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ANTAGONISMO che cos'è?

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XXX

unread,
Jun 4, 1999, 3:00:00 AM6/4/99
to
Cortesemente mi sapreste rispondere alle seguenti domande?
- Che cos'è la cultura antagonista?
- Chi sono gli antagonisti?
- A chi sono antagonisti?
Ringrazio tutti coloro che mi daranno risposta.

Sergio

unread,
Jun 4, 1999, 3:00:00 AM6/4/99
to
ti rispondo per me, perchè non sono fra quelli che hanno dato vita a questo
NG, in cui peraltro mi sento abbastanza a mio agio. nel linguaggio corrente
per "antagonismo" si intende "essere contro". Non é il significato esatto:
io sono un tipo pacifico, vorrei essere amico di tutti, e non riesco a
odiare nessuno. Ma esiste un modo di pensare, una concezione della società,
una "cultura" predominante, "protagonista" in questa fase storica. Il
semplice fatto di non essere omologato, di non essere convinto della
validità di una concezione del mondo basata sul mercato, di non riuscire a
convertirmi al culto del vitello d'oro, mi colloca in posizione non
"protagonista".
L'incapacità di starmene buono nel mio angolino, la voglia di discutere,
l'esprimere critiche, mi rende di fatto "antagonista". ciao

XXX <pmecos...@tin.it> wrote in message 7j85u5$hem$1...@nslave1.tin.it...

Paolo Manfredi

unread,
Jun 5, 1999, 3:00:00 AM6/5/99
to
Ti ringrazio Sergio: una cosa però mi chiedo, a parte qualche affermazione,
ritengo un po rozza, che inviata le BR ad aggiustare la mira, non mi sembra
di rilevare nessuna affermazione che possa sconvolgere la cultura dominante.
Sostanzialmente si leggono posizioni tranquillamente discusse in qualsiasi
canale televisivo, oramai omologate nella flaccida opinione corrente. Oltre
modo, la maggior parte delle posizioni che leggo non disturberebbe più
neanche un vecchio parroco di campagna o un maresciallo dei carabinieri in
pensione.
Mi chiedo quale sia la cultura predominante se non quella del tutto
possibile, del tutto probabilmente giusto, dell'essere tollerante, solidale,
buono, democratico. Va sostanzialmente bene tutto, alla fine non c'è più
tanto che possa disturbare questo regime mondiale elastico, duttile,
tollerante, buonista.
Pensieri che possano urtare lo stato attuale della cultura dominante non ne
ho notati. Quasi tutto è omologato a parte ciò che ci raccontano sia il
terrore.
Grande dittatura questa, una dittatura di mercanti che lasciano pensare
tutto e lasciano parlare chiunque; a volte fanno anche sembrare che certi
concetti diano fastidio ma alla fine li assecondano perchè con la libertà di
parola lasciano sfogare chi ha pruriti di ribellione.
Frequenterò questo NS senza timore di dire cose non conformi.
Ciao
Sergio ha scritto nel messaggio <7j8rmn$66f$1...@fe2.cs.interbusiness.it>...

Uomo Stocastico

unread,
Jun 6, 1999, 3:00:00 AM6/6/99
to

Paolo Manfredi <paolom...@tin.it> wrote in message
7j9ije$rh6$1...@nslave1.tin.it...

> Ti ringrazio Sergio: una cosa però mi chiedo, a parte qualche
affermazione,
> ritengo un po rozza, che inviata le BR ad aggiustare la mira, non mi
sembra
> di rilevare nessuna affermazione che possa sconvolgere la cultura
dominante.

Mi sono "fischiate le orecchie"... :^) ... Non parlavo mica sul serio, a
proposito delle BR! Ma credo ci siano molti "sinistrorsi" con la coda di
paglia. Perchè la "sinistra" è così preoccupata di fare un distinguo tra sè
e le forze eversive? Si vuole fare della cultura antagonista eppure, come
affermi nel prosieguo del post, non ci si discosta dai soliti buoni
propositi tipo letterina a Babbo Natale. Di un cosa sono certo: le posizioni
realmente innovative, quelle capaci di smuovere, sconvolgono a destra e a
manca... Non solo a destra. E forse ti sorprenderò - o forse no - affermando
che la "cultura dominante" non esiste. Esiste una pletora di spinte in varie
direzioni, che si annichiliscono a vicenda generando come effetto
complessivo l'impressione di una cultura dominante. Un vecchio adagio cinese
recita - più o meno - che per governare al meglio una vacca bisogna
lasciarle un ampio pascolo, cosicchè la si avrà sotto controllo nel senso
più ampio del termine. E' esattamente ciò che fanno con noi. Ogni tanto,
tocchiamo accidentalmente i margini del pascolo, ed in tal caso avviene un
sollevamento generale, molto breve... Ma in generale, possiamo muoverci a
piacimento, sotto la "bonaria" sorveglianza dei nostri controllori.
Inutile illudersi: se si vuole cambiare sul serio, e non pateticamente
"belare" il proprio disappunto, occorre muoversi: muoversi laddove la
reazione del potere non è a parole, ma con atti di repressione. Allora si è
(quasi) sicuri di colpire nel segno.Per usare un linguaggio matematico:
condizione necessaria, ma non sufficiente.

> Sostanzialmente si leggono posizioni tranquillamente discusse in qualsiasi
> canale televisivo, oramai omologate nella flaccida opinione corrente.
Oltre
> modo, la maggior parte delle posizioni che leggo non disturberebbe più
> neanche un vecchio parroco di campagna o un maresciallo dei carabinieri in
> pensione.

E' un po' difficile smuovere una società in cui la 'droga' è
istituzionalizzata... In cui i cervelli s'addormentano di fronte alle
menate ammanniteci dalle varie emittenti TV, di stato e non. Si dà
l'illusione che discutendo all'infinito nei talk-show, si cambino le cose o
si contribuisca a risolvere i problemi. I sondaggi indicano che la
maggioranza (abbondante) della popolazione italiana è contro l'intervento
militare in Serbia, ma al di là di questa generica dichiarazione d'intenti,
chi si muove realmente per cambiare le cose? Basterebbe che una gran massa,
diciamo qualche migliaio di persone, invadesse l'aeroporto di Aviano ed
impedisse i decolli stendendosi sulla pista. S'è forse visto qualcosa del
genere, a prescindere dal gesto "temerario" di Bettin & Soci? Macchè! Anzi,
come una massa di *poppanti*, centinaia o migliaia di persone vanno in
pellegrinaggio per osservare gli F-16 in fase di decollo ed atterraggio,
compresi i turisti giapponesi! (SIC) Dobbiamo renderci conto della iato
esistente tra le posizioni intellettuali e la reale volontà di agire e
cambiare le cose. Affermare di 'credere' in qualcosa è privo di peso, se a
questa convinzione non consegue un'azione costruttiva (e non solo a gesti
velleitari). Non vogliamo la guerra? Bene, facciamo pesare la nostra
decisione come detto poco sopra, invadendo le piste di volo degli aereoporti
miltari. Impariamo dai "Cobas del latte" come si fa... Ma francamente ne
dubito. Nessuno si muoverà, è molto meglio sentirsi "buoni" inviando i fondi
alla Missione Arcobaleno, lavandosi la "coscienza" con una piccola
oblazione. Come si fa in chiesa, durante la messa... Metto qualche banconota
in un cestino, e l'anima è salva.
La cruda verità è siamo un popolo imbelle.

> Mi chiedo quale sia la cultura predominante se non quella del tutto
> possibile, del tutto probabilmente giusto, dell'essere tollerante,
solidale,
> buono, democratico. Va sostanzialmente bene tutto, alla fine non c'è più
> tanto che possa disturbare questo regime mondiale elastico, duttile,
> tollerante, buonista.

E' vero, come ho sottolineato sopra. Ma basta trovare il punto debole...
Ogni struttura ne ha uno. Come hanno fatto gli USA a stroncare la Serbia?
Eliminando con le bombe tutti i servizi essenziali: non battagliando con il
loro esercito, ma agendo indirettamente in modo da fiaccare la volontà di
combattere. Forse possiamo trarre un esempio da questo.

> Pensieri che possano urtare lo stato attuale della cultura dominante non
ne
> ho notati. Quasi tutto è omologato a parte ciò che ci raccontano sia il
> terrore.

"Dovremmo prestare fede solo ai fatti. Le parole sono fiato che si
disperde" - Fernando Da Rojas
Ma lo sappiamo ancora cosa signinfichi "orrore"? Secondo me siamo tutti
anestetizzati.

> Grande dittatura questa, una dittatura di mercanti che lasciano pensare
> tutto e lasciano parlare chiunque; a volte fanno anche sembrare che certi
> concetti diano fastidio ma alla fine li assecondano perchè con la libertà
di
> parola lasciano sfogare chi ha pruriti di ribellione.

Per forza! L'unica maniera di colpire duro i "mercanti" consiste nel
privarli delle loro fonti di approvvigionamento. Effettuare "scioperi del
consumatore" in massa, boicottando le multinazionali che si rendano
colpevoli di sfruttamento criminale delle risorse e delle persone. Rifiutare
il modello consumista, continuando ad usare la vecchia auto finchè è
riparabile anzichè avvalersi dei "contributi alla rottamazione", o ancora
meglio, usando i mezzi pubblici od effettuando pressioni per l'effettiva
attuazione del telelavoro, che consuma meno energia. Diminuendo i nostri
consumi individuali in ogni modo possibile, ed insegnando ai nostri figli a
fare altrettanto aiutandoli a liberarsi dalla propaganda politica ed
economica. Oh, che ne dici di questa? Lo sciopero della TV! Teniamo spenta
la TV per una settimana, completamente... Mandiamo in rovina le agenzie
pubblicitarie e sconvolgiamo l'Auditel. E magari non compriamo più i
quotidiani, i settimanali... Usiamo solo la rete per accedere alle
informazioni.
Secondo me, eludere il controllo è la regola aurea.
Quanti sono disposti a farlo in concreto?

Ciao

Stochastic Man


Lev

unread,
Jun 8, 1999, 3:00:00 AM6/8/99
to
XXX wrote:
>
> Cortesemente mi sapreste rispondere alle seguenti domande?
> - Che cos'è la cultura antagonista?
> - Chi sono gli antagonisti?
> - A chi sono antagonisti?
> Ringrazio tutti coloro che mi daranno risposta.

Opinione personale:


in questo periodo si sta cercando di sostenere la classica tesi
ur-fascista: "tutte le verita' sono state scritte, e una volta per
tutte".

Ovviamente le verita' sono quelle della classe dominante.

Ecco, "antagonista" e chi si basa sul paradigma
" le verita' si possono riscrivere e anche se non si potesse
delle verita' ce ne sbattiamo".


Lev.

--
######################################################################
Streghe: noi tramontiamo perche' le onde possano volare.
Home Page: http://www.streghe.com
FORUM Pubblico: http://www.InsideTheWeb.com/mbs.cgi/mb498493
######################################################################

Chierico Navigante

unread,
Jun 8, 1999, 3:00:00 AM6/8/99
to
Sostiene Lev <L...@streghe.com>

>Ovviamente le verita' sono quelle della classe dominante.
>Ecco, "antagonista" e chi si basa sul paradigma
>" le verita' si possono riscrivere e anche se non si potesse
>delle verita' ce ne sbattiamo".

La verita' e' un processo continuo basato su tentativi ed errori.
Come la vita stessa, e' un esperimento non finito.

Uomo Stocastico

unread,
Jun 8, 1999, 3:00:00 AM6/8/99
to

XXX <pmecos...@tin.it> wrote in message 7j85u5$hem$1...@nslave1.tin.it...
> Cortesemente mi sapreste rispondere alle seguenti domande?
> - Che cos'è la cultura antagonista?
> - Chi sono gli antagonisti?
> - A chi sono antagonisti?
> Ringrazio tutti coloro che mi daranno risposta.
>
>

Ecco come intendo il termine "Antagonista", e di conseguenza l'atteggiamento
antagonistico.

Innanzitutto, definirei un concetto propedeutico all'"antagonismo": la
"Verità"
*LA* "Verità" *non esiste*, è sempre il risultato di un procedimento logico
che a partire da degli assiomi giunge a delle conclusioni.
La logica rimane sempre valida, è un semplice procedimento deduttivo (a
volte anche induttivo), ma gli assiomi cambiano, e di conseguenza cambia la
verità. Tanto più gli assiomi sono di natura generale, tanto più le
conclusioni saranno di ampio respiro. Gli assiomi sono indimostrabili. Una
classe dominante ne imporra alcuni di proprio comodo, e qualora venga messa
alle strette negherà anche il processo logico stesso pur di non ammettere
che si può giungere a conclusioni diverse utilizzando la stessa logica ma
partendo da assiomi non graditi. Perchè per ogni dittatura o modello di
pensiero, l'autoconservazione è prioritaria rispetto ad ogni considearzione.

Antagonista, in ultima analisi, è chi è disposto a mettere in discussione
gli assiomi, propri ed altrui, ma si rifiuta di ripudiare la logica,
ritenendola lo strumento indispensabile a penetrare il mistero che ci
circonda.

Ciao

S.M.
--
"Può darsi che Dio abbia fatto il mondo, ma questo non è un buon motivo per
non lasciarcelo rifare."
Bertrand Russel

Lev

unread,
Jun 9, 1999, 3:00:00 AM6/9/99
to
Chierico Navigante wrote:

>
> La verita' e' un processo continuo basato su tentativi ed errori.
> Come la vita stessa, e' un esperimento non finito.

HAi dimenticato un particolare:
di nessuna rilevanza.


Lev.

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