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Eric Andersen - "Blue River"

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Jeremy Bender

unread,
Jan 13, 2003, 3:16:57 PM1/13/03
to
"Blue River" è sicuramente l'album più conosciuto di Eric Andersen, artista
di primissimo piano, attivo discograficamente fin dalla metà degli anni '60.
Secondo diversi, tra cui anche il sottoscritto, è anche il suo disco
migliore. Eric si è sempre distinto per uno stile gentile, profondo,
pregnante e per una estrema sensibilità, che infondono negli ascoltatori una
sensazione di magico appagamento, di calma meditatività, di quiete. Eric non
è mai stato famoso, i suoi dischi non hanno mai venduto molto, ma per il suo
zoccolo duro di appassionati, del quale ho il piacere di far parte,
rappresenta un'artista irrinunciabile, uno spicchio di pace, un'oasi di
benessere, un quieto ruscello, un rifugio prezioso in una foresta popolata
di urlatori e fracassoni.
"Blue River" venne pubblicato nel 1972 e comprende nove bellissimi brani,
tutti composti da Eric tranne uno. Il disco venne registrato a Nashville,
patria del country, ma non si potrebbe immaginare qualcosa di più lontano
dal country di "Blue River" (a parte "More Often Than Not", che infatti è l'
unico brano non composto da Eric - è di David Wiffen - e che vede la
partecipazione di David Bromberg al dobro). Eric canta, suona il pianoforte,
la chitarra acustica e l'armonica.
Lo accompagnano un manipolo di validi musicisti "nashvilliani", tra cui il
produttore Norbert Putnam al basso, Kenneth Buttrey alla batteria (faceva
parte degli Stray Gators di Neil Young), alle tastiere David Briggs
(co-produttore di molti dischi "storici" di Neil Young, tra cui "After the
Gold Rush" e "Tonight's the Night"), Deborah Green Andersen al pianoforte e
Andy Johnson alla chitarra; mai sopra le righe, forniscono un tessuto
musicale perfetto, discreto, ottimale per la musica di Andersen.
I suoni gentili di "Blue River" vi accarezzano dolcemente mentre, nella
penombra, il fuoco del vostro caminetto crepita e, rilassati nella vostra
poltrona, godete serenamente del calore dell'uno e dell'altro.
Non c'è pessimismo né ottimismo in questo disco, né malinconia o tristezza,
solo il racconto delle vicissitudini della vita e delle debolezze dell'uomo.
Eric ci sussurra, senza mai essere invadente, come un vecchio amico, ma a
cuore aperto, le sue confidenze e le sue emozioni. E' un disco intriso di
intimità, nel quale il tema dominante è l'amore, che viene affrontato senza
banalità, con una forza testuale brillante. L'amore, che è il vero motore
del mondo, che ci fa piangere di gioia quando lo troviamo, ricambiati, e ci
fa soffrire in maniera indicibile quando lo perdiamo o non veniamo
corrisposti. E, in particolare, è proprio la sfuggevolezza e la precarietà
dell'amore il motivo ricorrente in quasi tutti i testi delle canzoni.
Nel brano di apertura, "Is It Really Love At All", Eric affronta il tema
della solitudine e si schiede quale sia il vero amore:
"Sono seduto qui
dimenticato
come un libro su uno scaffale
nessuno che giri le pagine
ti ritrovi a leggerti da solo
da solo
a chiederti semplicemente
come finirà la storia
perché nessuno ti ha mai detto
che devi essere il tuo miglior amico.
Ho visto giornate assolate,
giornate nuvolose,
se l'amore fosse fatto di nuvole
vorrei quasi che piovesse
Perfino quando il cielo è chiaro
e il tempo è splendido
ogni giorno sarebbe più bello
se avessi qualcuno da cui tornare a casa
Amore.è veramente amore.
o è qualcosa di cui ho sentito parlare,
qualcosa di cui ho sentito parlare".

La dolcissima "Wind And Sand", con voce, pianoforte ed una struggente
fisarmonica, affronta il tema dell'amore che, crescendo, impariamo tutti a
conoscere, mentre la delicata "Faithful" è dedicata alle sofferenze che esso
ci procura:
"Dicesti che amarti e lasciarti
è la cosa più difficile da fare
per darmi un'altra possibilità
di provare un'altra storia
ma ogni volta che vedo qualcuno
vedo sempre te
sebbene non sia stato sempre fedele
sono sempre stato vero
..........
Hai mai camminato
Per strade vuote
Fino all'alba
E forse sentito lo sparviero solitario
Cantare la sua solitudine
Non ti ha fatto sentire un po' meglio
Come uno straniero meno solo?"

La meravigliosa "Blue River"* è certamente il brano più noto in assoluto di
Eric. Tratta dei dolori e delle sofferenze e della vita:
"Il vecchio va verso il fiume
per affogare il suo carico di dolori
potrebbe andare se volesse
sai, è solo una barca da governare
Fiume blue, continua a srotolarti
Lungo tutta la riva
Tienici al sicuro dal profondo e dal buio
Perché non vogliamo allontanarci troppo"

*non è dato di sapere se Eric volesse intendere "Fiume Blu" o "Fiume Triste"
.

La tenue "Florentine" è un delicato ritratto dell'amata:
"Florentine ha girato il mondo
ed è tornata a casa, di nuovo
Un cuore leggero come ali
Fatto di cielo, di vento e cose
Custodisce cose che non conosci
.............
Qualcosa nel suo sorriso
Ti dice che starà ancora un po'
Qualcosa nel suo stile
Brilla e infiamma il sole
Ogni volta che si avvicina
È come musica nelle tue orecchie
Prima che ti alzi
Lei aspetta dentro i tuoi occhi"

L'intima "Sheila", come la precedente, ha il titolo di un nome femminile, e
affronta il tema della donna amata vista come l'essere in grado di mettere
ordine in una vita dissoluta, quando ci si accorge, tutti prima o poi, a un
certo punto, che hai un bisogno di un punto di riferimento, di un'ancora:
"C'è stato un tempo
in cui ho vissuto una vita
di donne, canzoni e vino
passavo le mie notti
nelle stanze dell'amore
cantando e spendendo tutto
non ero schiavo di nessuno
era ancora il mio stile, quando il diavolo sorrise
e si portò tutto via
Sheila, puoi aiutarmi
Non posso andare oltre
Sheila, puoi aiutarmi,
la mia testa brucia"
La conclusiva "Round the Bend", il capolavoro del disco, toccante e
profonda, presenta il testo più notevole ed è dedicata alla solitudine e
alle difficoltà esistenziali dell'uomo:
"Gesù, sto cadendo
ti prego, guarda dove sono
aiutami a superare la prossima curva
e se non puoi salvarmi
ti prego, mandami un amico
..........
Come un uccello su un vento solitario
Che cerca ciò che è suo
Sognava solo la libertà, Signore
Quella che non ha mai conosciuto
Ha percorso il mondo travagliato
Ma sempre così solo
Come uno straniero vagherà
Sempre cercando la sua casa.
Ho conosciuto un uomo solitario
Un prigioniero senza alcuna libertà
Che non riusciva mai a credere
A tutta la bellezza rinchiusa dentro la sua anima
Percorse giorni spaventosi
Inciampando senza speranza
Sì, conosco bene quell'uomo
Perché quel prigioniero ero io"

Nella ristampa rimasterizzata, edita nel 1999 dalla Sony/Legacy sono
presenti due bonus tracks; la prima, la stupenda "Come To My Bedside, My
Darlin' ", una outtake delle sessions di "Blue River", è perfettamente in
linea con il resto del disco, sia come qualità sia come atmosfera, ed è
veramente inspiegabile come all'epoca sia stata esclusa dall'album.
La seconda è un semplice riempitivo, non concordo affatto sulla sua
inclusione nella ristampa: è una cover country di "Why Don't Love You Me" di
Hank Williams, che c'entra con il resto come i cavoli a merenda.
Inoltre, nel booklet della ristampa, è presente questa stupenda poesia di
Irving Layton McClelland, dal titolo "There Were No Signs", che ho provato a
tradurre:
Camminando ho scoperto
dove ero diretto.
Odiando intensamente, ho imparato ad amare
Amando, ho imparato chi e cosa amare
Dal dolore, ho imparato la gioia
Dalla debolezza ho tratto la forza
Dalla menzogna, la verità
Dall'ipocrisia, ho costruito la franchezza
Ora sono vicino a sapere chi sono
Ora ho quasi il coraggio di essere quell'uomo
Solo un altro passo
E sarò dove sono partito.

"Blue River" è un forziere: all'interno non vi troverete monete d'oro, ma
delicatezza, intensità e cuore uniti in un tutt'uno indissolubile.

(tutte le traduzioni by JB)

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