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Nasceranno uomini migliori

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Rosapia Bonomi

unread,
Mar 3, 2003, 5:01:04 PM3/3/03
to
NASCERANNO UOMINI MIGLIORI

Nasceranno da noi
uomini migliori.
La generazione
che dovrà venire
sarà migliore
di chi è nato
dalla terra,
dal ferro e dal fuoco.
Senza paura
e senza troppo riflettere
i nostri nipoti
si daranno la mano
e rimirando
le stelle del cielo
diranno:
"Com'è bella la vita!"
Intoneranno
una canzone nuovissima,
profonda come gli occhi dell'uomo
fresca come un grappolo d'uva
una canzone libera e gioiosa.
Nessun albero
ha mai dato
frutti più belli.
E nemmeno
la più bella
delle notti di primavera
ha mai conosciuto
questi suoni, questi colori.
Nasceranno da noi
uomini migliori.
La generazione
che dovrà venire
sarà migliore
di chi è nato
dalla terra,
dal ferro e dal fuoco.

Nazim Hikmet, Turchia 1902-1963


LiddeLL

unread,
Mar 3, 2003, 5:49:06 PM3/3/03
to
quando non scrivi tu devi copiare gli altri eh?
proprio non resisti...sei poeticorroica
"Rosapia Bonomi" <rosapia...@libero.it> wrote in message
news:AgQ8a.174560$YG2.5...@twister1.libero.it...

LiddeLL

unread,
Mar 3, 2003, 5:56:04 PM3/3/03
to
IRAQ E ONU.TRE ARGOMENTI CATTIVI (E UNO OTTIMO) CONTRO
L ’INVASIONE :E se la guerra fosse illegittima ma giusta?

Le argomentazioni fin qui portate contro l’ipotesi di un intervento militare
in Iraq
non convincono. Non reggono a un’analisi razionale dei fatti.
La prima ragione del no si basa sui lutti e le sofferenze che una guerra,
seppur tecnologica, inevitabilmente arrecherebbe alla popolazione civile
irachena. E’ impossibile, o fallace, impegnarsi in calcoli e previsioni sul
numero delle vittime. Ma è altamente improbabile che esso si avvicini anche
lontanamente al numero delle vittime provocate dalla guerra scatenata da
Saddam all’Iran, da quella da lui provocata con l’invasione del Kuwait, e
dall’opera sistematica di sterminio del suo stesso popolo. Qualche giorno fa
il Nobel per la Pace del 1996 e oggi ministro degli esteri di Timor Est,
José Ramos-Horta, ha scritto un coraggioso articolo a favore della guerra a
Saddam. Tre dei suoi fratelli sono stati uccisi nel conflitto con l’
Indo-nesia. «Noi pregavamo che una potenza straniera venisse a liberarci all
’oppressione, con la forza se necessario». Nello stesso articolo Ramos-Horta
ricorda cosa gli disse un intellettuale kossovaro ai tempi di un’altra
guerra: «Fui felice, come liberato, quando vidi cadere le bombe della Nato».
Queste cose le capisce solo chi ha vissuto
sotto una tirannia sanguinaria. Chi è nato in Europa occidentale dopo la
fine della seconda guerra mondiale non può capirle, e quando dice pace pensa
alla sua pace. In Iraq non c’è pace da conservare: la guerra non è mai
finita. Da dodici anni la strategia del containment non ha prodotto
risultati di rilievo, se non quello di
incrementare il numero dei bambini che muoiono di denutrizione o di mancata
assi-stenza sanitaria di 5000 unità al mese rispetto al 1998. Un dittatore
col petrolio non è scalfi o dal regime delle sanzioni, che paga per intero
il suo popolo. Dopo la guerra, quel popolo avrebbe certamente più pace di
quanta ne abbia oggi.
Il secondo no alla guerra si basa sulla cer-tezza che rovesciare Saddam
accrescerà l’instabilità e la turbolenza dell’area medio-orientale. In
realtà non c’è alcuna ragione che possa farci escludere che un nuovo regime
a Baghdad,
più democratico, meno aggressivo e militarista, non accresca invece
stabilità e convivenza pa-cifica. Analoghi timori vennero del resto
sollevati anche per i Balcani prima dell’intervento della Nato che liberò il
Kosovo, ma oggi quella parte d’Europa gode di una prospettiva di sicurezza e
prosperità senza precedenti nella sua tormen-tata storia. Lo stesso si
disse della prima guerra del Golfo, eppure il processo di
pace in Medio Oriente non è mai arrivato così vicino alla meta come dopo
quel conflitto. Il terzo no alla guerra scommette su una recrudescenza del
terrorismo islamico come conseguenza dell’invasione. Possibile. Ma non
sembra che i kamikaze di Al Qaeda abbiano bisogno di ulteriori pretesti per
colpire al cuore l’Occidente. Né che abbiano problemi di re-clutamento, o
che manchino di ferocia. Hanno già compiuto il più inimmaginabile dei
delitti. Se avessero potuto, avrebbero già fatto di peggio. A meno che chi
solleva questa preoccupazione in Europa non intenda dire un’altra co-sa: e
cioè che siccome finora il terrorismo si è indirizzato verso obiettivi
americani è meglio non mettersi in mezzo, rischiando di importarlo
da noi. Questo retropensiero sarebbe un’agghiacciante sanzione della
spaccatura dell’Occidente, e in fin dei conti darebbe ragione a chi in Usa
vuole andare avanti da solo. Tre cattivi argomenti contro la guerra, però,
non fanno un buon argomento a favore. Soprattutto non la rendono legittima.
Questa guerra infatti può certamente essere giustificata, ma la maggioranza
della comunità internazionale oggi non la giustifica. Grandi paesi amici e
alleati respingono l’esigenza di sicurezza posta dagli Usa. Si può essere o
no d’accordo, ma è un fatto. E la legittimità del Consiglio
di sicurezza dell’Onu è – a nostro modo di vedere – il valore supremo da
preservare in questa crisi. Perché se l’Onu muore per l’Iraq, allora sì che
il mondo sarà più instabile, più insicuro, più pericoloso. A sinistra molti
temono una guerra legittima
ma sbagliata; il problema potrebbe invece diventare presto quello di una
guerra giusta ma illegittima. In quel caso la nostra posizione sarà
esattamente quella del Financial Times: «Sosterremo un’invasione, se il
Consiglio di sicurezza in una nuova risoluzione dichiarerà l’Iraq in
violazione della 1441. Non sosterremo
un’azione unilaterale degli Usa e di pochi alleati senza una copertura dell’
Onu».

"Rosapia Bonomi" <rosapia...@libero.it> wrote in message
news:AgQ8a.174560$YG2.5...@twister1.libero.it...

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