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[Nick Drake] "La pubblicità e la luna rosa"

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stanz

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Aug 8, 2000, 3:00:00 AM8/8/00
to
http://www.kwmusica.kataweb.it/kwmusica/news/sezione_new/0,4166,cover--3714,00.html

**Il culto della 'luna rosa' tra pubblicità e Rete**

Venticinque anni se ne andava Nick Drake, tra gli autori più
sensibili che la musica rock abbia mai espresso. Una
celebrazione colpevolmente trascurata dai media, ricordata
ai più dalla Volkswagen, che ha scelto Pink Moon per lo spot
della nuova Golf cabrio, e dai fan su Internet.

di Bruno Ruffilli

Due ragazzi in auto, il cielo stellato e una luna rosa: lo
spot per la nuova Golf cabrio sarebbe grazioso e nulla più,
se non ci fossero una voce e una musica a renderlo
indimenticabile. Alla Volkswagen, evidentemente, ne sono
consapevoli: perciò, sul loro sito internet, offrono anche
la possibilità di acquistare il disco da cui è tratta la
canzone. E’ Pink Moon, il terzo album di Nick Drake.

Brevissimo - dura neanche mezz’ora - fu pubblicato nel 1972
e passò quasi del tutto inosservato. Eppure la Island ha
continuato a ristamparlo nel corso degli anni, com’è
accaduto con Five Leaves Left e Bryter Layter: per onorare
una promessa di Chris Blackwell a Joe Boyd, che per primo
intuì il talento di Drake e gli offrì un contratto con la
sua etichetta, la Witchseason. Ma anche per rispondere a un
interesse che col tempo è andato lentamente crescendo,
alimentato dall’alone di leggenda che circonda da sempre
l’artista inglese: bello e triste, cantava l’amore e la
solitudine. Morì nel 1974, a soli ventisei anni. Così il
1999 sarebbe stato l’occasione giusta per ricordarlo:
invece, a parte l’interessato omaggio della Volkswagen e
qualche articolo sulle riviste inglesi, la stampa
specializzata sembra aver trascurato il venticinquennale
della sua scomparsa. Unica eccezione di rilievo, il mensile
Mojo, che gli dedica un lungo articolo nel numero del
gennaio 2000; “in qualche modo – si legge – la musica di
Nick Drake, che non era riuscita a sfondare tra i suoi
contemporanei, sembra perfetta per questo momento storico.
E’ forse lui il vero artista da riscoprire nel nuovo
millennio?” Domanda senz’altro inflazionata e puramente
retorica: basterebbe menzionare la lunghissima serie di
musicisti che hanno visto e vedono in lui una fonte
d’ispirazione, da Michael Stipe a Kate Bush, da Paul Weller
a Demon Albarn. Tom Verlaine lo adora, Robert Smith dei
Cure ne parlava, in tempi non sospetti, come di un "cult
hero", David Sylvian gli deve più di un ringraziamento, così
pure Belle and Sebastian. Anche Kurt Cobain lo
poneva tra i suoi cantanti preferiti.

Certo, non si può immaginare nulla di più lontano dalla
musica dei Nirvana delle atmosfere malinconicamente folk
tanto care a Nick Drake, eppure la vicenda umana dei due
artisti presenta numerose affinità: la comune scelta di
porre fine volontariamente alla propria vita è la più
eclatante, ma forse non la più importante. “Non penso
desiderasse davvero diventare una star, al denaro non era
affatto interessato. Credo sentisse di aver qualcosa da
dire alle persone della sua generazione. Cercava
disperatamente di comunicare con gli altri, sperava di
poter rendere qualcuno più felice, di
poter migliorare le cose intorno a lui, ma si accorgeva di
non riuscirci”. Così Molly Drake ricordava il figlio in un
programma di vent’anni fa alla radio danese. In realtà, i
rapporti di Nick con la sua generazione non furono
idilliaci: la sua musica era troppo fragile e raffinata per
essere eseguita in concerto, i testi troppo ermetici e
personali per un’epoca di
ribellioni sociali e impegno collettivo, lui troppo
introverso per essere interessato a gestire la sua immagine
pubblica. Anche per questo, oggi, non fa parte di quelle
icone della cultura giovanile che si sono trasformate in
prodigi del marketing, come Jim Morrison o lo stesso
Cobain: il suo posto, semmai, è accanto a Tim Buckley, Syd
Barrett, Alex Chilton.

Come loro, ha scritto pagine fondamentali della storia
segreta del rock, quella che non ha mai conosciuto lo
scintillio delle
classifiche. E gli sono bastate una trentina di canzoni, il
resto è frutto dell’amore dei fans, che hanno
meticolosamente costruito il suo mito, integrando non di
rado le scarse notizie biografiche con brandelli delle
propria vita. Così, nelle mailing list e nei vari siti
intenet fioriscono le discussioni sulla
sua presunta omosessualità e sulla vera natura del malessere
psichico che lo spinse al suicidio: sindrome
maniaco-depressiva o schizofrenia?

Numerose anche le analisi delle canzoni, a volte assai
competenti, più spesso di scolastica banalità. Ognuno ha una
testimonianza, ognuno una teoria. C’è chi sostiene che la
sua morte, dovuta a una dose eccessiva di sonniferi, possa
essere stata accidentale, o addirittura che si sia trattato
solo di un’accurata messa in scena: Nick Drake sarebbe
ancora vivo, con un nuovo nome e nuovo volto, lontano
dall’Inghilterra; esattamente quanto si è detto anche di Jim
Morrison. Questa eventualità è contemplata, ad esempio, in
Le Provenienze dell’Amore, il libro che Stefano Pistolini
ha dedicato al cantante di Tanworth-in-Arden. Anche qui,
ricordi ed esperienze dell’autore si mescolano alla
biografia vera e propria, con esiti non sempre convincenti.

Più interessante potrebbe rivelarsi un volumetto scritto da
Luca Ferrari, The Sweet Suggestions Of The Pink Moon.
Genealogy Of A Rock Myth, non foss’altro perché ad esso è
abbinato un mini cd, dove un giovanissimo Elton John
interpreta quattro brani di Nick Drake ancor prima che
fossero inclusi in Five Leaves Left. Sono delle cover a
tutti gli effetti, come quelle degli Swans (Black Eyed Dog,
in Omniscience del 1992) o dei No Man (Pink Moon, in Speak,
uscito quest’anno).

Da segnalare anche un album italiano del ‘98, Five Leaves
Theft, interamente dedicato a Drake, cui parteciparono tra
gli altri Yo Yo Mundi, Snaporaz e Virginiana Miller.
Prosegue invece tra numerose difficoltà il progetto di Joe
Boyd annunciato anni fa: un tributo che dovrebbe riunire
molti degli artisti citati in precedenza, forse anche John
Cale, che
aveva partecipato alle session di Bryter Layter.

E’ improbabile che esistano altre registrazioni inedite di
Nick Drake, dopo la pubblicazione di un album contenente
demo e outtakes (Time Of No Reply) e di un lussuoso
cofanetto - entrambi per la Hannibal records - e un paio di
bootleg con incisioni casalinghe. Inoltre, nel 1994 la
Island ha raccolto sedici brani in una splendida antologia,
intitolata Way To Blue.

“Gli uomini destinati a diventare famosi / non trovano mai
la
loro strada / finché il tempo non è scorso / lontano dal
giorno della loro morte”, si legge in Fruit Tree, scritta
a soli diciannove anni. Forse, col 2000, il momento è giunto
anche per Nick Drake.

====


andy

unread,
Aug 9, 2000, 3:00:00 AM8/9/00
to

"stanz" <st...@libero.it> ha scritto nel messaggio
news:399071B4...@libero.it...
>
http://www.kwmusica.kataweb.it/kwmusica/news/sezione_new/0,4166,cover--3

714,00.html
>
> **Il culto della 'luna rosa' tra pubblicità e Rete**

> di Bruno Ruffilli

> "Gli uomini destinati a diventare famosi / non trovano mai
> la
> loro strada / finché il tempo non è scorso / lontano dal
> giorno della loro morte", si legge in Fruit Tree, scritta
> a soli diciannove anni. Forse, col 2000, il momento è giunto
> anche per Nick Drake.

Ciao a tutti,
ok, l'articolo e' carino, ma mi sorge un dubbio:
il Sig. Ruffilli come se la cava in inglese?
Scusatemi ma odio i traduttori della domenica,
specie quando hanno a che fare con le cose a cui tengo.
Sono troppo permaloso o ha dato fastidio anche a qualcun'altro?

bye

andy

nelloGiovane

unread,
Aug 9, 2000, 3:00:00 AM8/9/00
to

"stanz" <st...@libero.it> ha scritto nel messaggio
news:399071B4...@libero.it...
>
http://www.kwmusica.kataweb.it/kwmusica/news/sezione_new/0,4166,cover--3714,
00.html
>
> **Il culto della 'luna rosa' tra pubblicità e Rete**
>
A costo di "stonare" rispetto a quanto dichiarato in antichi post, quasi
spero che la mandino in onda anche in italia quella pubblicità. Non ho paura
di veder banalizzato Nick, anzi ho voglia di vedere ragazzotti e attempati
padri di famiglia entrare dal pusher domandando timidi "c'avete mica il
disco di quello che canta quella canzone della pubblicità dell golf...?".
Passata la prima traccia, chissà che migliaia di orecchie non si spalanchino
stupefatte di fronte alla meraviglia del resto. Il linguaggio di Drake è
davvero troppo "altro" rispetto alle abitudini della media, non si
sputtanerebbe che in superficie.

--
Ciao da Nello

N.P.
Television

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