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Il nome di Dio

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Domi

unread,
Jun 19, 1998, 3:00:00 AM6/19/98
to

Salve a tutti

Spero che questo post possa portare un po di chiarimento sul nome di Dio

Definizione del nome Geova: Nome proprio del solo vero Dio, nome che
egli stesso si è dato. Geova è il Creatore e di conseguenza il legittimo
Sovrano dell’universo. “Geova” è la versione italiana del Tetragramma
ebraico, che significa “Egli fa divenire”. Queste quattro lettere
ebraiche si possono rappresentare in molte lingue con le lettere JHVH o
YHWH.

Dove si trova il nome di Dio in alcune delle principali traduzioni
bibliche?

Vecchio e Nuovo Testamento, tradotti da Antonio Martini: Nelle note ad
Esodo 3:14 e 15 dice fra l’altro: “La maniera di pronunziare il nome
incomunicabile di Dio è diversa negli antichi autori . . . I più lo
pronunziano Jehovah . . . Con questo nome Jehovah io sarò rammentato, e
invocato ne’ tempi avvenire”.

La Sacra Bibbia, di Giovanni Diodati: In varie edizioni riporta il nome
“Geova” nell’intestazione di pagina 584 e nella soprascritta di Isaia
41.

Versione Riveduta, di Giovanni Luzzi: Nelle note a Esodo 3:15 e 6:3 usa
la forma Jahveh. Nella nota a Matteo 1:21 usa la forma Gèova. In Genesi
22:14 ha “Iehovah” come parte di un nome composto.

La Sacra Bibbia, a cura del Pontificio Istituto Biblico: Usa varie volte
“Jahve”, ad esempio in Esodo 3:15; 6:2; Salmo 83:19. (Questa e altre
traduzioni che usano il nome di Dio in vari luoghi non dovrebbero
coerentemente usarlo tutte le volte che il Tetragramma ricorre nel testo
ebraico?)

La Bibbia Concordata: Usa “Iavè” in Salmo 83:19.
La Bibbia, a cura di Fulvio Nardoni: Il nome “Jahweh” vi ricorre più
volte, ad esempio in Esodo 6:2, 3, 6, 8; Isaia 1:24; 3:1; 10:33; 26:4;
40:10; 51:22; 61:1, ecc.

Versioni di Salvatore Garofalo, di Luigi Moraldi, di Bonaventura
Mariani: Usano regolarmente il nome di Dio in tutte le Scritture
Ebraiche, a cominciare da Genesi 2:4.

La Sacra Bibbia, delle Edizioni Paoline: Alcune volte ha “Jahvé” nel
testo, come in Esodo 6:2, 3 e Geremia 1:6. L’edizione del 1970 ha
“Jahvé” in Salmo 83:19, al posto di “il Signore” di edizioni precedenti.
La Sacra Bibbia, versione della CEI: Nella nota in calce a Esodo 3:14,
15 ha “JHWH”; nella nota a 1 Maccabei 3:18 parla del “nome santo di Dio
Jahveh”.

La Bibbia di Gerusalemme: Il nome di Dio è menzionato in varie note in
calce, come quelle su Esodo 3:13, Isaia 42:8, ecc.
La Sacra Bibbia, a cura di Giuseppe Ricciotti: Menziona il nome divino
nelle note a Esodo 3:14; 6:2, 3; Gioele 3:12; Giona 4:10, 11.

Nuovissima Versione della Bibbia (Edizioni Paoline): Riporta il nome
divino nella nota ad Esodo 6:2-8.

Il Nuovo Testamento e i Salmi, a cura di Giovanni Luzzi: Oltre che nella
nota a Matteo 1:1, usa regolarmente “Jahveh” nella traduzione dei Salmi.

Il Nuovo Testamento e i Salmi, a cura di Oscar Cocorda: Usa varie volte
“Iaveh” nei Salmi, ma in Salmo 83:18 ha “JEHOVA”.

Traduzione del Nuovo Mondo: Questa traduzione usa il nome Geova sia
nelle Scritture Ebraiche che in quelle Greche Cristiane,
complessivamente 7.210 volte.

The Emphatic Diaglott, di Benjamin Wilson: In questa traduzione delle
Scritture Greche Cristiane il nome Geova si trova in Matteo 21:9 e in 17
altri passi.
Perché molte traduzioni della Bibbia non usano il nome personale di Dio
o lo usano solo qualche volta?

A pagina 41 della prefazione, la versione a cura del Pontificio Istituto
Biblico dice: “Per esprimere l’idea di Dio la lingua ebraica dispone di
molti termini. Il più frequente (1.440 volte nel Pentateuco, più di
6.800 volte in tutta la Bibbia) è ‘Jahve’ . . . , nome proprio, come
personale”. Spiegando poi i motivi per cui traduce quasi sempre Jahve
con “il Signore”, in una nota della stessa pagina dice: “Il Signore non
è propriamente la traduzione di ‘Jahve’ . . . ma sì di ‘Adonai’. Ora la
tradizione ebraica . . . prescrive appunto di leggere ‘Adonai’ ogni
qualvolta nel testo è scritto ‘Jahve’, ed è pratica antichissima, . . .
al cuore cristiano la voce ‘il Signore’ manda un suono ben noto e
commovente, ‘Jahve’ non gli dice nulla, e noi vogliamo che nella nostra
versione la parola di Dio vada diritta al cuore del lettore”. (Perciò,
nell’eliminare quasi del tutto dalla Sacra Bibbia il nome personale del
suo divino Autore, nome che nel testo originale ebraico ricorre più
spesso di qualsiasi altro nome o titolo, i traduttori si sono basati sul
loro proprio concetto di ciò che è appropriato. Ammettono di aver
seguito l’esempio degli aderenti al giudaismo, ai quali Gesù disse:
“Avete reso la parola di Dio senza valore a causa della vostra
tradizione”. — Matt. 15:6).
Quei traduttori che si sono sentiti in dovere di includere il nome
personale di Dio almeno una volta o alcune volte nel testo principale,
pur non riportandolo tutte le volte che compare in ebraico, hanno
evidentemente seguito l’esempio di William Tyndale, che incluse il nome
divino nella traduzione del Pentateuco pubblicata nel 1530, ponendo così
fine alla consuetudine di omettere del tutto il nome di Dio.

Gli ispirati scrittori delle Scritture Greche Cristiane usarono il nome
Geova?

Nel IV secolo, Girolamo scrisse: “Matteo, che è anche Levi, e che da
pubblicano divenne apostolo, per primo compose un Vangelo di Cristo in
Giudea nella lingua e nei caratteri ebraici, a beneficio di quelli della
circoncisione che avevano creduto”. (De viris inlustribus, cap. III)
Questo Vangelo include 11 citazioni dirette di brani delle Scritture
Ebraiche contenenti il Tetragramma. Non c’è alcun motivo per ritenere
che Matteo non abbia citato i brani così com’erano nel testo ebraico dal
quale citava.
Altri scrittori ispirati che redassero parti delle Scritture Greche
Cristiane citarono centinaia di brani dalla Settanta, una traduzione
greca delle Scritture Ebraiche. Molti di questi brani includevano il
Tetragramma ebraico nel testo greco, così come attestano antiche copie
della Settanta. In armonia con l’atteggiamento di Gesù stesso nei
confronti del nome del Padre suo, i discepoli di Gesù avrebbero
senz’altro conservato quel nome in tali citazioni. — Confronta Giovanni
17:6, 26.

Scrivendo nel Journal of Biblical Literature, George Howard,
dell’università della Georgia, afferma: “Sappiamo di sicuro che i giudei
di lingua greca continuarono a scrivere il tetragramma nelle loro
Scritture greche. Inoltre, è molto improbabile che i primi cristiani
ebrei di lingua greca, che erano conservatori, si distaccassero da
questa usanza. Anche se in riferimenti secondari a Dio usarono
probabilmente le parole [Dio] e [Signore], sarebbe stato molto strano
che togliessero il Tetragramma dal testo biblico stesso. . . . Dato che
il Tetragramma era ancora scritto nelle copie della Bibbia greca che
formavano le Scritture della chiesa primitiva, è ragionevole credere che
gli scrittori del NT [Nuovo Testamento], citando la Scrittura,
conservassero il Tetragramma nel testo biblico. . . . Ma quando fu tolto
dal VT [Vecchio Testamento] greco, fu tolto anche dalle citazioni del VT
nel NT. Pertanto, verso l’inizio del secondo secolo, l’uso di sostituti
deve aver fatto sparire il Tetragramma da entrambi i Testamenti”. — Vol.
96, n. 1, marzo 1977, pp. 76, 77.

Qual è la corretta pronuncia del nome divino? Geova o Yahweh?

Nessun uomo può oggi sapere con certezza come lo si pronunciasse in
origine in ebraico. Perché? In origine nell’ebraico biblico si
scrivevano solo le consonanti, senza vocali. Finché la lingua fu di uso
quotidiano, i lettori non ebbero difficoltà ad aggiungere le vocali
opportune. Col tempo, però, sorse fra gli ebrei una superstizione
secondo cui era sbagliato pronunciare ad alta voce il nome proprio di
Dio, per cui si servivano di termini sostitutivi. Secoli dopo, studiosi
ebrei svilupparono un sistema di punti per rappresentare le vocali da
usarsi nel leggere l’ebraico antico, ma, per quanto riguarda le quattro
consonanti che rappresentano il nome divino, le vocalizzarono con le
vocali dei termini sostitutivi. Così la pronuncia originale del nome
divino andò perduta.
Molti studiosi preferiscono la pronuncia “Yahweh”, ma vi è incertezza al
riguardo e gli studiosi non sono concordi. D’altra parte, “Geova” è la
pronuncia più nota e tradizionalmente accettata, essendo stata in uso
per secoli nella lingua italiana. — Vedi alla voce “Geova” il
Vocabolario della lingua italiana di Nicola Zingarelli, XI ediz.; il
Novissimo Dizionario della Lingua Italiana, di Fernando Palazzi; il
Dizionario della lingua italiana, di Devoto e Oli.
J. B. Rotherham, nella sua Emphasised Bible, usò in tutte le Scritture
Ebraiche la forma Yahweh. Ma in seguito, nei suoi Studies in the Psalms,
usò la forma “Jehovah” (Geova), spiegando: “JEHOVAH — L’uso di questa
forma inglese del nome commemorativo . . . nella presente versione del
Salterio non è dovuto ad alcun dubbio circa la pronuncia più corretta,
Yahwéh, ma esclusivamente alla constatazione personale dell’utilità di
non discostarsi dalla forma più nota all’occhio e all’orecchio del
pubblico in una questione come questa, dove la cosa principale è che il
nome divino venga riconosciuto con facilità”. — Londra, 1911, p. 29.
Dopo aver discusso varie pronunce, il professore tedesco Gustav
Friedrich Oehler concluse dicendo: “Da questo punto in poi uso la parola
Geova, perché in effetti questo nome è stato adottato nel nostro
vocabolario, e non può essere sostituito”. — Theologie des Alten
Testaments, seconda edizione, Stoccarda, 1882, p. 143.

Lo studioso gesuita Paul Joüon afferma: “Invece della (presunta) forma
Yahweh, nelle nostre traduzioni abbiamo usato la forma Jéhovah . . . che
è la forma letteraria convenzionale in francese”. — Grammaire de
l’hébreu biblique, Roma, 1923, nota in calce a p. 49.

La maggior parte dei nomi subiscono qualche trasformazione da una lingua
all’altra. Gesù era ebreo di nascita, e in ebraico il suo nome si
pronunciava forse Yeshùa`, ma gli scrittori ispirati delle Scritture
Cristiane non esitarono a usare la forma greca del nome, Iesoùs. Nella
maggioranza delle altre lingue la pronuncia è leggermente diversa, ma ci
sentiamo liberi di usare la forma comune nella nostra lingua. Lo stesso
vale per altri nomi biblici.

Come possiamo dunque mostrare il dovuto rispetto per Colui al quale
appartiene il nome più importante di tutti? Non menzionando o non
scrivendo mai il suo nome perché non sappiamo esattamente come si
pronunciasse in origine? O, piuttosto, usando la pronuncia e la grafia
comuni nella nostra lingua, lodando Colui al quale esso appartiene e
comportandoci quali suoi adoratori in una maniera che gli reca onore?
Perché è importante conoscere e usare il nome personale di Dio?
Si può avere un’intima relazione con qualcuno di cui non si conosce il
nome? Per coloro che non conoscono il Suo nome, Dio spesso è solo una
forza impersonale, non una Persona reale che conoscano e amino e alla
quale possano parlare di cuore in preghiera. Se pregano, le loro
preghiere sono puramente rituali, ripetizioni formali di espressioni
imparate a memoria.

I cristiani hanno ricevuto da Gesù Cristo l’incarico di fare discepoli
di persone di tutte le nazioni. Nell’ammaestrare queste persone, come si
può precisare l’identità del vero Dio così da distinguerlo dai falsi dèi
delle nazioni? Solo chiamandolo col Suo nome personale come fa la
Bibbia. — Matt. 28:19, 20; 1 Cor. 8:5, 6.
Eso. 3:15: “Dio disse . . . a Mosè: ‘Devi dire questo ai figli
d’Israele: “Geova l’Iddio dei vostri antenati . . . mi ha mandato a
voi”. Questo è il mio nome a tempo indefinito, e questo è il memoriale
di me di generazione in generazione’”.

Isa. 12:4: “Rendete grazie a Geova! Invocate il suo nome. Fate conoscere
fra i popoli le sue gesta. Menzionate che il suo nome dev’essere
innalzato”.

Ezec. 38:17, 23: “Il Sovrano Signore Geova ha detto questo: ‘. . . E
certamente mi magnificherò e mi santificherò e mi farò conoscere davanti
agli occhi di molte nazioni; e dovranno conoscere che io sono Geova’”.

Mal. 3:16: “Quelli che avevano timore di Geova parlarono gli uni con gli
altri, ciascuno col suo compagno, e Geova prestava attenzione e
ascoltava. E si cominciò a scrivere dinanzi a lui un libro di memorie
per quelli che avevano timore di Geova e per quelli che pensavano al suo
nome”.

Giov. 17:26: “[Con riferimento ai suoi seguaci, Gesù disse in preghiera
al Padre suo:] Io ho fatto conoscere loro il tuo nome e lo farò
conoscere, affinché l’amore col quale mi hai amato sia in loro e io
unito a loro”.

Atti 15:14: “Simeone ha narrato completamente come Dio per la prima
volta rivolse l’attenzione alle nazioni per trarne un popolo per il suo
nome”.

Saluti

Domenico

Melchisedec

unread,
Jun 19, 1998, 3:00:00 AM6/19/98
to


Domi ha scritto nel messaggio <358A24...@mailcitiy.com>...


>
>Salve a tutti
>
>Spero che questo post possa portare un po di chiarimento sul nome di Dio
>


Ti servivano 13 kb per dire il nome di Dio?

saluti
fatticurare

francesco

unread,
Jun 19, 1998, 3:00:00 AM6/19/98
to

Non voglio dire niente sull'attendibilità e la scientificità delle tue fonti
(un po' datate e alquanto imprecise ed inesatte), ma una semplice
constatazione teologica: sei proprio certo che di Dio possiamo dire il nome,
che Egli lo abbia rivelato?

Il popolo ebraico ha evitato ed evita tuttora di pronunziare il nome di Dio;
Gesù stesso ha chiamato Dio non con il proprio nome, ma con il termine Padre
o Papà.

Il nome di Dio, ossia la sua identità, è assolutamente incomunicabile. Se
anche un uomo (come Gesù, ad esempio) ne avesse esperienza, nemmeno potrebbe
dirlo: sarebbe un dire parziale e limitato.

francesco

--
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Alessandro Nicotra

unread,
Jun 20, 1998, 3:00:00 AM6/20/98
to


Melchisedec ha scritto nel messaggio <6mdnam$2j0$1...@lx03.uu.ml.org>...


>Ti servivano 13 kb per dire il nome di Dio?
>
>saluti
>fatticurare

Devo ammettere che il nickname che ti sei scelto č... azzeccatissimo!
Ma per favore, evitiamo se possibile insulti tipo 'fatti curare'. Da
parte mia cercherň di non accettare piů trattati scannerizzati di
volumi geovisti.

Luigi (Gigi) Pertici

unread,
Jun 20, 1998, 3:00:00 AM6/20/98
to

francesco wrote:
>
> Gesù stesso ha chiamato Dio non con il proprio nome, ma con il termine Padre
> o Papà.

Beh, però Gesù ha fatto qualcosa di più. Ha detto di se stesso: "Io
Sono" ... e dopo lo volevano lapidare ... :-)

> Il nome di Dio, ossia la sua identità, è assolutamente incomunicabile. Se
> anche un uomo (come Gesù, ad esempio) ne avesse esperienza, nemmeno potrebbe
> dirlo: sarebbe un dire parziale e limitato.

??? sei un TdG anche te? Ehi! Ma questo ng si chiama "cattolico"! :-)))
... vabbe', scherzo, non ho nulla in contrario ad incontrarvi.

--
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|/ Gigi

francesco

unread,
Jun 22, 1998, 3:00:00 AM6/22/98
to

> > Il nome di Dio, ossia la sua identità, è assolutamente incomunicabile. Se
> > anche un uomo (come Gesù, ad esempio) ne avesse esperienza, nemmeno potrebbe
> > dirlo: sarebbe un dire parziale e limitato.
>
> ??? sei un TdG anche te? Ehi! Ma questo ng si chiama "cattolico"! :-)))
> ... vabbe', scherzo, non ho nulla in contrario ad incontrarvi.

non sono TdG, anzi, mi sembra che il tenore della mia espressione voleva proprio
rispondere ad una tipica tentazione dei TdG che non riescono ad avere che
un'escatologia molto grossolana e di grana spessa.
cattolico è invece l'atteggiamento di chi coglie nel "nome di Dio" l'alterità
assoluta del suo essere. Per ciò stesso esso è, alla maniera ebraica, gesuana e
delle prime comunità cristiane, impronunciabile.

a risentirci

Franco Pecii

unread,
Jun 22, 1998, 3:00:00 AM6/22/98
to

Aggiungo anch'io un mio umile parere, sperando che serva all'amico Domi
(almeno su questo NG ci si dovrebbe firmare col proprio nome e cognome!)

Vorrei chiederti, caro Domi, cosa cambia nella tua vita il voler sapere il
"nome esatto" del nostro Creatore e come tradurlo esattamente nelle varie
lingue?

A me basta sapere che abbiamo DIO COME PADRE: un papà che mi ama, anche
quando non faccio giudizio, che mi ha voluto fin dall'eternità per far festa
con Lui.

Grazie Gesù che ci hai insegnato a chiamare Dio papà.

Ciao
Franco Peci

Massimo Conti

unread,
Jun 22, 1998, 3:00:00 AM6/22/98
to

Cari signori, Geova non è il Vero nome di Dio:

IL NOME DI DIO : il Nome di Dio che è rivelato in Esodo 3:14 NON è un
sostantivo, ma
bensì un VERBO che in ebraico è ‘hyh’(essere, divenire, continuare ad
essere). La traduzione
fedele ai testi sacri in ebraico è la seguente : <<IO SONO COLUI CHE SONO>>
; il tempo è
presente ed il significato teologico è rinomato. La traduzione dei TdG è la
seguente :

<<MOSTRERÒ D’ESSERE QUELLO CHE MOSTRERÒ D’ESSERE>> e ciò perde
significato sia a livello teologico che per quanto riguarda il nome stesso,
infatti quando Dio ha
risposto a Mosè <<Dirai : Mi manda "IO SONO">> loro mettono "MOSTRERÒ D’
ESSERE"
ed il tetragramma ebraico YHWH che troviamo nel testo sacro significa <<IO
SONO>>. In
Ebraico le vocali non venivano scritte e gli ebrei non pronunciavano mai
tale nome quando lo
incontravano, perché ritenuto "INEFFABILE" cioè che non si doveva
pronunciare ma
adottavano la parola che aveva il significato di "il Signore" (ADONAI). E
per quale motivo
facevano cosi ? In tutto il mondo semitico il nome è la realtà stessa di una
cosa, la conoscenza
del NOME di una persona comporta una specie di potere sull’essere, di cui si
conosce così
l’essenza e l’energia. Nella magia possedere il nome di Dio significa
poterlo dominare e
manipolare a proprio vantaggio. Per impedire l’uso magico di questo nome
divino gli Ebrei
sostituirono le quattro lettere YHWH (Jahvè) col termine appunto ‘Adonai’,
‘Signore’. Hanno
fatto così per molti secoli e quindi hanno dimenticato le vocali che
originariamente stavano
sotto quelle consonanti rendendo possibile la pronuncia. Quando i Masoreti
hanno inventato le
vocali e le hanno poste sotto le consonanti di ogni parola della Bibbia, si
sono trovati perplessi
davanti al sacro tetragramma: quali vocali apporvi, dato che per oltre 1000
anni nessuno aveva
pronunciato il nome divino ? Soltanto le quattro consonanti figuravano nella
Bibbia scritta in
ebraico : i suoi corrispondenti a quelle quattro consonanti nel nostro
alfabeto sono : Y, H, W, H
e il gruppo YHWH si chiama "TRASLITTERAZIONE" del sacro tetragramma ebraico,
cioè
passaggio dalle lettere ebraiche alle nostre. I Masoreti non sapendo le
vocali aggiunsero le
vocali di EDONAH (= Signore), parola che gli Ebrei per oltre 1000 anni
avevano pronunciato
quando incontravano tale nome. Dalla fusione otteniamo YeHoWaH : da cui
provengono le
riduzioni italiane di Jehowah e Geova. Queste due parole sono dunque parole
IBRIDE; formate
dalle consonanti di una parola (il sacro tetragramma) e dalle vocali di un’
altra parola
(EDONAH). Quindi non possono essere assolutamente né la pronunzia corretta,
né la
traslitterazione del vero nome divino originale. Anzi né l’una né l’altra
può far parte del testo
biblico ebraico, non essendo vocaboli ebraici ! Tali nomi sono stati usati
per secoli anche dai
cristiani cattolici, ortodossi e protestanti (lì ritroviamo anche in qualche
chiesa) perché
provenivano dagli Ebrei diffusi in Europa; Ma solo finché studi biblici più
avanzati hanno
documentato, all’inizio del nostro secolo, che la pronunzia del nome divino
era
CERTISSIMAMENTE ERRATA. Gesù ci ha insegnato a chiamarlo semplicemente
"Padre"
e nella parabola del fariseo e del pubblicano (Lc 18:9..14) ha messo sulla
loro bocca soltanto
la parola "Dio", che in geco è THEOS. Addirittura anche Gesù, citando le
scritture (inizio del
Salmo 22), usa l’appellativo di DIO per rivolgersi al Padre :

<<Eloì, Eloì lema sabactàni ?>>, che significa : <<Dio mio, Dio mio perché
mi hai
abbandonato ?>> (Mc 15:34). La parabola, la preghiera del Padre Nostro (Mt
6:9..13) e
l’appellativo usato da Gesù, sono più che sufficienti per smentire L’
ENNESIMA
AFFERMAZIONE MENZOGNERA dei TdG che quando ci si rivolge a Dio si deve usare
il
nome proprio di persona, altrimenti non si viene ascoltati. La pronuncia
JAHWEH è molto
probabilmente quella più esatta; Ovviamente ci si rivolge al Padre nel NOME
DI GESÙ,
oppure a GESÙ nel suo stesso NOME. Entrambi i modi sono stati insegnati da
Gesù !
<<Benedetto colui che viene nel NOME del Signore>> Matteo 23:39.


http://userspace.ats.it/free/maxconti/ac2.html

Massimo Conti

Web-Page : http://userspace.ats.it/free/maxconti/index.html
E-Mail : maxc...@ats.it


euc...@iol.it

unread,
Jun 23, 1998, 3:00:00 AM6/23/98
to

On 22 Jun 1998 12:31:50 +0200, "Massimo Conti" <maxc...@ats.it>
wrote:

>

>
>IL NOME DI DIO : il Nome di Dio che è rivelato in Esodo 3:14 NON è un
>sostantivo, ma
>bensì un VERBO che in ebraico è ‘hyh’(essere, divenire, continuare ad
>essere). La traduzione
>fedele ai testi sacri in ebraico è la seguente : <<IO SONO COLUI CHE SONO>>
>; il tempo è
>presente ed il significato teologico è rinomato.

Il Verbo o Figlio di Dio o Nome di Dio e' un nome impronunciabile e
inconoscibile se non da chi lo riceve in quanto generato
soggettivamente,( su base genetica ) non puo' essere letto e per
essere compreso deve essere mangiato vedi l'Apocalisse .
La partenza del ragionameto in se e' semplice: se il Verbo fosse un
filamento di DNA e fosse sufficientemente lungo da poter contenere
tutte le informazioni necessarie alla creazione della vita ( dal virus
all'uomo ) dall' inizio alla fine dei tempi sarebbe composto da 4
proteine o volendo lettere. Fin qui nulla di strano , se pero' nel
divenire del tempo il DNA si duplica cosa succede?
Il filamento di origine si divide longitudinalmente in due catene
singole sulle quali viene generato uno stampo con l'intervento di una
quinta proteina a formare l'RNA. Ora l' RNA ha tutta la conoscenza del
filamento originario ed e' in grado di produrne una copia identica.
riassumendo:
abbiamo un filamento di DNA originario (PADRE)
abbiamo un filamento di DNA copia esatta dell' originario (FIGLIO)
abbiamo un filamento di RNA diverso dai primi due (pur essendo nei
contenuti la stessa cosa) con tutta la sapienza / conoscenza del DNA
originario (SPIRITO SANTO od anche ,in quanto matrice o stampo, MADRE
DI DIO)
In questo divenire della duplicazione del DNA, quindi considerando
tutto il processo, abbiamo l' intervento di 5 proteine che formano
tre soggetti diversi .Le catene del DNA/RNA possono essere viste come
parole in quanto composte dalla concatenazione di piu' proteine come
fossero lettere (vocali visto che sono 5) Se consideriamo la forma a
doppia elica della catena la possiamo paragonare a quella che si
ottiene dalla visualizzazione di un suono: un onda complessa; penso
che si possa definire come un suono solido e come tale per ascoltarlo/
capirlo bisogna mangiarlo.
Forse non mi sono espresso bene pero' penso che le idee in se, seguano
un filo logico. Il motivo di questa mia ricerca e' comunque evidente :
la posta in gioco ( regno dei cieli?) e' molto alta per non darsi da
fare.
ciao
eugenio

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