"Non essere carnivori è considerato un vero e proprio peccato dalla chiesa
cattolica. 'Se qualcuno si astiene dal mangiare le carni che Dio ha dato all
'uomo per nutrirsi, su di lui sia anatema', recita il tredicesimo canone del
primo concilio di Braga, del 557, non rinnegato dalla Chiesa".
--- fine della trascrizione ---
Qualcuno ne sa di piu'?
Andrea
salo...@mediacomm.it
ICQ 57139752
non era esattamente il vegetarismo al centro della questione...
Come puoi leggere sull'enciclopedia cattolica:
http://www.newadvent.org/cathen/02729a.htm
in quel concilio fu sancito che "i preti che si astenevano dal mangiare
carne avrebbero dovuto mangiare almeno verdura cotta con carne **per evitare
il sospetto di collusione col priscillianesimo**".
Il priscillianesimo era una delle tante eresie gnostico-dualiste che avevano
pericolose ripercussioni anche nel sociale.
Mi sembra una direttiva abbastanza contingente, non vedo perche' la Chiesa
dovrebbe prendersi la briga di rinnegarla esplicitamente...
ciao
francesco
Io ho il sospetto che all'epoca buona parte della popolazione europea fosse
prevalentemente vegetariana suo malgrado, perche' mangiare carne non credo
fosse cosa di tutti i giorni.
Bisognerebbe vedere qual'era l'occasione concreta per cui il concilio si
espresse in quel modo.
A giudicare dal breve testo trascritto probabilmente si riferisce a qualcuno
che nella motivazione della scelta alimentare andava contro il detto di Gen
1:25 "Dio fece le bestie selvatiche secondo la loro specie e il bestiame
secondo la propria specie e tutti i rettili del suolo secondo la loro
specie. E Dio vide che era *cosa buona*."
Qualora Silvia Ronchey abbia intepretato quei fatti alla luce delle attuali
conoscenze di dietologia, che sostengono come lecita una scelta vegetariana
oculatamente fatta, avrebbe commesso il frequentissimo, laicissimo errore di
scordare che son passati 1500 anni e che la Chiesa condanna l'intenzione di
criticare la bonta' della creazione e non principi scientifici che allora
erano affatto sconosciuti.
ciao
--
=============================================
Fabrizio Consorti
bib...@libero.it
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Francamente ne so poco e niente ma mi sa tanto che
questa è una cavolata (visto che stiamo parlando di verdure).
Ciao da Emagic
--
^__^
> Non essere carnivori è considerato un vero e proprio peccato....
Ciao Andrea, penso che il canone sia caduto in disuso visto che
personalmente conosco tanti monaci ed anche sacerdoti che non mangiano
carne.
Per esempio molti monaci della " Comunità dei Figli di Dio" non mangiano
carne così come diversi amici sacerdoti compreso il cappellano della mia
parrocchia ; sai tante cose che erano considerate peccato, come per es.il
recitare nella commedia dell'arte adesso non lo sono più...comunque cercherò
di informarmi meglio..poi ti farò sapere !
Shalom Tiziana
> Riferisce Silvia Ronchey sulla "Stampa" del 18 Gennajo:
>
> "Non essere carnivori è considerato un vero e proprio peccato dalla chiesa
> cattolica. 'Se qualcuno si astiene dal mangiare le carni che Dio ha dato
all
> 'uomo per nutrirsi, su di lui sia anatema', recita il tredicesimo canone
del
> primo concilio di Braga, del 557, non rinnegato dalla Chiesa".
Anche a me sembra che questo canone sia ormai stato abrogato per
desuetudine.
Si tratta infatti di una misura adottata con lo scopo di contrastare, con
provvedimenti più concreti che non la semplice condanna sul piano
dottrinale, un movimento ereticale che si era diffuso soprattutto nella
penisola iberica, i cui aderenti praticavano uno stile di vita improntato ad
un rigorosissimo ascetismo. I punti principali di questa dottrina erano già
stati condannati in precedenti concili, ma nonostante questo il movimento
annoverava ancora un discreto numero di seguaci.
E' un provvedimento severo, ma che si comprende se inquadrato nel contesto
storico-culturale del tempo.
Quanto all'affermazione di Silvia Ronchey secondo cui non mangiare carne è
un "peccato", credo che sia solo una sua opinione, ed anche inesatta. Per
*peccato* si intende sempre una violazione della legge di Dio, ma le
disposizioni contenute nei canoni non sono sempre e in ogni caso diritto
*divino*. E mi sembra abbastanza chiaro che qui si tratta solo di un
provvedimento "accessorio" rispetto alla condanna di quella dottrina sul
piano teologico, una misura che di per sé non ha nulla a che vedere con il
dovere, stabilito da Dio, di seguire un certo regime dietetico piuttosto che
un altro.
Ciao
Matteo
P.S. Silvia Ronchey si è sbagliata anche nel ricordare l'anno in cui si
svolse il concilio, che fu il 563, non il 557.
Sarebbe utile a molti Cattolici conoscere un pò più di storia romana e
molti quesiti come il Tuo nemmeno si porrebbero.
Ciao, Albe
Sent via Deja.com
http://www.deja.com/
Ringrazio cumulativamente tutti quanti hanno dato spiegazioni. Ritengo
pero' che, se tale norma e' fattivamente in disuso, sarebbe anche ora di
farla decadere "ufficialmente", proprio per evitare l'insorgere di equivoci
come quello di cui s'e' qui discusso.
Andrea
salo...@mediacomm.it
ICQ 57139752
> Riferisce Silvia Ronchey sulla "Stampa" del 18 Gennajo:
>
> "Non essere carnivori č considerato un vero e proprio peccato dalla chiesa
> cattolica. 'Se qualcuno si astiene dal mangiare le carni che Dio ha dato all
> 'uomo per nutrirsi, su di lui sia anatema', recita il tredicesimo canone del
> primo concilio di Braga, del 557, non rinnegato dalla Chiesa".
>
> --- fine della trascrizione ---
>
> Qualcuno ne sa di piu'?
>
> Andrea salo...@mediacomm.it ICQ 57139752
>
Sull'argomento in oggetto Avvenire del 19 gennaio fa lo "sgambetto" alla
Stampa e nel trafiletto viene lasciato intendere che il canone del concilio
di Braga č stato strumentalizzato. A tale proposito esiste un successivo
canone sancito dal concilio di Gangra (340 o 360) contro gli eustaziani. Nel
canone in questione, approntato contro i chierici priscillanisti, vengono
semplicemente diffidati tutti i seguaci di Eustazio da Sebaste, i quali non
si cibavano di carne per disprezzo della creazione, da essi considerata
malvagia. Ma, proprio come sostiene l'articolista de l'Avvenire, tutto si
esaurirebbe lě.
Saluti.
Enzo
[........]
> Ciao Andrea, penso che il canone sia caduto in disuso visto che
> personalmente conosco tanti monaci ed anche sacerdoti che non mangiano
> carne.
Al di la' del casoparticolare, e' strana questa idea che un Canone
della Chiesa possa cadere in disuso.
Niente cade in disuso nella Chiesa, e se non viene rispettato non e'
di fatto cancellato.
Gia' Ebbe San Pietro a sentirsi dire:
"non considerare immondo cio' che Gesu' ha riscattato" quando gli fu
presentata dal cielo una tovaglia imbandita.
Figura di una realta' della Chiesa universale certo, ma anche puo'
essere utile in questo caso particolare la riflessione che niente di cio'
che Dio ci ha dato e' male.
E che niente nella Chiesa cade in disuso e viene revocato per
inutilizzo.
[.......]
> Shalom Tiziana
Sia lodato Gesu' Cristo.
Antonio Casini
Beh, finchè persone come la Ronchey vorrano costruire discorsi e castelli di
idee prendendo una singola frase e decontestualizzandola, qualsiasi scritto
umano potrà essere *equivocato*.
ciao
**************daniele79************
Ringo Boys Group Sampdoria #14
"and if you're still feeling down
then maybe you need me around
to lift and scold you
to send you crashing alright now
maybe you need me around "
****************************************
[.........]
> A volte perň i canoni contengono semplicemente disposizioni (p.es.
> relative all'organizzazione interna della Chiesa, alla disciplina dei
> rapporti fra diversi soggetti, ecc.) che non rimandano ad una normativa
> divina e che sono di fonte esclusivamente 'umana'.
Tutto cio' che riguarda l'organizzazione della Chiesa, in quanto
corpo sacro di Cristo, e' divino.
E quando un Canone e' desueto sul serio, viene abrogato. Altrimenti
resta in vigore.
La religione cattolica, ci ha detto spesso il Papa (riportato anche
sull'Osservatore Romano) e' una Gerarchia non una democrazia.
E quindi non e' l'uso o le abitudini che fanno si' che una cosa
diventi valida.
[........]
> Naturalmente, perché
> ciň avvenga, debbono sussistere determinate condizioni previste dallo
stesso
> codice, anche per evitare che una norma scritta (ripeto, non di diritto
> divino)
Dove si nota la differenza, se tutto cio' che riguarda la
costituzione della Chiesa in se' riguarda il divino?
> resti di fatto inosservata solo perché qualcuno si mette in testa che č
piů
> conveniente cosě.
Se una norma e' da abrogare si abroga, lo hai detto tu.
E se non si abroga e' valida.
> Ciao
> Matteo
> Tutto cio' che riguarda l'organizzazione della Chiesa, in quanto
> corpo sacro di Cristo, e' divino.
La Chiesa è un'istituzione divina creata per volontà divina. Su questo non
ci sono dubbi. Tuttavia, quando si considera la Chiesa come ordinamento
giuridico, i canonisti hanno _sempre_ distinto fra due categorie di norme:
quelle di diritto divino, assolutamente immodificabili e non abrogabili
neanche dal Papa, che poggiano direttamente sulla Rivelazione divina o sulla
legge naturale (es. canone che definisce l'indissolubilità del matrimonio
canonico), e quelle di diritto 'umano', che sono modificabili e abrogabili,
e valide solo in quanto conformi al diritto divino (es. norme
sull'organizzazione della Curia Romana, sulle varie Congregazioni, ecc.).
> E quando un Canone e' desueto sul serio, viene abrogato.
Altrimenti
> resta in vigore.
Scusa se ti contraddico ma, in via generale, una norma ecclesiastica
(ripeto, che _non_ sia di diritto divino) può essere abrogata anche in forza
di una consuetudine contraria, purché tale consuetudine abbia certi
requisiti. Non è una mia opinione. Lo prevede il CDC.
> La religione cattolica, ci ha detto spesso il Papa (riportato
anche
> sull'Osservatore Romano) e' una Gerarchia non una democrazia.
>
> E quindi non e' l'uso o le abitudini che fanno si' che una cosa
> diventi valida.
Che la Chiesa Cattolica non sia, né possa essere, una democrazia, è
assolutamente vero. Ma questo non impedisce che l'autorità di vertice, ossia
il Pontefice (il quale riassume in sé quella che tecnicamente si definisce
'plenitudo potestatis'), possa espressamente approvare, e quindi attribuire
efficacia giuridica, ad altre fonti del diritto, oltre alla legge _scritta_.
Ed è quanto avviene con la consuetudine, prevista appunto nel sistema delle
fonti del diritto canonico dai canoni 23 ss. CDC. Questo non significa
affatto introdurre nel sistema il principio democratico della sovranità
popolare. Semplicemente il Pontefice, nella pienezza della sua sovranità,
ammette integrazioni o modificazioni del diritto vigente che provengono
anche dalla comunità dei fedeli. E' liberissimo di farlo, e questo non
confligge né con la Rivelazione, né con la Tradizione, né con la legge
naturale.
> [........]
> > Naturalmente, perché
> > ciò avvenga, debbono sussistere determinate condizioni previste dallo
> stesso
> > codice, anche per evitare che una norma scritta (ripeto, non di diritto
> > divino)
>
> Dove si nota la differenza, se tutto cio' che riguarda la
> costituzione della Chiesa in se' riguarda il divino?
La differenza è questa: il diritto divino, immutabile e sempre vigente, ha
la sua fonte nella Rivelazione o nella legge naturale, e compito della
Chiesa è quello di individuarne i precetti, renderli più chiari ed espliciti
(anche avvalendosi degli strumenti messi a disposizione dalla cultura del
contemporaneo, come è avvenuto per i vizi del consenso nel matrimonio
canonico) ed interpretarli in maniera autentica. Il diritto 'umano' consiste
invece di tutte quelle norme che la Chiesa, in quanto organizzazione
esistente nella storia, deve necessariamente darsi per poter svolgere in
modo efficace la sua funzione di governo, di insegnamento e di
santificazione. Queste norme, pur relative ad un'organizzazione che è in sé
divina, sono create dall'uomo, sono pertanto contingenti, modificabili e
abrogabili (in forza di una norma scritta successiva o di un uso contrario).
>
> Se una norma e' da abrogare si abroga, lo hai detto tu.
>
> E se non si abroga e' valida.
Senza alcun intento polemico, non ho espresso opinioni personali, ma ho solo
tentato di illustrare alcune nozioni di diritto canonico (non sono passati
molti anni da quando ho sostenuto l'esame all'università).
Ciao
Matteo