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Miguel Martinez
UNA SPOSA, DUE TESTIMONI DI NOZZE E IL TERRORE
1 aprile 2004, al telegiornale. Nell'ora cruciale, in cui ci viene
rappresentato lo spettacolo del mondo.
Il teatro della Prima Notizia. L'esibizione del trionfo.
Una forte luce solare illumina la scena. Ai lati, due uomini
muscolosi. Entrambi sono mascherati. Forse non è la cattiva coscienza,
come si dice fosse una volta per i boia. È solo per ricordarci che il
dominio è pervasivo, ricambiabile, e non può avere volto.
Davanti, una macchina della polizia. Nei vetri, si vede specchiato un
elicottero che deve essere molto vicino: nera potenza nel cielo.
E al centro c'è lei, la sposa senza abito bianco, tenuta stretta dalle
due maschere. Minuta, il cappuccio della giacca a vento che le copre
la testa. Anche così, da qualcosa nella maniera in cui tiene la testa,
la riconosco. Mi sembra di vedere i suoi occhi chiari. Quasi che
attraverso lo schermo, al di sopra delle pale rombanti
dell'elicottero, sotto il suo cappuccio, potessi afferrare le sue
battute, le sue risate, la maniera inconfondibile, insieme smarrita e
ironica, con cui lei sa cogliere l'assurdo di questo mondo.
Perché quella che gli uomini mascherati stanno portando via, è una mia
amica, Maria Grazia Ardizzone, colpevole, dice il mandato di cattura,
di aver contratto
"matrimonio con Er Avni allo scopo di favorirne l'insediamento sul
territorio italiano e sottraendolo al pericolo di espulsione dal
territorio dello Stato."
Assieme a lei, hanno portato via altre due persone che per me sono
innanzitutto amici: Moreno Pasquinelli e Alessia Monteverdi. Tutti e
tre militanti di Direzione 17. Si tratta di un'organizzazione molto
attiva nella politica locale umbra, associata a una federazione
internazionale di organizzazioni chiamate il Campo Antimperialista, di
cui Moreno Pasquinelli è il portavoce internazionale.
L'imputazione: "partecipazione ad associazione con finalità di
terrorismo anche internazionale e di eversione dell'ordine
democratico".
E cioè? I tre avrebbero fornito a un giovane turco, di nome Avni Er,
domicilio, schede telefoniche e un lavoro. Stando ai capi d'accusa, il
turco avrebbe usato proprio una di quelle Sim card per rivendicare un
attentato (incruento) in Turchia.
Il mio primo telefonino mi fu regalato da una famiglia Rom: per loro
fortuna, non l'ho mai usato per commettere reati, ma avrei sempre
potuto…
Ma l'accusa più grave contro Moreno e Alessia sarebbe quella di avere
svolto "insieme a Moreno Pasquinelli funzioni di testimone al
matrimonio" tra Maria Grazia Ardizzone e Avni Er.
Visto che c'erano, gli agenti della DIGOS hanno anche sequestrato due
siti web: www.voceoperaia.it, il sito di Direzione 17 e
www.iraqlibero.net, il sito dei Comitato Iraq Libero di sostegno alla
resistenza irachena. Siti che di Turchia non parlano, ma che, secondo
l'accusa, sarebbero colpevoli di "aver divulgato" le attività di un
gruppo turco di estrema sinistra, il DHKC.
Arrivati in carcere, a Rebibbia, gli arrestati hanno chiesto di
parlare con i loro avvocati. Un diritto che spetta a qualunque mafioso
o pedofilo. No, la legge 270-ter prevede che i detenuti rimangano per
cinque giorni senza alcun contatto con i propri legali. Sono sicuro
che questi specifici detenuti saranno stati trattati correttamente, ma
è chiaro che una norma del genere lascia un detenuto in balìa di tutto
ciò che i suoi custodi riescono a escogitare.
Per protestare contro una legge così assurda, Moreno, in isolamento e
senza ora d'aria, ha deciso di iniziare uno sciopero della fame - a
base di acqua e zucchero - da portare avanti fino al momento in cui il
tribunale del riesame deciderà se confermare gli arresti.
Non conosco i due arrestati turchi. Conosco invece tutti e tre quelli
italiani, e in particolare Moreno. Siccome Moreno viene descritto, da
sei mesi a questa parte, un giorno sì e l'altro pure, come l'uomo più
pericoloso d'Italia, mi sembra importante dire qualcosa sul piano
umano.
--Gli estremisti e il rivoluzionario--
Moreno non è un estremista.
Non amo gli estremisti. Esiste un discreto numero di persone nel
nostro paese, che si rifanno alle idee più varie - possono essere
cristianisti o marxisti o razzisti o testimoni di Geova o fallaciani -
che traggono un'enorme soddisfazione dall'avere ragione, e che portano
un odio feroce verso chi ha torto. Ogni volta che li sfiora un accenno
di dubbio, tornano ai vecchi parametri per rassicurarsi, per maledire
i traditori e ritrovarsi nel calore della propria tribù.
Moreno è l'esatto contrario. Una vita intera dedicata gratuitamente a
quella che chiamano politica, certamente; ma con un cervello che
riflette in maniera incessante, una capacità insolita di ascolto, una
libertà di fondo che gli permette di cambiare idea e assolutamente
nessun odio. Allo stesso tempo, è un uomo estremamente passionale ed
energico, con un pensiero che corre più veloce della tastiera.
Su una rocciosa base contadina di pastasciutta e vino, la faccia da
brigante calabrese, con sorprendenti capacità artistiche, a ragionare
furiosamente su Cartesio e Marx, a viaggiare nei luoghi remoti e
scomodi del mondo, a immergersi nella lettura per carpire i segreti
della riforma protestante o a raccontare con ironia le storie degli
incredibili gruppi settari dell'ultrasinistra che aveva conosciuto da
vicino.
No, Moreno non è un estremista. È un rivoluzionario, nel senso di una
persona totalmente aliena da un mondo folle.
Il contesto di Moreno è quello strano mondo che in genere viene
chiamato l'estrema sinistra, che c'entra poco o niente con la
"sinistra" di Nanni Moretti o dei libertari e/o libertini.
--Parole vane e parole come sassi--
L'estrema sinistra è un mondo di teorie universali, gigantesche e
feroci discussioni sui massimi sistemi, progetti di redenzione
planetaria, scritti da individui senza alcun potere di incidere, su
fogli che vengono letti da alcune decine di persone e poi
ingialliscono, per essere alla fine buttati. Tanto convinti sono gli
autori di quei testi di avere sulle spalle il destino dell'umanità, da
maledirsi incessantemente a vicenda per ogni minima deviazione.
Eppure, qualunque cosa facciano, il loro agitarsi resta vano, per cui
potrebbero concedersi qualunque deviazione.
Il mondo che conta non si cura delle dispute dell'estrema sinistra,
come non si cura di quelle tra i seguaci di Monsignor Lefèbvre e i
sedevacantisti (se non sapete chi sono, non fate altro che confermare
quanto ho appena detto).
Eppure Moreno, ex-Potere Operaio, ex-Quarta Internazionale, ex-Gruppo
Bolscevico Leninista, ex-Gruppo Operaio Rivoluzionario, attualmente
Direzione 17 e Campo Antimperialista, è diventato uno scandalo
mondiale. Se cercate "Moreno Pasquinelli" su Google, troverete insulti
contro di lui su blog americani e articoli in lingua vietnamita. E
questo da diversi mesi prima del suo arresto.
Poiché Moreno non ha mai sparato a nessuno e non ha una lira, ad avere
sconvolto il pianeta è evidentemente quello che ha detto. E qui sorge
un problema: come spiegare quello che dice Moreno?
Moreno parla marxista, io no, e né io né lui possiamo cambiare questa
realtà. Nel contatto diretto, il tono della voce, gli esempi, le
domande e le risposte permettono di comunicare perfettamente; ma nello
scritto, i nostri stili sono troppo diversi, e ogni traduzione da
parte mia rischia di diventare un tradimento. E siccome la maggior
parte dei suoi scritti sono sul sito voceoperaia, e quel sito è stato
chiuso dalla DIGOS, non posso nemmeno invitarvi a leggere ciò che dice
lui.
Permettetemi quindi di travisare i punti fondamentali di quello che
dice Moreno, a modo mio.
* Molti gongolano per il capitalismo globale e trionfante,
pensando che porterà il mondo all'unità - e dietro questo c'è un non
detto che accomuna gli iperliberisti a molti marxisti, il sogno della
superiorità occidentale, che poi si trasformerà in un meraviglioso
mondo nuovo: così com'è, per i primi, dopo la rivoluzione per gli
altri.
E se invece fosse il puro orrore, la barbarie della
mercificazione planetaria accompagnata dal saccheggio e dalla guerra
universale? Certo, questo si chiama capitalismo, ma il capitalismo
oggi ha un cuore. Una nazione che controlla insieme il potere
economico, quello militare e quello spettacolare: gli Stati Uniti, che
si sono lanciati in una guerra imperialista contro il mondo intero.
* Tutto il sistema si regge sullo sfruttamento dell'ottanta
percento del mondo che non è né USA né Europa. E alla fine, la vera
rivoluzione verrà da lì. Prenderà le forme che quei popoli le daranno,
a prescindere dalle nostre pie intenzioni. Le rivolte islamiche,
oppure il militare Chávez che di Marx non ha mai letto una riga, ma
che ha creato le basi minime di giustizia sociale nel suo paese, sono
le forme reali che la ribellione assume nel mondo. Possiamo lavarcene
le mani con la nostra arroganza occidentale, e dire che non
accetteremo nulla che non sia perfettamente conforme al pensiero
marxista. In nome del laicismo occidentale, possiamo sputare sui
miliardi di esseri umani che mescolano religione e speranza di
riscatto. Oppure, possiamo comunque dare loro una mano.
* Oggi, dove passa la guerra tra sfruttatori e sfruttati? La sede
privilegiata non sono le nostre fabbriche, non sono le aule dove si
decide quanto abbia rubato Berlusconi. Sono le strade polverose e
senza fogne dell'Iraq, dove l'esercito più potente di tutta la storia
umana si trova davanti alla resistenza di persone antiche e povere,
lontanissime da tutto il complesso del perbenismo dell'Europa del
terzo millennio. Se gli USA vincono in Iraq, potranno attaccare
chiunque, ovunque e in qualunque modo. Per questo, la resistenza
irachena è anche la nostra.
--Un enorme alano e molti fascisti immaginari--
Tutte riflessioni, quasi di buon senso. C'è il fuoco acceso nel
camino; l'enorme cucciolo di alano, che Moreno aveva trovato in mezzo
alla strada e che non si rende conto ancora delle proprie dimensioni,
cerca di farsi prendere in braccio. In lontananza, al calare del sole
che ricorda i quadri dei grandi pittori del Rinascimento, il castello
alle fonti del Clitunno.
Eppure, una visione del genere minaccia alla base lo stato delle cose,
e quindi fa molta più paura di tutto il cosiddetto "terrorismo", di
qualunque matrice. Ma fa paura anche agli imprenditori politici sia
della sinistra che della destra, il cui potere dipende
dall'esasperazione delle divisioni, dalla mitizzazione dei nemici:
anche loro, in fondo, sono legati allo status quo.
Per questo, Moreno è diventato l'oggetto di una forma di isterismo
collettivo, di cui non ho mai visto l'equivalente in tutta la mia
vita. Una parte di questa storia l'ho già raccontata, riferendomi a
uno "psicodramma nazionale"; e francamente credo di aver indovinato il
titolo.
Ogni criminalizzazioni si basa sempre sulla malafede, Moreno è stato
attaccato dapprima per una questione del tutto secondaria: è stato
chiamato "amico dei fascisti". Avendolo isolato con questo pretesto da
gran parte della sinistra, si è potuto poi accusarlo di essere un
"terrorista", o addirittura il coordinatore di tutti i terroristi del
mondo, e infine arrestarlo.
Un tempo ero più ottimista; oggi so per amara esperienza che è
perfettamente inutile ragionare con chi è pazzo o in malafede
assoluta. Comunque, per chi non lo fosse, voglio precisare alcune cose
sulla questione dei "fascisti".
Moreno, se fosse vissuto nel 1921, sarebbe certamente stato un Ardito
del Popolo, a combattere le squadre di Benito Mussolini; nel 1936,
sarebbe stato un combattente in Spagna o in Etiopia contro i fascisti.
Mentre tutti i diffamatori conformisti che oggi lo attaccano, anche
allora sarebbero stati diffamatori conformisti. Moreno oggi combatte
senza esitazione contro i razzisti, contro chi perseguita gli
immigrati, che si tratti di giovanotti di Forza Nuova o di seguaci
altolocati di Oriana Fallaci.
Il problema è che Moreno non crede alle tribù e non è un razzista. Per
capire perché, distinguiamo tra l'antifascismo, che è (o fu) una cosa
seria, e il mondo che possiamo chiamare degli Antifa, per usare un
termine in uso oggi in Germania.
Esiste un'area dell'estrema sinistra che dedica la maggior parte del
suo tempo a stilare liste di proscrizione di "fascisti". In questo,
non c'è interesse per le idee. Ad esempio, il razzismo genocida di
Oriana Fallaci, che viene promosso su Panorama, il Corriere della Sera
e la Rai, non interessa affatto a questo genere di "antifascisti". A
loro interessa solo il diciassettenne bocciato a scuola che disegna
svastiche sulle panchine.
Questo tipo di antifascismo non differisce strutturalmente
dall'antisemitismo di epoche passate. Il nemico non è un'ideologia,
rispetto alla quale ognuno può prendere posizione. Il nemico è "il
fascio", cioè uno specifico essere umano, in genere tale semplicemente
perché nato in una famiglia di ammiratori di Mussolini. Il "fascista",
per i cultori di questo tipo di psicosi, è tale, irrimediabilmente, a
vita, ed è colpevole collettivamente di ogni delitto mai commesso da
qualunque altro "fascista" nel corso della storia. Ogni azione del
"fascio" è schifosa e immorale: è un "personaggio", un "losco figuro",
nel gergo antifa. Se il "fascio" non cambia idea, è un nemico; se la
cambia, è un infiltrato, e quindi ancora più pericoloso. Sono del
tutto irrilevanti le sue idee o le sue trasformazioni, tutte rubricate
sotto la voce di "trascorsi".
Se ci si pensa bene, questo genere di antifascismo ha come unico
sbocco logico lo sterminio.
Si penserebbe che questi antifascisti dedichino gran parte del loro
tempo a combattere gli eredi di Mussolini che stanno attualmente al
governo. Nient'affatto, perché un Fini o un Urso sono troppo in alto.
Come i tifosi della Roma o della Lazio, i veri nemici non sono quelli
che contano, ma quelli cui puoi strappare la sciarpa.
--Un masso al collo e giù nel fiume--
Moreno non ha nulla a che fare con questa mentalità. Quindici anni fa,
mi raccontava, quando lui ancora credeva nella missione storica della
classe operaia, il suo gruppetto di trotzkisti si svegliava prima
dell'alba per distribuire volantini davanti alle acciaierie di Terni.
Era nata una sorta di cauta amicizia con un sindacalista della CISNAL,
il sindacato "fascista". Un uomo onesto, che a differenza del
rappresentante della CGIL si rifiutava di firmare i contratti
capestro, e non prendeva soldi dai padroni. Da lui, i compagni di
Moreno venivano a sapere dall'interno quello che succedeva nel
consiglio di fabbrica.
Quel sindacalista, operaio da una vita, aveva una figlia
tossicodipendente. E un figlio, che un giorno morì in un incidente
stradale.
Così il fascista si legò un masso al collo e si gettò dentro un fiume.
Voce Operaia, il giornalino di Moreno, pubblicò un sobrio ma
rispettoso necrologio. E venne travolto da un'ondata furiosa di
insulti antifa, che non è mai cessata da allora.
È con questo spirito che Moreno si è rifiutato di demonizzare le
persone, solo per la loro provenienza. Ha guardato le persone per
quello che sono e per quello che fanno, non per una parola che
potevano aver detto anni prima. La radice di questo atteggiamento sta
nei due poli opposti del suo carattere. Da una parte, la naturalezza
un po' campagnola e un po' coatta, per cui ciò che conta non sono le
etichette, ma la sostanza; dall'altra, l'esperienza di un mondo
infinitamente più grande di quello in cui navigano gli psicopatici
dell'ultrasinistra. Chi è stato in Afghanistan, non può più diventare
isterico per le sciocchezze provinciali italiane. Il fatto che lui non
consideri nessun essere umano peggiore per natura di un altro, che
guardi più a quello che si può costruire insieme che a colpevolizzare
per sempre le persone per il loro passato, è diventato il principale
capo d'accusa contro di lui: "amico dei fascisti".
Se Fassino stringe la mano al primo "fascista" al potere dal 1945, un
"fascista" che ha coinvolto l'Italia in una guerra omicida, nessuno
dice niente. Se Moreno Pasquinelli, in un appello con duemila firme,
accetta anche la firma di una persona tranquilla, che non vuole la
guerra, non è razzista, ma è convinta in buona fede che Mussolini
avesse fatto una buona legislazione sociale, si scatena il pandemonio:
è l'alleanza rossobruna.
--Il Pinocchio d'Egitto dichiara guerra a Moreno---
La follia degli Antifa si sposa perfettamente con il bisogno del
potere di annientare la proposta di Moreno. Chi conta davvero non si
preoccupa certamente del "firmatario fascista"; ma sa cogliere
l'occasione al volo.
Perché loro, come Adamo, possiedono il potere di definizione, di dare
il nome alle cose, di farci vedere il mondo come vogliono.
Anziché nascondere Moreno, gli danno un'improvvisa importanza. È una
sorta di vaccinazione: si cerca di tirare fuori, alla luce del sole,
la teoria più pericolosa sorta negli ultimi decenni, ma demonizzandola
come complotto islamonazicomunista: Moreno è un comunista; Moreno è
antifascista, ma non odia "i fascisti"; Moreno rispetta anche chi non
è "occidentale".
Ora, in un mondo a compartimenti stagno ben definiti, chi è di
"sinistra" odia i "fascisti" e diffida dei musulmani; chi è di
"destra" odia i comunisti e i musulmani; i musulmani tacciono e
tremano di paura; quindi con il complotto islamonazicomunista si crea
per reazione una meravigliosa unione tra tutti i cristiani, marxisti e
reazionari del puro Occidente, contro il mostro inafferrabile, oscuro
dell'Altro, incerto come sono incerte la vita e la morte e il nostro
destino, cioè le cose che vorremmo domare e che non controlleremo mai.
Riflette enormi e profonde patologie del nostro essere quella frase
mille volte sentita in questi mesi: "l'ambiguo Campo Antimperialista."
È dall'autunno del 2003 che la stampa italiana, e persino
internazionale, lo attacca incessantemente. È un vortice di follia,
che culmina dopo la strage di Madrid, quando Magdi Allam, il Pinocchio
d'Egitto, scrive (12 marzo 2004) un articolo sul Corriere della Sera,
intitolato "Patto di sangue Eta-integralisti" in cui si inventa di
sana pianta:
"un'alleanza del terrore tra i giovani attivisti dell'Eta, una
fazione della sedicente 'resistenza irachena' che controlla le
località di Falluja e Al Ramadi e il circuito del Campo
Antimperialista spagnolo. E che forse ieri ha inaugurato, con la più
sanguinosa strage terroristica in Europa, un'inedita stagione di
violenza all'insegna del massacro indiscriminato dei civili."
Dietro queste affermazioni, c'è il nulla assoluta. È come dire che gli
UFO di Roswell sono associati alla rete dei pedofili e al traffico di
merluzzi avariati. Solo che viene scritto sul principale quotidiano
italiano.
Moreno protesta. Magdi Allam gli telefona con fare gentile,
chiedendogli se vuole fare qualche precisazione, e poi costruisce un
nuovo collage. Cita una frase di Moreno, per commentare:
"È in questo magma accomunato dall'antiamericanismo che si è
consumata la strage di Madrid. Una torbida realtà che ha il suo
epicentro in Iraq ma che coinvolge più che mai l'Italia e l'Europa."
Non so se riuscite a rendervi conto della gravità dell'accusa. Nella
sua maniera indiretta, Magdi Allam in sostanza fa capire che Moreno
Pasquinelli, entusiasta ma squattrinato ribelle di Foligno, sarebbe
dietro gli attentati dell'ETA e persino dietro la strage nella
metropolitana di Madrid. Sarebbero seguiti altri due lunghi articoli
di Magdi Allam, in data 23 e 26 marzo, senza il minimo riscontro e
senza pubblicare alcuna rettifica.
Magdi Allam forse non si rendeva conto di che pasta è fatto Moreno. Il
31 marzo, nel pomeriggio, Moreno assieme ad altri suoi compagni occupa
la redazione del Corriere della Sera. Il giornale che lo diffamava da
quattro mesi è costretto a concedergli un'intervista corretta, in cui
per la prima volta può dire quello che pensa realmente. Un'intervista
che riporto integralmente su questo sito.
Quella sera, Moreno è tornato a Foligno, stanco, ma - possiamo
immaginare - soddisfatto. Qualche ora per dormire. Poi all'alba, una
gigantesca operazione della polizia, il forte rumore di un elicottero
a turbare la pace della campagna dove abita.
--56.000 ore d'ascolto--
Io non sono complottista, e non lo è nemmeno Moreno. La prima volta
che sono andato a casa di Moreno, mentre lo aiutavo ad accatastare la
legna, lui mi spiegava perché non credeva alle teorie complottiste
sull'11 settembre. Conosco bene la sindrome estremista. Il compagno
Marco è stato arrestato mentre tirava un sasso, è accusato di aver
tirato un sasso, e ciò fa parte certamente dell'inasprimento
dell'offensiva della borghesia per eliminare le avanguardie
proletarie…
Eppure nel caso dell'arresto di Moreno, è difficile sfuggire a qualche
sospetto. Nessuno negli ultimi anni ha subito gli attacchi che ha
subito Moreno; e in certi casi, sappiamo che quegli attacchi furono
coordinati tra di loro.
Non sono in grado di dire nulla sui due arrestati turchi; ma posso
dire con certezza che Moreno non è complice di alcun attentato in
Turchia. Certo, sostiene il diritto di resistenza e aiuta gli esuli.
Ma lo fa alla luce del sole. La polizia e i servizi lo conoscono da
quando aveva tredici o quattordici anni, e sarebbe folle da parte sua
dedicarsi ad attività clandestine di qualunque tipo.
Una sera, ci parlava ridendo della fobia che un certo mondo ha degli
infiltrati. Ovvio che ne esistono: non sono chiaramente "i fascisti",
ma persone in grado di insinuarsi credibilmente in un'organizzazione
di estrema sinistra. Un'organizzazione piccola e fragile come quella
attorno a Moreno può difendersi da loro in un solo modo: non avendo
alcun segreto. Ogni estate, ad Assisi, si svolge il Campo
Antimperialista, un incontro aperto letteralmente a chiunque, stampa
compresa.
Ma c'è anche qualcos'altro. L'inchiesta in cui è stato arrestato
Moreno potrebbe a prima vista sembrare un attacco alla DHKC,
l'organizzazione turca di cui parlavamo prima. Nata quindi, magari, in
Turchia, oppure in qualche altro paese dove la DHKC è molto attiva.
No. Anzi, l'inchiesta proviene solo dalla Procura di Perugia, e
precisamente dal signor Nicola Miriano. Insomma, da una persona che
abita a qualche decina di chilometri da Moreno. L'inchiesta parte
quindi dal controllo che questo signore ha voluto esercitare su
Moreno, e finisce con Moreno, nel senso che tutti gli altri arrestati
in Europa (tranne che in Turchia, più uno in Olanda) sono stati
immediatamente rilasciati. In carcere restano soltanto i tre umbri e
due loro amici turchi.
Insomma, un paesano di Moreno si è scomodato per lanciare un'inchiesta
internazionale che ha coinvolto mezzo mondo, in nome di un paese - la
Turchia - che non aveva nemmeno chiesto tale inchiesta. Ottenendo come
risultato l'arresto dell'uomo più demonizzato d'Italia. Per farlo, gli
inquirenti si vantano di aver fatto
- 56.000 ore di intercettazioni telefoniche
- 5.000 ore di intercettazioni ambientali
- 2.500 ore di servizi di osservazioni, controllo e pedinamento
- 2.000 ore di riprese filmate
- 10.000 ore di intercettazioni telematiche
- 600 ore di decodifica di dati informatici.
Fanno in tutto oltre 75.000 ore, una di quelle belle cifre che fanno
riflettere e ci ricordano che quelle tasse di cui ci lamentiamo non
finiscono solo nelle pensioni.
--Un telefonino e una "chiave antiamericana"--
Nello spettacolo mediatico, abbiamo anche visto un esultante
giornalista in posa davanti a una cabina telefonica. Sosteneva che un
attentato in Turchia sarebbero stati rivendicati con una telefonata
(in turco) che proveniva proprio da quella cabina: un attentato,
peraltro simbolico, in quanto la telefonata sarebbe arrivata prima
dell'esplosione per evitare danni alle persone. Il giorno dopo, leggo
invece, sulla Nazione che la famosa telefonata sarebbe partita da un
telefono cellulare.
Se qualcuno non racconta balle, dobbiamo immaginarci l'esponente turco
che abita a Perugia, e che non nasconde affatto il proprio impegno
politico, che scende sotto casa ed entra in una cabina telefonica per
fare una telefonata con il cellulare. Anziché prendere il treno e fare
la rivendicazione, che so, dalla stazione di Arcore.
Ma questo episodio ci dice qualcosa sulla spettacolarizzazione della
giustizia; sulle dritte che certi magistrati danno ai loro amici
giornalisti al di fuori di ogni legalità.
Che dire, poi della natura politica di un atto d'accusa che prende di
mira Moreno perché
"è referente italiano delle iniziative antimperialiste di stampo
internazionalista, ed espleta la propria attività in chiave
antiamericana e contro la Nato, promuovendo manifestazioni e raduni
estivi antimperialisti che vedono la presenza di rappresentanti delle
principali formazioni nazionali e internazionali della medesima
ispirazione ideologica".
Pochi giorni dopo l'arresto di Moreno - che non ha diritto a giornali
o TV - vi fu l'attacco americano a al-Fallûja e la rivolta degli
sciiti in Iraq. Dal nord al sud, gran parte del paese è ormai in mano
alla resistenza:
"Non ci sono sunniti, non ci sono sciiti. Siamo fratelli sunniti e
sciiti e mai venderemo il nostro Paese".
In questo, Moreno ci aveva visto giusto, a differenza della grande
maggioranza della sinistra.
Non parlo marxista, le parole d'ordine mi fanno sorridere, ma per una
volta mi permetto di usarne una, in onore degli amici incarcerati:
Libertà per i compagni Moreno, Alessia e Maria Grazia!
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