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Da studio o da concerto....

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Pat

unread,
May 9, 2001, 11:55:14 AM5/9/01
to
Scusate la domanda stupida (profanissimo) ma che differenza c'e' tra una
chitarra classica da studio e una da concerto????? Ok il prezzo, i legni
pregiati ecc... ma poi??
Ha caratteristiche o dimensioni diverse?? O cosa altro???

Saluti
Pat

Antonio

unread,
May 9, 2001, 3:41:23 PM5/9/01
to
la qualita' del suono e il volume
specie la seconda


Masotti Umberto

unread,
May 9, 2001, 6:11:57 PM5/9/01
to

Vediamo un po'.
Il prezzo?
Non è detto: buoni liutai fanno discrete chitarre da concerto al prezzo di
chitarre "di azienda" (sarebbero officine di "mastri" liutai).
Il virgolettato è d'obbligo, ed è in un certo senso ironico-dispregiativo.

I legni pregiati?
L'importante è che sia massello.
Mi spiego.
Se fondo e fasce sono di legni misti, il suono peggiora un po'. Se lo è
anche la tavola poi il suono è pessimo.
E' evidente che il legno impiallicciato è più facile da lavorare, ci sono
meno rischi nell'assemblaggio, costa meno e sembra altrettanto bello, è più
robusto e non contiene nodi nascosti: lo spessore viene fatto prima. Il
massello viene tagliato leggermente più spesso e poi levigato: se nasconde
una imperfezione il pezzo si deve buttare. Di solito le chitarre da studio
si tendono a fare a livello industriale con queste tecniche di montaggio.
Se il legno è masselo, il discorso cambia un po'. Ad esempio ho sentito
una chitarra con fondo e fasce in cipresso suonare meglio di una in
palissandro del brasile. Anzi: ho provato le chitarre in questione, e non
credevo alle mie orecchie. Non è il legno pregiato che fa la chitarra di
valore, però una chitarra da concerto deve essere fatta solo con massello.

Dimensioni?
Esistono varie scuole, per quel che riguarda le curve e le dimensioni della
cassa, dell'altezza del ponte, della correzione della posizione dei tasti,
tastiera dritta o curva, tavola inclinata o dritta.

Per quanto detto finora, per fare una chitarra di qualità migliore, si ha
dello sfrido, c'è parecchio lavoro in più, ecc. ecc., però due chitarre
fatte con gli stessi identici materiali e con lo stesso disegno possono
venire da concerto o da studio.

Altro?
La catenatura, cioè quello che non vedi.
Se tu potessi radiografare tutte le chitarre da studio di un particolare
modello che trovi in negozio, le troveresti tutte identiche (o con difetti
su alcune e su altre no).
Radiografando tre chitarre da concerto di qualità, dello stesso tipo,
vedresti tre "catenature" diverse.
Il liutaio progetta le catenature sulla base della risposta sonora
(timbrica) del legno della tavola. La tavola viene prima assottigliata (più
è sottile la tavola e più è potente il suono della chitarra, ma anche perde
di varietà timbrica ed è meno robusta rispetto alle sollecitazioni
esterne). Poi sulla tavola vengono incollate tutte le catene (una specie di
raggiera a ventaglio di tanti listelli sottili che variano di lunghezza,
spessore, altezza: sa solo il liutaio esperto come modificarli per
adattarli alla particolare tavola che deve montare). E' questa una delle
fasi più delicate: una volta incollate diventa difficile correggere
un'errore di impostazione o addirittura manuale: la chitarra perde
inesorabilmente di valore. Alla peggio si butta la tavola e si rifà il
lavoro.

I liutai sono come gli idraulici: si fanno pagare, ti tocca aspettarli
un'eternità e soprattutto sono quasi impossibili da trovare.
Ma se ne trovi uno che ti fa il lavoro come si deve...

>
> Saluti
> Pat

Ciao.
Mimmo.


Pat

unread,
May 10, 2001, 5:04:53 PM5/10/01
to
Grazie mille,
sei stato completissimo nella tua risposta.
A presto
Pat

"Masotti Umberto" <mimm...@tin.it> ha scritto nel messaggio
news:3AF9BD96...@tin.it...

Pennywise

unread,
May 12, 2001, 6:44:51 PM5/12/01
to

Masotti Umberto <mimm...@tin.it> wrote in message
3AF9BD96...@tin.it...
[snip]

Ma senta un po' lei...:-)
Già che ci sono mi tiro fuori un saxolino dalla scarpa. Pierini a Genova mi
ha detto che dopo qualche anno le chitarre da concerto *scadono*, perdono
cioe' tutta la proiezione e la qualita' sonora per l'eccessivo stress
sopportato dai legni.
E' vero o no?

Cosa ne pensi delle ragghianti?

P.

Masotti Umberto

unread,
May 13, 2001, 5:40:35 AM5/13/01
to

E' vero che alcune chitarre da concerto, spesso quelle di fabbricazione
"firmata", ma anche quelle di grandi liutai, se sollecitate lungamente
cominciano a lamentare qualche difetto, fra cui la perdita di sonorità.
La 67 che mi ha fatto Alan Wilcox ha questo difetto: quando glielo feci
notare mi ha detto che tutta una serie di strumenti da lui fatti aveva
questo problema a causa (se ho capito bene) di un tipo di costruzione "alla
Ramirez". Sulla 67 poi si sente ancora di più che sulle 65.
Se suonavo la mia 65 5 ore al giorno per due settimane di file perdeva un
po' di timbrica, e pochissimo di volume.
Ultimamente mi ha detto che non fa più nè 67, nè costruisce più con le
misure Ramirez. Ed a quella che gli portato in riparazione ha fatto delle
modifiche alle catene: non so cosa ma è meglio che nuova.

Comunque dopo una settimana di riposo la chitarra torna ad essere quella di
prima.

Altro difetto grave, che però non ho riscontrato spesso, è il fatto che
alcuni liutai (spesso tedeschi o spagnoli e orientali) fanno delle chitarre
che per aumentare la potenza assotigliano troppo la tavola ed i legni delle
catenature. Risultato: dopo un periodo di stress perdono l'intonazione,
perchè impercettibilmente si piega.


>
> Cosa ne pensi delle ragghianti?

Non capisco cosa intendi: mi sfugge il termine italiano.
Puoi spiegarti?

>
> P.

Ciao.
Mimmo.

Pennywise

unread,
May 13, 2001, 7:20:00 AM5/13/01
to

Masotti Umberto <mimm...@tin.it> wrote in message
3AFE5662...@tin.it...

>
>
> Pennywise wrote:
> > Cosa ne pensi delle ragghianti?
>
> Non capisco cosa intendi: mi sfugge il termine italiano.
> Puoi spiegarti?

innanzi tutto ti ringrazio per l'esauriente spiegazione.
Intendo dire le chitarre di Fabio Ragghianti liutaio di Pietrasanta.

P.

Masotti Umberto

unread,
May 13, 2001, 10:21:02 AM5/13/01
to

:) Scusa, sono caduto nel ridicolo! Che gaffe!
La "r" minuscola non mi ha fatto capire che si trattava di un nome.
Mi dispiace, ma non ne ho mai avuta una per le mani. Mi piacerebbe proprio
conoscere meglio i liutai italiani e non solo per sentito dire.

C'è anche da dire che i liutai, come gli artisti, soffrono di "stagioni
creative": alcuni periodi sono splendidi altri meno.
L'unica cosa che si può fare è confrontare uno strumento finito con
un'altro strumento finito.
Ed i relativi prezzi.

>
> P.

Ciao.
Mimmo.

Pennywise

unread,
May 13, 2001, 1:37:22 PM5/13/01
to

Masotti Umberto <mimm...@tin.it> wrote in message
3AFE981B...@tin.it...

> :) Scusa, sono caduto nel ridicolo! Che gaffe!
> La "r" minuscola non mi ha fatto capire che si trattava di un nome.
> Mi dispiace, ma non ne ho mai avuta una per le mani. Mi piacerebbe proprio
> conoscere meglio i liutai italiani e non solo per sentito dire.
>
> C'è anche da dire che i liutai, come gli artisti, soffrono di "stagioni
> creative": alcuni periodi sono splendidi altri meno.
> L'unica cosa che si può fare è confrontare uno strumento finito con
> un'altro strumento finito.
> Ed i relativi prezzi.

Ti dico: sottomano ho una ragghianti usata a 2Millions.
Fondo e face in un acero occhiolinato che e' quasi TROPPO figurato. Tavola
in abete fiammato.
Ha appunto un look molto inusuale per essere una classica. E' amplificata
Baggs con piezo piu' condensatore.
Il committente originale era un certo Armando Corsi (nonchè mio maestro).
L'ha poi passata ad un altro maestro genovese che la ora vende.
La costruzione e la suonabilità, a mio modo di vedere, sono impareggiabili
in quella fascia di prezzo.
Certo non ha una *voce* classica, ma e' molto dolce e bilanciata...direi
autorevole sulle basse, ma calda per le medie dovute alla massiccia
presenza di acero...

Ora sto ponderando se accattarmi questa per il lavoro *classico* (per ora
supplisco nei concerti all'aperto a Genova con la mia Taylor...presentando i
pezzi con una veste un po' alternativa) oppure fregarmene ancora per un po'
e buttarmi su una bella elettrica. Dilemma del chitarrista poliedrico.

Grazie

P.

Masotti Umberto

unread,
May 14, 2001, 10:47:45 AM5/14/01
to

Pennywise wrote:
>
>
> Ti dico: sottomano ho una ragghianti usata a 2Millions.
> Fondo e face in un acero occhiolinato che e' quasi TROPPO figurato. Tavola
> in abete fiammato.
> Ha appunto un look molto inusuale per essere una classica. E' amplificata
> Baggs con piezo piu' condensatore.

Strano che venga messo il piezoelettrico su una classica. Il suono è
nettamente migliore se amplificata da microfono esterno.

> Il committente originale era un certo Armando Corsi (nonchè mio maestro).
> L'ha poi passata ad un altro maestro genovese che la ora vende.
> La costruzione e la suonabilità, a mio modo di vedere, sono impareggiabili
> in quella fascia di prezzo.

Sembra buono, infatti.

> Certo non ha una *voce* classica, ma e' molto dolce e bilanciata...direi
> autorevole sulle basse, ma calda per le medie dovute alla massiccia
> presenza di acero...

Controlla anche la bilanciatura di espressione (non solo quella timbrica):
tutte le note sulla stessa corda devono avere la stessa potenza sonora se
suonate con la stessa intensità.
Controlla il pianissimo ed il fortissimo: se senti sbavature o
sbilanciamenti (corde che suonano troppo piano o troppo forte),
modificazioni timbriche all'aumentare dell'intensità, ecc.
Ne sentirai: altrimenti sarebbe uno strumento perfetto, e non credo che
allora sarebbe venduto a quel prezzo... ;)

Fai una tambora a corde stoppate: preoccupati se senti una minima
vibrazione acuta (catene scollate!)

Dalla descrizione che fai sembra una chitarra più potente sulle frequenze
basse. Un po' sullo stile di certe chitarre brasiliane: può darsi che abbia
ripreso il disegno delle Di Giorgio, e smorzato un po' i bassi accentuati
con le fasce in acero... bisognerebbe confrontare la forma della cassa e le
catene per avere questa certezza.
Non sai la lunghezza della corda (diapason)? Di solito e 64.8 o 65, ma
anche qualche altra misura.

>
> Ora sto ponderando se accattarmi questa per il lavoro *classico* (per ora
> supplisco nei concerti all'aperto a Genova con la mia Taylor...presentando i
> pezzi con una veste un po' alternativa) oppure fregarmene ancora per un po'
> e buttarmi su una bella elettrica. Dilemma del chitarrista poliedrico.
>
> Grazie
>
> P.

Ciao.
Mimmo.

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