Google Groups no longer supports new Usenet posts or subscriptions. Historical content remains viewable.
Dismiss

Raid comunisti-Arrestato per la Messa-La forza della parola e quella della spada

2 views
Skip to first unread message

donquixote

unread,
Apr 1, 2009, 6:01:37 PM4/1/09
to
CINA - VATICANO
In Cina è persecuzione. Incontro in Vaticano
di Bernardo Cervellera
Un sacerdote sotterraneo dell'Hebei arrestato perché ha celebrato una messa.
Controlli accresciuti per l'anniversario della morte di mons. Giuseppe Fan
Xueyan, ucciso sotto tortura nel '92.
Vescovi e sacerdoti scomparsi o nei laogai.
Roma (AsiaNews) - Vescovi e sacerdoti della Chiesa sotterranea arrestati,
Chiese ufficiali sotto controllo, incremento della repressione contro i
fedeli: è questa la situazione dei cattolici in Cina in questi giorni,
mentre in Vaticano, da oggi, è in corso il raduno della Commissione
plenaria sulla Chiesa cattolica in Cina.
Fonti di AsiaNews confermano che in queste settimane,
soprattutto nell'Hebei (la regione vicina a Pechino, con
la massima concentrazione di cattolici) le comunità sotterranee
sono sotto pressione e viene loro proibito di incontrarsi
per celebrare la messa.
Giorni fa un sacerdote di Dung Lü, p.Paolo Ma, 55 anni, ha celebrato
l'eucarestia con alcuni fedeli sotterranei e per questo è stato arrestato.
La comunità cattolica è preoccupata per la sua sorte anche perché
p. Ma è malato di cuore ed è probabile che in detenzione
non venga curato.

Incremento di controlli e arresti sono dovuti al fatto che è vicino
l'anniversario della morte di mons. Giuseppe Fan Xueyan,
vescovo di Baoding, ucciso nel 1992.
Per l'occasione i fedeli visitano la tomba del vescovo a
Baoding e organizzano momenti di preghiere per il loro martire.

Mons. Fan, dopo aver passato decenni in campo di concentramento,
è stato sequestrato dalla polizia nel 1992.
Dopo alcuni mesi, il 13 aprile dello stesso anno è stato
riportato morto, depositato nella notte davanti alla porta
della casa dei familiari, il cadavere racchiuso in un sacco
di plastica, con evidenti segni di tortura.

Fonti di AsiaNews ricordano che nella Chiesa sotterranea
vi sono altri due vescovi scomparsi da anni nelle mani della polizia
e dei quali non si conosce il loro destino.
Il primo è mons. Giacomo Su Zhimin (diocesi di Baoding, Hebei),
75 anni, arrestato e scomparso dal 1996. Nel novembre 2003
è stato visto nell'ospedale di Baoding, controllato dalla polizia,
dove ha subito cure al cuore e agli occhi.
Ma dopo pochi giorni è scomparso ancora.
Il secondo è mons. Cosma Shi Enxiang (diocesi di Yixian, Hebei)
86 anni, arrestato e scomparso il 13 aprile 2001.
Mons. Shi, ordinato vescovo nel '82, era stato in prigione per 30 anni.
L'ultima volta fu arrestato nel dicembre '90, poi rilasciato nel '93.
Da allora aveva vissuto in isolamento forzato fino al suo ultimo arresto

Le stesse fonti affermano che vi sono anche decine di sacerdoti
sotterranei in prigione o nei campi di lavoro forzato.
E altre decine i vescovi sotterranei in isolamento.

Anche la Chiesa ufficiale subisce controlli e durezze. In questi mesi
i vescovi riconosciuti dal governo comunista sono stati chiamati
molte volte a subire per settimane e perfino per mesi sessioni
politiche sul valore della politica religiosa del Partito comunista cinese.
Alcuni vescovi, come quello di Pechino, sono stati costretti anche
a a criticare "l'intromissione vaticana" negli affari religiosi in Cina.
L'aumento delle pressioni è dovuto al fatto che ormai la quasi
totalità dei vescovi ufficiali sono in segreto in comunione
con la Santa Sede e molti vescovi riconosciuti dal governo
collaborano sempre più con i vescovi sotterranei.
Pechino vede male questa riconciliazione fra Chiesa sotterranea
e ufficiale perché essa è generata "da una potenza straniera",
cioè il papa. Dal giugno 2007, quando Benedetto XVI ha pubblicato
la sua Lettera ai cattolici cinesi, si sono moltiplicati i segni
di riconciliazione fra i due rami della Chiesa in Cina, emarginando
il potere dell'Associazione patriottica, l'organismo di controllo
sulla Chiesa, voluto dal Partito Comunista.
Rompere questa unità è lo scopo di tutte queste vessazioni.


Avvenire
Manila, 17 uccisi in raid comunisti
DA MANILA
È di almeno 17 morti, tra cui quattro civili, il bilancio di un'offensiva
del Nuovo Esercito del Popolo (Nep), il braccio armato del Partito comunista
delle Filippine, nel sud dell'arcipelago.
I ri­belli, che hanno perso 11 uomini, hanno tentato di conquistare
una postazione militare a Malaybalay, nella provincia di Bukidnon
a sud della capitale Manila.
o scontro a fuoco è avvenuto due gior­ni dopo il quarantesimo
anniversario del­la fondazione del braccio armato del Par­tito
comunista filippino.
Attualmente il gruppo guerrigliero è attivo in 69
delle 80 province dell'arcipelago

Ideazione
Usa-Urss: la fine di un'epoca
di Stefano Magni
La Guerra Fredda non finì da sola.
Fu vinta.
Il vincitore ha un nome e un cognome: Ronald Reagan.
Spesso si ricorda il suo impegno nel sostenere la guerriglia
anti-sovietica in Nicaragua, in Afghanistan, in Angola e
nel Sud-Est asiatico.
Quelle azioni furono fondamentali per logorare i fianchi
dell'Unione Sovietica.
Ancor più nota è la politica denominata Sdi (Strategic
defence iniziative): l'annuncio della costruzione di uno scudo
stellare per fermare i missili balistici sovietici, che poi non fu
realizzato, ma che servì a terrorizzare i Sovietici e a svuotare
le loro risorse militari nel tentativo di trovare delle contromisure
impossibili.

Meno nota fu la strategia che portò direttamente al disfacimento
dell'Unione Sovietica e che prende il nome da tre direttive
fondamentali, firmate da Reagan dal marzo 1982 al gennaio 1983.
La Nsdd 32 (National security decision directive) fu approvata
da Reagan nel marzo del 1982: prescriveva, senza mezzi termini,
l'autorizzazione di qualsiasi azione coperta necessaria a "neutralizzare"
l'influenza dell'Unione Sovietica nell'Europa Orientale.
La Nsdd 66, stilata da Roger Robinson, del Consiglio nazionale
per la difesa e approvata dal presidente nel novembre del 1982,
dava inizio a una guerra economica segreta contro l'Unione
Sovietica, mirante a scardinare la triade strategica su cui si reggeva
il già fragile sistema economico comunista: gas naturale, tecnologia
e crediti finanziari dall'Occidente.
La Nsdd 75, stilata dallo storico Richard Pipes, prevedeva
di "contrattaccare" il sistema comunista ovunque fosse possibile,
sfruttando ogni opportunità, al fine di "cambiare il sistema sovietico".
Quest'ultima direttiva riassumeva il senso delle precedenti tre:
gli Stati Uniti non potevano accettare la coesistenza con un sistema
totalitario e in piena espansione.
E' da notare, infatti, che qualsiasi concessione, qualsiasi politica
di accordo e di pacificazione, precedentemente promossa
da Eisenhower, da Nixon, o da Carter, era stata sfruttata
ad arte dai sovietici per espandere la loro influenza nel mondo.
Richard Pipes conosceva molto bene i sovietici. Sapeva che
fin dai tempi di Lenin la loro dottrina rigettava la diplomazia
tradizionale, prevedeva il rispetto degli accordi solo per prendere
tempo, finché fossero risultati utili all'espansione della rivoluzione
nel mondo, obiettivo che è sempre stato il cardine della politica
estera e militare di Mosca dal 1918.

Le direttive furono messe in pratica fin da subito. Ne nacque una
guerra segreta, combattuta senza inviare una sola unità militare
statunitense, senza pubblicità e a costi relativamente bassi.
In Europa, Reagan puntò da subito al ventre molle del sistema
sovietico: la Polonia.
Sostenne da subito il movimento di Solidarnosc, che prima
era un grande sindacato riformatore e poi costretto dalla repressione
sovietica a diventare un movimento clandestino anti-comunista.
Reagan promosse ogni forma di assistenza: dalla vendita di T-shirt
per il finanziamento volontario del sindacato al materiale
per costruire stamperie clandestine, dal materiale per comunicazioni
segrete, all'assistenza diretta dell'intelligence...

La guerra economica dichiarata all'Unione Sovietica fu dura
fin da subito, anche prima che venisse approvata la Nsdd 66.
Dopo l'instaurazione in Polonia del regime militare filo-sovietico
del generale Jaruzelski, gli Stati Uniti imposero sanzioni all'Urss
su tutti i prodotti di alta tecnologia.
Richard Perle, che allora era un membro influente dell'amministrazione,
aveva iniziato dal 1981 a girare per le capitali europee minacciando
ritorsioni per chi avesse venduto alta tecnologia a Mosca.
Con le buone maniere diplomatiche non furono ottenuti risultati:
ai Paesi europei occidentali importava acquistare gas dall'Unione
Sovietica e per questo era nel loro interesse vendere a Mosca
le tecnologie sufficienti a completare i lavori del gasdotto siberiano.
Il Consiglio per la sicurezza nazionale, allora, decise di passare
alle maniere forti: il 18 giugno 1982 si estesero le sanzioni
a tutte le aziende europee che agivano su licenza statunitense.
Gli europei colpiti reagirono con durezza, ma i sovietici
si ritrovarono all'improvviso privi di gran parte della tecnologia
utile alla costruzione del gasdotto siberiano.
Si intestardirono nel progetto, per motivi di orgoglio e dovettero
moltiplicare gli sforzi per sostituire la tecnologia importata con
quella locale, distraendo gran parte delle risorse finanziare e materiali
impiegate altrimenti per grandi progetti infrastrutturali: un dispendio
di energie che l'Urss non poteva permettersi.
Negli anni successivi, la guerra economica contro l'Unione Sovietica,
assunse un volto anche più duro. La sezione S&T (scienza e tecnologia)
del Kgb era solita rubare progetti nelle aziende e nelle università
statunitense ed europee. Gli americani pensarono bene di lasciare
loro una gran quantità di progetti finti: vere e proprie bombe
ad orologeria tecnologiche, quali turbine che dopo alcuni mesi
cessavano di funzionare o creavano ulteriori danni, materiale
industriale che cascava a pezzi dopo una prima usura, ecc.

I servizi segreti statunitensi impiegarono con molta cautela questa
strategia. Nell'ambiente tecnologico i progetti circolano fra accademie
e aziende e molti di questi sabotaggi rischiavano di tornare indietro
e creare danni negli stessi Stati Uniti. Ma alla fine, ciò che diede
il colpo di grazia all'economia sovietica, fu l'accordo con l'Arabia
Saudita. William Casey, direttore della Cia, provvide
a tessere pazientemente le relazioni con Re Fahd e la famiglia
saudita.
Alla fine i sauditi, che erano sempre rimasti anti-sovietici,
gli unici non condiscendenti alla linea di Mosca in tutta
la regione, risposero come Washington voleva: abbassarono
drasticamente il prezzo del petrolio.
L'Unione Sovietica si ritrovò, all'improvviso, a non essere
più competitiva. Fu un colpo durissimo per l'economia
sovietica, da cui non si riprese mai più fino al suo collasso.


Reagan-Wojtyla: la Storia vera
di Franco Oliva
Ronald Reagan e Giovanni Paolo II: non è la prima volta che, in
termini più o meno appropriati, il nome di un Papa e di uno statista
vengono accoppiati nell'iconografia mediatica o addirittura
nell'immaginario popolare. Ma è sicuramente la prima volta
che l'operazione viene effettuata con solide giustificazioni
storiche e per eventi concreti di grandissima portata.
A differenza, per esempio, di quanto era già successo
per John F. Kennedy e Giovanni XXIII, che la propaganda
"pacifista" aveva eletto a punto di riferimento di una coesistenza
tra Occidente e blocco sovietico per un breve triennio
all'inizio degli anni Sessanta. Allora si trattò di una operazione
propagandistica da parte di chi voleva legittimare, magari
cristallizzandola, la "guerra fredda" e l'ordine di Yalta, e quindi
la divisione dell'Europa con una cortina di ferro, che con muri
e filo spinato teneva isolati, imprigionati e staccati dalla loro storia
metà dei cittadini del continente.

Reagan e Wojtyla sono stati gli indiscutibili protagonisti
dei "mirabili anni Ottanta", culminati, grazie anche e soprattutto
al loro ruolo, con il crollo e lo sbriciolamento dell'impero sovietico,
uno dei due mostruosi moloch totalitari del Ventesimo secolo.
Con una considerazione che esalta la grandezza della loro azione:
per sconfiggere il nazismo sono state immolate milioni di vite umane,
di civili e di militari, di donne e uomini, di giovani e anziani.
Infinitamente meno cruenta è stata la battaglia per battere
il comunismo sovietico...

Basta un po' di memoria storica per ricordare la terribile minaccia
che Mosca, direttamente con l'invasione dell'Afghanistan
o indirettamente con il supporto ai guerriglieri e ai terroristi
di tutti i continenti, esercitava alla fine degli anni Settanta.
Decidere di affrontarlo a viso aperto sul suo stesso territorio
(la Polonia, colonia sovietica) e sui suoi stessi temi forti
(i missili e gli armamenti) non era un'impresa di poco conto
e, soprattutto, non era una sfida che poteva essere accettata
e affrontata da personaggi di scarsa levatura e di poco coraggio.

Per fortuna, a volte la storia segue i suoi imperscrutabili disegni
e crea le circostanze, o le "coincidenze", giuste che rendono
possibile l'impossibile.
Ecco allora comparire sulla scena, a poca distanza l'uno dall'altro,
due personaggi inediti. Per alcuni aspetti - in primo luogo per
formazione e spessore culturale - sono quanto di più diverso
si possa immaginare.
Per altri, sono sorprendentemente simili: grandi comunicatori,
ex attori, sportivi, fermi sostenitori delle proprie idee e convinzioni,
bestie nere della sinistra mondiale.
Presto sono accomunati da una drammatica esperienza:
a distanza di un mese e mezzo, nel 1981, sono vittime di
attentati che solo per miracolo non sortiscono effetti mortali.

http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/7/70/Reagan_assassination_attempt_3.jpg

http://www.parrocchie.it/correggio/ascensione/Papa-attentato.jpg

Ma soprattutto, come analizza bene George Weigel nella sua
preziosa biografia di Giovanni Paolo II, "Testimone della speranza",
il Papa e il Presidente condividevano alcune convinzioni:
. entrambi credevano che il comunismo fosse un male morale,
e non solo un sistema economico sbagliato
. entrambi avevamo fiducia nella capacità degli individui liberi
di sfidare il comunismo
. entrambi erano convinti che la lotta al comunismo potesse
sfociare in una vittoria, e non semplicemente in un compromesso
. entrambi avvertivano la drammaticità della storia del tardo
Novecento, e credevano che un messaggio di verità potesse
rompere l'equilibrio statico e fasullo del comunismo e scuotere
la gente dal suo acquiescente stato di soggezione.

Era quindi normale che tra i due si stabilisse una giusta "chimica"
e che l'azione dell'uno influenzasse e rafforzasse l'impegno dell'altro.
Ci sono testimonianze sul fatto che Reagan, quando era candidato
alla presidenza, fosse rimasto profondamente toccato da un servizio
televisivo sulla messa celebrata da Giovanni Paolo II a Varsavia,
il 2 giugno 1979, in occasione della sua prima, trionfale, storica
visita al suo Paese da Pontefice.
Mentre è certo che Wojtyla abbia compreso appieno il significato
dell'anatema lanciato da Reagan contro l'"impero del male" sovietico,
avendone sperimentato direttamente per più di 30 anni la perversità
e l'inumanità...

Il presidente Reagan nutriva una grandissima ammirazione
per il Pontefice e dispose affinché egli fosse tenuto
costantemente e pienamente al corrente delle informazioni
raccolte dai servizi segreti americani sull'Europa centro-orientale.
Reagan compì un altro passo storico importante stabilendo piene
relazioni diplomatiche tra gli Stati Uniti e il Vaticano: Il 10 gennaio
del 1984, William Wilson diveniva il primo ambasciatore
degli Stati Uniti presso la Santa Sede.
Avvenimento, ebbe a dire Reagan, che correggeva finalmente
un'anomalia della storia. Due decenni prima, nel 1963, il predecessore
John F. Kennedy, primo presidente americano di fede cattolica,
si era rifiutato di farlo per codardia politica, e forse per un calcolo
elettoralistico...
http://lucarossi.ilcannocchiale.it/mediamanager/sys.user/116072/kennedy_monroe.jpg
Negli otto anni durante i quali hanno occupato insieme il proscenio
internazionale ci sono stati tanti altri segni di attenzione reciproca.
Ma Giovanni Paolo II, che una volta definì Reagan un "buon presidente",
era comunque deciso a mantenere la propria libertà di analisi e di azione:
la Chiesa non avrebbe potuto trovarsi legata ai piani politici di nessuno
Stato. Giovanni Paolo II e Ronald Reagan erano entrambi impegnati
nella liberazione di quelle che la loro generazione chiamava
le "nazioni prigioniere", e seguivano strade diverse per raggiungere
lo stesso scopo.

Ronald Reagan e Karol Wojtyla - evidenzia l'ambasciatore Usa
presso il Vaticano, Jim Nicholson, nel suo recente volume
"Usa e Santa Sede, la lunga strada" - "ritenevano che se avessero
potuto collaborare per far crollare il regime comunista in Polonia,
il resto dell'Europa dell'Est avrebbe potuto seguire la stessa sorte.
Secondo l'ex consigliere nazionale alla sicurezza William Clark,
Reagan e Giovanni Paolo II condivisero un'unità di intenti
spirituali e un'unità di vedute sull'impero sovietico: diritto
e giustizia avrebbero infine trionfato nel piano divino".

Le polemiche, le accuse, le calunnie, gli attacchi con i quali
sono stati bersagliati, in buona o cattiva fede, nel corso della
loro azione non hanno lasciato traccia.
La Storia ha dato loro ragione e li ha premiati con una tale
ampiezza di consenso, simpatia e affetto, che ha spiazzato
e imbarazzato anche i loro più indefessi detrattori.

Avvenire
Wojtyla e Reagan, ovvero la forza della parola e quella della spada
Tra Reagan e Karol Wojtyla un feeling di nome libertà
Luigi Geninazzi
«Il mio sogno è che nessuno, in questo Paese, debba mai più soffrire
per aver pronunciato una dolce, cara parola: libertà».
Era l'estate del 1988 quando Ronald Reagan, in visita a Mosca,
s'incontrò coi dissidenti sovietici all'ambasciata americana.
La sua voce, calda e profonda, risuonò nella capitale di quel
che aveva definito "l'impero del male" commuovendo fino
alle lacrime chi lo ascoltava e suscitando la reazione stizzita del
Cremlino. Il presidente americano era quasi alla fine del suo lungo
soggiorno alla Casa Bianca mentre Gorbaciov era agli inizi della
sua travagliata perestrojka.
Ma l'America aveva ormai lanciato il suo guanto di sfida
alla super-potenza comunista. Quel viaggio di Reagan a Mosca,
che ebbi la fortuna di seguire, mi è parso subito come la continuazione
politica del viaggio compiuto da Giovanni Paolo II in Polonia nel 1979.
Papa Wojtyla e Reagan, ovvero la forza della parola
e quella della spada.
La prima scuote le coscienze e mobilita milioni di persone.
La seconda è brandita e minacciata ma non sarà mai usata.
C'era dell'autentica genialità nel bluff dello scudo stellare, un'arma
impossibile da realizzare ma in grado di turbare i sonni del nemico.
A differenza di tanti leaders occidentali Reagan era convinto
che la lotta contro l'Urss potesse sfociare in una vittoria,
e non in un semplice compromesso.
E come Papa Wojtyla riteneva che il comunismo non fosse solo
un sistema sbagliato, ma anche e soprattutto un male morale.
Sono loro i protagonisti - assai diversi - di quel decennio incredibile
che era iniziato con Solidarnosc nel 1980 (l'anno della prima vittoria
eletttorale di Reagan) e si concluderà con la caduta del muro di Berlino
nel 1989.

http://www.lindsayfincher.com/news/reagan_berlin_2.gif

«Ha cambiato la vita di milioni persone, specialmente in Europa,
portando libertà e democrazia», è il ricordo che Giovanni Paolo
fece davanti al presidente Bush, pregandolo di trasmettere i suoi auguri
alla moglie dell'ex presidente, allora gravemente ammalato.
C'era un feeling speciale tra loro due.
Nel 1979, mentre si trovava in campagna elettorale, Ronald Reagan
vide un reportage televisivo sulla visita del Papa a Varsavia che
lo colpì profondamente.
Divenuto presidente si rese subito conto che il Vaticano, al contrario
della famosa battuta di Stalin
[Stalin chiedeva con ironia: "Quante divisioni ha il Papa?"
Appresa la notizia della sua morte, Pio XII disse:
"Ora egli vede le mie legioni....".
Alcuni anni dopo Papa Giovanni Paolo II ha svolto
un ruolo essenziale nel crollo del comunismo in Polonia,
e, poi, con effetto domino, di tutti i regimi comunisti
dell'Est europeo....]
poteva contare su molte divisioni per far breccia
nell'impero comunista.
La sua ammirazione per il Papa polacco era immensa,
ricambiata dalla stima di Giovanni Paolo II.
Li accomunavano alcuni tratti.
Entrambi sono stati attori e sportivi, divenuti "Grandi Comunicatori"
dall'eloquio affascinante.
Entrambi hanno subìto un attentato, a poche settimane l'uno dall'altro,
nella primavera del 1981.
Come il proiettile che rischiò di uccidere il Papa anche quello
che colpì Reagan era passato a pochi centimetri dall'aorta.
Gli anni Ottanta videro una straordinaria convergenza
tra Santa Sede e Casa Bianca nei confronti del comunismo.
Si trattò però di una convergenza di fatto e non di "un'alleanza segreta".
C'erano interessi comuni ma ovviamente le strategie erano diverse.
L'obiettivo, questo sì, era lo stesso: che «nessuno dovesse mai più
soffrire in nome di una parola dolce e cara, libertà».
Di tutti i politici solo lui, l'ex attore giunto alla Casa Bianca,
ha saputo pronunciarla con grande effetto sul palcoscenico del mondo.

http://tinyurl.com/8m3wda

http://ndn2.newsweek.com/media/16/reagan-vertical.jpg

http://iarnoticias.com/images/secciones_2005/europa/5_papa_reagan.jpg

http://tinyurl.com/dmgnnt

0 new messages