Kris Kaspersky, questo il nome dell'esperto (che non ha nulla a che fare con
la software house, attiva nel campo della sicurezza informatica, Kaspersky
Labs), presenterà i risultati della sua scoperta in occasione della
conferenza "Hack In The Box" di Kuala Lumpur (Malaysia) prevista per il
prossimo Ottobre.
Poiché le vulnerabilità in questione risiede all'interno del processore
stesso, gli attacchi possono essere posti in atto, potenzialmente, su
qualunque piattaforma - indipendentemente dal sistema operativo impiegato -.
"Si tratta solamente di tempo. Presto vedremo i primi attacchi in grado di
sfruttare i bug rilevati nelle CPU Intel", ha affermato Kaspersky.
Analizziamo il problema più nel dettaglio. Kaspersky ha dichiarato di essere
stato in grado di iniettare del codice maligno mandandolo in esecuzione e
ciò "scavalcando" di fatto le misure di sicurezza integrate nel sistema
operativo adottato.
Secondo Marco Giuliani, ricercatore PrevX (ved. questo articolo), è ancora
troppo presto per valutare la gravità del problema. In occasione di ogni
conferenza dedicata al tema della sicurezza, infatti, vengono messe in
programma conferenze e dimostrazioni pubbliche relative ad argomenti di
notevole importanza. Non è però detto che un codice "proof-of-concept" possa
necessariamente diventare una seria minaccia.
Alcuni "proof-of-concept", spiega Giuliani, richiedono competenze tecniche
molto elevate che la maggior marte degli sviluppatori di malware non
possiede.
E' bene evitare di essere preoccupati per un problema che è ben lontano dal
diventare una reale minaccia nella "vita reale". E, soprattutto, non si
tralasci di guardare con attenzione ai tanti aspetti che invece, oggi,
permettono di evitare di correre rischi, sia in ambiente domestico che in
ambito aziendale.
Tali considerazioni non appaiono comunque voler sminuire in alcun modo la
portata della scoperta di Kaspersky. Lo scorso Giugno lo stesso Theo de
Raadt, fondatore dei progetti OpenBSD ed OpenSSH, aveva pubblicamente
confermato la gravità dei bug presenti nelle CPU osservando come i
"workaround" proposti da Intel venissero implementati a livello BIOS, dai
vari produttori hardware, con un discreto ritardo. Alcuni problemi inoltre,
sempre secono de Raadt, non sarebbero risolvibili.
"Tutti i processori, di qualsiasi produttore contengono bug ed Intel usa
comunicarlo tempestivamente ai propri clienti ed al pubblico in generale",
ha dichiarato un portavoce Intel. Fu infatti la stessa società, lo scorso
Aprile, a rendere noti alcuni dettagli riguardanti le specifiche tecniche
delle sue CPU Core 2.
In quell'occasione Intel spiegò come i bug (detti "errata") nelle CPU Core 2
(serie T, E, Q, QX e Xeon 5000) possano presentarsi solamente in casi molto
rari. Risultato: un sistema che si rifiuta di ricevere i dati in ingresso
provenienti da mouse e tastiera. In Windows potrebbe venire visualizzato un
errore "Blue Screen of Death" mentre in Linux un messaggio di "kernel
panic".
Intel ha pubblicato un aggiornamento per la risoluzione del problema sul
sito developer.intel.com.