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Turiddu e Aspanu

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Phoenix

unread,
Mar 6, 1999, 3:00:00 AM3/6/99
to
Le figure di Salvatore Giuliano e di Gaspare Pisciotta hanno
attraversato la mia infanzia. Durante le calde estati degli anni
cinquanta, nel mio paese natio, mi ricordo che girava un furgoncino
con dei grossi altoparlanti fissati sul tetto da cui uscivano le note
stridule della saga del bandito siciliano. Noi ragazzini seguivano
quella musica fino a quando il camioncino non scompariva sulle strade
polverose fuori dall'abitato. Era emozionate sentire raccontare le
gesta di quell'eroe "popolare", tradito e ucciso dal suo piu' caro
amico. Molte vecchie piangevano per la sua triste sorte.
Il mio paese non si trova in Sicilia ma dista trenta chilometri
da Roma, eppure il mito di quell'ambiguo avventuriero era giunto fino
in quelle contrade, cosi' lontano dai luoghi delle sue imprese.
Qualche anno dopo usci' il film di Francesco Rosi. Io mi ero
ormai trasferito a Roma con tutta la famiglia. Facevo le scuole
elementari al quartiere Portuense, in Via di Vigna Pia, in un vecchio
convento che il comune aveva preso in affitto dai frati che
vi abitavano - e che ancora vi abitano. Infatti e' ancora la', e ogni
tanto mi capita di passarci. E' un grosso edificio a pianta
rettangolare di tre piani, in ognuno dei quali corre un ballatoio
lungo l'intero perimetro interno, su cui si affacciano le stanze. Un
parallelepipedo rigido e tetro che assomiglia non poco a un carcere.
Tutti eravamo convinti che il regista avesse girato proprio la' le
scene del carcere dell'Ucciardone. E almeno una volta al giorno,
durante l'ora di ricreazione, ripetevamo la scena del film sulla
morte di Gaspare Pisciotta

Ma soltanto molti anni dopo, cominciai a sentir parlare di
Portella delle Ginestre, del terribile eccidio che vi era accaduto e
delle responsabilita' di Giuliano in quella faccenda. Cio'
nonostante, forse a causa di quei lontani ricordi fanciulleschi, in
me non e' mai caduta del tutto quell'aura di leggenda che ha
attorniato il bandito siciliano. E, in verita', c'e' stato anche
qualche tentativo di riabilitarlo, sminuendo, in parte, il suo ruolo
nella strage di Portella. Per esempio, lo ha fatto Mario Puzo nel
libro "Il Siciliano", da cui e' stato tratto anche il film. E lo
afferma anche un cognato dello stesso Giuliano, che gli ha dedicato
un museo in quel di Montelepre.
Ma nonostante i libri e i film che a lui gia' si sono ispirati,
spero che a nessuno dispiaccia se ne scrivo qualcosa anch'io.


NB: Tutti i documenti, gli atti e le testimonianze citate sono
pubblicate in libri o film, da cui li ho liberamente tratti. Si puo'
quasi dire che nulla di quello che segue e' attribuibile a me, se non
che il titolo e il montaggio. :-))
Buona lettura.
******************************************

STACCO. Interno notte. Castelvetrano, roccaforte della mafia
trapanese. Casa del boss De Maria.
Giuliano e' gia' in trappola. Che si senta al sicuro o no, non
importa. Altri posti dove andare non ne ha. Forse e' convinto
che lo faranno emigrare in Brasile con un aereo privato, ma i suoi
pensieri, in quei giorni, sono inaccessibili, come la stanza-bunker
in cui e' rifugiato. Solo una persona fidata puo' penetrarvi. Solo
Aspanu, il suo amico piu' caro.
- Se non mi fido di te, di chi mi posso fidare? - gli dice
Turiddu, prima di andare a letto.


Fin dal 1943, all'indomani dello sbarco alleato, era scoppiata
in Sicilia la passione per il separatismo. MIS era chiamato il
partito che voleva unire tutti i siciliani per la conquista
dell'indipendenza; EVIS, l'organizzazione militare dello stesso
partito. Americani, inglesi, latifondisti e la mafia appoggiavano il
movimento. Azioni di guerriglia tra separatisti e forze dell'ordine
provocavano feriti da una parte e dall'altra.
Il 30 settembre 1945, il primo governo del CLN ordina l'arresto
dei leaders del movimento per l'indipendenza. I capi decidono di
rivolgersi al bandito Giuliano, promettendogli la riabilitazione a
vittoria separatista avvenuta.

Voce siciliana:
- Sicilia, svegliati! Troppo e' durato questo sogno vergognoso.
Rose... rose bianche di Sicilia, diventerete rosse con il nostro
sangue. Ma i nostri figli e i figli dei nostri figli vivranno liberi
e potranno alzare la fronte al cielo. -


Una lunga striscia di sangue bagna la Sicilia nel 1946.
Sindacalisti e membri del partito comunista e del partito socialista,
che pretendevano che venissero assegnate le terre ai contadini,
vengono uccisi in tutta l'isola. Cio' nonostante, il fronte popolare
vince le elezioni siciliane del 1947, spingendo i separatisti, i
latifondisti e la mafia a cercare altre alleanze politiche. Ministro
dell'interno, da quell'anno, era il siciliano Mario Scelba. Ricopri'
quella carica fino al 1955. Negli ultimi due anni fu anche presidente
del consiglio, ma senza abbandonare quel ministero.


STACCO. 1947. Uffici del segretario di stato americano, George
Marshall. Lettera inviata all'ambasciatore in Italia
"Il dipartimento di stato e' profondamente preoccupato delle
condizioni politiche ed economiche italiane, che evidentemente stanno
conducendo a un ulteriore aumento della forza comunista e a un
conseguente peggioramento degli elementi moderati, con i comunisti
che diventano sempre piu' fiduciosi e portati a ignorare l'attivita'
di governo. Il dipartimento desidererebbe quindi al piu' presto una
vostra valutazione delle conseguenze che sul futuro dell'Italia, in
particolare in vista delle prossime elezioni, possono avere alcuni
inquietanti avvenimenti recenti, quali la conquista social-comunista
di importanti amministrazioni cittadine (Genova, Torino, ecc.); il
consolidamento del controllo comunista sui sindacati; l'aumento delle
intimidazioni e delle minacce di violenza; la vittoria elettorale in
Sicilia".

STACCO. 1947. Ambasciata americana in Italia. Lettera di Walter
Dowling, consigliere per l'Italia di Washington.
"... Tarchiani [ambasciatore italiano negli USA] racconto' che
gran parte della sua permanenza a Roma fu impegnato negli scambi di
opinione avuti con De Gasperi e altri dirigenti delle correnti
politiche moderate a proposito di un governo senza comunisti.
Esitano, questi politici, e perfino temono, dato che secondo loro il
partito comunista e' ormai troppo forte perche' lo si possa battere
in campo aperto".


Anche Giuliano scriveva molte lettere, indirizzate ai politici,
ai quotidiani, ai capi di stato di altri paesi... In una, inviata al
presidente degli USA, Truman, diceva:

"Non possiamo tollerare piu' oltre il dilagare della canea
rossa".


STACCO. FLASHBACK. Portella delle Ginestre, primo maggio 1947.
Esterno giorno. Uomini, donne e bambini sono radunati nella piana
assolata per la festa dei lavoratori.
Voce siciliana:
-Compagni, amici, lavoratori, ogni primo maggio, fascismo o non
fascismo, noi siamo sempre venuti qui. Prima eravamo in pochi, ma
oggi siamo una forza e l'abbiamo dimostrato nelle elezioni del
parlamento siciliano... -

Sventagliate di mitra interrompono il discorso. La folla fugge
terrorizzata. Restano nella piana 11 morti e 56 feriti.

STACCO. Castelvetrano, mattino del 5 luglio 1950. Cortile di casa De
Maria. Molte persone si affollano intorno a un corpo.
Appuntato:
- L'anno 1950, il giorno 5 del mese di luglio, in
Castelvetrano, in cortile casa De Maria, in via di Frate Ramiro
Mandone, esiste un cadavere di sesso maschile dall'apparente eta' di
anni 30, e giace in posizione prona con la gamba sinistra stesa e con
la destra leggermente piegata in modo da formare un angolo retto. Il
braccio destro e' disteso con pugno chiuso, mentre il sinistro e'
piegato sotto il torace, il viso poggia a terra con la guancia
sinistra... -
Brigadiere:
- Direi: _sulla_ guancia sinistra... -

STACCO. Castelvetrano. Esterno giorno.
Voci siciliane:
- Hanno ammazzato Turiddu! -
- E' morto Turiddu! -

STACCO. Castelvetrano, pomeriggio del 5 luglio 1950. Comando dei cc.
Interno. Telegramma indirizzato all'onorevole Mario Scelba.
"Da Castelvetrano (Trapani) colonnello Luca segnala che ore
3,30 oggi, dopo inseguimento centro quell'abitato e conflitto
sostenuto da squadriglia CFRB rimaneva ucciso bandito Salvatore
Giuliano punto nessuna perdita parte nostra punto cadavere piantonato
disposizione autorita' giudiziaria punto riserva particolari".


La morte di Giuliano arriva sulle prime pagine dei giornali
di tutto il mondo. La versione ufficiale dei fatti, avallata dal
governo, attribuisce il merito dell'uccisione di Giuliano al capitano
Parenze e al colonnello Luca, negando che si trattasse di un
delitto politico.

Aspanu fu arrestato dal questore Marzano il 5 dicembre 1950.
Erano trascorsi tre anni e sette mesi dalla strage di Portella delle
Ginestre, e appena cinque dall'uccisione di Giuliano. Dal '47 a
quella data, Aspanu aveva potuto girare liberamente con una tessera
rilasciata dalla polizia giudiziaria. Aveva potuto girare liberamente
finche' non aveva eliminato Giuliano. E quando lo fa, sancisce la sua
fine. Segnata dalla sua coerenza e lucidita' in un contesto
totalmente ostile.

STACCO. Palermo, mattino del 9 febbraio 1954. Carcere
dell'Ucciardone.
La guardia carceraria Ignazio Salvaggio entra nella cella ed
esorta Aspanu ad alzarsi. L'ora e' insolita perche' la sveglia non e'
ancora suonata. Nella cella, oltre a lui, c'e' suo padre Salvatore.
Il cognato Giovanni Spica, anche lui ospite di quella cella, non
c'e'. Aspanu si alza e, come al solito, prepara il caffe', sbirciando
di tanto in tanto Salvaggio, che se ne sta insolitamente seduto su un
letto. Quando e' pronto e comincia a versarlo, lo offre alla guardia
che rifiuta, dicendo di averne gia' bevuto due tazze. Salvaggio esce
chiudendo la porta. Aspanu, a causa della sua tubercolosi, e' solito
usare soltanto la _sua_ tazza di caffe'.
Appena beve il primo sorso, sente che il caffe' e' amaro, e vi
aggiunge dello zucchero prendendolo dal barattolo; quindi lo beve
senza rilevare se il preparato fosse piu' o meno zuccherato.
Evidentemente, fino a questo momento, non c'e' stricnina nel
barattolo, altrimenti Aspanu avrebbe trovato il caffe' ancora piu'
amaro. Quando Aspanu beve il caffe', il veleno e' solo nella sua
tazza.
Passano pochi minuti e Aspanu si sente male. Dice al padre: -
Mi hanno avvelenato! -
Afferra una bottiglia d'olio e ne beve un'abbondante quantita'.
Il padre, e' sgomento, non sa cosa fare. Chiama la guardia
carceraria. Salvaggio diagnostica un attacco cardiaco e gli pratica
la respirazione artificiale. Poi apre la cella affianco, che ospita
Terranova e Frank Mannino, e li fa entrare. Il gruppo di carcerati
trasporta a braccia Aspanu nell'infermeria del carcere. Salvaggio
rimane nella sezione. Nelle fasi concitate di quegli attimi, qualcuno
aggiunge la stricnina nel barattolo del zucchero, per complicare i
fatti. Ma sara' proprio questo particolare a dimostrare che la
stricnina deve essere nelle mani di uno dei presenti.
Chi ha ucciso Aspanu?
Le persone coinvolte, quella mattina, non erano molte:
Salvatore Pisciotta, il padre di Aspanu;
la guardia carceraria Ignazio Salvaggio;
Antonino Terranova ('Cacaova'), luogotenente di Giuliano;
Frank Mannino.
Giovanni Spica, che divideva anch'egli la cella con Aspanu, e
che conoscendo le sue abitudini, potrebbe aver messo la stricnina
nella tazza prima di uscire dalla cella.

Ma vi e' un'altra ipotesi. L'ha formulata non molto tempo fa
Antonio Mammoliti, il pentito figlio del boss della 'ndrangheta
Francesco, nel corso del processo a Giulio Andreotti. Ricordando
quanto aveva sentito dal padre, la stricnina sarebbe stata messa dal
calabrese Antonino Barca, "l'unico detenuto che poteva avere accesso
alla cella di Pisciotta, perche' i siciliani non potevano entrare nel
braccio".


Dopo il suo arresto, per qualche tempo, Aspanu aveva taciuto.
Aspanu tacque fino all'aprile successivo. Il giorno 16 tutta la
stampa italiana riporto' in primo piano la notizia di una sua
lettera, letta nell'aula della corte di assise di Viterbo, in cui
affermava:

"Avendolo personalmente concordato con il ministro dell'interno
Mario Scelba, Giuliano e' stato ucciso da me".

Il presidente del tribunale non fece verbalizzare il
documento, dichiarandolo non attinente al procedimento in corso.

Ma si ponevano nuovi interrogativi sia sulle stragi compiute
nel '46 e nel '47, sia anche sui motivi per cui Giuliano serviva
prenderlo morto. Era come se si fosse fatto un buco in un cielo di
carta.
Giuliano morto era una pietra tombale su Portella. Era rimasto
solo Aspanu, il testimone. Ma svelando l'enigma della morte del capo,
aveva riaperto il gioco e squarciato il velo dei misteri e delle
false verita', in un gioco di cose dette e non dette con cui,
evidentemente, sperava ancora di potersi salvarsi.

Il 10 di ottobre del 1952, infatti, dira':
"Non si cerca la verita', ma si cerca di coprire con tutti i
mezzi la verita'. Faccio appello fin da ora a tutti i signori
sottonotati: Miceli, Marotta, Albano e Rimi, che io ho ripudiato
quali spie e doppio giochisti, ed agli onorevoli Alliata, Marchesano,
Cusumano, nonche' Scelba e Mattarella, che e' giunto il momento in
cui dovranno assumere la loro responsabilita', perche' io non mi
rassegnero' mai e continuero' a chiederlo fino al mio ultimo respiro:
desidero sempre una inchiesta parlamentare.
Gaspare Pisciotta
Poscritto: Anche agli alti prelati toccano le loro responsabilita',
ma verra' il turno anche per loro."

Non succede nulla.
L'anno successivo, Aspanu fa richiesta di essere sentito dal
procuratore generale. Questi manda al suo posto il sostituto dottor
Pietro Scaglione. Il magistrato si reca al colloquio da solo, e
promette di tornare successivamente con un cancelliere per la
verbalizzazione.

La stricnina arriva prima. Cosi' non ci fu nulla di scritto. E
nessuno seppe cosa i due si dissero realmente.

La morte di Aspanu e' la conferma che i mandanti di Portella
erano tutti liberi e impuniti e continuavano il loro percorso di
morte.

Pietro Scaglione morira' in un agguato il 5 maggio del 1971,
proprio quando la commissione parlamentare d'inchiesta sta svolgendo
indagini sui mandanti della strage di Portella delle Ginestre.
Sconosciuti i responsabili dell'attentato, sconosciuto l'assassino di
Aspanu. Di quello che Aspanu confesso' a Scaglione non si seppe mai
nulla.


Pasquale Sciortino, cognato di Giuliano e' l'unico rimasto in
vita di coloro, interni alla banda, che conoscevano i segreti di
Portella. Fu lui che il pomeriggio del 27 o 28 aprile del 1947 (tre
giorni prima di Portella) consegno' a Giuliano la lettera di cui
parlo' la madre del bandito, e altri componenti della banda,
affermando che recava in calce la firma dell'onorevole Scelba, e di
cui non si e' mai trovata traccia.
Evidentemente, Sciortino e' rimasto in vita perche' possedeva
qualcosa che ha saputo mantenere accortamente.

quepos

unread,
Mar 7, 1999, 3:00:00 AM3/7/99
to

Phoenix ha scritto nel messaggio
<01be6825$85218e00$Loca...@tin.it.tin.it>...

>Le figure di Salvatore Giuliano e di Gaspare Pisciotta hanno
>attraversato la mia infanzia

Ancora un'ottima documentazione che si legge tutta di un fiato. La
letteratura/giornalismo (prima definizione che mi viene in testa) ha sempre
il suo fascino perche' al contrario dell'informazioni standard dei normali
canali, viene spesso particolareggiata da analisi e ricerche dell'autore. E'
possibile che anche in questi casi intervenga l'ideologia personale, ma di
solito e' piu' limitata e lascia spazio all'obbiettivita'. Non credo di
sbagliare infatti se affermo che questo tipo di letteratura dovrebbe essere
giudicata non dietro alle proprie ideologie, ma in base alle documentazioni
a cui si fa riferimento. L'obbiezione, sempre possibile, si rende
giustificabile quando i fatti, e spesso documentazioni presentati, si
possono smentire con analogo materiale e non con semplici espressioni di
idealismo. Puo' anche intervenire il processo ipotetico, ma dovrebbe avere
almeno basi logiche sulle quali potersi riferire. Tutto cio' e' un mio
personale parere che vale per qualsiasi orientamento ideologico. Nessuno
escluso.

Ciao
Quepos

Luca

unread,
Mar 7, 1999, 3:00:00 AM3/7/99
to

Una bella cosa. Non è facile dar da mangiare a qualcuno 15 kraniobyte di
storia contemporanea e pretendere anche che li digerisca, eppure è successo.
Me lo sono letto con piacere e passione.
Una curiosità: non c'era già la mafia a tenere a bada i comunisti per conto
della DC? Perché aggiungere anche un bandito con una grossa reputazione ma
con un controllo sul territorio ridicolo rispetto a quello mafioso? O il
patto di ferro mafia-politica è arrivato dopo?

Luca

Francesco

unread,
Mar 7, 1999, 3:00:00 AM3/7/99
to
On 6 Mar 1999 23:06:10 GMT, "Phoenix" <mgi...@tin.it> wrote:


> Evidentemente, Sciortino e' rimasto in vita perche' possedeva
>qualcosa che ha saputo mantenere accortamente.
>

Molto iteressante. Mi sembra che ti sia documentato parecchio
sull'argomento (v. thread precedente). Se e' lecito domandarlo c'e'
una ragione precisa? Contenuti e linguaggio a parte mi sembra inoltre
che tu stia cercando nuove forme per una letterature 'storica'. Mi
sbaglio?

Ciao (-:Francesco

Phoenix

unread,
Mar 7, 1999, 3:00:00 AM3/7/99
to

quepos ha scritto:

> E'
> possibile che anche in questi casi intervenga l'ideologia
personale, ma di
> solito e' piu' limitata e lascia spazio all'obbiettivita'.

Non si puo' negare che intervenga l'ideologia personale in un certo
tipo di scrittura. Ma per quanto mi riguarda, e' piu' il pathos che
scatena un fatto che mi spinge a scrivere. Un fatto d'amore, un fatto
di sangue. Insomma, qualcosa che mi colpisca emozionalmente. Anche se
puo' apparire strano, "Turiddu e Aspanu" non voleva essere un atto
d'accusa contro un certo partito, o contro persone, ma un tentativo
di scrittura didascalica, formata essenzialmente da atti, documenti,
testi, ecc., non da me prodotti, che, messi pero' insieme, andassero
a formare una storia, con tutti gli ingredienti di un racconto
fantastico. Tanto per tornare a un discorso vecchio, che si affronto'
la scorsa estate, a me piace mischiare mappe e territorio. Quindi,
"Turiddu e Aspanu" e' una storia, si', vera, ma falsa al tempo
stesso.

Naturalmente, concordo con tutto le tue successive affermazioni. Non
ci deve essere barriera ideologica o sentimenti personali
nell'analisi di un testo o di un fatto.
E, altrettanto, naturalmente, sono contento che il "racconto" ti sia
piaciuto. :-)


Phoenix

unread,
Mar 7, 1999, 3:00:00 AM3/7/99
to

Luca ha scritto:

> Me lo sono letto con piacere e passione.

E questo non puo' che farmi piacere.

> Una curiosità: non c'era già la mafia a tenere a bada i comunisti
per conto
> della DC? Perché aggiungere anche un bandito con una grossa
reputazione ma
> con un controllo sul territorio ridicolo rispetto a quello mafioso?
>O il patto di ferro mafia-politica è arrivato dopo?

Naturalmente, se affrontiamo questo discorso e' chiaro che andiamo
OT. Molto OT. Con il rischio che qualcuno, giustamente, protesti. Un
conto e' scrivere un "racconto" (seppure sotto lo stile
didascalico-giornalistico), altro fatto e' discutere di un periodo
storico. Ci va di farlo?

Comunque, per il momento, cerco di risponderti con una battuta che
disse lo stesso Pisciotta al processo di Viterbo. "Mafia, polizia,
banditi... eravamo una trinita'."


Phoenix

unread,
Mar 7, 1999, 3:00:00 AM3/7/99
to

Francesco wrote:

> Molto iteressante. Mi sembra che ti sia documentato parecchio
> sull'argomento (v. thread precedente). Se e' lecito domandarlo c'e'
> una ragione precisa?

Be', in realta', quei due personaggi (Giuliano e Pisciotta) mi hanno
sempre molto affascinato. Fin da ragazzino, appunto.

> Contenuti e linguaggio a parte mi sembra inoltre
> che tu stia cercando nuove forme per una letterature 'storica'. Mi
> sbaglio?

No, per niente. E mi fa piacere che tu l'abbia notato. Quanlcosa in
proposito lo avevo appena scritto nel messaggio di risposta a quepos.


Elvio Cipollone

unread,
Mar 8, 1999, 3:00:00 AM3/8/99
to
On 6 Mar 1999 23:06:10 GMT, "Phoenix" <mgi...@tin.it> wrote:
> Il mio paese non si trova in Sicilia ma dista trenta chilometri
>da Roma, eppure il mito ...

Porca miseria, e' vero! Ma sara' stato casuale?
Il mio, di paese, sta' disperso tra montagne abbruzzesi eppure ricordo
benissimo che il mito di Giuliano era di eroe positivo. Il grande uomo
capace di ribellarsi all'ingiustizia, di sfidare il potere, di
anteporre i valori basilari dell'uomo, l'amore l'onore la
rispettabilita', ad ogni possibile rischio per la propria vita.
Arrestato nell'amore
morto nel tradimento.
Come cavolo si spiega?
Bravo Phoenix
Elvio

Phoenix

unread,
Mar 8, 1999, 3:00:00 AM3/8/99
to

Elvio Cipollone ha scritto:

>Porca miseria, e' vero! Ma sara' stato casuale?

Se ti riferisci al mito di Giuliano, non e' stato casuale. E' stato
effettivamente un eroe "popolare".

>Il mio, di paese, sta' disperso tra montagne abbruzzesi eppure ricordo
>benissimo che il mito di Giuliano era di eroe positivo. Il grande uomo
>capace di ribellarsi all'ingiustizia, di sfidare il potere, di
>anteporre i valori basilari dell'uomo, l'amore l'onore la
>rispettabilita', ad ogni possibile rischio per la propria vita.

Probabilmente convivevano entrambe le cose. Sia quello che dici che il
resto.

>Arrestato nell'amore
>morto nel tradimento.
>Come cavolo si spiega?

Be', Giuliano affermava: "la vita su questa terra e' nulla, o come semplice
pensiero che attraversando la mente svanisce come un sogno".


>Bravo Phoenix


E grazie, Elvio.

Gordon Comstock

unread,
Mar 8, 1999, 3:00:00 AM3/8/99
to
Bravo Phoenix!

Questo tuo modo di raccontare e' un ottimo esempio di
comunicazione.
Una specie di multimedialita' della parola scritta, non se
mi spiego. Esattamente il contario dell'esempio che avevo
postato io dal titolo "Come NON si scrive".
Bravo!

gordon
~~~~~
... ricordi cosa si scriveva una volta,
"a sinistra",
in fondo alle lettere? ;-))

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