Disse quel giorno la bianca sposa:
signori, adesso mi sposo!
Mi sposo… e sposo lo sposo che sposa
una sposa che sposa uno sposo.
Serata gloriosa, serata briosa
aspetta radiosa la sposa gaudiosa.
Lo sposo rispose: mia sposa che sposo
stasera riposo, riposo che sposo.
Pudore di sposa, rossore di roso
… sarebbe di rosa
che e' sempre la rosa rimante con sposa.
Lo sposo che sposa la sua bella sposa
non sposa mimosa ma sposa una rosa.
Piu' bianca la rosa, giallina mimosa
piu' linda la rosa, piu' unta mimosa
e' un fiore la rosa, rametto ritorto
un ramo spezzato la vecchia mimosa.
Odora la rosa, che lezzo mimosa!
Ha spine la rosa? - Domanda dubbiosa
un po' speranzosa la brutta mimosa.
- Farebbe stupore, farebbe scalpore
sarebbe scabroso, sarebbe morboso,
sarebbe increscioso baciare lo sposo?
Lo sposo rispose: non bacio mimosa!
io bacio la rosa, la rosa che sposo
io sono lo sposo, uno sposo che sposa
la sua rosa linda, la sua bianca rosa.
Sarebbe mancare rispetto allo sposo
sarebbe mancare rispetto alla sposa
sarebbe mancare rispetto a mimosa
sarebbe mancare rispetto alla prosa
se alla mia filastrocca mancasse una chiosa:
Omaggio alla sposa, onore alla rosa
la rosa che sposa lo sposo virtuoso
non bacia e non sposa lo sposo mimosa
che' e'sempre una rosa lo sposo che sposa.
Col tempo e col vento svanisce mimosa,
si muta la rosa, diventa una sposa,
riposa lo sposo, si chiude la cosa
non resta più niente se non questa prosa.
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