sapreste darmi qualche notizia sulla canzone L'organ de Perzen e sul
suo autore, Camillo Dorigatti? Dove nasce, come nasce, a quale canto
popolare fa riferimento quando č stata trascritta, a quale paesino
della Valsugana (credo) si ispira...?
Inoltre so che il brano č inciso nell'album La Pastorella della SAT.
Perň da internet mi pare di vedere che si puň acquistare solo
all'estero. Sapete indicarmi dove č possibile trovare questo Cd in
Italia?
Grazie a tutti
un corale saluto
Gabriele
(Coro Vocilassů - Toano - RE)
dovrebbe essere "L'organo di Pergine"
intesa come Pergine Valsugana, un paese a pochi kilometri da Trento.
saluti
alfredo
> Perzen č Pergine Valsugana (TN) dove c' č anche il coro Caltel Pergine che
sebbene canti sopratutto brani di montagna č un bel coro
come sarebbe a dire "sebbene"?
grrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrr......
alpenliebe
(spero che il "sebbene" fosse solo una piccola innocente provocazione)
--------------------------------
Inviato via http://arianna.libero.it/usenet/
> sebbene canti sopratutto brani di montagna è un bel coro
E un conto è dire:
> però piu cori di montagna sparano note anziche cantare.
Il primo è un giudizio sui canti cosiddetti "di montagna", il secondo sui
cori che fanno quel repertorio.
Quale dei due esprime il tuo pensiero?
> Saluti GBFlor
Ciao
Matteo
www.corotrecime.it
GBFlor wrote:
> perņ piu cori di montagna sparano note anziche cantare.
> Saluti GBFlor
> monteverdi1.interfree.it
>
>
> E un conto è dire:
> > però piu cori di montagna sparano note anziche cantare.
> Il primo è un giudizio sui canti cosiddetti "di montagna", il secondo sui
> cori che fanno quel repertorio.
> Quale dei due esprime il tuo pensiero?
> Matteo
> www.corotrecime.it
----------------------------------------------------------------------
Il mio pensiero sui cori e corali amatoriali:
1- qualunque sia il repertorio un coro è una ricchezza
2- dappertutto c' è chi canta bene e chi benino e chi male
3- sparare le note non intendevo cantare in qualche modo o male;
volevo dire che piu spesso nei cori di montagna si trovano coristi
che hanno il gusto di attaccare con secchezza come volessero
far capire che hanno perfetta intonazione e hanno superato la paura
di sbagliare. Anziche magari attaccando-crescendo-smorzando la nota.
Saluti da GBFlor
http://monteverdi1.interfree.it
certo molti cori "sparano", ma fa parte di un certo stile, che può
senz'altro non piacere, ma certe cose si cantano a quel modo; che so,
cantare una qualsiasi delle canzoni emiliane armonizzate da Vacchi per lo
"Stelutis" con delle leggiadre "messe di voce" (quello che + o -
corrisponderebbe al "attaccando-crescendo-smorzando la nota" che proponi),
ne verrebbe fuori qualcosa di veramente schifoso, IMHO
alpenliebe
(sempre secondo la mia modestissima opinione, delle "messe di voce" si fa un
vero abuso anche nella polifonia rinascimentale)
-------------
> Il mio pensiero sui cori e corali amatoriali:
> 1- qualunque sia il repertorio un coro è una ricchezza
> 2- dappertutto c' è chi canta bene e chi benino e chi male
> 3- sparare le note non intendevo cantare in qualche modo o male;
> volevo dire che piu spesso nei cori di montagna si trovano coristi
> che hanno il gusto di attaccare con secchezza come volessero
> far capire che hanno perfetta intonazione e hanno superato la paura
> di sbagliare. Anziche magari attaccando-crescendo-smorzando la nota.
> Saluti da GBFlor
> http://monteverdi1.interfree.it
Vorrei portare un mio contributo:
a) nei cori di montagna sono I MAESTRI che indicano il tipo di attacco da
fare
b) a volte è il tipo di canzone che richiede l'attacco "sparato".
Ad esempio, la canzone "Sui monti Scarpazi" parte sparata perchè ti porta
immediatamente sulla scena, e ti vorrebbe scuotere con il dolore della
giovane che si trova su quei monti per cercare il suo amato (versione
Brescianini, Coro Alpino Milanese)
Prova a cantarla con un attacco - crescendo - smorzando e perdi parte del
significato, oppure lo moduli in maniera più elegiaca (versione Buggiani,
Coro Monte Sagro)
Non puoi insomma adottare le regole del canto polifonico al canto alpino,
anche se una più diffusa preparazione vocale certo non farebbe male al
nostro sottobosco musicale
---------------
Questo messaggio è stato inviato via Web tramite
il servizio gratuito offerto dal portale http://www.Dobby.it
Saluti,
Simone
> Secondo me la questione è un'altra: dovrebbero cercare tutti, nel loro
genere, il bel suono. E' ovvio che non si può cantare "La bella la va al
fosso" come canti "Surge illuminare Jerusalem" e viceversa. Spesso i cori di
montagna peccano per suoni troppo aperti e duri... cosa che non è
assolutamente legata al tipo di repertorio quanto piuttosto ad una generale
estemporaneità vocale di molti gruppi corali.
il "bel suono" rispetto a cosa? stiamo parlando di canzoni popolari; cosa
c'è di strano a cantarli in modo aperto e duro?
prova ad immaginare una mondina piegata in due dall'alba al tramonto, con le
gambe nel fango, mangiata viva dalle zanzare per due lire a giornata, a cui
il "padràun" dice: "su, ragazze, riproviamo da capo, laringi più rilassate,
mi raccomando, appoggiate sul diaframma, e adesso fate tutte insieme una
bella messa di voce"...
il nostro modo di cantare coltoccidentale, pulito, controllato, morbido è
l'eccezione, non la regola, rispetto a come cantano normalmente le persone
di questo pianeta; ma anche nell'ambito colto, se fosse possibile ascoltare
"vere" registrazioni di musica medievale, probabilmente avremmo delle
sorprese riguardo al "bel suono" come veniva inteso allora...
alpenliebe
Saluti,
Simone
> Siccome noi non viviamo nel medioevo e coi "se" non facciamo ne la storia
e
> ne la musica, vorrei sfatare 'sto mito del suono aperto e duro e del
cantare
> con la voce da 4 soldi (parlo in generale... sia per musica popolare che
per
> repertorio colto).
Per fare un esempio, ho letto un paio di testimonianze (che devo andare a
ripescare) di ascoltatori della Cappella Sistina di epoche passate - fino
all'800 - che raccontano di suoni duri e sgraziati. Certo due testimonianze
non sono nulla, ma autorizzano a considerare l'ipotesi di un canto forse
sgradevole.
Ciao
Tony
> Per fare un esempio, ho letto un paio di testimonianze (che devo andare a
ripescare) di ascoltatori della Cappella Sistina di epoche passate - fino
all'800 - che raccontano di suoni duri e sgraziati
vero; ad esempio Stendhal, nel suo resoconto sul viaggio in Italia del 1817
alpenliebe
> Siccome noi non viviamo nel medioevo e coi "se" non facciamo ne la storia
e ne la musica, vorrei sfatare 'sto mito del suono aperto e duro e del
cantare con la voce da 4 soldi (parlo in generale... sia per musica popolare
che per repertorio colto)
io non faccio ne' storia ne' musica, ma vivendo nel mondo contemporaneo ho
la possibilità di ascoltare diversi modi di cantare; non posso non notare
che il modo "belsuonistico" di cantare sia solo un'eccezione che riguarda
quattro gatti, rispetto ad alcuni miliardi di persone che cantano in modo
parecchio diverso; i pochi autentici documenti sonori del nostro canto
popolare evidenziano suoni forzatissimi, taglienti, perfino aggressivi
infine, a ciascuno i suo gusti; se a te non piace quel suono non cantare e
non far cantare in quel modo; ma perché dovremmo insegnare ai coristi dei
cori di montagna come dovrebbero cantare le proprie canzoni? perché, già che
ci siamo, non insegnamo ai cori "iscathamiya" delle miniere del Sudafrica le
buone regole della condotta delle parti, onde evitare le deprecabili ottave
parallele che al nostro raffinato orecchio occidentale dànno tanto fastidio?
e perché qualcuno non insegna un po' di Bel Canto a quelle povere ragazze
delle Voix Bulgares?
E' tutta da valutare l'attendibilità di certi resoconti... Lo stesso
Standhal ha scritto una biografia di Rossini zeppa di episodi inventati di
sana pianta. E' probabile che la stessa Sistina abbia avuto i suoi alti e
bassi come tutte le realtà musicali, ma è anche noto come da parte di questi
viaggiatori stranieri ci fosse tanta voglia di Italia ma anche tanto senso
di superiorità con cui spesso apostrofavano tutto quello che vedevano. La
storia si ripete.
Simone
Beh se sei un direttore di coro o un cantore, devi fare musica e scattano
tutte le motivazioni che ti ho detto nell'altro post.
> infine, a ciascuno i suo gusti; se a te non piace quel suono non cantare e
> non far cantare in quel modo; ma perché dovremmo insegnare ai coristi dei
> cori di montagna come dovrebbero cantare le proprie canzoni? perché, già
che
> ci siamo, non insegnamo ai cori "iscathamiya" delle miniere del Sudafrica
le
> buone regole della condotta delle parti, onde evitare le deprecabili
ottave
> parallele che al nostro raffinato orecchio occidentale dànno tanto
fastidio?
> e perché qualcuno non insegna un po' di Bel Canto a quelle povere ragazze
> delle Voix Bulgares?
>
Questo modo di ragionare mi pare un sistema comodo per nascondersi dietro
all'approsimazione e al buttar sù come viene.
> io non faccio ne' storia ne' musica, ma vivendo nel mondo contemporaneo
ho
> > la possibilità di ascoltare diversi modi di cantare; non posso non notare
> > che il modo "belsuonistico" di cantare sia solo un'eccezione che riguarda
> > quattro gatti, rispetto ad alcuni miliardi di persone che cantano in modo
> > parecchio diverso; i pochi autentici documenti sonori del nostro canto
> > popolare evidenziano suoni forzatissimi, taglienti, perfino aggressivi
> >
> Beh se sei un direttore di coro o un cantore, devi fare musica e scattano
> tutte le motivazioni che ti ho detto nell'altro post.
> > infine, a ciascuno i suo gusti; se a te non piace quel suono non cantare e
> > non far cantare in quel modo; ma perché dovremmo insegnare ai coristi dei
> > cori di montagna come dovrebbero cantare le proprie canzoni? perché, già
> > e perché qualcuno non insegna un po' di Bel Canto a quelle povere ragazze
> > delle Voix Bulgares?
> >
> Questo modo di ragionare mi pare un sistema comodo per nascondersi dietro
> all'approsimazione e al buttar sù come viene.
Forse non mi sono ben spiegato nel mio post, praenestinus: cantare sparato
a volte è necessario per RENDERE la canzone ed il messaggio che essa porta.
Ascolta "Alpini in montagna" cantato dalla SAT o dal Coro Alpino Milanese:
a parte la diversa armonizzazione, e le diverse capacità canore in campo,
da un lato trovi il bel canto ed un certo autocompiacimento nel ben
cantare, dall'altro trovi un messaggio diretto, messaggio che nel primo
modo di cantare non c'è perchè è dal bel canto ovattato.
danilo
> Forse non mi sono ben spiegato nel mio post, praenestinus: cantare sparato
> a volte è necessario per RENDERE la canzone ed il messaggio che essa
porta.
Scusa la schiettezza, ma a me cantare sparato sembra invece la scusa bella e
buona per nascondere una serie di magagnette [incapacità di girare i suoni
e/o controllare la voce, di usare le dinamiche, di "arrivare" a certe note
ecc ecc].
E come è già stato osservato nel thread, sono quasi sempre i direttori che
impostano il coro in questa maniera, e il coro che gli va dietro...
Il nostro direttore ci dice sempre: "mai più di un fortissimo per concerto,
quindi vedete di giocarvelo bene".
E non capisco perchè cantare bene sia etichettato con il "belcanto" e per
questo considerato incompatibile con il cosiddetto canto di montagna.
Anche questo parrebbe un controsenso, come dire "vabbè, in fondo sono solo
canti degli alpini, non stiamo troppo a guardare il capello".
Quante "montanare" [o Signore delle cime o ...] ho sentito, in 14 anni che
canto con il Corotrecime, in giro per l'Italia, e pochissime perlomeno
attente a seguire non dico l'interpretazione, ma le note, del manoscritto
originale!
Dalle mie parti si dice "chi vusa pussè, la vacca l'é sua", e troppo spesso
i cori alpini si riducono a questo.
Ciao
Matteo
www.corotrecime.it
> Scusa la schiettezza, ma a me cantare sparato sembra invece la scusa bella
e buona per nascondere una serie di magagnette [incapacità di girare i suoni
e/o controllare la voce, di usare le dinamiche, di "arrivare" a certe note
ecc ecc].
questo discorso tecnicamente non funziona; cantare in modo energico e forte
evidenzia invece di nasconderle eventuali difficoltà; cantare "aperto"
(chiamiamolo così per comodità) è molto più rischioso, perché se
l'intonazione non è buona la stonatura si sente molto più distintamente; per
questo i cori che riescono a cantare "aperto" senza gridare e stonare sono
IMHO notevolmente bravi, oltre che molto espressivi
> E come è già stato osservato nel thread, sono quasi sempre i direttori che
impostano il coro in questa maniera, e il coro che gli va dietro... Il
nostro direttore ci dice sempre: "mai più di un fortissimo per concerto,
quindi vedete di giocarvelo bene".
avrà le sue buone ragioni per farvi cantar piano...
(sto scherzando, ovviamente!)
> E non capisco perchè cantare bene sia etichettato con il "belcanto" e per
questo considerato incompatibile con il cosiddetto canto di montagna.
nessuno ha detto questo; è solo stato detto che in un certo repertorio certe
sonorità un po' più "sparate" sono da considerarsi sbagliate (secondo
qualcuno) o invece appropriate (secondo altri) in certi casi, dove
l'espressione del testo lo richieda; io sono il primo a ritenere, infatti,
che il "Bel Canto" non coincida necessariamente con il cantare bene...
> Quante "montanare" [o Signore delle cime o ...] ho sentito, in 14 anni che
canto con il Corotrecime, in giro per l'Italia, e pochissime perlomeno
attente a seguire non dico l'interpretazione, ma le note, del manoscritto
originale!
anche questo è un fenomeno abbastanza tipico dei brani tramandati oralmente,
che andrebbe studiato con attenzione ed interesse; ad esempio in "Signore
degli Anelli", ops, volevo dire "Signore delle cime", quasi tutti i bassi
abbassano da decenni la nota di "HAI (chiesto alla montagna, etc.)" in
parallelismo con i baritoni; ai bassi piace di più così: se fossi in De
Marzi, nelle prossime edizioni correggerei quella nota nella versione ormai
codificata da generazioni e generazioni di bassi, evidentemente hanno
ragione loro
> Dalle mie parti si dice "chi vusa pussè, la vacca l'é sua"
sembra una cosa eroticamente interessante: cosa vuol dire in italiano?
saluti sparati
> questo discorso tecnicamente non funziona; cantare in modo energico e
forte
> evidenzia invece di nasconderle eventuali difficoltà;
Infatti.
Un coro non sa cantare bene, automaticamente [e inconsciamente] "alza il
volume", ma le magagne anzichè venire nascoste si evidenziano peggio che
mai.
> per
> questo i cori che riescono a cantare "aperto" senza gridare e stonare sono
> IMHO notevolmente bravi, oltre che molto espressivi
Sarà, di fatto a me non convincono.
Un coro bravo è quello che riesce a controllare sempre la voce, nei
pianissimi, nei forte e nei fortissimi.
Quando sento cantare aperto inevitabilmente ho l'impressione che ci sia poca
musica, poco controllo, poca coscienza di quello che si sta facendo.
Ma per me l'assunto di base è quello che diceva Simone: non si deve fare la
parodia delle mondine o degli alpini al fronte.
Si deve raccontare una storia, cantando. Quindi prima di tutto, fare musica.
> avrà le sue buone ragioni per farvi cantar piano...
>
> (sto scherzando, ovviamente!)
Forse perchè riuscire a fare certi piani fa venire la pelle d'oca [a chi
canta e chi ascolta] mille volte più di tanti suoni sparati? ;-)))
> nessuno ha detto questo; è solo stato detto che in un certo repertorio
certe
> sonorità un po' più "sparate" sono da considerarsi sbagliate (secondo
> qualcuno) o invece appropriate (secondo altri) in certi casi, dove
> l'espressione del testo lo richieda;
Però io non ho mai letto su nessuno spartito "Sparato" :-)
E non mi venire a dire "ma c'è la tradizione orale, non sono canti scritti",
che non è più vero.
Quando il fortissimo diventa sparato non c'è più musica, IMHO
> anche questo è un fenomeno abbastanza tipico dei brani tramandati
oralmente,
> che andrebbe studiato con attenzione ed interesse; ad esempio in "Signore
> degli Anelli", ops, volevo dire "Signore delle cime", quasi tutti i bassi
> abbassano da decenni la nota di "HAI (chiesto alla montagna, etc.)" in
> parallelismo con i baritoni; ai bassi piace di più così:
Non ho presente il passaggio [sono tenore secondo].
Però so che molto spesso il coro "si aggiusta" una armonizzazione non perchè
lo ritenga musicalmente più interessante, ma perchè è più facile, più
orecchiabile. Per esempio fa sparire intervalli di quinta o settima e va di
terze, oppure elimina terzine, ritardi e punteggiature varie.
Succede a tutti, credo più facilmente ai cori popolari che, come tradizione,
non cantano in concerto con lo spartito in mano ma rigirosamente a memoria.
> se fossi in De
> Marzi, nelle prossime edizioni correggerei quella nota nella versione
ormai
> codificata da generazioni e generazioni di bassi, evidentemente hanno
> ragione loro
Bisognerebbe chiederlo a lui :-)
>
> > Dalle mie parti si dice "chi vusa pussè, la vacca l'é sua"
>
> sembra una cosa eroticamente interessante: cosa vuol dire in italiano?
Letteralmente "chi urla di più, la mucca è sua". Si riferisce alle aste
agricole di bovini, e si usa per dire che di solito la spunta chi fa la voce
grossa, non chi ha effettivamente ragione.
In questo caso, ascoltando molti cori alpini sembra che la gara sia a chi
canta più forte, non a chi lo faccia meglio.
>
> saluti sparati
>
> alpenliebe
Ciao
--
Matteo
www.corotrecime.it
> Questa è proprio bella... da quando Signore delle coime è un brano
tramandato oralmente?
da una trentina d'anni circa, direi, non ricordo esattamente la data della
sua composizione, è ANCHE un brano tramandato oralmente; come ogni canto
veramente popolare, è stato scritto da un ottimo compositore, ma poi ha
preso una sua strada interpretativa, nella quale alcuni passaggi vengono
semplificati; è successo a migliaia di canzoni, succederà ad altrettante;
chissà cosa sarà diventato "Signore delle Cime" tra altri 30 anni...
> A me quello che hai fatto mi pare proprio l'elogio al dilettantismo più
pressapochista che si può
il dilettantismo non è necessariamente pressapochista; l'estendere invece ad
ogni repertorio categorie interpretative proprie di un repertorio specifico
(a prescindere dalle rispettive tradizioni) è un atteggiamento molto più
pressapochista; cantare tutto allo stesso modo perché "per cantare bene si
canta così" è l'elogio alla mancanza di approfondimento interpretativo e
alla povertà di risorse espressive
> Un coro non sa cantare bene, automaticamente [e inconsciamente] "alza il
volume", ma le magagne anzichè venire nascoste si evidenziano peggio che
mai.
viene a nessuno il dubbio che - ogni tanto, in certi particolari passaggi -
cantare in modo "aperto" sia molto bello e piacevole da fare e più
appropriato a certi testi che un canto più controllato?
> Ma per me l'assunto di base è quello che diceva Simone: non si deve fare
la parodia delle mondine o degli alpini al fronte.
cantare un canto di mondine con voce leggermente impostata, controllata e
morbida può essere una scelta legittima; basta sapere però che in questo
modo ci si allontana dalla sonorità originale di quei canti: se
quest'operazione è fatta coscientemente, tutto bene, puoi far fare la
Montanara anche a un quartetto di fagotti, se ti piace, ma se dici che
quello è il modo giusto di cantare quei brani, non posso non chiederti: e
chi l'ha stabilito?
> Si deve raccontare una storia, cantando. Quindi prima di tutto, fare
musica.
va bene, ma "fare musica" può voler dire anche cercare sonorità particolari
in certe circostanze; quest'idea che un certo modo di cantare sia "fare
musica" e un'altro no, riporta alla domanda di cui sopra: chi è che ha
stabilito che un modo di cantare "sparato" non sia "fare musica"? e perché?
il fatto che il resto del mondo canti in modo diverso dal nostro non ha
proprio nessuna importanza?
> Forse perchè riuscire a fare certi piani fa venire la pelle d'oca [a chi
canta e chi ascolta] mille volte più di tanti suoni sparati? ;-)))
sarà senz'altro per questo motivo! :)
> Quando il fortissimo diventa sparato non c'è più musica, IMHO
rispetto la tua opinione ma non la condivido; si può sparare bene o male;
quando un coro spara bene, è molto piacevole per me da ascoltare
> Però so che molto spesso il coro "si aggiusta" una armonizzazione non
perchè lo ritenga musicalmente più interessante, ma perchè è più facile, più
orecchiabile. Per esempio fa sparire intervalli di quinta o settima e va di
terze, oppure elimina terzine, ritardi e punteggiature varie.
è un fenomeno affascinante, secondo me; è un lavoro collettivo di "limatura"
delle asperità sgradite
> "chi urla di più, la mucca è sua"
carina! rende l'idea; magari funzionasse anche con le donne...
ciao
> il dilettantismo non è necessariamente pressapochista; l'estendere invece
ad
> ogni repertorio categorie interpretative proprie di un repertorio
specifico
> (a prescindere dalle rispettive tradizioni) è un atteggiamento molto più
> pressapochista; cantare tutto allo stesso modo perché "per cantare bene si
> canta così" è l'elogio alla mancanza di approfondimento interpretativo e
> alla povertà di risorse espressive
Continuo a sostenere che non hai capito cò che dico... forse mi sono
espresso male. Il bel suono (accezione generica.... difficile "parlare" del
suono) non vuol dire per forza voce "impostata" (esistono tanti tipi di
impostazione..) e colore iper timprato... e non significa cantare tutto allo
stesso modo. Sono 2 post che sto a ripeterti che ovviamente non è giusto
pretendere da un coro di montagna il suono di un coro lirico o cos'altro....
ma è pure vero che è inadeguato pensare al coro di montagna che strilla come
fossero mondine o venditori al mercato. Dovrai "ricordare" quegli effetti
(nel brano che lo richiede) ma sono effetti "filtrati", poichè sei un coro e
non sei più le mondine: questo non è che lo decido io ma è un dato di fatto.
Esaltare il suono sparato e gli urlaticci dei cori di montagna significa
ingigantire quelle peculiarità che spesso sono malgestite e diventano
difetti che inficiano alla nobiltà propria di tali complessi. Le risorse
espressive non le fai coi suoni sparati te lo garantisco. Mi piace molto la
citazione che ha fatto Matteo del suo direttore, circa il gestirsi bene le
sonorità durante i concerti. La bravura interpretativa di un coro non la fai
coi suoni aperti e sparati. Come se uno si lasciasse affascinare dalle luci
potenti che illuminano un monumento, piuttosto che dal monumento stesso (che
a causa della esagerata potenza delle luci è male illuminato).
Sparati.... un suono vah ;)
> Certo.... adesso si tramandano oralmente i canti a 4 voci....
nella maggior parte dei cori popolari, visto che la maggior parte dei
coristi non leggono la musica, la trasmissione orale è l'unico modo di
trasmissione del canto; il fatto che il maestro sappia leggere lo spartito
non cambia questo dato di fatto, perché tanto sono i coristi a cantare... e
a comporre, in molti casi
i processi di "semplificazione" del brano memorizzato avvengono
continuamente, come ogni maestro di coro popolare ben sa... prova a lasciare
un brano per un anno e a riprenderlo verificando la conoscenza delle parti,
e potrai verificare come la memoria dei coristi abbia "lavorato" nel
frattempo per trasformare il brano; è un processo naturale, e molto
interessante
> siamo davvero caduti in basso (oltre a notare che questa affermazione non
sta ne in cielo ne in terra)
io non cerco di convincerti di Verità Assolute; la realtà ce l'hai sotto gli
occhi, sei libero di osservarla oppure no; però da quello che dici mi pare
che la tua conoscenza dei cori di montagna sia piuttosto vaga ed indiretta,
e se le cose stanno così non mi stupisce che questo aspetto della questione
ti sfugga
> Continuo a sostenere che non hai capito cò che dico... forse mi sono
espresso male.
no, credo che tu ti sia espresso bene, ho capito quello che intendi; però
quello che dici non mi ha convinto, anche perché non mi hai portato nemmeno
uno straccio di argomento a sostegno delle tue tesi; il semplice "le cose
stanno così perché SI SA che le cose stanno così" non è un'argomentazione
seria
> Sono 2 post che sto a ripeterti che ...
... vedi sopra...
> Esaltare il suono sparato e gli urlaticci dei cori di montagna significa
ingigantire quelle peculiarità che spesso sono malgestite e diventano
difetti che inficiano alla nobiltà propria di tali complessi.
quale nobiltà?
> ... espressive non le fai coi suoni sparati te lo garantisco
ti arrabbi se ti dico che anche con questa garanzia la tua affermazione non
mi convince perché non sufficientemente argomentata?
> La bravura interpretativa di un coro non la fai coi suoni aperti e sparati
no? e perché no?
> Sparati.... un suono vah ;)
"Ho la mente rutilante di risposte sarcastiche"
(Snoopy, dai "Peanuts" di Schulz)
____
se ti vengono in mente argomentazioni a sostegno di quello che dici, sarò
lieto di leggerle e di farmene convincere, se valide
ciao!
> è anche noto come da parte di questi viaggiatori stranieri ci fosse tanta
voglia di Italia ma anche tanto senso di superiorità con cui spesso
apostrofavano tutto quello che vedevano. La storia si ripete
scusa la curiosità, ma il viaggio di Stendhal l'hai letto? se sì, davvero ne
hai dedotto che lui si senta superiore agli italiani? o fa parte anche
questa delle Verità Assolute che non necessitano di verifica?
> nella maggior parte dei cori popolari, visto che la maggior parte dei
> coristi non leggono la musica,
Questo è assolutamente vero, ma vale per il coro "amatoriale" sia popolare
sia polifonico sia gospel ecc ecc
> la trasmissione orale è l'unico modo di
> trasmissione del canto;
Confondi la trasmissione orale con il metodo di apprendimento.
Anche nel nostro coro, il 60% non sa leggere la musica.
Segue le note, ma impara soprattutto ascoltando e ripetendo.
> il fatto che il maestro sappia leggere lo spartito
> non cambia questo dato di fatto, perché tanto sono i coristi a cantare...
e
> a comporre, in molti casi
Un maestro o direttore che non dovesse avere il controllo del proprio coro,
non dico disciplinare ma addirittura artistico è meglio che cambi mestiere,
e di corsa.
> i processi di "semplificazione" del brano memorizzato avvengono
> continuamente, come ogni maestro di coro popolare ben sa... prova a
lasciare
> un brano per un anno e a riprenderlo verificando la conoscenza delle
parti,
> e potrai verificare come la memoria dei coristi abbia "lavorato" nel
> frattempo per trasformare il brano; è un processo naturale, e molto
> interessante
Sì, sarà pure interessante, ma se il maestro è degno di essere definito
tale, ripasserà il brano andando a correggere tutti gli errori che nel
frattempo il coro ha creato solo per semplificarsi la vita.
[e con questo rispondo anche all'altro post]
Dal punto di vista della qualità musicale, tali trasformazioni
[semplificazioni] sono sempre deleterie.
A meno che il coro non sia formato da diplomati in composizione, e il
maestro sia un semplice dilettante.
Ma qui cadiamo nel grottesco.
> > La bravura interpretativa di un coro non la fai coi suoni aperti e
sparati
>
> no? e perché no?
Perchè, assolutamente IMHO, ti sfido a trovare un coro amatoriale che non
sia in grado di fare suoni aperti e sparati.
Ho capito il tuo concetto fondamentale: certi suoni sono necessari per dare
la giusta interpretazione di certa vocalità.
LA sfida è interpretare con la stessa forza e convinzione mantenendo il
controllo della voce.
> ciao!
>
> alpenliebe
Ciao
--
Matteo
Prov. MI Ovest - 120 m slm
Il sito di it.hobby.giardinaggio: http://www.i-h-g.it
Saluti
Simone
> > se ti vengono in mente argomentazioni a sostegno di quello che dici,
sarò lieto di leggerle e di farmene convincere, se valide
> A me pare di avertele portate....
> Riassumo generalmente dicendoti che un coro di montagna in quanto tale
deve far musica per cui devi puntare a risultati musicali non a sguaiatezze
triviali. Non ti pare una giustificazione più che logica???
adesso capisco come mai non ci intendiamo; in logica, quella che porti
(tecnicamente parlando) NON è una giustificazione, ma una affermazione; tale
affermazione può essere giustissima, lampante, affascinante, condivisibile,
rassicurante, sacrosanta, tutto quello che vuoi; ma finché non è supportata
da argomentazioni non diventa una tesi e rimane una affermazione
tra l'altro, mi attribuisci indirettamente (e non è la prima volta) di avere
sostenuto la sguaiatezza come unica risorsa espressiva relativamente al
repertorio "di montagna", cosa che non ho mai detto; affermi inoltre, sempre
indirettamente che ciò che non rientra nei tuoi personali canoni estetici
non fa parte del "fare musica"
> Le tue argomentazioni quali sarebbero??
> Io dovrei lasciarmi convincere dalla tesi delle mondine(come si documenta
citami il codice please...)??
anche qui, come logica andiamo un po' maluccio... l'ESEMPIO (non la TESI)
delle mondine riporta un modo di cantare coralmente di cui esistono alcuni
documenti sonori; la battuta del codice non l'ho capita, sorry...
> O dovrei lasciarmi commuovere da episodi come quelli di quel canto (non
ricordo il titolo) ...
siamo messi bene... e chi ti vuole commuovere?
> ... per cui De Marzi nella seconda versione (di se stesso) ha messo tutte
e 4 le parti all'unisono dall'inizio alla fine per rendere più incisivo e
veritiero il pezzo (effetti di questo tipo mi sembrano solo povertà dal
punto di vista della musica)?§
se tu ritieni che il canto all'unisono sia musicalmente povero, spero che tu
sia abbastanza saggio da evitare ogni contatto con il gregoriano
> Concludo dicendo che a me pare che le tue idee siano un facile
nascondiglio per un espressione musicale grezza e pressapochista, anzichè
"verista" come tu sostieni
ora tocca a me fare un riassuntino:
1 - una persona del NG cerca informazioni su una canzone di montagna
2 - un'altra persona risponde citando un coro, il Castel Pergine (che
conosco già come ottimo coro e gente simpatica) dicendo che SEBBENE sia un
coro di montagna, canta bene (facendo a mio giudizio un errore di
generalizzazione)
3 - io a mia volta rispondo, esprimendo succintamente l'opinione che i cori
di montagna non cantino necessariamente male, ma (nei post successivi) che
in un certo repertorio possono starci modi di cantare poco "aggraziati"
questa è tuttora la mia opinione; ho portato a suo sostegno alcuni esempi;
tu puoi benissimo dire che quegli esempi non ti interessano perché secondo
te il canto corale anche nel repertorio popolare deve prescindere da questo
e andare verso ideali estetici differenti; posizione legittima la tua, ma
soggettiva; da una parte io metto esempi musicali inerenti al repertorio di
cui parliamo (discutibili, ovviamente, ma esempi reali), dall'altra tu non
ci metti altro che la tua affermazione
ho sostenuto, e sostengo ancora (ma questa è solo una mia affermazione) che
applicare una univoca estetica del canto in ogni situazione, prescindendo
dal contesto acustico, dal colore timbrico suo proprio - si tratti di
mondine, di canti di lavoro del Nataal o di canti di montagna - è una
operazione legittima ma limitata; perlomeno, così facendo non ci si pone il
problema di una specifica ricerca timbrica: in questo rilevo un
atteggiamento molto più pressapochista di quello che mi viene (forzatamente)
attribuito; cantare tutto ispirandoti ad un'unica idea di vocalità ti
impedisce in pratica di affrontare un qualsiasi discorso stilistico legato
alla timbrica; e ti pare poco?
> Poi fai come credi... non sei obbligato a darmi ragione ;)
finché le cose rimangono così, la possibilità che io trovi motivi per darti
ragione rimane piuttosto remota; a questo sopravviveremo tutti e due,
immagino... :)
Il 13 Mar 2004, 11:43, "Praenestinus" <amma...@virgilio.it> ha scritto:
>
> "alpenliebe" <alpen...@inwind.it> ha scritto nel messaggio
> news:62Z94Z195Z126Y1...@usenet.libero.it...
> > se ti vengono in mente argomentazioni a sostegno di quello che dici,
sarò lieto di leggerle e di farmene convincere, se valide
> A me pare di avertele portate....
> Riassumo generalmente dicendoti che un coro di montagna in quanto tale
deve far musica per cui devi puntare a risultati musicali non a sguaiatezze
triviali. Non ti pare una giustificazione più che logica???
adesso capisco come mai non ci intendiamo; in logica, quella che porti
(tecnicamente parlando) NON è una giustificazione, ma una affermazione; tale
affermazione può essere giustissima, lampante, affascinante, condivisibile,
rassicurante, sacrosanta, tutto quello che vuoi; ma finché non è supportata
da argomentazioni non div(enta una tesi e rimane una affermazione
tra l'altro, mi attribuisci indirettamente (e non è la prima volta) di avere
sostenuto la sguaiatezza come unica risorsa espressiva relativamente al
repertorio "di montagna", cosa che non ho mai detto; affermi inoltre, sempre
indirettamente che ciò che non rientra nei tuoi personali canoni estetici
non fa parte del "fare musica"
> Le tue argomentazioni quali sarebbero??
> Io dovrei lasciarmi convincere dalla tesi delle mondine(come si documenta
citami il codice please...)??
anche qui, come logica andiamo un po' maluccio... l'ESEMPIO (non la TESI)
delle mondine riporta un modo di cantare coralmente di cui esistono alcuni
documenti sonori; la battuta del codice non l'ho capita, sorry...
> O dovrei lasciarmi commuovere da episodi come quelli di quel canto (non
ricordo il titolo) ...
siamo messi bene... e chi ti vuole commuovere?
> ... per cui De Marzi nella seconda versione (di se stesso) ha messo tutte
e 4 le parti all'unisono dall'inizio alla fine per rendere più incisivo e
veritiero il pezzo (effetti di questo tipo mi sembrano solo povertà dal
punto di vista della musica)?§
se tu ritieni che il canto all'unisono sia musicalmente povero, spero che tu
sia abbastanza saggio da evitare ogni contatto con il gregoriano
> Concludo dicendo che a me pare che le tue idee siano un facile
nascondiglio per un espressione musicale grezza e pressapochista, anzichè
"verista" come tu sostieni
> Poi fai come credi... non sei obbligato a darmi ragione ;)
finché le cose rimangono così, la possibilità che io trovi motivi per darti
ragione rimane piuttosto remota; a questo sopravviveremo tutti e due,
immagino... :)
ciao!
> Ho capito il tuo concetto fondamentale: certi suoni sono necessari per dare
> la giusta interpretazione di certa vocalità.
Grazie Alpenliebe, non sono riuscito a rispondere per tempo ma vedo che
Matteo ha colto tramite i tuoi post ciò che cercavo di comunicare...
> LA sfida è interpretare con la stessa forza e convinzione mantenendo il
> controllo della voce.
..però vedo che i paraocchi sono duri a cadere: perchè controllare la
voce a priori se un messaggio, nato "sparato", è capito nel suo valore
originale quando è cantato, per l'appunto, sparato?
Cantare come le mondine cantavano nelle risaie è disdicevole nei teatri?
O piuttosto non è una mistificazione?
Perchè controllare SEMPRE la voce quando lasciarla andare rende l'impatto
per il quale la canzone era nata?
Qui non sto parlando di suoni che rendono una certa vocalità: sto parlando
di suoni che devono rendere un MESSAGGIO.
Però sento la necessità di una maggiore definizione del termine "cantar
sparato": non vuol dire per me cantare stonato o come viene viene, vuol
dire cantare all'80% del proprio volume, tenendo la nota lunga in un
finale forte o fortissimo.
Attendo Vostre definizioni
Danilo
> "alpenliebe" <alpen...@inwind.it> ha scritto nel messaggio
> news:62Z94Z195Z126Y1...@usenet.libero.it...
> > Il 12 Mar 2004, 11:10, "Praenestinus" <amma...@virgilio.it> ha scritto:
> >
> >
> >
> > se ti vengono in mente argomentazioni a sostegno di quello che dici, sarò
> > lieto di leggerle e di farmene convincere, se valide
> >
> A me pare di avertele portate....
> Riassumo generalmente dicendoti che un coro di montagna in quanto tale deve
> far musica per cui devi puntare a risultati musicali non a sguaiatezze
> triviali. Non ti pare una giustificazione più che logica???
Simone, io canto in un coro di montagna, e l'obiettivo al quale puntiamo è
indurre EMOZIONI nel pubblico attraverso la trasmissione di un MESSAGGIO
insito in una canzone che il più delle volte parte da un fatto particolare
per poi allargarsi ad un sentimento universale.
La canzone di una mamma per il suo bambino al quale canta una ninna nanna
diventa la canzone dell'amore materno; la maledizione di una guerra da
parte di una fidanzata che vi ha perso il suo promesso diventa la
maledizione di tutte le guerre.
E ti assicuro che se un coro riesce a rendere quest'atmosfera, pur calando
- che so - di mezzo tono al termine della canzone, viene applaudito molto
più appassionatamente delle volte in cui canta con più precisione ma più
freddamente.
Una curiosità, Simone: tu in che coro canti?
> ..però vedo che i paraocchi sono duri a cadere:
Idem con patate, se la metti così. Per me si tratta di avere punti di vista
differenti, non paraocchi.
> Cantare come le mondine cantavano nelle risaie è disdicevole nei teatri?
Eh, qui però introduciamo un altro tema, il luogo della coralità: sarebbe
meglio iniziare un thread apposito.
Comunque, i teatri non son nati per farci musica corale.
Hai presente cosa vuol dire cantare in un teatro moderno?
Parlo dei cinema/teatri completamente rivestiti di moquette e velluti.
O sei amplificato oppure cicca: non senti nulla.
Lì sì che sei quasi obbligato a strillare!
> Qui non sto parlando di suoni che rendono una certa vocalità: sto parlando
> di suoni che devono rendere un MESSAGGIO.
Vorrei che tu mi facessi l'esempio di un messaggio che ha bisogno dei suoni
sparati di cui parli.
> Però sento la necessità di una maggiore definizione del termine "cantar
> sparato": non vuol dire per me cantare stonato o come viene viene, vuol
> dire cantare all'80% del proprio volume, tenendo la nota lunga in un
> finale forte o fortissimo.
Beh, cominciamo a parlare lo stesso linguaggio, mi sembra.
Cantare all'80% non vuol dire controllare la voce?
Sapere che si sta facendo un forte o un fortissimo non vuol dire controllare
i suoni?
Se questo è il cantare sparato, mi potrebbe andare bene.
Il nostro coro non ha un repertorio di canti di montagna.
Facciamo canto popolare, ma abbiamo dei canti che hanno finali come quelli
che descrivi.
Penso a Mare majje, all'Ave Maria Sarda, anche a diversi canti di Paolo Bon.
Però, come ho già detto in un post precedente, non puoi fare un concerto
dove una nota su tre è cantata con un fortissimo, o dove tutti i canti
finiscono così, solo per avere l'effettaccio che strappa gli applausi.
Purtroppo molti cori che sentiamo in concerti e rassegne lo fanno.
A qualcuno piacciono, magari c'è un pubblico che li vuole solo così.
Io dopo 3 pezzi esco dalla sala.
> Danilo
Ciao
--
Matteo
www.corotrecime.it
Mi dimostri di non aver proprio capito... ma penso che spiegartelo
diventerebbe troppo lungo... lasciamo perdere.
>
> > Concludo dicendo che a me pare che le tue idee siano un facile
> nascondiglio per un espressione musicale grezza e pressapochista, anzichè
> "verista" come tu sostieni
>
> ora tocca a me fare un riassuntino:
>
> 1 - una persona del NG cerca informazioni su una canzone di montagna
> 2 - un'altra persona risponde citando un coro, il Castel Pergine (che
> conosco già come ottimo coro e gente simpatica) dicendo che SEBBENE sia un
> coro di montagna, canta bene (facendo a mio giudizio un errore di
> generalizzazione)
> 3 - io a mia volta rispondo, esprimendo succintamente l'opinione che i
cori
> di montagna non cantino necessariamente male, ma (nei post successivi) che
> in un certo repertorio possono starci modi di cantare poco "aggraziati"
>
> questa è tuttora la mia opinione; ho portato a suo sostegno alcuni esempi;
> tu puoi benissimo dire che quegli esempi non ti interessano perché secondo
> te il canto corale anche nel repertorio popolare deve prescindere da
questo
> e andare verso ideali estetici differenti; posizione legittima la tua, ma
> soggettiva; da una parte io metto esempi musicali inerenti al repertorio
di
> cui parliamo (discutibili, ovviamente, ma esempi reali), dall'altra tu non
> ci metti altro che la tua affermazione
Non si tratta della mia opinione perchè l'ho inventata io. Ritengo sia un
dato di fatto... dal momento che ti trovi a far musica per i concerti ti
dico che, pur cercando in qualche modo delle sonorità che possano
avvicinarsi ad un certo "neo-realismo" (prendi il termine con le molle) non
puoi prescindere da certi binari in cui si articola l'espressione musicale
concertirstica ovvero: ciò che affascina e crea suggestione nel "vero" canto
del popolo (quello delle mondine o dei soldati alpini nei lor omomenti e
luoghi di vita), spesso e volentieri non funziona più se riportato in
concerto e con un gruppo di cantori che non sono più nè mondine e nè soldati
alpini, che non sono più nè nella risaia e nemmeno al fronte. E' un problema
(ad esempio) somigliante a quello di alcuni brani a destinazione liturgica
che alle volte, dotati di minor forza musicale rispetto ad altri, funzionano
ancora liturgicamente ma tolti dal loro ambiente e trasportati in contesto
concertistico non reggono più. Lo dico con altre parole: quello che fa il
popolo non può farlo il coro e viceversa. Quando il canto passa da una
all'altra realtà per forza di cose si trasforma, e lo stesso passaggio pone
una miriade di interrogativi e di diverse soluzioni al momento in cui ci si
preoccupa di scrivere e tramandare coralmente certe espressioni di canto
popolare. Così è per le scelte vocali: spesso i cori abusano e calzano la
mano su quel cantare aperto e duro e la cosa diventa stucchevole e volgare.
Ovvio che esiste pure chi a queste cose piacciono e fanno scendere le
lacrime agli occhi.... qualcuno che si ecciterà per questo esisterà
sempre... ma non per questo deve essere la scelta più conveniente e giusta.
Ciao,
Simone
probabilmente su questo hai ragione; forse sarebbe addirittura impossibile
> Non si tratta della mia opinione perchè l'ho inventata io. Ritengo sia un
dato di fatto...
ah, bè, allora...
ciao
>
> La canzone di una mamma per il suo bambino al quale canta una ninna nanna
> diventa la canzone dell'amore materno; la maledizione di una guerra da
> parte di una fidanzata che vi ha perso il suo promesso diventa la
> maledizione di tutte le guerre.
Quindi?
>
> E ti assicuro che se un coro riesce a rendere quest'atmosfera, pur calando
> - che so - di mezzo tono al termine della canzone, viene applaudito molto
> più appassionatamente delle volte in cui canta con più precisione ma più
> freddamente.
Indubbiamente... con me sfondi una porta aperta su questo. Ma non
confondiamo senso musicale e calore esecutivo con espedienti tecnici o
sonorità discutibili.
>
> Una curiosità, Simone: tu in che coro canti?
>
Io canto e ho cantato in svariati cori (proprio svariati... in tutti i sensi
;) ), sopratutto polifonici, sia con prestazioni occasionali e sia come
membro effettivo. Ho prestato la mia opera anche in cori lirici (molto
raramente) e spesso in esecuzioni corali con orchestra. Dirigo anche un paio
di cori.... ma non ritengo sia questo che debba avvalorare o meno ciò che
dico.
Simone
> Il coro, occidentale come lo intendiamo noi, secondo me, dovrebbe sempre
"filtrare" il suono in modo che risulti in ogni caso buono
può essere; però, almeno tu, mi spieghi il perchè? Praenestinus non me lo
vuole spiegare perché pensa che io non sia in grado di capire la sua
spiegazione :)
> ...e non parlo di "bel canto" , ma nel senso di corposo, c obbligatorio
che per dare maggiore efficacia, questo effetto sia ricercato (dal direttore
e non dai coristi!).
rispetto le tue opinioni, ma non posso non notare che vi è latente
un'opinione un po' falsata rispetto a quello che succede in un normale coro
di montagna: da quento scrivi (e da quanto hanno scritto altri) sembrerebbe
che i cori alpini siano sostanzialmente una mandria di bufali goffamente
diretti da una succube ameba
secondo la mia esperienza, nei alpini vi è (di norma) un rispetto ASSOLUTO
per le scelte interpretative del maestro; comunque, la scelta di un certo
tipo di suono normalmente è condivisa tra direttore e coristi, per motivi
molto semplici: chi va a cantare in un coro di montagna ci va per cantare
certe canzoni in un certo modo; anche chi va a dirigere un coro alpino ci va
perché gli piace un certo repertorio fatto in un certo modo; di norma, che
non condivide le scelte del maestro se ne va dal coro, e tutto finisce lì;
certo, lasciando spesso strascichi dolorosi per tutti
> ... In un brano però, non nell'intero concerto!
> Se un coro femminile decide di intraprendere l'esecuzione di un brano
delle mondine, lo canterà come le mondine, ma ripeto come effetto
l'effetto-mondina... non è male! intuisco da quanto dici che secondo te
(correggimi però se sbaglio) esiste un modo di cantare "normale",
chiamiamolo per intenderci "modo standard" da cui distaccarsi all'occasione
per particolari brani particolarmente caratterizzati, ma a cui ritornare in
mancanza di tali brani
non trovo le parole per esprimere la mia totale ripulsa da questo modo di
intendere il fare in musica in/con un coro
> Per quanto riguarda i cori di montagna, i migliori che ho sentito (...)
avevano una qualità vocale eccellente, con i falsettisti che non sembravano
"oche strozzate", ma che sfoggiavano voci rotonde e al tempo stesso delicate
(non da madrigalisti!!) e se volevano rendere un effetto lo facevano al
momento giusto!
i cori alpini nei quali il suono è generalmente ben controllato sono molti,
e fanno sicuramente cose molto belle; ma quello trentino/veneto non è
l'unico stile possibile; le parti dei tenori primi dei cori popolari
maschili sono molto difficili vocalmente, hanno tessiture estreme ed è
normale che tradiscano spesso una certa "durezza", ma IMHO è veramente
limitativo liquidare il tutto con un semplice "quelli urlano, non cantano",
come se la componente "suono, timbro caratteristico" di quel repertorio
fosse solo un dato accessorio; a meno che, ovviamente, non si ritenga
davvero che esista un suono ottimale "standard" di riferimento (eccezioni a
parte per brani particolari, di cui non abusare)
però, quando facciamo polifonia colta stiamo lì a farci delle, ehm,
"elucubrazioni" mentali interminabili sull'uso di una timbrica o di un'altra
(castratisti o contraltesse per Josquin? e poi, per il Josquin sacro o
quello profano? quanti per voce? mischiamo insieme contralti e falsetti, che
verrà fuori?) ma poi per il repertorio di montagna storciamo il naso se ogni
tanto il suono non è propriamente quello dello Hilliard Ensemble...
> Com'è difficile spiegarsi qui...ma meglio che niente! ;-)
non c'è dubbio!
ciao
>> Il coro, occidentale come lo intendiamo noi, secondo me, dovrebbe sempre
"filtrare" il suono in modo che risulti in ogni caso buono
alpenliebe:
>può essere; però, almeno tu, mi spieghi il perchè? Praenestinus non me lo
vuole spiegare perché pensa che io non sia in grado di capire la sua
spiegazione :)
beh, forse perché ci ha portati fin qui la storia o l'evoluzione del canto
stesso. Come si è evoluta la tecnica pianistica e di tutti gli strumenti,
"penso" sia capitato anche alla tecnica vocale, considerato che è dal Medio
Evo che si scrivono trattati su come emettere i suoni..o forse sbaglio? Se
uno, poi sulla cassa armonica del pianoforte vuole friggerci un uovo...o
vuole far suonare i tasti soffiandoci in mezzo, lo faccia pure, ma non si
parla più di tecnica pianistica nell'accezione "normale".
Non credo ci siano molte motivazioni strane, tutto ciò è estremamente
banale o se vuoi riduttivo, ma penso sia la motivazione...poi si sa che
Praenestinus/Simone è un po' dispettoso ;-)
>rispetto le tue opinioni, ma non posso non notare che vi è latente
un'opinione un po' falsata rispetto a quello che succede in un normale coro
di montagna: da quento scrivi (e da quanto hanno scritto altri) sembrerebbe
che i cori alpini siano sostanzialmente una mandria di bufali goffamente
diretti da una succube ameba
eh qui sbagli, o almeno per quanto mi riguarda! se c'è una categoria di cori
che apprezzo, nonstante io mi trovi anni luce distante come genere (ma non
ci credo mica molto poi!) è proprio quella dei cori di montagna! per
svariati motivi mi piace soprattutto la serietà con cui trattano il loro
repertorio, il clima (almeno apparente!) che si respira, la passione, spesso
la gioia nei volti dei coristi.
Se ci sono persone nel mondo corale di cui aver rispetto sono proprio loro!
Purtroppo non ho mai visto in altre formazioni tutto questo...sarà che non
ci sono donne in mezzo?! ;-)
Assolutamente nessuna mandria di bufali e spesso direttori mooolto
preparati!
>secondo te
(correggimi però se sbaglio) esiste un modo di cantare "normale",
chiamiamolo per intenderci "modo standard" da cui distaccarsi all'occasione
per particolari brani particolarmente caratterizzati, ma a cui ritornare in
mancanza di tali brani
>non trovo le parole per esprimere la mia totale ripulsa da questo modo di
intendere il fare in musica in/con un coro
ma cos'è il modo di cantare normale?! Cantare è cantare e se si cerca di
dare il meglio quello è il "normale"! Ma mi sembra il minimo! Quando poi si
vuole dire qualcosa in più e lo devi fare su ciascun brano è ovvio che devi
creare la situazione o almeno provarci! Non mi pare di aver detto una gran
bestialità!! Ma forse stiamo dicendo le stesse cose senza capirci...forse
avrei bisogno di un riassunto per capire cosa "intendi il fare musica in/con
un coro"...
>le parti dei tenori primi dei cori popolari
maschili sono molto difficili vocalmente, hanno tessiture estreme ed è
normale che tradiscano spesso una certa "durezza", ma IMHO è veramente
limitativo liquidare il tutto con un semplice "quelli urlano, non cantano",
come se la componente "suono, timbro caratteristico" di quel repertorio
fosse solo un dato accessorio; ...cut...
il repertorio dei cori di montagna, secondo me è difficilissimo e le voci
acute sono sempre messe a durissima prova! Non è un delitto se i tenori non
arrivano o se talvolta le voci risultano aspre, ci mancherebbe! ognuno ha
dei limiti, io sono la prima (e ne ho moltissimi!), però, se si cerca di
dare il meglio..non so..anche questa è una cavolata?
Un suono urlato, aspro, a meno che l'urlo non sia richiesto (ma anche questo
fatto in un certo modo) non mi pare il massimo, né in un coro di montagna,
né in un coro gospel, o lirico..ecc.ecc.
>però, quando facciamo polifonia colta stiamo lì a farci delle, ehm,
"elucubrazioni" mentali interminabili sull'uso di una timbrica o di un'altra
(castratisti o contraltesse per Josquin? e poi, per il Josquin sacro o
quello profano? quanti per voce? mischiamo insieme contralti e falsetti, che
verrà fuori?) ma poi per il repertorio di montagna storciamo il naso se ogni
tanto il suono non è propriamente quello dello Hilliard Ensemble...
assolutamente no! Preferisco cento volte un coro di montagna con un suono
molto distante dalla "perfezione" che un ensemble dalle doti vocali
eccezionali, ma che non trasmette una cicca a livello emotivo!
>se ogni
tanto il suono non è propriamente quello dello Hilliard Ensemble...
se nomini costoro, significa che anche tu hai la precisa cognizione di cosa
sia un "suonare bene",o cantare "normale"...scusami ma mi sembra che con
questa frase tu ti sia tradito...;-)
ciao
Cri
A parte il fatto che gli Hilliard non sono il mio mito, ma insomma se
qualcuno "suona bene", mi pare sia il contrario di "suona male"e non mi
sembra poco!
E poi, mi riferivo al fatto che alpenliebe, negasse che il "suonare in un
certo modo" sia codificato. E' ovvio che lui sappia cos'è un bel suono e la
mia era una battuta!
Come ho detto prima io ho rispetto di tutti, direttori, coristi e
soprattutto delle scelte interpretative di ognuno. Però, devo ammettere (e
qui dò ragione a Simone) che quando vedo dei coristi (a prescindere che
siano del coro alpino!) che diventano paonazzi dallo sforzo di dover
gridare, perché non ben guidati o, perché franitendono il gesto e la volontà
del maestro, soffro per loro...e non mi pare che il risultato sia
eccellente...
Qui dipende tutto dal direttore: un conto è l'effetto che si vuole creare,
un conto è non curarsi o non accorgersi del fatto che i coristi, si stanno
scassando la voce!No?
Credo che la tecnica vocale, non serva a creare gli "hilliard" di turno, ma
a sopravvivere!
Ciao
:-) Cri
vedi che è difficile capirsi qui?! Il bel suono non è sicuramente unico, ma
tutti sappiamo quando una cosa suona bene! E' per questo che ti dicevo che è
assolutamente un concetto banale, forse inutile da discutere!
E' chiaro che ogni cosa va collocata nel suo contesto!! Il discorso su cui è
partito il tutto era se è accettabile che un coro (si diceva alpino, ma per
me va esteso su tutti!) possa "sparare" letteralmente i suoni ad ogni gesto
di "f" del maestro o se anche questi suoni debbano comunque essere
calibrati! Io penso debbano essere calibrati, ma non per una questione
semplicemente di gusto, ma come ti dicevo precedentemente, perché i suoni
aspri di una voce rovinata non sono utili (non dico belli, altrimenti si
ricomincia!;-)
>Se uno cappella...cappella, siamo tutti d'accordo (o no?)
Non è questione di cappellare! Le cappelle sono altra cosa! E' questione di
incuria!E' un modo di cantare non corretto! E come ti dicevo a volte,
proprio nell'interpretazione, la volontà del compositore è tralasciata o
quella del direttore fraintesa, ma non voglio ripetermi...
>>Credo che la tecnica vocale, non serva a creare gli "hilliard" di turno,
ma
a sopravvivere!
>questa non l'ho capita
sì, questo non c'entra molto con i post iniziali, ma volevo esprimere il
concetto che sarebbe interessante (e utopico!) se nei cori ci fosse anche un
insegnante di canto che segua i coristi dal punto di vista della
preparazione vocale, al fine di non "stancare", "rompere", "guastare" la
voce...ma questo è tutto un discorso a parte, ci sono troppe variabili nel
mondo corale che impediscono che ciò avvenga nella maggior parte dei casi!
Se volete apriamo un discorso a parte! :-)
ah! dimenticavo...non sono un'insegnante di canto in cerca di allievi!!;-)
Ciao! Buona giornata a tutti!
Cri
Quanto alle indicazioni dei direttori che sconsigliano più di un fortissimo
a concerto (posto che evidentemente si tratta di un'affermazione esagerata
per rendere un cancetto), credo che le dinamiche debbano essere distribuite
all'interno dei brani, non dei concerti nel loro complesso.
Se eseguo un concerto di soli madrigali quanti pianissimo ho a disposizione
e quanti crescendo o messe di voce?
Se un tipo di repertorio richiede un determinato approccio, perché
sacrificarlo a vantaggio delle dinamiche, che sono accessori della musica?
Così facendo probabilmente passiamo sopra al fatto che il modo di cantare
cui si riferisce Alpenliebe è invece necessario perché frutto di un
approccio "ingenuo" e naturale.
Le arie liriche nascono per i teatri e per i cantanti professionisti, le
tarantelle o gli stornelli no.
Da ultimo, ma non meno importante: la sede di esecuzione. L'aria aperta o
qualsiasi luogo di ritrovo spesso non hanno l'acustica giusta. Quale miglior
antidoto di una voce gagliarda che fuoriesce senza timori? Dobbiamo
snaturare questa musica quando la cantiamo nei teatri?
Ad un concerto della Venexiana eseguito in un luogo pessimo per i madrigali,
il direttore ha fatto avvicinare tutti al gruppo. Non sia mai che i
madrigali si cantino con più voce del necessario, sfasando l'impianto
timbrico e dinamico appropriato!!!
Aveva ragione, naturalmente.
Ciao a tutti.
Tony
> Intendo dire che la musica popolare e anche
i canti di montagna sono fatti per essere cantati da chi non ha
necessariamente lo studio del canto alle spalle.
su questo sono perfettamente d'accordo.
Però, bisogna ricordare una cosa, che i cori di montagna si presentano in
concerto e nelle rassegne, esattamente dove trovi l'ensemble madrigalistico
ecc.ecc. per di più con un repertorio che fa "tremare le vene ai polsi" per
la difficoltà di certi brani, che di "ingenuo" non hanno niente! non credo
che i canti di A.Benedetti Michelangeli, per esempio, si possano affrontare
a cuor leggero!
Mi sembra che chi "frequenta" questi cori, li stia sminuendo parecchio in
questa discussione...
Quando Simone ha parlato di "nobiltà" di queste formazioni corali,
Alpenliebe gli ha risposto:
"quale nobiltà?". Non mi sembra una risposta pertinente!
Se poi si canta in mezzo ad un prato, in un rifugio, per divertirsi (che è
la cosa fondamentale) si può uscire di tutto!
>Tutto il discorso su come
interpretare questa musica cade, secondo me, di fronte alla realtà che tali
canti sono pensati o nascono per essere eseguiti anche in situazioni
semplicemente conviviali e non solo in concerto
E ma allora non si può portarli in concerto! Se ci si presenta in "divisa",
in semicerchio, divisi in sezioni e con un direttore davanti cade la
situazione semplicemente conviviale! Quando si è in concerto in una chiesa o
in un teatro, non si è né al fronte, né in marcia...
>La realtà della voce non educata è parte integrante di questo repertorio.
sì, ma non non è l'unica realtà...in fondo non si cantano più i madrigali
come venivano cantati in origine quando ancora non era stato scritto
l'ottanta per cento della tecnica vocale! questo dovrebbe farmi pensare che
Alessandrini (Concerto Italiano) e Cavina (Venexiana) "cànnino" in pieno
quando presentano voci che sono in qualche modo artefatte?
>I King's Singers cantano di tutto e tutto più o meno nel loro stile. Certo
sono bravissimi, hanno un bellissimo suono, ma è un suono un po' troppo "per
tutte le stagioni".
i King's, per loro stessa ammissione sono alla ricerca dello stesso sound
dalla loro formazione ad oggi. In un'intervista andata in onda un paio di
anni fa, su Radio tre uno dei componenti diceva appunto che anche quando
entra un membro nuovo, devono ogni volta ricreare quel tipo di sound. E' una
scelta!
>Quanto alle indicazioni dei direttori che sconsigliano più di un fortissimo
a concerto (posto che evidentemente si tratta di un'affermazione esagerata
per rendere un concetto),
Beh, a volte bisogna esagerare per essere capiti!
>Quale miglior
antidoto di una voce gagliarda che fuoriesce senza timori? Dobbiamo
snaturare questa musica quando la cantiamo nei teatri?
E' bellissimo quello che dici! Ma se fai cantare certe cose nei teatri le
hai già snaturate.
E poi, insomma qual'è il risultato alla fine che più ci appaga?
Se senti un buon coro di montagna intendo con tutti i requisiti sia vocali
che interpretativi, fa piacere o no? Dici: porca vacca che bel coro!! Non
finirei mai di ascoltarlo!
Se senti un coro di voci un po'..."stirazzate", dici: che simpatici, che
teneri, che belle persone, che affiatamento...
poi ognuno sceglie quello che più gli si confà...è per questo che torno a
dire che sia Alpenliebe che Simone avevano entrambi ragione, perché ci sono
due (si fa per dire) modi di vedere le cose e tutti e due validissimi!
>Ad un concerto della Venexiana eseguito in un luogo pessimo per i
madrigali,
il direttore ha fatto avvicinare tutti al gruppo.Non sia mai che i
madrigali si cantino con più voce del necessario, sfasando l'impianto
timbrico e dinamico appropriato!!!
Aveva ragione, naturalmente.
tutti chi? il pubblico? E' successo anche a noi! E'assolutamente
indispensabile che ciò avvenga per le motivazioni che hai addotto!
mi si stanno consumando le dita! Ma me la sono andata a cercare! ;-)
Ciao
Cri
Grazie per avermi risparmiato la fatica di postare ;)
Sottoscrivo.
Poi aggiungo:
> Certamente noi abbiamo un concetto del canto filtrato da troppa
"accademia".
> Se è vero che non sono le mondine a cantare con i piedi sporchi di fango
nei
> concerti è anche vero che potrebbero essere le mondine che la sera si
danno
> una ripulita e vanno a cantare. Intendo dire che la musica popolare e
anche
> i canti di montagna sono fatti per essere cantati da chi non ha
> necessariamente lo studio del canto alle spalle. Tutto il discorso su come
> interpretare questa musica cade, secondo me, di fronte alla realtà che
tali
> canti sono pensati o nascono per essere eseguiti anche in situazioni
> semplicemente conviviali e non solo in concerto. La realtà della voce non
> educata è parte integrante di questo repertorio. Certo che poi l'effetto
non
> è piacevole per chi è viziato da una formazione "colta" ma, sempre IMHO,
> anche a questo si rimedia sforzandosi di comprendere che la musica
popolare
> è "popolare".
> Non accetteremo che un coro del dopolavoro canti i madrigali. Non è nella
> storia, ne' nella natura di quella musica essere eseguita senza la
> necessaria preparazione. Ma per la musica popolare lasciamo che sia il
> popolo a cantarla, anche quando un musicista "colto" decide di comporre
> nello stile popolare. Che siano le voci ineducate a restituire ai brani il
> loro colore appropriato!
> I King's Singers cantano di tutto e tutto più o meno nel loro stile. Certo
> sono bravissimi, hanno un bellissimo suono, ma è un suono un po' troppo
"per
> tutte le stagioni".
> Ho un disco di Acciai in cui Palestrina è eseguito a parti reali e con lo
> stile da camera dei madrigali. Decisamente non mi pare il meglio, ma
> tuttavia anche qui i cantanti sono professionisti e hanno un bel suono. Ci
> consoleremo con questo bel suono?
A parte che nominando Acciai mi hai proprio rovinato la mattinata...
Ma nessuno ha mai sostenuto il suono uguale per tutti... ognuno nel suo
genere deve fare un ricerca del suono, perchè sei un coro (ma ancora nessuno
l'ha voluta capire sta cosa). Le mondine esistono ancora?????? Quello che si
canta non è che il ricordo di quanto si faceva. Gli alpini non hanno più
nememno i muli (il mulo è stato congedato qualche anno fa) e la guerra 15-18
è avvenuta ormai un secolo fa. Al concerto si creano artifzi di tutto questo
con delle elborazioni musicali spesso e volentieri di genere "colto". Dunque
il canto popolare è filtrato ed entra in contesto totalmente diverso. Non
sono per niente d'accordo che debba essere per forza espressione grezza e
sgraziata. Poi allora per essere davvero fedele al modo "cosiddetto
popolare" dovresti usare quarti di tono, inflesisoni particolarissime e
quasi improponibili coralmente... ti voglio vedere ;)
Lascia perdere vah.... ;)
Buona giornata
Simone
> Però, bisogna ricordare una cosa, che i cori di montagna si presentano in
> concerto e nelle rassegne, esattamente dove trovi l'ensemble
madrigalistico
> ecc.ecc. per di più con un repertorio che fa "tremare le vene ai polsi"
per
> la difficoltà di certi brani, che di "ingenuo" non hanno niente!
Mi riferivo all'approccio ingenuo per spontaneità dei coristi, non dei
brani, che spesso hanno origine "colta". E in ogni caso i cori di montagna
non mutano geneticamente secondo l'ambiente in cui si presentano... Sono
sempre loro, con il loro modo di cantare. Poi se per sventura esistono
competizioni che ammucchiano senza distinzioni di categoria madrigali,
gospel, montagna, ecc... be' sarai d'accordo che il problema è nella testa
degli organizzatori.
> Mi sembra che chi "frequenta" questi cori, li stia sminuendo parecchio in
> questa discussione...
Nel mio piccolo cerco di non ascoltare i cori di montagna con l'implicito
riferimento alla tradizione classica del canto. Per questo non credo di
sminuire il valore di quei cori. Sono una
realtà peculiare e come tale la considero.
> Quando Simone ha parlato di "nobiltà" di queste formazioni corali,
> Alpenliebe gli ha risposto:
> "quale nobiltà?". Non mi sembra una risposta pertinente!
Probabilmente la "nobiltà" per Alpenliebe non è una categoria idonea per
parlare di cori di montagna, non perché i montanari siano ignobili o
"a"-nobili, ma perché "nobiltà" implica una
serie di significati per lui forse senza senso nel contesto. Mi corregga se
sbaglio.
> Se poi si canta in mezzo ad un prato, in un rifugio, per divertirsi (che è
> la cosa fondamentale) si può uscire di tutto!
Eccerto! la musica non si fa nei prati o nei rifugi, ma solo nei luoghi ad
essa deputati. Ogni deroga equivale ad una svalutazione... :(
> >Tutto il discorso su come
> interpretare questa musica cade, secondo me, di fronte alla realtà che
tali
> canti sono pensati o nascono per essere eseguiti anche in situazioni
> semplicemente conviviali e non solo in concerto
>
> E ma allora non si può portarli in concerto!
Perché no?
> Se ci si presenta in "divisa",
> in semicerchio, divisi in sezioni e con un direttore davanti cade la
> situazione semplicemente conviviale!
Evidentemente è una situazione diversa! Ma non capisco il senso di questa
affermazione.
La poesia dialettale recitata in teatro la traduci forse in italiano e le
dai le cadenze e le inflessioni della lingua di Petrarca?
Da dove nasce questa necessità di trasformare la musica quando gli esecutori
si mettono in divisa, in semicerchio, in sezioni e con direttore?
Se uno ti chiede di fargli sentire un madrigale una sera mentre sei al pub,
glielo esegui come una canto da taverna? :o)
> >La realtà della voce non educata è parte integrante di questo repertorio.
>
> sì, ma non non è l'unica realtà...
Mai sostenuto questo.
> in fondo non si cantano più i madrigali
> come venivano cantati in origine quando ancora non era stato scritto
> l'ottanta per cento della tecnica vocale!
Peccato che lo studio e le tecniche del canto siano precedenti alla
sistemazione trattatistica...
> questo dovrebbe farmi pensare che
> Alessandrini (Concerto Italiano) e Cavina (Venexiana) "cànnino" in pieno
> quando presentano voci che sono in qualche modo artefatte?
E' una considerazione non necessariamente conseguente, a mio avviso.
> i King's, per loro stessa ammissione sono alla ricerca dello stesso sound
> dalla loro formazione ad oggi. In un'intervista andata in onda un paio di
> anni fa, su Radio tre uno dei componenti diceva appunto che anche quando
> entra un membro nuovo, devono ogni volta ricreare quel tipo di sound. E'
una
> scelta!
... di cui ci si rende conto semplicemente ascoltando i loro dischi. Resta
il fatto che questa scelta li condanna ad una, chiamiamola, uniformità non
solo in relazione al loro suono, ma anche, e qui la cosa mi lascia
perplesso, alla diversità di repertorio che di volta in volta affrontano. -
Per inciso mi inchino ai King's Singers che sono tra i miei polifonisti
preferiti.
> se fai cantare certe cose nei teatri le
> hai già snaturate.
In certa misura è vero. Ma dal mio punto di vista è meglio far cantare gli
alpini a modo loro nei teatri, che costringerli a darsi un tono "colto"
perché cantano in teatro.
> E poi, insomma qual'è il risultato alla fine che più ci appaga?
> Se senti un buon coro di montagna intendo con tutti i requisiti sia vocali
> che interpretativi, fa piacere o no? Dici: porca vacca che bel coro!! Non
> finirei mai di ascoltarlo!
> Se senti un coro di voci un po'..."stirazzate", dici: che simpatici, che
> teneri, che belle persone, che affiatamento...
> poi ognuno sceglie quello che più gli si confà...
Credo che la voce dura non dovrebbe essere considerata un elemento estetico
in questo caso. Sarebbe come dire: "uhf come suonano infantili queste voci
bianche!"
Ciao
Scusa non volevo. Pensa che a me fa lo stesso effetto ogni volta che mi
accorgo di averlo in casa. Lo conservo solo per motivi documentari.
> Ma nessuno ha mai sostenuto il suono uguale per tutti... ognuno nel suo
> genere deve fare un ricerca del suono, perchè sei un coro (ma ancora
nessuno
> l'ha voluta capire sta cosa). Le mondine esistono ancora?????? Quello che
si
> canta non è che il ricordo di quanto si faceva. Gli alpini non hanno più
> nememno i muli (il mulo è stato congedato qualche anno fa) e la guerra
15-18
> è avvenuta ormai un secolo fa.
Mi viene il dubbio che su questo NG a parlare per metafore si corra il
rischio di essere presi alla lettera. ;-)
> Al concerto si creano artifzi di tutto questo
> con delle elborazioni musicali spesso e volentieri di genere "colto".
Questo trasferimento del discorso dal modo di cantare alle elaborazioni
musicali mi pare fuorviante...
> il canto popolare è filtrato ed entra in contesto totalmente diverso. Non
> sono per niente d'accordo che debba essere per forza espressione grezza e
> sgraziata.
Non vorrei ripetermi... tu dai un giudizio di valore (negativo) alla voce
sparata, laddove altri considerano questa uno dei normali elementi del canto
popolare.
Poi allora per essere davvero fedele al modo "cosiddetto
> popolare" dovresti usare quarti di tono, inflesisoni particolarissime e
> quasi improponibili coralmente... ti voglio vedere
Uno che conosco, del fogolar furlan delle mie parti, di fronte a queste
sottilizzazioni accademiche direbbe: ma apri la bocca e canta!
Noi non diamogli retta. In fin dei conti è un popolano. ;-)
A presto.
Gli alpini non hanno più
nemmeno i muli (il mulo è stato congedato qualche anno fa) e la guerra
15-18 è avvenuta ormai un secolo fa.
Vabbè tu canti Palestrina......
Oppure canti "modernamente" Frisina?
Mi viene il dubbio che su questo NG a parlare per metafore si corra il
rischio di essere presi alla lettera. ;-)
Boh..... Fai tu..........
Al concerto si creano artifizi di tutto questo
con delle elaborazioni musicali spesso e volentieri di genere "colto".
Il M° Paolo Bon, inventore della "nuova coralità"( Coro Monte Cesen), ha
uno strano modo di definire il canto colto: per lui laddove ci sia
impegno corale non esiste più differenza, e tutto è "colto".
il canto popolare è filtrato ed entra in contesto totalmente diverso. Non
sono per niente d'accordo che debba essere per forza espressione grezza e
sgraziata.
Non bisogna filtrarlo, se documentato come popolare "originale".
Poi allora per essere davvero fedele al modo "cosiddetto
popolare" dovresti usare quarti di tono, inflessioni particolarissime e
quasi improponibili coralmente... ti voglio vedere
Rimarresti a bocca aperta a sentire cori popolari che conosco.......
Uno che conosco, del fogolar furlan delle mie parti, di fronte a queste
sottilizzazioni accademiche direbbe: ma apri la bocca e canta!
Noi non diamogli retta. In fin dei conti è un popolano. ;-)
...........Perchè un corista polifonico "non ne sarebbe capace".
A presto.
Tony
Ciao
Apuo
[cut]
> A presto.
> Tony
> Ciao
> Apuo
Caro Apuo, mi sa che hai fatto un polpettone con gli interventi miei e di
Praenestinus. Hai citato e commentato perlopiù Simone Baiocchi e poi hai
salutato me. Non so...
Ciao
> Però, bisogna ricordare una cosa, che i cori di montagna si presentano in
concerto e nelle rassegne, esattamente dove trovi l'ensemble madrigalistico
ecc.ecc. per di più con un repertorio che fa "tremare le vene ai polsi" per
la difficoltà di certi brani, che di "ingenuo" non hanno niente! non credo
che i canti di A.Benedetti Michelangeli, per esempio, si possano affrontare
a cuor leggero
"Ecco, lo dico con tanta felicità: (le mie armonizzazioni non stanno) ne' in
cielo ne' in terra, però stanno bene all'osteria. Credetemi, questa non è
una delle mie facili e frequenti provocazioni: sono veramente tanto felice
quando sento cantare a una voce in un rifugio, a una festa, all'osteria, uno
dei miei canti."
Bepi De Marzi, dagli Atti del Convegno organizzato dal coro Plose di
Bressanone (BZ)il 28 settembre 2002
> Quando Simone ha parlato di "nobiltà" di queste formazioni corali,
Alpenliebe gli ha risposto: "quale nobiltà?". Non mi sembra una risposta
pertinente!
"(...) credo proprio di essere un compositore di 'liscio corale'"
(De Marzi, stessa occasione)
> Se poi si canta in mezzo ad un prato, in un rifugio, per divertirsi (che è
> la cosa fondamentale) si può uscire di tutto!
>
> >Tutto il discorso su come interpretare questa musica cade, secondo me, di
fronte alla realtà che tali canti sono pensati o nascono per essere eseguiti
anche in situazioni semplicemente conviviali e non solo in concerto
>
> E ma allora non si può portarli in concerto! Se ci si presenta in
"divisa", in semicerchio, divisi in sezioni e con un direttore davanti cade
la situazione semplicemente conviviale! Quando si è in concerto in una
chiesa o in un teatro, non si è né al fronte, né in marcia...
"Dei miei canti, almeno due terzi si possono cantare a una sola voce, fuori
dell'obbligo polivocale; il resto, i canti strettamente corali, sono il
frutto delle necessità concertistiche. Due terzi dei canti sono perciò
piuttosto ispirati, cantabili, e anche già inseriti nella tradizione
((N.alp.: varianti comprese...)); il resto. credetemi, è confezione senza
ispirazione, è soprattutto mestiere."
(De Marzi, stessa occasione)
> in fondo non si cantano più i madrigali come venivano cantati in origine
quando ancora non era stato scritto l'ottanta per cento della tecnica
vocale!
"Nel corso degli ultimi decenni è avvenuto un certo appiattimento nella
espressività vocale: è in atto una standardizzazione che è figlia della
ricerca del 'bel suono', traguardo finale indicato dalle scuole di canto dei
Conservatori(...) e dalla prassi vocale nella coralità polifonica. Così la
voce umana, ponendosi quasi esclusivamente il problema del 'bel suono', ha
perso non poche caratteristiche legate alla specificità della persona per
avvicinarsi ad un suono standard che si pretende possa caratterizzare ogni
momento espressivo della musica. Invece l'attenzione posta alla diversità
d'uso della voce in certe aree geografiche, permette di prendere in
considerazione differenti sonorità da usare a scopo espressivo.
(...) Si sentono invece eseguire elaborazioni di canti provenienti, ad
esempio, dal repertorio delle mondariso, carichi di sentimenti vicini alla
rabbia e alla cattiveria e cantati con voci flautate e perfettamente
confezionate secondo le buone regole della imperante scuola di bel canto,
quando invece sarebbe assai opportuna una voce 'lacerata'. Dall'ascolto del
materiale originale proveniente dalla ricerca sul campo, appare quanto mai
indispensabile recuperare un ventaglio il più ampio possibile, di diverse
soluzioni di cui è capace la voce umana, da utilizzare di volta in volta in
chiave espressiva."
(Giorgio Vacchi, dagli Atti del Convegno di cui sopra)
> mi si stanno consumando le dita! Ma me la sono andata a cercare! ;-)
succede perché l'argomento ti appassiona, e questo è molto bello
:)
ciao
alpenliebe
Se attacco a cantare un madrigale in un pub, minimo minimo mi arrivano
addosso le botti di birra con un seguito di bicchieri di tutte le
dimensioni!:o)
Di solito quando andiamo a "farce 'na pizza" col gruppo cerchiamo di evitare
i madrigali, al massimo "spariamo" un Tourdion, giusto per divertirci e non
sempre!
Una volta, quando ancora cantavo nel coro, siamo andati in pizzeria, in quel
periodo stavamo studiando "Hostias e Quam holim Habrae promisisti" dal
Requiem di Mozart...dopo tre minuti che lo avevamo intonato è arrivato il
padrone della pizzeria...voleva pagarci, affinché smettessimo! ;-)
Scherzi a parte...una sola cosa vorrei chiedere a questo punto: quali sono i
parametri che stabiliscano che un coro di montagna sia buono o meno?
O meglio...se la parola "parametri" vi sembra che codifichi troppo, ditemi
voi addetti ai lavori in questo genere come valutate un buon coro, quali
caratteristiche deve avere...come deve suonare? E poi...ad un certo punto io
ho pensato ad una cosa...che necessità c'è stata nell'evoluzione della
cultura di creare la struttura CORO, dal momento che il popolo ha sempre
cantato aggregandosi spontaneamente?
Il coro non è un'aggregazione casuale di persone, ma è strumento di una
ricerca (sottolineo ricerca) espressiva (non necessariamente musicale).
In chiesa durante la liturgia, il popolo canta a modo suo e allora a che
serve che anche il "coro" canti?
Ovviamente le mie sono provocazioni, proprio perché non sono convinta al
cento per cento di quanto voi scriviate pur citando Bepi De Marzi ed altri
illustrissimi personaggi, che hanno ragione pure loro, ma che temo, quando
si ritrovano presidenti di una giuria esaminatrice ad un concorso, poi
adottino i "soliti" criteri di valutazione.
>succede perché l'argomento ti appassiona, e questo è molto bello
>:)
>ciao
>alpenliebe
Puoi giurarci ;-)
ciao Cri!
> Scherzi a parte...una sola cosa vorrei chiedere a questo punto: quali sono
i parametri che stabiliscano che un coro di montagna sia buono o meno?
> O meglio...se la parola "parametri" vi sembra che codifichi troppo, ditemi
voi addetti ai lavori in questo genere come valutate un buon coro, quali
caratteristiche deve avere...come deve suonare?
questo è molto soggettivo; a me è capitato di dover giudicare cori (in una
sola occasione) o cantanti solisti (in alcune occasioni) all'interno di
varie commissioni, più o meno serie... e non ho mai trovato unanimità di
giudizio, per cui dubito che esista un metro buono per tutti
alla fine ho deciso in queste occasioni di basarmi sul criterio legato
all'impressione immediata, variando tra tre giudizi possibili, tipo:
1 - impressione: "basta così, grazie, non ardo dal desiderio di risentire la
stessa persona (o lo stesso coro) cantare ne' questa cosa, ne' qualsiasi
altra cosa"
giudizio: negativo
2 - impressione: "vorrei riascoltare questa persona (o coro) cantare
qualcosa d'altro"
giudizio: medio
3 - impressione: si, ancora, vorrei risentire di nuovo da capo la stessa
cosa
giudizio: positivo
gli eventuali parametri musicali li tiro in ballo dopo, soprattutto se c'è
da litigare col resto della commissione; in questo caso qualsiasi parametro
può andare bene per giustificare l'impressione iniziale, soprattutto se
completamente inventato
IMHO questo è il criterio che seguono in generale tutti, ma ovviamente non
posso dimostrarlo... :)
> E poi...ad un certo punto io ho pensato ad una cosa...che necessità c'è
stata nell'evoluzione della cultura di creare la struttura CORO, dal momento
che il popolo ha sempre cantato aggregandosi spontaneamente?
bisogna vedere caso per caso; i cori di montagna, ad esempio, sono nati
negli anni '20 in Trentino, un po' sul modello dei cori maschili delle
"Männergesangvereien" austriache (il Trentino è stato a lungo sotto il
Kaiser) e, secondo alcuni, dopo che la riforma ceciliana del secolo
precedente aveva bandito dalle chiese della Diocesi di Trento sia gli
strumenti musicali (organo a parte) che le voci femminili: i cori
parrocchiali a quel punto erano sostanzialmente cori maschili a cappella;
alcuni compositori trentini (Pedrotti, Pigarelli eccetera) avrebbero
letteralmente inventato uno stile popolare per questi gruppi, armonizzando
canti di lavoro e di guerra originariamente monodici
la faccenda comunque non è chiarissima...
ciao
alpenliebe
Però, devo ammettere (e
> qui dò ragione a Simone) che quando vedo dei coristi (a prescindere che
> siano del coro alpino!) che diventano paonazzi dallo sforzo di dover
> gridare, perché non ben guidati o, perché franitendono il gesto e la volontà
> del maestro, soffro per loro...e non mi pare che il risultato sia
> eccellente...
Beh, ci sono dei maestri che fanno diventare paonazzi perchè il canto lo
richiede.
Vogliamo smetterla di contrabbandare interpretazioni flautate per le
uniche interpretazioni degne di riguardo?
> Qui dipende tutto dal direttore: un conto è l'effetto che si vuole creare,
> un conto è non curarsi o non accorgersi del fatto che i coristi, si stanno
> scassando la voce!No?
> Credo che la tecnica vocale, non serva a creare gli "hilliard" di turno, ma
> a sopravvivere!
Pienamente d'accordo, infatti serve a sopravvivere ai "fortissimo" finali!
Danilo
> >Tutto il discorso su come
> interpretare questa musica cade, secondo me, di fronte alla realtà che tali
> canti sono pensati o nascono per essere eseguiti anche in situazioni
> semplicemente conviviali e non solo in concerto
> E ma allora non si può portarli in concerto! Se ci si presenta in "divisa",
> in semicerchio, divisi in sezioni e con un direttore davanti cade la
> situazione semplicemente conviviale! Quando si è in concerto in una chiesa o
> in un teatro, non si è né al fronte, né in marcia...
E' questo il punto di incomprensione, Cristina: quando canti di trincee e
di marce, emozioni il pubblico con i messaggi che le canzoni portano con
sè solo se ricrei quelle situazioni.
Specialmente nei teatri dove l'attenzione è concentrata sul coro e non sul
bicchiere di vino.
> E' bellissimo quello che dici! Ma se fai cantare certe cose nei teatri le
> hai già snaturate.
E allora cosa facciamo, riproduciamo una guerra di trincea per cantarne le
canzoni?
> E poi, insomma qual'è il risultato alla fine che più ci appaga?
> Se senti un buon coro di montagna intendo con tutti i requisiti sia vocali
> che interpretativi, fa piacere o no? Dici: porca vacca che bel coro!! Non
> finirei mai di ascoltarlo!
> Se senti un coro di voci un po'..."stirazzate", dici: che simpatici, che
> teneri, che belle persone, che affiatamento...
> poi ognuno sceglie quello che più gli si confà...è per questo che torno a
> dire che sia Alpenliebe che Simone avevano entrambi ragione, perché ci sono
> due (si fa per dire) modi di vedere le cose e tutti e due validissimi!
Assolutamente no, Cristina.
Se senti un coro con le voci non impostate ma che interpreta bene i brani
e comunica lo spirito delle canzoni, sei molto più colpita rispetto ad un
coro che ben canta piattamente.
Questi sono canti per lo più molto semplici, e che facilmente possono
cadere nella noiosa ripetitività delle strofe se ci si limita a cantarli
con voci ben impostate ma senza renderne lo spirito.
Ecco perchè Alpenliebe rivendica la libertà di cantare questi canti al di
fuori di ogni codifica vocale.
Ascolta il coro Tre Pini di Padova, giusto per non fare nomi, e dirai
"porca vacca che bel coro" ; ma se canta canti alpini dopo un po' non
potrai fare a meno di applaudirlo per la loro bravura ed impostazione e
pulizia vocale, domandandoti tuttavia cosa manca alla canzone...
.. ne manca il corpo, lo spirito, il messaggio originale.
>E' questo il punto di incomprensione, Cristina: quando canti di trincee e
di marce, emozioni il pubblico con i messaggi che le canzoni portano con
sè solo se ricrei quelle situazioni
Ma è quello che ho sostenuto anche io finora!E' indispensabile ricreare le
situazioni, ma il creare una situazione non deve essere l'alibi per essere
sguaiati sempre e comunque!
>E allora cosa facciamo, riproduciamo una guerra di trincea per cantarne le
canzoni?
Maddai!! E' chiaro che non volevo dire questo...bisogna rimettere le frasi
nel giusto contesto!
>Se senti un coro con le voci non impostate ma che interpreta bene i brani
e comunica lo spirito delle canzoni, sei molto più colpita rispetto ad un
coro che ben canta piattamente
Ma anche su questo non penso ci siano pareri discordanti! E' obbligatorio
che sia così...ma insomma tutte e due le cose non si possono proprio avere??
Un bel suono è sinonimo indispensabile di interpretazione piatta
Un brutto suono è sinonimo di meravigliosa capacità espressiva?
>Questi sono canti per lo più molto semplici, e che facilmente possono
cadere nella noiosa ripetitività delle strofe se ci si limita a cantarli
con voci ben impostate ma senza renderne lo spirito
Verissimo! Ma non solo questi a meno che i brani corali non siano di grande
effetto, penso ai grandi cori verdiani ad esempio, tutti andrebbero cantati
rendendone lo spirito!
>Ascolta il coro Tre Pini di Padova, giusto per non fare nomi, e dirai
"porca vacca che bel coro" ; ma se canta canti alpini dopo un po' non
potrai fare a meno di applaudirlo per la loro bravura ed impostazione e
pulizia vocale, domandandoti tuttavia cosa manca alla canzone...
.. ne manca il corpo, lo spirito, il messaggio originale.
Ma la colpa della mancanza di corpo, spirito e messaggio originale non è
certo dovuto dal fatto che hanno le voci impostate! Dipenderà sicuramente
dal direttore che non chiede loro di dare di più sul lato espressivo! Se non
si capisce quello che si sta cantando o dirigendo è tutt'un'altra storia!!
Ciao!
Cri
Ciao Cri