La vita
Per tre anni visse a Torino con don Bosco
Era il 1842 quando a San Giovanni di Riva, presso Chieri (To), da famiglia
povera, nasceva Domenico Savio. Il giovane riuscì a stupire tutti già dai
tempi della prima comunione, quando cominciò a mostrare una decisa e
consapevole dedizione nella preghiera e nella vita sacramentale. Da sempre
segno di semplicità anche tra i suoi coetanei, nel 1856 fondò con degli
amici la «Compagnia dell'Immacolata». Ma già nel 1854, anno del dogma
dell'Immacolata, appena undicenne, si era consacrato a Maria. A dodici anni
fu accolto da don Bosco nell'Oratorio di Torino, che però fu costretto a
lasciare tre anni dopo a causa della salute cagionevole. Morì a Mondonio il
9 marzo 1857. Patrono dei "Pueri cantores", beatificato nel 1950 e
canonizzato da Pio XII il 12 giugno 1954, la sua festa si celebra il 6
Maggio.
Avvenire
DEVOZIONE
La figura del giovane di Chieri è ancor oggi modello di semplicità e di
umiltà. Per tradizione protettore dei Pueri cantores, a lui si rivolgono
anche le mamme in attesa
Domenico, la santità in un sorriso
Dal 5 febbraio un pellegrinaggio sta portando in tutta la Penisola l'urna
con le reliquie del giovane che chiese a don Bosco di aiutarlo a diventare
santo In tutte le città sinora toccate grande l'entusiasmo mostrato
soprattutto dai giovani e dalle famiglie. E fino a mercoledì il suo
«viaggio» fa tappa a Milano
Di Matteo Liuti
Una chiesa silenziosa, una processione solenne, un attimo di preghiera
davanti all'urna che da febbraio sta girando l'Italia. Sembra la descrizione
di qualche funzione un po' anonima frequentata da pochi «affezionati».
Invece si tratta di una celebrazione festosa, animata e partecipata da tanti
giovani. Succede a Milano, nella chiesa di Sant'Agostino (la parrocchia sul
cui territorio sorge la redazione di Avvenire). Ma scene uguali, ci
raccontano, si stanno ripetendo in molte città d'Italia. A centinaia si
radunano, infatti, in questi giorni, attorno all'urna che contiene le
reliquie di quello che Pio XI definì un «piccolo, anzi grande gigante dello
Spirito»: san Domenico Savio. Morì appena quindicenne nel 1857 ma lasciò un
segno forte nell'oratorio di don Bosco a Torino, frequentato per tre anni.
La sua voce oggi torna a farsi sentire a 50 anni dalla canonizzazione. Una
ricorrenza che i Salesiani stanno celebrando con un pellegrinaggio delle
reliquie del giovane santo che toccherà diverse città. Il cammino, che si
concluderà a Roma il 5 aprile, è iniziato il 5 febbraio a Vallecrosia (Im).
E in questi giorni, appunto, l'urna fa tappa a Milano.
L'iniziativa nasce non solo dalla volontà di far conoscere la figura di
Domenico Savio: è anche ricca di obiettivi educativi, secondo il carisma
salesiano. La ricorrenza della canonizzazione di un santo cresciuto non solo
umanamente ma anche spiritualmente grazie alla cura attenta di don Bosco, è
infatti occasione per attirare l'attenzione sul mondo dei ragazzi. Una
strada, quella dell'educazione, che richiede di "puntare in alto", di saper
proporre una vita, come quella di Domenico, priva di compromessi. Attorno
alle reliquie del santo si fermano a pregare anche molte famiglie, oggi così
bisognose di un incoraggiamento nella sfida educativa. E l'esempio di
Domenico parla di una famiglia povera ma solida nei valori umani della
solidarietà e della semplicità, vissuti anche nella vita di fede.
Fin dall'inizio del pellegrinaggio Domenico ha dimostrato di saper ancora
compiere i piccoli grandi miracoli del quotidiano: singoli e gruppi hanno
riempito ovunque i momenti lasciati alla preghiera e alla venerazione
spontanea delle reliquie. Ma il giovane santo sa dipingere lo stupore
soprattutto sui volti dei ragazzi delle scuole elementari, medie e
superiori. Senza parlare poi della profonda devozione mostrata dalle mamme.
Si narra infatti che nel 1856 una donna riuscì a portare a termine una
gravidanza a rischio grazie all'intervento di Domenico: un semplice
abbraccio, una preghiera, uno scapolare posto intorno al collo. Una
tradizione presto divenuta devozione.
Le reliquie hanno richiamato in tutte le tappe un gran numero di giovani ed
educatori, spinti dalla forza dirompente ma umile del santo a riflettere sul
significato di una vita spesa per dare forma alla speranza. Quella stessa
speranza che i coetanei leggevano negli occhi di Domenico. Quella stessa
speranza a cui hanno voluto attingere molti vescovi, mettendosi in preghiera
davanti al giovane santo, spesso assieme al clero diocesano delle città
visitate: è successo a Genova o a Firenze, ma anche ad Ancona e a Vasto,
così come in molte altre città. Speranza che spesso si è trasformata in
gioia, come a Prato dove l'urna è stata accompagnata da un gruppo di
sbandieratori. Un pellegrinaggio, insomma, che sembra aver dato vita a
quelle parole rivolte da Domenico a un amico dell'oratorio: «Noi qui
facciamo consistere la santità nello stare molto allegri!».
Sì: Domenico Savio è noto anche come «il Santo delle culle». :-)
Si tratta di una devozione popolare molto bella, che ebbe inizio da un
avvenimento straordinario accaduto quando a Domenico nacque una sorellina:
il travaglio era difficilissimo, e mamma e piccola rischiavano di morire nel
parto.
Domenico arrivò a casa proprio nel momentaccio peggiore, e ispirato dalla
Vergine mise al collo della mamma, di nascosto, un nastro rosa cui era
attaccato un pezzo di seta piegato in due, con il volto di Maria, cucito
come un "abitino".
Subito le difficoltà scomparvero e la sorellina nacque senza problemi.
Dal fatto, riferito sotto giuramento ai giudici ecclesiastici nel processo
di beatificazione, nacque poi una particolare devozione a San Domenico Savio
da parte delle gestanti.
Durante la gravidanza - soprattutto se difficile - alcune mamme usano
appendere al collo il cosiddetto "abitino" (cioè un nastrino di seta con
un´immagine benedetta del Santo e una piccola reliquia) per chiedere la
grazia di un parto felice.
Non c´è nulla di superstizioso o di "magico" in questo gesto semplicissimo.
Credo sia un modo come un altro per aiutarsi a vivere nella preghiera
l´esperienza della maternità: in atteggiamento di mendicanza, perché nulla
ci appartiene, nemmeno il bambino che portiamo in grembo...
Se andate a Torino, nella Basilica di Maria Ausiliatrice, riuscite
immediatamente ad individuare la tomba di San Domenico Savio: è quella
sommersa di fiocchi rosa e azzurri, portati lì come gesto di ringraziamento
dalle mamme, a parto felicemente concluso.
Adesso non sono più visibili, ma c´erano anche i fiocchi di Francesco e
Carlo. :-)
Questa, però, è tutta un´altra storia...
Ciao
Laura
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Inviato via http://arianna.libero.it/usenet/
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> perché nulla
> ci appartiene, nemmeno il bambino che portiamo in grembo...
Grazie Laura, queste tue parole potranno far riflettere molti, e le
metto come un gioiellino, qui su da sole, all'attenzione dei cuori piu'
ostinati.
[......]
> Ciao
> Laura
San Domenico Savio, proteggi ogni bambino che nasce.
Antonio Casini