Il “rap” – parola dello slang afrosassone che significa “picchiare”,
allargatosi poi a “parlare”, “affabulare” (1) - si afferma
negli anni ’80 negli USA come stile musicale completamente negro, e da qui
si diffonde in Occidente.
La musica afro-americana - jazz, soul e blues – pur essendo una
produzione di ambito extra-europoide (per l’appunto negroide), conteneva
comunque per alcuni decenni stilemi “bianchi”, come determinati accordi e
giri
“accademici” che la rendevano gradevole anche allo stesso pubblico di
borghesi bianchi. Si poteva dire che il jazz era una musica civilizzata,
suonata con strumenti europei da un’anima negra. Ad un’osservazione
superficiale si poteva dire che era sostanzialmente un’orchestra quasi
convenzionale che si limitava ad eliminare lo spartito dando sfogo alla
libertà
di interpretazione. Ma già negli anni ’30 del secolo scorso, agli
osservatori più consapevoli non sfuggì, sotto l’infarinatura bianca, la
natura alienante che tale tipo di musica aveva per il tipo europoide. La
cosa
non sfuggì certo a Julius Evola (1898 – 1974), grande pensatore
tradizionalista e critico della “civiltà” moderna.
Evola, nel condannare il lassismo culturale della televisione di stato
democratica, rilevava tra i danni maggiori l’acritico rivolgersi ad una
musica leggera e popolare ispirata a forme di ritmo mutuate dalle razze
“più basse ed esotiche”, tramite il noto veicolo dell’America (2). Una
tale irresponsabile scelta, trascurava in partenza l’idea di convogliare la
voglia di evasione verso forme ritmiche tratte – p. es. - dal folklore
europeo orientale, contenenti non solo il ritmo ma anche la dinamica, non
l’esaltazione dell’impersonalità bestiale, ma la direzione della forza
vitale in una creazione superiore. “L’individuo qui [nella tradizione
europea, ndc] non è parte impersonale, ma membro collegato direttamente al
tutto e costituente una funzione e una modalità di vita distinta e
irriducibile, che non va cancellata o livellata, ma portata ad essere sempre
più perfettamente ed intensamente sé stessa per la maggior ricchezza e
determinatezza del gran corpo del tutto” (3).
Nelle parole dell’Evola per descrivere questo fenomeno musicale, si
coglie la perplessità dell’europeo ancora in sè: “Agli inizi del
bolscevismo vi era stato chi aveva formulato l’ideale di una musica a base
rumoristica-collettiva per purificare anche questo campo dalle concezioni
sentimentali borghesi. E’ cio che l’America ha realizzato in grande ed ha
diffuso in tutto il mondo con un fenomeno estremamente signficativo: il
jazz.
Nelle grandi sale delle città americane dove centinaia di coppie si
scuotono (4) come fantocci epilettici e automatici ai sincopati negri, è
veramente uno ‘stato di follia’, la vita di un ente collettivo meccanizzato
che si ridesta. Anzi, forse pochi fenomeni sono espressivi quanto questo,
per la struttura in genere del mondo moderno nella sua ultima fase:
perché per tale struttura è caratteristica la coesistenza di un elemento
meccanico, disanimato, fatto essenzialmente di movimento, e di un elemento
primitivistico e sub-personale che trasporta l’uomo, in un clima di torbida
sensazione […]” (5).
Ma l’opera in cui lo Evola dedica maggiore attenzione al fenomeno del
jazz è sicuramente “Cavalcare la tigre”, il testo in cui il pensatore
tradizionalista si sforza di analizzare le possibilità di un utilizzo in
senso superiore e consapevole dei fenomeni nichilistici della modernità.
Nel capitolo sui processi di dissociazione dell’arte, rilevando che in una
civiltà non “dell’essere” ma “del divenire” quale è
l’attuale, la musica sia destinata ad avere un particolare sviluppo fino a
potersi parlare di “demonìa occidentale della musica”, egli analizza il
distacco dalla linea melodrammatica, melodica ed eroico-romantica, che a sua
volta aveva superato la linea tragico-patetica. Gli esiti novecenteschi sono
una intellettualizzione, nel senso del prevalere di un elemento
cerebrale, conducente ad un radicalismo tecnicista a scapito di altri
contenuti
umani, e, come secondo esito il carattere fisico, del puro timbro,
dell’innesto di un carattere menàdico. Qui, i vari Honegger, Mossolov,
Strawinsky e
Schönberg, lasciano presto il campo a chi la musica-danza non la fa in
maniera sperimentale e di rottura ma ce l’ha connaturata: il negro. Il
suo jazz è “una musica che poco si ferma all’anima per comunque
parlarle ma che tende ad incitare e a muovere direttamente il corpo. Ciò, in
un
senso diverso da quanto era proprio alle precedenti musiche europee da
ballo; in effetti, nel jazz alla graziosità, allo slancio, al trasporto e
alla stessa sensualità compenetrata di ardore di altre danze – si può
accennare al valzer viennese o inglese, ed anche al tango – si sostituisce
alcunché di meccanico, di disgregatore e, insieme, di
primitivisticamente estatico, talvolta di parossistico per l’uso della
ostinata
reiterazione tematica. Questo contenuto elementare non può sfuggire a chi si
sia
trovato in qualche grande sala da ballo di metropoli europee o americane,
nell’atmosfera di centinaia di coppie scuotentisi ai sincopati dei motivi
più spinti di tale musica” (6). Egli lucidamente non prova nessuno
smarrimento nel constatarne il successo, poiché conosce le motivazioni
profonde di tale fenomeno: “che coloro che andavano pazzi per il valzer o
si
bevano al pathos proditorio e convenzionale del melodramma [fenomeno
borghese e sentimentale, ndc.] oggi si trovino a proprio agio presso i ritmi
convulsivo-meccanizzati o astratti del jazz ultimo, dell’hot o del
cool-jazz,
ciò è da considerarsi più che come una voga aberrante superficiale.
Ci si trova dinanzi ad una trasformazione rapida e non periferica del modo
di sentire, la quale rientra organicamente nell’insieme di quelle che
stanno a definire il volto dei tempi attuali. Il jazz corrisponde
innegabilmente ad uno degli aspetti di quell’affioramento dell’elementare
nel mondo
moderno, con cui sta chiudendosi dissolutivamente l’epoca borghese.”
(7)
E l’analisi continua, sempre lucidamente: “Naturalmente, qui non entra
in questione il grado di consapevolezza delle masse dei giovani e delle
ragazze a cui oggi piace il jazz e che lo ballano, nell’idea,
semplicemente, di ‘divertirsi’; il mutamento sussiste, e non è pregiudicato
nella
sua realtà per non essere avvertito nella sua portata […]” Per ora ci
limitiamo a notare – per ritornarvici più avanti – come una certa
consapevolezza della portata del fenomeno (in senso autodistruttivo) sia
oggi
posseduta soprattutto dall’area dei cosiddetti “Centri Sociali”.
La struttura della musica negra ha generato quindi tutti i principali
motivi di danza moderni, in un processo di ricerca di stilemi musicali al di
fuori del patrimonio bianco ed europeo. “Si può ritenere che sia stato il
primitivismo a cui è giunto regressivamente l’uomo ultimo, in specie l’uomo
nord-americano, a fargli scegliere, assimilare e sviluppare, per
affinità elettiva, proprio una musica avente una impronta parimenti
primitiva, come quella negra, ma che in origine si associava anche a forme
oscure
di estasi” (8).
E qui giungiamo alla peculiarità della musica negra.
“Si sa infatti che la musica africana da cui sono stati tratti i
principali ritmi dei balli moderni è stata una delle principali tecniche
usate
per produrre forme di apertura estatica e di invasamento. Il Dauer e lo
stesso Oriz (9) hanno giustamente visto la caratteristica di quella musica
nella sua struttura polimetrica, elaborata in modo che degli accenti statici
che marcano il ritmo, siano in funzione costante di accenti estatici; così
le speciali configurazioni ritmiche generano una tensione, intesa a
‘alimentare un’estasi ininterrotta’. In fondo, la stessa struttura si era
conservata in tutta la cosiddetta musica jazz ‘sincopata’. Sono come
degli arresti che tendono a liberare una energia o a generare un impulso.
Nei
riti africani, con questa tecnica veniva propiziato l’innestarsi nei
danzatori di determinate entità, gli Orisha degli Yoruba (10) Loa del Vodu
di
Haiti, le quali si sostituivano alle loro persone e li ‘cavalcavano’.
La potenzialità estatica sussiste nel jazz. Ma anche qui si è avuto un
processo di dissociazione, di sviluppo astratto di forme ritmiche staccato
dall’insieme a cui in origine appartenevano. Se, data la desacralizzazione
dell’ambiente e l’inesistenza di qualsiasi quadro istituzionale o
tradizione rituale corrispondente, della atmosfera adatta e del necessario
orientamento, non può pensarsi ad effetti specifici come quelli della musica
africana autentica in funzione evocatoria, pure resta sempre l’effetto di
una specie di possessione diffusa e informe, primitivistica, a carattere
collettivo” (11).
Tali caratteristiche negroidi, sono state quindi staccate dalla loro
matrice ed applicate al mondo bianco, tanto che: “Ciò è visibilissimo
nelle forme ultimissime, corrispondenti alla musica dei cosiddetti complessi
beat. Qui prevale la reiterazione ossessiva di un ritmo (quasi come
nell’uso del tam-tam africano) che già negli esecutori porta a contorsioni
parossistiche del corpo e ad urla inarticolate, trovando eco nella massa
degli
ascoltatori che, associandosi, strillano istericamente e si dimenano
anch’essi, creando un clima collettivo simile a quello degli invasamenti dei
riti selvaggi e di certe sette dervisce, della macuba e dei revivals negri.”
(12)
Per propiziare questi stati di invasamento pseudo-negroide: “E’ anche
significativo il frequente uso di droghe da parte sia degli esecutori della
musica beat che della gioventù presa, grazie ad essa, in un vero
‘stato di follia’ frenetico, come si è visto in alcune sessions beat o
hippie in California a cui parteciparono decine di migliaia di persone dei
due
sessi.”
“Qui non si tratta più della compensazione specifica che si può
trovare nella musica-danza sincopata quale controparte popolare e
prolungamento
dell’acme raggiunto, ma non mantenuto, dalla musica sinfonica
modernissima […]; si tratta di aperture semi-estatiche e isteroidi di una
informe
convulsa evasione, vuote di contenuto, per così dire principio e fine a sé
stesse. Quindi è del tutto inacconcio il ravvicinamento, fatto da
alcuni, con certi riti frenetici collettivi dell’antichità, dato che
questi avevano sempre un fondo sacrale.” (13)
Ne “L’arco e la clava” (1968), sorta di testamento spirituale,
Evola indaga stavolta il problema dalla visuale più ampia della
negrizzazione
mentale del bianco (14). Egli, in netta controtendenza rispetto alla
irrazionale esaltazione moderna del negro, dopo avere deprecato la poco
libertaria imposizione del mescolamento con i negri da parte della nuova
voga
progressista anglosassone, rilevava che “agli integrazionisti […] si
oppongono ancora, specie negli Stati del sud, alcuni gruppi che non
intendono
lasciare via libera all’avanzata della razza negra e alla ‘negrizzazione’
del loro paese. Però costoro [da bravi americani superficiali, ndc.] non
si rendono conto dell’estensione del fenomeno, nel senso che essi di
tale fenomeno scorgono solamente gli aspetti più materiali e tangibili; essi
non vedono in che misura l’America è ‘negrizzata’ in termini non
pure demografico-razziale ma soprattutto di civiltà, di comportamento, di
gusti […]” e – ovviamente – di musica. (15) Dopo avere infatti
passato in rassegna le varie miserie mescolazioniste dell’ambiente
statunitense, l’infantilismo, l’inconsistenza interna, la mania di
grandezza, e
le osservazioni psicologiche di C.G. Jung sul loro gesticolare, Evola
passa alla musica: “Ma ancora più cospicuo e generale è il fenomeno
costituito dalla musica leggera e dal ballo. Non si può dar torto al
Fitzgerald il quale ha detto che, in uno dei suoi principali aspetti, la
civiltà
americana la si può chiamare una civiltà del jazz, il che vuol dire di
una musica e una danza negrizzate o negrizzanti. In questo dominio,
singolarissime ‘affinità elettive’ hanno portato, lungo le vie di un
processo
regressivo e di primitivizzazione, l’America a ispirarsi proprio ai
negri, quasi come se a cercare ritmi e forme frenetiche come eventuale
giustificabile compensazione per la disanimazione della civiltà meccanica e
materiale moderna molto di meglio non avrebbero potuto offrire fonti
molteplici
reperibili nell’area europea – in altra occasione, abbiamo accennato,
ad esempio, ai ritmi di danza dell’Europa sud-orientale, che spesso hanno
veramente qualcosa di dionisiaco (16). Ma l’America ha fatto la sua
scelta ispirandosi ai negri e agli afro-cubani, e da essa il contagio si è
esteso a poco a poco a tutti gli altri paesi.” (17)
Se già negli anni trenta quindi vi erano in nuce tutte le potenzialità
di alienazione dell’influenza afro-americana sull’europeità, nei
primi anni sessanta la cosa è già in stato avanzato, grazie alle note
concause politiche e sociali (la vittoria della guerra da parte delle
potenze
mondialiste, e la voga mescolazionista del dopoguerra), come possiamo
dedurre dalle osservazioni di colore del passo seguente: “Il mettersi al
passo
riguarda anche l’ ‘integrazionismo’ sociale e culturale negro che si
sta diffondendo nella stessa Europa e che perfino in Italia viene
propiziato con un’azione subdola specie mediante film importanti (dove negri
e
bianchi appaiono frammischiati nelle funzioni sociali in figura di giudici,
poliziotti, avvocati, ecc.) e la televisione, in spettacoli con ballerine e
cantanti negre messe insieme alle bianche, a che il gran pubblico si
assuefaccia a poco a poco alla promiscuità e perda ogni resto di naturale
sensibilità di razza e ogni senso di distanza. Il fanatismo che ha suscitato
quella massa informe e urlante di carne che è la negra Ella Fitzgerald in
sue esibizioni in Italia è un fenomeno tanto triste quanto indicativo
[…]” (18)
Ci viene da pensare a cosa penserebbe l’Evola se potesse assistere a
quella vera e propria perversione che sono i cantanti rap bianchi, che fanno
di tutto per fare propri una forma e uno stile completamente negroidi. Egli
fece in tempo ad assistere alla beat generation, fenomeno ribellistico
giovanile dei bianchi che all’inizio sembrava salvarsi: “Ebbene, la
fraternizzazione coi negri e una vera religione del jazz negro, la
deliberata
promiscuità, anche sessuale e femminile, coi negri, sono caratteristiche,
come un aspetto di tale movimento. In un suo noto saggio Norman Mailer, che
è stato uno dei principali esponenti di esso, aveva stabilito anzi una
specie di equiparazione fra il negro e il tipo umano della generazione in
parola, definendo addirittura quest’ultimo the white Negro, ossia il “negro
bianco”. Molto giustamente Fausto Gianfranceschi (19) ha scritto, a tale
riguardo: <Per il fascino esercitato dalla ‘cultura’ negra, nei termini
descritti dal Mailer, si affaccia subito un parallelo – irrispettoso –
con l’impressione che suscitò il messaggio di Federico Nietzsche a
cavallo fra i due secoli. Il punto di partenza è la stessa ansia di rompere
tutte le fossilizzazioni conformistiche con una immediata presa di
coscienza del dato vitale ed esistenziale; ma quanta confusione, quanta
degradazione, se il negro, come si è visto oggi, con jazz e orgasmo
sessuale, sale
sul piedistallo del ‘superuomo’!> Naturalmente – prosegue Evola –
qui viene considerato solo un aspetto del nietzschianesimo. Quale
disorientamento regnasse in quell’esistenzialismo americano, lo si può
vedere dal
fatto che mentre per un lato si faceva causa comune col negro, dall’altro
vi è chi si sentiva attratto dalla trascendenza dello Zen, scuola
esoterica estremo-orientale.” (20)
Bene, come dicevamo all’inizio, nel frattempo la musica afro-americana
si è “emancipata” dagli ultimi stilemi formali bianchi che le venivano
dal periodo jazzistico. Mentre il bianco americano – e per suo tramite,
virtualmente tutti i bianchi occidentali – si negrizzava e si vergognava
della propria essenza, dall’altra parte il mondo negro (non solo le masse
afro-americane, ma gli stessi negri africani) prendeva coscienza della sua
diversità razziale tramite il movimento di “liberazione”. Ciò al
punto che, in piena epoca di antirazzismo obbligatorio, si arrivò a motti
come “black is beautiful”, all’imposizione delle quote di studenti di
colore nei campus – indipendentemente dal rendimento -, e ad un vero e
proprio razzismo a rovescio dove la miriade di crimini compiuti da negri
contro bianchi non ricevono nemmeno un millesimo dell’attenzione di un solo
crimine commesso da un bianco contro un negro. La presa di coscienza dei
negri americani raggiungeva il suo culmine in campo musicale con il rap,
nato
ufficialmente nel 1979 con il motivo “Rappers’ Delight” del Gruppo
Sugarhill Gang (21), ma in realtà già presente da più di dieci anni
come fenomeno di mescolamento anarchico da parte di un disc jokey di dischi
di diversi stili (funk, beat, latino-americana, ecc.) unito a movimenti
della danza da strada break dance, nei quartieracci metropolitani,
soprattutto
newyorkesi, che a loro volta riprendeva i dozens dei carcerati, strofe in
quattro rime in cui si offende la madre dell’avversario. I testi di
questo nuovo genere “musicale”, senza più melodia cantata ma composti da
un parlato non stop scandito secondo un ritmo (sincopato o meno, comunque
martellante ed eccessivo) nudo e crudo, consistono in un istintivo lanciare
parole di incoraggiamento all’azione, sia essa la rivolta urbana, o la
semplice danza, o un copulare – diciamo così - totalmente casual. La
connotazione esplicitamente razziale, anti-bianca è forte fin dagli inizii,
cui si aggiunge un’ostilità anti-coreana e anti-ebraica, le due
importanti minoranze americane, ritenute corresponsabili dell’opera di
sfruttamento del negro.
Ovviamente, lo spirito mercantile americano non poteva non fiutare
l’odore di successo di una tale moda pur esclusivamente negra, tant’è che
tra i manager di successo di questi gruppi figurano produttori bianchi, come
il newyorkese Arthur Baker, che però rimane per il momento ancora
all’interno del mondo afro-americano.
La stessa maniera di vestire rap, nata da un’abbinamento del tutto
casuale e disarmonico di tute da ginnastica con jeans e parti di vestiario
più
elegante, il tutto condito con enormi gioielli ed oggetti super-kitch,
diventerà moda in larghi strati giovanili della stessa Europa. Mentre per il
negro tale trasandatezza fa parte dell’incapacità di dare una forma
organica a ciò che trova, per il bianco l’adozione di una simile moda
consiste in un piacere per il cattivo gusto, un gesto provocatorio e
nichilista. E’ una vera tristezza vedere ragazzini europei, magari di buon
sembiante, studiarsi per agghindarsi come l’abitante di una bidonville.
Mentre
il negro afro-americano ha finalmente tolto la brillantina che imprigionava
la chioma “fuzzy” e la giacca-e-cravatta borghese che ne bianchizzavano
l’aspetto, e può orgogliosamente esibire la propria fisionomia, sempre
più giovani bianchi vanno dal parrucchiere a farsi fare i riccioli
dreadlocks, quelle matasse di capelli impastati che il negro rasta (22)
tiene
così per una scelta di trascuratezza (non vanno mai lavati) e per
impossibilità di tenere altrimenti il capello lungo al naturale.
Altra caratteristica del movimento rap importata dai ghetti negri in
Europa sono i “graffiti” e i “tags”, ovvero quegli imbrattamenti
primitivi di ogni superficie metropolitana con le bombolette di vernice
spray,
eseguiti con la stessa indifferenza sia che si tratti di un muro di fabbrica
abbandonata, sia che si tratti di un palazzo rinascimentale. I cosiddetti
“tags” invece sono quella specie di monogrammi o firme stilizzate,
secondo un codice noto solo alla gang dell’autore, con cui il rapper marca
la
zona dove è passato, come un cane fa con la pipì (e non è detto che il
rapper non si avvalga anche di quest’ultimo metodo, più olfattivo).
Ma la parte più interessante riguarda i messaggi veicolati dai “testi” dei
pezzi rap. Ben presto, alla comicità circense e ipergesticolante
e alle spacconate sessual-materialiste, si sostituiscono gli incitamenti a
formare gang micro-criminali, e l’obiettivo dell’incitamento alla
violenza diventa non più solo il generico poliziotto ma gli americani di
razza non negra.
“How We Gonna Make the Black Nation Rise?” (“come faremo sollevare
la nazione nera?”), “Street Justice”, “Throw ya gunz” (“saluto
alle armi”), “Fight the Power” (combatti il potere”), “Criminal
Minded” (“mente criminale”), “Fuck tha Police” (“fotti la
polizia”), “Drive-by Shooting” (“smitragliare dal finestrino”, NB una
moda delle gang), “Death Certificate” (“certificato di morte”),
“Gangsta’s Paradise” (“il paradiso del gangster”), “Cop Killer” (“ammazza
poliziotti”), “Kill at Will” (“uccidete a
volontà”), “Hand on the Pump” (“la mano sul fucile a pompa”), “Apocalypse”
(“Apocalisse”), “91, the Enemy Strikes Back” (“91, il Nemico
colpisce ancora”), … sono solo alcuni dei titoli di maggior successo,
e “Ol’ Dirty Bastard” (“il vecchio sporco bastardo”), “Masta
Killa” (“il maestro dell’omicidio”), “Ghostface Killah”
(“killer di facce di fantasma” = leggi: killer di bianchi), “Public Enemy”
(“nemico pubblico”), “Naughty by Nature” (“cattivi di
natura”), … alcuni dei nomi più rinomati nel giro.
Nei testi gli incitamenti alla violenza anti-bianca tendono sempre più a
sostituire la violenza black on black che anarchicamente le varie gang di
colore compivano tra di loro (si pensi alla famosa guerra tra le due gang
rivali dei Bloods e dei Crisps a Los Angeles, su cui è stato fatto anche
un film). Un black out in una grande città multirazziale americana
significa sempre più spesso un’esplosione di violenza inter-razziale, e la
devastazione di tutti gli esercizi dei non-negri da parte dei negri. Ogni
arresto o uccisione di un delinquente negro da parte della polizia, richiama
inevitabilmente folle di negri inferociti che cercano di creare la
guerriglia
urbana e il linciaggio del bianco.
E’ stato calcolato che le vittime bianche statunitensi cadute per mano
di negri ammontino ad un’altra guerra del Vietnam (23).
In “Fight the Power” (1987) il leader dei Public Enemy cantava:
“Elvis was a hero to most/But he never meant shit to me you see/Straight up
racist that sucker was/Simple and plain/Motherfuck him and John Wayne/’Cause
I’m black and I’m proud […]/Most of my heroes don’t appear on no
stamps” (“Elvis era un eroe per molti/Ma per me è sempre stato una
merda, capisci/Quel coglione era un razzista fatto e finito/Puro e
semplice/’Fanculo lui e John Wayne/Perché io sono nero e fiero […]/La
maggior
parte dei miei eroi non compare su nessun francobollo”).
Il meticcio del Bronx KRS-ONE, alias Chris Parker, nel suo primo LP
“Criminal Minded” appare in compagnia del complice Scott La Rock circondato
di bombe e pistole. Quest’ultimo, nonostante la predicazione a dirottare
la violenza da black on black a contro i bianchi, muore nell’87 colpito da
un proiettile nel corso di una lite tra negri davanti ad un pub, come pure
farà il rapper Shakur e infiniti altri personaggi del ghetto meno famosi.
Ciò che sconcerta è il fatto che questo frutto della società malata
americana, anziché insegnare qualcosa, viene esportato in tutti i paesi
assieme al modello della cosiddetta “società multirazziale”.
La Francia – data la sua situazione di paese ex-colonialista da tempo
pieno di allogeni – ha visto la moda del rap dilagare tra le giovani
generazioni di colore e risvegliare un’irrequietezza e una violenza
devastanti,
tenutaci perlopiù nascosta dai media nostrani; guerriglia urbana, stupro
della bianca, e teppismo scolastico sono ormai l’ultimo grido tra i
piccoli beurs blacks delle banlieux parigine e marsigliesi. E anche qui la
voga
rap e hip hop ha fatto da miccia per la situazione etnica incandescente,
con concetti tipo “Sacrifice de poulet” (“sacrificio di sbirro”),
“Elément dangereux” (“elementi pericolosi”), e nomi tipo “Da
Lench Mob” (“la folla linciatrice”), “Assassin”, “Destroyman”,
“Jhonygo”, …
Ed è proprio questo ambiente che sono andati a ripescare i nostri
“Centri Sociali”, in una vera e propria opera di trapianto di questo
fenomeno
nelle città italiane. I nomi scelti dai complessi che suonano in queste
realtà sono significativi: “Nuovi Briganti”, “Africa Unite”,
“Banda Bassotti”, “Sa Razza”, “Assalti Frontali”, “Filo da
torcere”, “Bomba bomba”, “Le Menti Criminali”, “Devastatin’
Posse”, “Da Fuckin’ Camels”, “Sangue Misto”, “Tequila Boom Boom
Posse”, “Kill Cops Everywhere”, “Italian Rap Attack”, “Mau Mau”, “Lou X”,
“AK 47”, “Assalti Frontali”, “Brutopop”,
“Ruanda”, “Bisca 99 Posse”, “Piombo a Tempo”, “Neffa e i Messaggeri
della Dopa” (la “dopa” sono le droghe NB), ecc. (24) Dapprima si è
cercato di recuperare una dialettalità in senso proletarista, poi, visti
gli esiti etnicizzanti non proprio in linea con i fini alienanti dei
“Centri Sociali”, ci si è buttati a capofitto su stilemi puramente negri.
Questa rivoluzione anti-europoide all’insegna del negroide, è un’orgia
di subburra, un risveglio degli strati più bassi delle masse anonime, che
intendono imporsi sul palcoscenico della storia e giocare a favore del
caos. Il fenomeno fu già preveduto da diversi intellettuali agli inizi del
secolo scorso, da Oswald Spengler (25), allo scrittore americano Lothrop
Stoddard (26), che immaginò le avanzate conseguenze di ciò che era allora
solo una premessa: la sobillazione pandemica delle masse di colore,
massimamente aiutate dalla diffusione delle dottrine egualitariste.
I “Centri Sociali” sono preda di queste forze infra-umane
caratteristiche dei “tempi ultimi” di ogni ciclo di civiltà, e mettono
istintivamente tutte le proprie energie al servizio di questa causa
demoniaca e
distruttiva, aiutati ben volentieri in questo dagli stessi globalizzatori
che
quei presunti “contestatori” dicono di voler combattere.
Per quanto riguarda la Germania, è interessante notare una grossa
differenza fra la parte occidentale e quella orientale; nella prima,
l’occupazione americana ha portato la confusione della società
multirazziale, e
conseguentemente anche il fenomeno del rap, ovviamente pompato in tutte le
televisioni e nei programmi giovanili di grido. Al contrario, i territori
orientali sono rimasti come congelati dal comunismo, che ha perlomeno
risparmiato i tedeschi dell’est dalle flebo di sangue negro e dal distacco
dalle
tradizioni locali. Questo è tanto vero che le autorità mondialiste
hanno deciso di portarvi massicce dosi di concerti rap, gare di skateboard,
e
altra robaccia da ghetto americano, nel “tentativo di dare ai giovani
locali una sottocultura alternativa a quella neonazista dominante” (27).
“Spiega l'organizzatore, Markus Zeeh: «Rap, rave, rock, tutte le normali
forme di cultura giovanile, qui sono state messe al bando dall'ultradestra
che impone la sua musica, i suoi simboli, la sua violenza, vogliamo
riportare
all'est un mondo giovanile normale»” (28). Ovviamente, per cultura
“normale” i mondialisti intendono quella della feccia criminale e spostata
dei ghetti negri americani, mentre il danzare al ritmo di motivi tipici
della propria terra e il cercare di preservare ciò che è rimasto delle
proprie tradizioni artistiche è considerato un’attività da reprimere,
se si vogliono raggiungere gli obiettivi di multirazzialità e di crogiuolo
senza identità necessari all’affermazione del piano mondialista.
Vi è pure un aspetto grottesco in tutto questo. Ed è che i negri
afro-americani che hanno originato la “cultura” del rap, non ne vogliono
sapere di essere scopiazzati dai bianchi. Come per tutti gli altri fenomeni
infatti – rythm and blues e rock in testa – gli Wasp hanno finito per
scopiazzare anche il rap, con una facilità di assimilazione tipica di chi
(come il tipo umano americano) non ha mai posseduto un’anima tradizionale
e un baricentro nella propria essenza. Ricordiamo che l’America è nata
dall’espulsione dall’Europa di calvinisti e altre sette protestanti,
fanaticamente in lotta contro la tradizione, che hanno portato ai massimi
sviluppi la dottrina apolide del liberismo capitalista. In un simile
ambiente,
ogni snaturamento è per l’americano un fatto naturale, il quale non ha
nessuna difficoltà a “fare il negro” (non a caso le reazioni al
nichilismo cercano la propria ispirazione in Europa, o alle campagne del
profondo sud, che in fondo era la zona più europeggiante degli stati
americani)
(29). E’ così che a fine anni ’80 abbiamo visto comparire il ciuffo
biondo del rapper wasp “Vanilla Ice”, il rap degli ebrei newyorkesi
“Beastie Boys”, e i vari “Limp Bizkit”, “Bloodhound Gang”,
“Offspring”, e, naturalmente, il rapper bianco che in questi mesi ha
riempito
le rubriche sociologiche dei rotocalchi di mezzo mondo per aver ispirato -
assieme al rocker satanista Marilyn Manson (30) – gli atti inconsulti di
tanti ragazzini. Ebbene, rapper neri come i “Public Enemy”, di fronte
al successo di “Eminem” si sono messi in allarme, insorgendo contro chi
cerca di appropriarsi della “loro” musica, e lamentando pure che le
case discografiche tenderebbero a sostenere gli artisti bianchi a discapito
di quelli negri. "Il rap è una musica che viene dalle strade e dalla
cultura nera e non mi sembra che l'esperienza bianca in America sia
interessante
quanto quella nera" ha dichiarato Ice Cube, uno dei rapper negri leader
(31). E’ quella che è stata definita la “sindrome Elvis”, “cioè l’angoscia
profonda [dei negri afro-americani] che la loro musica e la
loro cultura siano fagocitate dai bianchi come era avvenuto per il rock,
diventato un prodotto culturale bianco, e prima ancora per il jazz, al punto
da
aver dimenticato che i suoi inventori erano neri” (32). Il successo
travolgente del bianco “Vanilla Ice” (che con il suo LP d’esordio vende
tre milioni di copie) aveva già fatto infuriare gli ambienti negri, che
gridarono del rap : “It’s a black thing” (“è roba da negri”).
Niente comunque paragonato appunto al successo di “Eminem”, che di
tutti i bianchi che scimmiottano lo stile gesticolante e ciondolante del
rap,
ha sbancato tutti. Ecco quindi che la scimmiottatura bianca – non
richiesta – viene a frustrare l’ultimo tentativo di ribellione partorito dai
discendenti degli schiavi delle piantagioni nordamericane. Come i jazzisti
negri reagirono alla “profanazione” bianca del cool jazz (jazz freddo)
inasprendo i toni, attingendo alle radici del blues e del gospel, e
producendo un free jazz (33), così ora i rapper negri probabilmente
reagiranno al
rap bianco aumentando la dose di violenza e l’offensiva razziale,
cercando di rimarcare le differenze (34).
Ad abbattere il muro di diffidenza del mondo e del pubblico discografico
bianco nei confronti di un fenomeno come il rap nato per i soli
afro-americani, ci aveva pensato l’ebreo newyorkese Rick Rubin che in
sodalizio col
manager negro Russel Simmons, riuscì a fondare un vero e proprio impero
del rap. Costui è anche il fondatore della banda rap ebraica dei “Beastie
Boys” (v. sopra) di cui è stato il disc jokey, vero e proprio
apripista tra il pubblico non-negro. La sua etichetta “Def Jam” diventa
multimiliardaria dopo solo sei mesi di vita, riuscendo a firmare un
contratto con
il colosso Sony (allora CBS) ed assicurando al genere un’espansione
mondiale. Rubin racconta nell’89: “I ragazzi bianchi che uscivano dalla mia
scuola amavano gruppi come i Rolling Stones, i Black Sabbath, i Led
Zeppelin, gli Who, i Doors… [NB tutti bianchi, ndc.] Gruppi morti, o che
avrebbero anche potuto esserlo. Mentre i ragazzi neri erano costantemente
all’ascolto delle ultime novità rap. C’era una scena rap vivace e attiva”
(35).
La risposta a tali operazioni di “multirazzialità” l’abbiamo
vista: degenerazione e alienazione nei bianchi; frustrazione indispettita
nei
negri. Mentre gli ugualitaristi continuano a sognare il girotondo
multicolore, sperando in un esito pacifico dell’immigrazione allogena e del
conseguente mescolamento, gli estremisti dei “Centri Sociali” hanno studiato
tutte le strategie per l’esplosione delle masse del quarto stato e di
colore, vera e propria fase finale della rivoluzione, nella guerra eterna
della
materia contro l’ordine superiore. La loro tattica consiste
nell’esercitare la massima pressione sui governi di sinistra a che si aprano
sempre più le frontiere e si faciliti l’ “allogenizzazione” delle
comunità europee, per poi gettare su questa benzina etnica, il fiammifero de
lla
cultura rap. Un tale tipo di musica costituirà il tam tam della violenza
anti-bianca, nell’ultimo grande assalto che l’Europa dovrà
fronteggiare: questa volta nel cuore stesso della propria terra.
___________________
Note:
(1) v. A. Portelli, “Suoni dal ghetto. La musica rap dalla strada alle
hit-parade”, Edizioni Costa & Nolan, 1989; citato in: O. Cachin, “Il rap
– l’offensiva metropolitana”, Universale Electa/Gallimardi Musica,
1996.
(2) “L’americanizzazione e le responsabilità della RAI”, articolo
pubblicato ne “Il Nazionale” nel 1954. Già durante la prima fase del
regime fascista Evola plause alla presa di distanza culturale
dall’americanismo; egli affermava infatti che “fra le nazioni europee, si
può dire
che l’Italia sia stata la prima che nel modo più definito abbia posto
un principio di reazione e di allarme. Respinto col Fascismo il pericolo
bolscevico, essa è altresì relativamente fra le più immuni dal male
americano […]” (“Americanismo e bolscevismo” in “Nuova Antologia”,
1 maggio 1929, fascicolo 1371, pp. 110-128). Questi ed altri articoli
antiamericani di Evola sono stati recentemente pubblicati dalla “Fondazione
Julius Evola” raccolti nei fascicoli n°17 e n°24.
(3) “Americanismo e bolscevismo”, cit.
(4) Notevole è la presenza nei “testi” in inglese della musica
afro-americana di parole attinenti la sfera della fisicità e del movimento
ossesso, come “shake” “rock” “roll”, “swing”, etc., per non
parlare dei riferimenti sessuali, impliciti ma molto più spesso espliciti.
ndc.
(5) “Il ciclo si chiude”, capitolo di “Rivolta contro il mondo
moderno”, edizione del 1969 (NB. la prima edizione è del 1934).
(6) “Cavalcare la tigre”, 1961. Recentemente ripubblicato dalle
“Edizioni Mediterranee”, con prefazione di Stefano Zecchi. Io mi rifaccio
alla seconda edizione riveduta del 1971.
(7) Ibid.; sottolineatura mia.
(8) Ibid.
(9) F. Oriz, studioso di musica afro-cubana.
(10) Etnia nigeriana, di sangue congoide per eccellenza.
(11) Ibid.; sottolineatura mia.
(12) Ibid. Evola, che scriveva queste righe nei primi anni sessanta, non
aveva ancora visto gli sviluppi estremi di tale processo…
(13) Ibid.
(14) “America negrizzata”, capitolo di “L’arco e la clava”,
1968. Ultima edizione: “Edizioni Mediterranee”, 1995, pp. 39-46.
(15) Ibid.
(16) Cfr. J. Evola, “Una notte a Bucarest”, in “Roma”, Napoli, 9
marzo 1951. Riportato in parte in “Metafisica del sesso”, 1958, terza
edizione delle “Edizioni Mediterranee” 1994, p. 193. Ndc.
(17) in: “America negrizzata”, cit.
(18) Ibid.
(19) Cfr. Fausto Gianfranceschi, “L’uomo in allarme”, Edizioni dell’albero,
Torino, 1961. NB. Il Gianfranceschi è oggi giornalista de
“il Giornale”; ndc.
(20) in: “America negrizzata”, cit.
(21) V. O. Cachin, “Il rap – l’offensiva metropolitana”, cit.
(22) I “rasta” sono una moda nata tra i negri giamaicani, che
originariamente seguiva una bizzarra forma pseudo-religiosa di tipo
para-ebraico
che adorava l’imperatore etiopico Hailé Selassié, lasciava incolta la
chioma a mo’ della criniera del “leone di Giuda” simbolo
dell’Etiopia, e si dava ad un massiccio consumo di cannabis. Anche qui, è
curioso
notare come l’esclusivismo di tale moda, riservata ai soli negri
giamaicani, sia stato ignorato da masse di bianchi in cerca di stili
comportamentali
extra-europoidi ed evasivi, che l’hanno adottata sulla scia del successo
del cantante Bob Marley.
(23) In proposito vi sono un’infinità di ricerche, statistiche e
publicazioni; si veda p. es. “The Color of Crime”, studio della New Century
Foundation basato sui rapporti federali sul crimine; e l’articolo “The
Race War of Black against White” di Paul Sheehan su The Sidney Morning
Herald del 20 maggio 1995.
(24) Si veda l’articolo del giornalista di Repubblica Giandomenico Curi “La
Samarcanda dei ribelli”, apparso nel supplemento “L’America
del rock” n. 12 – “Il suono delle metropoli”, in cui collega i ghetti
statunitensi ai nostri Centri Sociali; riportato in O. Cachin, “Il rap – l’
offensiva metropolitana”, cit.
(25) Oswald Spengler, “Anni decisivi”, edito in Italia Ciarrapico, e
dalle Edizioni di Ar col titolo “Anni della decisione”; e “Il tramonto
dell’Occidente”, edito da Longanesi e, più recentemente, da
Biblioteca della Fenice.
(26) Lothrop Stoddard, “The Rising Tide of Color”, Chapman & Hall,
London, 1920; Charles Scribner’s Sons, New York, 1922, poi ristampato da
Noontide Press. Si veda anche dello stesso autore: “The Revolt Against
Civilization. The Menace of the Under Man”, Charles Scribner’s Sons, New
York, 1922. Edizione tedesca: Der Kulturumsturz. Die Drohung des
Untermenschen, Lehmanns Verlag, München, 1925.
(27) Si veda l’articolo “Berlino: rap, teatro e marchi per battere il
neonazismo”, su Repubblica del 20 aprile 2001.
(28) Ibid.
(29) Si veda l’associazione N.O.F.E.A.R., “National Organization For
European American Rights”; inoltre sempre più americani si rivolgono a
ricercatori genealogici per tracciare la propria discendenza europea, ed
uscire dall’anonimato apolide del Nuovo Mondo.
(30)Alias l’ebreo Brian Warner, a sua volta prodotto dal magnate ebreo
Edgar Bronfman. Sull’attività di certi magnati ebrei nel campo della
cultura, si vedano le riviste “Free Speech” e “Journal of Historical
Review”.
(31) Intervista riportata dal sito “Virgilio”.
(32) V. O. Cachin, “Il rap – l’offensiva metropolitana”, cit.
(33) “E’ un genere che vuole sottrarsi a tutte le definizioni di jazz
o di musica formulate dalla critica, che nella stragrande maggioranza
proviene dalla cultura bianca. <E’ la nostra musica>, proclama [Ornette]
Coleman con l’album This Is Our Music, facendo eco ai pensatori neri che
contestano ai bianchi il diritto di parlare di una musica che non è loro. I
criteri di bellezza, di purezza del suono, di logica della forma, di
adeguamento a un testo preesistente, sono tutte cose che devono passare in
secondo
piano. Riallacciandosi alla stranezza dei primi canti neri americani, il
free jazz giunge a rinunciare alle convenzioni del jazz, alla regolarità
ritmica, allo swing. Conserva solo gli elementi fondamentali che distinguono
la musica nera americana dalla musica occidentale: L’energia, il
coinvolgimento del corpo, il suono grezzo, l’improvvisazione, la creazione
in
stato di necessità: in altre parole <la leggerezza dell’essere> […], il
predominio dell’istante, dell’immediato, del provvisorio. Di
conseguenza, il free jazz ostenta il suo interesse per le culture
extraeuropee del
mondo arabo, dell’Oriente e, ovviamente, dell’Africa.” Da: F. Bergerot
e A. Merlin, “Il jazz – oltre il bebop”, Universale Electa/Gallimard
Musica, 1994.
E il sassofonista Pharoah Sanders: “Non appena abbiamo una musica,
arriva l’uomo bianco e la imita”, ibid.
(34) Significativo il fatto che durante gli ultimi disordini razziali
scoppiati a Philadelphia (marzo 2001), alcuni attivisti comunisti bianchi
che
cercavano di fomentare la rivolta siano stati letteralmente presi a calci in
culo dalla folla di colore.
(35) Ibid.
Non sono d'accordo sul "primitivo" e "minimalista", ma il tuo assunto: "se
un fatto è avvenuto, ci deve essere una ragione", mi fa venire in mente
quella figura retorica di cui non ricordo il nome (qualcuno mi venga in
aiuto), quella che si esemplifica con questo esempio:
nel tale anno su Londra hanno nidificato molte più cicogne che negli anni
precedenti; nello stesso anno a Londra si è registrato un forte incremento
delle nascite...
Saluti comunisti,
TomJoad.
Saluti libertari (e anticomunisti)
Giorgio
Tom Joad <tomjoa...@softhome.net> wrote in message
u39Q6.15756$WT5.6...@news.infostrada.it...
[...]
>presi a calci in
>culo dalla folla di colore.
[...]
ma non dovevi sparire in Madagascar coi tuoi amichetti
razzisti democratici?
va via brutta bestia!
A.L.,
vero, ma anche la tua mancanza di quote non scherza! :-)
salud!
--
il bah! fedele alla linea, la linea non c'č
togli [NOSPAM] dall'indirizzo per scrivermi
"mirco moretti" <mirco.m...@tin.it> ha scritto nel messaggio
news:sFbQ6.19764$VT1.2...@news1.tin.it...
> Scommetto che per te è nera anche la musica folk europea e Wagner, Brahms,
> Beethoven
> se sai chi sono...
> Oppure anche i Der Blutharsch, gli Ataraxia, i Camerata Mediolanense...
> Ma ormai tu hai abdicato alla tua identità etnica con grande gioia degli
> americani...
wagner brahms e beethoven a parte, da dove credi che provenga tutto quello
che si chiama comunemente folk?
gli altri allegri gruppetti che hai citato ( ma potevi anche aggiungere
simpaticoni del calibro di burzum, satyricon...) li lascio volentieri a te e
ad altri preservatori della fantastica musica "bianca". io me ne starò in
disparte con i dischi di robert johnson, muddy waters, jimi hendrix, sly and
the family stone, john lee hooker, rolling stones, bob dylan, woody guthrie,
blue cheer, who, jam, clash, george clinton, primal scream, jon spencer
blues explosion, bruce springsteen, john cougar, billy bragg, paul weller,
patti smith, pearl jam, nirvana, miles davis, charlie parker, sam cooke,
aretha franklin, james brown, bob marley, otis redding, willie dixon, bo
diddley, U2, cramps, peter tosh, black uhuru, yellowman, public enemy, rage
against the machine e mi fermo qui perchè ho sonno.
che stupido che sono, preferisco queste nullità all'ascolto di un fantastico
disco degli ataraxia!
per quanto riguarda gli americani, ai quali avrei consegnato la mia identità
etnica, due cosette:
1) gli americani sanno fare tre cose: scrivere, girare film e suonare, e
sono i migliori al mondo in tutti e tre i casi.
per il resto vivono di merda e sono un popolo di scimmie idiote e violente.
2) con la mia identità etnica, fossi norvegese, mi ci pulirei il sedere.
essendo invece italiano, manco quello. ti lascio volentieri anche la
identità etnica.
Sinceramente non capisco la polemica in corso. La musica è prima di tutto
comunicazione, se poi é bianca, nera, gialla o rossa cosa cambia?
Non capisco perchè dovrei cercare le matrici di un genere musicale o di un
gruppo e vedere se sono nere o bianche, quando il messaggio che la musica mi
trasmette è da me accettato o apprezzato.
Cosa c'entra la mia identità etnica? Questa dovrebbe impedirmi di capire o
riconoscere ciò che vuole trasmettermi un musicista nero d'America , un
cantante algerino o un guppo hard-core giapponese?
O devo ascoltare solo folk italiano per non tradire le mie radici?
Bel paio di maroni!!!!!!!!!!!!!
"mirco moretti" <mirco.m...@tin.it> ha scritto nel messaggio
news:lLxQ6.70$%S4....@news1.tin.it...
standing ovation!:-)
ma aggingo che dal puntop di vista antropologico il concetto di etnia è
solo una parentesi della storia ..e che la scultura e l'accrescimento nasce
dallo scambio da sempre e così sara per sempre..l'autarchia porta alla
demenza...( o nasce dalla stessa??)
Dimenticavo i Death in June,i Blood Axis, i Forseti, i Sol Invictus ecc.
ecc. ;-)))
>Sinceramente non capisco la polemica in corso. La musica è prima di tutto
>comunicazione, se poi é bianca, nera, gialla o rossa cosa cambia?
>Non capisco perchè dovrei cercare le matrici di un genere musicale o di un
>gruppo e vedere se sono nere o bianche, quando il messaggio che la musica
mi
>trasmette è da me accettato o apprezzato.
>Cosa c'entra la mia identità etnica? Questa dovrebbe impedirmi di capire o
>riconoscere ciò che vuole trasmettermi un musicista nero d'America , un
>cantante algerino o un guppo hard-core giapponese?
>O devo ascoltare solo folk italiano per non tradire le mie radici?
>Bel paio di maroni!!!!!!!!!!!!!
No stai tranquillo,neppure a me piacerebbe sentire solo Claudio Villa,però
va detto che la musica trasmette non solo emozioni ma anche stati d'animo e
predisposizioni al comportamento.
E questo si sa fin dall'anchitità.
La musica rap è fatta per la guerra. La guerra razziale.E quindi apprezzarla
indica anche una scelta politica.Contro di noi.
E'un po'come la coca-cola o il macdonald.Non si tratta di prendersela contro
un panino o una bevanda ma rendersi conto che si tartta di simboli di un
sistema di vita nemico delle nostre nazioni.
>ma non dovevi sparire in Madagascar coi tuoi amichetti
>razzisti democratici?
>
>va via brutta bestia!
Io nel Madagascar ? Io sono bianco e stò nel mio paese.
Che emigrino gli stranieri e i loro amici rinnegati.
>Io nel Madagascar ? Io sono bianco e stò nel mio paese.
>Che emigrino gli stranieri e i loro amici rinnegati.
oh enorme imbecille
questo l'hai scritto tu
non ti ricordi?
quindi se te ne vai
fai un favore a tutti
(anche al buonsenso)
[citazione]
Io vorrei solo che ci fosse la possibilità di emigrare ove le mie idee
e la
mia razza siano libere e autonome,ma il mondo intero lo si vuole
villaggio
globale.Con un solo padrone.
[fine citazione]
> No stai tranquillo,neppure a me piacerebbe sentire solo Claudio Villa,però
> va detto che la musica trasmette non solo emozioni ma anche stati d'animo
e
> predisposizioni al comportamento.
> E questo si sa fin dall'anchitità.
> La musica rap è fatta per la guerra. La guerra razziale.E quindi
apprezzarla
> indica anche una scelta politica.Contro di noi.
> E'un po'come la coca-cola o il macdonald.Non si tratta di prendersela
contro
> un panino o una bevanda ma rendersi conto che si tartta di simboli di un
> sistema di vita nemico delle nostre nazioni.
>
>
No, secondo me non ci siamo.
Non è la musica rap fatta per la guerra razziale, ma la guerra razziale in
corso da sempre che da vita alla musica rap!
Voglio dire, non è che i neri d'America si inventano di punto in bianco un
razzismo anti-bianco, per pura volontà di predominio.
In qualsiasi caso ascoltarla non significa necessariamente condividere una
scelta politica razzista, ma condividere uno stato d'animo ed un messaggio.
Che poi , come in ogni corrente di pensiero, esistano degli estremismi è
sicuro, ma non si può per questo generalizzare su un genere musicale così
aperto, complesso e sfaccettato.
Se un musicista di liscio leghista si mette a cantare una polka
antimeridionale ne deduco che il liscio è un genere musicale separatista?
E che un pugliese appassionato di liscio è un cretino?
In qualsiasi caso se la musica nera ha una presa così forte anche tra chi
nero non è, dimostra come certi valori, musicali e non, sono condivisibili
da qualsiasi persona, e mi sembra che ricercare in questo una precisa
volontà politica e una dimostrazione che l'arte è al servizio del potere sia
decisamente paranoico.
Per quanto riguarda la predisposizione al comportamento legata alla musica
di questo genere, mi sembra che nella maggior parte dei casi, più che da
catalizzatore di violenza, sia una valvola di
sfogo......................canta,canta che ti passa!
E adesso per favore non tirarmi fuori gli articoli di giornalisti che
aspettano solo di trovare una figurina di Marylin Manson nella cameretta di
qualche adolescente psicotico, per parlare di satanismo ed affini !!
>oh enorme imbecille
>questo l'hai scritto tu
>non ti ricordi?
>quindi se te ne vai
>fai un favore a tutti
>(anche al buonsenso)
ma non ho mica detto di voler andare in Africa !! E poi li le mie idee non
sono certo piů favorite
"Agnosco stylun" <agnosco...@tin.it> ha scritto nel messaggio
news:SgdR6.4174$vt.4...@news1.tin.it...
Qui l'unico nemico sei tu. Dell'intelligenza.
"Agnosco stylun" <agnosco...@tin.it> ha scritto nel messaggio
news:TgdR6.4176$vt.4...@news1.tin.it...
> ma io non ho votato Berlusconi.
> Al proporzionale ho votato Lega Nord e alll'uninominale il canditato di
> rifondazione.
una scelta coerente non c'è che dire...un voto utile soprattutto.
Cialtro-Panza, vieni a vedere il tuo eroe chi ha votato....
>Qui l'unico nemico sei tu. Dell'intelligenza.
tutto qua il tuo commento ?
Tutta qua la tua intelligenza ?
>una scelta coerente non c'è che dire...un voto utile soprattutto.
>Cialtro-Panza, vieni a vedere il tuo eroe chi ha votato....
coerente con l'impostazione antimondialista delle idee in cui credo.
Sia rifondazione che lega erano contrari alla guerra di aggressione contro
la Jugoslavia.
>>se te ne vai
>>fai un favore a tutti
>>(anche al buonsenso)
>ma non ho mica detto di voler andare in Africa !! E poi li le mie idee non
>sono certo più favorite
giusto! il Madagascar non e' una tua idea:
ci aveva pensato zio Adolfo (possa egli bruciare all'inferno) per dei
suoi amici, prima di decidere alla fine per alcune amene localita'
della Polonia. Mi pareva carino mandartici.
evvaiiiiiiiiiiii!!!!!!!!!!!!!!!!!
ciao
A.L.
>giusto! il Madagascar non e' una tua idea:
>ci aveva pensato zio Adolfo (possa egli bruciare all'inferno) per dei
>suoi amici, prima di decidere alla fine per alcune amene localita'
>della Polonia. Mi pareva carino mandartici.
Grazie ma fa troppo caldo, preferisco la Valle d'Aosta
>Grazie ma fa troppo caldo, preferisco la Valle d'Aosta
ocio che l'e' pien de negher e de terun
meglio il Madagascar dai retta
vai e restaci
saluti
A.L.
Agnosco stylun <agnosco...@tin.it> wrote in message
aVxS6.14737$Ww.3...@news2.tin.it...
>La musica è un linguaggio che non ha bisogno di traduzioni. Ed è sempre
>frutto di incroci. Anche dalle invasioni, dalle guerre e dal colonialismo,
>pessime faccende, nasce sempre qualche cosa di nuovo ed apprezzabile dal
>punto di vista musicale. Sarebbe meglio che nascesse dall'incontro pacifico,
>da migrazioni volontarie, da viaggi ed incontri di conoscenza... Ma anche
>dalla conquista dell'America sono nate cose come il tango argentino e la
>milonga, come tantissime cose splendide brasiliane...; dalla deportazione
>degli africani è nato lo spiritual, dalle migrazioni la musica country...
>E il rap lo cantano tanti bianchi. Jovannotti ha delle cose molto belle.
>La musica è la dimostrazione della positività dell'incontro e dell'incrocio
>culturale...
Ti mancava jovanotti e poi il tuo quadro era completo. Ma non capisci
proprio nulla, soprattutto di musica, jovanotti, il preferito dagli
sfigati dai centri sociali. Tanto lui dichiara 8 miliardi di reddito
all' anno ah ah ah
Mi sembra che l'unico che non capisca nulla sei tu. O forse non ti sei
premurato di leggere i post scritti prima di questa tua insolente
intrusione.
Chissenefotte di quanto guadagna jovanotti (preferito nei centri sociali
poi.........), il discorso è un pò diverso, quindi se hai qualcosa di
interessante da dire benvenuto, se no per cortesia lascia perdere.
Steu
E tu che c'entri con la mia adorata rosa dei veneti, non c'è lo con
te.
Stavamo parlando di centri sociali e del reddito di Jovannotti? Bah...
---
Perchè dove ascolti jovanotti, ai centri sociali o no? Sono anche
famosi centri di diffusione culturale (ah ah ah ah ah) e dalla potenza
militare incredibile, fra un po' scateneranno un attacco frontale all'
esercito italiano. Bisogna ammettere che però sono formalmente
corretti, hanno prima presentato la regolare dichiarazione di guerra(
ah aha ha ah). Ciao, ernesta.
>ocio che l'e' pien de negher e de terun
>meglio il Madagascar dai retta
>vai e restaci
forse hai ragione,i nostri paesi stanno per essere invasi completamente
dagli stranieri al punto che ce ne saranno di meno in Africa !
Vado a preparare le valigie.
Perché, non posso ascoltare Jovannotti a casa mia? Con i miei amici? Hai mai
ascoltato "L'albero"?, un bel cd.
E poi conosco gente dei centri sociali colta, intelligente e non violenta.
Conosco centri sociali che fanno cultura. Dimmi chi fa cultura, a destra. I
ragazzi dei centri sociali non usano certo il tuo linguaggio.
Ma parlavamo di musica, o no? Perché ti ostini a cambiare argomento?
---
quindi gli abitanti dell'africa si chiamano stranieri? ma guarda un pò...
speriamo che arrivino domani in settecentomilioni, e di tutti i colori.
>>ocio che l'e' pien de negher e de terun
ma fai in fretta prima che arrivino i negracci e ti facciano un culo
cosi'
vai vai vai.....
portati dietro i tuoi amici
e lascia a casa il modem, naturalmente, se no e' tutto inutile
Bah, io in Africa ci sono stata più volte e nessuno mi ha fatto niente.
Invece, un ragazzetto in moto ha tentato di strapparmi la borsa, nella mia
città, in via Duomo... Un italianetto mezzo drogato.
---
>
Se dovessi parlare di musica, mai tratterei un poveraccio come
jovanotti. Quelli buoni dei centri sociali li conosci solo tu, o
lameno così ti appaiono. Ciao, ernesta.
ovviamente. non ne dubitavamo.
> Invece, un ragazzetto in moto ha tentato di strapparmi la borsa, nella mia
> città, in via Duomo... Un italianetto mezzo drogato.
e come fai a sapere che era mezzo drogato? Rosa pia, pensa a tua madre...
lei ti avrebbe voluto bella ed intelligente proprio come le altre bambine...
Perché l'abbiamo beccato, caro Parkinson...
---
>
>
no, diciamo che la qualita' di chi ascolta si vede dalla musica (non ti
sforzare troppo di capire). Ovviamente tu ascolti Jovannotti e la dice
tutta. Questo dimostra anche come la musica classica alta europea non
meticciata sia stata rovinata dalla musica popolare ed infima che si e'
imposta in europa gia' prima della fine della guerra grazie alla societa'
multietnica ed al capitalismo che per soddisfare la massa devono puntare
verso il basso. Rosa pia rosa pia... proprio come le altre bambine...
ahhhhh, come ho fatto a non pensarci...
Ma davvero pensi che una persona, una cultura, un'espressione artistica, una
lingua, possano restare sempre uguali o cambiare senza stimoli esterni e
senza "incroci"? Che uno di vent'anni, piacendosi così, possa dire: "Voglio
essere sempre come sono adesso?" La vita, gli incontri, la scuola,
l'ambiente, i batteri, i virus, le vitamine, il cibo, il sole, lo sport,
l'amore... lo cambiano. Se vuole restare com'è, deve spararsi. Altrettanto
succede ad ogni altra cosa o essere di questo mondo. La società multietnica
è il destino del mondo. Può dispiacerti, ma non c'è rimedio.
A me, comunque, non dispiace.
Non mi crederai, ma sono veramente meticcia. E non mi dispiace affatto.
---
>
>
No ovviamente, ma possono sicuramente peggiorare come e successo a noi se
gli incroci sono inferiori sia culturalmente che geneticamente. Non
scordiamoci che non e' la prima volta che accade nella storia umana.
> Che uno di vent'anni, piacendosi così, possa dire: "Voglio
> essere sempre come sono adesso?"
No, mi piacerebbe poter dire: "adesso e' meglio". Invece ci tocchera' un
modo inquinato, con guerre religiose, sovrappopolato, con governi in balia
di mussulmani etc.etc.
> La vita, gli incontri, la scuola,
> l'ambiente, i batteri, i virus, le vitamine, il cibo, il sole, lo sport,
> l'amore... lo cambiano.
I viurs e batteri ti hanno sicuramente cambiata.
> Se vuole restare com'è, deve spararsi. Altrettanto
> succede ad ogni altra cosa o essere di questo mondo. La società
multietnica
> è il destino del mondo.
E ne sara' la sua distruzione purtroppo come e' sempre stato e come sempre
sara'. Solo che questa volta non sara' il crollo dell' impero romano ma la
fine dell' umanita' visto che tra pochi anni tutti avranno a disposizione
arsenali atomici e mentre i bianchi intelligenti non li hanno mai usati un
arabo o negro non si faranno scrupoli.
> Può dispiacerti, ma non c'è rimedio.
> A me, comunque, non dispiace.
> Non mi crederai, ma sono veramente meticcia. E non mi dispiace affatto.
e direi che da quello che scrivi i risultati del meticciamento siano
evidenti...
adorata, i tuoi apprezzamenti mi giungono sempre al cuore, comunque ti
garantisco che la mia mano non trema assolutamente, che ci sia qualche
intellettuale ai cs non dubito, ma più che altro sono gli sfigatoni
jovanotteschi che riempiono i vostri santuari della cultura e penso
che dell' organo conoscano solo le canne, quelli. Per la pizza,
l'importante è se piace a te e ricordati che la logica moderna ha già
risolto il dilemma del cretese che afferma che tutti i cretesi sono
ladri, il relativismo assoluto non è più accettato e è sempre in
funzione di qualcosa, in questo caso la pizza, oppure jovanotti. Su
quest' ultimo si potrebbe dimostrare che musicalmente è un emerito
nessuno, anche nel campo del niente del rap. anche se ci sono tanti
cannati che stanno a ascoltarlo perchè la sua musica corrisponde ai
loro bassi segnali cerebrali che in quel momento pulsano nei loro
cervelli. Ciao ernesta.
Geneticamente inferiori????? a te??????
> > Che uno di vent'anni, piacendosi così, possa dire: "Voglio
> > essere sempre come sono adesso?"
>
> No, mi piacerebbe poter dire: "adesso e' meglio". Invece ci tocchera' un
> modo inquinato, con guerre religiose, sovrappopolato, con governi in balia
> di mussulmani etc.etc.
al lupo!al lupo! ecco la nuova fobia massificata!!
integralisti in ogni dove!! L'invasione dei Talebani!!!!!!!!
>
> > La vita, gli incontri, la scuola,
> > l'ambiente, i batteri, i virus, le vitamine, il cibo, il sole, lo sport,
> > l'amore... lo cambiano.
>
> I viurs e batteri ti hanno sicuramente cambiata.
>
> > Se vuole restare com'è, deve spararsi. Altrettanto
> > succede ad ogni altra cosa o essere di questo mondo. La società
> multietnica
> > è il destino del mondo.
>
> E ne sara' la sua distruzione purtroppo come e' sempre stato e come sempre
> sara'. Solo che questa volta non sara' il crollo dell' impero romano ma la
> fine dell' umanita' visto che tra pochi anni tutti avranno a disposizione
> arsenali atomici e mentre i bianchi intelligenti non li hanno mai usati un
> arabo o negro non si faranno scrupoli.
la fine dell'umanità! nientemeno!! testimone di Geova???
corri a nasconderti sulla montagna della salvezza, che tanto non c'è modo di
salvarsi per quelli come te!
>
> > Può dispiacerti, ma non c'è rimedio.
> > A me, comunque, non dispiace.
> > Non mi crederai, ma sono veramente meticcia. E non mi dispiace affatto.
>
> e direi che da quello che scrivi i risultati del meticciamento siano
> evidenti...
>
Anche i risultati della tua idiozia lo sono!!!
Steu
>
> adorata, i tuoi apprezzamenti mi giungono sempre al cuore, comunque ti
> garantisco che la mia mano non trema assolutamente, che ci sia qualche
> intellettuale ai cs non dubito, ma più che altro sono gli sfigatoni
> jovanotteschi che riempiono i vostri santuari della cultura e penso
> che dell' organo conoscano solo le canne, quelli. Per la pizza,
> l'importante è se piace a te e ricordati che la logica moderna ha già
> risolto il dilemma del cretese che afferma che tutti i cretesi sono
> ladri, il relativismo assoluto non è più accettato e è sempre in
> funzione di qualcosa, in questo caso la pizza, oppure jovanotti. Su
> quest' ultimo si potrebbe dimostrare che musicalmente è un emerito
> nessuno, anche nel campo del niente del rap. anche se ci sono tanti
> cannati che stanno a ascoltarlo perchè la sua musica corrisponde ai
> loro bassi segnali cerebrali che in quel momento pulsano nei loro
> cervelli. Ciao ernesta.
Fai il figo parlando di relativismo assoluto, ma non hai ancora capito che
di Jovanotti qui non si stava parlando e i tuoi "alti" segnali cerebrali
ancora non ti hanno dato modo di capirlo.
Continui a blaterare di cannati e centri sociali quando l'argomento era un
altro.
...e comunque come fai a giudicare così sapientemente realtà che non
conosci?
Steu
e si, è un metro di giudizio universalmente accettato! Chissà cosa succede a
chi ascolta Gigi D'Alessio?????
Questo dimostra anche come la musica classica alta europea non
> meticciata sia stata rovinata dalla musica popolare ed infima che si e'
> imposta in europa gia' prima della fine della guerra grazie alla societa'
> multietnica ed al capitalismo che per soddisfare la massa devono puntare
> verso il basso.
Oddio e quale sarebbe l'alto??
E non ti sei mai chiesto se la musica "alta" come la definisci, non sia
diventata talmente sofisticata e falsa, da perdere ogni contatto con la
realtà della "massa" ( e tu di che elite faresti parte?)
E non ti è mai venuto il dubbio che la spontaneità della musica "bassa"
abbia molto più spessore della ricercatezza della musica "non meticciata"
come tu la definisci??
Steu
Va bene, se vuoi entra anche tu nel thread con la rosetta...
Quanti scocciatori.
No, semplicamente la massa non la puo' capire, esattamente come l amassa
legge i romanzetti sentimentali al posto di Goethe, e' ignorante etc.etc.
Ritenta sarai piu' fortunato.
manetones <mane...@cai.com> wrote in message
jkdthtc4j011oi2s2...@4ax.com...
>
> No, semplicamente la massa non la puo' capire, esattamente come l amassa
> legge i romanzetti sentimentali al posto di Goethe, e' ignorante etc.etc.
> Ritenta sarai piu' fortunato.
Non stai parlando della massa ma degli elettori di Berlusca!!!!!!!!!
E comunque anche Goethe era un bel sentimentalone!!!
Piů fortunato di cosě!! Sono "massa" , ascolto rap e ragamuffin e nella mia
libreria ho tutta la collezione Harmony!!
>Credi veramente che tutti i neri siano islamici? Si vede come conosci
>l'Africa!
>Hai mai sentito parlare di Mandela? Hai mai sentito parlare di premi Nobel
>per la letteratura, neri? Wole Soyinka, nigeriano, č uno. Ti pare che Nadine
>Gordimer, sudafricana bianca, sia razzista? Lei che vive in mezzo ai neri,
>se fosse il caso dovrebbe esserlo. O no?
>Il conosco paesi dell'Africa a nord e a sud dell'equatore. Conosco neri
>cretini quasi come i bianchi, ma anche gente eccellente, intelligente e
>generosa.
>Una volta, a Lusaka, in Zambia, fui invitata una sera a casa di un
>personaggio bianco importante. Pagato dallo stato italiano. Aveva perfino i
>vini italiani. La servitů nera parlava italiano benissimo. La moglie del
>tipo, si lamentava perchč la servitů non conosceva perfettamente la sequenza
>delle pietanze italiane nei grandi pranzi... A quella specie di corte c'era
>una combriccola di personaggi italiani che te li raccomando.
Sempre pensato che tu sei l' ernesto, sei sempre da tutte le parti e
sai sempre tutto, con notizie di prima mano.
>Anche i
>dirigenti di una impresa italiana che, con i soldi degli "aiuti",
>costruivano una strada. Dove va la strada?, chiedemmo. La strada non andava
>da nessuna parte.
>La gente dello Zambia parlava inglese perfettamente. I dirigenti delle
>miniere di rame di Ndola erano neri. Anche i minatori, naturalmente.
>Certo, č meglio disprezzare i neri, vendergli schifezze e armi, farli venire
>qui a fare i mestieri peggiori, portare in Africa rifiuti nocivi a miliardi
>di tonnellate, portargli via petrolio (Nigeria...), oro (Sudafrica... ),
>diamanti (Angola...), e rovinare l'ambiente....
>L'amicizia di gente nera mi onora....
E perchč ti dovrebbero disonorare? Ti dovrebbero disonorare le
amicizie come quelle con l' ernesto. Ciao, ernesta.
Cosa vuoi che ti dica? Ti perdono.
Quanto all'Africa, se vuoi ti metto in contatto con un amico missionario
comboniano che vive in una baraccopoli a Nairobi. Puoi andare lì e fare un
periodo di conoscenza ed esperienza. Puoi conoscere la realtà dall'interno.
Il missionario dirigeva una nota rivista sull'Africa in Italia. Siccome
scoprì e sputtanò dei politici italiani (i... discendenti di quei tipi sono
in politica nella casa della libertà...) per traffico di armi (Pensa a
Menem, aggiungi qualche zero alle cifre), il... conte zio Spadolini il magro
e altri fecero pressione sui dirigenti dell'ordine e il missionario fu
cacciato dalla direzione della rivista. Allora lui andò a vivere nella
baraccopoli di Nairobi, non in una villa sul mare come un dirigente
socialista attualmente nella C.d.L..
Se vuoi, puoi fare un'esperienza africana. In fondo, ti potrebbe servire per
essere più "contro" di prima...
Se l'idea ti va, mettiti in contatto con me.
---
Conosco l' india, che visito con una certa frequenza. Non credo che tu
mi possa indicare cose nuove. Comunque tu nel tuo pietismo, umanismo,
esasperato fanatico, pasionario, non sei capace di trarre conclusioni
sul' ineliminabilità di tutti quei fattori che tanto ti fanno
soffrire, la specie umana è geneticamente così e non potrà mai
modificarsi, a meno che non diventi altro. Continua pure a operare per
lenire quello che così tanto fastidio ti dà, ma non potrai cambiare di
molto un decorso naturale di una specie animale, con tutte le sue
caratteristiche e le sue peculiarità. Ciao, ernesta.
Anche io ho parlato con gente che ha lavorato per parcchi hanni in africa e
mi ha detto che ad esempio la capitale dell'Angola era stata costruita dai
portoghesi ed era un gioielo di città pultia ed ordinata e con servizi
pubblici funzionanti, 5 anni dopo l'indipendenza era ridotta a un
letamaio...
Che c'entra l'India con l'Africa? C'è una differenza abissale.
Siccome non mi conosci, puoi pure pensare che sia fanatica e
pasionaria. La nostra specie animale, per usare i tuoi termini, è la più
malleabile e plasmabile tra quelle esistenti. Mentre i gatti sono
ancora come quello descritto da Kipling in una nota favola, mentre le rane
sono sempre lì a cantare negli stagni come centomila anni fa, gli esseri
umani qualche cambiamento l'hanno fatto.
Ma non si tratta solo di aspettare che maturino le nespole, bisogna
lavorare sodo perché qualche cosa cambi. Sapendo che noi non vedremo
cambiamenti seri.
Qui non si tratta di essere pasionarie, ma di sentire una cosa che
certo ti è ignota: l'amore per l'umanità. Nel senso verticale e in quello
orizzontale: amore per tutti in qualunque posto siano, amore per tutti anche
per chi vivrà tra qualche millennio...
Io sto bene, con la spina inserita nell'umanità. Non credo che si possa
essere felici da soli, odiando e cercando di vivere sfruttando gli altri.
L'individualismo non è una bella cosa. Una volta arrivati a capire
l'importanza della "persona", secondo me bisogna arrivare a rivalutare non
solo l'umanità, ma il mondo.
Io faccio quello che ritengo sia giusto, lotto perché nel mondo
diminuisca la sofferenza e tutti stiamo meglio. Se non ci riesco, almeno
nessuno potrà dire che non ci ho provato. E soprattutto, sto bene così.
---
c'e' un problema di fondo: quei paesi coloniyyati non erano responsabili
neanche prima. Unica eccezione la Cina che infatti non subi' una
colonizzazione ma piu' che altro un' occupazione militare.
L' india c'entra con l' africa per una estrema e paragonabile povertà,
serviva da esempio. Che la nostra specie sia la più plasmabile è vero,
però sempre da individui della nostra specie, quindi si desume, ceh
quel che siamo resteremo. Puoi operare quanto vuoi, ma più di tanto e
anche con tanto tempo non riusciremmo a modificare sostanzialmente la
situazione. Confermi appieno quello che ti avevo già detto, con la
visione dell' umanità e dell' amore; ho scelto una via pragmatica
invece della tua, perchè spesso l' amore di cui parli è utilizzato da
incerti individui, che per caso e abilità si trovano in posti di
comando e che utilizzano la nota plasmabilità della specie per scopi
non proprio umanitari e amorevoli. Preferisco una base consolidata e
riconosciuta di diritti generici e affermatisi nel tempo evolutivo
storico dell' attuale diritto di popoli e genti, rispetto alle tue
istanze, fondamentalmente idealistiche, soggiacenti a un umanismo che
spesso sconfina o in sognatori par tuo o in mano a individui che
provocano danni immani all' umanità. Ciao, ernesta.
Non mi dispiace affatto essere chiamata Ernesta.
La situazione dell'India e quella dell'Africa si differenziano per molti
aspetti. Ci sarebbero da scrivere centinaia di libri. Mi limito a dire
qualche cosa: la religione, la cultura, la forza "nera", le forme
coloniali. Le religioni tradizionali africane sono molto vive, non tendendo
alla reincarnazione non sono cicliche ma lineari e in "salita". La cultura
africana - sto generalizzando, perché in un continente le culture sono
molte - è altrettanto viva. Riesce a darci poesia e letteratura, ad
influenzare la musica del nord del mondo... La forza dei neri è incredibile:
in tutte le situazioni riescono a salvarsi, a dare molto, a fertilizzare
ambienti culturali, umani, fisici... Penso al Brasile, al Centroamerica,
alle grandi isole caraibiche. L'Africa non è stata solo colonia inglese.
Se penso a Gandhi, lo vedo come una personalità arricchita da più culture:
indiana, africana, europea.
L'amore di cui parlo non è e non deve mai essere privo di capacità critica.
Anzi non potrebbe esistere senza questa. Io sto con chi ha i miei stessi
obbiettivi, ma continuo a rompere le scatole, a discutere, a litigare, a
proporre. Collaboro, ma sempre con glo occhi aperti. Sono cristiana, più che
cattolica, ma non obbedisco al papa "perinde ac cadaver". Uso la mia testa.
Mi sbaglierò, ma nessuno potrà dire che potevo pensarci da sola...
Non sarei così pessimista sull'umanità. Come ho detto, è una specie
mutevole. Forse c'è un aspetto, nella stessa globalizzazione, che non è
male, non è solo a vantaggio dei potenti.
Però sono cristiana. Pur non credendo che i cristiani siano i migliori della
covata religiosa, pur credendo che tutte le religioni possano portare a Dio,
credo che solo nel caso cristiano ci sia una novità. In tutte le fedi,
l'uomo può elevarsi, perfezionarsi, reincarnarsi, salire verso livelli
sempre più alti. Solo Cristo - Dio - è "sceso". Dio viene giù, sa che non ce
la faremmo da soli, però ha fiducia in noi, dopotutto. Secondo me questa è
una caratteristica importante...
Ma guarda che se ti sto annoiano, basta che tu non mi risponda...
Ciao.
---
Mai letta una storia dell'Africa nera? Anch'io mi chiedo se gli africani non
sarebbero stati meglio senza i bianchi. Ma "senza", non con i bianchi che li
mettano nei parchi-gioco a divertire i turisti.
L'umanità, col colonialismo, ha perso occasioni di sviluppo fantastiche.
Chissà che cosa avrebbe potuto venire da uno sviluppo autonomo dell'Africa.
Ma siccome con i "se" non si fa la storia, sarebbe meglio partire dalla
situazione attuale, più che condonare i debiti sarebbe giusto pagare i
nostri, accettare il contributo di popoli ancora vivi.
Ti rimando al mio post precedente, parlando di neri.
Avendo avuto problemi agli occhi, mi sono rivolta ad un ospedale, dove
operano due chirurghi oculisti: una polacca e un ertitreo, che è anche mio
amico. Un ospedale del nord, naturalmente. Mi sono trovata bene con tutt'e
due, meglio col nero. Per puro caso: non voglio dire che i polacchi siano da
buttar via. Vorresti chiudere il chirurgo eritreo nella riserva? E se ti
capitasse, in un futuro non lontano, di esser curato da un nero? Se tua
moglie fosse visitata e curata da un ginecologo africano islamico? Se la
professoressa di lettere di tua figlia fosse nera? Che faresti? Ti
suicideresti per non vedere?
Il mondo cambia, caro mio. Il cambiamento è vita.
Ripeto: se i miei discorsi ti annoiano, basta che tu non mi risponda e...
amcici come prima.
---
>
>
le solite cazzate. I bianchi stanno semplicemente usando tutte le musiche
tradizionali (non solo nere) visto che la massa non potendo capire la musica
classica ha bisogno di forme espressive piu' basse che la musica
tradizionale rappresenta e fornisce. Se si paragano la struttura della
passione secondo san matteo a qualunque pezzo moderno si vedra' come la
musica moderna e' una iper-semplificazione per dementi della musica classica
bianca europea. La musica "nera" in effetti sono solo assurdi
tamburellamenti nella foresta eseguiti a culo scoperto, perche'
ricordiamoci che anche il jazz in realta' e' stato inventato da bianchi che
hanno "esteso" la musica dei negri delle piantagioni che era gia' molto
diversa da quella dei loro progenitori visto che questi negri l' avevano a
loro volta costruita su criteri bianchi. Quindi in realta' il jazz e' molto
poco "negro", e comunque e', in ultima analisi, spazzatura come tutti i
prodottti della massificazione. Ricordiamoci che poi oggi la massa non e'
neanche piu' bianca ed un negro avra' serie difficolta' intellettuali a
capire la musica classica (ad esempio). Purtroppo la progessiva
massificazione prima e societa' multietnica ha di fatto distrutto quasi
tutte le espressioni artistiche e prima o poi distruggera' anche il mondo.
o ci fai o ci sei. Ti ho gia' spiegato che non ci sarebbe stato nessuno
sviluppo.
> Chissà che cosa avrebbe potuto venire da uno sviluppo autonomo
dell'Africa.
niente, perche' non ce ne sarebbe mai stato uno. Possiamo chiederci
legittimamente se forzare i negri ad essere "bianchi" e non lasciarli allo
stato brado naturale sia stata una crudelta' (ed anche un pericolo per la
nostra civilta') o meno. Ma sicuramente non si sarebbero sviluppati, a meno
che non si ragioni in migliaia di anni.
> Ma siccome con i "se" non si fa la storia, sarebbe meglio partire dalla
> situazione attuale, più che condonare i debiti sarebbe giusto pagare i
> nostri, accettare il contributo di popoli ancora vivi.
ecco inizia a pagare tu e togliti dai coglioni. Io ci pensero'. Fai una
cosa, staccati il telefono e devolvi i soldi che paghi per la bolletta,
farai del bene a loro ma sopratutto a noi.
> Ti rimando al mio post precedente, parlando di neri.
> Avendo avuto problemi agli occhi, mi sono rivolta ad un ospedale, dove
> operano due chirurghi oculisti: una polacca e un ertitreo, che è anche mio
> amico. Un ospedale del nord, naturalmente. Mi sono trovata bene con tutt'e
> due, meglio col nero.
Perche' era un ospedale del nord. Non c'entra chi ci lavora. M ail giorno
che al nord saranno tutti neri, vedrai che non ti troverai piu' bene.
> Per puro caso: non voglio dire che i polacchi siano da
> buttar via. Vorresti chiudere il chirurgo eritreo nella riserva?
esatto.
> E se ti
> capitasse, in un futuro non lontano, di esser curato da un nero?
purtroppo, se continua cosi', potrebbe capitare.
> Se tua
> moglie fosse visitata e curata da un ginecologo africano islamico? Se la
> professoressa di lettere di tua figlia fosse nera? Che faresti? Ti
> suicideresti per non vedere?
il problema e' che tutto questo non succedera'. Faremo prima a fare un botto
clamoroso che ad avere una societa' mutlirazziale. FInche' il chirurgo negro
e' un caso isolato in una societa' "pura" ed avanzata, lui puo' anche far
ebene il suo lavoro e non creare danni e probabilmente rappresenta quello
0,001% di negri con un QI sopra il 50. Ma quando ce ne saranno abbastanza di
questa gente da non essere piu' "marginale" la societa' collassera'. Se tu
metti una scimmia in una cabina di un jumbo insieme a due piloti non succede
niente e magari il Jumbo puo' andare lo stesso, se sono tre scimmie il jumbo
si schianta!
> Il mondo cambia, caro mio. Il cambiamento è vita.
Il mondo cambia ma ogni tanto fa pure dei bei botti, scema. E questo
potrebbe essere il botto definitivo visto che ci sono le armi nucleari in
giro.
> Ripeto: se i miei discorsi ti annoiano, basta che tu non mi risponda e...
> amcici come prima.
ehehehe ti piacerebbe.
Non ripeterò quel che ho già detto. spero che questo "mondo" al quale alludi
vada al diavolo in fetta.
---
>
>
Ah, se è per quello, ti saluto io. Ho cercato di discutere seriamente e
serenamente. Ma le persone civili come te preferiscono stipidaggini, offese
e cavolate varie.
Peccato.
>
>
hai proprio ragione. Tu mica ti sei inventata fratelli morti nei campi di
concentramento, viaggi inesistenti, parenti di colore, mariti furibondi,
e-mail false da amiche americane etc.etc. E che cavolo! Tu volevi la
discussione seria e corretta!
Guarda che se risparmi le solite fandonie su berlusconi si può
scambiare anche delle opinioni tranquillamente.
la tua concezione del mondo, che poi alla fine non riguarda
strettamente la politica, permea la cultura occidentale da migliaia di
anni, anche se il tuo sfrenato amore per gli africani mi ricorda un
po' il modello rousseauiano del buon selvaggio. Gli africani
parteciparono e partecipano per quanto possono alla formazione della
contemporanea cultura, avviata ormai a non troppo identificabili
sviluppi. Per l ' aspetto religioso ho un concetto molto più intimo e
privato del tuo, riservandomi sempre le possibilità offerte dal credo
religioso e rispettando e disinteressandomi delle scelte altrui,
mentre in effetti tu sei indirizzata verso le scelte di proselitismo e
adesione di massa della religione cristiana cattolica.
Contrariamente a quanto affermi poi, non sono pessimista sulla natura
umana, anche se da osservazioni pragmatiche e pratiche, leggendo la
nostra storia, constato che i nostri comportamenti nel tempo non si
sono mai differenziati troppo. Piuttosto noto in te la negatività
verso la nostra specie, in quanto abbisognerebbe della tutela del
divino per poter raggiungere determinate mete di giustizia e
eguaglianza.
Del berlusconismo, pių che della persona che puō essere mossa da spinte che
non condivido ma che non giudico, penso tutto il male possibile. Porterā
indietro l'Italia di un bel po'... Se queste per te sono fandonie, mi
dispiace. Ma devo dire quello che penso.
> la tua concezione del mondo, che poi alla fine non riguarda
> strettamente la politica, permea la cultura occidentale da migliaia di
> anni, anche se il tuo sfrenato amore per gli africani mi ricorda un
> po' il modello rousseauiano del buon selvaggio.
La mia concezione del mondo non č a settori impermeabili. Non ho uno
sfrenato amore per gli africani, pių che per gli indiani pellerossa o i
tedeschi... Siccome qui si disprezzavano gli africani, ho deciso di dirne
gli aspetti positivi. Lo farei anche con i giapponesi, o con te, se ti
conoscessi...
Gli africani
> parteciparono e partecipano per quanto possono alla formazione della
> contemporanea cultura, avviata ormai a non troppo identificabili
> sviluppi.
Meno male che gli sviluppi della cultura non sono troppo identificabili.
Vuol dire almeno che non li guida un potere...
Per l ' aspetto religioso ho un concetto molto pių intimo e
> privato del tuo, riservandomi sempre le possibilitā offerte dal credo
> religioso e rispettando e disinteressandomi delle scelte altrui,
> mentre in effetti tu sei indirizzata verso le scelte di proselitismo e
> adesione di massa della religione cristiana cattolica.
Non ho un credo intimistico, ma le "scelte di adesione di massa alla
religione cristiana cattolica" non mi riguardano. Sono fortemente ecumenica.
Ho amici atei con i quali ci si capisce benissimo. Distinguo fede e
religione: la prima mi riguarda, la seconda mi incuriosisce e la studio.
Faccio parte di una comunitā e non voglio fare l'isolata neanche per
l'aspetto religioso.
> Contrariamente a quanto affermi poi, non sono pessimista sulla natura
> umana, anche se da osservazioni pragmatiche e pratiche, leggendo la
> nostra storia, constato che i nostri comportamenti nel tempo non si
> sono mai differenziati troppo.
Se guardiamo nell'arco di due o tremila anni, puō sembrare vero. Ma č anche
vero che siamo la specie pių flessibile. La pecora č come diecimila anni fa,
gli esseri umani no. Hanno scoperto la libertā, la poesia, la scienza... I
toscani vivono esattamente il doppio degli etruschi. Hanno scoperto
l'individuo, scopriranno la persona...
Piuttosto noto in te la negativitā
> verso la nostra specie, in quanto abbisognerebbe della tutela del
> divino per poter raggiungere determinate mete di giustizia e
> eguaglianza.
Non la metterei cosė. L'umanitā crede di aver bisogno del divino. Io ho la
mia fede, e penso di non mollarla. Ma osservo che in tutte le culture c'č la
presenza del divino. E che nel vangelo č il divino che scende, che aiuta
l'uomo a iniziare la salita. Ricordo un grande murale a Cittā del Messico,
del grande muralista Rivera: ben prima della conquista spagnola, in mezzo ai
maya un bianco biondo con la barba... C'č una storia, dietro, ma questa č
l'icona del bisogno dell'umanitā: ogni tanto occorre che venga qualcuno da
fuori. Forse il cristianesimo č questo. Capisco che ci vorrebbero ore per
spiegarsi...
---
Un conto sono le battute, un conto la verità. Si vede che non distingui. La
storia di mio fratello è purtroppo vera. I viaggi fanno parte del mio
lavoro. L'amica americana è verissima. Mio marito s'infischia di te, questo
è anche vero, e non sono "colorata" (attenzione al significato). Ho detto
cento volte che se viene offeso un giallo in quanto tale, io sono gialla.
Quanto alla discussione seria e corretta: io non offendo, non dico
volgarità, dico il mio parere, non mando in bagno la gente, non ho mai
offeso tua madre, non metto in dubbio la tua buona fede quando esponi
qualche idea.
Vorrei una discussione certamente forte, magari con un po' d'ironia, decisa,
ma seria e corretta. Se non ti va, pazienza. Se puoi dimostrare che io abbia
usato parolacce e volgarità, ti invito a farlo.
---
>
>
ha riconfermato tutte le cazzate pazzesco. Non ho parole...
>> Guarda che se risparmi le solite fandonie su berlusconi si può
>> scambiare anche delle opinioni tranquillamente.
>
>Del berlusconismo, più che della persona che può essere mossa da spinte che
>non condivido ma che non giudico, penso tutto il male possibile. Porterà
>indietro l'Italia di un bel po'... Se queste per te sono fandonie, mi
>dispiace. Ma devo dire quello che penso.
Ah, ricominci subito, allora considera berlusconi uno strumento divino
per mettere alla prova l' umanità per farla cresere e migliorare, nel
confronto con l' errore e con la giustizia, tanto sulla questione
politica puoi operare ben poco.
>
>> la tua concezione del mondo, che poi alla fine non riguarda
>> strettamente la politica, permea la cultura occidentale da migliaia di
>> anni, anche se il tuo sfrenato amore per gli africani mi ricorda un
>> po' il modello rousseauiano del buon selvaggio.
>
>La mia concezione del mondo non è a settori impermeabili. Non ho uno
>sfrenato amore per gli africani, più che per gli indiani pellerossa o i
>tedeschi... Siccome qui si disprezzavano gli africani, ho deciso di dirne
>gli aspetti positivi. Lo farei anche con i giapponesi, o con te, se ti
>conoscessi...
>
Ah, va bene.
>Gli africani
>> parteciparono e partecipano per quanto possono alla formazione della
>> contemporanea cultura, avviata ormai a non troppo identificabili
>> sviluppi.
>Meno male che gli sviluppi della cultura non sono troppo identificabili.
>Vuol dire almeno che non li guida un potere...
Non mi sono spiegato, non è proprio chiaro cosa il 'potere' voglia
fare degli africani e di tutti gli altri e delle loro culture.
> Per l ' aspetto religioso ho un concetto molto più intimo e
>> privato del tuo, riservandomi sempre le possibilità offerte dal credo
>> religioso e rispettando e disinteressandomi delle scelte altrui,
>> mentre in effetti tu sei indirizzata verso le scelte di proselitismo e
>> adesione di massa della religione cristiana cattolica.
>
>Non ho un credo intimistico, ma le "scelte di adesione di massa alla
>religione cristiana cattolica" non mi riguardano. Sono fortemente ecumenica.
>Ho amici atei con i quali ci si capisce benissimo. Distinguo fede e
>religione: la prima mi riguarda, la seconda mi incuriosisce e la studio.
>Faccio parte di una comunità e non voglio fare l'isolata neanche per
>l'aspetto religioso.
A te non è concesso che esistere come individuo, sempre solo, sempre a
confronto con tutti gli altri, vincolo a cui poi reagirai dalle
particolarità del tuo carattere, della tua fortezza, della tua
cultura, ma sei sempre sola, anche di fronte a Dio. Non pretenderai di
parlare con lui anche a mio nome.
>
>> Contrariamente a quanto affermi poi, non sono pessimista sulla natura
>> umana, anche se da osservazioni pragmatiche e pratiche, leggendo la
>> nostra storia, constato che i nostri comportamenti nel tempo non si
>> sono mai differenziati troppo.
>
>Se guardiamo nell'arco di due o tremila anni, può sembrare vero. Ma è anche
>vero che siamo la specie più flessibile. La pecora è come diecimila anni fa,
>gli esseri umani no. Hanno scoperto la libertà, la poesia, la scienza... I
>toscani vivono esattamente il doppio degli etruschi. Hanno scoperto
>l'individuo, scopriranno la persona...
Secondo me non conosci troppo la specie umana, oppure sei illusa su
essa. Chi ti dice che l' uomo primitivo, anche se mediamente campava
20 anni, non fosse migliore degli attuali suoi eredi. Sei convinta che
quanto provava, pensava, elaborava, fosse di classe inferiore ai
nostri sentimenti, speranze e desideri?
>
> Piuttosto noto in te la negatività
>> verso la nostra specie, in quanto abbisognerebbe della tutela del
>> divino per poter raggiungere determinate mete di giustizia e
>> eguaglianza.
>
>Non la metterei così. L'umanità crede di aver bisogno del divino. Io ho la
>mia fede, e penso di non mollarla. Ma osservo che in tutte le culture c'è la
>presenza del divino. E che nel vangelo è il divino che scende, che aiuta
>l'uomo a iniziare la salita. Ricordo un grande murale a Città del Messico,
>del grande muralista Rivera: ben prima della conquista spagnola, in mezzo ai
>maya un bianco biondo con la barba... C'è una storia, dietro, ma questa è
>l'icona del bisogno dell'umanità: ogni tanto occorre che venga qualcuno da
>fuori. Forse il cristianesimo è questo. Capisco che ci vorrebbero ore per
>spiegarsi...
Certamente culture del passato, anceh quella occidentale, hanno sempre
atteso qualcuno che risolvesse tutti i problemi di ingiustizie,
soprusi, ma il divino resta sempre un fattore individuale, puoi
condividerlo con altri, ma resta sempre un tuo pssesso inalienalbile e
indivisibile, altrimenti corri il rischio di cadere nelle
superstizioni, nel credere alle parole di chi col divino a ben poco da
spartire.
manetones
Non hai parole, hai solo parolacce. Dimostra che quello che dico è falso...
---
>
>
semmai mi dovrai dimostrare tu che e' vero, imbecillona. Inizia postare i
certificati di tuo fratello, demente. (poi passiamo alle altre cose)
Trigno wrote:
> > Perché l'abbiamo beccato, caro Parkinson...
>
> ahhhhh, come ho fatto a non pensarci...
mancanza assoluta di materia grigia?
Chi sei, il pubblico ministero? Se non credi a quello che dico, non
m'importa proprio niente. Demente sei tu, e passa pure alle altre cose che
per me è lo stesso. Quando cerchi di dormire, la giornata di scemenze ti
funziona come sonnifero, o devi prendere un bel po' di pasticche comunque?
Probabilmente non sei in grado di accorgertene, ma hai qualche bel
problemone. Cerca uno psicologo decente, prima che sia troppo tardi...
E' inutile che continui a rispondere con la tua solita finezza, con la tua
elevata cultura: non ti leggerò più.
---
>
>
oppure poca propensione ad inventarmi cazzate? Pirla.
>
eh gia'...
ah ah ah ah ah ah bellissimo, dai dinne un'altra!
Ricordiamoci che poi oggi la massa non e'
> neanche piu' bianca ed un negro avra' serie difficolta' intellettuali a
> capire la musica classica (ad esempio). Purtroppo la progessiva
> massificazione prima e societa' multietnica ha di fatto distrutto quasi
> tutte le espressioni artistiche e prima o poi distruggera' anche il mondo.
speriamo presto, se il tuo livello culturale artistico proviene dalle
espressioni artistiche pure che "purtroppo" non esistono più.
se penso ai dischi che hai in casa mi corre un brivido lungo la schiena... e
ora scusa, vado a sentire un disco di quello stupido di miles davis.
>
>
dai su fai il bravo che è ora di cena quasi, non abbaiare.
ecco dove ti avevo visto!
Trigno wrote:
Piacere di conoscere il suo vero nome, io mi chiamo Sergio.
allora pirla e' il tuo cognome, capito adesso.
Trigno wrote:
Non credo di avere il suo cognome sig. Trigno Pirla.