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GDM - Rise and fall...

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nelloGiovane

unread,
Mar 3, 2001, 9:37:00 AM3/3/01
to
Una parola si è fatta strada nella mia testa sin dal primo ascolto di Rise
and fall of academic drifting dei Giardini di Mirò, e via via si è fatta più
intensa e definita: *derivativi*, i GDM sono DERIVATIVI.
Come sapete, conosco poco e da poco il cosiddetto *post rock*, che a lungo
mi sono rifiutato di apprezzare per troppa fede e amore nel cosiddetto
*rock*. Però, sin dalla prima traccia di Rise and fall... lo spirito di
Mogwai, GYBE!, Labradford, Slint (anzi For carnation), echi lontani di You
fantastic! in quei fiati sdrucciolevoli, il camerismo (?) che mi dicono
essere dei Rachel (e che - io disconoscendoli - farei risalire più
comodamente ai Venus).
Allora PERCHE' lo ascolto spesso e con grande piacere? Sarà per l'amore per
la forma canzone, per quel melodismo intenso e un po' strapazzato, per il
coraggio - in due pezzi - di un canto disinvolto (in Pet life saver è
Matteo Agostinelli, cantante degli Yuppi flu, in una prestazione simil dEUS,
mentre in Little victories è Paul Anderson), per il corpo del suono, un
calore rubato al cuore, l'incoscienza di chi non ha una direzione,
l'inquietudine indefinibile di uno specchio in fondo ad un corridoio...
Bellissime soprattutto Pearl Harbor, con archi epici e vibranti e un
arpeggio sospeso su precipizi di senso, la struggente ballata di Little
victories con lo straordinario dialogo finale tra orchestra, voce, organo e
chitarra, e la lunga title-track, vagamente floydiana (soprattutto per
quelle dilatazioni gilmouriane e il bordone d'organo), che in un'oasi di
stasi sonore fa germogliare ascensioni psych, riflessi di scostante amarezza
ed un commovente crescendo conclusivo (una lancia spezzata per l'ottimo
drumming). E' rock nonostante tutto: solo che la rabbia cede il passo
all'incanto e al disincanto, e una buona batteria può avere la stessa
pregnanza di un testo.

Pubblicità progresso: la prossima settimana è annunciata intervista sul
mucchio.
--
Ciao da Nello


Bonny Prince Morris

unread,
Mar 4, 2001, 9:18:22 AM3/4/01
to
nelloGiovane wrote:

> Allora PERCHE' lo ascolto spesso e con grande piacere?

Probabilmente proprio per la sorpresa di aver finalmente trovato una post rock
band che, per quanto un po' derivativa (gli echi di GYBE!, Mogwai, For Carnation
li ho trovati anch'io...) ha l'inatteso *valore aggiunto* di suonare alle nostre
orecchie visceralmente "italiana". Facendo ricorso a scale tonali, al
contrappunto, alla "forma canzone" (mascherata da composizione "neoclassica":
ecco perché ogni tanto vengono in mente anche i Rachel's) i GDM sono riusciti a
dare alle stampe un album che - IMHO - mancava...

> E' rock nonostante tutto: solo che la rabbia cede il passo
> all'incanto e al disincanto, e una buona batteria può avere la stessa
> pregnanza di un testo.

Senz'altro: il post rock è ancora rock. Ma è rock che sa colorarsi di poesia. E'
osservazione delle cose "minute", è fotografia dell'interiorità, è innocenza che
si fa musica...

Morris


Manfo

unread,
Mar 4, 2001, 12:39:23 PM3/4/01
to

| Una parola si è fatta strada nella mia testa sin dal primo ascolto di Rise
| and fall of academic drifting dei Giardini di Mirò, e via via si è fatta
più
| intensa e definita: *derivativi*, i GDM sono DERIVATIVI.

...già. Pensa che quando ho scoperto i June of '44 (nel 1998, con l'album
'Four Great Points') mi sono esaltato e ho comprato anche gli altri
dischi... poi ho avuto l'occasione di sentire gli Slint... e devo dire che
li ho molto ridimensionati, i Jo44...! :-)


carlo

unread,
Mar 5, 2001, 1:17:04 PM3/5/01
to

Peggio per te.

Io non
ascolto i dischi che mi sembrano concettualmente migliori.
Io ascolto
quelli -che al di là delle speculazioni mentali che ci possiamo fare
intorno- mi dicono qualcosa.

Dimentichi poi che nei Jo44 ci suonavano
componenti dei Rodan. Pertanto i musicisti del gruppo potrebbero anche
avere quelle credenzialità da capofamiglia che la storiografia musicale
crea e che tu cerchi.

Ma probabilmente a loro neanche gli interessa,
suonare originale. Sopratutto per chi ne fa la componente principale per
discriminare un disco buono da uno scarso.

A me quel disco piace, anche
se tu dici che assomiglia agli slint.
Amo ascoltare i dischi col cuore e
non con la mente.

Se avessi ragionato solamente nell'ottica dei
capiscuola mi sarei limitato probabilmente ad ascoltare e avere 5 dischi in
tutto.
Invece sono spesso quelli che tu chiami derivativi che mi dicono di
più. Perchè riprendono certe sonorità e le portano verso altri lidi.

Ma
sopratutto perchè sia in four great points che in spiderland ci sono delle
bellissime canzoni.

che fortuna mia a me è dato conoscere bene.

carlo

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