Seconda premessa:
Alberto Savinio, pseudonimo di Andrea De Chirico (Atene 1891 - Roma
1952), fratello del piu' famoso Giorgio, fu compositore precoce (un
Requiem a dodici anni, un melodramma a quindici), precorritore (di
Boulez e di Stockhausen nella tecnica pianistica, del dadaismo, del
surrealismo), pittore, scenografo, scrittore tra i piu' vivi e
interessanti della letteratura del Novecento, razionalista tra i
romantici e romantico tra i neoclassici; collaboro' con Apollinaire,
Breton e Picabia a Parigi; nei suoi scritti sulla musica fu alfiere di
Beethoven come compositore "coperinicano" e di Mozart metafora del mondo
asessuato dell'infanzia contro la "tolemaica" musica antica; fu critico
impietoso e dissacrante nei suoi scritti giornalistici contro gli "ismi"
del tempo: contro il wagnerismo ("la musica di Wagner e' espressione
costruita per imporsi "totalitariamente" alle masse. E' una musica che
non lascia vuoti. Il suo melodismo continuo, la sua strumentazione
[...], non lascia adito al pensiero, al criterio, alla volonta',
all'individualita' dell'ascoltatore, ma gli preclude ogni varco"),
contro l'impressionismo ("Debussy, il piu' francese dei musici francesi,
il quale, come una perfetta guida meteorologica, ci avverte che la
Francia e' un paese umido. [...] La musica di Debussy e' molle,
fradicia, sgocciolante. Anche quella dell'ultimo periodo e piu' corposa,
come la Sonata per violino e pianoforte: essendo bagnate le sue ali, il
suo volo e' basso e greve."), contro il dannunzismo, contro le
civetterie dell'arcaismo.
Alcune citazioni:
"La musica e' elemento essenziale dell'educazione. Non puo' esservi
civilta' senza musica. la musica insegna a stare: a stare in compagnia e
a stare soli. la musica insegna a camminare, a muoversi, a non urtare la
credenza con le pile di vasellame sopra ne' a pestare i duroni della
signor attempata che ci sta vicino. La musica guarisce dalla balbuzie:
da quella orale e da quella mentale. La musica da' il sentimento corale,
ossia unisce e chiarisce il senso di nazione. La musica ci mette in
comunicazione col moto dell'universo e col nostro proprio movimento
interno. La musica insegna a vivere, nel senso piu' profondo e
metafisico della parola. E quella sola civilta' sarebbe perfetta ove
tutto quanto, uomini e cose, si movesse a suon di musica."
(epigrafe a "Scatola sonora", 1955)
"[...] Migliaia e migliaia di uomini "giocano" con la musica sia
colandola nelle varie forme della composizione, sia facendo cantare le
sue voci prigioniere, sia ascoltandola e abbandonandosi al suo canto da
bestia doma; e un giorno la Musica appare simile a un'ombra lunga
accantgo al giovane direttore, lo afferra per il collo, lo butta giu'
dal podio. E' la vendetta dell'Estranea Cosa."
("Nostri rapporti con la pazza", da "Scatola sonora")
"[...] C'e' piu' profondita', nel senso preciso della parola, in un
pensiero di Eraclito, che in tutta L'evoluzione creatrice di Bergson.
C'e' piu' profondita', nel senso preciso della parola, nel canto
solitario dello scolio di Sicilo, che per tutta la colossale opera di
Bach. Ed e' appunto questa mancanza di profondita' di Bach, questa sua
ingenua serieta', questo suo "non costituire pericolo", che fanno il suo
fascino e giustificano l'attrazione ch'egli esercita ormai sulla
borghesia. E soprattutto la sua organizzazione da uomo metodico,
tranquillo e fedele alla moglie. Perche' quanto a organizzazione, nelle
grandi composizioni di Bach c'e' gia' il carro armato e la
Panzerdivision."
("Bach e il contrappunto", 1941, da "Scatola sonora")
"[...] Nel particolare poi, Palestrina ci costringe dentro un sentiero
prettamente liturgico, Vivaldi ci costringe a camminare svelti coi piedi
e a tenere la testa in riposo, Bach ci costringe dentro una gabbia
intrecciata di contrappunti e chiusa a ogni sguardo d'orizzonte, Rameau
ci costringe a girare intorno vestiti di raso cremisi, Mozart ci
costringe con nostro grave disappunto a farci piccoli piccoli e
innocenti. Questo per i prebeethoveniani. Quanto ai musicisti venuti
dopo Beethoven fino a quelli dei nostri giorni, i romantici ci
costringono a chinar la testa e a chiuder gli occhi sotto il soverchio
di una malinconica dolcezza, Wagner ci costringe a certi sentimenti tra
eroici e balordi, di cui a freddo ci pentiamo amaramente, Debussy ci
costringe a trasformarci in creature disarticolate e molli che non
riescono a star ritte in piedi, Stravinskij ci costringe a vivere da
fantocci dinoccolati e traversati di tanto in tanto da una corrente
elettrica.
Lui solo, Beethoven, non ci costringe a mutarci, a deformarci, a
diminuirci, a uscire dalla nostra condizione di uomini.
Perche' lui e' uomo e la sua musica e' musica di uomo. Perche' la sua
grandezza, che e' grandissima, non e' se non l'ingrandimento grandissimo
dell'uomo. Perche' la sua voce, che e' altissima, non e' se non
l'elevazione elevatissima della voce umana."
("Beethoven solo uomo", da "Scatola sonora")
"[...] Del Wozzeck e di altre musiche affini sentite dire: "Musica
sgradevole". Non date retta. Ai ragazzini non piace la birra. La sentono
amara. I ragazzini non sanno apprezzare ancora il dolce dell'amaro.
[...] Musica sgradevole. E' vero. Ma vita stessa sgradevole, oggi. Non
piu' tutelata, non piu' accomodata, non piu' camuffata da un divinismo
materno e ottimista. Cosi' e'. L'uomo e' solo. Non ci posso niente e
piu' che rassegnazione non so consigliare. Tutto il resto e' falso."
("A certi ascoltatori della Scala dico", 1948, da "Scatola sonora")
Ciao
--
Francesco Giannici -- gian...@mbox.infcom.it
"Che cos'e' l'effrazione di una banca di fronte alla
fondazione di una banca?"
Bertolt Brecht
Ho letto davvero con piacere. Savinio è stata, tra le mie letture
giovanili, quella che più mi ha affascinato e nutrito. "Ascolto il tuo
cuore, città", "Narrate uomini la vostra storia", "Nuova Enciclopedia",
"Casa, la vita", "Hermaphrodito" ecc. sono altrettanti inni alla libertà
di pensiero, alla ricchezza espositiva che si fa frizzante e immaginifica,
immediata e stupefatta, sospesa e amara.
Non ho letto, però, scatola sonora, e l'idea un po' mi spaventa ancora: di
musica colta so davvero poco o niente. Però citazioni come queste fanno
venire una gran voglia.
Grazie, Ciccio.
:-)
ciao
nello
--
Inviato il ven 18 mag 2001 19:50:19 CEST da 195.7.17.3 [195.7.17.3]
http://www.neuromante.net/
>Non puo' esservi civilta' senza musica.
Una civiltà capace di costruire una musica di plastica, è ancora
civiltà?
s.
Una civilta' capace di chiedersi se costruire musica di plastica e'
ancora civilita' penso proprio che sia ancora civilta'.
Meta-saluti