On 2017-11-06 16:01:22 +0000, Manuel Fantoni said:
> Premetto che uso il g-major nel send-return di una testata valvolare
> (Egnater Tweaker 15W), il multieffetto lo uso esclusivamente per delay,
> riverberi modulazioni e noise gate.
> Non mi interessano i multieffetti con preamp, distorsioni simulazioni ecc.
>
> il G-major mi soddisfa ancora ma vorrei sapere se c'è un valido
> sostituto con suoni e convertitori migliori ad un prezzo massimo di
> 350€ sul nuovo.
>
> Ad esempio il passaggio da g-major 1 a g-major 2 ha senso? si sente la
> differenza? oltre a qualche effetto che è stato aggiunto?
Allora, a suo tempo mi ero documentato abbondantemente e se provi a cercare
su Google una cosa tipo
https://www.google.com/search?q=g+major+1+vs+gmajor+2&ie=utf-8&oe=utf-8&client=firefox-b&gfe_rd=cr&dcr=0&ei=bosAWojFFubBXs34l4AC
noterai che i pareri sono sufficientemente concordi nel ritenere il GM2 al di
sopra del suo predecessore, non solo a livello di mere prestazioni e/o per
alcuni nuovi effetti resi ora possibili dalla maggior potenza del processore,
quali Univibe, TriChorus, l'Harmonizer, la possibilità di controllare
lo switching
dei canali dell'amplificatore via Midi (non so se anche il GM1 lo fa),
un display
bellissimo e più luminoso e molto altro; ma anche a livello
strutturale, in quanto
alcune partite di GM1 erano afflitte da un problema ai tastini, che
rispondevano
male, manopole che trasmettevano dati altrettanto male e senza continuità tra
il movimento e i valori che snocciolavano, e che spesso si staccavano e si
perdevano durante i vari trasporti. Tuttavia, da quanto scrivi immagino che non
ti sia capitato alcun inconveniente di questo tipo col GM1, ma cercando in Rete
ci sono parecchie voci in proposito, per cui personalmente ho preferito il GM2
Le alternative: cercando al di fuori da Casa TC il mercato mfx in formato rack
presenta numerose vecchie glorie a mio avviso sempre attuali che potrebbero
rientrare comodamente nel budget a tua disposizione. Sempre all'epoca, avevo
avuto cura di farmi una cultura prima di acquistare altro materiale.
Per cui, prima
dell'acquisto del GM2, ho comprato anche cose della Rocktron, marchio che
personalmente adoro.Di più, per me il formato rack è imprescindibilmente legato
alla Rocktron, sia per ciò che ha rappresentato nel passato che per
quanto riesce
ad esprimere attualmente, riuscendo a far replicare senza sforzo "quei"
suoni che
hanno caratterizzato determinati momenti storico-musicali, oltre a tutta una
determinata ricerca e produzione discografica: penso ad esempio ai
puliti di chitarra
di Vasco, Ruggeri, Mannoia e di molta produzione relativa al decennio
degli '80,
italiano e non.
Per cui, andando a memoria e cercando concretamente di collegare la tal
macchina al tal suono, magari cogliendone in modo superficiale pregi e difetti,
vado ad elencarti rapidamente altri multieffetto in formato rack che ho
per casa
e che prima o poi dovrò decidermi a cablare in maniera ragionata, tempo
permettendo.
- Rocktron Replifex. Il Replifex o il suo attuale erede Rocktron,
l'Xpression, tenta
(a mio parere riuscendoci ampiamente), di coniugare la filosofia dei
pedalini per
chitarra racchiudendoli in un comodo formato rack. Che tu ci creda o
no, come per
il GM2, è in grado di provvedere anche al cambio canali dell'ampli, ovviamente
a patto che il suddetto ampli sia midizzato. La differenza tra le due
macchine è
in primis di origine geografica: mentre il Replifex è un classico
Rocktron made in
USA (maggiore appetibilità in caso di vendita oltre alla consueta cura
costruttiva),
l'Xpression è made in Korea, ma parliamo comunque della medesima macchina,
medesime funzioni, medesimo chassis. E che tale multieffetto sia espressamente
pensato per la chitarra e il chitarrista, lo testimonia il disegno
serigrafato di una
chitarra posto sul frontale, che ne mette in chiaro fin da subito le
prerogrative. Facile
da programmare, non ha harmonizer, il delay ha un utile tap tempo,
suona meno hifi
rispetto ad esempio all'Intellifex (di cui parleremo dopo) presentando
molti quindi
meno parametri all'interno dei quali è facile incasinarsi. Pertanto,
qui le cose
sono molto semplici e anche lineari, come piace (quasi) ad ogni
chitarrista che si
rispetti. E' insomma una macchina pensata nello specifico per i live,
anzi una fantastica
macchina da battaglia: in special modo la versione USA, che ovviamente
ho scelto,
reperibile dunque solo sul mercato dell'usato, a differenza della sua
controparte
coreana che credo sia tranquillamente venduta a tutt'oggi.
Ne esiste addirittura una versione con una valvola interna (credo una
12ax7) che
dovrebbe scaldare un filo il timbro, rendendolo più "analogico": stiamo
parlando
del MultiValve, ovvero il Replifex valvolato. Il circuito valvolare può
essere anche
escluso a piacere, e ciò è cosa buona, in quanto taluni lo hanno
incolpato di introdurre
ronzio/fruscio, peraltro trattabile con la specifica sezione HUSH,
tecnologia proprietaria
Rocktron presente ormai da millemila anni nei multieffetti della Casa e
che si occupa
nello specifico della neutralizzazione dei suddetti inconvenienti.
- Rocktron Intellifex. Sua Maestà. Qui ci troviamo di fronte non a un
mero multieffetto
per chitarra ma ad una macchina che si utilizza(va) nello specifico in
studio, appunto
per aggiungere (e raggiungere) quei famosi suoni godibili nei più
famosi dischi degli '80.
L'Intellifex, a differenza del Replifex, fa poche cose ma le fa ad un
livello IMHO ancor
oggi ineguagliato: chorus, delay, reverbero, pitch shift assurgono
dunque ad altezze
vertiginose, stellari: reverberi che regalano visioni di lontane
galassie, un oltraggioso
e spudorato chorus a 8 voci, innumerevoli delay che vanno oltre
l'immaginazione,
tanto che si fatica non poco ad umiliarlo utilizzandolo con un ampli
per chitarra in
mono. Il rovescio della medaglia è, come prevedibile, una maggiore
complessità nella
programmazione, che si traduce in un numero maggiore di ore dedicate a
capire come
funziona una macchina che presenta effetti di squisita suggestione in
una fascia di prezzo
abbordabile. Un momento: abbiamo detto Intellifex, ma quanti ce ne
sono? Quante sigle,
che casino, non si capisce niente: Blackface, XL, Greenface, LTD,
Online... In effetti è
difficile districarsi tra le varie evoluzioni della stessa macchina
presentate via via dalla Casa,
ma in ogni caso -a grandi linee- basti sapere che il primo modello, il
cosiddetto Blackface,
dal colore della mascherina di alluminio del frontale, farà sicuramente
la felicità del
chitarrista a cui piace il vintage, ovvero il capostipite della grande
famiglia Intellifex.
E' certo questione di gusti, ma soprattuto di fortuna riuscire a
trovarne uno -usato,
ovviamente- non in condizioni post bombardamento, col suo display a posto, con
tutte le manopoline originali, eccetera.
Personalmente non ho scelto questo ma l'XL o Greenface, con la sua livrea verde
smeraldo, ma sopratutto con maggior memoria onboard, Equalizzatore parametrico
(una vera chicca esclusiva, mai più replicata in altri Intellifex),
così che si può davvero
dire che si tratti del modello più raro, e in genere chi ce l'ha se lo
tiene ben stretto. :)
LTD e Online credo siano più o meno lì, mi pare che l'Online avesse la
possibilità
di aggiornamento tramite le porte midi (nessun Intellifex ha porta usb)
ma so per certo
che anche il mio XL può essere interfacciato con profitto a un computer
per caricare
nuovi preset tramite una normaleinterfaccia midi-usb e mediante un apposito
programmino, presentato sia per pc che per mac.
- Yamaha FX500, ovvero la semplicità smisurata. Giocare col Lego è più
difficile che
programmare questa discreta macchina in formato half rack. L'ho avuta e
poi venduta
proprio perchè non sopportavo il suddetto formato e la conseguente
difficoltà fisica
ad inserirla in un normale sistema rack, a meno di procurarsi
l'apposito adattatore.
Sforna tipici suoni che replicano i pedalini del decennio '90, il tutto
però con la
consueta e consolidata qualità Yamaha. Bruttina la sezione OD/Dist,
spaventosamente
digitale, che però si può fortunatamente bypassare. Molto buoni i delay
e in special modo
il chorus, un classico facilmente identificabile in registrazioni di
gruppi del genere
Dream Pop/Shoegaze: ma non nel senso che è "tipo" quel suono di chorus: per chi
fa riferimento a quel genere di atmosfere eteree e sognanti è proprio
d'obbligo andare
a cercare lo Yamaha FX500 esattamente per quel tale preset (di cui non
ricordo il nome)
che c'è solo e solamente in questo modello, e che -per motivi che
spesso sfuggono- fa
assurgere una patch in definitiva costituita da una lunga sequenza di
zeri e uno, e
dunque dematerializzata, ad assoluto oggetto "fisico" di culto.
Misteri dei Discepoli del Suono... :)