Google Groups no longer supports new Usenet posts or subscriptions. Historical content remains viewable.
Dismiss

Un giurista cattolico

121 views
Skip to first unread message

donquixote

unread,
Jul 14, 2006, 3:12:55 PM7/14/06
to
Avvenire
Cattedra & toga
Era il «galantuomo del diritto», l'«avvocato professore». Da oltre 20 anni
docente di diritto penale alla Università Cattolica, Federico Stella si è
spento domenica a Milano; i suoi funerali saranno celebrati questa mattina
nella basilica di Sant'Ambrogio. Tra i maggiori giuristi italiani, Stella si
era occupato di alcuni processi-chiave degli ultimi decenni, dal crollo
della diga di Stava, in cui aveva assistito i familiari delle vittime, a
Porto Marghera, da Tangentopoli alle scalate bancarie.

Corriere della Sera
Titolare per più di vent'anni della cattedra alla Cattolica, è stato il
punto di riferimento per tre generazioni di penalisti
Addio a Federico Stella, il «galantuomo del diritto»
È morto a Milano. Da difensore dell'Eni fu protagonista di Mani Pulite:
convinse decine di manager a confessare
MILANO - La giustizia italiana perde «il galantuomo del diritto». Federico
Stella, «l'avvocato professore», si è spento l'altro ieri alla clinica
Humanitas. «Quelli come te non muoiono», gli ha scritto un amico nella prima
delle tre colonne di necrologi pubblicati ieri dal Corriere . «Hai
combattuto da par tuo contro l'ultima ingiustizia. Non dimenticheremo mai la
tua forza, la tua rettitudine morale e intellettuale, la tua tenerezza e il
coraggio di rilanciare sempre, volando alto», è il ricordo dedicatogli dalla
moglie, dai figli e nipoti che hanno accompagnato il suo «lungo, doloroso e
infine rassegnato calvario». Profondamente cristiano, il professore ha
lasciato ai suoi familiari una citazione di fede e di speranza: «Se non
dovessi tornare, sappiate che non sono mai partito». Titolare da più di vent
'anni della cattedra di Diritto penale all'università Cattolica di Milano,
Federico Stella è stato uno dei più grandi avvocati e giuristi italiani. Il
suo insegnamento ha influenzato tre generazioni di penalisti e tra i suoi
allievi si contano i protagonisti di tutti i più importanti casi giudiziari,
da Val di Stava a Tangentopoli, da Porto Marghera alle scalate bancarie.
«Per me era come un padre: il maestro di una vita - ricorda commosso Mario
Zanchetti, l'avvocato che l'anno scorso ha avuto per primo il coraggio di
denunciare le scorrerie finanziarie del banchiere Fiorani e dei suoi potenti
complici -. Con lui mi sono laureato nel 1984, a lui devo tutta la mia
carriera professionale. La grandezza di Federico Stella è unica: era un vero
professore universitario e un vero avvocato, che è riuscito come nessun
altro ad accostare e combinare la ricerca scientifica e la professione».
Tra i tanti processi che lo hanno impegnato come difensore o come parte
civile, sempre rispettato anche dai magistrati, il professor Stella restava
«affezionato» soprattutto al difficilissimo dibattimento per la strage
colposa in Val di Stava.
Aveva accettato di assistere i familiari delle vittime dello storico crollo
della diga benché consapevole che tutti i precedenti gli erano contrari. «Il
professore riuscì a cambiare la giurisprudenza della Cassazione - ricorda
Zanchetti - portando la Suprema corte a condividere l'impostazione del suo
libro del 1973 sul nesso di causa-effetto nei reati colposi. Ha scritto
molte altre pubblicazioni, come tanti dottori, ma i suoi lavori sul rapporto
di causalità e il suo testo del 2001 su "giustizia e modernità" sono e
resteranno fondamentali per chiunque voglia capire il diritto». A ricordarlo
sul Corriere di ieri sono i più importanti avvocati e giuristi italiani: tra
gli altri, penalisti come Dinoia, Mucciarelli, Diodà, Moro Visconti,
Severino, Arata, Cammarata, Alecci, Brusa e Tosoni, maestri di diritto
societario come Guido Rossi e Alberto Alessandri, giuristi come Dolcini e
Marinucci, Fornari e Paliero.
Come difensore dell'Eni, Federico Stella è stato anche un protagonista
assoluto di Mani Pulite e ha pagato a caro prezzo la sua integrità morale.
Nel '93, quando Stella convinse decine di manager a confessare e ripulire
dalla corruzione il colosso petrolifero, che proprio allora si trasformò da
pozzo di debiti in miniera di profitti per lo Stato, l'avvocato galantuomo
fu bersagliato da falsi dossier, intercettazioni manipolate e
denunce-trappola, che poi risultarono tutte manovrate (e perfino «comprate»
con pagamenti in nero) da quegli stessi politici e faccendieri poi
condannati per le tangenti e i fondi neri. A ricordare la sua «rettitudine e
passione per la giustizia» non a caso sono anche manager come Franco Bernabè
e Vittorio Mincato. Nel settembre '94 Stella fu il primo ispiratore del
«progetto di Cernobbio»: una soluzione giuridica per Tangentopoli, firmata
da quattro avvocati-professori, che avrebbe potuto evitare all'Italia un
altro decennio di corruzioni, scandali e veleni permanenti tra politica,
affari e giustizia. Alla scienza giuridica ha dedicato tutta la sua vita, ma
il suo ultimo libro, purtroppo, uscirà postumo.

Stralci tratti dal Convegno "Il Raptus, un'assenza che ne compone molte
altre" svoltosi il 9 giugno 2001 a Milano-Auditorium San Fedele

Aparo:
Per sfruttare al meglio la presenza del professor Stella, che ha comunicato
di dovere andar via presto, preferisco anticipare quella che consideravo la
seconda parte della scaletta...
Comincerei così, senza preamboli.
Siamo in tribunale; un giudice deve decidere se un omicidio è stato commesso
durante un raptus oppure no; l'assassino non prefigurava alcun vantaggio
possibile dalla morte della vittima, non mirava a soldi, non a potere, non a
fama.
La prima domanda suona quindi così:
"Che cosa lo ha mosso ad uccidere? Quali possono essere i moventi di un
delitto non premeditato?"
e, se al professor Stella la domanda va bene, la rivolgerei proprio a lui.

Stella:
Io vorrei rispondere ma non vorrei affrontare questo tema così..... forse
più utile per la discussione che verrà dopo. Vorrei inquadrare il momento:
quando parliamo di raptus usiamo un termine un po' convenzionale che evoca
situazioni che sono quotidianamente sotto gli occhi di tutti. Chi non pensa
ai fatti di Novi Ligure o analoghi?
Io tralascerei la definizione di raptus; la lascerei poi ai colleghi
presenti, anche perché non credo alle definizioni. Non credo alle nozioni,
non credo soprattutto alle nozioni e alle classificazioni della psichiatria
e delle scienze psicopatologiche.
Penso che sul piano delle definizioni e degli incasellamenti nosografici non
faremo mai un passo avanti; se le scienze psicopatologiche non si renderanno
conto di questo, non riusciremo mai a fare dei passi avanti.
Io sono molto scettico sulla possibilità che a questo tipo di domande
riescano a dare una risposta gli studiosi di psicopatologia. Noi abbiamo
studiato molto questi problemi; la Bertolino l'ha studiato a fondo; questa
mia opinione, sulle scienze psicopatologiche non è di oggi, è maturata nel
corso di tante esperienze e di tanti studi.
In sostanza, si tratta di questo:
Oggi la psicopatologia e i periti del Tribunale non sanno più quale sia la
differenza tra capacità di intendere e di volere e incapacità di intendere e
di volere.
Dopo l'avvento, da tutti conosciuto, dell'antipsichiatria e dei noti
movimenti, le impostazioni tradizionali sono state abbattute: ne è venuto
fuori un quadro molto difficile anche per il Diritto Penale; se voi pensate
che nel Diritto Penale tutto si basa sul concetto di imputabilità, cioè sul
concetto di capacità di intendere e di volere, e che proprio questo concetto
è svanito.
E quindi, le perizie che vengono fatte in Tribunale sono perizie che
lasciano il tempo che trovano; sono, diciamo, fatte sicuramente al meglio,
da questi esperti interpellati dal giudice, però con i limiti che sono dati
dalle proprie scienze. E voi sapete che ci sono grandi limiti, proprio sul
terreno epistemologico, perché proprio le scienze psicopatologiche sono
state accusate, indicate, come "le non-scienze".
Tutta la filosofia popperiana ha questo significato: una scienza è tale se i
suoi asserti sono verificabili/falsificabili. Le scienze psicopatologiche
hanno enunciati che non sono falsificabili, quindi non sono scienza.
Con questo problema di fondo, che noi, come studiosi e come pratici del
processo penale abbiamo; con questa considerazione, che l'imputabilità - il
fondamento del diritto penale - è una finzione, in sostanza, è partendo da
questo che io già sono curioso di vedere, poi, cosa che diranno poi gli
esperti psichiatri che sono presenti qua

Aparo:
Gli studenti hanno bisogno di alcuni punti fermi, dai quali poi.....

Stella:
I punti fermi si cominciano ad avere quando si è consapevoli della
situazione..... Se noi vogliamo avere dei punti fermi per rassicurarci,
allora questo non è il mio posto. La strada della rassicurazione è la strada
che porta ad effetti devastanti. Noi dobbiamo guardare in faccia la realtà.
Allora, il primo problema che io pongo, è proprio questo: i limiti delle
scienze psicopatologiche nella comprensione di questi fenomeni.

Aparo:
Per andare incontro agli studenti e al programma, abbiamo prima bisogno di
individuare dei punti, non per onorarli o per adorarli, ma per indicare ciò
che ci preme problematizzare.....

Stella:
Guardi, in generale, io non ritengo che le scienze psicopatologiche possano
darci una comprensione di questi fenomeni.
Che cosa è in gioco? E' in gioco tutto. Io penso che alla fine dobbiamo
spostarci su un altro livello. I fenomeni che si stanno verificando - che
voi chiamate raptus - non sono nient'altro che la punta di un iceberg, sono
espressioni di una esplosione di "male".
E' qui, che dobbiamo concentrare la nostra attenzione. Mi viene in mente la
Arendt quando parla di "esplosioni collettive di male"; lei dice "si tratta
di un male banale".
Se voi riflettete, la cosa che più colpisce, di questi fatti, è la loro
banalità, il loro aspetto banale. Cioè si ha quasi l'impressione che, per
coloro che compiono questi fatti, si tratti di ordinaria amministrazione, è
questo che raggela.
Come accadeva con le esplosioni collettive di male sotto il nazismo: il
giardiniere del campo di concentramento che viveva beato facendo il
giardiniere..... E questo è un tema infinito, sul quale peraltro nessuno
riflette mai abbastanza........
La spiegazione che do io è che, queste esplosioni individuali di male, ora
come allora, sono il segno di una perdita della coscienza delle cose.
E qui arriviamo al punto - che è la mia diagnosi personale, ma che è
condivisa dai maggiori studiosi di oggi di problemi della coscienza- i
ragazzi che oggi uccidono il padre o la madre in un raptus in che situazione
si trovano?
E' chiaro che si trovano in una situazione di perdita di coscienza di quello
che stanno facendo, ed è su questo che deve appuntarsi la nostra
riflessione.
Questa perdita di coscienza, a che cosa è dovuta?
E qui, sì, c'è un punto fermo: è chiaramente dovuta alla situazione
spirituale del nostro Paese e più in generale della civiltà occidentale;
sono società che vivono di illusioni, una società che dice ai giovani "voi
dovete inseguire queste illusioni" che sono le illusioni del successo, del
benessere, del consumismo, del sesso etc. questo è il modo con cui vengono
cresciuti i nostri ragazzi.
Sono illusioni, e i nostri ragazzi crescono, non si interrogano sul senso
della vita e sul senso delle cose che si fanno. Io inizio sempre l'anno
accademico chiedendo ai ragazzi: che cosa fate davanti a me? Che senso ha
che voi siate qui? Non sono abituati, a rispondere a queste domande, i
ragazzi, ad avere una coscienza di sé e delle cose che fanno perché vivono
in superficie, inseguendo questi miti e queste cose...
E allora: è esattamente questo, che gli studiosi oggi più all'avanguardia
del settore ci dicono: guardate che se non c'è un cambiamento di paradigma
in cui si riaffermi di nuovo, nei fatti, il primato della coscienza, cioè
della consapevolezza del senso reale delle cose che si fanno, la civiltà ha
davanti a sé il baratro.
E qui non abbiamo alibi, nessuno di noi, perché tutti noi partecipiamo a
questo tipo di società, costruita con quelle illusioni e con il mito del
benessere e vi partecipiamo anche senza far nulla: qui, sì, siamo
responsabili tutti se non innestiamo, se non riusciamo ad innestare - prima
di tutto nelle famiglie e poi nelle scuole, ma in generale nella comunità
scientifica - se non innestiamo i presupposti per questo cambio di
paradigmi. I nostri ragazzi devono crescere consapevoli, interrogandosi sul
senso delle cose che si fanno.
Perché una volta non si verificavano queste esplosioni di male? Il
ragionamento può sembrare banale, però è vero. Perché eravamo abituati a
riflettere su noi stessi, avevamo una maggiore coscienza delle cose, del
senso delle cose; perché c'erano le famiglie di un certo tipo, i preti che
ci facevano meditare, ci facevano fare gli esercizi spirituali; oggi tutto
questo è sparito, c'è un vuoto pauroso e le cose andranno sempre peggio se
la nostra società non troverà in sé gli anticorpi per sopravvivere, perché
questa è la situazione che segna la fine della nostra società.


0 new messages