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NEWS - Un saluto a Don C. Sorgi

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salo...@mediacomm.it

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Nov 27, 1999, 3:00:00 AM11/27/99
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ADDIO A DON CLAUDIO SORGI, SACERDOTE
E GIORNALISTA: LA VOCE CRITICA DEI MASS MEDIA
E' morto ieri a 66 anni. Fu anche scrittore e studioso

Angelo Paoluzi, "Avvenire" del 24 Novembre

ROMA - Dopo lunga malattia è morto ieri al "Gemelli" di Roma monsignor
Claudio Sorgi, critico televisivo, a lungo collaboratore del nostro
giornale. Nato l'8 luglio 1933 a Milano, Sorgi è entrato nel Seminario
diocesano di Como ed è stato ordinato sacerdote a Lomazzo il 15 gennaio
1956. Vicario nello stesso centro fino al '58 e poi nella parrocchia urbana
di San Rocco fino al '61, è stato anche cappellano dell'orfanotrofio comasco
Rimoldi sino al '63, quando si è trasferito a Roma. Qui la sua competenza
massmediale l'ha portato a essere negli anni direttore della "Rivista del
Cinematografo", segretario di redazione dell`"Osservatore Romano",
conduttore delle rubriche televisive "Ottavo giorno" e "Misteri" (Rai) e "Le
frontiere dello spirito" (Canale 5), direttore della rivista "Popoli e
missione". Ha anche scritto libri di successo (su tutti "Faccia da prete").
Tra gli altri incarichi, era consulente del Pontificio Consiglio per le
comunicazioni sociali. La camera ardente è stata allestita
al Policlinico Gemelli.

Parlare di un amico appena scomparso è la testimonianza più difficile per un
giornalista allenato a oggettivare i fatti e spesso anche i sentimenti.
Poterlo fare restituendo il quadro di un sodalizio che si è esteso per oltre
venticinque anni (e che si prolunga in una diversa dimensione, è vero, ma
sempre "altra"), poterlo fare è un privilegio, sia pure duro e doloroso.
Molti hanno conosciuto don Claudio Sorgi, spentosi ieri dopo una malattia
incattivitasi nelle ultimi settimane. Lo hanno conosciuto come critico
cinematografico, come collaboratore di questo giornale in alcune rubriche
del passato e nelle sue più recenti cronache televisive, come protagonista,
conduttore e ospite di fortunate trasmissioni sul piccolo schermo
("Frontiere dello spirito", "Ottavo giorno", "Misteri"), come scrittore
(ricordiamo, fra la decina dei suoi libri, il fortunato "Faccia da prete",
"Il mondo cresimato", "Le ali non sono di rigore", "Il padre"), come
insegnante di teologia e pastorale della comunicazione nella Pontificia
Università Lateranense ed esperto di comunicazioni sociali, come giornalista
a tutto servizio in quanto segretario di redazione de "L'Osservatore Romano"
e cronista di diversi viaggi del Papa, e direttore a suo tempo della
"Rivista del Cinematografo" e, sino alla morte, per tredici anni, del
mensile "Popoli e Missione".
E non sono pochi quelli che lo rammentano come prete, con un impegno più
nascosto, personalizzato, in una pastorale dell'immediato, del rapporto
diretto di cui testimonia, fra l'altro, il cordoglio di tanti che da lui
hanno ricevuto consolazione, conforto, ascolto e consigli.
Comunicatore e giornalista, per vocazione e a tempo pieno, era curioso di
nuove esperienze culturali che traduceva non soltanto in termini di
informazione e di educazione, ma anche e soprattutto di impegno da
trasformare in testimonianza (qualche lettore di questo giornale ne avrà
conservato memoria). A molti di noi mancheranno gli incontri, le
conversazioni attorno a una tavola, quando raccontava le sue esperienze
professionali, intellettuali e quotidiane, o dialogava da amico attento - ne
ho fatto esperienza - fuori dal quadro professionale.
Lavorare con lui era al tempo stesso piacevole e difficile. Non rari gli
scontri (sul lato umano qualche stizza, qualche vanità, qualche caparbietà:
ai morti si deve la verità), anche con le persone a lui più vicine e in
sintonia, sui massimi princìpi o sui dettagli marginali. Ma allo stesso
tempo la consapevolezza (chi scrive ha collaborato a stretto contatto
con lui per dodici anni) di aver a che fare con un competente,
con un professionista dalle lucide intuizioni e dalle prospettive
sul lungo termine.
Resta sempre un sapore di cenere in bocca nel redigere l'elogio postumo di
un amico per il quale si aveva stima e affetto. Con il quale si
condividevano alcuni amori, dai classici della musica ai grandi della
letteratura; e una passione, la poesia. E su questo vorrei concludere con un
ricordo, un omaggio con il cuore che duole.
Don Claudio aveva raccolto in una plaquette dal titolo "Ventiquattro poesie"
altrettanti componimenti dal 1954 al 1983, tutti improntati a un solido
senso di fede senza scadere nella clericalità. Una di quelle poesie, "Prete,
mormora speranza", era stata letta una sera in un ristretto gruppo di amici.
La memoria di quell'incontro è tanto forte che, a mo' di preghiera, e come
ideale epitaffio, mi piace riproporla nella sua interezza:

Tu sei colui
al quale si chiede il prodigio
di essere segno.
Il mistero
il diverso
il cielo e la terra.
Avrai
amore e disprezzo.
Albero sulla duna
sei solo un prete.
Coscienza di logos
senso del tempo,
hai vinto
tradito.
Sgomento e presunzione
ti hanno lacerato: resta.
Chiedi chi tu sia
e sei persino prete.
Mormora speranza.

Con questa speranza, e con questa coscienza, si è spento
un maestro e un amico, don Claudio Sorgi.

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Trascritto da Andrea
salo...@mediacomm.it


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