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JAZZ MODALE ...COME SI STUDIA E COME SI SUONA ?

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Moreno Tassi

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Mar 20, 2000, 3:00:00 AM3/20/00
to
CIAO A TUTTI MI CHIAMO MORENO E MI INTERESSO DI JAZZ da alcuni anni e noto
che lo studio dei vari stili di improvvisazione è importantissimo e va
curato con la massima attenzione.Devo però dire che lo studio del jazz
modale comporta anche una grande rottura di palle ,anche se mi piace il
genere ,riscontro che lo studio è molto più palloso del bop,
è un altro approccio .Se qualcuno di voi può suggerirmi un" modo "per
renderlo più interessante (lo studio)gli sono molto grato.Grazie ciao Moreno

Marcello Savino

unread,
Mar 21, 2000, 3:00:00 AM3/21/00
to

Non capisco dove risiede la pallosità dello studio di un' approcio ( perchè
parlerei principalmente di approcio ) modale all' impovvisazione rispetto ad un'
approcio tonale.
Anzi, credo sia molto più semplice improvvisare su di un brano modale.....
Comunque credo che la maniera per rendere più interessante un' approcio modale
sia quello melodico, mi spiego.

Prendiamo So What brano stramodale che modula da una tonalità ad un' altra
analoga un semitono sotto per tutto il brano. In pratica hai due accordi per
tutto il pezzo.
Ora fare 2 scale identiche che distino un semitono l' uno dall' altra (parlo da
chitarrista) è fin troppo facile, il difficile è aggiungere sale pepe e
peperoncino ;-). Bisogna inventare linee melodiche, in pratica l' orecchio ed il
buongusto hanno una parte preponderante, fondamentale (come sempre), ma a mio
parere in un brano modale sono molto più liberi e rilassati data l'esiguità
della teoria da applicare. Il cervello meno concentrato su scale, tonalità e
quant' altro può rilassasrsi cercare melodie ascoltare quello che il resto del
corpo fa ......
E la pallosità dove stà ?
Forse non ho capito esattamante cosa intendevi...
Ciao
==================================================
E gia' che la verita' e' solo un' interpretazione
finche' il contrario non accadra'
==================================================

Antonio Menghini

unread,
Mar 21, 2000, 3:00:00 AM3/21/00
to
Concordo pienamente con quanto dice Marcello: il jazz modale può rivelarsi
creativo e interessante tanto quanto il bebop. Io direi che su un brano
modale si hanno più armi a disposizione, nel senso che l'autore ti
suggerisce in che modo suonare (nel caso di So what è Dorico), ma poi sei tu
ad ampliare queste indicazioni: è chiaro che se uno si mette lì a girare
sempre sulla scala di Re e Re# dorico, alla fine uno può risultare un po'
palloso e scontato. Ma ciò capita anche con il bebop: se uno ci suona gli
arpeggi o le scale giuste giuste, l'improvvisazione appare monotona. Alla
fine il bravo jazzista si vede da lì: da quanto cioé riesce ad inventarsi
cose "nuove", impreviste ma che hanno comunque senso.
Buona sonata !
Antonio Menghini
Moreno Tassi <guit...@libero.it> wrote in message
oQxB4.27561$C24.2...@news.infostrada.it...

Chimenti

unread,
Mar 21, 2000, 3:00:00 AM3/21/00
to
> Prendiamo So What brano stramodale che modula da una tonalità ad un' altra
> analoga un semitono sotto per tutto il brano. In pratica hai due accordi
per
> tutto il pezzo.
> Ora fare 2 scale identiche che distino un semitono l' uno dall' altra
(parlo da
> chitarrista) è fin troppo facile, il difficile è aggiungere sale pepe e
> peperoncino ;-). Bisogna inventare linee melodiche, in pratica l' orecchio
ed il
> buongusto hanno una parte preponderante, fondamentale (come sempre), ma a
mio
> parere in un brano modale sono molto più liberi e rilassati data
l'esiguità
> della teoria da applicare. Il cervello meno concentrato su scale, tonalità
e
> quant' altro può rilassasrsi cercare melodie ascoltare quello che il resto
del
> corpo fa ......


Non prenderei so what come esempio di brano modale, nonn perchè non lo sia ,
ma perchè è fin troppo semplice.
Forse lui si riferiva a qualcosa di più complesso armonicamente ( e anche di
più recente) vedi Shorter o Corea, in cui NON c'e nessun accordo che dura 8
misure...

matteo.

Konrad

unread,
Mar 21, 2000, 3:00:00 AM3/21/00
to
Si può benissimamente fare a meno di studiare il sistema modale e andare
avanti a fare TUTTO utilizzando il sistema tonale.

Non esiste il Jazz solo modale o solo tonale.

Certamente, non approfondire il sistema modale, è un peccato poichè si perde
un approccio differente alla lettura di certi fenomeni melodico-armonici.

Mi spiego.

Se utilizzando il sistema tonale dobbiamo, per venirne a capo, rapportare
tutto al centro tonale, nel sistema modale si ragiona in base alla sonorità.

Se io dico C lidia, nel sistema modale indico quella sonorità molto
mediterranea che contiene in se la 4°aug.....tonalmente dovrei segnalere
l'intervallo o riferirmi ad una scala maggiore di G.

Le cose però si complicano ulteriormente se si approda alla modalità
derivada dalla scala minore melodica....lì è una fusione mentale!!!

Per cui, se ti è antipatico il sistema modale puoi anche ignorarlo e
continuare a dibatterti nei Domin7/9/11b/13# etc.

Ciao

Konrad


Andreajazz

unread,
Mar 21, 2000, 3:00:00 AM3/21/00
to
Con l'avvertenza che è praticamente impossibile, attualmente, trascurare la
cultura modale (che brutta sintesi) senza incorrere in un
sottodimensionamento clamoroso del fenomeno jazz.

Andreajazz.
"Konrad" <coco...@tin.it> ha scritto nel messaggio
news:8b8a81$v4d$1...@lacerta.tiscalinet.it...

Marcello Savino

unread,
Mar 22, 2000, 3:00:00 AM3/22/00
to
On Tue, 21 Mar 2000 18:05:19 +0100, "Konrad" <coco...@tin.it> wrote:

>Si può benissimamente fare a meno di studiare il sistema modale e andare
>avanti a fare TUTTO utilizzando il sistema tonale.
>
>Non esiste il Jazz solo modale o solo tonale.

Però un' approcio tonale ad Impressions o So What mi pare piuttosto improbabile
a patto di non snaturare copletamente i brani

>Certamente, non approfondire il sistema modale, è un peccato poichè si perde
>un approccio differente alla lettura di certi fenomeni melodico-armonici.

Per quel che vale concordo pienamente
>......


>Le cose però si complicano ulteriormente se si approda alla modalità
>derivada dalla scala minore melodica....lì è una fusione mentale!!!

Puoi spiegare meglio questo ? E' un' argomento che mi interessa molto

Marcello Savino

unread,
Mar 22, 2000, 3:00:00 AM3/22/00
to
On Tue, 21 Mar 2000 15:11:05 +0100, "Chimenti" <chi...@technet.it> wrote:


>
>Non prenderei so what come esempio di brano modale, nonn perchè non lo sia ,
>ma perchè è fin troppo semplice.
>Forse lui si riferiva a qualcosa di più complesso armonicamente ( e anche di
>più recente) vedi Shorter o Corea, in cui NON c'e nessun accordo che dura 8
>misure...
>
>matteo.

Sfiga ....., si è vero ho preso un esempio limite anche per evidenziare il fatto
che la fantasia dell' improvvisatore, la sua capacità ad uscire dagli schemi a
suonare melodicamente danno il succo dell' improvvisazione che altrimenti
diventa un andare su e giu per una scala dorica ....
Il succo, però, amche in un brano più complesso armonicamente, non credo cambi
di molto, In un brano modale la modalità è indicata o suggerita chiaramante dal
nome degli accordi e l' improvvisatore potrebbe benissimo limitarsi a modulare
la scala del modo (arghh) suggerito da un accordo all' altro per tutto il brano,
oppure ....
PS. Potresti indicarmi un brano modale di quelli a cui fai riferimento nella tua
risposta, magari presente sul Real Book 2, tanto per studiarmelo un pò ed essere
sicuro di non dire troppe scemenza in futuro ;-). (Scherzo per le scemenze ma
non per la richesta di indicazione del brano).

Grazie, Marcello

Konrad

unread,
Mar 23, 2000, 3:00:00 AM3/23/00
to

>>Le cose però si complicano ulteriormente se si approda alla modalità
>>derivada dalla scala minore melodica....lì è una fusione mentale!!!
>
>Puoi spiegare meglio questo ? E' un' argomento che mi interessa molto


Teoricamente è molto semplice.

I 7 modi della scala maggiore e cioè
ionico-dorico-frigio-lidio-misolidio-eolio-locrio, scaturiscono dalla
successione di toni e semitoni proprio della scala maggiore.

Se tu prendi come scala generatrice della modalità una scala con differente
successione di toni e semitoni (scala minore melodica-scala minore
armonica-esatonale etc.) si ottengono ugualmente 7 modi che avranno
sonorità differenti.

Nel jazz moderno si utilizzano molto quelli derivati dalla scala minore
melodica e cioè:

Minore melodico-Dorico 2b-Lydio Aumentato-Lydio di Dominante*-Hindù-Locrio
2#-Superlocrio.

* attribuito a Bela Bartok

Per ottenere il meglio da questi modi comincia ad analizzane uno ad uno....i
più utilizzati sono il lidio di dominante e il superlocrio, ma mi capita
anche di utilizzare con piacere infinito il locrio#2 che in pratica è una
scala semidiminuita con la 2 maggiore.

Ciao


Chimenti

unread,
Mar 23, 2000, 3:00:00 AM3/23/00
to

> PS. Potresti indicarmi un brano modale di quelli a cui fai riferimento
nella tua
> risposta, magari presente sul Real Book 2, tanto per studiarmelo un pň ed

essere
> sicuro di non dire troppe scemenza in futuro ;-). (Scherzo per le scemenze
ma
> non per la richesta di indicazione del brano).
>
> Grazie, Marcello

Non so se stanno su quel real book, ma cosě a braccio ti posso suggerire
come esempio di armonia modale Naima di Coltrane, ESP e Nefertiti di
Shorther, ma sono sicuramente piů "abbordabili" Cantaloupe island e
Footprints di Hancock ,Song from Bilbao di Metheny.
C'č anche da dire che i pezzi modali piů complessi e interessanti
armonicamente sono quelli che utilizzano sia i modi derivati dalla scala
maggiore che quelli ottenuti dalle scale minori armoniche e melodiche, e
perchč no , anche la esatonale e le due scale diminuite.


matteo chimenti


Marcello Savino

unread,
Mar 24, 2000, 3:00:00 AM3/24/00
to
On Thu, 23 Mar 2000 13:22:43 +0100, "Konrad" <coco...@tin.it> wrote:

>
>Nel jazz moderno si utilizzano molto quelli derivati dalla scala minore
>melodica e cioè:
>
>Minore melodico-Dorico 2b-Lydio Aumentato-Lydio di Dominante*-Hindù-Locrio
>2#-Superlocrio.
>

Questo lo sapevo ( anche se non sono modalità con cui mi destreggio facilmente )
quello che non capivo era l' assunto che le cose si "complicassero" con il modo
minore. A meno che per "complicare" non intendessi semplicemente il fatto che
abbiamo 7 modi in più ....

Chimenti

unread,
Mar 24, 2000, 3:00:00 AM3/24/00
to
Ciò che dici lo condivido solo per la parte improvvisativa, dal momento che
comunque sia una scala modale qualsiasi è sempre riconducibile alla sua
generatrice, ma se un pianista (o chitarrista)deve accompagnare un brano
modale, è indispensabile che faccia uso delle sonorità caratteristiche di
quel modo per dare quelle sesazioni,mi spiego: se sono in c lidio,
l'accordo scritto sarà Cmaj o al più (ma non sempre si trova) Cmaj11#.
A mio avviso questa sigla è solo una traccia per farmi giocare un accordo la
cui funzione è quella di esaltare il sapore lidio, magari omettendo la
quinta e la terza M., magari aggiungendo la nona, o la sesta.
Se non conosco la scala modale in questione (o il modo in cui la scala
genetatrice si rapporta al mio modo, che poi è la stessa cosa), non potrò
mai farlo.

matteo chimenti.


> Se io dico C lidia, nel sistema modale indico quella sonorità molto
> mediterranea che contiene in se la 4°aug.....tonalmente dovrei segnalere
> l'intervallo o riferirmi ad una scala maggiore di G.
>

> Le cose però si complicano ulteriormente se si approda alla modalità
> derivada dalla scala minore melodica....lì è una fusione mentale!!!
>

Konrad

unread,
Mar 24, 2000, 3:00:00 AM3/24/00
to

>Questo lo sapevo ( anche se non sono modalità con cui mi destreggio
facilmente )
>quello che non capivo era l' assunto che le cose si "complicassero" con il
modo
>minore. A meno che per "complicare" non intendessi semplicemente il fatto
che
>abbiamo 7 modi in più ....


Mi riferivo alla complicazione legata al fatto di dover abbandonare la scala
maggiore che, normalmente, è la più conosciuta.

Se per alcuni "digerire" il sistema modale derivato dalla maggiore risulta
un problema, figurarsi doverlo assimilare a partire da una scala generatrice
differente.....

Intendevo semplicemente quello.

Ciao

Konrad


Lello

unread,
Mar 24, 2000, 3:00:00 AM3/24/00
to
Konrad <coco...@tin.it> wrote in message
8bd2ec$opj$1...@lacerta.tiscalinet.it...

Ciao Konrad.

Un piccolo appunto alla tua dettagliata e chiara spiegazione.

[snip]


> Se tu prendi come scala generatrice della modalità una scala con
differente
> successione di toni e semitoni (scala minore melodica-scala minore
> armonica-esatonale etc.) si ottengono ugualmente 7 modi che avranno
> sonorità differenti.

[snip]

Nel caso di scale simmetriche (la cui distanza tra suoni vicini sia
identica, cioé cromatica ed esatonale) i modi, ovviamente, non differiscono
dalla scala generatrice e, comunque, sarebbero rispettivamente 6 e 12.

Ciao a tutti

Lello
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