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LA TROMBA "DIVINA" DI HARRY JAMES, LE BIG BAND DELL'EPOPEA D

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Giovanni Masciolini

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Sep 30, 2001, 12:33:47 PM9/30/01
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LA TROMBA "DIVINA" DI HARRY JAMES, LE BIG BAND DELL'EPOPEA DELLO SWING, ED
ALTRO….


Immagino che l'epopea dello swing, poiché sono passati
settant'anni dalla sua comparsa, sia un argomento un po' demodé e forse
poco conosciuto data la giovane età della maggior parte dei componenti di
questo NG.
Anche lo swing appartiene ad una parte di quel grosso
involucro che è tutto il jazz, purtroppo oggi è poco ricordato e, forse,
poco amato…
Harry James appartiene, assieme a Benny Goodman ed a
moltissimi altri, alla storia di questo genere musicale, grande solista, ma
anche, grande direttore d'orchestra: interprete di un periodo dove la massa
seguiva, ballava, si entusiasmava allo swing, forse l'unica volta dove il
jazz, inteso come fenomeno popolare, ha realmente coinvolto milioni di
persone… Lascio a voi l'eventuale analisi del perché di questo
fatto…,rammento inoltre, che tutti i componenti delle varie big band erano
grandi musicisti, grandi improvvisatori e soprattutto grandi "uomini
swing", quel termine un po' misterioso che è una delle essenze del jazz.
Questo direttore d'orchestra alto e magro, dal viso simpatico e dai modi
disinvolti era nato ad Abany in Georgia il 15 marzo 1916; aveva cominciato
ancor giovanissimo a studiare musica dedicandosi contemporaneamente allo
studio della tromba. Suo maestro e guida era il padre, già direttore
d'orchestra in un circo oltre che saltimbanco.
Il primo colpo di fortuna
gli capitò quando riuscì a farsi scritturare da Ben Pollack. Si era alla
fine del 1935; Pollack era un batterista di Chicago di circa trent'anni,
che aveva suonato con i famosi New Orleans ad adattare il suo stile
tradizionale ai nuovi fermenti musicali dell'epoca.
La permanenza di James
nell'orchestra di Ben Pollack durò soltanto alcuni mesi, ma fu un periodo
di preziose esperienze per il giovane Harry, che era estremamente ricettivo
e cominciava a mettersi in luce. Inoltre (Pollack) sembrava avesse un fiuto
particolare per scoprire e lanciare musicisti di classe. Nel suo complesso
avevano suonato Glenn Miller, Jimmy McPartland, Jack Teagarden, Benny
Goodman, Matty Matlock, Eddie Miller e Nappy Lamare; tutti, in un modo o
nell'altro, si sarebbero fatti strada, ottenendo un successo ragguardevole.
Harry cominciò partecipare all'incisione di dischi già nel settembre del
1936. Pollack, dopo aver sciolto la sua prima orchestra nel 1934, ne aveva
formata una seconda che comprendeva, fra gli altri musicisti, il
cornettista Shorty Sherock, anch'egli al suo debutto professionale, prima
di passare con Bob Crosby, Gene Krupa e Tommy Dorsey. Inoltre c'erano il
saxtenore Dave Matthews e il clarinettista di New Orleans Irving Fazola,
che si sarebbe ben presto fatto notare per la facilità con cui riusciva
Rhytmn Kings e aveva formato anni prima una propria orchestra.
Verso la
fine dell'anno Harry fu convocato da Benny Goodman, al quale il giovane
trombettista era stato caldamente raccomandato dal fratello Irving. Goodman
era già da due anni a capo di una orchestra e, dopo un periodo
relativamente breve, si era decisamente imposto; aveva vinto la sua
battaglia in modo clamoroso dopo un periodo di acute contrarietà e di
parziali successi, raccogliendo i favori del pubblico. Harry James si trovò
a suonare in quella che era considerata la migliore orchestra bianca
dell'epoca proprio al momento giusto. Era ormai padrone dello strumento:
aveva perfezionato una tecnica di prim'ordine e un sound cristallino e
squillante che, partito dalla reverente imitazione dell'ormai più che
celebre Louis Armstrong, era diventato sempre più personale e
inconfondibile.
L'epoca della "swing craze" era cominciata da poco,
proprio grazie a Goodman e ai suoi uomini: il jazz era stato oggetto di un
grande rilancio e si era riconquistato un vasto pubblico. La gente aveva
finalmente il tipo di musica che voleva: una musica brillante che si
ascoltava volentieri, e che contemporaneamente metteva voglia di ballare.
La grande orchestra poi, per se stessa, col movimento delle sezione
strumentali, con l'intervento dei solisti e l'accurata sapienza degli
arrangiamenti, faceva spettacolo ed era suggestiva. Fu quello veramente un
periodo d'oro per le grandi orchestre e ce n'erano parecchie in attività.
James si trovò a contatto con due trombettisti molto in gamba, Gordon
Griffin, detto "Chris", e Ziggy Elman: insieme i tre formavano una sezione
trombe agguerrita e di tutta fiducia, che era in grado di far fronte
brillantemente a qualsiasi evenienza. Nell'orchestra poi c'erano altri
elementi di primo piano, come i trombonisti Red Ballare e Murray McEachern;
Arthur Rollini e Vido Musso, sassofonisti; il pianista Jess Stacy e Gene
Krupa, batterista; senza contare Goodman, strumentista e direttore
d'orchestra veramente capace. Con questa formazione, che rimase pressappoco
la stessa per parecchio tempo, Harry partecipò a molte sedute d'incisione,
senza contare i numerosi ingaggi in sale da ballo, teatri, locali notturni
che letteralmente si contendevano l'orchestra del "re dello swing".
Generalmente il repertorio era composto da canzoni, ma non mancavano i
pezzi di jazz, come il famoso e travolgente Sing, Sing, Sing e gli
arrangiamenti di Fletcher Henderson (I Want To Be Happy, Can't We Be
Friends), di Mary Lou Williams (Roll'em, Camel Hop) e di Harry James
(Peckin').
Proprio in quel periodo Benny Goodman, giunto all'apice della
carriera, pensò di realizzare ciò che nessuno aveva ancora tentato: dare un
concerto di jazz alla Carnegie Hall. Nel gennaio del 1938, e precisamente
la sera del giorno 16, questo grande avvenimento galvanizzò l'intera New
York. Goodman alla Carnegie Hall in un concerto che non aveva precedenti,
accompagnato dalla sua orchestra e da parecchi altri illustri musicisti.
Nella sala affollatissima di appassionati di jazz – un pubblico che non
aveva nulla dell'austerità degli amatori di musica classica – Goodman
scatenò la sua orchestra e si prodigò senza limiti per la buona riuscita
dello spettacolo, mentre James ottenne un successo del tutto personale. Il
giorno dopo, infatti, la stampa parlava dell'avvenimento in termini
piuttosto elogiativi e il nome di Harry James non era certo tra quelli meno
citati. Il concerto fu considerato un fatto di eccezionale importanza, un
avvenimento nella storia della Carnegie Hall e dell'orchestra di Goodman.
(Verrà poi rievocato anche nel film sulla vita di Benny Goodman.)
Harry
rimase con l'orchestra di Goodman fino alla fine dell'anno, ottenendo un
successo sempre maggiore.
Nel gennaio del 1939 Harry James lasciava
Goodman per tentare l'avventura da solo. Benn, pur accusando il il colpo
(la partenza di James lo privava di un prezioso elemento per l'orchestra,
tanto più che qualche tempo prima anche il batterista Gene Krupa se ne era
andato), facilitò James in questa impresa impegnativa, prestandogli dei
soldi e lasciandogli la cantante Louise Tobin, che sarebbe diventata la
prima signora James.
Harry si procurò facilmente i musicisti per
l'orchestra, anche perché il suo nome era ormai noto ed era una garanzia di
lavoro sicuro e di immancabile successo. Aveva già inciso alcuni dischi
sotto suo nome nel 1937, con formazioni ridotte in cui si trovavano ottimi
musicisti (Buck Clayton alla tromba, Eddie Durham o Vernon Brown, trombone,
Walter Page, contrabbasso, Jack Washington, Herschel Evans o Harry Carney,
sax, Jo Jones o Dave Tough, batteria), e ai primi del 1939 con i due
pianisti di bolgie woogie, Pete Johnson e Albert Ammons; ma si trattava pur
sempre di formazioni da studio e non dell'orchestra vera e propria.
Il
debutto di James come leader avvenne all'Hotel Franklin di Filadelfia
all'inizio del febbraio 1939. naturalmente ottenne un grande successo:
Harry aveva con sé ottimi elementi , come il sassofonista e arrangiatore
Dave Matthews (che già aveva suonato con lui prima nell'orchestra di Ben
Pollack e successivamente in quella di Goodman), Truett Jones al trombone,
Red Kent alla chitarra e Thurman Teague al contrabbasso, oltre al
batterista Ralph Hawkins.
Accanto a composizioni come "Indiana, King
Porter Stomp, Sweet Georgia Brown ed Exactly Like You", convivevano canzoni
come "I Can’t Afford To Dream, Comes Love, Got No Time" oltre
all'immancabile "Ciribiribin". D'altra parte questa era la moda, imposta
dal moltiplicarsi delle grandi orchestre. Tommy Dorsey, ad esempio, aveva
in repertorio jazz e canzoni, pezzi come "Milenberg Joys, Tea For Two,
Lonesome Road", canzoni come "You Taught Me To Love Again, Blue Moon, A
Lover Is Blue"; mentre Gene Krupa si barcamenava tra il jazz di "Hodge
Podge, Blue Rhythm Fantasy, Tiger Rag" e canzoni come "I'll Never Smile
Again, One More Dream, Perfidia". Per non parlare poi di Glenn Miller e di
Artie Shaw.
Anzi, molti di essi, la cui notorietà è viva tuttora, furono
lanciati proprio in questo periodo: basti ricordare nomi come quelli di
Doris Day, Bob Eberly, Johnny Desmond, Frank Sinatra, Helen Forrest, Kay
Starr, Peggy Lee.
Ma torniamo ad Harry James. In questo periodo entrò
nell'orchestra, come sappiamo, Frank Sinatra. Sarebbe presto passato alla
formazione di Tommy Dorsey, ma l'esperienza con James gli permise di farsi
le ossa e di darsi quell'impostazione che lo avrebbe fatto emergere nel
mondo della musica leggera americana. Frank aveva già allora una
personalità spiccata e prediligeva cantare con le grandi orchestre. Si
racconta che usasse recarsi alle prove di qualche grande complesso e si
mettesse a cantare solo per il gusto di sentirsi sostenuto da un robusto
backround musicale.
Nel periodo in cui rimase con James, Sinatra incise
diverse canzoni, che testimoniano la felice simbiosi tra cantante ed
orchestra. Da ricordare tra queste, alcune ancor oggi disponibili su disco,
"From The Bottom Of My Heart, My Buddy, These Are The Things I Love,
Melancholy Mood, All Or Nothing At All, Every Day Of My Life, Here Comes
The Night".
La permanenza di Frank nell'orchestra di James durò soltanto
alcuni mesi: alla fine del 1939 egli ricevette una vantaggiosa offerta da
Tommy Dorsey, che voleva sostituire un suo cantante il popolare Jack
Leonard ed era rimasto colpito dalla bravura del crooner italo americano.
James in quei giorni aveva lasciato la Columbia e aveva sottoscritto un
impegno con un'altra casa discografica, la Varsity Records, un contratto
che durò soltanto un anno, il 1940, durante il quale incise alcuni pezzi
interessanti, come "Tuxedo Junction ed Exactly Like You", molte canzoni
interpretate da Dick (You've Got Me Out On A Limb, Fools Rush In, The
Nearness Of You, A Milion Dreams Ago) e, purtroppo, pezzi cantati come "Il
Volo del Calabrone", in cui faceva bella mostra di una tecnica strumentale
perfetta, ma non aggiungeva nulla alla sua fama di musicista.
Già
all'inizio del 1941, però, James era nuovamente con la Columbia, che si era
resa conto dell'importanza, anche commerciale, dell'orchestra. Per
l'occasione la formazione era stata rimaneggiata e ora James poteva contare
su altri buoni elementi, come i trombettisti Claude Bowen e Nick Buono,
Vido Musso, Sam Marowitz e Dave Matthews al sax, e Al Lerner al pianoforte.
L'insieme era più omogeneo e brillante: era davvero una delle migliori
orchestre swing bianche di quei tempi, e il referendum indetto da una
pubblicazione specializzata aveva collocato James al primo posto fra i
trombettisti.
Intanto gli ingaggi in teatri, sale da ballo, locali
notturni non mancavano; tracciare un itinerario dell'orchestra in questo
periodo sarebbe impossibile. I migliori locali del paese, il Paramount e il
Roseland di New York, il Victor Hugo di Los Angeles, lo Sherman di Chicago,
il Meadowbrook di Cedar Grove e il Palladium di Hollywood si contendevano
l'orchestra a suon di dollari e James andava sempre più diffondendo e
consolidando la sua fama.
Si era nel 1941, James era appena tornato alla
Columbia dopo la parentesi con la Varsity Records: appunto con gli archi
l'orchestra si presenta nelle registrazioni di questo periodo. Si tratta
per lo più di canzoni, come "Dolores, I'll Get By, Aurora e For Want Of A
Star", tutte cantate da Dick Haymes, e "I Don't Want To Talk With You, But
Not For Me e Skylark", cantate da Helen Forrest, oltre alle solite
composizioni "Il Volo del Calabrone e Il Carnevale di Venezia", destinate a
metter in evidenza l'eccezionale bravura e la tecnica del leader. Più
legate agli schermi del jazz sono composizioni come "Record Session, Blues
In The Night, The Mole, Istrictly Instrumental". Di questo periodo è anche
la canzone "You Made Me Love You", che divenne uno dei maggiori successi
discografici di James.
Ma siamo alle soglie del 1942 ed ecco ancora dei
cambiamenti in orchestra: Alex Cuozzo entra nella sezione trombe, il sax
tenore Corky Corcoran sostituisce Dave Matthews, William Culley arriva col
suo corno inglese, e viola e violoncello si aggiungono alla sezione archi.
Nell 1944 Harry James tornò in sala d'incisione con un'orchestra rinnovata
e interessante sotto diversi aspetti. La vecchia passione per il jazz lo
aveva ripreso: troviamo infatti, nella sezione trombe, un giovane e
promettente musicista, Sonny Berman, allora poco più che ventenne. Berman
aveva già suonato con Tommy Dorsey e Georgie Auld e sarebbe entrato di lì a
poco nel famoso "gregge" di Woody Herman. L'immatura fine a soli ventitré
anni gli impedì di conquistare la fama che avrebbe meritato. Altro elemento
nuovo e importante era il trombonista di colore Juan Tizol, che veniva
dall'orchestra di Duke Ellington ed era noto anche per aver composto temi
famosi come "Caravan, Perdido e Conga Brava". Nella sezione ance compariva
un altro musicista interessante: l'alto-sassofonista Willie Smith, uno dei
pilastri dell'orchestra di Jimmie Lunceford; mentre al pianoforte sedeva
Arnold Ross, già membro dell'orchestra di Glenn Miller; inoltre la sezione
archi si presentava aumentata nell'organico.
Il repertorio di James
comprendeva anche brani di jazz come "I'm Beginning To See The Light, 9:20
Special, Ain't Misbehavin’, Who's Sorry Now e I'm Confessin'".
Poi
qualcosa cambio: nel dicembre del 1946 Harry James fece sapere che avrebbe
sciolto l'orchestra, come, circa nello stesso periodo, fecero molti altri
leader, alcuni anche famosi: Glenn Miller, Benny Goodman, Tommy Dorsey,
Woody Herman. Evidentemente i tempi stavano cambiando. La guerra era finita
da più di un anno, i costumi, le abitudini, i gusti del pubblico erano
rapidamente mutati; la moda delle grandi orchestre sembrava avesse fatto il
suo tempo e si esauriva col finire dell'epoca swing. Nuovi nomi si stavano
affiancando alla ribalta: Charlie Parker, Dizzy Gillespie, Thelonius Monk.
Il jazz si evolveva e adottava nuove formule, basate più sul piccolo
complesso e sul solista che non sulla big band. Il be bop era ormai una
presenza socialmente e storicamente impossibile da ignorare, con una musica
più da ascoltare che da ballare. La "swing era" ormai non rappresentava
altro che un brillante ricordo, cristallizzato su tanti nomi un tempo
famosi e ora sempre più in ombra.
Alla fine del 1946 James sembrava dunque
in procinto di abbandonare il campo per dedicarsi ad altre attività. Ma la
crisi passò presto, e, dopo pochi mesi, Harry si rituffò nel lavoro come ai
vecchi tempi. Il suo nome non poteva facilmente cadere nell'oblio; anche il
suo attaccamento al jazz, che, dopo tanto tempo, aveva finalmente ritrovato
spazio tra le note della sua orchestra, contribuirono enormemente a
riportarlo sulla breccia; James non era più in posizione di rilievo come in
passato, ma poteva sempre contare sul sostegno del suo pubblico
appassionato ed entusiasta.
Negli anni cinquanta non accadde nulla di
particolarmente interessante. James visse e lavorò a Los Angeles, dirigendo
orchestre talvolta composte da pochi musicisti, più spesso con sezioni di
ottoni e di ance e non raramente con gli archi. Ebbe nuovi sidemen di
classe, come batteristi Buddy Rich e Louie Bellson o il cantante di colore
Ernie Andrews, e registrò sempre con una certa continuità.
Negli ultimi
decenni Harry James è rimasto fedele a se stesso, continuando a presentare
orchestre di buon pregio, duttili e brillanti, dirigendole con costante
entusiasmo ( e affidandosi ad arrangiatori esperti) e suonando il suo
strumento con intatta nitidezza e agilità. La critica ha parlato poco di
lui, ma il pubblico, all’occorrenza, ha mostrato di amarlo ancora: come al
Roseland Ballroom di New York, nel 1972, quando una sua apparizione ha
richiamato ben settemila fans.
Fino alla sua scomparsa, avvenuta a Las
Vegas nel luglio 1983 all'età di sessantasette anni.


Per la
discografia essenziale di Harry James se il sig. Luca Conti vorrà
intervenire, anche perché molto più competente di me in materia, sarà più
che gradito.

Penso che dare lunga vita al jazz non consista solamente
nel apprezzare le nuove avanguardie, troppo spesso, specialmente oggi, più
che discutibili …, ma anche nel ricordo, nel rispetto e nel ascolto di
questi grandi vecchi padri jazzisti, purtroppo scomparsi per sempre.
Naturalmente anche in Italia, prima e dopo la seconda guerra mondiale,
abbiamo avuto ottime orchestre ed ottimi solisti di swing: sono stati prima
spazzati via, poi addirittura sepolti, cancellati e dimenticati, dal
avvento, fortunatamente di una sola parte, della cosiddetta "colta
avanguardia di sinistra", per grande merito, si fa per dire, di una parte
di quelle "intellighenzie".

Giovanni Masciolini


P.S. Tempo fa,
in questo NG, si discuteva di brani jazz molto conosciuti e venduti,
facendo riferimento a Jarret, beh "Sing, Sing, Sing", eseguito
dall'orchestra di Goodman, penso sia uno dei pezzi più conosciuti:
conosciuto anche da chi di jazz non ne sa nulla…
--------------------------------
Inviato via http://usenet.iol.it

Valerio Prigiotti

unread,
Oct 1, 2001, 5:08:12 AM10/1/01
to
I 78 giri di HJ come titolare sono ristampati dalla Classics nella serie
Chronological (distribuzione IRD).

Valerio Prigiotti


sallustio

unread,
Oct 1, 2001, 2:20:06 PM10/1/01
to
On Sun, 30 Sep 2001 16:33:47 GMT, in...@masciolinigiovanni.com
(Giovanni Masciolini) in message
<151Z15Z184Z190Y...@usenet.iol.it> wrote:

>sia un argomento un po' demodé

Mi sto appena leggendo un saggio cu Calloway

> e forse poco conosciuto data la giovane età

Su questo però ai ragione.

Grazie delle info.
--
SVBEEQV Sallustio
Disco del mese:
Crispell / Maltese "Red" Black Saint 120199-2

Valerio Prigiotti

unread,
Oct 1, 2001, 2:24:39 PM10/1/01
to
> Mi sto appena leggendo un saggio cu Calloway

Un saggio a caso, immagino...

Valerio


sallustio

unread,
Oct 2, 2001, 2:20:01 PM10/2/01
to
On Mon, 01 Oct 2001 18:24:39 GMT, "Valerio Prigiotti"
<valp...@tin.it> in message <Hx2u7.100676$P04.8...@news2.tin.it>
wrote:

>> Mi sto appena leggendo un saggio cu Calloway
>Un saggio a caso, immagino...

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