AMAZING BLONDEL: Il Ritorno della Magia
Il nome Amazing Blondel non dovrebbe suonare del tutto nuovo a molti
appassionati di progressive. Tre strani musicisti dalle folte ed elaborate
capigliature che suonavano (e suonano) un vasto assortimento di misteriosi e
fantastici strumenti e che producono così una musica incantata, capace di
richiamare atmosfere e sonorità che probabilmente risuonavano familiari alla
corte della Regina Elisabetta ... the first !!!
Che li si ami o li si detesti gli Amazing Blondel sono certamente originali,
diversi. Unici è probabilmente la migliore definizione. Il gruppo venne
formato alla fine degli anni ‘60 da due musicisti fuoriusciti dai
Methuselah, una heavy rock band dal suono tipicamente americanizzato. John
Gladwin e Terry Wincott avevano notato che il pubblico “iniziava ad essere
ubriacato dal volume” ed iniziarono così ad inserire pezzi acustici nei
propri concerti. Il gruppo registrò due album, uno dei quali, dal titolo
omonimo, venne realizzato, anche se solo per il mercato americano.
Stanchi di una musica fatta solo di decibel, John e Terry lasciarono, come
detto, i Methuselah, ampliarono la quantità e la qualità degli strumenti
utilizzati, includendo i fiati in legno, ed iniziarono a suonare nei
folk-club.
John ricorda come nacque il nome Amazing Blondel: “Il nome Blondel deriva
da una esclamazione di Eugene McCoy durante un concerto a Middlesboruogh il
quale udendoci disse - Oh yes, very blondel. L’Amazing venne facile dalla
quantità di strumenti misteriosi che suonavamo all’epoca”.
Nel 1969 registrarono il loro primo album per la Bell, The Amazing Blondel &
A Few Faces e, sebbene gli arrangiamenti di Jim Sullivan diano al disco una
sonorità rock, il vero suono e la vera anima degli Amazing Blondel già è ben
presente ed inizia ad emergere.
Nell’aprile del 1970 il gruppo divenne un trio con l’ingresso ufficiale
nella band del chitarrista, Eddie Baird, vecchio amico e partner.
Verso la fine del 1970 questo strano trio folk-rock, che usava strumenti
acustici, clavicembali e flauti in legno, venne sorprendentemente prescelto
quale `guest´ star nella tournée europea dei Free, mitico gruppo rock-blues.
Incredibilmente, a dispetto di ogni possibile previsione, gli Amazing
Blondel piacquero, e piacquero così tanto dai essere poi chiamati da
musicisti del calibro di Cat Stevens, Traffic, Procol Harum e Genesis !!!
Durante questo intenso triennio gli Amazing Blondel registrarono tre album
per la Islands: Evensong (1970), Fantasia Lindum (1971) e England (1972).
Sebbene la musica del gruppo fosse senza dubbio ispirata ai compositori
elisabettiani come Byrd, essi furono sempre capaci di essere originali,
innovativi, sorprendenti. “Quando gli Amazing Blondel iniziarono la loro
avventura - disse John - volevano suonare musica inglese, non americana,
qualcosa che derivasse direttamente dalle origini colte della cultura
nazionale più che dalla tradizione folk. Noi volevamo proporre il
“romanticismo del trovatore andando in giro a suonare il suo liuto…”.
Nel 1973, il gruppo fu impegnato in un lungo ed importante tour in USA come
guest-star supporter dei Genesis. Proprio al termine di questa ultima
esperienza, e proprio quando la notorietà internazionale sembra essere stata
raggiunta, nonostante la Island avesse già organizzato loro un tour in
Europa come supporter dei Traffic, prima data Francoforte, John Gladwin,
inaspettatamente, stanco e stressato, lasciò il gruppo.
Eddie e Terry dichiararono pubblicamente che l’abbandono di John, cantante e
compositore di tutte le musiche del gruppo, non poteva che segnare la fine
degli Amazing Blondel. Ma il destino doveva essere diverso. La Island voleva
un disco e molti musicisti si mobilitarono per non far morire gli Amazing.
Fu così che Adrian Hopper diresse l’orchestrazione, Steve Winwood suonò il
basso, Simon Kirke la batteria e Paul Rodgers (mitica voce dei Free, dei Bad
Company ed oggi solista) cantò le liriche.
Alla fine dell’anno il disco Blondel, altrimenti noto come The Purple Album,
era pronto; ovviamente molto differente dai precedenti; segnò un punto di
svolta nella storia, ancor più che nella musica, degli Amazing Blondel.
Nel 1974, con l’aiuto di Paul Kossof (Free) alla chitarra, venne realizzato
l’album Mulgrave Street, che vide la partecipazione, fra gli altri, di Simon
Kirke alla batteria e Boz Burrel al basso, entrambi provenienti dai Bad
Company. Nel disco trovano spazio, fra gli altri, due pezzi veramente
importanti per i collezionisti: Hole In The Head di Paul Kossof e l’inedito
pezzo di John Gladwin You’ve Taken Hold Me.
Il disco venne accolto dalla critica con grande entusiasmo ma anche con
perplessità: erano gli Amazing Blondel oppure i Bad Company ?
Forse non casualmente, in evidente crisi di identità, l’album segnò la fine,
momentanea, degli Amazing Blondel.
Eddie e Terry continuarono a lavorare come duo ma senza più utilizzare il
nome del gruppo. Vennero così realizzati tre dischi oggi rarissimi per non
dire introvabili ( Inspiration 1975, Bad Dreams 1976 e Live in Tokio 1977)
con il supporto di Dave Pegg e Dave Mattacks (FairportConvention e/o Jethro
Tull).
Nei quindici anni successivi, però, non si è più sentito parlare né di John,
né di Eddie, né di Terry. Solo nel 1993, sull’onda di una moda di recupero
di gruppi storici, che in realtà nasconde una necessità imposta dalla
povertà attuale, la Demon’s Label Records pubblicò una compilation, English
music, cui fece seguito la riedizione su CD dell’album di debutto.
Il successo commerciale fu tale da indurre l´etichetta HTD Records, nel
gennaio 1994, a contattare John per chiedergli se gli Amazing Blondel
fossero disponibili a realizzare un nuovo disco. John ebbe a dichiarare “HTD
fece un’offerta per riformare il gruppo che non era accettabile valutato il
lavoro che ciò avrebbe richiesto. Decisi però di contattare gli altri due
dopo che HTD ritornò con una nuova offerta. Inizialmente ci incontrammo solo
per valutare se fossimo ancora sullo stesso pianeta e per verificare se
fosse ancora possibile avere contatti sociali e musicali”. Ci vollero mesi
perché una decisione fosse presa, ma anche dopo la firma del contratto la
composizione del nuovo album procedeva a rilento.
HTD decise allora di verificare il mercato pubblicando un album live di
materiale inedito. Il risultato della ricerca permise la realizzazione di A
Foreingn Field That Is Forever England - Live Abroad, che ottenne una
eccellente risposta dalla critica. Mojo Magazine definì il disco “un
sorprendente album dal vivo... attuale come se fossimo nel 1972”. Il disco
ebbe anche il merito di risvegliare l’interesse del pubblico di tutto il
mondo.
Nel marzo del 1997 il nuovo album era pronto: Restoration. Unico lancio,
per così dire, un breve tour italiano (!!!) in località impossibili, del
tutto ignorato dai media.
Il disco trae ispirazione dal periodo della restaurazione inglese, anziché
dal periodo elisabettiano come i primi album, ma il suono è essenzialmente e
sicuramente Amazing Blondel, immediatamente riconoscibile da qualsiasi
appassionato, forse solo un poco più moderno.
Q Magazine nel maggio 1997 scrive: “Ragazzi, chi avrebbe mai detto che gli
Amazing Blondel, tre leoni del prog-folk degli anni ‘70 avrebbero potuto
ancora creare musica affascinante? Bene, questo è un disco superbo, suonato
perfettamente, bello, in cui si fondono abilmente splendide armonie”.
L’album viene aperto da un pezzo cantato in latino, Benedictus Domine, di
rara eleganza, cui fa seguito e completamento Preludium In D, pezzo solo
strumentale come Fugue, Aubaird, Edagio, Interlude e Candor Revisited.
Proprio in Fougue, bellissimo pezzo di chitarra 12 corde e flauto, è
percepibile l’essenza degli Amazing Blondel fatta di grazia, bellezza, e
perfezione stilistica. L’intero disco è un preciso ed inspirato rincorrersi
di flauto (meglio di fiati), mandolino e chitarra, in cui la voce di John e
del soprano Joan Crowter si inseriscono per cantare storie che aggiungono
bellezza ad un tessuto armonico sottilissimo eppur solido, il tutto non
senza un pizzico di “sense of humour” percepibile con evidenza nella ballata
Sir John In Love Again, aperta dal liuto, che interviene poi quasi a
sottolineare l’ironia del testo. Parimenti degna di menzione Road To
Sedgemoor, nel pezzo trovano spazio clavicembalo, timpani e voce soprano per
costruire una ballata dolce e triste, venata da sottile arguzia.
Chiude il disco Candor Revisited, pezzo strumentale, sorretto da chitarra e
flauto, di due minuti in cui gli Amazing racchiudono tutta la loro storia e
la loro bravura quasi compiaciuti della qualità del loro ritorno.
Gli Amazing Blondel sono tornati, e sentirli ancora tutti e tre suonare
assieme, dopo un’interruzione di oltre vent’anni, è come ritrovare un’antica
magia.
Alberto Rho
P.S.
Per chi volesse più ampie informazioni o maggiori dettagli è possibile
visitare il sito web ufficiale del gruppo all’indirizzo
http:/www.sectorel.pt/gaudela/blondel
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*Spiazzare le certezze ed impersonare la speranza*
(una grande persona..)