�Quello che � capitato a me e tanti altri - spiega Rossi Kobau -
io l'ho messo subito per iscritto. Ogni volta che trovavo un pezzo
di carta prendevo appunti. Ma poi per anni non ho avuto nemmeno
il coraggio di pensarci. Ho trasformato tutto in un libro solo nel 2001
(Prigioniero di Tito 1945-1946, Mursia, euro 12,40, ndr).
Prima in pochi avrebbero avuto voglia di ascoltare la mia storia.
E del resto tornare a pensarci mi ha prodotto una grande
sofferenza, anch'io per anni ho preferito non guardare indietro...�.
E ascoltando il suo racconto questo desiderio appare pi� che comprensibile.
�Il mio battaglione si � arreso ai titini il 30 aprile del 1945. Ci avevano
promesso l'onore delle armi e un rapido rientro in patria. Noi ci abbiamo
creduto: avevamo operato nella valle del Baccia, dove con la popolazione
slovena avevamo stabilito rapporti pi� che cordiali nonostante la necessit�
di scontrarci con i partigiani che spesso erano loro parenti.
Ma gi� il 3 maggio abbiamo capito di esserci sbagliati. Ci hanno portato
a Tolmino, dove sono iniziati degli interrogatori brutali.
Quello che potevi fare era solo cercare di scegliere la fila che portava
alla stanza da cui sentivi urlare di meno...Cercavano di farci confessare
qualcosa, qualsiasi cosa... Ma non erano gli sloveni con cui avevamo
avuto a che fare a comportarsi cos�. Anzi, molte persone vennero
dalla Valle del Baccia a portarci da mangiare.
Mancando delle accuse di qualsiasi tipo i partigiani venuti da fuori
dovettero inventarsi qualcosa, qualsiasi cosa. E cos� uccisero a caso,
portarono via 89 di noi. In parte li impiccarono, in parte li buttarono
in una foiba, la fecero saltare con loro dentro...�.
Ma anche per i superstiti inizi� un'odissea tremenda. �Fummo portati
al campo di Borovnica e lasciati morire di fame. In pochi giorni
mangiammo tutta l'erba... Quando nel campo non ci fu pi� niente
di verde qualcuno inizi� ad allungare le mani fuori dal recinto,
i ragazzini che stavano sulle torrette gli sparavano addosso...
E a noi toccava prendere i cadaveri e buttarli nelle latrine
o nei canali vicini al campo...�.
E se gli abitanti di Borovnica, impietositi, cercavano di aiutare
gli italiani, questo a volte era pi� un male che un bene:
�Ci sono miei compagni di prigionia che sono stati appesi al palo
con il filo spinato perch� sono stati trovati con una mela.
E dopo ore di tortura sono stati fucilati.
Di alcuni ricordo i nomi: Fernando Ricchetti, Giuseppe Span�...
Di altri no, come un civile a cui venne spezzata la schiena...�.
Questa feroce macelleria con alti e bassi dura, per chi sopravvive
e non viene rimpatriato prima, sino al 1946.
�E lo ribadisco: per finire in questi campi bastava essere italiani,
ho incontrato l� anche un ragazzo ebreo che si chiamava Davide
e che aveva la sfortuna di parlare italiano. Ho incrociato anche
dei partigiani, buttati l� con noi, uno che si chiamava Mario
mi diceva: "Ma ti pare giusto che sia qui con te che la guerra
l'hai persa?".
Io non sapevo cosa dirgli, a quel punto eravamo tutti solo poveri italiani.
Spero si sia salvato�.
E la cosa pi� grave, secondo Lionello Rossi Kobau, � che
di quei prigionieri non importava nulla a nessuno: �In Italia
si sapeva, sia per le testimonianze di alcuni dei primi che tornarono
sia per le denunce del vescovo di Trieste... Sarebbe bastato mandare
del cibo per maiali e un po' di pressione diplomatica degli alleati
per salvare molti dalla morte per fame...Tutti per� erano troppo
impegnati a suonare il violino a Tito per staccarlo da Stalin...�.
Ma ci sono anche eventi pi� recenti che fanno soffrire questo reduce
da un'esperienza cos� terribile. �Ritrovare i corpi dei morti nel campo
di Borovnica � quasi impossibile. I bersaglieri che invece vennero
uccisi e infoibati vicino a Tolmino quelli sarebbe possibile ritrovarli.
Ci provo dal 2006 anche grazie all'aiuto di alcuni abitanti.
Ma le autorit� slovene danno un aiuto formale e molto poco sostanziale.
Si limitano a dire: voi diteci dove scavare e noi scaviamo.
Quanto al Commissariato generale italiano per le onoranze
ai caduti di guerra, i suoi vertici cambiano spesso e questo rende
il lavoro discontinuo e sino a ora infruttuoso. E io divento sempre
pi� vecchio e pi� stanco... Nel 2008 mi sono fatto accompagnare
a Tolmino da mio figlio (il noto comico Paolo Rossi, ndr).
Abbiamo idee politiche diverse, ma in questa vicenda
mi ha sempre aiutato. Quando ha visto il paese mi ha detto:
"Qui � pieno di turisti che vanno a pesca, sembra la Svizzera,
non credo vogliano ricordare quel passato, non lo vogliono un cippo.
Forse nemmeno per i loro...".
Temo avesse ragione, anche se io non voglio arrendermi�.
Il Giornale
�Gli slavi giocarono a palla con la testa di mio padre�
di Maria Paola Gianni
�Gli slavi torturarono a morte mio padre. Non contenti, lo decapitarono
per estrargli due denti d'oro. E poi, per sfregio, con la sua testa
ci giocarono a palla, sui binari del treno. La sua "colpa"? Era italiano�.
A parlare � Nidia Cernecca, esule istriana, vedova e madre di tre figli.
Oggi vive a Verona. Nacque a Gimino d'Istria nel 1936.
Nel 1943 suo padre Giuseppe, semplice impiegato comunale,
venne arrestato e, dopo un processo-farsa, fu torturato e ucciso
dai miliziani comunisti italiani e slavi.
L'uomo venne decapitato e con la sua testa fu giocata una macabra
partita di pallone. In quel maledetto settembre 1943, mese fatale
per le sorti dell'Italia, vigeva il machiavellico disegno espansionista
del comunista Tito, che identificava tutto ci� che era italiano
con il fascismo, riuscendo cos� ad unire i comunisti slavi con quelli
italiani. Allora Nidia Cernecca aveva solo sette anni. Eppure il ricordo
di quelle atrocit� inferte a suo padre � scolpito nella sua mente,
come un chiodo che le trafigge il cuore, ogni attimo.
In questi giorni, in coincidenza delle celebrazioni del Ricordo
dei martiri delle foibe e del dramma degli esuli, Cernecca sta girando
in lungo e in largo l'Italia, con Gigi D'Agostini, ricercatore storico
ed esule da Capodistria, tra convegni e incontri nelle scuole,
�per la verit� storica e contro la mistificazione�, spiega lei.
Che aggiunge: �Mi sento una combattente, ma vorrei tanto diventare
una reduce. Vorrebbe dire che la mia guerra contro la falsificazione
storica sarebbe finita. Lo volesse il Cielo. Io, intanto, non mi arrendo�.
Quella di Nidia Cernecca � una missione di verit�. � presidente
dell'associazione nazionale dei congiunti dei deportati italiani
in Jugoslavia infoibati, scomparsi e uccisi. Un nome lunghissimo,
che ci tiene per� a specificare, integralmente.
Per maggiori informazioni, anche sui tre libri da lei scritti,
basta visitare il sito www.nidiacernecca.it.
Ha avuto un risarcimento dallo Stato Italiano?
�L'elemosina, come tutti. Non saprei quantificarlo. Ad esempio,
per le tre attivit� dei miei nonni materni, morti esuli, io e mia sorella
abbiamo avuto 750mila lire a testa�.
Prospettive future?
�Scusi, ma lei cos� mi provoca. Proprio in questi giorni si parla
di far entrare la Croazia in Europa. Davvero un "bel" regalo
per far celebrare a noi esuli la Giornata della Memoria, fissata
per il 10 febbraio. Ma, dico, non si poteva almeno avere la delicatezza
di scegliere un altro periodo? � un affronto far entrare in Europa
la Croazia senza che abbia risarcito gli enormi debiti morali
ed economici a noi italiani. Non dimentichiamoci che ci hanno
massacrato anche dopo la fine della guerra. Per anni�.
Se la sente di raccontare cosa accadde a suo padre?
�Mia madre lo vide passare sotto casa trascinato da una catena
per buoi. Aveva sulle spalle la croce del suo calvario: un pesante
sacco di pietre col quale lo avrebbero lapidato. Tra calci, insulti
e percosse lo hanno fatto camminare per cinque chilometri,
fino al bosco di Monte Croce. Qui lo hanno finito di massacrare,
legato ad un ciliegio, per poi decapitarlo e portare la sua testa
da un orologiaio per estrargli due denti d'oro.
E pensare che mio padre, che a quel tempo lavorava in Municipio,
non voleva credere a queste condanne senza colpa. Era stimato
e amato da tutti. Una volta arrestato, non lo vedemmo pi�.
Il capobanda Ivan Motika venne in casa nostra ad annunciare
con fierezza la sua morte. Ricordo le sue minacce di morte
se avessimo tentato di recuperare il corpo�.
Il Giornale
Il dramma dei partigiani traditi dai comunisti
di Redazione
Il Giorno del Ricordo � uno dei frutti della caduta del comunismo.
Finch� ci sono stati Urss e Partito Comunista Italiano le vicende
legate alla strage di Porzus, alle foibe e all'esodo sono state tenute
lontano dalla memoria nazionale e dai manuali scolastici.
Dopo il 1991 la verit� si � fatta strada, anche se bollata
come �revisionismo�. La sostanza del �revisionismo� consiste
nel fatto che la generale ammissione dei crimini commessi
dai comunisti ha destabilizzato il richiamo all'antifascismo
come categoria fondante della democrazia; in seguito � iniziata
anche una rilettura di pagine che erano state stracciate, o mistificate,
della Resistenza.
Proprio nei giorni scorsi l'Associazione degli ex partigiani
della Osoppo-Friuli ha ricordato a Udine questi tragici capitoli
della storia nazionale. In modo preciso storici come Elena Aga-Rossi,
Roberto Chiarini, Pietro Neglie, Paolo Pezzino, Raoul Pupo
e Tommaso Piffer hanno messo a fuoco in modo organico
le ombre dell'antifascismo, e soprattutto le fratture e le radicali
contrapposizioni all'interno della Resistenza a partire appunto
dalle vicende che si svolsero sul confine nord-orientale dove
i comunisti organizzarono una Resistenza �parallela� al di fuori
del Cln e contro gli alleati, nel segno di un �internazionalismo�
anti-italiano e filosovietico.
Il disegno di assorbimento delle brigate partigiane italiane
nell'esercito jugoslavo, con l'epurazione dei militari italiani
che avevano dato vita alla Resistenza, in quanto rei di aver
combattuto contro la Jugoslavia, inizi� mentre l'Urss patrocinava
l'ingresso del Pci nel governo Badoglio.
A tradire, favorendo i tedeschi, furono infatti i partigiani comunisti.
Gi� prima del massacro di Porzus del febbraio 1945 nella ritirata
invernale i partigiani comunisti avevano facilitato i tedeschi
nell'assalto ai partigiani non comunisti della Osoppo.
Cos� l'osovano Guido Pasolini scrisse al fratello Pier Paolo:
�Incaricati di proteggerci le spalle (i comunisti) si ritirarono
senza sparare un colpo! Ancora una volta ingannati!�.
Nell'ottobre del 1944 Palmiro Togliatti
http://tinyurl.com/yhxyn5a
dopo aver ricevuto a Roma gli emissari di Tito, Kardelj e Gilas,
impartisce a Vincenzo Bianco, rappresentante del Pci nella Venezia
Giulia, l'ordine di �favorire l'occupazione della Regione Giuliana
da parte delle truppe del Maresciallo Tito�.
E gli stessi �garibaldini� che avevano compiuto la strage di Porzus,
dopo essere stati inglobati nel IX Korpus, vennero trasferiti dal Friuli
sempre pi� ad est dell'Isonzo e poi verso Lubiana in modo da
non far partecipare partigiani italiani, anche se comunisti,
all'occupazione di Trieste.
E proprio in quell'occasione, il 1� maggio 1945, Togliatti emetteva
la direttiva ai militanti comunisti presenti a Trieste �ad accogliere
le truppe di Tito come truppe liberatrici�.
Da quel giorno inizi� la tragedia delle foibe e dell'esodo.
Il Giornale
Statale, lanciano fumogeno al convegno sulle Foibe
di Redazione
Tensione all'universit� Statale di Milano, in via Festa del Perdono,
dove stamane era in corso un convegno sulle Foibe organizzato
dai giovani della Lega Nord.
Un fumogeno scagliato dal cortile da alcuni contestatori,
probabilmente dei collettivi di sinistra, � finito in un'aula
al primo piano, dove era in corso un esame di psicologia sociale.
Nessun ferito, ma tanta paura nell'aula dove una cinquantina
di studenti dovevano sostenere l'esame.
Il Giornale
Lanciano fumogeno in aula contro il ricordo delle Foibe
di Giulia Guerri
Alla fine di una mattinata come quella di ieri, la conclusione
a cui arrivano i ragazzi del Movimento universitario padano
� logica e disarmante.
�La libert� di espressione non � tutelata dalle istituzioni interne
e noi non sappiamo pi� a chi appellarci per difenderla.
Senza la polizia chiss� cosa sarebbe accaduto�.
Efrem Brambilla � il coordinatore del Mup all'universit�
statale e l'organizzatore dell'incontro di ieri per ricordare
le vittime delle foibe.
Quando gli uomini della Digos gli spiegano che un gruppetto
di antagonisti per protesta ha lanciato un fumogeno in un'aula
proprio sopra la loro, interrompendo una sessione d'esame
e terrorizzando studenti e professore, quasi non ci crede.
�Non ci siamo accorti di niente, non abbiamo sentito nulla�.
Sono le 11 quando una trentina di ragazzi dei centri sociali
e della sinistra antagonista tenta di avvicinarsi al convegno dei padani.
Ma ci sono gli agenti della polizia fuori dall'ateneo in assetto
antisommossa e dentro nei corridoi quelli della Digos
che li tengono lontani dal loro bersaglio.
Arrivano nell'atrio e riescono ad appendere uno striscione con la scritta:
�Fuori i fascisti, i padani e la polizia dall'universit�.
Poi si dileguano nei corridoi e salgono ai primi piani. Nella 302
ci sono gli esami di Psicologia sociale e ambientale della facolt�
di giurisprudenza, la stanza � piena di ragazzi e di docenti
che interrogano. Il fumogeno entra come un fulmine dalla finestra
che gli studenti hanno lasciato aperta, qualcuno l'ha lanciato
dall'aula accanto. In un attimo la stanza si svuota tra lo spavento
di allievi e docenti.
�Sono sempre i soliti, i soliti noti che si rintanano qui dentro
perch� fuori non hanno futuro�, continua Efrem Brambilla.
I soliti che bazzicano tra centri sociali, universit� e cortei.
Non � la prima volta che i padani vengono presi di mira
dai contestatori. A novembre avevano presentato un'interrogazione
al consiglio della facolt� di scienze politiche per denunciare
l'ultima aggressione.
Volevano sapere dal preside come avrebbe affrontato la questione.
�Noi chiedevamo delle sanzioni e una collaborazione. Ma non
abbiamo avuto la risposta che ci aspettavamo e l'interrogazione
non � stata presa in considerazione�.
Un po' come � successo qualche mese fa, quando i centri sociali
hanno aggredito pi� volte i ragazzi di Cl della libreria Culs,
colpevoli di aver denunciato cinque anarchici per il furto
di 800 fotocopie e quando il silenzio dell'ateneo � durato due settimane.
�Chiediamo al rettore una spiegazione di quanto accaduto,
una sanzione e l'allontanamento di questi individui�, insistono i padani.
LOMBARDIA/GIORNO RICORDO:
FORMIGONI, MAI DIMENTICARE TRAGEDIA FOIBE
(ASCA) - Milano, 10 feb -
''A distanza di oltre mezzo secolo, il martirio delle foibe
e l'esodo giuliano-dalmata-istriano pesano ancora
sulla coscienza civile italiana, che non puo' e non deve
dimenticare questa tragedia dalle dimensioni inumane.
Lo dobbiamo innanzitutto a coloro che qui onoriamo,
ricordando il loro estremo sacrificio''.
Il presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni,
e' intervenuto cosi' nell'aula del Consiglio regionale, in occasione
della ''Giornata del ricordo'', istituita con legge regionale
per commemorare il sacrificio degli italiani dell'Istria,
di Fiume e della Dalmazia. ''E' giusto che si parli
di quella pagina terribile - ha proseguito il governatore
lombardo - che si conosca e si sappia la storia delle foibe
e che le vittime vengano tenute sempre presenti
nel nostro ricordo, accanto a noi''.
E' stata innanzitutto una motivazione culturale quella
che ha spinto Regione Lombardia a prestare attenzione
verso un capitolo cosi' drammatico della storia italiana.
''Una verita' a lungo nascosta - ha detto Formigoni -
ma che ora anche grazie alla nostra legge regionale
che ne ha istituito il ricordo e' possibile recuperare
attraverso attivita' che comprendono la pubblicazione
di studi, ricerche e saggi, raccolta di materiali e testimonianze.
Occorre continuare in questo percorso di rottura di quella
che per troppi anni si e' imposta come una congiura del silenzio
colpevolmente alimentata sui libri di storia di intere generazioni
di italiani''.
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Pio XI, enciclica Divini Redemptoris:
"Procurate, Venerabili Fratelli, che i fedeli
non si lascino ingannare!
Il comunismo � intrinsecamente perverso e non si pu� ammettere
in nessun campo la collaborazione con esso da parte di chiunque
voglia salvare la civilizzazione cristiana.
E se taluni indotti in errore cooperassero alla vittoria del comunismo
nel loro paese, cadranno per primi come vittime del loro errore,
e quanto pi� le regioni dove il comunismo riesce a penetrare
si distinguono per l'antichit� e la grandezza della loro civilt�
cristiana, tanto pi� devastatore vi si manifester� l'odio dei �senza Dio�.
http://www.youtube.com/watch?v=EkIfxSWvMIw