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Il vecchio marinaio 1/5

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Scribacchino

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Nov 24, 2002, 5:32:21 AM11/24/02
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PRIMA PARTE

È un vecchio marinaio, e ferma uno dei tre convitati: «Per la tua lunga
barba grigia e il tuo occhio scintillante, e perchè ora mi fermi?


Le porte del Fidanzato son già tutte aperte, e io sono il più stretto
parente; i convitati son già riuniti, il festino è servito, tu puoi udirne
di qui l'allegro rumore.»

Ma egli lo trattiene con mano di scheletro. «C'era una volta un bastimento
..» comincia a dire. «Lasciami, non mi trattener più, vecchio vagabondo
dalla barba brizzolata!» E quello immediatamente ritirò la sua mano.

Ma con l'occhio scintillante lo attrae e lo trattiene. -E il Convitato
resta come paralizzato, e sta ad ascoltare come un bambino di tre anni: il
vecchio Marinaro è padrone di lui.
Il Convitato si mise a sedere sopra una pietra: e non può fare a meno di
ascoltare attentamente. E cosí parlò allora quel vecchio uomo, il Marinaro
dal magnetico sguardo:

«La nave, salutata, avea già lasciato il porto, e lietamente filava
sull'onde, sotto la chiesa, sotto la collina, sotto l'alto fanale.


Il Sole si levò da sinistra, si levò su dal mare. Brillò magnificamente, e
a destra ridiscese nel mare


Ogni di piú alto, sempre più alto finchè diritto sull'albero maestro, a
mezzogiorno ...» Il Convitato si batte il petto impaziente, perchè sente
risuonare il grave trombone.

La Sposa si è avanzata nella sala: essa è vermiglia come una rosa; la
precedono, movendo in cadenza la testa, i gai musicanti.


Il Convitato si percuote il petto, ma non può fare a meno di stare a udire
il racconto. E così seguitò a dire quell'antico uomo, il Marinaro
dall'occhio brillante.
«Ed ecco che sopraggiunse la burrasca, e fu tirannica e forte. Ci colpì
con le sue irresistibili ali, e, insistente, ci cacciò verso sud.


Ad alberi piegati, a bassa prora, come chi ha inseguito con urli e colpi
pur corre a capo chino sull'orma del suo nemico, la nave correva veloce,
la tempesta ruggiva forte, e ci s'inoltrava sempre piú verso il sud.


Poi vennero insieme la nebbia e la neve; si fece un freddo terribile:
blocchi di ghiaccio, alti come l'albero della nave, ci galleggiavano
attorno, verdi come smeraldo.

E traverso il turbine delle valanghe, le rupi nevose mandavano sinistri
bagliori: non si vedeva più forma o di bestia - ghiaccio solo da per tutto.

Il ghiaccio era qui, il ghiaccio era là, il ghiaccio era tutto
all'intorno: scricchiolava e muggiva, ruggiva ed urlava. come i rumori che
si odono in una sincope.

Alla fine un Albatro passò per aria, e venne a noi traverso la nebbia.
Come se fosse stato un'anima cristiana, lo salutammo nel nome di Dio.

Mangiò del cibo che gli demmo, benchè nuovo per lui; e ci volava e
rivolava d'intorno. Il ghiaccio a un tratto si ruppe, e il pilota potè
passare fra mezzo.

E un buon vento di sud ci soffiò alle spalle, e l'Albatro ci teneva
dietro; e ogni giorno veniva a mangiare o scherzare sul bastimento,
chiamato e salutato allegramente dai marinari.

Tra la nebbia o tra 'l nuvolo, su l'albero o su le vele, si appollaiò per
nove sere di seguito; mentre tutta la notte attraverso un bianco vapore
splendeva il bianco lume di luna.»

«Che Dio ti salvi, o Marinaro, dal demonio che ti tormenta! - Perchè mi
guardi cosí, Che cos'hai?» - «Con la mia balestra, io ammazzai l' ALBATRO!


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