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"Vai Mò" e l'arrangiamento secondo Joe Amoruso

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Marco Bottigliero

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May 7, 2000, 3:00:00 AM5/7/00
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Bene, si comincia.
Questo è il numero 1 di quella che speriamo sia una lunga serie di belle e
sincere forme di scambio tra noi che costituiamo la redazione di Joe Amoruso
e voi che con passione, curiosità e affetto ci lasciate messaggi e, ci
auguriamo, saprete contribuire alla crescita dei contenuti della stessa
newsletter.
Ma intanto chi siamo NOI? Presto detto!
Siamo Mauro Boccuni e Carlo Mazza, due fan di lunga data di Joe Amoruso con
il quale condividiamo una amicizia nata sul fronte del rispetto e
dell'entusiasmo per il suo talento, per la sua musica, per la sua
straordinaria capacità di offrire contributi artistici di eccezionale pregio
stilistico nelle diverse vesti professionali ricoperte in questi primi
vent'anni di carriera.
Ma adesso andiamo al sodo!

In questo numero:
Mauro ha rivolto a Joe alcune domande sulla produzione di "Vai Mò", uno
degli album più apprezzati di Pino Daniele e la prima uscita della nota
superband in cui militava come tastierista e keyboard arranger;
Carlo ha riportato un intervento di Joe sulla elaborazione degli
arrangiamenti e ha scritto una breve critica sul concerto che Antonio
Onorato ha tenuto domenica 30 aprile a Pompei (Napoli). Joe vi ha
partecipato come "special guest";
il manoscritto della partitura de "Il cuore e il fiore" di cui è disponibile
sul sito l'mp3 nella sezione audio&video (in allegato)
Buona lettura e alla prossima newsletter
www.joeamoruso.com

La produzione di "Vai Mò"

Mauro Boccuni:
Quando penso all'album di "Vai mò" sono due le sensazioni che ancora oggi
collego a quella produzione, ma farei meglio a dire alla intrepida
provocazione che Pino Daniele promosse con quella pubblicazione.
Siamo nel 1982, se non erro, e per gli appassionati di musica e i fedeli
pellegrini del negozio di dischi, era purtroppo un luogo comune riconoscere
la profonda differenza, in termini di ricerca sonora e di produzione di
sala, tra un qualsiasi album inglese o americano, e uno italiano.
I primi, pieni di dinamica e fertili di innovazione tecnologica, i nostrani,
vincolati alla vereconda paura della
"voce-in-primo-piano-se-no-non-si-capisce-il-testo".
"Vai mò" rivelò un Pino Daniele finalmente abbandonato agli effetti del funk
più sincero, di un morbido jazz venato di malinconia e di una sana
ispirazione compositiva che resero l'album un grande successo della
stagione.
Tu Joe eri un membro della prestigiosa line-up della famosa superband. Ed
eri assieme a Rino Zurzolo il più giovane del gruppo.
Racconti a me e ai nostri lettori dove vi siete riuniti per le prove di "Vai
Mò e quale atmosfera vi circondava in quei mesi di gestazione musicale?

Joe:
Come sempre, preferisco pensare ad un evento "predestinato"!
Infatti tutto iniziò con l'incontro a tu per tu, tra me e Pino, che nel
frattempo avendo abbandonato la sua band cercava un pianista collaboratore
per ricominciare a suonare e non c'era, giuro, nessuna idea su quel che
sarebbe successo dopo.
Fu un avvio a "due" per qualche mese, poi pensammo a Rino Zurzolo al basso,
e diventammo trio, infine arrivò Tullio De Piscopo.
E fu lì che grazie anche all'intuito di Willie David, si pensò, a quel
punto, di completare questo "strano assortimento di napoletani" famosi,
chiamando James Senese e di conseguenza Toni Esposito.
E così, un pò per caso, o per volere superiore, i tasselli si misero aposto
nel luogo giusto al momento giusto.
Ancora oggi credo che sia un tipo di evento raro. Le coincidenze magnetiche
e "già scritte"!!
Ovvio che essendo il "primo" ad essermi incontrato con Pino, sono sempre
rimasto anche per ultimo al suo fianco, e sempre come collaboratore
"speciale", un fratellino!
A proposito della "gestazione musicale".....
Ci riunivamo nello studio prove fatto di semplice imbottitura e approntato
poco prima da Pino vicino alla sua casa di Formia.
Avevamo già un piccolo otto tracce per registrare. E'in quel "cubone
insonorizzato" che i nostri cervelli musicali finivano per sublimarsi in un
unico feeling.
Ci sono tanti troppi aneddoti legati a quella convivenza a sei!
Eravamo una superband di napoletani anche nella vita e nei rapporti umani
tra noi. Era divertente!
Tutto veniva come "naturale". Le idee erano davvero tante come le risate.

Mauro Boccuni:
Tra tutti i brani del disco, ce n'è uno che mi ha sempre colpito per le
bellissime idee dell'arrangiamento, Si tratta di "Nun ce sta piacere".
L'introduzione con la linea melodica del piano doppiata dal contrabbasso, il
crescendo pianistico sul refrain culminante in un "grappolo" di note a
cascata e un delicatissimo assolo di Pino Daniele.
Sbaglio o in questo brano la tua mano è stata più presente e creativa che in
altri?

Joe:
Per il fatto che il piano fa da introduzione, è chiaro che può sembrare che
avessi dedicato a questo brano più attenzione ma non è così.
L'impegno "totale" era lo stesso per tutte le composizioni solo che col mio
strumento "più fuori" e in primo piano, si sente di più in quel caso la "mia
presenza",...naturale"!

Mauro Boccuni:
Quali dischi e quali tecnologie ti influenzavano all'epoca?

Joe:
Erano tante le cose che ascoltavo, specie il soul e il jazz, ma non posso
dire di aver avuto delle preferenze a parte i fenomeni del momento (Weather
Report e Miles Davis) perchè tenevo sempre un occhio dappertutto, i famosi
360° , nei quali riuscivano a trovare il loro posto il Rock e il Pop.
Ma la cosa più importante era che avevo cominciato a mettere in pratica i
miei studi etnomusicologicie convertii anche Pino.
Lo si può facilmente dedurre amche dai lavori "Bella 'Mbriana" e
"Musicante", ricchi di spunti etnici e di ricerca di sonorità ancestrali.

L'elaborazione di un arrangiamento

Joe:
Sin dagli esordi ho iniziato ad interessarmi degli arrangiamenti, (già con i
Luna, ndr) perché ritengo fondamentale questa parte, naturale evoluzione
della semplice esecuzione e composizione. In realtà l'arrangiamento di un
brano è un'operazione abbastanza intrigante, dà la possibilità di suonarlo
ogni volta in maniera differente, partendo da un grappolo di note ben
definite..
Nel corso degli anni ho avuto modo di conoscere e confrontarmi con autori e
musicisti dagli stili più diversi, ponendomi sempre con grande umiltà
nell'esplorare nuovi territori musicali e sperimentare diverse soluzioni,
tese fondamentalmente a valorizzare nel modo migliore le precise
connotazioni degli stessi artisti.
E' fondamentale per me, riconoscermi nelle idee e nel sentimento dell'autore
che ha composto quel determinato brano o intero lavoro discografico che sia,
devo insomma, sentirlo "mio" ed è opportuno, a questo punto,secondo me,
sottolineare che un arrngiamento a volte può richiedere molto tempo e
altrettanta ..pignoleria, mentre altre volte con molta semplicità e pochi
"tocchi" riescono ad essere esemplari dal punto di vista melodico e
strutturale. Credo insomma, che il metodo migliore sia quello di non ridursi
mai a lavorare su una formula sola, perché altrimenti si corre il rischio di
ripetersi e soprattutto di generare un pezzo bello come costruzione ma
freddo come un iceberg. Nella mia musica, nel mio modo di lavorare , la
curiosità è sempre stata una componente trainante, pur non ritenendo di
avere un atteggiamento da purista. Ecco, diciamo pure che tutte le regole
per costruire un buon arrangiamento sono senz'altro l'accuratezza e la
fantasia, ma opportunamente filtrate dalla sensibilità, forza vitale per il
sottoscritto.

Pompei 30 aprile 2000: Pompei Jazz - Antonio Onorato con la partecipazione
speciale di Joe Amoruso

Si è tenuto domenica 30 aprile, presso il teatro "Di Costanzo Mattiello " di
Pompei, il primo appuntamento musicale previsto nell'ambito della rassegna
"Pompei Jazz ".
Ospite della serata il chitarrista partenopeo Antonio Onorato affiancato per
l'occasione oltre che dai fidi Angelo Farias al basso ed Ivo Parlati alla
batteria, dalle tastiere di Joe Amoruso, per l'occasione presente in veste
di "special guest".
Il live act di Antonio Onorato oltre che nell'esecuzione dei suoi standard,
appartenenti alla sua precedente discografia, è stato improntato ovviamente
alla presentazione dei brani che costituiscono la sua ultima fatica
discografica dall'eloquente titolo "Un grande abbraccio" con l'uscita
prevista per la fine del mese. Cd tra l'altro, che vede appunto la
partecipazione di Joe, sia come musicista che come produttore.
Il minimo comune denominatore di tutto il concerto è stato l'ottimo feeling
di tutta la band, la quale, nonostante non abbia avuto molto tempo per
provare i vari brani, ha dimostrato un'invidiabile compattezza anche se a
volte mascherata da lunghi e generosi assoli.
Larghi spazi, così, all'improvvisazione, vero e proprio momento trainante e
di coinvolgimento per tutti gli ascoltatori presenti. Alle innumerevoli
diavolerie tastieristiche di Joe, Onorato ricamava da par suo eleganti
fraseggi, rendendo la sua "breath guitar" come uno strumento simile al volo
degli uccelli. Il numeroso e caloroso pubblico presente ha risposto con
lunghi e convinti applausi, dimostrando di apprezzare sino in fondo la
notevole padronanza tecnica dell'inedito duetto (chitarra-tastiere) ma
soprattutto il loro grande cuore.

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Marco Bottigliero
bottiglie...@Spammatori--tin.it
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Fabio

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May 12, 2000, 3:00:00 AM5/12/00
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Marco Bottigliero <bottiglie...@Spammatori--tin.it> wrote in message
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