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Le critiche dei lettori a Scaruffi

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stanz

unread,
Apr 18, 1999, 3:00:00 AM4/18/99
to
Critiche alla Storia del Rock di Piero Scaruffi

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In questa pagina raccolgo le domande e le critiche piu` comuni che
ricevo via posta o email. Quando scrivete, precisate che volete
firmare la vostra lettera o se preferite rimanere anonimi. Non
pubblico complimenti, soltanto critiche.
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Perche' hai deciso di scrivere una Storia del Rock...?
Perche' non ti sei servito di un team di esperti...?
Perche' hai maltrattato il rock britannico...?
Perche' hai maltrattato i Beatles...?
Riscrivere l'opera in maniera piu` succinta...?
Quando esce nelle librerie italiane la nuova versione del quarto
volume?
C'e` qualcosa di cui ti penti?
Cos'e` Nuova Musica? Cos'e` la tua mailing list musicale?
Hai ancora copie del numero uno di Nuova Musica?
Ci sono dischi importanti che non recensisci/consigli?
Perche' riempi il tuo website di classifiche inutili?
Perche' hai dato un taglio filo-americanista alla tua Storia del Rock?
Ancora sul rock britannico
Visto che non usciranno integralmente su Blow Up per mancanza di
spazio, allego anche le mie repliche ad alcune lettere di lettori a
riguardo di una mia recensione di Sgt Pepper.


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Ritorna alla pagina di musica
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Ho trovato diversi errori (nonche' differenze di opinione) nei sei
volumi della Storia del Rock. Perche` non riediti tutta la Storia del
Rock facendola filtrare da specialisti dei vari generi?

Ci sono innumerevoli ragioni. Te ne faccio un breve sunto, mettendo
insieme email gia` scambiate su questo tema con altri critici.
Se gli specialisti hanno voglia di lavorare gratis, sono sempre
benvenuti a fornire le loro opinioni. Se vogliono essere pagati (e,
conoscendo gli esperti italiani, sospetto che la maggioranza degli
esperti siano esperti soltanto quando annusano il denaro), allora sta
all'editore decidere se vale la pena di investire quei soldi.
L'editore Arcana ha generalmente ritenuto che far rivedere un libro a
"esperti del settore" non fa aumentare le vendite di una sola copia.
Fa soltanto aumentare il tempo che ci vuole a finire il libro. Se non
sei d'accordo, devi rivolgerti al direttore marketing di Arcana.
I peggiori storici sono gli specialisti. Quasi tutte le storie
letterarie, cinematografiche, etc. che contano sono state scritte da
un individuo solo (il quale chiaramente non era l'esperto di tutto).
Tutte sono state ferocemente criticate dai rivali, ma hanno goduto di
successo duraturo (il Mila di musica e il Rhode di cinema e il Contini
di letteratura etc etc) Quelle compilate in comunione da team di
specialisti le leggono soltanto quegli specialisti e gli studenti che
devono fare la tesi con uno di quegli specialisti (la battuta non e`
mia, e` di Metella Rovero, direttrice libri di La Stampa).
Non e` chiaro chi sia uno "specialista". Chi conosce tutti i 45 giri
pubblicati dai Red Crayola? Mah... secondo me c'e` una grossa
differenza fra un collezionista (che tipicamente ha una conoscenza
puramente superficiale del genere che colleziona, copertine, anni di
uscita, trivia) e un saggista. E l'ultima persona a cui affiderei un
mio libro e` un palloso pedante all'italiana che mi riempie il libro
di pallose e pedanti parentesi e note a pie' di pagina (la meta`
dedicate alla data di pubblicazione di un album!)
In Italia, dal calcio alla politica, la regola e` semplice:
specialisti sono tutti e 60 milioni. Tutti convinti di saperne piu`
dell'allenatore della nazionale e del presidente del consiglio. E di
pieroscaruffi. Qualunque cosa io faccia per i miei libri, alla fine ci
saranno milioni di italiani che li criticano.
Chi decide chi sono gli specialisti da invitare alla revisione? Ci
serve un gruppo di specialisti per decidere chi sono gli specialisti?
Se il libro e` scritto da una sola persona, poco male: tutti i critici
lo criticheranno, ma senza particolare astio, piu` che altro con
maliziosa ironia. Ma se il libro e` stato revisionato da un team di
"esperti", dio scampi e liberi: tutti quelli che non sono stati
inclusi nel novero degli "esperti" ti faranno terra bruciata attorno
per il resto della tua vita.
La guida all'avanguardia e` l'unico libro per cui l'editore fece
proprio cio` che suggerisci tu: venne revisionata da tre illustri
critici italiani. Risultato: 1. e` zeppa di errori madornali, ma cosi`
madornali che io da solo non li avrei commessi; 2. tutti i critici che
non vennero invitati alla revisione se ne risentirono.
In Italia la mia esperienza personale mi dice che i veri specialisti
sono i fans, non i critici. A giudicare dalle lettere e email che
ricevo, il fan medio si rende conto che ho dimenticato Original Sins
dei Pandora's Box o che non ho reso giustizia ai dischi degli Squirrel
Bait, mentre il critico medio si rende soltanto conto che manca un
disco nel capitolo di Siouxsie o che una data e` sbagliata, ma non ha
la piu` pallida idea di chi siano i Pandora's Box o gli Squirrel Bait.
La mia visione di una Storia del Rock e` piu` in sintonia con quella
dei fans che con quella dei critici.
Dacche` l'internet si sta spargendo in Italia, ricevo tonnellate di
email. Finora ne ho ricevute poche di critica e un migliaio di
complimenti (quel migliaio costituisce la mia mailing list musicale).
Questo se non conto i critici di professione: se conto i critici di
professione, ne ho ricevuta una (dico una) di complimenti e una decina
di critiche (soltanto una decina perche' i critici non sono molto
bravi a tenersi al passo con i mezzi di informazione). Io NON scrivo
libri per i critici, ma per il pubblico. Quindi mi mancherebbe
comunque la motivazione a cambiare.
Nota anche che una buona meta` dei complimenti che ricevo sono quasi
sempre dello stesso tipo: i lettori apprezzano i miei libri perche'
sono nauseati dagli ALTRI critici. E secondo te dovrei mettere i miei
libri proprio nelle mani di questi altri? Acca' nisciuno e` ffesso,
dicono in California...:-)

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Perche' hai deciso di scrivere una Storia del Rock che si discosta
cosi` tanto da quanto ci presentano i mezzi d'informazione italiani?

Non voglio tenere un comizio contro i mezzi d'informazione italiani,
ma qualche osservazione sul modo in cui la cultura e la politica
americana vengono rappresentate in Italia e` d'uopo.
La quantita` e qualita` di distorsioni e` davvero preoccupante.
L'America vista da uno che vive in Italia, attraverso i media
italiani, e` letteralmente irriconoscibile. E` lontana parente
dell'America che uno conosce vivendo in America.

Non sempre si tratta di malafede. Il problema va inquadrato nelle
logiche del business. Prendete la vostra rivista musicale preferita.
Quella rivista ha negli anni condotto una sua linea editoriale,
esaltando certe correnti e certi artisti. Non ha alcun interesse a far
sapere al proprio pubblico che esistono altre correnti e altri
artisti, e certamente non ha alcun interesse ad autodistruggere il
proprio carisma. Per cui continuera` all'infinito a condurre la stessa
politica editoriale, anche se quelle correnti e quegli artisti non
sono piu` rappresentativi di nulla.

Per rimanere nel mondo musicale, pensate alla diffusione abnorme del
country-rock negli anni '70, della musica gotica e della musica
industriale britanniche negli anni '80, degli innumerevoli revival del
rock psichedelico. In Italia i dischi dei piu` sconosciuti e medriocri
complessi degli anni '60 hanno valutazioni astronomiche (e gran parte
del pubblico non sa che quei dischi negli USA si possono acquistare
per un dollaro o due, in quanto nessuno li vuole), esattamente come
succedeva negli anni '70 con i dischi di country-rock. Il culmine e`
rappresentato dall'aberrante popolarita` del pop britannico, che forse
non ha eguali nel resto del mondo.

Ognuno di questi fenomeni viene alimentato artificialmente da una o
piu` testate specializzate. Dovendo dedicare molte risorse a questa
forma di propaganda, non possono permettersi di far sapere al loro
pubblico che esiste altro. Se guardate le mie classifiche dei dischi
migliori dell'anno, scoprirete dischi che la vostra rivista preferita
forse non ha neppure citato. Le mie classifiche sono piu` o meno in
linea con quanto scrivono le maggiori testate americane. Non sono io
ad andare controcorrente, sono le testate italiane, che devono per
ragione di causa maggiore letteralmente nascondere l'esistenza della
musica rock ai loro lettori.

Naturalmente sarebbe scorretto assumere che cio` sia dovuto a
malafede: chi vive tutto l'anno a Milano o Roma ha difficolta`
obiettive a sapere cosa succede a New York e Los Angeles, soprattutto
se non sa leggere l'inglese e quindi non puo` neppure ispirarsi agli
articoli delle riviste americane (ma anche quelli che sanno leggere
l'inglese forse non sanno quali riviste americane leggere).

Non dimentichiamo anche il tipico atteggiamento italiano di reazione
ad oltranza nei confronti delle novita`: nessun critico (musicale,
letterario, cinematografico) vuole ammettere che i tempi sono
cambiati. Esattamente come a scuola vi fanno studiare ancora fatti e
teorie ampiamente superati (ma che garantiscono il posto, lo stipendio
e il potere al docente ), cosi` i critici hanno tutto l'interesse a
contenere la materia del loro campo nei confini di cio` di cui sono i
massimi esperti. Capita anche all'estero, ma gli italiani sono da
secoli i maestri di questa tecnica.

La malafede vera e propria e`, infine, quella dei critici che si
lasciano influenzare da negozi di dischi e case discografiche. Ma
questi spero che siano una minoranza (e li riconoscete dalle copertine
delle riviste, letteralmente "comprate" dalle case discografiche). Non
e` un mistero che quasi tutte le riviste dipendano dai proventi della
pubblicita`. E so per esperienza quanto sia importante mantenere buoni
rapporti con le case discografiche, quanto e` importante che ti
mandino le anteprime (e te le mandino gratis), che ti organizzino
l'intervista alla star di turno, che ti facilitino la vita in tutte le
azioni da cui dipende il tuo successo nei confronti della concorrenza.
Di fatto le case discografiche esercitano una piccola dittatura: ci
sono artisti di cui nessuno puo` parlar male. Se lo fai ti tolgono
dalle loro liste di distribuzione. (Adesso provate a indovinare
perche' pieroscaruffi non recensisce mai artisti di alcune delle case
discografiche maggiori...)

Per una ragione o per l'altra, le riviste musicali finiscono per
presentare un panorama distorto della musica rock.

Per questa ragione ho scritto la "Storia della Musica Rock": la musica
rock che vi leggete e` ben diversa da quella che vi hanno raccontato
le riviste italiane, ma forse e` piu` vicina alla realta`. Qualche
migliaio di complessi misteriosamente scomparsi in Italia vi sono
invece rappresentati alla grande. E qualche decina di "star" che sono
tali soltanto in Italia vi sono impietosamente stroncate.

Non avete idea di quante pressioni ho ricevuto (e quante ne hanno
ricevute, direttamente e indirettamente, gli editori), per cambiarla o
abbandonarla del tutto: ha leso (involontariamente) gli interessi di
tantissimi professionisti. E` stata recensita da quasi tutti i
quotidiani, da grossi mensili e persino dalle gazzette dei Pompieri e
dei Medici; ma, guarda caso, alcune testate musicali non recensiscono
piu` i nuovi volumi. Anche una stroncatura e` una forma di pubblicita`
e, purtroppo per loro, i lettori sanno giudicare da se` quando una
stroncatura e` obiettiva e quando e` viziata da interessi di parte.
Meglio ignorare del tutto il fatto. L'effetto del suo successo si e`
pero` subito fatto sentire: quasi tutte le testate musicali sono state
costrette ad occuparsi di artisti che avevano ignorato per anni.

Fin qui mi sono (ingiustamente) accanito contro le testate musicali.
Ma lo stesso discorso si applica pari pari al cinema e alla
letteratura, e, fatto ben piu` grave, anche alla politica.

Per questa ragione ho scritto un libro come "Il Terzo Secolo", che
presenta un'America di cui pochi forse sapevano l'esistenza: l'America
che conoscono tutti gli americani!

Sto scrivendo una monumentale "Storia del Cinema Americano", che avra`
problemi ancor piu` grossi a trovare un editore. Immaginate quanto
l'establishment cinematografico italiano (soprattutto i critici piu`
celebri) gradirebbero una storia del cinema sulla falsariga della mia
Storia del Rock. I critici di musica rock sono troppo deboli per poter
ostacolare i miei libri, ma i critici cinematografici detengono un
potere sulla diffusione dell'informazione cinematografica che e`
paragonabile a quella dei critici letterari.

Dulcis in fundo, sto anche lavorando a una monumentale "Guida al
Romanzo Americano Contemporaneo", e questa veramente ha poche speranze
di uscire mai su libro...

L'internet offre un livello elevatissimo di liberta` di espressione,
anche se i condizionamenti cominciano a fioccare (per esempio, i
preziosissimi archivi musicali di Dave Datta sono stati chiusi dalle
case discografiche che non gradivano la sua diffusione gratuita di
testi). Finche' mi sara` possibile, usero` pertanto l'internet per
diffondere informazione gratuita e non condizionata. Quanto piu`
l'iniziativa avra` successo, tanto piu` costringero` anche le testate
piu` conservatrici a dire la verita`.


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Sono rimasto amareggiato da come hai trattato il rock britannico, al
limite di osservazioni che sanno di razzismo. Non pensi che il dovere
di ogni buon "storico" (anche del rock) sia quello di essere
obiettivo, rigoroso e non prevenuto?

(Premessa: faccio il critico musicale da vent'anni, sono discretamente
noto negli usa, ho la grande fortuna che le case discografiche mi
mandano i cd gratis a casa e quindi posso ascoltare centinaia di
gruppi che forse tu non conosci, e le riviste mi mandano copie dei
loro numeri gratis a casa e quindi posso leggere anche le opinioni
degli altri critici, mentre forse tu sei soltanto influenzato da
qualche rivista italiana).
Penso senz'altro che (cito te) "il dovere di ogni buon "storico"
(anche del rock) sia quello di essere obiettivo, rigoroso e non
prevenuto".

E` proprio quello che ho cercato di fare con la mia storia del rock!
Ho tentato di rettificare aberrazioni e paradossi della critica
italiana.

L'Italia e` diventata una colonia musica britannica e questo e` per me
un grande mistero. In Italia conoscete complessi che nel resto del
mondo non conosce letteralmente nessuno. Anche quelli che hanno
venduto un po' di dischi, come gli Oasis, qui li conoscono soltanto
gli specialisti. E, fossero americani, non li conoscerebbe nessuno al
di fuori del loro paesino di provincia.

La Gran Bretagna ha una tradizione musicale che e` infinitamente
inferiore a quella di Germania, Francia e Italia. Loro non hanno un
Beethoven e un Verdi, e penso che non l'avranno mai. E` un mistero
come sia finita per dominare il mercato discografio italiano, e
perche' l'Italia poi.

Le riviste italiane sono completamente dominate dai distributori di
musica britannica. Quindi non mi stupisce che molti ragazzi italiani
ascoltino pressoche' soltanto musica britannica e poi se ne
innamorino. Chi ascolta soltanto Patti Pravo, pensera` che Patti Pravo
sia la piu` grande cantante del mondo.

Mi accusi di razzismo, ma e` esattamente il contrario. La Gran
Bretagna ha soltanto 60 milion di persone (molto meno di Russia, Cina
e India), e non e` nemmeno piu` una potenza industriale, tanto meno
culturale. E` semplicemente un paese come l'Italia (un po' piu` povero
e con tradizioni culturali infinitamente inferiori). Il mercato
discografico britannico e` il 4% di quello mondiale. Il 75% e`
nordamericano. Il 10% e` cinese/indiano. Il resto se lo spariscono gli
europei. (I dati sono di Billboard di qualche anno fa). (Dati di
Newsweek del luglio 1998: in Germania vengono venduti 560 milioni di
dischi all'anno, in Gran Bretagna 240 milioni, meno della meta`, e
negli USA un miliardo e 200 milioni). Per quale ragione avete deciso
che quel 4% e` cosi` importante? Sono geneticamente piu` belli, alti,
...? Tanto piu` che nelle arti la Gran Bretagna e` da secoli proprio
l'opposto, cioe` di gran lunga inferiore a Germania, Francia, Italia e
persino Spagna (fa eccezione naturalmente la letteratura). Insomma,
sembra che consideriate la razza britannica superiore alle altre... io
li considero semplicemente alla pari di tutti gli altri popoli.
Secondo te questo significa che io sono razzista?

Penso che nell'arco di sei volumi, la mia Storia del Rock dia una
prospettiva un piu` piu` ampia da cui si dovrebbe capire come
originano certi giudizi. I Moody Blues erano famosissimi ai tempi
loro, e sono certo che (in Italia) vendettero molti piu` dischi dei
Velvet Underground, ma tutti quelli del settore sapevano benissimo che
i Moody Blues non valevano una cicca in confronto ai Velvet
Underground. Semplicemente i Moody Blues erano distribuiti in Italia,
i V.U. no. Se vuoi la pubblicita` sulla rivista, intervisti i Moody
Blues, non i V.U. Quando ero ragazzino, i miei dischi dei V.U. non
valevano una lira, ma un'edizione speciale dei Moody Blues valeva
miliardi. Adesso mi ritrovo con una collezione che vale miliardi, e
non l'ho neppure fatto apposta! I miei amici che pagarono miliardi per
i dischi dei Moody Blues penso che li abbiano da tempo buttati nella
spazzatura. (Peggio ancora: pensa quando in Italia andava di moda il
country-rock, sai cosa ci fai oggi con quei dischi). Tutto cio`
dipende semplicemente da cio` che viene distributio in Italia, e da
cio` che pubblicizzano le riviste (le due cose sono collegate, nel
caso non ti fosse chiaro).

Sinceramente a me sembra di aver dedicato troppo spazio alla musica
britannica, e l'ho fatto soltanto perche' ero cosciente che in Italia
e` molto pubblicizzata. Non conosco nessun altro libro pubblicato in
qualsiasi paese del mondo che tratti cosi` tanti complessi britannici
(correggimi se sbaglio). Ma anche nel sesto volume ci sono capitoli
sul rock neozelandese, giapponese, australiano, tedesco, etc che
dovrebbero servire ad aprire gli occhi a chi e` troppo condizionato
dalle riviste e dai distributori.

Il libro ha venduto 5,000 copie (che, sapendo come truffano gli
editori italiani, probabilmente significa 10,000). Spero che la
maggioranza l'abbia trovato un minimo utile e informativo. Devo anzi
dire che la maggioranza di quelli che mi scrivono esprimono una
sensazione che si puo` riassumere con un "finalmente!" Immagino che
coloro che ascoltano musica rock devono comprare riviste straniere per
ottenere un minimo di informazione obiettiva e completa, e poi
ordinare dischi da negozi americani. (E` anche la stessa ragione per
cui il mio web site sta diventando cosi` popolare: e` scritto in
italiano, facile da consultare, ma copre il materiale ed esprime i
pareri che normalmente trovi sulle riviste straniere). I miei libri
colmano una lacuna delle riviste italiane e sono probabilmente
benvenuti da quella frangia di pubblico. Che spero non si stia
estinguendo...

Per quanto riguarda l'"offendersi": penso e spero che nessuno si sia
offeso, tanto meno per delle opinioni di materia culturale (non
scientifica) e tanto meno per opinioni che penso esprimano il parere
di gran parte della critica mondiale (l'accusa che accetto sempre
senza argomentare e` quella di esprimere opinioni un po' troppo
scontate, almeno da un punto di vista mondiale). Chi si e` senz'altro
risentito dei miei libri (tutti e sei) sono i distributori, le riviste
e le case discografiche, che chiaramente non hanno interesse a far
sapere al pubblico italiano quale musica ascolta il resto del mondo.

Tornando alla tua frase "il dovere di ogni buon "storico" (anche del
rock) sia quello di essere obiettivo, rigoroso e non prevenuto"
preferivi una storia del rock che si limitasse a dire quello che
vogliono i distributori e le case discografiche? Beh, quel libro non
lo posso scrivere io. C'e` qualcosa nel mio cervello che si rifiuta di
farlo.

... omissis ... tutto questo senza aver mai letto riviste musicali e s
enza aver subito alcun influsso da onnipotenti case discografiche
inglesi.
Scusa, ma continuo ad essere scettico. In quegli anni il rock
neozelandese dava opere di grande rilievo internazionale. Che pero`
non erano reperibili in Italia (perlomeno cosi` mi dicono). La ragione
per cui migliaia di ragazzi "approfondirono" i Joy Division e non i
(ben superiori) complessi neozelandesi e` semplicemente che i dischi
dei primi li trovavi, i dischi dei secondi no, e le riviste italiane
dedicavano articoli a iosa ai primi e non ai secondi.
(a proposito, mi pare difficile sostenere che oggi l'Italia sia una
colonia inglese anziche' statunitense...).
In campo musicale lo e`. Chiedi a qualsiasi negoziante. Anche la piu`
minuscola casa discografica britannica ha un distributore italiano.
Mentre case discografiche anche prestigiose come la Cuneiform non ce
l'hanno. Le case australiane, giapponesi, etc sono del tutto
non-rappresentate.
... ottimi gruppi come Radiohead, Suede, Strangelove, Portishead o
artiste con innegabili mezzi vocali come l'islandese Bjork e
l'irlandese Sinead O'Connor possano considerarsi "prodotti costruiti a
tavolino" solo perche' non americani.
Che siano costruiti a tavolino lo ammetterebbero anche loro,
soprattutto O'Connor. Ma il punto non e` questo. Il punto e` che gli
stessi poersonaggi, con la stessa musica, se fossero tedeschi non li
conosceresti. Punto. Bravi o cattivi che siano. Siccome io credo nella
parita` delle razze, sono convinto che in Germania ci siano cantanti
brave come O'Connor. Almeno una. Solo che non e` distribuita in
Italia. O'Connor lo e`, ed e` anche molto pubblicizzata. Anche se ha
fatto soltanto un album decoroso (il primo). Il mio compito come
storico e critico e` di scoprire la tedesca e confrontarla con
O'Connor e stabilire chi e` migliiore senza farmi condizionare dai
rotocalchi e dalla pubblicita`. Sono fortunato che le case
discografiche di mezzo mondo mi mandano i CD gratuitamente a casa e
pertanto non devo fare una grande fatica per scoprire gli sconosciuti.
Mi rendo conto che per te e milioni di altre persone (e per tutti i
critici che vivono a Milano o Roma o Bucarest o Nairobi) e` molto piu`
difficile. Pertanto ritengo mio dovere professionale farti sapere cio`
che scopro, attraverso i miei libri e, adesso, il mio web site.
Sostieni che la Gran Bretagna ha povere tradizioni musicali. Ma il
rock in Europa non l'hanno portato Beatles, Rolling Stones, Who e
soci?
Si`, indubbiamente la Gran Bretagna ha funto da divulgatrice del rock
in Europa. La ragione e` molto semplice: nel 1776 gli USA adottarono
l'inglese come lingua ufficiale. Se avessero adottato il tedesco (la
mozione perse per un solo voto), il mondo oggi parlerebbe tedesco e
sarebbe stata la Germania a diffondere il rock in Europa. Te la senti
di sostenere che i gruppi britannici sarebbero altrettanto famosi e ti
piacerebbero altrettanto se fossero stati tedeschi e avessero cantato
(esattamente le stesse canzoni) in tedesco? (No, la stessa domanda non
funziona per i complessi americani: se i complessi americani
cantassero in cinese, tutti si metterebbe a cantare in cinese e la
Cina diventerebbe la divulgatrice della musica rock).
Altra contraddizione. Lei sostiene che la Gran Bretagna copre appena
il 4 per cento del mercato mondiale. Benissimo, ma allora non le
sembra di guardare anche lei all'esito commerciale piuttosto che alla
qualita` della musica?
Non sono condizionato dalle quote di mercato (ovviamente, se hai letto
i miei libri). Trovo strano che in Italia il 4% della Gran Bretagna
diventi quasi un 50%. E che nella tua collezione di dischi diventi
forse anche di piu`. Tutto qui.
anche degli ottimi film francesi, tedeschi e italiani non riescono a
sfondare oltreoceano
Ahime` e` proprio vero. L'America e` un paese molto chiuso. Ma questo
e` un altro discorso. (Anche Roma ai tempi dell'impero era un paese
molto chiuso, tant'e` che ci sono voluti 1500 anni dalla caduta di
Roma perche' i libri di storia occidentali cominciassero a parlare
delle civilta` orientali).
Avrei solo gradito un po' piu' di umilta', di serenita' di giudizio,
di equilibrio.
Ancora non mi hai fatto degli appunti specifici. I miei giudizi sono
(da sempre) molto severi. Ho stroncato dischi di Frank Zappa, Robert
Wyatt, Grateful Dead, Nick Cave, etc, artisti forse un attimino piu`
importanti dei Radiohead. Senza pieta` per nessuno, americano o
australiano. E non perche' ce l'avessi con questo o con quello, ma
perche' mi da` fastidio il tono delle riviste che parlano bene di
tutto e tutti (sulla rivista media italiana il 90% dei dischi vengono
promossi come capolavori, e sono quasi tutti dischi patetici). Quindi
l' "astio" e` parte integrante del mio stile. Devi portarmi dei casi
specifici, se vuoi avere una chance di sentirmi dire che ho sbagliato
(fatto che capita spesso, ma a fronte di fatti e ragionamenti, non di
semplice passione per il rock britannico o per quello psichedelico o
per Bruce Springsteen o per quello che e`). Sul fatto di chi e` stato
costruito a tavolino dai discografici, mi spiace, ma penso di
conoscere piu` retroscena io di te...
Nella tua classifica dei migliori album degli anni '80, ho visto
dischi di: U2 (molti), Sisters of mercy, Cult, Joy Division, Japan,
David Sylvian, Bauhaus, Cure (molti), Smiths, Clash, O'Connor. Perche'
allora hai deciso di maltrattarli nella "Storia del rock"?
Non mi sembra di aver maltrattato Clash o O'Connor (ripeto per la
centesima volta che il primo disco di O'Connor era buono). Tanto meno
Joy Division, che hanno due pagine (tante quante Janis Joplin).
Continui a usare un parametro quantomeno bizzarro: ogni britannico che
non esalto oltremisura secondo te e` "maltrattato". E` veramente una
forma di adulazione per la razza britannica che mi sfugge... L'unico
di questi gruppi su cui mi sono ricreduto e` Sisters of Mercy. Nella
nuova edizioine del volume 4 avranno un lungo capitolo.
Occhio anche alla posizione di quegli album (gli album sono elencati
piu` o meno in ordine di importanza). Il disco dei Japan e` al 63esimo
posto del 1981... davanti ha 60 dischi che in gran parte non furono,
non sono e non saranno mai distribuiti in Italia... Il punto non e`
che i Japan facciano schifo, ma che quell'anno c'erano 60 dischi
migliori (secondo me). Se i Pere Ubu avessero fatto i dischi che hanno
fatto i Japan, li avrei stroncati anche peggio, perche' in confronto a
Modern Dance sarebbero davvero delle schifezze. Quindi in realta` ho
parlato troppo bene dei Japan.

Devi veramente tener conto dei miei standard. Nella mia storia del
rock ho criticato quasi tutti i dischi di Hendrix (massimo chitarrista
di tutti i tempi) e dei Doors (massimo complesso di tutti i tempi), le
liriche di Dylan (padre fondatore del rock), gli ultimi vent'anni di
Zappa (uno dei massimi musicisti del nostro secolo), etc etc. Non
posso criticare i dischi di Hendrix e poi promuovere quelli dei Japan!
Per questo ci sono le riviste italiane, che promuovono tutti come
capolavori.... facile, rapido e indolore.

Non posso fare a meno di notare che alla fin fine (a parte un errore
nella recensione dei Radiohead) c'e` proprio poco di reale dissenso.
Cio` che sembra davvero darti fastidio e` in generale il fatto che non
considero il rock britannico superiore a quello del resto del mondo.
Mi spiace, ma su questo punto ribadisco: non ho alcuna ragione
(razziale, culturale, politica, economica, etc) per trattare il rock
britannico in maniera migliore da come tratto Dylan, Hendrix, Grateful
Dead, Doors, il rock tedesco, quello giapponese, etc. Quando ritengo
che un disco e` brutto, dico che e` brutto. E` successo con quasi
tutti i dischi di Hendrix, il 75% di quelli dei Doors, e succede anche
con tutti quelli (britannici o no) che se lo meritano. Mi rammarico
che in Italia pochi abbiano il coraggio di fare altrettanto, e ti
facciano comprare tanti dischi che fra dieci anni cestinerai. Chi si
fida dei miei giudizi, ha soltanto due dischi dei Doors e uno di
Hendrix, e certamente ben pochi di musica britannica degli ultimi
dieci anni, ma, se non altro, ha risparmiato un sacco di soldi! Chi
non si fida dei miei giudizi si e` riempito la casa prima di dischi di
country-rock, poi di dischi di psichedelia anni sessanta e adesso di
brit-pop. Secondo me fra dieci anni saro` uno dei pochi che non
maledirai!

A me sembra solo, e chiudo, che tu elevi i tuoi rispettabili - ma
particolarissimi - gusti
Continuiamo a non capirci. Chi legge riviste internazionali non si
stupisce dei miei giudizi perche' sono piu` o meno quelli di tutti.
Posso soltanto continuare a ripeterti la stessa cosa: a te sembrano
"particolarissimi" perche' sei condizionato da riviste, pubblicita` e
distributori che per anni hanno sbandierato quei gruppi come il non
plus ultra del nuovo rock. Ma succedeva praticamente solo in Italia. E
succede ancora. Nel resto del mondo molti di quei gruppi non sono noti
(giusto o sbagliato che sia) e molti di quei gruppi sono stroncati
(giusto o sbagliato che sia) esattamente come li stronco io. Da un
punto di vista planetario, sono gli italiani ad avere gusti
"particolarissimi". Se vuoi accusarmi di essere condizionato dalla
stampa internazionale (e in particolare americana), accetto la
critica, come l'ho sempre accettata (perche' so che e` vera, saro`
presuntuoso ma anche onesto). Tu invece non vuoi ammettere (a te
stesso prima di tutto) che le peculiarita` del mercato discografico
italiano ti abbiano condizionato, anche se poi rifletti precisamente
le peculiarita` di quel mercato (idolatria per il rock britannico), e,
coincidenza, sei nato e cresciuto proprio in Italia... Ribadisco che,
se mi sono preso qualche liberta`, e` stato proprio con la musica
britannica, che ho trattato MEGLIO di qualunque altro libro in
circolazione. I libri che conosco (ammetto di non conoscerne molti
stampati in Gran Bretagna) dedicano pochissime pagine alla musica
britannica. Io ho dedicato interi capitoli a musica industriale e
sperimentatori vari che (per esempio) in America non conosce nessuno.
E sul mio web site consiglio centinaia di dischi britannici che in
America non sono distribuiti oppure sono stati da tempo dismessi dai
distributori. (Dico America per citare un paese di 250 milioni di
persone, ma ho collaborato anche a riviste di Singapore, Giappone e
Germania).
Mi sembra di leggere fra le righe anche un piccolo equivoco su cio`
che e` e cio` che non e` spinto dai discografici. Ovviamente musicisti
come Siouxsee sono prodotti di consumo e non fenomeni alternativi. Il
suo primo disco usci` per la Polydor in Gran Bretagna e per la Geffen
in America... Tanto di cappello al suo manager: pochi esordienti hanno
di queste fortune. (L'immagine di "mostro in costume" se l'e`
costruita lei, o gliel'ha costruita il manager di cui sopra per
poterla vendere cosi` bene a Polydor e Geffen...per cui non
prendertela con me!)


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Mi sembra assurdo scrivere che "i Beatles potrebbero finire in una
nota a pie' di pagina"...

Non ho dubbi che fra un secolo i Beatles saranno tanto famosi quanto
oggi lo e` Hummel (il musicista piu` famoso dell'epoca di Beethoven).
Centinaia di musicisti ultrafamosi ai loro tempi sono finiti in una
nota a pie' di pagina" (anzi, quasi tutti: essere dei best-seller e`
quasi una maledizione, da Salgari a Sinatra). Oggi i diritti sulle
canzoni dei Beatles vengono comprate quasi esclusivamnete da chi
compone musica per supermercati. Boulez ha diretto musiche di Zappa,
non di Lennon e McCartney. Una cosa sono i fenomeni di costume, una
cosa sono i fenomeni artistici. Chiunque faccia un ricerca sociale sul
primo ottocento, deve parlare del fenomeno Hummel. Chiunque faccia una
ricerca sociale degli anni Sessanta, deve parlare di Beatles, Monroe,
le minigonne, Pele` e (in Italia) Carosello.
La storia del rock e` scritta anche da milioni di dischi venduti,
concerti esaltanti, mode lanciate,...
Questo fa parte del costume di un'epoca. Marylin Monroe e` l'attrice
piu` famosa di tutti i tempi, e rimarra` un'icona del suo tempo.
Questo non ne fa una brava attrice. Lo stesso per Michael Jackson (che
si avvicina a battere il record di dischi venduti di Presley: e
secondo te questo fa di Michael Jackson un grande musicista?).
Come puoi ignorare i giudizi favorevoli della critica acquisiti negli
anni?
Quale critica? Non conosco critico musicale che ritenga i Beatles dei
grandi musicisti. Fanfare, recensendo il recente oratorio di Paul
McCartney, diceva che non sarebbe degno di dirigere una banda paesana.
Quella "e`" una rivista musicale seria. (E in questo caso ha espresso
un giudizio piu` severo del mio).
Come puoi sostenere che i fan nel mondo dei Beatles erano stupide
vittime della macchina discografica inglese?
Perche' e` la verita`! L'intera vicenda dei Beatles venne manipolata a
tavolino. C'e` un'interessante trasmissione della BBC con George
Martin in cui lui spiega come vennero inventati gli hit dei Beatles
(Martin fu il vero Beatle, i quattro che vantavano e facevano finta di
suonare dovevano piu` che altro essere fotogenici). Semplicemnete gli
Gerry and the Pacemakers (il complesso precedente di Martin, che aveva
avuto tre #1 consecutivi) non si prestava a un lancio su scala
mondiale. Epstein invento` la Beatlemania e trovo` il contratto
milionario con la Capitol. Etc etc. Lennon e McCartney scrissero
semplicemente ritornelli tanto banali quanto quelli dello Zecchino
d'Oro.Se Martin avesse conosciuto lo Zecchino d'Oro, si sarebbe
risparmiato la fatica di usare i ritornelli di quei due. Stesse cose
che successero in America con Presley: perche' Presley? Perche'
qualcuno decise che era la persona giusta da trasformare in mito.
Capita. Comunque mi sono un po' stancato di parlare dei Beatles e di
Presley. Piu` se ne parla piu` si alimenta una vicenda che non ha
nulla di culturale, e` un puro fenomeno di costume e di business.
Quindi scusa se non continuo. Se mai ci sara` un'altra edizione della
storia del rock, li depennero` del tutto. Cosi` come avevo depennato
Tom Jones e Frank Sinatra (altre due icone del loro tempo).

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Nella tua Storia del rock mi sembra che vi sia un eccesso di nomi (nel
senso che hai comunque recensito anche gli artisti che hai stroncato
nonche' quelli a cui dato uno spazio minimo di una/due pagine, il che
nuoce un po' alla fluidita` dell'opera, soprattutto negli ultimi due
volumi). Hai mai pensato a riscrivere l'opera in maniera piu`
succinta?

Si`, la tentazione c'e` stata, e c'era anche un mezzo progetto
abortito in Arcana di pubblicare un sunto della Storia del Rock. Penso
che prima o poi succedera`, probabilmente per un altro editore.
Personalmente, ho l'impressione che l'utilita` della mia Storia del
Rock stia soprattutto nel fatto di essere piu` completa e aggiornata
delle altre in circolazione, quindi, nel momento in cui ne faccio un
sunto, rischio di perdere la ragione stessa per cui la scrissi. Certo
sarebbe interessante ridimensionare il rock britannico, sgrossare il
panorama americano sia dei minori sia dei gruppi commerciali,
approfondire le scene musicali dell'Europa, del Giappone,
dell'Australia, etc... e alla fine ottenere un volumento di 200 pagine
che da` la misura della grandezza e della pochezza dei vari musicisti.

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Quando esce nelle librerie italiane la nuova versione del quarto
volume?

La storia e` complicata dal fatto che Arcana, l'editore che possiede i
diritti sulla Storia del Rock, e` fallita, ed e` stata rilevata da
Aries, che mi deve diversi milioni, ma si rifiuta di pagarli adducendo
il fatto che il mio debitore e` la vecchia (non la nuova) Arcana.
Finche` questa spiacevole vicenda non si chiarisce, non pubblichero`
ovviamente libri per loro.
Mi sembrano molti gli editori che truffano i loro autori, per cui la
cosa richiede una certa cautela. Preferirei trovare qualcuno che la
finanzia in maniera indipendente. Oppure semplicemente distribuirla
gratuitamente su internet, e poi che ciascun lettore decida se vuole
farsela rilegare come libro o meno.
Vedremo.
Per inciso, ho pronte anche modifiche ai volumi precedenti. Il quarto,
pero`, e` stato completamente riscritto:
Sono stati eliminati tutti i musicisti che hanno una scehda sui volumi
5 o 6
Sono stati aggiornati tutti quelli che hanno continuato la loro
attivita` (Sonic Youth, REM, etc)
Sono stati rivalutati alcuni artisti di cui ai tempi avevo poca o
nessuna notizia
E` cambiata la suddivisione in capitoli
Molte schede sono state ampliate con recensioni piu` accurate dei
dischi

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C'e` qualcosa di cui ti penti, che vorresti non aver fatto?

Di aver fornito indicazioni discografiche. E` veramente imbarazzante
che una storia del rock fornisca fra parentesi il nome della casa
discografica presso cui e` uscito il disco. Hai mai visto una storia
della letteratura che indica l'editore originale (nonche' le ristampe)
dei "Promessi Sposi" o della "Divina Commedia"? Hai mai visto un
critico cinematografico citare fra parentesi la casa cinematografica
per cui e` uscito il film? Soltanto i critici rock arrivano a questi
libelli di abiezione. Mi vergogno di essermi fatto condizionare e di
aver ceduto a questa umiliante prassi.

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In questa rubrica "Critiche dei lettori" parli di una tua mailing list
musicale: gia` esiste o e` un progetto futuro? Cos'e` Nuova Musica?

Esiste gia`, e contiene gli indirizzi email di tutti coloro che mi
hanno scritto, ma non la uso da tempo perche' la rivista Nuova Musica
e` adesso diventata il mio web site e quindi non ho piu` bisogno di
mandarla in giro via email. In futuro medito di usare la mailing list
per annunciare novita` del mio web site.

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Hai ancora copie del numero uno di Nuova Musica?

Non hai idea di quanta gente mi pone questa domanda, e non hai idea di
quanto mi sorprenda. Addirittura un amico mi disse di aver ricevuto
un'offerta di centomila lire per cedere la sua copia... e il fatto
piu` sconvolgente e` che non lo fece! Ragazzi, Nuova Musica era una
semplice fanzine in bianco e nero, spedita via e-mail e (per chi
richiedeva la versione cartacea) stampata con un vecchio word
processor dello Unix (nroff, per chi c'era...) Quindi chiunque si puo`
fare mille fotocopie in bianco e nero e nessuno potra` mai dimostrare
che non e` la versione originale.
Venendo alla domanda, ho ancora uno stampato e credo di avere ancora
da qualche parte il sorgente Unix. In teoria, pertanto, potrei
stamparne quante copie voglio. A parte la mia congenita ostilita`
verso i fenomeni di collezionismo, il problema e` che in quella
fanzine pubblicavo testi originali (sul numero uno mi sembra che ci
fossero i Nirvana) sarebbe illegale stampare copie senza
l'autorizzazione della casa discografica (ai tempi non mi ponevo
questi problemi perche' Nuova Musica era essenzialmente distribuita
gratuitamente via e-mail). E sono troppo pigro per farlo.

Per la cronaca, il numero uno e` quello dell'Agosto 1992 (sulla
copertina non c'era scritto "Numero Uno" e pertanto qualcuno dei
fortunati possessori non sa di avere il numero uno).

Per rispondere a un'altra domanda: no, le recensioni comparse su Nuova
Musica non compaiono su questo web site. Principalmente perche'
risalgono al 1992/94 e io sto ancora faticosamente input-ando le
recensioni del 1996 e 1997. Ci vorranno anni prima che arrivi a
inputare quelle del 1992/94. Gran parte delle quali sono comunque
state rese obsolete dai volumi cinque e sei della Storia della Musica
Rock, nonche' dalla nuova versione del quarto volume.

Consiglio personale: investite i soldi in maniera piu` proficua
abbonandovi a qualche rivista contemporanea di musica rock.


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Vedo che, citando i dischi migliori dell'anno, tu fai riferimento
solamente a lavori che hai recensito: ci sono dischi importanti che
non hai tempo di recensire?

Ci sono molte recensioni degli anni passati che non ho piu` in formato
digitale. Dovrei ribatterle e ci vuole tempo per farlo. Ci sono molte
recensioni del 1997 e del 1998 che ho in formato digitale ma che non
mi convincono, e quindi i relativi CDs sono ammucchiati nella mia
stanza per un secondo ascolto. Il problema e` che quando ricevi 50-100
cds al mese non e` facile trovare anche il tempo di ri-ascoltare
quelli dell'anno prima... In piu` seguo tutte le principali testate
americane e quindi compro quei dischi che non mi sono pervenuti ma che
mi sembra di dover possedere. Compro anche quei dischi (molti) di
gruppi che scopro soltanto oggi ma che hanno un passato (tipicamente
mal distribuito) alle spalle. Per rispondere alla tua domanda, pero`:
si`, ho deciso (forse in maniera stupida), che un disco entra nelle
classifiche dei dischi consigliati soltanto dopo che ho finalizzato la
recensione. Quindi ci sono omissioni. Tieni pero` presente che
normalmente finalizzo subito la recensione di un disco se mi piace
molto...

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Perche' hai dato un taglio filo-americanista alla tua Storia del Rock?

Non so, forse perche' il rock e` un fenomeno Americano? :-) Scusa, ma
una storia della pizza secondo te dovrebbe dare piu` risalto a Napoli
o a Tokyo? E poi cosa vuol dire "filo-americanista"? Nel solo sesto
volume della mia storia del rock ci sono tre capitoli sul rock
australiano, uno su quello giapponese, due su quello tedesco, uno su
quello della Nuova Zelanda, uno sulla Scandinavia... ci sono schede su
gruppi yugoslavi, belgi, etc. Nel libro sulla new age ci sono artisti
argentini, koreani, indiani, egiziani, turchi... Mi citi un altro
libro che copra queste nazioni? Capisco e apprezzo il tuo
patriottismo, ma non penso di essere l'unico ad aver scritto un libro
trascurando l'Italia.

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Perche' riempi il tuo website di classifiche inutili?

Quelle classifiche sono fra le pagine piu` accedute del mio web site
(parte musica). E sono nate semplicemente perche' la domanda piu`
frequente che i lettori e i visitatori e gli amici mi rivolgono e` "mi
consigli i dieci dischi piu` importanti del periodo x?" Non avendo
tempo di rispondere alla stessa domanda decine di volte al giorno, ho
stilato le mie classifiche. Anzi, adesso voglio farle simili a quelle
che ho fatto per il cinema (quelle per il cinema hanno riscosso un
successo incredibile, by the way, ne hanno parlato diverse riviste
specializzate americane e britanniche). Mettiamoci d'accordo sul
termine "inutile"... Quelle classifiche sono utili 1. per me in quanto
mi fanno risparmiare tempo e 2. a qualche migliaio di persone che le
visitano mensilmente.
Ovviamente sono "inutili" per quelli come te che sono (o pensano di
essere) abbastanza competenti da farsi le loro classifiche da se`. Ma
"gli altri" sono molto piu` numerosi...!
Devo dire che questa e` una prerogativa degli italiani: se un
anglosassone trova qualcosa che non gli piace o non gli interessa, lo
ignora; se un italiano trova qualcosa che non gli piace o non gli
interessa, si scandalizza e tenta in tutti i modi di ostacolare
l'iniziativa. Secondo me sono retaggi storici dell'Inquisizione e del
Fascismo: per molti italiani e` ancora difficile accettare l'idea che
altri la pensino diversamente, e, peggio, che siano liberi di farlo.
Per molti italiani, "deve" esistere una sola verita`, e naturalmente
loro sono quelli che ce l'hanno; e deve esistere un modo per impedire
agli altri di pensarla diversamente. (Chiedo scusa per la divagazione
sociopolitica).

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Replica a lettori a proposito di una mia recensione di Sgt Pepper
apparsa su Blow Up di November 1998.

Rispondo alla tua lettera punto per punto (prima cito la tua frase,
poi la mia replica). Premetto che, basandomi sulle migliaia di lettere
ricevute dai lettori dei miei libri e dei miei articoli e del mio web
site, a me risulta che gran parte del pubblico italiano condivida le
mie opinioni. Credo anzi che il successo riscosso dai miei libri sia
esclusivamente dovuto al fatto di aver scritto banalita` che la
critica ufficiale italiana negava. Il pubblico italiano ha trovato nei
miei libri le opinioni che non trovava sulle riviste specializzate.
Chi non condivide le mie opinioni e` per lo piu` chi ha costruito una
carriera sulle opinioni opposte (e li capisco), in particolari i
critici musicali, i negozianti, i distributori, i discografici; tutti
molto irritati che qualcuno abbia raccontato una storia diversa dalla
loro al loro pubblico. Pertanto mi permetto di sospettare che anche in
questo caso coloro che si sono scandilizzati siano una minoranza.
1) Martin NON era pieno di soldi

Ho usato quest'espressione in maniera impropria. Martin era certamente
meglio retribuito di tanti nel business discografico, ma non
miliardario. Meglio usare il termine "appagato" allora. Come un
ciclista che ha vinto tutte le tappe e si puo` permettere di bere
champagne nella cronometro finale.
2) Inoltre l'idea che dietro l'operazione Sgt. Pepper's ci fosse
praticamente solo lui e` falsa come giuda. Lennon stava da tempo
sperimentando su materiali definibili piy 'sperimentali'
Tutti stavano da tempo sperimentando, anche i bambini dell'asilo. Ma
Martin aveva usato il didjeridu nel 1962 quando i Beatles non erano
ancora nessuno e John Lennon non sapeva neppure cosa fosse un
pianoforte (metaforicamente parlando). Quanto fossero bravi i Beatles
a sperimentare da soli lo hanno poi ampiamente dimostrato con i loro
dischi solisti...:-)
3) L'idea che per anni i Beatles non avessero messo il naso fuori
dalla stanza d'albergo o dalla limousine e`, oltre che palesemente
assurda, veramente volgare. L'oriente era gi` stato scoperto dalla
band (il sitar non compare certo sul Pepper's per la prima volta).
L'Oriente era stato scoperto un po' da tutti dopo l'album di Tony
Scott. Non mi pare di aver scritto che l'avesse scoperto George
Martin. Certamente non l'avevano scoperto i Beatles.
4) Sgt. Pepper NON e` affatto opera di rottura nella loro carriera.
Gia` Rubber Soul non era assolutamente fatto di soli singoli,
Bisogna soltanto mettersi d'accordo sui termini. Sgt Pepper fu il
primo album dei Beatles a diventare famoso prima e piu` dei singoli
brani. Tutti gli album precedenti avevano seguito a ruota i singoli.
Se la gente compro` Revolver e` perche' voleva un album con i singoli
che sentiva alla radio. Sgt Pepper e` il primo album che la gente
compro` in quanto album. Penso che neppure Paul McCartney obietterebbe
su questo fatto. Mi sembra che il lettore non sappia quanti singoli
figuravano su Sgt Pepper (zero), paragonati a quanti singoli
figuravano sugli album precedenti (quattro/cinque, anche sei/sette
contando i retro). Anche Rubber Soul non aveva singoli, ma alcuni suoi
brani erano gia` noti quando l'album usci`.
e a ben vedere nessun album dei Beatles e` mai stato una vera raccolta
di singoli,
Ma erano pilotati dai singoli, come quasi tutti gli album dell'epoca.
Per inciso, quasi tutti vennero assemblati da Martin e discografici,
non da Lennon e McCartney. Tant'e` che ne uscirono diverse versioni
nazionali (forse senza che i Beatles ne fossero neppure informati).
Per quanto ne so, Sgt Pepper fu la prima eccezione: usci` dell'album
una sola versione in tutto il mondo e quella versione era stata
pensata per essere un album. (Per inciso, gli album americani avevano
sempre dodici pezzi e quelli britannici quattordici pezzi
semplicemente a causa delle diverse leggi sulle royalties: Lennon e
McCartney non ebbero mai alcuna voce in capitolo).
solo la met` dei pezzi erano singoli
Solo la meta`? Alla faccia...:-)
5) Sgt. Pepper's non si ispirava affatto alla scena musicale
americana.
Musicalmente, si ispirava alle esperienze di Martin (tutto il
background delle bande marcianti, del circo, e cosi` via) e al rock
psichedelico americano, esploso nel 1965, e al rock psichedelico
britannico, esploso proprio pochi mesi prima di Sgt Pepper (il
Technicolor Dream si tenne in Aprile, e segno` l'apice del fervore
psichedelico a Londra, facendo seguito ai vari eventi dell'UFO Club:
Sgt Pepper usci` a giugno). Spiritualmente, culturalmente, etc, si
ispirava all'estate (1965) degli hippie di San Francisco, al movimento
dei freak (1965), ai guru psichedelici della California (1965/6), ai
guru hindu/buddisti della California (1965/6), etc. Non dubito ci
siano molte altre influenze. Queste sono secondo me le piu` esplicite.
Per maggiori dettagli rimando al primo e secondo volume della mia
storia del Rock: ci sono tutte le date di questi eventi.
assurdo pensare che si ispirassero a Zappa (uscito solo un anno prima
di Sgt. Pepper's
"Solo" un anno? A quei tempi un anno era l'equivalente di un secolo...
presumibilmente il primo zappa e il Pepper's maturarono insieme)
Zappa aveva pronto gran parte del materiale nel 1965. Quando il suo
album usci` (nel 1966), non vendette molto, ma fece epoca e scalpore.
Persino "Life Magazine" ne parlo`. C'e` un mare di documenti che
dettagliano quando nacque il primo materiale di Sgt Pepper, quasi
subito dopo la pubblicazione di Freak Out. Si puo` discutere se si
tratti di una coincidenza o meno, ma i fatti dicono che Sgt Pepper
comincio` a prendere forma esattamente qualche settimana dopo l'uscita
di Freak Out. In ogni caso non maturarono insieme: uno era gia` maturo
e in stampa quando l'altro doveva ancora nascere.
men che meno ai Jefferson (per gli stessi motivi) e ancor meno ai
'tanti complessini garage americani',
Rimango del mio papere. Il "garage-rock" esplose negli USA nel 1965.
Nessuno arrivo` ai primi posti delle classifiche di vendita, ma il
fenomeno arrivo` sui quotidiani di tutto il mondo e condiziono` tutti,
compresi Dylan e Hendrix. Non vedo ragione perche' si dovrebbero
esentare i Beatles, che sono proprio fra coloro il cui stile cambio`
piu` drasticamente dopo l'esplosione del garage-rock.
L'estate degli hippie di San Francisco (ancora 1965) fu altrettanto se
non piu` celebre e condiziono` tutti, non soltanto i musicisti. Non
vedo perche' si dovrebbero esentare i Beatles che cominciarono a darsi
arie da hippie proprio nei mesi successivi.
Kinks e Who basterebbero da soli a giustificare l'esistenza di quasi
tutto il garage americano
Non mi sembra di aver mai sminuito l'importanza di Kinks e Who. I
Beatles sembrano un gruppo di un secolo prima paragonati ai Kinks e
agli Who degli stessi anni. I Kinks in particolare sono sempre stati
snobbati dalla critica anglosassone (sia UK sia USA) e mi vanto invece
di aver loro dedicato un capitolo quasi pari a quello dei Beatles. Non
conosco molti altri che abbiamo fatto altrettanto.
7) Come si fa a scrivere impunemente che i Beatles 'vennero affossati
dall'hard rock'?
Secondo me i Beatles cominciarono a sentirsi obsoleti con i concerti
dei Cream. Quei concerti furono il primo fenomeno musicale a far epoca
come la Beatlemania. I Cream fecero sembrare tutto il beat
terribilmente vecchio, cosi` come i Beatles avevano fatto sembrare
Elvis Presley vecchio. Poi Led Zeppelin e compagni cambiarono
completamente l'aspetto delle radio e delle classifiche. Per George
Martin (oops, scusa, volevo dire "per i Beatles") era stato
relativamente facile inseguire tutte le mode precedenti (compresa la
psichedelia), facendo sempre leva sul melodismo, ma l'hard-rock era
addirittura l'antitesi di tutta la Beatlemania: l'idolo non era piu`
il cantante, ma lo strumento; l'eccitazione derivava dal riff non dal
ritornello; il pubblico si sfogava in concerti oceanici per cappelloni
drogati, non in teatri gremiti da ragazzine isteriche (potrei
continuare, ma ho gia` scritto un libro su queste cose). Alla fin fine
stiamo parlando di un gruppo pop, che scriveva melodie (oggi suonate
per lo piu` nei supermercati). L'hard-rock era la negazione del
melodismo. Spero di aver reso l'idea di cosa volevo dire.
8) Dopo la sfilza di stupidaggini, ci troviamo un bel 7, che
conoscendo le valutazioni di Scaruffi (solitamente piuttosto basse) h
un voto che nessuno si aspettava.
Mi sembra che il 7 si deduca da quanto ho scritto. Il disco e`
senz'altro superiore alla media, ma non un capolavoro. Ergo 7. Per chi
ama scandalizzarsi, precisiamo che ho dato 7 agli Aqua, e ai tempi
diedi un 8 agli Abba. Posso dare un 7 a Sgt Pepper. E persino 7.5 ad
Abbey Road.
9) In pratica l'americanismo spinto di Scaruffi ha raggiunto stavolta
il colmo. Non si riesce a comprendere il suo vero e proprio odio nei
confronti della musica inglese, che lo porta addirittura a falsificare
la storia.
Quelli (peraltro secondo me una minoranza) che giungono a queste
conclusioni usano un sillogismo che farebbe gongolare Freud: i
britannici sono una razza musicalmente superiore; chiunque sostenga
che non sono una razza superiore e` razzista nei loro confronti.
Sinceramente questo sillogismo mi annoia sempre di piu`, per cui ho
sempre meno voglia di rispondere. E poi mi sono reso conto che sono
prevalentemente critici e negozianti a pensarla cosi`. Ho ricevuto
innumerevoli lettere e email di ringraziamento dai lettori per aver
trattato il rock britannico con obiettivita` invece che con i toni
eccessivi della stampa italiana (secondo la quale esce un "capolavoro"
al giorno). E` senz'altro curioso questo fenomeno psico-sociologico di
adulazione della razza britannica. Immagino che negli anni Trenta i
fascisti convinti ritenessero la razza tedesca superiore alle altre, e
chi si ostinava a considerare i tedeschi pari a tutti gli altri popoli
veniva accusato di eresia. Mutatis mutandis qualcuno ha maturato un
mito analago per i britannici. Non capisco da cosa origini e pertanto
non posso commentare. Se contiamo gli abitanti della Gran Bretagna,
nonche' le sue tradizioni musicali, non c'e` alcuna ragione per cui
debba essere piu` rilevante della Germania o della stessa Italia. Ma
immagino che per i filobritannici questa frase sia gia` anatema e sia
sufficiente a farmi bruciare sul rogo. Secondo me, invece, e secondo
molti di coloro che mi hanno scritto, nella mia storia del rock dedico
troppo spazio alla musica britannica (circa dieci volte piu` che alla
musica tedesca, circa venti volte piu` che alla musica australiana).
Una futura edizione ristabilira` un minimo di obiettivita`, aumentando
il numero di tedeschi, francesi, etc e diminuendo quello dei
britannici. Colgo anzi l'occasione per fare pubblica ammenda di aver
ignorato tanti gruppi europei e giapponesi di valore a favore di tanti
gruppi britannici che hanno l'unico pregio di cantare in inglese e
quindi essere distribuiti nei miei negozi preferiti di Berkeley.
Cordialmente, piero scaruffi

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Altra lettera (di Pino Montanari, Colle Val D'Elsa)
Punto uno ("il loro produttore ... godeva di ... uno studio"). Ci sono
due cazzate colossali:

(Ma perche' quando un italiano non e` d'accordo su qualcosa deve usare
termini come "cazzate colossali"? E se semplicemente scrivesse
"secondo me invece"?)
primo, Martin non godeva di "potere assoluto" - neanche i Beatles, se
e` per questo. Martin aveva voce in capitolo perche` godeva della
fiducia dei Beatles, ovviamente dando per scontato che il loro
connubio aveva ben fruttato: perche` cambiarlo?
Posso soltanto ribadire che Martin aveva alle spalle la referenza di
aver creato con Gerry and the Pacemakers il piu` grosso successo
discografico della storia britannica (nemmeno i Beatles riuscirono ad
eguagliare il record di tre numeri uno all'esordio) e subito dopo gli
hit dei Beatles. Nessun discografico si sarebbe sognato di dirgli cosa
fare. Lui diceva ai suoi discografici cosa fare.
Ma se i Beatles avessero voluto cambiare produttore avrebbero potuto
farlo.
Si`, ovviamente, i Beatles, come qualsiasi cittadino di un paese
democratico, erano liberi di cambiare produttore. Non sapremo mai cosa
sarebbero stati i Beatles se non avessero incontrato Martin, ma
sappiamo cos'era stato Martin prima di incontrare i Beatles:
esattamente lo stesso, un produttore di successo che aveva portato ai
vertici delle classiche una serie di canzonette.
L'espressione "potere assoluto" viene riferita tra l'altro ad un
periodo in cui i produttori erano assimilabili a impiegati - e anche i
tecnici degli studi.
Al contrario. In quell'era il produttore era talvolta tutto. Non solo
decideva l'arrangiamento, e ne scriveva la partitura, ma reclutava
persino gli strumentisti. In molti casi il brano esisteva prima che si
decidesse chi lo avrebbe cantato. In molti casi il cantante non era un
artista, era semplicemente una faccia. Soltanto verso la fine degli
anni '60 prese piede l'idea che il cantante non era una faccia, ma
un'artista, e che non c'era soltanto il cantante ma anche il
chitarrista, il tastierista, etc, etc, e che il gruppo poteva
scriversi gli arrangiamenti da se`. Per fare un esempio, Simon e
Garfunkel registrarono i loro primi singoli (1965) in versione
acustica. Il produttore aggiunse le chitarre elettriche senza mai
consultarsi con loro. Mi sembra che tu non abbia mai sentito parlare
di Phil Spector... Comunque concordo che in seguito il produttore
sarebbe diventato piu` primadonna, ma secondo me Martin e Spector
furono proprio la ragione per cui il produttore divenne ancor piu`
importante: i discografici pensano, come me, che i Beatles senza
Martin non sarebbero stati i Beatles mentre Martin senza i Beatles
sarebbe stato sempre Martin.
Scaruffi proietta all'indietro tipologie moderne. A memoria, credo che
all'epoca di cui parliamo Martin avesse rinegoziato il suo compenso
per il lavoro prestato, ma in nessun caso l'ambito monetario poteva
sconfinare in un potere assoluto. Tra l'altro l'espressione vaga usata
da Scaruffi coprirebbe non so cosa; se fosse veramente assoluto si
tratterebbe di: scelta delle canzoni, arrangiamenti, testi, missaggi,
la sequenza dei brani delle facciate ecc.
Mi riferivo al potere di decidere come arrangiare un pezzo.
Sullo studio... "sempre sognato" va ancora peggio. La vaghezza di
Scaruffi e` tipica parente della cialtroneria di chi si tiene sulle
generali per ovvi motivi; comunque: se si riferisce agli Abbey Road,
non li aveva allestiti lui - erano della Emi! I tecnici della Emi
(impiegati della Emi) inventavano e costruivano delle macchine che poi
venivano impiegate negli studi; gli studi "di" Martin - i famosi Air -
credo che vennero aperti l'anno successivo, ma non mi pare che i
Beatles vi abbiano mai inciso.
Altri gruppi usarono gli stessi studi usati dai Beatles, ma nessuno
uso` gli stessi arrangiamenti. O era merito dei Beatles o era merito
di Martin. A me risulta che fosse merito di Martin.
In ogni caso, il manager non aveva mai avuto voce in capitolo riguardo
ai dischi. Su questo punto Scaruffi non ha evidentemente fatto i
compiti.
Il manager sarebbe morto proprio in quei mesi, imbottito di alcohol e
di droga. Faccio fatica a immaginare che esercitasse la stessa
autorita` che aveva esercitato al picco della sua forma fisica.
"Martin era pieno di soldi" ecc. Tutto cio` e` risibile, ma per motivi
diversi da quanto appare a prima vista. Allora: dato che era pieno di
soldi non consegue nulla, perchi Martin non aveva il potere di
indirizzare i Beatles in nessuna direzione! E' tra l'altro ampiamente
documentato che Martin ebbe dei dubbi sulla direzione di Sgt... In
ogni caso non ne fu l'ispiratore. Non per infierire, ma anche Madonna
e` piena di soldi, e non mi pare che abbia percio` voglia di
sperimentare!
Prima di tutto, Madonna non ha mai sperimentato tanto come negli
ultimi anni, non fosse altro perche' adesso e` direttrice della
propria casa discografica, quindi ha lo stesso potere di cui godeva
uno come Martin e pochi altri al mondo. Secondo, un fan di Madonna
scriverebbe le stesse cose che scrivi tu a proposito dei Beatles... e
forse avrebbe ragione in piu`, poiche' Madonna ha davvero scelto da
se` i propri arrangiamenti, e si e` davvero configurata la propria
personalita` da se`. E` discutibile quali dischi siano piu`
"sperimentali". I Beatles riciclavano invenzioni altrui cosi` come
Madonna ricicla invenzioni altrui. Entrambi lo hanno fatto in maniera
elegante. Nel caso dei Beatles, io aggiungo che le intuizioni piu`
originali venivano dal loro produttore.
Dopo Sgt., i Beatles fecero il doppio bianco, che non e` affatto
sperimentale; da cio` consegue che erano diventati piy poveri?
Il manager era morto e Martin venne coinvolto pochissimo nel White
Album. Secondo me questo spiega perche' gli arrangiamenti sono cosi`
semplici.
Lasciando perdere la piattezza espositiva di quanto segue, che vuol
dire che "i complessi rock stavano dilaniando l'armonia classica"? Ma
quando mai? Di che parla? Il progressive e` venuto dopo. Nella
psichedelia chi si affidava ad arrangiamenti orchestrali (fatti da
altri, of course) rispettava del tutto l'armonia.
L'acid-rock non era esattamente consonante... ne` lo erano Hendrix, i
Nice, i Fugs, i Velvet Underground... per non parlare di Sandy Bull e
Basho. Scusa, ma forse ti sei perso un pezzo di storia del rock. Gran
parte delle grandi innovazioni armoniche del rock avvennero fra il
1965 e il 1967.
Una frase quale "il suo retroterra..." e` roba da prenderlo a
schiaffi:
(Ma proprio un italiano non riesce a scrivere semplicemente "secondo
me invece"??)
il livello culturale di Martin non c'entra; le cose dette con
malagrazia qui si riferiscono a delle scelte stilistiche di McCartney,
che Martin aiuto` a realizzare (ci torniamo tra poco); in ogni caso
l'inconsistenza dell'argomento e` dimostrata dal fatto che Martin e`
lo stesso che lavoro` su A Day... Scaruffi confonde le scelte
stilistiche (dei Beatles) col ruolo del produttore! (Che immagino non
gli sia - nei suoi termini generali - chiaro).
Qui non ho capito cosa stai cercando di dimostrare. Secondo me il
"livello culturale" di Martin e` stato tirato in ballo quasi in tutti
i libri (Penguin, Faber, Rolling Stone, etc etc) per spiegare gli
arrangiamenti di quegli anni.
Tutta la parte che segue ("Epstein" ecc.) e` pazzesca; in ordine:
lasciando perdere "ragazzi immaturi ed esperienze post-puberali" (del
periodo passato ad Amburgo Scaruffi non sa), gli ideali pacifisti
c'erano gia` da anni nei Beatles
Senz'altro. C'erano in circa cento milioni di giovani loro
contemporanei. A quei tempi era tanto comune quanto oggi essere ambien
talisti. Il movimento pacifista nacque quando i Beatles erano ancora
bambini.
- a che pensa si riferisca We Can Work It Out? (Cito a memoria: "Life
is very short / and there's no time / for fussing and fighting my
friend"). Ci furono polemiche su questo, e anni prima di Sgt...
Mah, per essere contemporanei di Dylan e degli altri trecento
cantautori di protesta, questi versi a me non sembrano degni di
Morandi e Celentano.
Le lotte studentesche furono l'anno dopo (perche` crede che si chiami
il sessantotto se nel '67 c'era gi` stato?).
Si chiama "Sessantotto" in Italia. Negli USA i disordini studenteschi
iniziarono nel 1964. Il 1968 fu anzi l'anno in cui finirono (la
Convenzione democratica di Chicago). Una volta queste cose le sapevano
tutti... Forse dovresti veramente leggere i miei libri prima di
criticarmi... Tutte queste cose sono scritte, in ordine cronologico
(Dylan viene prima dei Beatles, non dopo).
"L'assenza di Epstein...", non porto` il caos, ne' "problemi di
vendite" - ma che dice? - ne' di immagine (la storia di "piu` famosi
di Gesu`" e` dell'anno prima, credo); l'anno dopo andarono in
mondovisione! In ogni caso nulla di queste cose - tra l'altro mai
avvenute - porto` allo scioglimento del gruppo.
Questo lo ha dichiarato, se non erro, Paul McCartney in persona. Io mi
sono limitato a ripetere cose piu` o meno note. Sinceramente, non mi
e` mai particolarmente interessato scoprire perche' i Beatles (o le
Supremes o i Boston) si siano sciolti.
"Segna la conversione...". Qui Scaruffi dimostra di non sapere. In
ordine: il mercato si spostava (come ordine di grandezze) dai singoli
agli album; i Beatles fecero singoli fino alla fine.
Non per Sgt Pepper. Nessun brano di Sgt Pepper venne edito come
singolo.
Gli album precedenti non erano stati antologie di singoli! Molti
singoli dei Beatles non erano nemmeno sugli album!
Mi risulta che soltanto due singoli non vennero inclusi in nessun
album. E soltanto uno dei due te lo ricorderesti a memoria...
Un'abitudine diffusa in Inghilterra era di non mettere i singoli sugli
album! Vedi Kinks, Stones, Beatles, Pink Floyd!
Al contrario. Per tutta la prima meta` degli anni Sessanta gli album
erano prevalentemente raccolte di singoli (stipate poi con altri brani
di riempimento). Le eccezioni furono poche, benche' rilevanti (Who,
Stones, etc). Il concetto dell'album come lo concepiamo adesso (il
"long-playing") si affermo` con l'acid-rock a San Francisco nel
1965-67 (cosi` come le radio FM e i lunghi brani sperimentali e i
capelli lunghi e tante altre cose).
"Le melodie..." se erano scipite o no e` questione di gusto. I pezzi
citati sono tipici di McCartney - non Lennon & McC.! Non distingue
l'uno dall'altro?
Tutti i Beatles hanno avuto (ahime`) una carriera solista dopo lo
scioglimento del gruppo. E` facile confrontare. McCartney non ha piu`
scritto una canzone che sia diventata famosa come quelle dei Beatles.
Lennon ne ha scritte un paio. Harrison ha forse scritto la piu`
melodica. Lascio a ciascuno confrontare e decidere. Secondo me
McCartney era pochissimo importante. La ragione per cui era
indispensabile era semplice: era l'unico che sapesse contare in
maniera decorosa ("carry a tune" si dice in inglese).
O crede che componessero insieme? Comunque, la cifra stilistica che
accomuna i brani citati e` l'influenza del music hall inglese, che ha:
antecedente a Pepper; considerata il recupero piu originale inglese -
piu, ovviamente, della scopiazzatura del blues. Comune a tanti gruppi
(i Kinks, gli Stones di Between the Buttons ecc. - dimenticavo
Donovan); influente sui gruppi nuovi (ce ne sono tracce sui primi
Cream, Traffic e Procol Harum): in che senso "pochi complessi..."? E
Poi Broadway non c'entra niente col music hall inglese! E se penso al
sitar in Sgt..., non ha propriamente L.S.D. il brano che mi viene in
mente (qui Dal Soler, nella recensione, ha risposto per me ).
Troppe affermazioni fuori misura e quanto meno opinabili, a meno che'
io e gran parte degli storici rock non si siano persi meta` degli
eventi importanti. Secondo me, tu a Broadway non ci sei mai neppure
stato. E forse neppure al musichall inglese.
Le valutazioni finali sono da "latte nelle scarpe", come si dice dalle
mie parti. Per finire: il pezzo di Scaruffi e` spiattellato in dieci
minuti cosi` come gli e` venuto, e su di un gruppo che - bene o male -
fa parte della cultura occidentale. E che aveva, su questo penso siamo
tutti d'accordo, un discreto spessore. E' questa approssimazione -
oltre alla validit` del pezzo in se` - che trovo sommamente offensiva
come lettore.
Mi dispiace che ti sia offeso. Ovviamente non era nelle intenzioni. Ma
secondo me tutto cio` che ho scritto e` sacrosanto. E cio` che hai
scritto tu e` in gran parte dovuto a non conoscere bene i fatti.

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...Pero', vedi, io con i Beatles mi sono formata, ho imparato a capire
che cos'era il rock, a provare emozioni per la musica. E come me,
milioni di persone in tutto il mondo.

Miliardi di persone si sono formate con Beatles, Sinatra, Aznavour,
Julio Iglesias, Michael Jackson e tanti altri. E sono nomi tanto
immortali quanto quelli dei Beatles (senz'offesa, il mito di Sinatra
dura da qualche anno in piu`).
...Con un po' di malizia, verrebbe pero' da pensare che forse sei tu a
essere influenzato dalle case discografiche e dalla critica americana
o perlomeno dal gusto degli States. Se noi siamo conformisti
anglofili, tu potresti essere tacciato di un conformismo anti-inglese
che negli Usa credo sia parecchio in voga.
Hai ragione: io sono sicuramente molto influenzato dalla critica
americana (non solo in fatto musicale). E` difficile dire cosa
penseranno i posteri. Recentemente mi sembra che ci sia stato un
nettissimo allineamento della critica europea (letteraria,
cinematografica, musicale, artistica) alla critica americana. Ma puo`
darsi che sia dovuto soltanto alla ritirata del marxismo, che
costituiva gran parte dell'infrastruttura ideologica dei critici
europei. Mi sento di dire che ci sono due modi diversi di far critica,
non mi sento di decidere quale dei due alla fine prevarra` (ammesso
poi che uno dei due debba prevalere). Spero sinceramente che un
discreto numero di critici europei finisca al macero, semplicemente
perche' ho sempre odiato il loro atteggiamento di superiorita` e
sufficienza, i loro baronati e le umiliazioni che impongono ai giovani
piu` brillanti di loro. Tutto il contrario dei critici americani, a
cui puoi mandare email e chiamarli per nome.
...Ma da qui a dire che il rock e' americano come la pizza e'
napoletana ce ne passa... come dire che sanno giocare a calcio solo
gli inglesi perche' il football l'hanno inventato loro (e allora i
brasiliani?).
Non mi intendo di calcio, ma se il calcio e` un fenomeno britannico, e
se i britannici producono piu` del 50% delle partite di calcio del
mondo, ovviamente una storia del calcio dovrebbe essere
prevalentemente dedicata al calcio britannico. Ci sarebbe comunque
spazio per Pele` e Maradona, cosi` come nella mia storia del rock ci
sono lunghi capitoli per Brian Enoo, Robert Wyatt (che, se non erro,
definisco uno dei piu` grandi di tutti i tempi), Klaus Schulze e Nick
Cave (che se non erro definisco il piu` grande dei nostri tempi). E
scusa se ho citato anche un tedesco e un australiano. Non vedo dove
stia il paradosso. Ma secondo te i critici d'arte stranieri che
vogliono scrivere una storia del rinascimento dove si trasferiscono, a
Stoccolma? Ovviamente si prendo un sabbatico di qualche anno a Firenze
o Roma.
perche' non rispettare le differenze di gusti?
Rispetto le differenze di gusto. Come critico, mi limito a
sottolineare che (ripeto alla nausea concetti davvero molto semplici)
1. la razza britannica non e` superiore alle altre; 2. in italia la
musica britannica e` nota a livelli di dettaglio aberranti per la
pubblicita` che ne hanno fatto le riviste italiane, mentre le musiche
contemporanee di altre nazioni non lo sono (compresi gli USA, by the
way: se tu conoscessi il rock americano allo stesso livello di
dettaglio di quello britannico, compreresti 30.000 dischi all'anno,
perche' qua c'e` veramente un complesso in ogni garage). 3. in quanto
critico che scrive (anche) per il pubblico italiano, ritengo doveroso
ri-bilanciare un po' le cose 4. i fenomeni musicali britannici che
derido io sono stati derisi un po' da tutti (anche in Italia, per la
verita`, leggi Blow Up, che e` una rivista italianassima ma non e`
asservita ai grandi distributori)
Cio` che mi dispiace in lettere come la tua e` che non ti rendi conto
veramente ci quanto sei filo-britannica. Nel primo volume della mia
storia del rock ho stroncato quasi tutti i dischi di Hendrix e di
Dylan. La cosa naturalmente ha suscitato un bel vespaio che dura
ancora adesso. A te la cosa lascia del tutto indifferente, ma ti
scandalizzi se stronco un complessino inglese di serie B (con tutto
rispetto per Cure e Siouxsee, forse Dylan e Hendrix sono un attimino
piu` importanti). Nel terzo volume della storia del rock ho stroncato
mezzo rock americano, dal country-rock al sounthern-rock, meta` dei
cantautori americani piu` famosi, e infinite star americane che hanno
venduto milioni di dischi. Anche questo ti lascia del tutto
indifferente. Purche' non siano inglesi, giusto?
Scrivi anche che "hai la fortuna di vivere dalla parte giusta del
globo". Ma chi sei, un membro del Ku Klux Klan del rock'n'roll? Sono
frasi che mi fanno rabbrividire... Chi puo' stabilire quale cultura
sia piu' "giusta" di un'altra?
Mi riferivo al fatto che vivo nel paese in cui il rock (oltre che il
blues e il jazz e l'hiphop) e` nato e che produce piu` del 50% dei
dischi del mondo. Quindi sono avvantaggiato su chi vive a Milano o
Roma. O no? Poi ho il vantaggio di essere in contatto con tutte le
major che creano i fenomeni commerciali e con tutte le indie che
promuovono gli artisti che piacciono a me. E, siccome in America sono
duemila i distributori e le case discografiche, e si fanno una
concorrenza spietata, non possono permettersi di ricattarmi punirmi
quando parlo male di questo o di quello. Vivendo a Milano il critico
italiano medio ha qualche problema in piu` a sapere i retroscena, a
trovare il CD di tanti gruppi alternativi e (come gia` detto) a
liberarsi dalle influenze di quei due/tre distributori che controllano
tutto il mercato italiano.
Non e` colpa mia se l'America e` l'impero romano dei nostri tempi e
tutto cio` che nasce in America influenza il resto del mondo, dal
blues al jazz, dal rock a Hollywood, dalla televisione all'internet.
La storia del mondo non l'ho fatta io!
...semplicemente che il rock inglese piaccia molto agli europei e meno
agli americani
Un'affermazione a cui non so rispondere. Immagino che avrai dati per
suffragarla. A me sembra che agli americani non gliene importi proprio
nulla delle nazionalita` altrui. Tutte le beghe fra francesi e
tedeschi, portoghesi e spagnoli, etc sono fisime europee. Qua sono
tutti stranieri, e non sanno neppure tanto bene dove siano situate
tutte queste nazioni (sono tanto carenti in geografia quanto gli
italiani in informazione musicale :-) Secondo me ben pochi sannno di
che nazionalita` e` Celine Dion (io pensavo fosse francese), che sta
dominando le classifiche da 4/5 anni. Mi sembra di aver letto da
qualche parte che l'Inghilterra e` la principale destinazione
turistica degli Americani, ma forse soltanto perche' la maggioranza ha
parenti/radici cola`.
Nell'introduzione del libro scrivi che "tra otto anni i tuoi giudizi
saranno diventati quelli di tutti": non ho mai letto un'affermazione
cosi' arrogante in vita mia!
(Spero innanzitutto che tu abbia letto affermazioni piu` arroganti in
vita tua, oddio almeno Hitler e Mussolini, se non Saddam e Khomeini).
Mi riferivo al fatto che quando uscirono i primi due volumi della
Storia del rock molti miei giudizi sembravano paradossali, e otto anni
dopo sono stati accettati quasi da tutti (tant'e` che molti mi
accusano di aver scritto bananlita`, senza rendersi conto che nel 1987
i Velvet Underground e i Doors e Captain Beefheart non erano affatto i
miti che sono oggi, i miti che regnavano in Italia erano Bruce
Springsteen e David Bowie, ma se li sono gia` dimenticati). Mutatis
mutandis (visto che i miei criteri sono rimasti gli stessi), sospetto
che fra otto anni i miei giudizi saranno diventati quelli di tutti. Ma
sono lungi dall'esserne sicuro. Siamo (tutti) sicuri soltanto della
morte.
Vedo che nelle tue classifiche anno per anno, figurano personaggi
come: Beatles, David Bowie, Siouxsie, Sinead O'Connor, Dolores
O'Riordan (Cranberries), Beth Gibbons (Portishead), Bono e The Edge
(U2), Steven Severin (Siouxsie and the Banshees), Bjork, Brett
Anderson (Suede), Verve e (nelle nominations) perfino gli Oasis. In
pratica, tutti quelli che ti piace tanto maltrattare. Come te lo
spieghi?
Guarda a che posto sono nella classifica. E chi c'e` davanti. Juju e`
al 95esimo del 1981 (non penso che la BMG/Polydor ne sarebbe molto
lieta, con tutto quello che spese per convincere me e gli altri
critici italiani a parlarne bene). E sospetto che gran parte delle
persone che considerano Juju un capolavoro non ha ascoltato molti dei
94 dischi che gli stanno davanti... Scream e` al 17esimo del 1978
(oggi lo metterei un po' indietro, per esempio X-Ray Spex la trovo
piu` attuale di Siouxsie). Non ho nessun problema a senrtimi dire "il
primo disco di Siouxsie fu il 17esimo miglior disco del 1981" (o anche
il decimo o il quinto). Ho qualche problema a sentirmi dire "tutti i
dischi di Siouxsie sono dei capolavori e tutti i dischhi di tutti gli
altri musicisti britannici, anche l'ultimo complessino del Wales, sono
dei capolavori". Come capita soltanto in UK e Italia. Ci ripetiamo.
Mi fa piacere che trovi le mie liste piu` obiettive e anglofile di
quanto pensassi. Quando le ho compilate, non ho pensato ne`
all'anglofilia ne` alla provocazione, ho semplicemente elencato i
dischi che mi piacciono, sembrano importanti, mi sento di consigliare
etc nell'ordine che mi pareva giusto. Molto soggettivo, come sempre.
Di tutte le beghe di cui abbiamo parlato pieroscaruffi, cittadino
americano residente a SAn Francisco, non gliene cale proprio nulla
(finche' qualcuno non gli scrive per dargli del razzista
anti-britannico soltanto perche' pieroscaruffi, essendo residente 8000
km dall'italia, non e` allineato ai giudizi del resto della supina
critica e industria discografica italiana).
Negli anni peraltro la musica dei Beatles si e' evoluta: lo sostengono
anche quelli a cui non piacciono.
Lo sostengo anch'io. Secondo me si adeguarono man mano alle mode di
turno: il garage-rock, la psichedelia, il country-rock, l'hard-rock...
Conosco pochi complessi che cambiarono stile cosi` drasticamente di
anno in anno. L'unica differenza fra te e me e` che tu addebiti cio`
alla loro crescita artistica, io semplicemente all'influenza degli
eventi dell'epoca. (Puo' darsi poi che le due cose siano la stessa
cosa, questione di definizioni).
D'altronde lo dici apertamente: "Siamo tutti prevenuti verso le next
big thing britanniche"
Si`, ma non cambiare il senso delle parole. Siamo tutti (anche tu, mi
sembra di capire) prevenuti verso le next big thing britanniche.
Questo non vuol dire che mi stiano sull'anima i cittadini britannici,
o i complessi underground britannici (molti dei quali sono stati
citati in un solo libro al mondo, il mio). Mi sta sull'anima quella
parte (consistente) dell'industria discografica e della stampa
britannnica che si e` messa a fabbricare next big thing a ripetizione.
Fra l'altro, mi sembra che il fenomeno si sia molto placato, segno che
si sono accorti che stava diventando controproducente. Fra il 1985 e
il 1995 aveva toccato il fondo. Ce n'era veramente una nuova star ogni
tre settimane, e ci siamo (tutti) stancati di recensirli. Eccetto in
Italia, dove Rockerilla & c li intervistavano e lodavano
religiosamente tutti, dai GEM ai Bis (scusa ma non ricordo nemmeno
bene i loro nomi, tanto erano "next big thing" quelle "next big
thing"!).
Ti ribadisco fino alla noia che i miei gusti si sono formati del tutto
a prescindere dalle mode del momento
A meno che' tu non sia dotata di poteri parapsicologici, qualcuno ti
avra` detto che esistono certi complessi piuttosto che altri. O hai
avuto visioni della madonna (quella cattolica, non quella di Malibu)
che ti indicava i dischi di Siouxsie? Esattamente come negli anni 70
raccontavano che esistevano i complessi di country-rock piuttosto che
altri. Etc. Ci ripetiamo. Io sono condizionato dal posto dove vivo,
dalla gente con cui tratto, da cio` che leggo, da cio` che trovo (non
ho mai ascoltato musica argentina, per il semplice fatto che non
saprei da che parte cominciare). Sono enormemente condizionato dal
fatto di essere cresciuto in Italia: chi altri negli USA poteva
scrivere un capitolone sulla scuola di Canterbury? Non sono piu`
condizionato dai distributori/negozianti/riviste italiani perche' non
ci vivo piu` dal 1983. Chiaramente piu` musica ascolti meno sei
condizionato (non ho scritto "musica britannica" ho scritto "musica").
Se hai ascoltato tutti i dischi che sono nelle mie varie classifiche
dei dischi migliori di tutti i tempi su http://www.scaruffi.com,
prendo atto che sei tanto poco condizionata quanto me dall'ambiente
italiano. Ahime`, il nostro e` un mestiere di merda: devi ascoltare
100 dischi orrendi, compresi tutti gli Oasis e i Blur, per trovarne
uno che ti piace. L'unico fatto positivo e` che puoi sentirti un po'
meno condizionato di altri, perche' ne hai ascoltati 100 (che e` poi
l'unica differenza fra critico e pubblico: il pubblico e` tanto
intelligente del critico, anzi piu` intelligente perche' non fa un
simile mestiere di merda, ma il critico ascolta molti piu` dischi
perche' e` il suo mestiere).
Mi sembra, invece, che ci accomuni tutti in uno stesso calderone di
"idiozia musicale"
Non era nelle intenzioni di "accomunare tutti". La maggioranza degli
italiani che mi scrivono concordano con i miei giudizi. Nove lettere
su dieci sono di complimenti e di richieste di consigli. Il mio
website ha (gennaio 1999) 70.000 visitatori al mese (un dieci volte i
lettori delle principali riviste italiane) e la meta` sono italiani.
Non penso che vadano li` soltanto per rovinarsi il fegato. Per
esempio, vedo che la scheda sui D Generation e` stata scaricata (non
semplicemente guardata, scaricata sul PC) da 82 persone in 19 giorni.
La scheda e` in italiano. E stiamo parlando dei D Generation, che mi
aspetterei non conosca nessuno. La ragione per cui i miei libri hanno
venduto cosi` tanto e` secondo me che molti italiani non aspettavano
altro che qualcuno che mandasse al diavolo tutti i falsi miti
dell'industria discografica (britannica, americana, italiana, etc). E
molti di loro probabilmente leggevano riviste straniere e sapevano
gia` benissimo tutto cio` che ti ho raccontato sui condizionamenti di
questo e di quello. Per diversi anni la parola piu` comune nelle
lettere che ricevevo era "finalmente". Tra l'altro gli stessi critici
che recensirono la mia storia del rock ne parlarono bene, con una sola
eccezione. Mi scuso se ti ho dato l'impressione di stare parlando di
tutti gli italiani. Io rispondevo a te, e soltanto a te. Sei stata tu
a cominciare criticando il mio "astio" verso il rock britannico. Da
li` e` nata la conversazione. Presumo che molti miei lettori ti
avrebbero risposto allo stesso modo in cui ti ho risposto io. Come ti
dicevo, in Italia c'e` una nuova rivista, Blow Up, che e` nata proprio
per fornire un'informazione piu` obiettiva sul panorama musicale
mondiale, ed e` subito salita a 4000 lettori. Non penso che Blow Up e
i suoi 4000 lettori la pensino molto diversamente da me su tutto cio`
di cui abbiamo discusso.
Quello che chiedevo alla tua Storia era di essere "PIU' OBIETTIVA".
Prima di tutto, tutte le storie (del cinema,d ella letteratura, etc)
sono soggettive. La storia della letteratura italiana di Contini
esprime i pareri di Contini, non certo quelli di Carlo Bo. Secondo,
obiettivita` e` un termine che ha senso soltanto relativamente ai
dati, non ai giudizi. Puoi essere obiettivo quando stili l'elenco dei
dischi pubblicati da un certo musicisti. Ma cosa significa essere
obiettivo quando giudichi quei dischi? Chi e` il depositario del
giudizio obiettivo? Terzo, piu` soggettivo e` un giudizio piu` mi inte
ressa. Sai quanto me ne faccio di un libro che scriva semplicemente "e
quel disco vendette molto" (fatto obiettivo). Mi interessa molto un
libro che stronca il mio disco preferito con un'analisi di due pagine,
anche se posso dissentire sull'analisi, ma comunque mi interessa
l'analisi (naturalmente si tratta di un'analisi soggettiva). Quarto,
di obiettivo nei giudizi ci potrebbe essere soltanto il giudizio della
maggioranza (qualunque altro giudizio e` piu` o meno soggettivo per
definizione). Ti piacerebbe una storia della letteratura italiana che
faccia un referendum fra la popolazione e poi pubblichi i capitoli
Leopardi: 345.543 voti che era palloso, 654.220 voti che era un genio
Manzoni: 8.432.567 voti che era palloso etc???? Sarebbe la storia piu`
obiettiva (nel senso di "non soggettiva") che sia mai stata scritta.
Fortunatamente Croce, Contini e tutti gli altri dissentirono su tutti
e tre questi punti, e cosi` tutti gli altri storici al mondo,
altrimenti mi sarei messo da tempo a fare il giardiniere.

Francesco Giannici

unread,
Apr 20, 1999, 3:00:00 AM4/20/99
to
stanz wrote:
>
> Critiche alla Storia del Rock di Piero Scaruffi
>
> ----------------------------------------------------------------------
> ----------
> In questa pagina raccolgo le domande e le critiche piu` comuni che
> ricevo via posta o email. Quando scrivete, precisate che volete
> firmare la vostra lettera o se preferite rimanere anonimi. Non
> pubblico complimenti, soltanto critiche.
> ----------------------------------------------------------------------
> ----------
> Perche' hai deciso di scrivere una Storia del Rock...?
> Perche' non ti sei servito di un team di esperti...?
> Perche' hai maltrattato il rock britannico...?
> Perche' hai maltrattato i Beatles...?

Aggiungere:
Perche' pensi di essere er mejo figo der bigoncio?
Perche' sei un narcisista di merda?
Perche' metti soldi nel conto in Svizzera di Stanz perche' ti faccia
pubblicita'? :-D

Ciao
--
------------------------------------------------------------------------
Francesco Giannici | ---> MusicbOOm! <---
gia...@it.net - gian...@infcom.it |la webzine di musica a 360 gradi!!
http://www.infcom.it/giannici | http://www.musicboom.net
------------------------------------------------------------------------
In the end the good will go to heaven up above/The bad shall perish in
the dephts of hell/Now how could hell be any worse when life alone's a
fucking curse?
-- Bad Religion, "Fuck Armageddon This is hell"


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