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Il cazzotto di Dio-Don Milani, il mascalzone che menava i ragazzini

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donquixote

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Jun 7, 2008, 7:45:38 AM6/7/08
to
Il Giornale
Nel paese del capo dei tradizionalisti la foto di Fido
al posto del crocifisso
di Stefano Lorenzetto
A Borgo San Lorenzo, Firenze, hanno due glorie: don Lorenzo Milani
e Fido.

http://img368.imageshack.us/img368/5369/fido1bnbz8.jpg

http://www.ilfilo.net/IMMAGINI/DonMilani.jpg

http://tinyurl.com/4o2rwb

http://tinyurl.com/4v663z

http://tinyurl.com/4wm6em

http://tinyurl.com/4qsxwa

Del primo, quando rese l'anima a Dio nel 1967, il professor Pucci Cipriani,
fondatore e direttore di Controrivoluzione, disse davanti alle telecamere
di Tv7, il programma della Rai, che picchiava i bambini, «e da allora
per me fu la morte civile».
Del secondo, quando cessò di scodinzolare nel 1958, mise
in dubbio l'agiografia, «delitto di lesa maestà, perché nell'ufficio
dei sindaci Graziani, Panchetti e Margheri c'è sempre stata appesa
una foto di quel cane, al posto del crocifisso».
Del priore di Barbiana si sa. Dell'animale - un bracco, a giudicare dalle
fattezze che gli ha dato lo scultore Salvatore Cipolla nella statua di
bronzo eretta in piazza Dante - si racconta che l'operaio Carlo Soriani lo
avesse raccolto quand'era cucciolo e che, perito il padrone sotto un
bombardamento aereo nel 1943, per 14 anni si fosse recato ogni giorno alla
fermata della corriera a Luco del Mugello ad attendere colui che non
ritornava. Il professor Cipriani ha smontato la poetica vulgata: «Ho parlato
con i conducenti del torpedone. Lo vedevano solo qualche volta, come un
randagio qualsiasi. Senza contare che durante la guerra un servizio
quotidiano di pullman la gente se lo sognava».
Ma poiché nel 1957 il cane fu insignito della medaglia d'oro
dal Comune, e l'anno dopo fu seppellito accanto alla tomba
del padrone nel cimitero di Luco, e «A Fido, esempio di fedeltà»
hanno dedicato un monumento davanti al municipio, e ai sindaci
comunisti qui sono subentrati soltanto sindaci diessini, tutto
sommato Cipriani avrebbe avuto vita più facile se si fosse ricordato
che da queste parti è pur sempre preferibile intaccare la memoria
di un prete, sebbene sinistrorso, che discutere le virtù eroiche di un cane.
Per di più il professore è stato il primo a pubblicare studi storici
approfonditi sulla rivolta dei vandeani e sulle insorgenze popolari
antigiacobine e antinapoleoniche in Italia. Dirige il movimento Anti 89
contro la rivoluzione francese. Organizza da 35 anni, all'insegna del motto
«A voi il tempo, a noi l'eternità», il raduno di Civitella del Tronto, la
«fedelissima» cittadella del Regno borbonico delle Due Sicilie, ultimo
baluardo a cedere ai piemontesi.
E' stato in corrispondenza con Mario Sossi, il giudice genovese che fu
rapito dalle Brigate rosse e che oggi è abbonato a Controrivoluzione,
e prim'ancora ha frequentato il commissario Luigi Calabresi,

http://tinyurl.com/4pjht6

http://tinyurl.com/489oz5

ed è poi diventato buon amico di Leonardo Marino, uno degli assassini
del funzionario di polizia condannato a morte da Lotta continua,
e lo ha convinto a scrivere La verità di piombo. Io, Sofri e gli altri
(Ares), nel quale denuncia le responsabilità degli ex compagni.
«Calabresi era un uomo buono, generoso, religiosissimo», racconta Cipriani.
«Lo conobbi attraverso il professor Duilio Marchesini, che viveva
in povertà come un frate e veniva chiamato "il cazzotto di Dio",
perché alle messe beat strappava via di mano le chitarre ai ragazzi
e gliele fracassava.
Ero presente quando Calabresi incontrò Marchesini e gli consegnò
una busta con dentro il suo primo stipendio guadagnato dopo
il trasferimento alla questura di Milano. "Questo è per la
tua anziana zia", gli disse».
Sessantenne, vaticanista del Candido fino alla chiusura, collaboratore della
terza pagina della Gazzetta Ticinese ai tempi in cui vi compariva la rubrica
La bruschetta di Giuseppe Prezzolini, Pucci Cipriani è convinto che sulla
sua regione regni un tranquillo ingegnere informatico scozzese di 37 anni
domiciliato a West Calder, vicino a Edimburgo, che lui chiama
«Sua altezza imperiale e reale Sigismondo d'Asburgo Lorena,
per grazia di Dio Granduca di Toscana», il quale gli ha fatto l'onore
di nominarlo motu proprio cavaliere di San Giuseppe. «Suo nonno
era Leopoldo II, detto Canapone per via dei capelli biondi, l'ultimo
Granduca di Toscana costretto all'esilio nel 1859».

Pucci Cipriani, che cosa fa nella vita?
«Insegno lettere da trent'anni, ma spero che questo sia l'ultimo».
È stufo della marmaglia ignorante?
«Dei ragazzi non posso dir nulla. Magari rispetto a un tempo sono più
fragili, piangono per un nonnulla, però restano i giovani generosi di
sempre. Il problema sono i colleghi, tutti sessantottini o figli di
sessantottini. E i genitori, che più sono analfabeti e più s'intromettono
nella didattica. Non parliamo dei dirigenti scolastici: vengono dal Pci,
hanno la mentalità stalinista».
Peggio della scuola di Barbiana.
«Don Milani era un ebreo convertito. Penso che si sia fermato a Isaia,
che non sia mai arrivato a Gesù».
Fa l'antisemita, adesso?
«Io amo gli ebrei. Il mio miglior amico si chiama David Levi.
Nome e cognome dicono tutto. Abbiamo fatto l'anti '68 insieme
all'Università di Firenze. Una volta i rossi ci chiusero in uno sgabuzzino,
dopo averci costretti a passare fra due ali di militanti che ci coprivano
di sputi. Fecero filtrare da sotto la porta la benzina minacciando
di bruciarci vivi. Non fu una bella esperienza. Ci liberarono
dopo tre ore i bidelli. E dire che avevo abbandonato l'Università
di Pisa, dove dettavano legge Adriano Sofri e compagni, per
non rimetterci la buccia».
Mi diceva di don Milani.
«Mascalzone, maestro improvvisato e sbagliato, manesco e autoritario.
Fu prete e parroco, però le sue opere sono prive di qualsiasi accenno
alla spiritualità, alla teologia, alla mistica. Non sono io a dirlo, bensì
uno scrittore laico insospettabile: Sebastiano Vassalli.
Menava i ragazzi con la cinghia, c'è poco da fare».
Ha le prove?
«Chieda a Paolo Cocchi di Rifondazione comunista e
ad Alessandro Corsinovi della nuova Democrazia cristiana,
che furono suoi allievi. Corsinovi fu massacrato di botte e calci
nel sedere solo perché aveva staccato le ciliegie da un albero.
Maltrattava anche i confratelli».
Pure!
«Don Luigi Stefani, assistente spirituale nelle forze armate, andò a
trovarlo dopo che era uscita la lettera contro i cappellani militari. Don
Milani lo processò e lo insultò in presenza dei ragazzi. Monsignor Giovanni
Bianchi, vescovo coadiutore di Firenze che era salito a Barbiana per
sincerarsi sulle condizioni di salute del priore, fu ricevuto davanti alla
scolaresca con queste parole: "Ecco la Curia che esilia e perseguita
i santi!". Sulla via del ritorno il presule, pallido e sudato, dovette
fermarsi a riprendere fiato a Borgo San Lorenzo tanto era rimasto
traumatizzato dall'accoglienza».
La sento molto addentro alle cose di Chiesa.
«Dopo la laurea ho studiato per tre anni teologia col filosofo
Michele Federico Sciacca».
È sposato?
«Celibe, purtroppo».
Perché purtroppo?
«La famiglia è importante. Un buon tradizionalista o si fa una famiglia
o si fa prete. Non consiglio a nessuno la vita dello scapolo. I figli sono
la continuità storica. E poi è bello parlare e litigare con qualcuno,
la sera. Molti dei miei seguaci vorrebbero lavorare 24 ore su 24
per la controrivoluzione. Io invece preferisco che vadano
all'osteria con una ragazza».
Ne ha molti, di seguaci?
«Ovunque c'è un campanile, c'è un tradizionalista....».
Detesta i marxisti, ma vuol fare la rivoluzione anche lei.
«Per niente. La controrivoluzione non è una rivoluzione di segno
opposto, ma il contrario della rivoluzione. Uno Stato ordinato
secondo il diritto naturale».
Come nasce il diritto naturale?
«Con l'uomo. Infatti al primo posto mette il diritto alla vita.
Poi vengono la famiglia e lo Stato. La società dovrebbe essere
la copia terrena dell'ordine celeste. Se si rispettano i dieci
comandamenti, si sta meglio tutti».
Sigismondo d'Asburgo Lorena li rispetta?
«È un buon cristiano che partecipa ogni mattina alla messa in latino
celebrata dal prete nella cappella privata della sua residenza in Scozia.
Pensa solo alla moglie e ai tre figli. Mondanità zero, scappatelle zero.
Non è come i Savoia».
Più allegrotti.
«Impresentabili. Andai a Napoli a tirargli le uova, il primo giorno che
il principe Vittorio Emanuele rimise piede in Italia. Fosse dipeso da me,
lui e i suoi eredi restavano in esilio fino alla morte».
Insomma non li rivorrebbe sul trono.
«Un re deve avere legittimità d'origine e legittimità d'esercizio. I Savoia
hanno la prima, ma da Carlo Alberto in poi hanno perduto la seconda.
Io li chiamo i Carognano, anziché i Carignano. Non si sono mai
comportati da re».
Che cos'hanno fatto di grave?
«Hanno fatto l'unità d'Italia in odio alla Chiesa. Hanno scatenato una
guerra sporca contro il Sud, macchiandosi di stragi che gridano vendetta
al cospetto di Dio. Hanno fucilato al rullo del tamburino i cafoni, poveri
bovari innocenti. Hanno varato l'infame legge Pica-Peruzzi, rimasta in
vigore per 40 anni dopo l'unificazione, che autorizzava le truppe a passare
per le armi i cosiddetti manutengoli: in pratica, siccome i bandi contro
il "brigantaggio" dicevano che nessuno poteva portare in giro più di una
pagnotta, ammazzarono migliaia di bambini che non sapevano leggere
gli avvisi e giravano ignari per strada con due sfilatini. E dopo le
esecuzioni si accanivano sui cadaveri.

http://www.vocedimegaride.it/Immagini/foto/trucidatiAlburno1864-2.jpg

http://www.agnonecultura.it/ALCUNI_BRIGANTI_UCCISI.jpg

http://data2.blog.de/media/133/758133_3d73f5ba54_m.jpg

Persino gli alleati dei Savoia deprecarono le foto dei bersaglieri che
tenevano per i capelli le teste dei "briganti" uccisi, come fossero trofei
di caccia.

http://tinyurl.com/5mtas6

Addirittura gli infilavano uno stuzzicadenti sotto le palpebre
per farli sembrare vivi».
Le sta più sullo stomaco Cavour o Garibaldi?
«Senz'altro Cavour. Unificò l'Italia senza mai degnarsi di mettere piede
a Napoli. I piemontesi invasori affidarono l'ordine pubblico a Liborio
Romano, l'ex capo della polizia borbonica. Il quale ebbe la bella pensata
di arruolare la camorra, che fino ad allora era una conventicola
folcloristica che proteggeva le donne. Organizzati da Romano,
i guappi cominciarono ad andare in giro a spaccare teste. I risultati
sono oggi sotto gli occhi di tutti. Provi il ministro dell'Interno a
sradicare la camorra, se ne è capace.
Al Sud manca il senso dello Stato perché, da 150 anni, al Sud lo Stato
rappresenta l'oppressione. Furono gli unitari a mettere l'imposta sul
macinato: sotto i Borboni manco si sapeva che cosa fossero le tasse.
Ora il problema del Meridione chi lo risolve? Come fa
un Paese che non ha un passato ad avere un futuro?».
Più che a Borgo San Lorenzo sembra nato a Torre del Greco.
«Sono stato due anni a Napoli a insegnare la controstoria. I miei colleghi
si riempiono la bocca col colonialismo inglese, ma non ne trovi uno che
parli con obiettività di quello piemontese. Mi fa ridere il presidente
Ciampi, ex Partito d'azione, che va in giro per la penisola a cantare
Fratelli d'Italia. Gli ex azionisti sono comunisti senza partito che hanno
sempre avuto sulle scatole il popolo. Si studino la storia dei napoletani,
piuttosto. Il fatto è che i nostri politici voglia di studiare non
ne hanno».
No, eh.
«Me ne sono accorto quando ho discusso con alcuni di loro lo scandalo del
mandato di cattura europeo, questa turpitudine per cui un magistrato bulgaro
potrà farmi arrestare in Italia e trasferirmi nel suo Paese, tenermi a
marcire nelle sue prigioni e processarmi secondo i suoi codici,
sottraendomi al giudice naturale previsto dall'articolo 25 della
Costituzione italiana. È il lager europeo. Ho cercato di spiegarlo ad alcuni
parlamentari, inviando loro un dossier di 700 pagine. Sa qual è stata la
loro reazione? "Sia gentile, ce lo sintetizzi in mezza paginetta"».
Sono più pericolosi i musulmani o i comunisti?
«La minaccia è rappresentata dalla saldatura fra Islam e sinistra.
I comunisti vogliono il caos. Nell'immigrazione selvaggia vedono
la formazione di nuove masse proletarie».
Lei è monarchico?
«Sì».
Che cosa c'è di buono nella monarchia?
«Chiedo sempre ai miei ragazzi: quando fate visitare Firenze a un amico lo
portate a vedere il Palazzo della Signoria, il Duomo, Ponte Vecchio oppure
le case popolari di Scandicci?».
In che stato si trova la Chiesa?
«Tragico....».
Pensa che Benedetto XVI correggerà la rotta?
«Lo spero tanto....Sono le degenerazioni del Concilio che vanno
fermate: la perdita del sensum fidei, la messa che da sacrificio
della croce diventa un'agape protestante in cui si mette in discussione
la presenza reale di Cristo nell'ostia consacrata, tanto che qui
a Borgo San Lorenzo c'è un prete che fa mangiare al chierichetto
le particole avanzate. Furono due cardinali, il belga Suenens
e l'austriaco König, pace all'anima loro, a teorizzare che il Concilio
dovesse portare nella Chiesa il pluralismo religioso e la collegialità
vale a dire liberté, égalité, fraternité, i principi della più atea delle
rivoluzioni».
Quella francese, il suo incubo.
«Il 15 agosto dell'89, nel bicentenario, portai 250 italiani a manifestare
a Parigi».
Che cosa c'è di male nella rivoluzione francese?
«È l'utopia. Cambia l'ordine esistente imponendone uno nuovo fondato
sul naturalismo e sul relativismo, perciò anticristiano. Sono le logge
massoniche, non le masse, a farla. La rivoluzione è un mostro che mangia
se stesso. Il peggio viene tutto da lì: totalitarismo, comunismo, nazismo,
'68, Brigate rosse, anni di piombo...».
E detesta Napoleone.
«È il precursore di Hitler. Si può essere criminali anche nella grandezza.
Il Bonaparte ordina la coscrizione obbligatoria, il più odioso
degli editti, perché sottrae i giovani alle famiglie, si porta via
le braccia che dissodano i campi, e introduce la guerra totale,
il prodromo della bomba atomica.
In precedenza era regola accettata da tutti che le battaglie cessassero
alla sera ai rintocchi dell'Angelus e non si combattesse nelle vigilie
delle feste di precetto, la domenica, e per quasi tutta la quaresima».
Per meritarsi il paradiso che cosa bisogna fare?
«Vincere l'orgoglio e perdonare».

Parlamentotoscana
Libri: il cattolicesimo contro il dispotismo nel libro di Vassallo
Presentazione de "La cultura della libertà. L'opposizione italiana ai poteri
forti", lunedì 9 giugno alle 16.30 in Sala Affreschi di Palazzo Panciatichi
(via Cavour, 4 - Firenze)
Firenze - Piero Vassallo "appartiene al ristretto numero degli scrittori
italiani che sono stati capaci di prevedere e annunciare l'involuzione del
pensiero moderno" (Giovanni Chersola).

http://tinyurl.com/5tvd4z

In Sala Affreschi di Palazzo Panciatichi sarà presentato alle ore 16.30 di
lunedì 9 maggio l'ultimo volume dell'intellettuale della destra cattolica.
Vassallo intende dimostrare con il suo libro "La cultura della libertà.
L'opposizione italiana ai poteri forti" che nell'età moderna la storia
della cristianità consiste principalmente nell'opposizione ai dispotismi
fondati dalle ideologie. Il lavoro di Vassallo è un'analisi del ruolo
del cattolicesimo nell'opposizione ad ogni genere di esorbitanza
totalitaria: dal giacobinismo al comunismo sovietico al neopaganesimo
germanico.
Alla presentazione prenderanno parte, oltre all'autore, lo scrittore Enrico
Nistri, il giornalista Pucci Cipriani, il presidente del Centro studi
"Michele F. Sciacca", Ascanio Ruschi, il giornalista e già vice Sindaco
di Firenze Giovanni Pallanti, ed il presidente della Commissione
Unione Europea della Toscana Paolo Bartolozzi. (em)


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