_______ _______
(-_-<_ \ / _>-_-)
-_-<_ \ / _>-_-
GioVanni- Caluri

Giovann...@CSELT.SFILAMI.IT
http://www.pegacity.it/parco/abita/caluri/index.htm
SFILARE .SFILAMI che e` li per gli spammers
(Lupo Volante)
ScoutTag LEUMANN 1 (TO) (MASCI) A.S.

0 new messages