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Suicidio Astrale di Garibaldi

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Anima nel Cuore

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Oct 6, 2005, 10:34:55 AM10/6/05
to
S'ergono borbottanti ciminiere dalla metropoli, l'afa vaga a mezz'aria,
impiastriccia le guglie del duomo e i nidi disfatti sulle roventi
graticole d'antenne.
Sul corrimano di questo viadotto rugginoso un seguitare di polvere, di
orme di scarpe, ultimo attimo di vita della gente suicida.
Dove, dove andrà quel cieco vagabondo sbatacchiando il suo bastone
all'unisono, se l'erba gli è lontana miglia o più ed ogni angolo di
mura già si mostra come un lettino di morte... dove...lo conduce un
cane di strada, anch'esso smarrito...I suoi simili lo chiamano
Garibaldi.
Inutile per questo cieco figurarsi il mondo nella mente, ormai tutto è
impercettibile: lo smog intasa il respiro, il fracasso ottura il
cinguettare dei passeri e ammutolisce la parola. Da tempo le sue perle
si volgono al nulla, al dubbio di questo cammino che man mano si
travaglia.

Il sole è tramontato intorno alle tre del pomeriggio alle spalle dei
casermoni e della caligine, ed ora che è giunta la notte, un'altra
notte da non raccontare, il nostro Garibaldi s'assopisce, vacillando di
tanto in tanto su una panchina sempre vuota.

D'un tratto s'odono cicalii di moto. E' soltanto la polizia che
accerchia l'auto con dentro un politico di grande potere, sfreccia
rapida come un'autoambulanza per il viale, il marciapiede si veste di
una curiosità passeggera.
Mentre il suono pian piano riecheggia oltre il traffico, la gente
attorno apre bocca...

"Sapete dirmi chi era?"
"Chi è passato chi è passato?"
"Berlusconi? Prodi??!"
"Chi è? Certamente era un personaggio importante...andiamo..."

E quel cieco sulla panchina...lui chi è? Niente...questa gente è
interessata soltanto a chi ha addosso carne e soldi, inconsapevoli che
a pochi passi c'è quest'uomo carico di cuore, che mille, duemila volte
lo hanno visto in qualche film e si sono persino compiaciuti.

Cala il silenzio, s'ode ancora il fermentare della città nonostante le
strade vuote di tutto, Garibaldi finalmente s'induce al sonno posando
il capo su un guanciale di giornali del giorno passato in un lampo,
inizia a sognare...
Che cosa vede in sogno un cieco, se ha sigillato gli occhi dall'età
dei tre anni? Sogna la sua vita da bambino, che per sempre resta
immutabile nell'anima.
Come un carosello le immagini d'infanzia si ripropongo ogni notte, il
passato diviene presente e il tedio una gioia.

"Dai vieni qua, non aver paura, ci sono io con te".
Inconsapevole, come tutti gli uomini, d'essere nel bel mezzo d'un
sogno, Garibaldi muove i primi passi incontro alla madre a braccia
aperte. Questa scena l'ha sognata talmente tante volte, che questa
notte gli vien il dubbio se il tutto è veramente un sogno.
Breve è la distanza tra inconsapevolezza e consapevolezza, e difatti
Garibaldi diviene cosciente della situazione attorno a lui, comprende
che quest'aria appannata è soltanto un ricordo.
Sbalordito, ora osserva la struttura fantasmagorica del mondo onirico,
scrutando minuziosamente gli oggetti plasmati da lui stesso per mezzo
della sua fantasia. E' come risvegliarsi in mondo tipo Matrix,
conoscendo che tutto ciò è puramente irreale e quindi modificabile a
piacer suo.
Per Garibaldi è venuta alla luce una nuova vita. Con la sua mente
materializza un amico e una casa mai avuti, non vorrebbe mai
svegliarsi.
E continua, come un Dio che rifà il suo creato, a fabbricare di
continuo cose, animali e gente; saranno trascorse ore e ore, poco
importa ormai per lui.
Imbottigliato nella sua stessa mente, decide (ormai consapevole) di non
svegliarsi, di continuare a perdurare per questo sogno come un trapasso
tra vita e aldilà.

E' trascorso un giorno nell'indifferenza dell'andirivieni cittadino, le
labbra violacee del suo corpo dormiente e il suo petto senza movenza,
preannunciano una morte senza dolore, senza rumore in armonia con
l'ultima notte.
Al far d'un altro giorno la curiosità si sposta su Garibaldi, ohimè
morto, con su un velo bianco. Le voci attorno bisbigliano:

"stanotte ha fatto davvero caldo"
"oddio, mi dispiace"
"sarà morto per infarto"

C'è chi sogghigna per meraviglia e chi piagnucola come quella bambina
che ora si stringe alle vesti della madre indifferente.
Si si, la ricordo bene quella bimba, si era fermata dinnanzi a
Garibaldi un giorno d'inverno, dicendo ai suoi "Babbo gli lasciamo dei
centesimi?"
E il padre:
"No, per niente, dai andiamo, non volevi la barbie?"

Suo padre la strascicava per mano lungo i portici zeppi di vetrine
invitanti, ma lei non distoglieva mai lo sguardo preoccupato su
Garibaldi in perenne elemosina.
In quest'attimo ho compreso cos'è la compassione. La stringo forte al
cuore per non perderla mai, mentre scalo il gradino pesante della
maturità.

Ombra

unread,
Oct 7, 2005, 2:39:52 PM10/7/05
to
Il 6-10-2005 intorno alle 16.34.10, Anima nel Cuore:

Volevo segnalarti un punto di ambiguità:

> lo conduce un cane di strada, anch'esso smarrito...I suoi simili lo
> chiamano Garibaldi.

Ecco, qui sembra che sia il cane a chiamarsi Garibaldi.

C'e' qualcosa di questo pezzo che mi piace molto, e qualcos'altro che no,
ma non saprei dirti cosa sia, ne' nell'uno, ne' nell'altro caso. Mah... Nel
complesso, pero', la bilancia pende sul positivo.

Ah, si', una cosa: elimina, ti supplico, "tipo Matrix", che scade di tono e
da' un riferimento secondo me inutile.

Benvenut,

Ombra

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