Marco
La moglie infedele
* a Lydia Cabrera e alla sua negretta
E io la portai al fiume
credendo che era ragazza,
e invece aveva marito.
Fu la notte di San Giacomo
e quasi per un impegno.
Si spegnevano i lampioni
e si accendevano i grilli.
Toccai alle ultime svolte
i suoi seni addormentati,
e si aprirono di colpo
come rami di giacinto.
L'amido della sottana
mi frusciava nelle orecchie,
come una pezza di seta
rotta da dieci coltelli.
Senza argento sulle cime*
gil alberi sono cresciuti
e un orizzonte di cani
latra lontano dal fiume.
Superati i biancospini,
i rovi di more e i vinchi,
sotto la sua chioma sciolta
feci una buca nel limo.
Io mi tolsi la cravatta.
E lei si tolse il vestito.
Io la cinta e la pistola.
E lei quattro corpettioni.
Né i nardi né le conchiglie
hanno la pelle più fine,
né i cristalli con la luna
splendono con quel brillio.
Le sue cosce mi sfuggivano
come pesci spaventati,
la metà pieni di fuoco,
la metà pieni di freddo.
Quella notte io percorsi
il migliore dei cammini,
su una candida puledra
senza staffe e senza briglie.
Non voglio dire, da uomo,
le cose che lei mi disse.
La luce della ragione
mi rende molto discreto.
Sporca di baci e di sabbia,
io la portai via dal fiume.
Si battevano col vento
le sciabole dei giaggioli.
Agii da quello che sono.
Come un gitano legittimo.
Un cesto di raso giallo
le donai per il cucito,
e non volli innamorarmi
perché avendo già marito
mi disse che era ragazza
quando la portavo al fiume.
*il mio libro cambia pagina bruscamente, spero solo che in questo
punto non sia stata tagliata per errore di stampa. Il senso torna
cmq...
scusa per gli errori di digitazione :D
ciao
Alberto
"Chi si lascia soggiogare da uno stolto, come si potrebbe considerarlo savio?"
Shakespeare
saluti a tutti.
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E io che me la portai al fiume
credendo che fosse ragazza
e invece aveva marito.
Era la notte di S.Giacomo
e lo feci quasi per dovere.
Si spensero i lampioni
e s'accesero i grilli.
Alle ultime cantonate
toccai i suoi seni assopiti,
e mi si schiusero improvvisi.
come rami di giacinti.
L'amido della sottoveste
mi frusciava nelle orecchie,
come una pezza di seta
lacerata da dieci coltelli.
Senza luce d'argento nelle cime
gli alberi sono cresciuti
e un orizzonte di cani
latra lontano dal fiume.
Superati i rovi, i giunchi
e i biancospini, sotto
il cespuglio dei suoi capelli
feci una buca nel limo.
Io mi tolsi la cravatta.
Lei si tolse il vestito.
Io il cinturone col revolver.
Lei i suoi quattro corpetti.
Le tuberose e le chiocciole
non hanno la pelle così fine,
nè i cristalli sotto la luna
irradiano una simile luce.
Le sue cosce mi sfiggivano
come pesci colti di sorpresa,
per metà pieni di luce,
per metà pieni di freddo.
Cavalcai quella notte
sul migliore dei sentieri,
su puledra di madreperla
senza briglie e senza staffe.
Non posso ripetere, da uomo,
le cose che lei mi disse.
La luce della saggezza
mi fa essere molto discreto.
Sporca di baci e di sabbia,
io me la portai al fiume.
Col vento duellavano
le spade dei gigli.
Agii da quel che sono:
da autentico gitano.
Le donai una cesta da cucito
grande e color paglia,
e non volli innamorarmi
perchè, pur avendo marito,
mi disse ch'era ragazza,
mentre la portavo al fiume.
Ciao - Ezionuc(NucNuc)